{"id":3601,"date":"2010-05-13T19:25:47","date_gmt":"2010-05-13T18:25:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3601"},"modified":"2010-05-13T19:25:47","modified_gmt":"2010-05-13T18:25:47","slug":"silenzio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3601","title":{"rendered":"Premio Racconti per Corti 2010 &#8220;Silenzio&#8221; di Barbara Ciaschi"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"11pt;\"><span style=\"yes;\">F<\/span><\/span><\/span><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"11pt;\">inalmente avrei potuto rivedere Zoe. Un biglietto aereo sudato, conquistato giorno dopo giorno, per abbracciarla, toccarla, annusarla, possederla. Ed invece, tre giorni prima della partenza, mi ritrovai in una di quelle situazioni incredibili ed infauste che si vedono solo al cinema. A volte stento a crederci, eppure \u00e8 passata una vita da quella dannata notte: domani sono esattamente due anni che vivo e sopravvivo in questa cella muta e uguale. Due anni. Segno ogni giorno che passa con una croce sulla parete accanto al letto. L\u2019avevo visto fare da un prigioniero in un vecchio film, ai tempi in cui i miei mi portavano al cinema di sabato pomeriggio. Ogni volta che traccio quella croce come un quotidiano rinnovamento rituale della mia condanna, mi tornano in mente quei pomeriggi, il profumo di lavanda del cappotto che mio padre regal\u00f2 a mia madre quando sono nato.<br \/>\nChe silenzio qui \u2026Troppo silenzio.<br \/>\nDopo la morte di mio padre lasciai il liceo, mia madre non avrebbe voluto, ma fu inevitabile. Lavoravo alla falegnameria gi\u00f9 in citt\u00e0, scaricavo e tagliavo grossi tronchi di foreste saccheggiate, respiravo polveri soffocanti che mi tagliavano la gola come lame affilate. E tutto questo ogni giorno, mi svegliavo che faceva ancora buio, tornavo a casa al tramonto. Ogni sera sporco, distrutto, cos\u00ec stanco da far fatica ad accendere il gas o aprire il rubinetto della doccia, ma anche per fortuna cos\u00ec stanco da dimenticare la mia solitudine. Dopo aver mangiato, di solito leggevo i libri lasciati da Zoe a casa mia. Non so se li avesse dimenticati davvero o di proposito, forse per farmi sentire meno solo dopo la sua partenza per San Cristob\u00e0l. Una montagna di libri d\u2019arte su certi pittori fiamminghi dai nomi impronunciabili, un romanzo di Hrabal, una raccolta di poesie sudamericane, e la biografia dei Pink Floyd con diverse foto, testi e spartiti. E con delle annotazioni fatte a lapis da Zoe ai tempi in cui prendeva lezioni di chitarra. Una delle mie preferite \u00e8 \u201cComfortably numb\u201d: piacevolmente intorpidito, ecco come mi sentivo, o meglio, come avrei tanto voluto sentirmi. Mi addormentavo spesso con la voce calda e rassicurante di Beverly, la dj del mio programma radiofonico preferito, tre ore di \u201cclassici\u201d rock e jazz. Queste erano le mie giornate, qualcuno potrebbe definirla senza eufemismi una vita di merda, per\u00f2 era la mia. <\/span><\/span><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"11pt;\">Adiacente al mio monolocale, separato solo da mura sottili come carta velina, viveva un tipo che non conoscevo di persona, stava sempre rinchiuso nel suo loculo. Non so di preciso dove trovasse i soldi dell\u2019affitto, credo vendesse erba, infatti c\u2019era frequentemente un discreto andirivieni sul pianerottolo e mi capitava spesso di incontrare tipi eleganti e frettolosi che scendevano le scale ad occhi bassi, adolescenti chiassosi con capelli e giubbotti colorati, gruppetti di spavalde studentesse che finivano la paghetta in ombretti e divertissements. So che il mio vicino quasi siamese aveva una specie di passione \u00a0&#8211;\u00a0o meglio velleit\u00e0- letteraria. La portinaia mi raccont\u00f2 una volta che egli riceveva periodicamente della posta da parte di una casa editrice locale, e che addirittura le aveva confessato il suo sogno di affermarsi come scrittore di successo. So anche che aveva iniziato a scrivere a mano i suoi lavori, e poi li portava alla copisteria in fondo al quartiere; in seguito con i primi soldi guadagnati si compr\u00f2 una macchina per scrivere di seconda mano, vecchia, pesantissima, con i tasti rotondi, in metallo.<br \/>\nUn\u2019anonima e tranquilla sera, solo e stanco come sempre, andai a dormire, ma non riuscivo a prendere sonno. Mi giravo e rigiravo nel letto. Sentii qualcosa di inconsueto, un rumore tanto persistente quanto snervante. Non riuscivo a collegare il martell\u00eco alla fonte: tic, tic, tic,tac,tic,tatac,tic,tac&#8230;tiiin! Tic,tac,tac,tiiin! Continuo, incessante, crescente.<br \/>\nIl rumore non si arrestava, si insinuava nei gangli del mio sistema nervoso come un parassita. Tic,tic,tatac,tiiin!Tic,tac,tac!Ah, il famoso scrittore! Ah, la promessa della letteratura mondiale! Cosa aveva intenzione di fare con quella sua macchina infernale?! Il rumore aumentava d\u2019intensit\u00e0. O forse era sempre lo stesso, quella che aumentava era la mia rabbia. Ogni secondo controllavo le lancette della sveglia, come una bomba ad orologeria. Mi precipitai alla porta del mio vicino; ero scalzo, infreddolito, iniziai a bussare vigorosamente e a reclamare il mio sacrosanto diritto al riposo: \u201cHey tu, ma sei impazzito?! S\u00ec,dico a te, smettila con quell\u2019aggeggio, voglio dormireee!\u201d. La porta si apr\u00ec appena, giusto lo spazio concesso dalla catenella, e comparve lui con l\u2019aria quasi scocciata. \u201cChe c\u2019\u00e8?! Sto scrivendo a macchina il mio romanzo, ho tutti i capitoli tranne quello finale, \u00e8 un romanzo che mi cambier\u00e0 la vita, sono sicuro,devo trovare un finale, non posso smettere proprio adesso, l\u2019ispirazione quando arriva, arriva.\u201d<br \/>\n\u201cVoglio\u2026<em>devo<\/em> dormire! Mi ammazzo di lavoro per tutto il giornooo!Ho bisogno di dormireee!\u201d<br \/>\n\u201cNon \u00e8 colpa mia amico se fai un lavoro massacrante, tu hai il tuo, io ho il mio. Buonanotte\u201d. E richiuse la porta, con la stessa freddezza di un impiegato delle poste che ti chiude lo sportello in faccia fregandosene del fatto che ti sei sorbito invano un\u2019ora di fila, quando va bene. \u201cBuonanotte un cazzo!\u201d gli ringhiai dietro.Tornai in casa, tracannai una birraccia calda e mi rimisi a letto.Volevo, speravo che avesse capito il mio giusto sfogo,\u00a0cos\u00ec avrei potuto godere il silenzio notturno. <\/span><span style=\"EN-GB;\" lang=\"EN-GB\">Tic,tic,tatac,tac,tac,tic,tiiin!Tic,tac,tic,tic,tic,tactac,tiiin! <\/span><\/span><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"11pt;\">Stentavo a credere alle mie orecchie. Sto sognando, pensavo, mentre le lancette indicavano le tre e dodici. Sto sognando, mi ripetevo,\u00a0forse Zoe aveva ragione sulla storia dei viaggi astrali.<br \/>\nTic,tac,tac,tic,tictac,tic,tac,tac,tiiin! Ancora continuo, ancora incessante, ancora crescente.<br \/>\nPoco lucido, sfinito, furioso, in un lampo ero di nuovo alla porta del mio vicino, iniziai a prenderla a calci e ad inveire contro quella piaga rumorosa. \u201cBasta! Basta! Devo dormireee! Lo capisci, figlio di puttana?!\u201d. Tutto questo frastuono a notte fonda, eppure nessuno si era affacciato sul pianerottolo per vedere cosa stesse succedendo; forse i miei cond\u00f2mini pensavano che si trattasse della solita lite tra i due dell\u2019appartamento C.<br \/>\nTic,tac,tac,tac,tictac,tic,tic. Niente.<br \/>\n\u201cApri, se hai il coraggio!\u201d Tic,tac,tic,tictac,tiiin! Ancora niente. Incredibile. Fremevo, avevo il respiro affannato,le mie mani tremavano. Il parassita nervino si stava trasformando in virus da debellare. Accecato dalla rabbia, geloso del mio agognato sonno, sfinito e offuscato dalla stanchezza, colpito dall\u2019indifferenza provocatoria del mio antagonista, tornai in casa, aprii d\u2019impulso il cassetto delle posate ed afferrai un grosso coltello, uno di quelli per tagliare la carne,e quasi meccanicamente lo misi in tasca e tornai davanti a quella maledetta porta.<br \/>\n\u201cApri\u2026sono proprio curioso di leggere il tuo capolavoro!\u201d Lui fece capolino ancora una volta.<br \/>\n\u201cHey amico, calmati, occhei?! Togli il tuo culo da l\u00ec davanti e tornatene a letto. Devo finire il mio libro, ricordi? Ho molto da fare.\u201d.Io persi completamente la testa. Con una forza animalesca, spinsi la porta, mi aiutai con un calcio e la catenella si spezz\u00f2; in un attimo mi trovai davanti a lui. \u201cDunque, dunque\u2026io voglio dormire, io mi massacro di lavoro e tu cosa fai?! Un cazzo, per\u00f2 di notte, quando devo dormire, quando posso avere un po\u2019 di silenzio, il mio silenzio, tu fai un rumore incredibile.Assordante! Per scrivere cosa, poi? Sicuramente stronzate, a quest\u2019ora della notte.Sono curioso. Fammi vedere.\u201d Lui si mise tra me e la macchina, dalla quale penzolava un foglio scritto fino a met\u00e0. Io cercai di prendere il foglio, lui si scagli\u00f2 contro di me come un cavaliere fa da scudo alla sua damigella indifesa e mi butt\u00f2 a terra. Inizi\u00f2 una cruda, brutale lotta tra noi, sembr\u00f2 durare un\u2019eternit\u00e0, sentii scivolare il coltello dalla tasca dei pantaloni, lui aveva le sue mani strette alla mia gola, stavo soffocando; in quei secondi, un po\u2019 stordito, pensavo al perch\u00e9 mi fossi ritrovato in quella situazione, pensavo a Zoe, poi non pensai pi\u00f9 a nulla. Il vuoto. Ad un certo punto cadde sopra di me, ed emise una specie di gemito strozzato. L\u2019avevo accoltellato,l\u2019avevo ucciso, io.Proprio io. Sparpagliati sul pavimento scuro c\u2019erano fogli e fogli con alcuni capitoli del romanzo. Non scappai. Restai per terra, mi misi seduto, mi stropicciai gli occhi, lessi lentamente. Da quel che potevo capirci, era la storia di un tipo normale, con una vita normale, che improvvisamente impazzisce.Per\u00f2 non vi era spiegato il motivo, la causa scatenante. Forse proprio questo il mio vicino si apprestava a raccontare nel capitolo finale&#8230;<\/span><\/span><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"11pt;\">Restai immobile, era quasi l\u2019alba, un cielo bellissimo. C\u2019era silenzio in quella stanza. Proprio come in questa cella.<br \/>\n<\/span><span style=\"EN;\" lang=\"EN\">Troppo silenzio.\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><em><span style=\"11pt;\"><span style=\"Times New Roman;\"><a href=\"mailto:barbaraciaschi@gmail.com\"><\/a><\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><em><span style=\"11pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><em><span style=\"11pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><em><span style=\"11pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><em><span style=\"11pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><em><span style=\"11pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><em><span style=\"11pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><em><span style=\"11pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><em><span style=\"11pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3601\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3601\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Finalmente avrei potuto rivedere Zoe. Un biglietto aereo sudato, conquistato giorno dopo giorno, per abbracciarla, toccarla, annusarla, possederla. Ed invece, tre giorni prima della partenza, mi ritrovai in una di quelle situazioni incredibili ed infauste che si vedono solo al cinema. A volte stento a crederci, eppure \u00e8 passata una vita da quella dannata notte: [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3601\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3601\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1072,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[],"class_list":["post-3601","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-per-corti-2010"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3601"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1072"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3601"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3601\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3601"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3601"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3601"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}