{"id":35962,"date":"2018-05-30T17:49:04","date_gmt":"2018-05-30T16:49:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35962"},"modified":"2018-05-30T17:49:04","modified_gmt":"2018-05-30T16:49:04","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-il-tempo-di-un-bacio-di-elisabetta-innocenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35962","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Il tempo di un bacio&#8221; di Elisabetta Innocenti"},"content":{"rendered":"<p><em>\u00a0 Sto tornando ad Abakan. Ho viaggiato tutta la notte per raggiungerla. La pelliccia mi protegge dal freddo. Cammino lungo la strada sterrata. Sono sicuro che sia quella giusta. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Sono stato addestrato a percepire i pericoli.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Quel giorno non mi aspettavo che il ghiaccio cedesse cos\u00ec facilmente. Ho visto Igor scomparire sotto il peso della slitta nella coltre bianca e fredda. Mi ha guardato per un attimo.\u00a0\u00a0 Aveva uno sguardo di disperazione e riconoscenza negli occhi leggermente a mandorla. Come i miei.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Non posso credere che mi abbia lasciato solo. Sono anziano. Ho quindici anni. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 E\u2019 un traguardo per un Husky Siberiano.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Sono a casa. Riconosco le abitazioni in pietra dei vicini. <\/em><\/p>\n<p><em> Abbaio, ululo, ma nessuno apre la porta. Mi chiedo perch\u00e9.<\/em><\/p>\n<p><em> Mi accascio a terra senza forze e mi addormento appoggiato alla porta. Sogno Igor che mi accarezza con le sue mani ruvide.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Il tempo passa: mattina, pomeriggio.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Alcuni ragazzi mi tirano dei sassi. Ridono.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Una voce dice:<\/em><\/p>\n<ul>\n<li><em>Sveglia, Zot! Vieni che ti porto in un posto.\u201d<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Faccio fatica ad aprire gli occhi. Apro il destro, quello marrone; poi il sinistro, quello azzurro. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 E\u2019 Anastasia, la vicina di casa. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Avrei voglia di morderla, ma in vita mia non ho mai morso nessuno e preferisco ubbidire.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Mi alzo a fatica. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Ho fame. Lei mi avvicina un pezzo di pane. Non \u00e8 certo come l\u2019aringa di Igor, ma \u00e8 pur sempre qualcosa da mettere sotto i denti.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Ho sete. Bevo da una pozzanghera e la seguo.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Si avvia lungo la strada del cimitero, a pochi passi da l\u00ec. Non posso ancora credere che lui non ci sia pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<ul>\n<li><em>No, non da quella parte! Seguimi\u2026<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Ubbidisco controvoglia. Faccio fatica a muovermi con agilit\u00e0 adesso. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Alla fine del viottolo vedo un grosso edificio con una croce rossa in alto.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Nel cortile, un uomo \u00e8 seduto su una panchina. E\u2019 ferito. Ha la testa e le braccia fasciate.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Si gira lentamente. Mi guarda con il sorriso negli occhi leggermente a mandorla. Come i miei.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Ho bisogno di radermi. Mi alzo dal letto con difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Mi guardo per la prima volta dopo l\u2019incidente. I miei occhi, scuri e leggermente a mandorla, sono cerchiati da un alone viola.<\/p>\n<p>La bufera di neve era troppo forte. Mi chiedo se Zot ce l\u2019avr\u00e0 fatta.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 mi manca. Mi manca il suo sguardo fiero &#8211; da lupo &#8211; fisso su di me: il suo padrone; da quindici anni ormai.<\/p>\n<p>Vorrei tanto che fosse qui. Gli accarezzerei il pelo morbido sul petto e sulla schiena che diventa ispido solo verso la coda.<\/p>\n<p>Vorrei tanto andarlo a cercare ma, per adesso, non mi posso allontanare; almeno finch\u00e9 non si sono rimarginate le ferite.<\/p>\n<p>\u201cFinalmente \u00e8 uscito il sole!\u201d commenta l\u2019infermiera con la voce ruvida &#8211; le forme rotonde come una matrioska dentro il camice grigiastro.<\/p>\n<p>\u201cChiss\u00e0 se ce l\u2019avr\u00e0 fatta in mezzo a tutta quella neve\u2026\u201d bisbiglio.<\/p>\n<p>\u201cMi scusi \u2026 cosa sta dicendo\u2026 signor?\u201d<\/p>\n<p>\u201cIl mio nome \u00e8 Igor.\u201d esclamo, come uno scolaretto di fronte alla maestra il primo giorno di scuola.<\/p>\n<p>Io avevo la bussola con me, mentre lui no, poverino!<\/p>\n<p>Certo, ho sentito parlare di storie strappalacrime, di cani che hanno ritrovato i loro padroni a miglia di distanza, con il solo fiuto come guida.<\/p>\n<p>Ecco\u2026 sento che sto per piangere e\u2026 so che piangere non \u00e8 roba da uomini.<\/p>\n<p>Chiudo gli occhi cercando di pensare a qualcosa di bello.<\/p>\n<p>Mi viene in mente la prima volta che ho visto Zot. Non so perch\u00e9 ho scelto proprio lui fra i dieci della cucciolata. Sar\u00e0 stato per il colore diverso degli occhi: uno azzurro, uno marrone. Sar\u00e0 stato per le orecchie grandi, una piegata all\u2019ins\u00f9 e l\u2019altra all\u2019ingi\u00f9.<\/p>\n<p>E\u2019 stato amore a prima vista.<\/p>\n<p>Col tempo, si \u00e8 snellito e irrobustito.<\/p>\n<p>Ieri non avrei dovuto portarlo fuori. Sapevo che c\u2019era la bufera in arrivo. E poi, era\u2026 \u00e8 troppo anziano per trainare una slitta.<\/p>\n<p>Come far\u00f2 senza di lui!<\/p>\n<p>Mi \u00e8 stato vicino in ogni momento, anche nell\u2019ultimo periodo della malattia di Svitia, mia moglie. La mia unica luce.<\/p>\n<p>Tante volte penso che sarei dovuto morire io al suo posto. Invece, lei mi amava troppo e ha preferito battermi sul tempo.<\/p>\n<p>Non abbiamo avuto figli. Zot \u00e8 stato l\u2019unico a rimanere sempre al nostro fianco.<\/p>\n<p>A quel tempo, poi, aveva lo sguardo triste; come se sentisse che lei, presto, ci avrebbe lasciato.<\/p>\n<p>Da allora sono passati cinque lunghissimi anni; e da allora non esco pi\u00f9 con una donna. Le occasioni non mi sono mancate ma\u2026 non ce la posso fare! Sarebbe come tradirla.<\/p>\n<p>Certo, ultimamente Anastasia, la nuova vicina, sta facendo vacillare questa mia convinzione. I suoi occhi verdi, grandi e tristi, sono come i diamanti incastonati nella roccia.<\/p>\n<p>Il marito l\u2019ha abbandonata per un\u2019altra tanto tempo fa e questo gesto le ha lasciato solo rabbia nel cuore. Ho cercato di avvicinarla, ma in ogni uomo vede solo un potenziale traditore.<\/p>\n<p>Ultimamente credo di piacerle. Ogni volta che mi rivolgo a lei, anche se con un semplice saluto, arrossisce.<\/p>\n<p>Credo che Zot sia geloso. Ogni volta che la vede, abbaia a pi\u00f9 non posso. Sembra quasi che voglia morderla. Poi, improvvisamente, si calma.<\/p>\n<p>E\u2019 piuttosto alta e robusta. Si veste in modo semplice, come una donna di campagna. Porta vestiti ampi e gonne sotto il ginocchio che non rivelano le sue forme. Da qualche tempo, di notte, la immagino seminuda in una camicia da notte di lino bianca, che lascia intravedere il grande seno, il ventre piatto e le braccia tornite, che mi stringono forte e mi fanno dimenticare il dolore.<\/p>\n<p>Tante volte, ho pensato di invitarla a prendere una vodka oppure un kvas ai frutti di bosco, un po\u2019 meno alcolico; ma non trovo il coraggio.<\/p>\n<p>Sono ancora legato al ricordo di mia moglie e, poi, mi sono abituato a stare da solo; anzi, con il mio Zot.<\/p>\n<p>Respiro con difficolt\u00e0. L\u2019infermiera mi guarda con sguardo compassionevole.<\/p>\n<p>Ha ragione. Sono un uomo solo.<\/p>\n<p>Anche adesso, ho solo voglia di uscire a prendere un po\u2019 d\u2019aria, cos\u00ec posso respirare meglio e piangere in pace senza essere disturbato o, peggio ancora, compatito.<\/p>\n<p>\u201cE va ben, signor Igor\u2026\u201d \u2013 mi legge nel pensiero &#8211; \u201c\u2026 pu\u00f2 andare fuori \u2026 ma solo per una mezz\u2019ora. Si ricordi che non si deve stancare! Si metta in tasca questa sveglia. Fra poco passeranno per il controllo. Appena suona, rientri subito in camera, mi raccomando! Senn\u00f2 chi lo sente il dottor Sergej!<\/p>\n<p>Mi allontano zoppicando. La testa e le braccia mi fanno ancora male sotto le fasciature.<\/p>\n<p>Il sole dalle mie parti non \u00e8 abbastanza forte. Solo adesso che \u00e8 pomeriggio riesce a riscaldare a malapena il terreno a tratti ghiacciato.<\/p>\n<p>Per un attimo rimpiango il calore della miniera.<\/p>\n<p>Finalmente raggiungo la panchina. E\u2019 dura e fredda, ma mi siedo ugualmente. Metto la testa fra le mani. Vorrei riuscire a esternare tutta la mia tristezza, ma non ci riesco.<\/p>\n<p>Mi avvolgo nel plaid. Passa un po\u2019 di tempo e mi addormento.<\/p>\n<p>Sogno una spiaggia bianca. La sabbia dorata luccica sotto il sole di mezzogiorno. Zot saltella allegramente con un legno levigato fra i denti. Vuole giocare. Il mare cristallino risplende l\u00ec a pochi passi.<\/p>\n<p>Eppure provo un\u2019angoscia profonda. L\u2019angoscia che nasce da una mancanza.<\/p>\n<p>Una figura di donna appare, all\u2019improvviso, fra le onde. E\u2019 una sirena, ne sono sicuro. Assomiglia a Svitia, solo pi\u00f9 giovane. I lunghi capelli biondi bagnati le coprono le spalle fino alla schiena. Il suo sguardo silenzioso \u00e8 pi\u00f9 loquace di mille parole. Vorrei tuffarmi per raggiungerla, ma non riesco a muovermi. Zot abbaia, un po\u2019 verso di me, un po\u2019 verso di lei, per avvisarmi che \u00e8 ritornata, finalmente! Invece, l\u2019affascinante creatura fa un cenno di saluto con la pinna e, senza aspettare oltre, si allontana verso il largo con un tuffo vigoroso finch\u00e9 non scompare tra i flutti.<\/p>\n<p>Non so perch\u00e9, ma sento l\u2019angoscia allontanarsi e, piano piano, trasformarsi. Una calma profonda, quasi irreale, mi riempie il corpo e l\u2019anima, finch\u00e9 non mi sveglio e mi ritrovo qui, su questa panchina dura e fredda.<\/p>\n<p>Tremo. Mi sa che ho la febbre.<\/p>\n<p>Una leggera brezza proveniente da oriente mi raggiunge d\u2019un tratto. Sembra un richiamo. Un brivido mi percorre la schiena.<\/p>\n<p>Mi volto in quella direzione, verso il fiume Akaban, e vedo Anastasia \u2013 mirabilmente incorniciata dal cancello di entrata \u2013 che si avvicina a grandi passi verso di me.<\/p>\n<p>Certo, \u00e8 cos\u00ec bella quando arrossisce!<\/p>\n<p>Mi sorride appena, ma io non riesco a ricambiare il sorriso, perch\u00e9 penso al mio amico perduto. Lei mi legge nel pensiero, si sposta delicatamente e indica un bellissimo Husky Siberiano che la segue con passo stanco.<\/p>\n<p>Appena mi riconosce, raddrizza le orecchie e socchiude gli occhi a mandorla come se avvertisse un pericolo.<\/p>\n<p>\u201cLo sapevo!\u201d<\/p>\n<p>La mia gioia adesso \u00e8 davvero incontenibile e &#8211; stranamente &#8211; non sento pi\u00f9 alcun dolore, come se le ferite si fossero miracolosamente rimarginate.<\/p>\n<p>Prima di essere assalito da Zot &#8211; che ha gi\u00e0 preso la rincorsa per esprimere la sua di felicit\u00e0 \u2013 grido verso Anastasia, con un tono che non ammette repliche:<\/p>\n<p>\u201cEhi, bambina \u2026 una di queste sere\u2026 ti va di andare a bere una Vodka?\u201d<\/p>\n<p>Lei non risponde e il suo sguardo diventa improvvisamente cupo.<\/p>\n<p>\u201cOppure\u2026 un kvas, un po\u2019 meno alcolico\u2026 ai frutti di bosco!\u201d<\/p>\n<p>A questo punto, trattiene a malapena un sorriso e mormora un debole \u201cOkay!\u201d arrossendo di nuovo.<\/p>\n<p>Zot mi raggiunge. Finalmente siamo di nuovo insieme.<\/p>\n<p>Gli accarezzo il pelo morbido. Lui scodinzola e abbaia.<\/p>\n<p>La sveglia che ho in tasca risuona nell\u2019aria fresca del tramonto, per ricordarmi che \u00e8 ora di rientrare.<\/p>\n<p>Senza pensarci due volte, la spengo in tutta fretta e la lancio verso il cespuglio pi\u00f9 vicino.<\/p>\n<p>\u201cForza Zot, vai a cercarla!\u201d<\/p>\n<p>Senza farselo dire due volte, corre verso il cespuglio. Sa che ogni volta che ubbidisce, riceve una piccola ricompensa: un pezzo di pane o di aringa oppure una semplice coccola.<\/p>\n<p>Senza parlare, Anastasia si avvicina alla panchina.<\/p>\n<p>Si siede accanto a me; mi guarda e mi accarezza il viso sfiorando delicatamente le ferite.<\/p>\n<p>Mi dispiace, ma il dottor Sergej dovr\u00e0 aspettare ancora un po\u2019.<\/p>\n<p>Non molto.<\/p>\n<p>Il tempo di un bacio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35962\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35962\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Sto tornando ad Abakan. 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