{"id":35924,"date":"2018-05-30T16:36:36","date_gmt":"2018-05-30T15:36:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35924"},"modified":"2018-05-30T16:36:36","modified_gmt":"2018-05-30T15:36:36","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-amore-mio-adorato-di-lucia-masetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35924","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Amore mio adorato&#8221; di Lucia Masetti"},"content":{"rendered":"<p>Quasi, ma non proprio.<\/p>\n<p>Sempre a un pelo da tutto.<\/p>\n<p>Questo era il destino di Ugo Fascolo. Almeno avesse avuto il nome giusto! Sarebbe stato, certo, un nome pomposo, pesante da portare, considerato il poeta a cui era appartenuto; ma almeno sarebbe stato un Nome. Invece no: c\u2019era andato vicino, ma no. E ogni volta che le persone per distrazione si confondevano, lui le correggeva piagnucolando: \u201cFascolo, Fascolo, con la A.\u201d Sembrava che se ne facesse una colpa, d\u2019avere quel nome sbagliato. Peggio che sbagliato: quasi giusto.<\/p>\n<p>Fascolo era ricco di famiglia, non era sposato, e non aveva vincoli di sorta che lo distraessero dal suo lavoro prediletto: studiare. In effetti studiare era l\u2019unica cosa in cui fosse veramente bravo, l\u2019unica che gli desse la sensazione d\u2019avere uno scopo nella vita; e per questo ci si era attaccato come una cozza, tanto che in paese lo chiamavano \u201cil mai abbastanza laureato.\u201d Cosa poi se ne facesse di tutto quel sapere, nessuno se lo sapeva spiegare. Era come quelle persone che mangiano tanto e non ingrassano mai: lui divorava libri, ma di fuori restava lo sciocco di sempre.<\/p>\n<p>Tutti i giorni passava ore in universit\u00e0 a fare ricerca. Cosa ricercasse poi, chiss\u00e0. Era l\u00ec, a sbirciare libroni polverosi e a scambiare qualche parola coi colleghi che, gentili, lo tolleravano. I primi tempi il suo sguardo li seguiva ansioso e compiacente, come a cercare la loro amicizia. Ma perch\u00e9 poi? I colleghi sono colleghi. E del resto avevano poco in comune: forse nulla a parte lo studio, o comunque nulla che loro tenessero a condividere.<\/p>\n<p>A poco a poco anche Fascolo ci si era abituato, e ora non cercava pi\u00f9 niente. Ricercava e basta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una sera per\u00f2 gli accadde un fatto curioso. Da un vecchio librone che stava sfogliando cadde un foglio, di una carta da lettere ingiallita e sciupata. Non c\u2019era scritto nulla se non, proprio all\u2019inizio, una frase:<\/p>\n<p><em>Amore mio adorato,<\/em><\/p>\n<p>Proprio cos\u00ec, con la virgola finale.<\/p>\n<p>Era, o sembrava proprio, l\u2019inizio di una lettera. Ma non c\u2019era destinatario, mittente, nulla. Non c\u2019era neppure la lettera. Solo quella frase sospesa sul niente, e quella virgola che come un ponte troncato non arrivava da nessuna parte.<\/p>\n<p>Amore mio adorato. Fascolo ripet\u00e9 le parole tra s\u00e9, voluttuosamente: gli sembrava di affondare i denti in pastosi biscotti di mandorle.<\/p>\n<p>Poi un pensiero lo sorprese. Per\u00f2, che tristezza. Qualcuno, da qualche parte, forse aveva atteso quella lettera. E qualcuno l\u2019aveva progettata, l\u2019aveva magari scritta per intero con la mente. E poi, per chiss\u00e0 quale motivo, l\u2019aveva abbandonata. Ed era rimasta solo un\u2019attestazione d\u2019amore, senza destinatario: un inizio senza un seguito.<\/p>\n<p>Fascolo si sent\u00ec quasi in colpa per quell\u2019imperfezione, come se l\u2019avesse causata lui. O come se, in qualche modo, fosse responsabile della rovina che certo doveva aver interrotto quella mano, partita con una dichiarazione tanto ardente. Quali eventi straordinari le avevano impedito di esprimersi, di compiere quell\u2019amore che tanto sembrava promettere? O forse si era trattato piuttosto di faccende d\u2019ordinaria amministrazione: una serie di giornate opache, che avevano interrotto il primo slancio e continuamente l\u2019avevano rimandato, fino a spegnerlo\u2026<\/p>\n<p>Ma soprattutto: che cosa avrebbe voluto comunicare, l\u2019autore della lettera? Questa domanda tormentava Fascolo pi\u00f9 di tutte le altre. Chi scrivesse a chi, poco importava. Ma <em>cosa<\/em>?<\/p>\n<p>Di nuovo Fascolo sent\u00ec quel prurito alle mani che a volte lo prendeva: come se dovesse fare, o dire, o scrivere qualcosa, ma senza avere idea di che cosa. Con uno scatto prese in mano la penna, e se la dondol\u00f2 un po\u2019 tra le dita.<\/p>\n<p>Infine attacc\u00f2 a scrivere sul vecchio foglio, un pochino sotto la frase che apriva la lettera. La scrittura originale era curva, slanciata, elegante: una di quelle grafie all\u2019antica che sembrano compiacersi di se stesse nel procedere. La sua scrittura invece era piccola e nervosa come le zampine di un topo, e spiccava in ridicolo contrasto. Ma non importava.<\/p>\n<p>Scrisse con una lentezza pensosa, dapprima, poi sempre pi\u00f9 veloce come se le parole schizzassero da sole fuori dalla penna.<\/p>\n<p>\u201cAmore mio adorato,<\/p>\n<p>Non so cosa dirti esattamente. La vita mi sembra alle volte un fiume indistinto di cose, e non so fermarne una per parlartene. Eppure ho bisogno di scriverti, perch\u00e9 tu sei l\u2019amore che ad ogni istante mi fa respirare. Se soltanto potessi mettere una tregua nei miei pensieri, forse troverei il modo di dirti, non semplicemente qualcosa, perch\u00e9 per quello ogni chiacchiera \u00e8 buona, ma <em>la cosa<\/em>. Ci sar\u00e0 una cosa che sta sotto, intorno, no che sta dentro a tutte le altre. Una cosa che veramente importa, al di l\u00e0 di tutti i fatti, i pensieri, le parole. Una cosa che tenga insieme tutti i frammenti che ora la memoria mi deposita sulla porta, e che io ti potrei mandare, come tanti pezzetti di vetro dall\u2019incomprensibile forma. Amore mio, quanto tempo che siamo lontani.\u201d<\/p>\n<p>Fascolo si ferm\u00f2, sorpreso di se stesso. Non capiva come potesse averci messo tanta foga, parlando ad un amore che non esisteva, che non era il suo, che lui non aveva mai neppure provato. Non se l\u2019immaginava nemmeno, come pure tante volte aveva fatto: non gli dava un volto, una voce, nulla. Si beava soltanto di quelle parole, \u201cAmore mio adorato\u201d, come il bambino che ripete mille volte \u201cmamma\u201d, solo per il gusto di sentire quel nome nella bocca. E dentro a quelle parole c\u2019erano tutte le cose che aveva scritto\u2026 e ce n\u2019erano anche altre, sicuramente.<\/p>\n<p>Abbass\u00f2 la penna con lentezza. All\u2019improvviso aveva paura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La sera dopo torn\u00f2 alla scrivania. Nell\u2019appartamento buio e deserto, il rumore della penna si diffuse come il raschio di un piccolo topo.<\/p>\n<p>\u201cAmore mio adorato\u2026\u201d<\/p>\n<p>Scrisse di tutto, e di niente. E continu\u00f2 a scrivere fino a notte fonda, mentre la lampada sul tavolo lanciava strane ombre sulle pareti.<\/p>\n<p>Scrisse di quando, da piccolo, la nonna lo portava sul prato della collina, da dove si vedevano passare i treni. E insieme li salutavano, come se fossero persone conosciute.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 poi dove andavano, quei treni. Se lo chiese seriamente, sebbene sapesse benissimo che erano i treni per il capoluogo, e anche quali fermate intermedie facevano. Ma <em>dove<\/em>, veramente, andavano? Non le persone a bordo, proprio i treni. Verso dove andavano, cos\u00ec correndo? Pi\u00f9 che una destinazione, sembravano muoversi verso un destino.<\/p>\n<p>Scrisse anche di quando, da ragazzino, passeggiava sulla spiaggia, e gli pareva che il mare dicesse un sacco di cose. O meglio <em>una<\/em> <em>cosa<\/em>, sempre la stessa: forse anche la stessa verso cui correvano i treni. Ma non c\u2019era modo di capire cosa fosse.<\/p>\n<p>Poi il foglio fin\u00ec, e lui ne cominci\u00f2 un altro. E poi un altro, e un altro ancora. E i fogli continuarono ad accumularsi nei giorni successivi, finch\u00e9 il cassetto non riusc\u00ec pi\u00f9 a contenerli. Allora lui tir\u00f2 fuori una vecchia scatola, e ce li impil\u00f2 ordinatamente; poi chiuse la scatola nell\u2019armadio, e cominci\u00f2 un nuovo foglio.<\/p>\n<p>Nel frattempo, attorno a lui, le cose cambiavano. Era un mutamento cos\u00ec impercettibile che all\u2019inizio non se ne accorse, ma dopo un po\u2019 divent\u00f2 innegabile. Sembrava che ogni cosa, adesso, avesse un suo scopo, solo perch\u00e9 la sera lui poteva andare a casa e scrivere: \u201cAmore mio adorato\u2026\u201d<\/p>\n<p>E poteva raccontare di cosa aveva fatto durante il giorno: le cose belle, le cose brutte, la serenit\u00e0 e la tristezza. Anche i pensieri troppo stupidi per essere espressi, e persino per essere pensati; nulla era pi\u00f9 insignificante, quando lo consegnava alla sua lettera.<\/p>\n<p>Ogni tanto si rendeva conto che tutto ci\u00f2 era irrazionale. Si ricordava che quell\u2019amore non esisteva, o che comunque non era per lui. Per\u00f2 andava avanti a scrivere.<\/p>\n<p>Inizi\u00f2 persino a portare dei doni a quell\u2019amore senza nome. Una foglia, magari, o una fotografia, che lui allegava alle lettere. Talvolta erano doni pi\u00f9 evanescenti, che nessuno oltre a lui poteva vedere: un sospiro di malinconia, un sorriso di tenerezza. Diligentemente li inseriva in una busta, stando attento che non ne restasse fuori un pezzetto; e poi, con grande attenzione, li sigillava.<\/p>\n<p>Infine anche l\u2019armadio non fu pi\u00f9 sufficiente: Fascolo cominci\u00f2 a mettere le scatole sotto il letto, e poi nel soggiorno, in cucina, e in ogni angolo possibile. E il cartolaio all\u2019angolo si domandava cosa se ne facesse un vecchio di tutta quella carta.<\/p>\n<p>Persino quando fu costretto in un letto d\u2019ospedale Fascolo non disse a nessuno delle lettere. Solo, ogni tanto gli brillava negli occhi una luce strana, e gli compariva un sorriso che sembrava salire dalle profondit\u00e0. Pensava al suo amore senza nome, e vedeva le cose attorno a lui attraverso la lettera che avrebbe scritto. Poi, per non sbagliare, mentalmente la incominciava: \u201cAmore mio adorato\u2026\u201d E le infermiere si chiedevano perch\u00e9 quel paziente sorridesse cos\u00ec.<\/p>\n<p>Quando mor\u00ec non c\u2019era nessuno. L\u2019infermiera di notte sent\u00ec suonare le apparecchiature e corse a vedere, ma arriv\u00f2 troppo tardi. Fece in tempo solo a sentirlo dire, in un ultimo sorriso: \u201c\u2026adorato\u201d. Pochi giorni dopo la casa venne aperta, le scatole trovate. Ci\u00f2 dest\u00f2 scalpore, perch\u00e9 certo l\u2019ultima cosa che si poteva pensare del signor Fascolo era che nascondesse un\u2019amante: ma invano si cerc\u00f2 un indirizzo, un nome.<\/p>\n<p>Alla fine le scatole vennero bruciate, e il vento si port\u00f2 via subito il fumo come se volesse giocarci. Ma in lontananza suonava una campana, e nell\u2019aria gelida spandeva un canto che cominciava cos\u00ec: <em>Amore mio, amore mio adorato<\/em>.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35924\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35924\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quasi, ma non proprio. 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