{"id":35892,"date":"2018-05-29T18:04:59","date_gmt":"2018-05-29T17:04:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35892"},"modified":"2018-05-29T18:04:59","modified_gmt":"2018-05-29T17:04:59","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-larbra-di-romano-vola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35892","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;L\u2019arbra&#8221; di Romano Vola"},"content":{"rendered":"<p>All\u2019imbocco della strada, che dal paese porta alla Robilia, c\u2019era una vecchia pianta che in dialetto chiamavamo \u201c<em>arbra<\/em>\u201d. Apparteneva alla famiglia dei pioppi, ma pi\u00f9 che un pioppo appariva un enorme cespuglio che si sviluppava verso l\u2019alto. Irta di rami pi\u00f9 o meno grossi fin dalla base s\u2019innalzava nel cielo per venti e pi\u00f9 metri ed era rifugio di numerosi uccelli, di gatti e persino di una volpe che si era ricavata una tana proprio sulla cima. Ma era per noi ragazzi soprattutto una palestra di arrampicamento. Gareggiavamo a chi arrivava primo in cima. Il pi\u00f9 veloce era sempre un certo Pierluigi che andava su come un gatto e arrivato lass\u00f9 alzava le braccia in segno di vittoria. Qualche volta portava con s\u00e9 la merenda e si sedeva proprio lass\u00f9 a spizzicare pane e robiola, ostentando piena e totale padronanza della situazione. Noi lo guardavamo da sotto con tanta invidia ma anche con un po\u2019 di apprensione per il timore che cadesse per eccessiva confidenza. Invece lui scendeva con la stessa facilit\u00e0 con cui era salito e se ne andava senza spiccicare parola, pervaso che tutto quello che aveva da dire lui l\u2019aveva gi\u00e0 detto con la sua arrampicata. Per noi quella era superbia o per lo meno vanteria esagerata.<\/p>\n<p>Venne un giorno che in cielo si rincorrevano un sacco di nubi minacciose e noi tutti decidemmo che quel giorno non era il caso di cimentarsi con l\u2019<em>arbra<\/em>. Sebbene da noi ci fosse ancora il sole, in lontananza s\u2019intravvedevano gi\u00e0 diversi lampi fendere il cielo, con seguito di sordi rimbombi di tuono. Stavamo tutti seduti poco pi\u00f9 sopra all\u2019ombra dei tigli posti all\u2019ingresso del paese. C\u2019erano oltre a me, Ezio, Renzo, Sergio, Luciano, Francesco, Liliana, Marisa e Pierluigi, tutti un po\u2019 annoiati\u00a0 perch\u00e9 quel tempo incerto ci condizionava nel da farsi, ma tutti ugualmente convinti che l\u2019<em>arbra<\/em> quel giorno non doveva essere scalata. L\u2019<em>arbra<\/em>, data la sua altezza, col temporale poteva divenire facile bersaglio dei fulmini. Cos\u00ec almeno ci dicevano i grandi, genitori in testa. Pierluigi aveva un padre molto severo che varie volte l\u2019aveva gi\u00e0 rapato a zero per molto meno. Ma proprio per questo sembrava che egli avesse ingaggiato con lui una sfida senza confini. Per cui ad un certo punto senza proferire parola si alz\u00f2 e si avvi\u00f2 verso l\u2019<em>arbra<\/em>. Tutti rimanemmo l\u00ec a fissarci perplessi, ma nessuno os\u00f2 dirgli nulla perch\u00e9 tanto sapevamo gi\u00e0 quale sarebbe stata la risposta: \u201cFifoni! Non siete altro che fifoni!\u201d. Cos\u00ec lui tir\u00f2 avanti dritto verso l\u2019<em>arbra<\/em> e noi restammo a guardarci.<\/p>\n<p>L\u2019<em>arbra<\/em> era gi\u00e0 stata colpita dal fulmine pi\u00f9 volte e risultava mutilata in varie sue parti. Si raccontava che una volta alcuni suoi pezzi fossero stati ritrovati ad oltre cento metri, ma noi tutti eravamo convinti che i grandi esagerassero per metterci paura e cos\u00ec qualche volta avevamo comunque azzardato. Quel giorno per\u00f2 le nubi erano veramente minacciose, per cui a un certo punto Luciano, che era il suo pi\u00f9 prossimo di casa, azzard\u00f2: \u201cPiero, non farlo, non fare il testone come sempre! Non vedi che tempo che fa!? \u00c8 pericoloso!\u201d. Pierluigi fece finta di non sentire o non sent\u00ec e continu\u00f2 ad andare. Allora Luciano si gir\u00f2 verso di noi dicendo stizzito: \u201dDitegli qualcosa anche voi, porca miseria!\u201d. Si lev\u00f2 Sergio che sprezzante gli rispose: \u201cNon serve parlare con quel testone. Lui si crede pi\u00f9 furbo di tutti e non ascolta nessuno.\u201d. A quel punto \u201cIo vado a chiamare suo padre\u201d disse Marisa. La guardammo tutti sconcertati. Per tutti noi il padre di Pierluigi era peggio del fulmine. Avrebbe caricato di botte Pierluigi e noi ci avrebbe consegnati ad uno ad uno ai nostri genitori, presi per i capelli. Sicch\u00e9 Marisa si dissuase e noi rimanemmo tutti l\u00e0 a guardare senza parlare. Pierluigi arriv\u00f2 ai piedi dell\u2019<em>arbra<\/em>, la squadr\u00f2 da capo a piedi e dopo essersi rivolto a noi con le braccia spalancate come a dirci: \u201cVisto che non \u00e8 successo niente, fifoni!\u201d prese a salire, mentre Luciano approfittava ancora di quell\u2019istante per dirgli: \u201cNon salire, per favore! Non vedi che tempo!\u201d.<\/p>\n<p>In effetti nel frattempo le nubi si erano ancora pi\u00f9 addensate, i lampi erano praticamente incessanti e il rombo del tuono da sordo s\u2019era fatto assordante. \u201cNon salire!\u201d grid\u00f2 ancora Luciano, ma Pierluigi stava gi\u00e0 salendo e ogni tanto gli sbucava la testa tra i rami. Lo vedemmo per un attimo quando era circa a met\u00e0 dell\u2019<em>arbra<\/em>. Ci guardammo tutti impressionati e Marisa mi prese la mano. Poi fecero uguale tutti gli altri e venne a formarsi tra noi come un cerchio. Inutile dire che avevamo paura, ma non facemmo in tempo a dircelo che un lampo accecante con botto assordante ci lasci\u00f2 tramortiti. Pierluigi non lo vedevamo pi\u00f9 e l\u2019<em>arbra<\/em> oscillava in modo impressionante. Ma era ancora in piedi intatta e quindi forse l\u2019ineluttabile non era accaduto. Riprendemmo fiato e cercammo qualcosa di Pierluigi tra i rami. Finalmente rispunt\u00f2 e ci sentimmo tutti pi\u00f9 sollevati. Ma il testone continuava a salire mentre il temporale si faceva sempre pi\u00f9 incalzante. Sergio a questo punto si alz\u00f2 stizzito dicendo: \u201cVado gi\u00f9 e lo tiro gi\u00f9 a sassate quella testa di cazzo:\u201d \u201cChi ti credi di essere, coglione? Vuoi morire?\u201d grid\u00f2. \u201cS\u00ec, s\u00ec, andiamo gi\u00f9 tutti\u201d disse Liliana e stavamo per avviarci quando arrivarono un altro lampo e un\u2019altra botta tremenda. Ci portammo tutti le mani agli occhi e alle orecchie per non vedere e non sentire. Quando le abbassammo, non so quanto tempo dopo, l\u2019<em>arbra<\/em> non c\u2019era pi\u00f9. Intorno era pieno di foglie e di rami, e pioveva, pioveva a dirotto. E noi eravamo del tutto paralizzati. Non riuscivamo pi\u00f9 n\u00e9 a muoverci, n\u00e9 a parlare. Completamente bloccati, con gli occhi sbarrati sul vuoto lasciato dall\u2019<em>arbra<\/em> che non c\u2019era pi\u00f9.<\/p>\n<p>Proprio in quel mentre, dalla piazza, poco a ridosso del viale dove stavamo sbuc\u00f2 Carlin, tutto avviluppato in un telo, che vistici l\u00e0 immobili sotto la pioggia ci grid\u00f2: \u201cEhi cretini, vi siete accorti che sta piovendo?\u201d.<\/p>\n<p>Carlin era un semplicione senza famiglia che spesso si univa a giocare con noi e visto che nessuno rispondeva prese ad avvicinarsi dicendo: \u201cState inventando un altro stupido gioco?\u201d. Cos\u00ec dicendo per\u00f2 arriv\u00f2 in un punto da cui vedeva quello che vedevamo noi e si blocc\u00f2 sbiancato. Guard\u00f2 il vuoto e poi noi. Poi di nuovo il vuoto e di nuovo noi. Infine sbiascicando chiese: \u201cChi c\u2019era la sopra?\u201d.<\/p>\n<p>Nessuno rispose.<\/p>\n<p>Allora di nuovo pi\u00f9 secco: \u201cChi c\u2019era la sopra?\u201d<\/p>\n<p>\u201cPierluigi\u201d sbiascic\u00f2 Marisa.<\/p>\n<p>\u201cPierluigi!\u201d ripetemmo subito dopo tutti con voci tremanti. Piomb\u00f2 un silenzio cos\u00ec assordante che copriva lo scroscio della pioggia, le sferzate dei lampi e il rimbombo dei tuoni. Fu come se in quel preciso momento si fosse appalesato l\u2019inimmaginabile e l\u2019invisibile. Liliana e Marisa incominciarono a piangere. Sergio prese a imprecare e bestemmiare. Tutti gli altri, Ezio, Renzo, Luciano e Francesco si abbracciarono disfatti. Intanto continuava a lampeggiare, a piovere, a tuonare. Un finimondo! Ma niente era incommensurabile come quel vuoto che ci sbarrava la vista e ci toglieva la voce.<\/p>\n<p>\u201cBisogna fare qualcosa, chiamare qualcuno\u201d disse Carlin.<\/p>\n<p>Silenzio.<\/p>\n<p>\u201cCristo!\u201d disse Carlin \u201cCi fate o siete completamente rimbecilliti!?\u201d.<\/p>\n<p>Si alz\u00f2 Luciano e disse: \u201cIo vado a suonare le campane.<\/p>\n<p>\u201cCosa!?\u201d esclam\u00f2 Sergio<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, s\u00ec\u201d disse Marisa \u201cle campane sono l\u2019unica cosa\u201d.<\/p>\n<p>\u201cBrava! Brava!\u201d replic\u00f2 Sergio \u201ccos\u00ec in un amen ci troviamo qui tutto il paese a far baccano e basta\u201d.<\/p>\n<p>\u201cE allora!?\u201d disse Luciano \u201ctu cosa proponi? Ci vai tu a raccogliere i pezzi di Pierluigi?\u201d.<\/p>\n<p>\u201cMa quali pezzi! ma quali pezzi!\u201d sbott\u00f2 Sergio \u201cmagari non si \u00e8 fatto niente. Magari \u00e8 da qualche parte solo un po\u2019 stordito. S\u00ec, vado proprio io cercarlo, quel testone.\u201d:<\/p>\n<p>\u201cPiero!\u201d chiam\u00f2 in quel momento Liliana con voce strozzata. Poi pi\u00f9 forte: \u201cPiero! Pieroo! Pieroooo!!\u201d.<\/p>\n<p>A Liliana si unirono Marisa, Renzo, Ezio e tutti gli altri. In breve l\u2019intera valle fu pervasa da un unico grido che invocava, Piero! Pieroo! Pieroooo! A quel grido accorse tutto il paese e quel grido a poco a poco divenne un gemito disperato di gente che arrancava\u00a0 sotto la pioggia, spostando trochi, sollevando frasche maciullate, rovistando tra le foglie. Tutt\u2019intorno aleggiava un intenso odore di bruciato. E pioveva e lampeggiava e tuonava. La puzza era addirittura insopportabile\u00a0 vicino al vuoto lasciato dall\u2019<em>arbra<\/em> fulminata. E pioveva e lampeggiava e tuonava. E su tutto quel grido, quell\u2019invocazione, quel grugnito, quel ruggito: \u201cPierooo! Pierooo!! Pieroooooo!!!<\/p>\n<p>Fu in quel momento che avvertii un forte rumore e grugnendo mi sollevai dal letto. Tesi l\u2019orecchio assonnato e dopo un po\u2019 compresi che era il telefono che suonava. \u201cChi cavolo pu\u00f2 essere\u201d mi dissi \u201ca quest\u2019ora?\u201d. Poi guardato l\u2019orologio vidi che era mezzogiorno passato, ma tuttavia mi avviai verso il telefono con forte disappunto perch\u00e9 dormivo troppo bene. \u201cDormivo? S\u00ec dormivo! Dunque era tutto un sogno\u201d mi dissi prima di sollevare la cornetta. \u201cPronto!\u201d dissi con la cornetta all\u2019orecchio \u201dChi parla?\u201d<\/p>\n<p>Qualcosa mi giunse dall\u2019altra parte, ma non capii nulla perch\u00e9 la voce era fievole, fievole e si sarebbe detto trattenuta.<\/p>\n<p>\u201cChi parla?\u201d ripetei pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p>\u201cSono Marisa\u201d mi giunse questa volta chiaro.<\/p>\n<p>\u201cAh s\u00ec! A quest\u2019ora?\u201d.<\/p>\n<p>\u201c\u00e8 mezzogiorno passato!\u201d disse lei.<\/p>\n<p>\u201cEmb\u00e8, io dormivo! E sognavo! A proposito come sta Pierluigi? Quel cazzone che \u00e8 tutta la notte che lo sogno?\u201d.<\/p>\n<p>Silenzio.<\/p>\n<p>\u201cMarisa!\u201d<\/p>\n<p>Silenzio<\/p>\n<p>\u201cMarisa!?<\/p>\n<p>Silenzio.<\/p>\n<p>\u201cMarisa! MARISAAA!!\u201d.<\/p>\n<p>Giunse un click metallico e poi il tu tu tu del telefono staccato o della linea caduta.<\/p>\n<p>Pierluigi anni addietro era emigrato in Ecuador e poche ore dopo venni a sapere, dal mormorio che si stava diffondendo in paese, che era stato trovato morto dopo un violento temporale.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35892\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35892\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019imbocco della strada, che dal paese porta alla Robilia, c\u2019era una vecchia pianta che in dialetto chiamavamo \u201carbra\u201d. 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