{"id":35869,"date":"2018-05-29T17:40:46","date_gmt":"2018-05-29T16:40:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35869"},"modified":"2018-05-29T17:40:46","modified_gmt":"2018-05-29T16:40:46","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-il-clochard-di-borgo-san-frediano-di-marina-berti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35869","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Il Clochard di Borgo San Frediano&#8221; di Marina Berti"},"content":{"rendered":"<p>Ero arrivata a Firenze per studiare arte. Non era stato facile lasciare la mia citt\u00e0, Monaco di Baviera, dove avevo tanti amici e la mia famiglia. Ma l\u2019amore per l\u2019arte italiana era stata una formidabile molla e a 19 anni mi ero trasferita a Firenze dove i miei genitori avevano affittato per me un appartamento in Borgo San Frediano, proprio dove un tempo c\u2019erano le botteghe dei mastri artigiani. Era la fine degli anni \u201880 e non eravamo in molte ragazze a vivere fuori casa. Tante, tra le mie colleghe d\u2019Accademia, venivano da altre citt\u00e0, e anche da altri Stati, ma la maggior parte di loro alloggiava presso famiglie che affittavano uno o due posti letto. Io invece abitavo da sola, in un bilocale molto carino, il cui arredamento avevo voluto personalizzare a mio gusto. La mia indipendenza era tanto grande quanto la fiducia che i miei genitori riponevano in me. Io lo sapevo e mi piaceva corrispondere alle loro aspettative, anche se non era facile. Fin da quando ero giunta in Italia, molti ragazzi mi avevano dichiarato il loro amore, ma io ero molto accorta a non farmi raggirare. Tante mia amiche che, ogni estate, venivano a trascorrere un paio di settimane in Italia, mi avevano avvisata: li chiamavano \u201cpappagalli\u201d quei bei ragazzi mori, abbronzati e sorridenti che le corteggiavano fino al giorno in cui loro cedevano e l\u2019alba successiva sparivano. Mi era chiaro il pericolo e quindi non rispondevo mai alle avances, neanche dei pi\u00f9 affascinanti, tra loro.<\/p>\n<p>Ogni giorno raggiungevo l\u2019Accademia a piedi. Mi piaceva camminare per le vie di Firenze, respirando l\u2019aria che profumava d\u2019arte. Sotto casa mi fermavo a comprare un bombolone appena sfornato; non lo mangiavo subito, aspettavo met\u00e0 mattinata, ma mi divertiva comprarlo in quel forno dove il garzone era un giovane che mi faceva un monte di complimenti. Io ero dannatamente lusingata, ma non corrispondevo per niente quella simpatia. Lui insisteva e io restavo impassibile cosicch\u00e9 la sua padrona si accorse della situazione ed inizi\u00f2 a prenderlo in giro. Alla fine io e lei diventammo amiche, ma gli appelli del giovane rimasero inascoltati e, maliziosamente, lo lasciai a bocca asciutta.<\/p>\n<p>In Accademia eravamo tanti, maschi e femmine: anche l\u00ec i giovani studenti italiani sembravano capaci di corteggiare solo noi nordiche. Capelli biondi, occhi azzurri e la fama di essere piuttosto disinvolte in amore. Che non era per nulla vero. Ho conosciuto tante mie coetanee tedesche, ma anche svedesi e olandesi, piangere per essere state abbandonate da ragazzi che avevano promesso loro amore eterno ed essersi volatilizzati subito dopo che loro avevano ceduto. E cos\u00ec le mie amiche, innamorate, avevano sofferto le pene dell\u2019inferno e \u00a0loro, amanti dimentichi di ogni promessa, andavano in giro a raccontare della spudoratezza di noi straniere.<\/p>\n<p>Io sapevo che non sarei finita cos\u00ec. Frequentavo poco i maschi, e pochissimo quelli che credevano di avere il mondo nelle loro mani. Mi vedevo invece con gli ultimi, ragazzi che sembravano non avere alcuna dote. E di uno di loro mi innamorai.<\/p>\n<p>Era ormai arrivato l\u2019inverno: Firenze era illuminata per l\u2019arrivo imminente delle feste natalizie e io mi ammalai. Inizialmente non mi rivolsi a nessun medico, poi per\u00f2 le cose peggiorarono e mia madre, da Monaco, mi intim\u00f2 di farmi visitare. Di malavoglia, mi infagottai nel mio cappottone pesante, indossai i guanti, mi fasciai in una sciarpa di lana ed uscii di casa. Raggiunsi a passo rapido lo studio del medico che mi aveva indicato la mia amica fornaia e mi sedetti in attesa che giungesse il dottore.\u00a0 Mentre ero seduta su una scomodissima panca, entr\u00f2 un uomo che stimai un po\u2019 pi\u00f9 vecchio di me. Entr\u00f2 in un ripostiglio, vi appese il suo giaccone, sudicio e lacero, ed estrasse una scopa, una paletta, un secchio e un cencio per lavare in terra. Mi chiese se mi dava fastidio che lui pulisse lo studio. Mi venne da ridere, ma risposi di no, che non doveva preoccuparsi della mia presenza, se non perch\u00e9, con quel mio raffreddore, avrei potuto contagiarlo. Lui sorrise e mi rivel\u00f2 che di quello non aveva paura. Dove viveva lui, i malati dormivano gomito a gomito con i sani. Credetti che fosse un infermiere, ma non mi spiegavo come mai stesse pulendo quello studio e allora glielo chiesi. Lui, con la ramazza in mano, mi rispose che si guadagnava due lire per comprare le sigarette e una bottiglia di vino, ogni tanto. Ma che no, non era davvero un infermiere. Dormiva e mangiava alla Caritas. Lo guardai meglio e mi parve che non potesse essere vero. Era un barbone che faceva le pulizie! Davvero era una storia incredibile e, curiosa, gli domandai da quando faceva quella vita. \u201cDa quando mi sono stufato di sentirmi dire che cosa dovevo o non dovevo fare da mia moglie.\u201d Sentenzi\u00f2 alterato. Poi si ricompose e mi guard\u00f2 con aria dolce. \u201cIo sono un uomo dalle poche pretese, ma lei era davvero insopportabile e cos\u00ec me ne sono venuto via.\u201d Mi raccont\u00f2 che prima, quando era sposato, stava in una bella cittadina sul mare: amava andare in spiaggia, nuotare, pescare, remare. Aveva abbandonato tutto, ma ora era finalmente libero. L\u2019unico suo dovere era quel lavoretto che gli aveva trovato un prete che faceva assistenza alla Caritas.<\/p>\n<p>Mi parlava, spolverando, scopando in terra, dando il cencio, senza interrompere mai il suo lavoro, neppure per farmi qualche complimento. Era il primo italiano che sembrava non accorgersi del mio fascino nordico.\u00a0 Ed era il primo italiano dall\u2019aspetto poco affascinante che avevo incontrato da quando ero venuta a vivere a Firenze. Indossava un paio di pantaloni logori, di un colore indefinito, un maglione beige su cui campeggiavano diverse macchie, un paio di scarpe da ginnastica che avevano certamente visto giorni migliori. La pelle del volto era coperta da una peluria incolta, non lunga, ma decisamente non curata; anche i capelli, che sembravano poco puliti, non erano tagliati a garbo e parevano molto trascurati. Pensai che nessuna donna poteva innamorarsi di un uomo cos\u00ec, ma provai ad immaginarlo vestito a modino e ripulito da capo a piedi. Non doveva essere male, pensai. Ma mentre fantasticavo, lui stava uscendo, dicendomi che, ora che ci pensava, il dottore, quel pomeriggio, non sarebbe arrivato. Si chiese come io avessi fatto ad entrare. Gli dissi, seccata, che avrebbe potuto avvisarmi prima. Ma lui era ormai gi\u00e0 andato.<\/p>\n<p>Tornai a casa, furente con quell\u2019uomo che mi aveva fatto perdere un monte di tempo. Mi sentivo presa in giro, ma poi ragionai e mi sembr\u00f2 di poterlo comprendere, in fondo. Perch\u00e9 avrebbe dovuto dirmi che il dottore non sarebbe venuto? Io non ero che una tizia seduta l\u00ec. Ero stata io a porgli tutte quelle domande. A lui, di chi fossi e perch\u00e9 fossi l\u00ec non importava nulla.<\/p>\n<p>Il giorno dopo avevo la febbre e dovetti, perci\u00f2, tornare in quell\u2019ambulatorio; pregai di non rivedermelo davanti il clochard che faceva le pulizie. Le mie preghiere furono ascoltate e l\u2019uomo non comparve, mentre invece arriv\u00f2 il dottore che mi visit\u00f2, mi rassicur\u00f2 e mi risped\u00ec a casa con la raccomandazione di prendere le pastiglie che mi aveva prescritto e di restare un paio di giorni a casa, al caldo. Felice per le notizie rassicuranti sulla mia salute e per non essermi imbattuta in quel barbone, aprii la porta per uscire, ma rinculai. Lui era l\u00ec, davanti a me. Mi salut\u00f2 e mi disse che sperava che la mia malattia non fosse peggiorata. Gli risposi che se fosse stato per lui, per l\u2019attenzione che aveva posto nell\u2019avvisarmi il giorno prima che il medico non sarebbe venuto, evitandomi di prendere freddo in quella sala d\u2019aspetto gelata, sarei potuta essere finita\u00a0 in ospedale con la broncopolmonite. Lui sorrise e \u00a0si scus\u00f2. Era sempre cos\u00ec distratto, disse. Poi riprese a lavare il pavimento dell\u2019entrata del palazzo.<\/p>\n<p>Andandomene, gli chiesi, sarcastica, se era un altro lavoretto per guadagnare due lire e comprarsi un pacchetto di sigarette o una bottiglia di vinaccio. Mi disse che era il giorno in cui lavorava per comprare i preservativi, visto che c\u2019erano un sacco di malattie che si trasmettevano per via sessuale. Divenni rossa e quasi fuggii. Quell\u2019uomo aveva la capacit\u00e0 di irritarmi. Perch\u00e9 mi aveva detto che avrebbe comprato dei preservativi? Non era certo un discorso da fare ad una ragazza giovane e sconosciuta. Rientrai in casa e non potei smettere di pensare a quell\u2019uomo, che non mi piaceva fisicamente, ma che sembrava avere il potere di entrarmi nella mente.<\/p>\n<p>Dopo due giorni, il raffreddore sembrava essere passato e io decisi di rimettere il naso fuori di casa. Non dovevo andare in Accademia, ma non avevo pi\u00f9 voglia di rimanere rintanata. Senza avere una meta precisa, mi misi a camminare e, come se fossi stata presa per mano da uno spiritello d\u2019amore, mi ritrovai davanti al portone del dottore. Lui era l\u00ec, mi guard\u00f2, mi salut\u00f2 e mi chiese se avessi bisogno ancora delle cure del medico, perch\u00e9 in quel caso era necessario che sapessi che il dottore non sarebbe arrivato. Me lo disse con fare gentile, come per farsi perdonare della dimenticanza della prima volta in cui mi aveva incontrata; poi mi offr\u00ec una caramella: gliele aveva regalate una senzatetto che si era innamorata di lui, ma che a lui non piaceva. Gli feci notare che in quel caso non avrebbe dovuto accettarle, quelle caramelle, ma lui replic\u00f2 che per quella donna sarebbe stato peggio se lui avesse rifiutato quell\u2019omaggio. Non risposi. Conoscevo poco i meccanismi di questo genere di relazione.<\/p>\n<p>Ci sedemmo su una panchina, in un giardino poco distante. Mi chiese di raccontargli di me e io lo feci, senza alcun imbarazzo e senza alcun pudore. Non capivo cosa mi stesse succedendo. Io sfuggivo da ogni uomo che attaccasse bottone per strada. Avevo rifiutato di parlare persino con giovani bellissimi e ben vestiti, che le mie amiche mi dicevano essere persone perbene. Ora, invece, stavo raccontando a quest\u2019uomo, pi\u00f9 grande di me, la mia storia, ma soprattutto le mie paure e i miei sogni; lui ascoltava e ogni tanto mi spiegava qualcosa di me come se mi avesse conosciuta da sempre.<\/p>\n<p>Di fronte alla panchina, c\u2019era un bar. Quando cal\u00f2 la sera, ci rifugiammo l\u00e0 dentro e continuammo a parlare. Sembrava che i nostri cuori avessero aspettato da sempre quell\u2019incontro per raccontarsi ed essere ascoltati. Io ordinai due bicchieri di vino: ci portarono delle olive verdi e nere e delle noccioline americane con cui cenammo. Alle undici il proprietario del bar ci disse che voleva chiudere. Il mio amico mi disse che non aveva dove andare a dormire, poich\u00e9 l\u2019ospizio dove si rifugiava la notte chiudeva i battenti alle nove di sera. Gli dissi che non c\u2019era problema: poteva dormire da me. Io vivevo da sola e nessuno poteva\u00a0 impedirmi di ospitarlo. Lui precis\u00f2 che non garantiva sulla sua capacit\u00e0 di resistere al mio fascino e che, se lo sentiva chiaramente, non sarebbe stato capace di controllarsi e rinunciare a fare l\u2019amore con me. Io risi e risposi che poteva provare, ma solo dopo aver fatto una doccia.<\/p>\n<p>A casa lo ripulii da capo a piedi. Gli sfilai di dosso quegli abiti indecenti e lo spinsi verso il bagno, invitandolo ad infilarsi sotto la doccia. I vestiti, avevo preteso, li lasciasse nell\u2019entrata: non avevo il tempo di lavarli, il loro odore era nauseabondo e in camera, immaginavo, non gli sarebbero certamente serviti. Rimase sotto l\u2019acqua corrente un tempo che mi parve eterno. Avevo voglia di lui. Quando finalmente usc\u00ec dalla cabina doccia, gli porsi un telo da bagno morbido e profumato che lui sembr\u00f2 apprezzare. Poi lo condussi nella mia camera. Io ancora vestita, lui con il solo telo a coprire il corpo vigoroso. Gli dissi che l\u2019amavo infinitamente e che con lui avrei fatto qualsiasi cosa. Mi abbracci\u00f2 \u00a0e mi spogli\u00f2; poi ci rifugiammo l\u2019uno nelle braccia dell\u2019altra, senza pudore, persi nel nostro sogno. Feci l\u2019amore per la prima volta con un clochard a cui mi ero dimenticata di chiedere il nome, ma che mi pareva l\u2019uomo pi\u00f9 amorevole della terra. Mi addormentai felice tra quelle braccia forti, che ora sapevano di pulito.<\/p>\n<p>La mattina dopo mi svegliai e cercai immediatamente il suo corpo accanto al mio. Il desiderio di lui non mi aveva abbandonata, ma il mio clochard non c\u2019era pi\u00f9, se n\u2019era andato dal mio letto e dalla mia casa e io non conoscevo neppure il suo nome. Pensai che lo avrei ritrovato andando all\u2019ambulatorio. Mi vestii veloce, rinunciai alla lezione in Accademia e, a passo rapido, raggiunsi il palazzo dove faceva le pulizie. Attesi seduta sulla panchina l\u2019intera giornata, ma lui non comparve. E non comparve pi\u00f9.<\/p>\n<p>Piansi per quell\u2019abbandono. Come potevo essere stata cos\u00ec stupida da innamorarmi di un uomo cos\u00ec? Di un clochard di cui non conoscevo neppure il nome? Non raccontai a nessuno la mia avventura. Raccattai i cocci del mio cuore infranto e ripresi i ritmi della mia vita da studentessa modello. Terminai i miei studi a Firenze, rientrai in Germania e presto cominciai ad insegnare storia dell\u2019arte in un liceo di Ulm.<\/p>\n<p>Due mesi fa il direttore della scuola mi ha chiesto di accompagnare a Firenze gli studenti dell\u2019ultimo anno. Dopo tanto tempo, ho deciso che fosse arrivato il momento di tornare nella citt\u00e0 toscana che mi aveva accolta da studentessa. \u00a0Ieri siamo arrivati. Alloggiamo in Borgo San Frediano, in un albergo scelto da me, poco distante da dove vivevo. Dopo pranzo, mentre i miei studenti stavano riposando in hotel, ho raggiunto il palazzo del dottore. Mi sono seduta sulla panchina del giardino vicino e ho provato a ricordare il volto di quell\u2019uomo che ho amato tanti anni fa. Mentre ero persa nei miei pensieri, mi si \u00e8 avvicinato un clochard che mi ha guardato e mi ha chiesto scusa. Non ci credevo, ma era davvero lui. Il suo sguardo mi ha avvolto come in un sogno.<\/p>\n<p>\u201cSarebbe stato bello, ma avrei cambiato la tua vita. Tu non saresti stata pi\u00f9 quell\u2019essere che viveva libero e io non ti avrei pi\u00f9 amata.\u201d Ora capivo il senso di quell\u2019abbandono. \u201cIo sono rimasto qui, a Borgo San Frediano, con il ricordo di te che mi scaldava il cuore e la certezza che l\u2019amore possa esistere davvero, anche quando l\u2019oggetto dell\u2019amore non c\u2019\u00e8\u201d. L\u2019ho baciato e ho ripreso a raccontargli di me, come se tutti quegli \u00a0anni non fossero trascorsi; come se accanto a me, ora, non ci fosse un uomo che mi dorme accanto in un seguito di giorni tutti uguali; come se io e lui fossimo eterni. Poi mi sono alzata da quella panchina e me ne sono andata con il ricordo di noi che mi avrebbe scaldato il cuore per sempre, certa che l\u2019amore possa esistere davvero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35869\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35869\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ero arrivata a Firenze per studiare arte. 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