{"id":35781,"date":"2018-05-28T22:29:44","date_gmt":"2018-05-28T21:29:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35781"},"modified":"2018-05-28T22:29:44","modified_gmt":"2018-05-28T21:29:44","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-tutto-sta-cambiando-di-federica-bertagnolli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35781","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Tutto sta cambiando&#8221; di Federica Bertagnolli"},"content":{"rendered":"<p>Ancora qualche ora, e il sole sarebbe tramontato.<\/p>\n<p>Sara guard\u00f2 fuori dal finestrino. I suoi occhi furono percorsi da un fremito di fastidio nell\u2019inglobare parte della luce biancastra che le si pos\u00f2 sul volto; misero a fuoco sprazzi di paesaggio verdeggiante, le ditate che cospargevano il vetro.<\/p>\n<p>Il treno avanzava rapido, giusto qualche sussulto di tanto in tanto. Sara si agit\u00f2 sul posto, sollev\u00f2 appena le gambe per far s\u00ec che la pelle delle cosce si staccasse, almeno per un attimo, un rapido secondo di sollievo, dal rivestimento appiccicaticcio del sedile. Il bracciolo rivolto verso il finestrino, in bal\u00eca del sole, era diventato rovente, e il sistema d\u2019aria condizionata rilasciava sbuffi tiepidi destinati a disperdersi nell\u2019afa.<\/p>\n<p>Un\u2019estate cos\u00ec torrida non si vedeva da anni, al telegiornale lo ripetevano dall\u2019inizio di giugno. Sara si era sorbita quella solfa covando un crescendo d\u2019insofferenza, sdraiata sul divano nel salotto dei suoi genitori, mentre il televisore strepitava raccomandazioni di ogni genere per invitare i cittadini a far fronte alla calura.<\/p>\n<p>Non era stato facile, all\u2019inizio. Lasciare Roma per tornare a casa dopo tre anni di assenza, infilarsi nel letto in cui dormiva quando ancora andava al liceo e incideva sulla testata i nomi di ragazzi pi\u00f9 grandi e dal sorriso irresistibile. Esisteva uno scarto incolmabile, ormai, tra la ragazzina che era stata e la persona che era diventata dopo quel primo periodo all\u2019universit\u00e0. Era passata attraverso tante, troppe esperienze. L\u2019euforia di un\u2019indipendenza che aveva afferrato al volo, gli esami, le feste, una lunga e stimolante serie di nuovi incontri.<\/p>\n<p>E poi, la caduta. La corsa inebriante della giostra si era arrestata e il contraccolpo aveva investito Sara per sbalzarla via, facendo disegnare al suo corpo una parabola vertiginosa, prima che l\u2019impatto col terreno le mozzasse il fiato in gola.<\/p>\n<p>\u00abSta per cambiare tutto\u00bb, sentenziava sua madre dalla cucina mentre mescolava la pasta.<\/p>\n<p>Sara a quel punto tendeva i muscoli, si rannicchiava sul divano portando le gambe al petto e si rendeva conto di odiarla, quella donna, per via del tono perentorio con cui ogni giorno le sbatteva in faccia quella che aveva tutta l\u2019aria di essere una sentenza, o forse soltanto un\u2019accusa neanche troppo velata. Certo che cambier\u00e0 tutto, avrebbe voluto dire. Ma andr\u00e0 bene, mamma, lo so. <em>Devo credere <\/em>che andr\u00e0 bene.<\/p>\n<p>Abbass\u00f2 le palpebre e prese un respiro profondo. Un passeggero alle sue spalle scart\u00f2 qualcosa, l\u2019incarto di un panino al tonno a giudicare dall\u2019odore. Sara espir\u00f2 bruscamente e riprese a farsi aria con l\u2019impegnativa della visita medica usata a mo\u2019 di ventaglio.<\/p>\n<p>Il treno rallent\u00f2 a singhiozzo, fino a fermarsi con un lamento metallico. La porta del vagone si apr\u00ec per lasciar entrare un ragazzo con al collo un paio di cuffie verdi, seguito da un uomo in giacca e cravatta. L\u2019ultima a salire fu una donna, carica di buste della spesa e con un passeggino al seguito. Deposit\u00f2 le buste a terra e iss\u00f2 il passeggino con uno sbuffo, quindi lo fece avanzare travolgendo uno dei sacchetti. Un pomodoro rotol\u00f2 sotto il sedile l\u00ec accanto, ma la donna non parve farci caso. Borbottava, a voce sempre pi\u00f9 alta.<\/p>\n<p>\u00abEcco qui. Fatto\u00bb. Si scost\u00f2 dalla fronte una ciocca dei capelli castani che teneva raccolti in una molletta di plastica. \u00abChe fatica. Vediamo se troviamo un posto, eh? La mamma si deve cercare un posto\u00bb.<\/p>\n<p>Il bambino agit\u00f2 le mani grassottelle. Minuto, fin troppo per un passeggino tanto ingombrante, sembrava in procinto di sgusciarne fuori e rovinare sul pavimento. La madre sollev\u00f2 le braccia, rivelando due chiazze di sudore sulla maglietta oversize, e rilasci\u00f2 un sospiro, un lunghissimo sospiro carico di stanchezza che riemp\u00ec il vagone e and\u00f2 a premere contro i finestrini, incrinandoli sotto la sua spinta. Sara cess\u00f2 di respirare per un secondo o due, quasi volesse scongiurare la possibilit\u00e0 di essere contagiata da tanta spossatezza.<\/p>\n<p>\u00abChe fatica\u00bb, ripet\u00e9 la donna.<\/p>\n<p>Si lasci\u00f2 cadere sul sedile pi\u00f9 vicino, e col dorso della mano si asciug\u00f2 il sudore dalla fronte. Guarda com\u2019\u00e8 distrutta, si disse Sara. Guarda com\u2019\u00e8 impregnata di sfinimento, come da ogni poro della sua pelle trasuda il desiderio di un altro luogo, di un\u2019altra vita. Guarda come il fiato le resta intrappolato in gola sotto il peso di quei chili in pi\u00f9 che di sicuro non voleva.<\/p>\n<p>\u00abDa sola non \u00e8 mica facile\u00bb, riprese la donna. \u00abOgni giorno avanti e indietro col passeggino. E la spesa, poi. C\u2019\u00e8 sempre da fare la spesa\u00bb.<\/p>\n<p>Sembrava parlasse per la pura e semplice necessit\u00e0 di farlo, senza rivolgersi a qualcuno in particolare; o al contrario, rivolgendosi a chiunque fosse disposto ad ascoltarla. Dopo aver abbassato lo sguardo, Sara torn\u00f2 a sbirciare nella sua direzione, cogliendo il guizzo nervoso di un paio di occhi strabuzzati, il rosso acceso delle guance butterate.<\/p>\n<p>Sussult\u00f2 quando il bambino attacc\u00f2 a piangere. Fu una sorpresa prendere atto di quanto fosse penetrante quel lamento, della determinazione con cui risuonava nitido e squillante al di sopra di ogni altro rumore. Sara si irrigid\u00ec e strinse l\u2019impegnativa tra le dita, facendo increspare la carta sottile. Un barlume di nausea le puls\u00f2 sul fondo dello stomaco.<\/p>\n<p>\u00abCalmati, su\u00bb. La donna prese il bambino in braccio e occhieggi\u00f2 in direzione della signora accomodata alla sua sinistra. \u00abDicono che siano dei piccoli miracoli, eh? A volte lo sono, \u00e8 proprio vero. Altre volte\u2026\u00bb Prese ad agitare le gambe. \u00abSu, avanti, basta. La smettiamo di piangere? La mamma \u00e8 stanca. Ha tanto mal di testa\u00bb.<\/p>\n<p>Il bambino seguit\u00f2 a strepitare, il volto congestionato per lo sforzo. La donna gli carezz\u00f2 la testa, lo cambi\u00f2 di posizione, gli diede un bacio frettoloso, quasi di supplica, ma quello continu\u00f2. And\u00f2 avanti per un minuto, due, dieci, un quarto d\u2019ora, e nel frattempo la nausea di Sara aument\u00f2 d\u2019intensit\u00e0 fino a farle accapponare la pelle. Avrebbe voluto afferrare il bambino e zittirlo premendogli una mano sulla bocca; quel pensiero le caus\u00f2 un moto di orrore verso se stessa.<\/p>\n<p>\u00abDevo andare in bagno\u00bb.<\/p>\n<p>La donna parl\u00f2 in un tono privo di inflessioni. Si alz\u00f2 e tese il bambino al ragazzo con le cuffie, rimasto in piedi accanto alla porta. Quest\u2019ultimo accett\u00f2 il fardello con malcelato sconcerto: lo prese tra le braccia aggrottando la fronte e abbozz\u00f2 un sorriso tirato.<\/p>\n<p>\u00abBasta che lo tieni cos\u00ec\u2026 s\u00ec, ecco. Grazie. Torno subito\u00bb.<\/p>\n<p>La donna spar\u00ec oltre la soglia. Sara cronometr\u00f2 la sua assenza contando i secondi, lanciando occhiate ansiose all\u2019orologio che portava al polso. Chiss\u00e0 se quella madre l\u2019aveva cercato, suo figlio. Se l\u2019aveva voluto. Se davvero si sentiva completa con una creatura attaccata al seno, o se al contrario la sensazione di eventuali dentini attorno al capezzolo la frustrava, o addirittura le risultava disgustosa. Potevano fare male, quando poppavano? Far uscire del sangue, lasciare cicatrici?<\/p>\n<p>Sara deglut\u00ec, aveva un groppo alla gola. Le torn\u00f2 alla mente il fresco di quella notte, la danza di una miriade di lucette colorate sul soffitto, la musica che le rimbombava nel petto e che a fatica si faceva strada verso i timpani passando per uno strato di ovatta. Le coperte umide contro la schiena, la stessa schiena che Sara aveva inarcato lentamente, pi\u00f9 volte, mentre le dita dei piedi si arricciavano contro il lenzuolo.<\/p>\n<p>La donna rimase via a lungo. Il ragazzo si guard\u00f2 intorno con espressione allarmata, le braccia rigide e un rivolo di sudore a colargli lungo la fronte. Il bambino, stremato, aveva smesso di piangere, e si leccava il moccio che gli era uscito dal naso.<\/p>\n<p>\u00c8 scappata, si disse Sara. L\u2019ha lasciato qui.<\/p>\n<p>Invece la donna torn\u00f2. Sistem\u00f2 il bambino sul passeggino e raccolse i sacchetti della spesa. Rivolgendosi all\u2019uomo in giacca e cravatta, disse: \u00abAlla prossima scendo, non \u00e8 che pu\u00f2 aiutarmi? Io da sola non ci riesco\u00bb. Strizz\u00f2 gli occhi. \u00abNon ce la faccio\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019uomo annu\u00ec. \u00abCerto\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abPerfetto, grazie. Sempre se ne ha voglia, eh. Altrimenti, che dice, buttiamo gi\u00f9 tutto e basta?\u00bb<\/p>\n<p>La donna proruppe in una risata isterica, mimando l\u2019intento di scaraventare suo figlio e il passeggino fuori dal treno. Sara si premette contro il finestrino. Non la voleva sentire, quella risata, le dava i brividi. Si mescolava ai ricordi di quella notte, al respiro cadenzato dell\u2019ombra che sollevandosi dalle lenzuola si era rimessa in piedi e l\u2019aveva lasciata l\u00ec da sola, a fissare il bagliore intermittente dell\u2019insegna luminosa al di l\u00e0 della finestra.<\/p>\n<p>Non appena il treno si ferm\u00f2, il bambino ricominci\u00f2 a piangere.<\/p>\n<p>\u00abEcco, vede? Ha di nuovo fame. Oppure \u00e8 ora di cambiargli il pannolino. <em>Un\u2019altra<\/em> volta\u00bb. La donna incroci\u00f2 lo sguardo di Sara. \u00abHanno sempre bisogno di qualcosa, questi piccoletti. E quel qualcosa lo pretendono da te, te lo strappano via a forza se non li accontenti subito\u00bb.<\/p>\n<p>Sara raggel\u00f2. Li guard\u00f2 scendere, una madre e il suo bambino. Lasci\u00f2 cadere l\u2019impegnativa tutta accartocciata ed emise un respiro tremante. In preda a un\u2019ondata di terrore puro, viscerale, si pos\u00f2 una mano sul ventre.<\/p>\n<p>Cresceva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35781\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35781\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora qualche ora, e il sole sarebbe tramontato. 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