{"id":3578,"date":"2010-05-13T19:15:09","date_gmt":"2010-05-13T18:15:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3578"},"modified":"2010-05-13T19:15:09","modified_gmt":"2010-05-13T18:15:09","slug":"il-tiratore-di-stefano-paolo-giussani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3578","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Il tiratore&#8221; di Stefano Paolo Giussani"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\"><span>Andrea Valsecchi era un ottimo tiratore e quel mattino si preparava a segnare dei colpi che in molti avrebbero ricordato per parecchio tempo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>La visuale era perfetta dal poggio dove si erano arrampicati prima ancora che nascesse il giorno: il rettilineo sarebbe riuscito a sfilare le prede verso la traiettoria dei suoi proiettili. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Ottima luce sui bersagli, ottima prospettiva di mira, ottima corsia di tiro. La collina alle loro spalle li proteggeva con un cono d\u2019ombra in cui sarebbe stato difficile individuare la loro posizione per la colonna tedesca. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Davanti al tratto di autostrada in quel momento deserta gli torn\u00f2 in mente il giorno dell\u2019inaugurazione. Era stata un avvenimento indimenticabile per il paese. Era poco pi\u00f9 di un bambino ma ricordava di esserci andato con la maestra. Erano tutti vestiti uguali e orgogliosi nell\u2019uniforme da Balilla, una compagnia di piccoli mascalzoni tirati a lucido per l\u2019arrivo del duce e del ministro. Prima di tagliare un nastro sent\u00ec raccontare che la loro vita non sarebbe stata pi\u00f9 la stessa e che quella grande via era \u201cil\u201d progresso e altre cose ancora che ora non ricordava pi\u00f9. Arrivarono anche tanti uomini in uniforme, molti con le cineprese e le macchine fotografiche. La folla riempiva tutta la carreggiata e i veicoli imbandierati si avviarono tra gli applausi a percorrere l\u2019asfalto in direzione del mare. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Oggi l\u2019autostrada era l\u00ec davanti a lui e da quella posizione se ne sentiva un po\u2019 il padrone. Era uno dei tratti pi\u00f9 veloci. Un muro in pietra e cemento a sinistra conteneva il pendio, la scarpata sul lato opposto digradava verso il fiume. La riga bianca intermittente nel centro della striscia scura era precisa come un esercizio di geometria che si perdeva in un puntino alla fine della corsia.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Il fiume era un sottile nastro argenteo in un greto di sassi grigi. Sulle colline circostanti la vegetazione non pi\u00f9 invernale ma non ancora fiorita lasciava intravedere il sottobosco e le onde sinuose del crinale. Tutte le linee del paesaggio sembravano fluire morbidamente dalla gola dove si perdeva la prospettiva. Anche la ferrovia e la statale si originavano da quel punto buio in fondo alla valle.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Lo sperone sul quale era appollaiato era un buon punto di osservazione anche sul paese. Le case si succedevano lungo la strada assecondandone il movimento e le colline erano punteggiate dalle grosse ville di qualche commerciante che veniva dalla citt\u00e0 a far vacanza. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>La spianata al margine della chiesa era quella da cui ogni estate si diffondeva la musica della balera. Pens\u00f2 alle persone che la affollavano, al suono dell\u2019allegria e al profumo del vino nell\u2019aria, ai balli veloci che trovava buffi per come costringevano a muoversi. Ricordava i seni delle ragazze pigiati al suo torace durante le danze lente. Vedeva anche il prato oltre il boschetto dove una di loro lo aveva accompagnato la notte che segn\u00f2 la fine della sua adolescenza. Gli torn\u00f2 in mente quando lei si era chinata e lo aveva sciolto in un fluido di piacere. Poi si sdraiarono sotto il cielo tempestato di stelle appoggiato sulle cime degli alberi. Al momento gli piacque ma si rese conto che era solo uno sfogo. Non era quello il genere di rapporto che cercava. Non in quel momento.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Spostando di poco lo sguardo intravide la stazione ferroviaria e il grosso piazzale alla sua destra e ricord\u00f2 quel lontano sollievo di fronte alla infilata di binari quando lasci\u00f2 il paese. Anche se lo mandava in guerra, nel carabiniere che chiamava all\u2019appello i coscritti vedeva una specie di liberatore che gli apriva le porte della gabbia per mandarlo a scoprire il mondo. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Solo tornando, allo sbando dopo l\u2019armistizio, nell\u2019avvicinarsi a casa si era reso conto di quel che gli era capitato e di quanto diverso dalla sua immaginazione fosse il mondo che sognava di conoscere. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Aveva ucciso e visto uccidere. Aveva assistito alla morte dei suoi compagni senza poter far nulla, nemmeno per quelli a cui si era pi\u00f9 affezionato. Lo avevano abituato a vivere la giornata. A raggiungere la sera come fosse un successo essere l\u00ec, vivo. Per ricominciare daccapo il giorno dopo. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Tornato, il profumo dei boschi dell\u2019Appennino, anche se in clandestinit\u00e0, gli aveva riempito i polmoni di una sensazione familiare. L\u2019incontro con i partigiani che parlavano il suo dialetto gli aveva restituito un obbiettivo, dei compagni e la sensazione che c\u2019era un posto che poteva chiamare casa. Solo ora, in quell\u2019istante, sentiva di meritarselo. Era il suo mondo, plasmato tutto attorno sui rilievi, sugli alberi che stavano germogliando, nei ciuffi d\u2019erba che con decisione bucavano la tavola dei grigi della stagione fredda. Era nel fruscio della brezza che in certi giorni si sentiva arrivare dal mare, nei cinguettii dai nidi. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Era anche nei fischi sottili del richiamo della compagnia partigiana che era schierata attorno a lui, sparpagliata nel bosco.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Il rumore lontanissimo di un cigolio amplificato dalla eco della gola al capo opposta dell\u2019autostrada pungol\u00f2 i suoi pensieri cancellando come una spugna sulla lavagna tutte le immagini. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Il fischio sommesso della vedetta in cima al crinale confermava: l\u2019autocolonna nazista era in avvicinamento. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Fissava l\u2019imbocco della stretta forra con uno sguardo ossessivo, pieno di impazienza per dover sentire nell\u2019aria quella minaccia ridondante senza distinguerne l\u2019origine. Avvertiva anche il peso degli occhi dei compagni appoggiati l\u00ec, su quella ultima curva. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Essendo il pi\u00f9 capace a tirare al bersaglio aveva la posizione migliore. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Al suo fianco distingueva solamente uno dei ragazzi, Mauro Stucchi. Veniva da Alessandria. Non era altrettanto abile col fucile ma sui tiri lunghi aveva quella buona combinazione tra pazienza, precisione e velocit\u00e0 che sono gli ingredienti di un buon tiratore. Poi era uno che gli piaceva. Forse troppo cittadino, ma nelle notti di fronte al fuoco gli aveva passato certi libri e avevano discusso animatamente della vita. Riusciva a parlare di tutto ed era intenerito da quella innocua immagine cittadina che trasmetteva. La corporatura minuta lo faceva sembrare piccolino tra i partigiani delle valli, come un tronco novello nel bosco delle querce centenarie, eppure era salito qui per dare il suo contributo. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Quando leggeva portava gli occhiali, quando tirava al bersaglio no e Andrea trovava divertente il contrasto. Ci pensava ogni volta che davanti a un libro le lenti riflettevano la fiamma nel buio assoluto del capanno. Come un ragazzino, quando gli occhiali scendevano verso la punta del naso li riportava in su con l\u2019indice. E quando si accorgeva che Andrea lo stava fissando, allora si scambiavano un sorriso. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Un rumore pi\u00f9 vicino infranse l\u2019aria rarefatta. Lo scricchiolio metallico senza fine si materializz\u00f2 in un autoblindo, seguito da una macchina, poi i camion. Apparivano lentamente. Uno, due, tre\u2026la curva non smetteva di snocciolare grossi veicoli grigi\u2026<span> <\/span>sei, sette. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Nove in tutto. Tre di merci, una cisterna e gli altri di soldati. A venti soldati a camion pi\u00f9 la macchina e l\u2019autoblindo facevano un centinaio di uomini. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Loro erano in ventuno. Effetto sorpresa e posizione di tiro lo facevano sentire sicuro. Anche la vicinanza di Mauro lo faceva sentire sicuro. Come gli spartani di cui gli aveva fatto leggere. In gruppo erano invincibili.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Le moto erano pi\u00f9 veloci e dal fondo del rettilineo si lanciarono distanziando la colonna. Erano affiancate dal sidecar e in avanscoperta superarono le postazioni di tiro scivolando indisturbate sotto le silenziose mire partigiane. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>L\u2019ordine era chiaro. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Sarebbe stato di Andrea il primo colpo, sul segnale di un fischio del tenente. Obbiettivo: il primo camion. Avrebbe bloccato la strada e dato inizio alla festa.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>L\u2019autocolonna continuava ad avvicinarsi, ormai tutta a vista, precisa come un treno sulle rotaie.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Un fischio. Uno sparo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Dopo il dito premuto sul grilletto e il colpo sulla carica, Andrea sent\u00ec il proiettile abbandonare la canna, sorvolare il bosco, sfrecciare nel vento sopra l\u2019asfalto dell\u2019autostrada, puntare al vetro del suo obbiettivo, penetrarlo con un piccolo foro preciso, sbriciolare l\u2019osso della fronte dell\u2019autista e fermarsi. Lo sbandamento improvviso del mezzo e la grandinata di colpi che part\u00ec in quell\u2019istante scompigli\u00f2 l\u2019incolonnamento portando il caos nella valle. I camion vomitavano soldati come un formicaio impazzito mentre il tiro partigiano iniziava a schiacciarli al suolo. I tedeschi cercavano riparo scavalcando i corpi dei compagni, chi tra i camion, chi lanciandosi nel pendio a lato dell\u2019autostrada. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>La torretta del mezzo corazzato inizi\u00f2 intanto a ruotare e cercare nel bosco un obbiettivo. Gli ricord\u00f2 un animale sbandato che fiuta l\u2019aria alla ricerca di una preda invisibile. Part\u00ec il fuoco di risposta ma contro luce e verso la collina in ombra era uno sparare a caso. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Andrea fece partire il secondo colpo questa volta verso la cisterna. Centrata. Nessun effetto. Forse era gasolio e non benzina. Un secondo colpo, poi un terzo. Poi un boato e una torre di fiamme spumeggianti sormontata da una colonna di fumo nero si alzarono dal centro dell\u2019asfalto. Al ritiro della bolla incandescente i soldati pi\u00f9 vicini erano diventati schegge di fuoco che correvano verso ogni direzione. Per un breve istante prov\u00f2 piet\u00e0 per quei poveracci che non erano pi\u00f9 uomini ma torce. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Scambi\u00f2 un\u2019occhiata con Mauro in cui si dissero tutto. Poi Mauro riprese a sparare, il lavoro andava finito. Si volse anche lui agli obbiettivi quando sent\u00ec un colpo pi\u00f9 sordo partire dalla testa della colonna. L\u2019autoblindo aveva ricominciato a sparare. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Se ne rese conto appena prima che tutto si trasformasse in un accecante lampo bianco e avvertisse un calore mai provato prima, leggero e avvolgente come sospeso in una vasca di acqua deliziosamente tiepida.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Poi solo una voce, di Mauro. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Il suo nome, chiamato. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Urlato, disperato.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Poi pi\u00f9 nulla.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><!--EndFragment--><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3578\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3578\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea Valsecchi era un ottimo tiratore e quel mattino si preparava a segnare dei colpi che in molti avrebbero ricordato per parecchio tempo. 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