{"id":35764,"date":"2018-05-28T17:08:02","date_gmt":"2018-05-28T16:08:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35764"},"modified":"2018-05-28T17:08:02","modified_gmt":"2018-05-28T16:08:02","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-la-delazione-di-corrado-consolandi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35764","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;La delazione&#8221; di Corrado Consolandi"},"content":{"rendered":"<p>Il sindaco Giannetti guardava con aria preoccupata il documento sulla sua scrivania. Si stava lisciando i baffoni neri alla Stalin e si sentiva come il dittatore durante l\u2019assedio di Stalingrado: una cupa minaccia incombeva sul futuro del suo governo e della sua amministrazione, il tutto a meno di una settimana dalle elezioni. \u201cPorca putana schifusa vaca porca cagna \u2026 chi saral che fioel de na putanasa \u2026\u201d continuava a ripetere tra se e se, perch\u00e9 mai avrebbe avuto il coraggio di pronunciare a voce alta la serie di oscenit\u00e0 e bestemmie che in quel momento delicatissimo affollavano il suo cervello. Il sindaco Giannetti era conosciuto da tutti come un uomo estremamente mite e fine: e per la verit\u00e0 lo era davvero, tranquillo, calmo, sempre in grado di affrontare ogni situazione con il sorriso o, se necessario con un\u2019energica scrollata di spalle. Ma qui si attentava alla stabilit\u00e0 del paese, per dio. Il documento che stava sulla sua scrivania era scritto con lettere ritagliate da riviste, come nella migliore tradizione di rapimenti e sequestri, il contenuto era una bomba: \u201cTot\u00f2 lo stradino, piuttosto che pulire i strade, sta sempre ai bar a bere i campari\u201d cos\u00ec recitava testuale il documento. Per il sindaco era un problema: Tot\u00f2 lo aveva fatto assumere lui, era un suo vecchio amico e pensava di fare un favore a quel meridionale molto ignorante che in passato aveva addirittura avuto problemi con la giustizia. La prima volta quando faceva il benzinaio e lucrava in maniera spudorata e disonesta dando resti sbagliati e fregando a ripetizione gli ignari clienti rifornendo quantit\u00e0 irrisorie di benzina. La seconda quando cerc\u00f2 di introdurre abusivamente una pistola lanciarazzi al Delle Alpi di Torino, durante una partita casalinga dell\u2019amata Juventus. Comunque Tot\u00f2 aveva quasi sessant\u2019anni ed era una versione pi\u00f9 grassa e volgare del sindaco: tanto il primo cittadino era magro, esile, pallido dall\u2019aspetto insignificante e ben educato, tanto Tot\u00f2 ero basso, scuro e decisamente grezzo. Li accomunavano i baffi, scuri come la notte e foltissimi. Quella delazione per\u00f2 forse capitava a proposito, ragionava Giannetti: poteva indagare lui stesso prima che la notizia giungesse alle orecchie delle Maledette Opposizioni, che avrebbero senz\u2019altro strumentalizzato la vicenda per fargli le scarpe alle ormai imminenti elezioni. No, non si poteva rimandare, pensava il sindaco, bisognava intervenire, con pugno di ferro e spezzare immediatamente qualsiasi forma di rivolta. D\u2019altronde si stava avvicinando alla pensione: altri cinque anni di governo gli avrebbero permesso di finire la sua esperienza lavorativa con grande tranquillit\u00e0 e serenit\u00e0; di tornare in ufficio a rompersi le palle ancora per qualche anno non se ne parlava nemmeno. Cos\u00ec si decise: il giorno dopo avrebbe pedinato senza piet\u00e0 Tot\u00f2, seguendolo durante il suo giro quotidiano di pulizia delle strade del paese. Doveva solo scegliere il travestimento migliore per passare inosservato.<\/p>\n<p>Ma in un paese di 5mila persone, pensare di passare inosservato \u00e8 pura utopia, soprattutto se sei il sindaco. Giannetti si present\u00f2 in comune alle sette precise: nessuno era ancora arrivato e avrebbe scoperto che nessuno arrivava mai prima delle undici, esattamente cinque minuti prima che lui varcasse le soglie del Municipio. Penser\u00f2 ai fannulloni un\u2019altra volta, pens\u00f2, non considerando minimamente a includersi nel numero dei pelandroni, si chiuse in ufficio e inizi\u00f2 a prepararsi. Per il bene comune, e soprattutto per il suo, sacrific\u00f2 i baffoni, che non tagliava da quando aveva vent\u2019anni e che gli avevano deformato il labbro superiore in maniera ormai irrimediabile: sembrava avesse un taglio cesareo a posto della bocca, assomigliava pericolosamente a un coniglio impaurito, con quella faccia magra che aveva. Poi impermeabile, che a fine maggio non \u00e8 proprio il modo migliore per passare inosservato. Visto il caldo opt\u00f2 per tenersi sotto solo i boxer e i calzini tirati su fino alle ginocchia, considerando che tanto non avrebbe dovuto mostrare a nessuno il suo ridicolo fisico da sollevatore di pratiche e alzatore di bicchierini di caff\u00e8. Occhiali da sole clamorosamente da signora, erano quelli di sua moglie, infatti lui mai aveva indossato niente del genere, con stanghette decorate scritte brillantinate molto cafone e cappello alla Humprehy Bogart calcato sulla fronte. Ai piedi le immancabili scarpe marroni che avevano la caratteristica di star malissimo abbinate a qualsiasi cosa. Se non fosse stato per le oscene calzacce blu che spuntavano da sotto l\u2019impermeabile e faticavano a restar su, data la scarsit\u00e0 di polpacci del nostro, per la totale mancanza di carisma e per gli occhialacci da battona, il sindaco sembrava proprio un investigatore privato.<\/p>\n<p>Cos\u00ec agghindato si piazz\u00f2 quindi sulle panchine di fronte al Municipio e non pass\u00f2 nemmeno un minuto che venne riconosciuto dal dottor Artoni, che in paese pigliavano tutti per matto perch\u00e9 si vestiva in maniera bislacca ma che in realt\u00e0 era un cardiologo di fama mondiale e non gli scappava nulla. Il dottor Artoni non aveva la macchina e, si diceva, neppure un nome di battesimo: leggenda in paese vuole che il suo nome comune fosse proprio Dottor. Girava sempre, in tutte le stagioni, con un paio di calzettoni da calcio fino alle ginocchia e ne aveva a centinaia, nessuno l\u2019ha mai visto due giorni di fila con le stesse calze. Poi zoccoli di gomma colorati, bermuda con i tasconi pieni di roba e giubbotto smanicato da pescatore. Sotto il giubbotto, d\u2019estate camice hawaiane e magliette colorate, d\u2019inverno maglioni infeltriti di colori indefinibili e sconosciuti. Aveva una barba lunga e bianca fino al petto, era alto un metro e cinquanta, portava i capelli candidi a mezzo collo, un cappellino con la becca e gli immancabili occhiali da sole. Non aveva la patente e si spostava o su un\u2019Apecar verde o in bicicletta, trascinando un carrettino pieno dei pi\u00f9 svariati utensili. E proprio in bici pass\u00f2 davanti alle panchine del municipio, quel giorno soleggiato di fine maggio, credendo di avere le traveggole. Un uomo, che assomigliava tremendamente al sindaco ma senza baffi, con la faccia pallida da coniglio impaurito, un paio di occhiali da sole da battona e un\u2019impermeabile, stava seduto con le gambe accavallate, sudando e in atteggiamento tutt\u2019altro che sereno. Cos\u00ec si ferm\u00f2 a fissarlo.<br \/>\nIl Dottore smont\u00f2 dalla bici sul marciapiede, continuando a scrutare insistentemente quella strana apparizione primaverile. E poi in paese dicevano che lo strano era lui. Il sindaco lo fissava a sua volta per pochi instanti, poi distoglieva lo sguardo. Sembrava una scena da duello messicano, con il Dottore che cercava di capire chi fosse il personaggio, se un pedofilo o semplicemente qualcuno scappato da una casa di cura e il sindaco, visibilmente a disagio, che passava da una chiappa all\u2019altra, dondolando sulla panchina. Quando il primo cittadino si accorse che il Dottro Artoni l\u2019aveva infine riconosciuto, si arrese e consegn\u00f2 le armi, abbozzando un timido cenno di saluto con la testa.<br \/>\n\u201cSindaco?\u201d disse con un tono tra l\u2019interrogativo e il meravigliato il Dottor Artoni.<br \/>\n\u201cDica\u201d rispose Giannetti sudando come una bestia, particolarmente teso visto che il suo travestimento era saltato dopo tre minuti e si era rivelato un fiasco.<br \/>\n\u201cLa strada ch\u00e8 l\u2019\u00e8 piena de b\u00fcse\u201d dichiar\u00f2 solenne il Dottore, che al contrario di molti compaesani non era avvezzo a giudicare nessuno, inforc\u00f2 la bicicletta e abbandon\u00f2 il sindaco come se niente fosse ad annegare nel suo sudore, sentendosi rispondere un timido \u201cProvvederemo\u201d, mentre si allontanava pedalando.<\/p>\n<p>La giornata iniziava quindi gi\u00e0 malissimo per il sindaco Giannetti. Non si perse comunque d\u2019animo e attese sulle panchine l\u2019arrivo di Tot\u00f2, che alle nove giunse puntuale (almeno quello) a ritirare la bicicletta a tre ruote, il bidone e la scopa che utilizzava a pulire le strade del paese. Il piano del sindaco era, secondo lui, semplice e sicuro allo stesso tempo: avrebbe seguito Tot\u00f2 con nonchalance, entrando poi subito dopo di lui nei bar che, eventualmente, avrebbe visitato e chiedendo con indifferenza informazioni sulle consumazioni dello stradino. E cos\u00ec alle nove e quattro minuti Tot\u00f2 usc\u00ec dal cortile del Municipio con la sua biciclettina, che parcheggi\u00f2 esattamente venti secondi dopo di fronte al bar Roma, dall\u2019altra parte della strada rispetto alla sede del Comune.<br \/>\n\u201cPu\u00f2 essere che vada a bersi un caff\u00e8- penso Giannetti, calcandosi il cappello sulla fronte e alzando il bavero dell\u2019impermeabile per non farsi vedere in faccia- ci star\u00e0 senz\u2019altro due minuti\u201d.<br \/>\nI due minuti si rivelarono invece cinquanta minuti secchi, cos\u00ec che Tot\u00f2 usc\u00ec dal bar Roma molto barcollante, alle nove e cinquantaquattro.<br \/>\n\u201cAhia casso- imprec\u00f2 a denti stretti il sindaco- sono fottuto\u201d.<\/p>\n<p>Entr\u00f2 al Bar Roma non appena Tot\u00f2 ebbe inforcato la bicicletta, con pi\u00f9 di una difficolt\u00e0. Appena mise piede nel locale fu salutato da Sergio, il barista.<br \/>\n\u201cUel\u00e0 Sindech. Come mai cos\u00ec bardato?\u201d.<br \/>\nCazzo, mezzo secondo e anche Sergio, che non era certo un segugio, aveva gi\u00e0 sgamato quello che Giannetti continuava a ritenere un travestimento diabolico e perfetto.<br \/>\n\u201cSe va beh- rispose sconsolato- ciao Sergio. Mi potresti gentilmente dire cosa ha preso Tot\u00f2, sono nel bel mezzo di un\u2019indagine \u2026\u201d. Ormai era quasi sconfitto. \u201cSolo un caffettino vero?\u201d domand\u00f2 speranzoso, ma non ci credeva nemmeno lui. D\u2019altronde in cinquanta minuti Tot\u00f2 poteva aver in scioltezza prosciugato le scorte del bar. E in effetti l\u2019elenco fu impressionante: due bianchi lisci, due Campari e un caff\u00e8 corretto grappa. Pi\u00f9 tre bestemmie, contate, una partita a briscola con due pensionati e il Conte, che era ai domiciliari e viveva proprio sopra il bar, e che all\u2019ingresso del primo cittadino si nascose dietro alla Gazzetta dello Sport. Il sindaco finse elegantemente di non vederlo, salut\u00f2 e usc\u00ec distrutto, sulle tracce del suo sciagurato spazzino.<\/p>\n<p>Il resto della mattinata fu tremenda per il nostro sindaco: alle dieci lo stradino si rifugi\u00f2 alla bocciofila Nitti, per riemergerne sempre pi\u00f9 ubriaco tre quarti d\u2019ora pi\u00f9 tardi; alle undici si ferm\u00f2 a pisciare proprio accanto al cimitero; alle undici e tre ripar\u00f2 con grande calma al \u201cPueblo\u201d, locale di interisti in cui andava solo per attaccar briga; a mezzogiorno era completamente sbragato sulla panchine del parco Collodi, dietro le scuole medie. Giannetti non lo aveva mai perso di vista: il caldo era ormai insopportabile sotto l\u2019impermeabile, i calzini erano fradici e adornavano le caviglie dell\u2019ometto, la testa bolliva come una pignatta di polenta incandescente. Al parco Collodi ripar\u00f2 anche lui su di una panchina: si stravacc\u00f2 e per la prima volta nella giornata, sotto al fresco delle piante, con il piacevole vento primaverile che spirava e lo rinfrescava un poco, si sent\u00ec sereno. Mass\u00ec! Avrebbe allontanato a pedate quel terrone! E lui che gli aveva dato pure fiducia, fedele al suo principio che una seconda possibilit\u00e0 non si nega neppure al Mostro di Rostov. Cacciato Tot\u00f2 e ripristinato l\u2019ordine. E l\u2019avrebbe fatto lui, senza polemiche da parte delle maledette opposizioni, senza rotture di coglioni o prese in giro. Mentre cos\u00ec pensava, buttato sulla panchina del parco, le cinghie dell\u2019impermeabile cominciarono ad allentarsi, aprendo l\u2019indumento in maniera lenta e inesorabile. Come delle tende lasciate libere, i due lati del pastrano iniziarono cos\u00ec a spalancarsi, mostrando il sindaco Giannetti, in tutto il suo splendore decadente, con il suo petto di pollo bianco come il latte e cosparso da qualche peletto nero, con una pancetta ridicola che sembrava una mozzarellina avariata, con i boxer grigi chiazzati di sudore ma che sembravano per\u00f2 tragicamente sporchi d\u2019altro, con due gambette rachitiche e dalle ginocchia gemelle, con i calzini arrotolati alle caviglie con sotto le tremende scarpe marroni. Unite a questo quadro deprimente e senz\u2019altro pi\u00f9 che equivoco a una scolaresca di bambini in libera uscita al parco, e potrete certamente comprendere il motivo delle grida belluine che quel giorno scossero il luogo.<\/p>\n<p>Il giorno prima delle elezioni Giannetti usc\u00ec prima dal Municipio. Svicol\u00f2 rapido come un topo, e cos\u00ec infatti molti lo chiamavano in paese, il topo o il ratto (qualcuno optava per la sorga o la pantegana) dirigendosi a passi rapidi verso la sua Multipla. Le elezioni erano sicuramente perse: era stato accusato di essere un pederasta dalle Maledette Opposizioni, beccato in un parco con l\u2019impermeabile aperto come i peggiori maniaci, completamente nudo tranne i calzini e i boxer grigi, tutti imbrattati. Qualcuno diceva che si toccava furiosamente il membro, altri che sudava copiosamente e che il suo respiro affannoso poteva essere sentito a diversi metri di distanza; qualche maestra disse addirittura che prov\u00f2 a rapire un bambino; fatto sta che le Maledette Opposizioni non s\u2019erano lasciate sfuggire l\u2019occasione, conducendo un\u2019imponente campagna diffamatoria a cui il primo cittadino non aveva saputo opporre una resistenza efficace. L\u2019avevano pure denunciato. E cos\u00ec era sicuro: governi erano caduti per molto meno, il suo regno in paese stava per terminare. Sarebbe dovuto tornare al lavoro, in quell\u2019ufficio di contabili che lui tanto disprezzava e che pensava di non dover rivedere mai pi\u00f9. Almeno era per\u00f2 riuscito a cacciare Tot\u00f2, quel maledetto, se non fosse stato per lui e per la fottuta lettera anonima che l\u2019aveva cos\u00ec tanto agitato, nulla sarebbe successo: lui avrebbe continuato a vivere nell\u2019ignoranza e sarebbe stato rieletto. Ma ormai \u2026<\/p>\n<p>Giunto in prossimit\u00e0 della sua macchina fu scosso da un\u2019apparizione: qualcuno aveva inciso il cofano con una chiave. \u201cFigglieeeputtana\u201d il testo del messaggio. Il sindaco Giannetti se lo immagin\u00f2 gridato con forte accento meridionale da un uomo basso, grassoccio e con dei baffoni folti.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35764\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35764\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sindaco Giannetti guardava con aria preoccupata il documento sulla sua scrivania. 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