{"id":35739,"date":"2018-05-27T17:58:28","date_gmt":"2018-05-27T16:58:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35739"},"modified":"2018-05-27T17:58:28","modified_gmt":"2018-05-27T16:58:28","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-leducatrice-e-il-brigante-di-marinella-emilia-brizza-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35739","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;L&#8217;educatrice e il brigante&#8221; di Marinella Emilia Brizza"},"content":{"rendered":"<p>A volte succedono cose inspiegabili, ai limiti della umana ragione. A volte c\u2019\u00e8 solo una porta a separare il razionale dall\u2019irrazionale. Quella porta pu\u00f2 essere aperta in qualsiasi momento. Non lo decidiamo noi. Possiamo solo scegliere se restare sulla soglia oppure oltrepassarla.<\/p>\n<p>Nella storia che vi racconter\u00f2, io ho scelto ben poche cose. Tutto \u00e8 successo grazie ad una serie di eventi fortuiti. A iniziare dall\u2019incontro che avrebbe cambiato la mia vita.<\/p>\n<p>Tutto inizi\u00f2 quando incontrai Giuseppe. Giuseppe Musolino, di professione brigante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era il 20 novembre 2003. Alla guida di una 600 blu, mi lasciavo alle spalle le pareti impervie della mia terra, la Calabria. Passavo sui ponti, incapace di dare anche solo un\u2019occhiata ai baratri sottostanti, ricacciando indietro lacrime di paura e amarezza.<\/p>\n<p>In quell\u2019istante, sentii una presenza vicino a me.<\/p>\n<p>Mi voltai verso il lato passeggero e vidi uno strano personaggio. Il volto mi era familiare e l\u2019abbigliamento inusuale ricordava certe fotografie degli anni trenta: pantaloni\u00a0 color caff\u00e8, scarponi, camicia bianca e giacca scura alla cacciatora, baffi lunghi su un volto scurito dal sole. Mi sorrise con fare sornione, togliendosi il berretto in segno di saluto. Gli occhi neri brillavano di puro divertimento alla vista della mia faccia allibita. Notai un\u00a0 fucile a doppia canna accanto a lui.<\/p>\n<p>\u201cSar\u00e0 un effetto della tensione,\u201d dissi ad alta voce.<\/p>\n<p>\u201cBuongiorno, Romina,\u201d replic\u00f2 l\u2019 allucinazione.<\/p>\n<p>\u201cAdesso sento anche le voci! Forse non sarei dovuta partire da sola.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSono qui gi\u00e0 da un po\u2019 di tempo,\u201d disse lui, \u201cpotresti farmi il favore di prendere le curve con maggiore delicatezza?\u201d<\/p>\n<p>\u201cCosaaa? Mio Dio, sto impazzendo!\u201d<\/p>\n<p>Mi fermai alla stazione di servizio. Scesi dall\u2019auto, accesi una sigaretta e cercai di respirare.<\/p>\n<p>\u201c<em>\u00c8 solo suggestione,\u201d <\/em>pensai,<em> \u201cora torner\u00f2 in macchina e quella specie di brigante del secolo scorso sar\u00e0 svanito.<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Tornai all\u2019auto e diedi un\u2019occhiata all\u2019interno. Non c\u2019era nessuno. Sollevata, mi rimisi in viaggio. Accesi lo stereo e le note di Eugenio Bennato riempirono l\u2019abitacolo. Mi allontanavo dal Sud a ritmo di taranta.<\/p>\n<p>Sospirai. Cominciai a canticchiare <em>Brigante se more<\/em>; avevo sempre adorato quella vecchia canzone di protesta.<\/p>\n<p>\u201cBella canzone! Mi ricorda tante cose\u2026\u201d<\/p>\n<p>Sobbalzai sul sedile.<\/p>\n<p>\u201cAncora tu?\u201d urlai. \u201cMa chi sei? E cosa vuoi da me?\u201d<\/p>\n<p>Lui rise, mostrando una fila di denti bianchissimi.<\/p>\n<p>\u201c Mi presento,\u201d disse togliendosi la coppola e piegando il capo in segno di rispetto, \u201cmi chiamo Giuseppe\u2026 Giuseppe Musolino, di professione brigante.\u201d<\/p>\n<p>Per poco non andai a sbattere contro il camion davanti a me.<\/p>\n<p>\u201cIl brigante Musolino? Se non ricordo male, sei morto in un ospedale psichiatrico almeno sessanta anni fa!\u201d<\/p>\n<p>\u201cI briganti come me non muoiono mai, Romina. Continuano a vivere nell\u2019anima dei calabresi che non si arrendono e non piegano la testa davanti a nessuno!\u201d<\/p>\n<p>\u201cE io cosa c\u2019entro con loro? Io sto partendo. Io e la Calabria abbiamo chiuso. <em>Lei <\/em>non mi vuole! Mi sta cacciando, non lo vedi?\u201d<\/p>\n<p>Mi guard\u00f2 con una certa compassione.<\/p>\n<p>\u201cMi spiace, Romina. So quanto sia difficile.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMa cosa puoi saperne tu? Tu hai combattuto solo per te stesso,\u201d risposi, stizzita, \u201ce ucciso per vendetta personale.\u201d<\/p>\n<p>\u201cCredi di sapere tutto di me,\u201d ribatt\u00e9 lui, offeso. \u201cMa non fa niente,\u201d riprese allegramente, \u201cavremo tempo per conoscerci meglio.\u201d<\/p>\n<p>\u201cConoscerci meglio?\u201d Strillai, \u201cnon ci penso nemmeno. Qualunque cosa tu sia, io voglio che TU scenda dalla mia macchina!\u201d<\/p>\n<p>\u201c Ehi,\u201d mi riprese lui, \u201ccredi mi piaccia viaggiare su una scatoletta? Avessi almeno un SUV!\u201d<\/p>\n<p>Mi resi conto che non avrei ottenuto niente da lui.<\/p>\n<p>Proseguimmo cos\u00ec per qualche chilometro. Fui io a riprendere a parlare.<\/p>\n<p>\u201c Giuseppe, perch\u00e9 hai scelto proprio me?\u201d<\/p>\n<p>\u201cLo capirai da sola,\u201ddisse lui, \u201cora guida e abbassa il volume della radio. Voglio dormire\u201d!<\/p>\n<p>Ubbidii.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Arrivammo a destinazione verso sera e passai la notte da Anita, mia sorella. Il giorno dopo avevo un colloquio di lavoro.<\/p>\n<p>Dormii male e mi svegliai presto. Di Giuseppe non c\u2019era traccia. Pensai fosse stato un infelice frutto dell\u2019immaginazione e non ne feci parola nemmeno con Anita. Mi preparai e mi avviai verso il luogo dell\u2019appuntamento. Avevo un indirizzo, un numero di telefono e un senso dell\u2019orientamento gi\u00e0 provato dal lungo viaggio attraverso l\u2019Italia. Naturalmente, mi persi nelle campagne del Monferrato. Capii di trovarmi sulla strada giusta solo quando vidi un grande cancello verde con l\u2019insegna che cercavo.<\/p>\n<p>Percorsi il vialetto fino ad arrivare nel cortile di una grande casa. Il suo aspetto mi turb\u00f2 inspiegabilmente. Per qualche strana ragione, rabbrividii. Sentii la voce di Giuseppe.<\/p>\n<p>\u201cEccoci arrivati, finalmente!\u201d<\/p>\n<p>\u201cDi nuovo tu,\u201d esclamai esasperata, \u201ccome se non fossi gi\u00e0 agitata di mio\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cEehhh, stai calma, <em>signur\u00ec! <\/em>Prendi i tuoi fiori di Bach, respira e scendi da questa macchina!\u201d<\/p>\n<p>\u201cTu come fai a sapere\u2026? Va b\u00e9, lasciamo stare!\u201d<\/p>\n<p>Giuseppe mi guard\u00f2 con aria di compatimento indicandomi una donna intenta a strappare delle erbacce nelle aiuole. La donna sollev\u00f2 lo sguardo e si mosse nella nostra direzione.<\/p>\n<p>\u201cDevi andare a parlare con lei, Romina,\u201d\u00a0 disse serio, stai attenta.\u201d<\/p>\n<p>\u201cAttenta? Giuseppe, ma cosa vuoi dire?\u201d<\/p>\n<p>Ebbi appena il tempo di accorgermi della sua scomparsa, che la donna era gi\u00e0 vicino all\u2019auto. Mi affrettai ad aprire la portiera.<\/p>\n<p>\u201c Salve, tu devi essere Romina! La targa dell\u2019auto parla per te. Io sono Miriam, la psicologa della Comunit\u00e0. Ci siamo sentite per telefono.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSalve, sono proprio io. Ho faticato a trovarvi,\u201d aggiunsi, guardandomi intorno, \u201c\u00e8 un bel posto, ma parecchio isolato.\u201d<\/p>\n<p>La casa era spettrale e affascinante allo stesso tempo. I vecchi\u00a0 muri, di un giallo ormai sbiadito, sembravano impazienti di raccontare la loro storia. Le finestre dalle consunte persiane di legno somigliavano a tanti occhi con lo sguardo fisso sui nuovi arrivati. Alberi secolari circondavano l\u2019abitazione e le aiuole lungo il marciapiede del cortile erano una pallida imitazione della natura che si ergeva superba tutto intorno. La donna mi invit\u00f2 a seguirla in ufficio.<\/p>\n<p>\u201cVado a lavarmi le mani,\u201d disse, \u201cquando vedo delle aiuole trascurate, soffro. Il giardinaggio \u00e8 una mia grande passione.\u201d<\/p>\n<p>\u201cPrego, faccia pure,\u201drisposi.<\/p>\n<p>Approfittai di quei pochi minuti per guardarmi intorno liberamente. La spaziosa scrivania era ingombra di fogli sparsi e cartellette colorate. Alle pareti dei pannelli dalle scritte, chiaramente realizzate da adolescenti, ravvivano l\u2019ambiente di per s\u00e9 squallido.<\/p>\n<p>Ben presto la donna torn\u00f2 e il colloquio ebbe inizio. Per quaranta minuti parlai e ascoltai.<\/p>\n<p>Ci lasciammo entrambe soddisfatte.<\/p>\n<p>\u201cCi vediamo luned\u00ec,\u201d disse Miriam.<\/p>\n<p>\u201cA luned\u00ec,\u201d risposi, prendendo borsa e cappotto.<\/p>\n<p>\u201cUn\u2019altra cosa, Romina,\u201d esit\u00f2, \u201cnon pensare di poterli salvare. Noi possiamo fare ben poco per questi ragazzi.\u201d<\/p>\n<p>Salita in macchina, ripensai a quelle parole. Il tono col quale erano state pronunciate mi lasci\u00f2 addosso, per tutto il giorno, una strana inquietudine.<\/p>\n<p>Poco dopo rividi Giuseppe seduto al solito posto.<\/p>\n<p>\u201cMi chiedevo dove fossi finito!\u201d<\/p>\n<p>\u201cVedo che cominci ad abituarti alla mia presenza\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 difficile non notarla.\u201d<\/p>\n<p>\u201cLo so,\u201d ribatt\u00e9 compiaciuto, \u201cho sempre avuto un certo, come si dice\u2026 carisma? S\u00ec, carisma! Quando ero latitante sull\u2019Aspromonte\u2026 \u201d<\/p>\n<p>\u201cGiuseppe, credo tu non abbia colto l\u2019ironia. Ma d\u2019altra parte quando mai si sono viste delle allucinazioni con\u00a0 il senso dell\u2019umorismo?\u201d<\/p>\n<p>Giuseppe torn\u00f2 serio.<\/p>\n<p>\u201cVedi Romina, tu oggi pensi che io sia un\u2019allucinazione. Eppure, io sono solo una delle <em>possibili<\/em> presenze. Presto te ne renderai conto.\u201d<\/p>\n<p>Lo guardai sbalordita. L\u2019auto si pieg\u00f2 pericolosamente a destra.<\/p>\n<p>\u201cStai attenta, signora educatrice, io sono gi\u00e0 morto, ma tu hai ancora tante cose da fare!\u201d<\/p>\n<p>\u201cCosa vuoi da me?\u201d<\/p>\n<p>\u201cVoglio solo proteggerti.\u201d<\/p>\n<p>\u201cProteggermi? E da cosa?\u201d<\/p>\n<p>\u201cLo capirai presto. Adesso pensa a guidare e vai piano!\u201d<\/p>\n<p>Quando arrivai sotto casa di mia sorella, Giuseppe non c\u2019era pi\u00f9.<\/p>\n<p>Il luned\u00ec successivo iniziai a lavorare in Comunit\u00e0 Terapeutica. Non sarebbe stato facile, lo capii subito. Nonostante tutto, la vecchia casa esercitava uno strano potere su di me anche se non potevo comprenderne la ragione. Gli eventi dei giorni successivi complicarono le cose. Le parole di Giuseppe circa l\u2019esistenza delle <em>possibili presenze<\/em> acquisirono nuovo senso divenendo decisamente pi\u00f9 chiare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La casa dei sussurri<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Capitava spesso che noi educatori fossimo richiamati in turno per un\u2019emergenza. Vivevamo in costante stato di allerta. I problemi dei ragazzi, ospiti della casa, urlavano e tiravano calci e pugni. Le chiamavamo <em>crisi<\/em> e raccoglievamo i frammenti dei vetri spaccati da rabbia e dolore. Il contenimento fisico era largamente incoraggiato dalla Direzione. Si vociferava, persino, circa l\u2019esistenza di una squadra di picchiatori.<\/p>\n<p>In ogni caso, in una di quelle occasioni, venni a conoscenza dell\u2019esistenza della vecchia signora.<\/p>\n<p>Arrivai in cortile. Il vento agitava i rami degli alberi producendo un effetto sonoro mai sentito prima. Col tempo mi abituai al particolare fruscio in grado di creare suoni simili a sussurri. Voci sommesse percepibili solo a un orecchio ben affinato, pronto a cogliere e accettare verit\u00e0 impossibili da raccontare in un altro modo. Vento e alberi rivelavano i segreti della casa, ma gli sprovveduti frequentatori\u00a0 ?\u00a0 me compresa\u00a0 ?\u00a0\u00a0 non potevano saperlo. Quella fredda sera di gennaio, Giuseppe era seduto accanto a me. Mi accinsi a scendere dall\u2019auto, ma il brigante mi ferm\u00f2. Aveva un\u2019espressione molto preoccupata. Non lo avevo mai visto cos\u00ec.<\/p>\n<p>\u201cCosa c\u2019\u00e8? Ho fretta, Giuseppe!\u201d<\/p>\n<p>\u201cC\u2019\u00e8 una donna davanti alla porta.\u201d<\/p>\n<p>\u201cIo non vedo nessuno.\u201d<\/p>\n<p>\u201cEvidentemente non vuole farsi vedere da te\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cCi risiamo! Un altro fantasma?\u201d chiesi pi\u00f9 spazientita che spaventata, \u201ce perch\u00e9 non vuole farsi vedere da me? Forse crede, giustamente, che vedere te sia gi\u00e0 sufficiente?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon scherzare, Romina. La sua faccia non mi piace per niente.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE come sarebbe? Peggiore della tua?\u201d<\/p>\n<p>Ero particolarmente acida. La fretta e l\u2019assurdit\u00e0 della situazione accrescevano la tensione.<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 una donna anziana. Sta guardando verso di noi.\u201d<\/p>\n<p>La\u00a0 vecchia era abbigliata con una semplice camicia da notte bianca, o forse di un azzurro sbiadito, troppo lunga e larga per il magro corpo. Persino dal punto in cui ci trovavamo, Giuseppe riusc\u00ec a distinguere il bianco attorno alle iridi grigie, beffardamente posate su di noi. I capelli radi e corti le conferivano un\u2019aria ancora pi\u00f9 spettrale. Naturalmente, tali informazioni mi furono date in seguito dal brigante.<\/p>\n<p>\u201cVado a parlarle,\u201d disse il brigante.<\/p>\n<p>In una frazione di secondo lo vidi in piedi davanti alla porta a parlare col nulla. Dopo qualche minuto torn\u00f2 da me.<\/p>\n<p>\u201cAllora? Cosa vi siete detti?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon molto, in realt\u00e0.\u201d<\/p>\n<p>Sbuffai con una certa impazienza.<\/p>\n<p>\u201cMa chi \u00e8?\u201d<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 la proprietaria della casa.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE cosa vuole?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon lo so ancora. Ma tu non le piaci\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cPerfetto! E anche molto rassicurante, direi!\u201d<\/p>\n<p>\u201cIn ogni caso, adesso puoi entrare.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMi ha dato il permesso?\u201d<\/p>\n<p>\u201cRomina, ti ho gi\u00e0 detto di non scherzare e di non provocarla. Vai, ora.\u201d<\/p>\n<p>\u201cLei \u00e8 ancora l\u00ec?\u201d<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 casa sua. Lei \u00e8 sempre qui.\u201d<\/p>\n<p>Scesi dall\u2019auto. Percorsi il breve tragitto fino alla porta di ingresso con le gambe tremanti. Infilai la chiave nella toppa ed entrai, mentre una folata di vento gelido mi accompagn\u00f2 su per le scale fino all\u2019ufficio educatori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo quella notte iniziai a fare delle domande sulla casa e su chi vi aveva abitato. Venni cos\u00ec a sapere della leggenda nata attorno alla <em>casa dei sussurr<\/em>i.<\/p>\n<p>La casa era appartenuta a una ricca famiglia piemontese. I proprietari \u00a0?\u00a0\u00a0 marito e moglie \u2013 vi avevano vissuto felici fino a quando la malattia della donna aveva gettato un\u2019ombra cupa sulle loro vite. Per molti anni, ella visse segregata nelle sue stanze, in preda a tremende visioni e orrendi deliri. Furono interpellati sacerdoti e medici, ma non furono mai trovati esorcismi e medicine in grado di lenire il dolore e il tormento della povera signora.<\/p>\n<p>Un giorno l\u2019ammalata riusc\u00ec a fuggire dalla sua prigione e, obbedendo a sordide voci interiori, cerc\u00f2 di uccidere il marito. L\u2019uomo, colto di sorpresa, reag\u00ec aggredendo a sua volta. Colp\u00ec la moglie alla testa con un pesante candelabro e questa cadde a terra in una pozza di sangue. Credendola morta, si diresse verso la scrivania, apr\u00ec il secondo cassetto, prese la pistola e si spar\u00f2 alla tempia. Per l\u2019intervento di chiss\u00e0 quale entit\u00e0 suprema, la donna si risvegli\u00f2 dal torpore dell\u2019agonia. Urla sovrumane si sentirono fino in paese, parole terribili furono pronunciate: <em>\u201cmaledetta sia la casa e tutti i suoi abitanti per generazioni e generazioni! Chiunque dormir\u00e0 in queste stanze avr\u00e0 lo stesso crudele destino; pazzia e morte troveranno gli incauti stolti! Un enigma ha sconvolto la mia mente, solo risolvendolo si potr\u00e0 riavere la pace della mente e dell\u2019anima.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Negli anni a seguire, si verificarono molti episodi insoliti tra le sue mura. La gente del paese narrava di un bambino morto cadendo dall\u2019albero di fronte alla villa. La madre, resa folle dal dolore, mor\u00ec suicida e, fino alla fine, non volle credere alla teoria dell\u2019incidente occorso al figlio. Qualcuno affermava anche di aver\u00a0\u00a0 visto due figure con le medesime loro sembianze,\u00a0 vagare in casa e in giardino, scenario del dramma che vi si era consumato.<\/p>\n<p>Io stessa sentii pi\u00f9 volte un pianto infantile e un rumore di tacchi femminili salire (o scendere?) frettolosamente le scale da un piano all\u2019altro.<\/p>\n<p>La casa dei sussurri era rimasta vuota fino a quando un imprenditore locale non l\u2019aveva affittata per farne una comunit\u00e0 psichiatrica. Tutti l\u2019avevano ritenuta la soluzione ideale. Cosa poteva succedere a chi si trovava gi\u00e0 nei pressi della follia?<\/p>\n<p>Ma io mi ponevo senza sosta un\u2019altra domanda: qual era il mistero o l\u2019enigma la cui soluzione avrebbe potuto spezzare la terribile maledizione? E qual era il mio ruolo in tutto questo?<\/p>\n<p>Di tanto in tanto la vecchia dava i segnali della sua presenza e si divertiva a spaventarci.<\/p>\n<p>Mi convinsi che tutti i racconti di fantasmi ascoltati da bambina avessero una largo fondo di realt\u00e0. Sentii voci, passi e, durante la notte, le pesanti sedie al primo piano venivano rumorosamente spostate. Vidi oggetti spostarsi da soli e volare nella stanza. La sensazione di freddo divent\u00f2 familiare segnale dell\u2019arrivo e della presenza della vecchia. Notai una certa correlazione tra le apparizioni e il malessere dei ragazzi. Decisi di fare qualcosa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cGiuseppe, devi aiutarmi!\u201d<\/p>\n<p>\u201cA fare cosa?\u201d<\/p>\n<p>\u201cDevo trovare il modo di spezzare la maledizione.\u201d<\/p>\n<p>Il brigante si tolse gli occhiali da sole e si lisci\u00f2 i baffetti con aria perplessa.<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 pericoloso, Romina. Troppe persone hanno interesse a non modificare lo stato attuale delle cose.\u201d<\/p>\n<p>\u201cCosa significa,\u201d chiesi stupita, \u201cdi chi stai parlando?\u201d<\/p>\n<p>\u201cPensaci bene, Romina. A chi conviene che la gente impazzisca?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon capisco, mi stai confondendo.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSei proprio un\u2019ingenua, mia cara. Ma siccome mi sei simpatica ti aiuter\u00f2. La vecchia ha degli alleati nella casa.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE chi sono? Altre presenze?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNo.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSii chiaro, per favore! Mi stai esasperando! Sei qui per aiutarmi o cosa?\u201d<\/p>\n<p>\u201cIo sono qui per proteggerti. C\u2019\u00e8 differenza, cara!\u201d<\/p>\n<p>\u201cSai cosa ti dico? Non proteggermi, non ne ho bisogno. Tornatene nel tuo manicomio a Reggio Calabria!\u201d<\/p>\n<p>Giuseppe non si scompose. Alz\u00f2 il sopracciglio destro e aggiunse:<\/p>\n<p>\u201cMiriam ha ragione: hai proprio un pessimo carattere!\u201d<\/p>\n<p>\u201cCome fai a saperlo? E perch\u00e9 dovrebbe fare un\u2019affermazione del genere? Lei mi stima!\u201d<\/p>\n<p>\u201cDove credi che sia quando non sono con te? Io controllo. Vedo. Ascolto. E so.\u201d<\/p>\n<p>\u201cCosa sai?\u201d<\/p>\n<p>Sospir\u00f2.<\/p>\n<p>\u201cTra poco sarai trasferita. Non ti vogliono qui. La storia di Simone non \u00e8 andata gi\u00f9 ai capoccia. Ti immischi troppo e dai fastidio.\u201d<\/p>\n<p>Le parole di Giuseppe mi colpirono come un pugno in faccia. Non ebbi la forza di proferire parola. Il volto pieno di lividi di Simone mi comparve davanti agli occhi.<\/p>\n<p>\u201cSono loro gli alleati della vecchia nella casa, vero?\u201d<\/p>\n<p>Giuseppe annu\u00ec.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il giorno dopo ricevetti la lettera con la quale\u00a0 mi si comunicava l\u2019imminente trasferimento presso un\u2019altra sede, a diversi chilometri di distanza dall\u2019attuale. Non avevo pi\u00f9 molto tempo a disposizione.<\/p>\n<p>Quella notte sognai Giuseppe, il Brigante.<\/p>\n<p>Eravamo in Calabria, nel meraviglioso luogo dove andavo in vacanza con le \u00a0amiche di allora. Per arrivarvi, camminavamo per una stretta stradina sterrata, tutta curve e salite. Giunte in cima, avevamo l\u2019abitudine di sederci in prossimit\u00e0 dello strapiombo e restavamo l\u00ec per ore, a fumare e contemplare il punto dove il cielo e il mare si toccavano in perfetta simbiosi con l\u2019impalpabile vuoto azzurro e bianco dell\u2019aria.<\/p>\n<p>Nel sogno, Musolino portava moderni occhiali da sole ed era comodamente sdraiato su un lettino da spiaggia. Fumava una sigaretta, aspirandola lentamente e facendo anelli di fumo con la bocca. Io, invece, ero stremata. Mi sedetti vicino a lui, ancora con il fiatone.<\/p>\n<p>\u201cTi vedo molto affaticata, Romina,\u201d disse, con tono ironico.<\/p>\n<p>\u201cLa cosa ti stupisce, forse?\u201drisposi stizzita, \u201cnon sono mica un fantasma io! Non solo ho lavorato tutto il giorno, ma sono pure arrivata qui a piedi! Certo che sono stanca!\u201d<\/p>\n<p>\u201cSei venuta qui per lamentarti?\u201d<\/p>\n<p>\u201cCerto che sei proprio uno stronzo!\u201d<\/p>\n<p>\u201cHei <em>signur\u00ec<\/em>, non ti infiammare alla prima provocazione, come ti succede sempre.\u201d<\/p>\n<p>\u201cTu sai sempre tutto, vero?\u201d<\/p>\n<p>\u201cAhahah, ti ho vista stamattina. C\u2019\u00e8 mancato proprio poco! Il ragazzone biondo stava per suonartele di santa ragione. Sei un metro e mezzo di rabbia e fuoco. E tutto per difendere quella ragazzina\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cCosa fai, mi psicanalizzi, adesso? Non sopporto chi se la prende con i pi\u00f9 deboli, tutto qui!\u201d<\/p>\n<p>\u201cLo so, Romina,\u201d aggiunse dolcemente, \u201ccerca per\u00f2 di conservare l\u2019energia per arrivare fin quass\u00f9: sullo strapiombo sul mare.\u201d<\/p>\n<p>Mi svegliai improvvisamente. Nelle orecchie sentivo ancora il rumore del mare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Chiesi alla Direzione spiegazioni sulle reali motivazioni del trasferimento. Mi fu ripetuto quanto avevo gi\u00e0 letto sulla raccomandata: esigenze di riorganizzazione del personale.<\/p>\n<p>\u201c<em>Il mobbing ha questa dicitura,\u201d <\/em>\u00a0pensai amaramente.<\/p>\n<p>Non pensai nemmeno per un attimo di accettare. Ormai era tutto chiaro e deciso: non avrei accettato e avrei perso il lavoro, ma prima volevo a tutti i costi cercare di spezzare la maledizione! Lo dovevo ai ragazzi e a me stessa. Non potevo contare sull\u2019aiuto di nessuno. I colleghi erano spaventati. Ci\u00f2 che era successo a me poteva succedere a loro, soprattutto se mi avessero sostenuta. Non li biasimo, ma all\u2019epoca non potei fare a meno di sentirmi delusa e amareggiata.<\/p>\n<p>Non mi rimase che chiedere il sostegno dell\u2019amico brigante.<\/p>\n<p>\u201cGiuseppe, non abbiamo molto tempo. Dobbiamo sbrigarci.\u201d<\/p>\n<p>Giuseppe esitava. Gliene chiesi la ragione.<\/p>\n<p>\u201cLa vecchia \u00e8 molto potente. Te lo ripeto: pu\u00f2 essere molto pericoloso sfidarla!\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon mi importa. Possibile che tu non lo capisca?\u201d<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 furba e infida. E pu\u00f2 avere molte facce.\u201d<\/p>\n<p>\u201cVa bene. Cosa devo fare?\u201d<\/p>\n<p>\u201cDevi cercare qualcosa che \u00e8 appartenuto alla vecchia. Se ancora esiste! Di pi\u00f9 non so.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Iniziai a perlustrare la casa sperando di ritrovare una traccia qualsiasi dell\u2019antica proprietaria. La ricerca ebbe delle conseguenze di cui si continua a parlare ancora oggi.<\/p>\n<p>Un pomeriggio, rimasi sola con una ragazzina febbricitante e ne approfittai per curiosare in giro. Entrai nel locale adibito a scarpiera, l\u2019unico rimasto ancora inesplorato perch\u00e9 vi si trovavano tracce di escrementi di topi. L\u2019avversione per questi animali era antica. Piccoli mostri grigi dalla coda sottile affollavano i miei incubi nei momenti di maggiore tensione sin da quando ero bambina. Facendomi violenza, entrai nella stanza e la perlustrai attentamente. Il locale era una stanzetta rettangolare, ma fu il piccolo corridoio laterale ad richiamare la mia attenzione e curiosit\u00e0. Vincendo la repulsione per le inequivocabili\u00a0 testimonianze del passaggio delle orride bestioline, scavalcai le scatole impolverate che mi ostruivano il passaggio e lo percorsi per l\u2019intera lunghezza. Osservai attentamente la parete. Era coperta da un pesante pannello, fissato al muro con dei chiodi arrugginiti. Alcuni, per\u00f2, erano lucidi e allentati, come se qualcuno li avesse messi da poco. Fu sufficiente utilizzare una chiave per svitarli completamente. Spostai il pannello e la sorpresa per ci\u00f2 che mi trovai davanti agli occhi, mi tolse il respiro. Finalmente le mie fatiche avevano dato un risultato insperato!<\/p>\n<p>Davanti a me vi era una camera da letto,\u00a0 appartenuta, con tutta probabilit\u00e0, alla vecchia signora proprietaria della casa! Tutto sembrava fosse rimasto come allora. Il grande letto a baldacchino troneggiava al centro della stanza, addossato alla parete di fronte. A destra il mobile da toilette con lo specchio a piombo. Mi avvicinai lentamente. Il silenzio soprannaturale che regnava nella casa sembrava essere spezzato solo dai battiti accelerati del cuore. Sul mobile c\u2019erano una spazzola, un pettine, una testa utilizzata per posarvi le parrucche e uno scrigno rettangolare. Lo aprii. All\u2019interno vi era custodita una lunga treccia grigia. Un rumore improvviso mi paralizz\u00f2 ogni muscolo del corpo. Sentii una presenza alla mie spalle. Mi girai e la vidi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cTu non dovresti essere qui, lo sai, vero?\u201d<\/p>\n<p>Un sudore freddo mi bagn\u00f2 la fronte.<\/p>\n<p>\u201cMiriam, io\u2026 me ne vado subito,\u201d\u00a0 balbettai, terrorizzata dall\u2019arma puntata contro di me, \u00a0\u201cero solo curiosa, ma perch\u00e9 la pistola? Non ho fatto niente!\u201d<\/p>\n<p>\u201cMi spiace, Romina, \u00e8 troppo tardi. Dovevi stare lontana. Io ho cercato di fartelo capire in tutti modi! Ti ho anche fatta trasferire, ma tu\u2026 niente! Hai dovuto curiosare in cose che non ti riguardano. Tutte quelle domande sulla casa e sulla maledizione. E l\u2019assurda determinazione nel volerla spezzare! Non te lo permetter\u00f2 mai, non l\u2019hai ancora capito?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon puoi spararmi. Tutti sanno che sono nella casa. Si faranno delle domande!\u201d<\/p>\n<p>La risata di Miriam mi ghiacci\u00f2 il sangue.<\/p>\n<p>\u201cHa ragione il tuo amico brigante: sei proprio un\u2019ingenua! Ho previsto tutto. Ogni minimo particolare!\u201d<\/p>\n<p>\u201cMa tu come fai a sapere di\u2026?\u201d<\/p>\n<p>\u201cSemplice, cara mia! Gli ho parlato. Ricordi la sera davanti alla porta?\u201d<\/p>\n<p>Improvvisamente tutto mi fu chiaro. Nel piccolo universo parallelo in cui ci stavamo muovendo e dove niente era davvero ci\u00f2 che sembrava, diventarono inequivocabili anche le parole di Giuseppe.<em> \u201cPu\u00f2 avere molte facce.\u201d <\/em><\/p>\n<p>Mentre Miriam mi si avvicin\u00f2 con il solito ghigno sulla faccia, Giuseppe si materializz\u00f2 tra di noi.<\/p>\n<p>\u201cFermati! Non puoi farlo e lo sai!\u201d<\/p>\n<p>\u201cE chi me lo impedir\u00e0? Forse tu? Sei poco pi\u00f9 di un ologramma,\u201d disse, ridendo con cattiveria, \u201cormai \u00e8 finita.\u201d<\/p>\n<p>\u201cLei ha l\u2019immunit\u00e0, non puoi toccarla nemmeno tu, vecchia strega! E comunque credo che ti debba preoccupare d\u2019altro in questo momento.\u201d<\/p>\n<p>La lieve esitazione di Miriam\u00a0 mi diede la possibilit\u00e0 di agire. Mi gettai su di lei nel tentativo di disarmarla. Per una volta fui grata ai miei chilogrammi di troppo per la superiorit\u00e0 fisica che mi conferivano. Riuscii a disarmarla e ad afferrare la pistola. Non ne avevo mai tenuta in mano una. Giuseppe mi guardava compiaciuto.<\/p>\n<p>\u201cBrava, Romina, mi \u00e8 sembrato di rivedere me stesso ai bei tempi.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 il momento per le nostalgie, Gius\u00e8!\u201d<\/p>\n<p>\u201cTanto non riuscirai a sparare, inetta,\u201d disse Miriam.<\/p>\n<p>\u201cFossi in te, non ne sarei tanto sicura,\u201d replicai puntandole con rabbia la pistola alla gola e tenendola ferma con il peso del corpo, mentre con la mano sinistra le serravo gli esili polsi.<\/p>\n<p>\u201cNon ci sporcheremo le mani con te,\u201d disse Giuseppe,\u00a0 \u201cdimentichi che, ai miei tempi, ero maestro indiscusso degli effetti speciali.\u201d<\/p>\n<p>Gli rivolsi uno sguardo interrogativo. Subito dopo, un forte odore di fumo mi riemp\u00ec le narici.<\/p>\n<p>\u201cPresto, vai via Romina, tra poco qui brucer\u00e0 tutto!\u201d<\/p>\n<p>Lasciai la presa e Miriam si tir\u00f2 su di scatto con gli occhi bovini fuori dalle orbite.<\/p>\n<p>\u201cTu\u2026 tu\u2026 hai appiccato il fuoco!\u201d<\/p>\n<p>Giuseppe rideva di gusto.<\/p>\n<p>\u201cMai sottovalutare i briganti, cara Miriam o come ti chiami!\u201d<\/p>\n<p>Li lasciai entrambi e mi catapultai fuori diretta verso la stanza della ragazza ancora addormentata, l\u2019unica presente nella casa. La sollevai di peso e corremmo verso l\u2019uscita sbattendo alle nostre spalle le porte taglia fuoco. Le fiamme si propagarono velocemente. L\u2019intera ala della casa fu distrutta e con essa, purtroppo, anche ci\u00f2 che avrebbe potuto spezzare la maledizione.<\/p>\n<p>Restai a guardarle, stringendo a me la ragazzina spaventata. Anche Miriam era riuscita a scappare. Non ci rivolgemmo parola. Da allora non l\u2019ho pi\u00f9 rivista.<\/p>\n<p>Quando finalmente riuscii a tornare a casa, riapparve Giuseppe. Sorrideva.<\/p>\n<p>\u201cSono venuto a salutarti, Romina.\u201d<\/p>\n<p>Gli occhi mi si riempirono di lacrime. Scoppiai a piangere.<\/p>\n<p>\u201cNon ti vedr\u00f2 mai pi\u00f9?\u201d<\/p>\n<p>\u201cTi aspetter\u00f2 sullo strapiombo sul mare, Romina.\u201d<\/p>\n<p>Sorrisi, ripensando al sogno di qualche notte prima. Iniziavo a conoscere il brigante e a percepirlo come un\u2019insolita proiezione del mio essere.<\/p>\n<p>\u201cGiuseppe, dimmi solo una cosa\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cCosa?\u201d<\/p>\n<p>\u201cHai parlato di un\u2019 immunit\u00e0. Cosa volevi dire?\u201d<\/p>\n<p>\u201cVedi, Romina, tu hai un\u2019anima pura e il male non ha nessun potere su di essa. Cos\u00ec \u00e8 da sempre. Ma dalla vecchia e il suo clan non ci si pu\u00f2 aspettare il rispetto di alcuna legge, di alcun codice morale sia esso umano o sovrannaturale. Per questo motivo dovevo proteggerti.\u201d<\/p>\n<p>Poi svan\u00ec. Rimasi sola, troppo stanca per fare qualunque cosa. Presi un sonnifero e dormii dodici ore di fila.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ho vissuto in Piemonte ancora per molti anni. Ho avuto la tentazione di cambiare lavoro, ma non l\u2019ho mai fatto. Non ancora, almeno. Ho continuato a viaggiare su e gi\u00f9 per l\u2019Italia guardando i diversi paesaggi attraverso il finestrino di un treno. Andata e il ritorno. Incessantemente.<\/p>\n<p>La campagna piatta e perfetta, i piccoli alberi stremati dal primo freddo invernale, i prati verdi perfettamente allineati ai campi coltivati in un disegno perfetto simile a una scacchiera senza pedine. E verde tanto verde&#8230; solo verde e marrone. Il Nord mi sembrava tutto l\u00ec, ma con l\u2019anima e occhi irrequieti cercavo ancora il nero della terra bruciata dai fuochi appiccati da uomini privi di scrupoli. Cercavo le pareti rocciose e friabili a strapiombo sul mare, gli uliveti, i fichi d\u2019India ai cigli delle strade e le distese di fiori di pesco rosa. Cos\u00ec \u00e8 stato per molto tempo.<\/p>\n<p>Oggi osservo lo stesso paesaggio. Lo guardo con gli occhi di mia figlia, \u00a0cos\u00ec simili agli occhi della nonna, e sento <strong>c<\/strong>he esso appartiene a lei, cos\u00ec come a me appartengono gli strapiombi sul mare. In un gioco di appartenenze reciproche che non conoscono confini geografici, lo sento pi\u00f9 mio.<\/p>\n<p>In questo intreccio mi muovo con una certa disinvoltura, portando a spasso per l&#8217;Italia il mio accento meridionale e, in fondo al cuore, l&#8217;impronta indomita, ma ormai serena del brigante Musolino. Da tempo immemorabile, egli vive alla macchia e, proprio stamattina, \u00e8 uscito di nuovo allo scoperto, per un attimo soltanto. Mi ha sorriso, mi ha fatto l\u2019occhiolino ed \u00e8 svanito.<\/p>\n<p>Sono sicura che lui mi stia aspettando. Lo raggiunger\u00f2 presto e, ancora una volta, ci siederemo sull\u2019orlo del precipizio, per contemplare il punto dove cielo e mare si toccano in perfetta simbiosi con l\u2019impalpabile vuoto, azzurro e bianco, dell\u2019aria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35739\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35739\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A volte succedono cose inspiegabili, ai limiti della umana ragione. 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