{"id":35658,"date":"2018-05-26T22:41:40","date_gmt":"2018-05-26T21:41:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35658"},"modified":"2018-05-26T22:41:40","modified_gmt":"2018-05-26T21:41:40","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-il-bar-delle-folies-bergere-di-roberta-silvagni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35658","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Il Bar delle Folies Bergere&#8221;  di Roberta Silvagni"},"content":{"rendered":"<p>La ragazza al banco versava la birra chiara da una bottiglia di Bass Pale Ale66, ora tanto di moda, mescolandola in una brocca di vetro con quell\u2019acqua brillante medicamentosa venuta dall\u2019India, che pare salvaguardi dalla febbre malarica.\u00a0 Noi, qui, siamo al sicuro dalla malaria, ma i francesi non amano molto il sapore deciso della birra inglese, e preferiscono spegnerlo un poco, renderlo pi\u00f9 dolce e frizzante, un po\u2019 pi\u00f9 simile allo champagne.<\/p>\n<p>Mi sorrise, la ragazza, tacitamente invitandomi a ordinare qualcosa da bere. Io non mi decidevo. Tenevo tra le mani la coppa di cristallo, ora vuota, da cui avevo sorseggiato un vino leggero e dolciastro. Ero distratto dall\u2019incanto del suo viso, dal sorriso adorabile, due file di perline bianche e regolari, e dalle fossette sulle gote, che la facevano sembrare quasi una bambina. <em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/em>Mi ricordava la donna ritratta nel manifesto pubblicitario di una pasta per sbiancare i denti e profumare l\u2019alito, l\u2019avevo ammirata proprio quella mattina nella vetrina di uno speziale.<\/p>\n<p>La camerierina era bella, d\u2019una sua bellezza acerba, incongrua in quel locale pieno di donne del bel mondo e giovanette gi\u00e0 navigate. Bionda, ma senza averne l\u2019aria, non come le bionde di qui, eteree e delicatissime. Piuttosto come le ragazze delle mie parti, dove anche le bionde hanno la pelle dolcemente ambrata dal sole, le vigorose popolane dell\u2019appennino.<\/p>\n<p>Il locale era pieno di musica, confusa con il brusio delle chiacchiere delle persone in sala. E di luci, scintillanti nel riflesso dello specchio. In quel riflesso io guardavo, senza vederlo, il numero pi\u00f9 acclamato della serata: quattro o cinque giovanissime acrobate volteggiavano con leggiadria in mezzo ai lampadari, sopra le teste del pubblico seduto. Era una scusa per osservare, senza che lei se ne avvedesse, quel suo viso da bambina, dando ad intendere che fossi interessato ad altro.\u00a0 Per fingermi assorto, passavo il dito indice giro giro lungo il bordo del bicchiere.<\/p>\n<p>E allora, arriv\u00f2 di nuovo l\u2019infelicit\u00e0. Il sentimento di rimpianto che mi accompagnava fin dal mio arrivo a Parigi, tanti anni prima.<\/p>\n<p>Questa volta, era stato lo sguardo sereno e malinconico della ragazza, insieme al ricordo delle contadinelle del mio paese, primi generosi amori, a ridestare in me una nostalgia dolorosa.<\/p>\n<p>Perfino quella mistura a la page, birra chiara ed acqua brillante, evocava chimere del passato. Poteva essere una novit\u00e0 per i parigini, ma io avevo bevuto litri e litri di un intruglio simile, da quell\u2019oste di Budrio che produceva in casa un\u2019acqua zuccherata dal sapore di limone, resa frizzante non so come. La mischiava a tutto, quell\u2019acqua, al vino, alla birra, a tutto. Un modo elegante di propinare la solita annacquatura.<\/p>\n<p>Nessuno si lamentava, comunque. Quell\u2019ometto permetteva che ci riunissimo ai tavoli della sua osteria, noi giovani libertari, a ricordare le gesta di Pisacane, a ripeterci l\u2019un l\u2019altro le belle frasi di Malatesta.\u00a0 Non si preoccupava pi\u00f9 di tanto che la nostra assiduit\u00e0 attirasse sul suo locale le attenzioni della polizia.<\/p>\n<p>Gli amici della giovinezza, quanta nostalgia! Dieci anni esatti erano trascorsi dalle nostre infervorate discussioni a Bologna, allorquando, per il Congresso, nel marzo del \u201972, ci eravamo ritrovati tutti noi, giovani anarchici dell\u2019Italia intera, entusiasti delle idee di Bakunin, a sognare un\u2019altra Comune di Parigi.<\/p>\n<p>Fra tutti, Andrea, l\u2019amico conosciuto alle lezioni del Carducci, bello e biondo come un angelo e infervorato come un diavolo. Accese i cuori di tutti a Bologna, e qualche mese dopo a Rimini.<\/p>\n<p>Mi piaceva quell\u2019anelito di libert\u00e0, quel pensiero infuocato che prometteva di perfezionare l\u2019Uomo, di proiettarlo al di l\u00e0 dei limiti imposti dalle diseguaglianze e dalle ingiustizie.\u00a0 Ma non ero fatto per l\u2019azione, ed anche allora, anche da giovane, ero forse troppo pensoso per gettarmi nella mischia, per donarmi anima e corpo a un ideale.<\/p>\n<p>O forse, chiss\u00e0, nonostante i miei studi e la mia letteratura, ero ancora fortemente trattenuto al suolo dalle origini contadine dei miei avi, dalla consapevolezza inscalfibile che dopo l\u2019estate arriva sempre l\u2019inverno, che il tempo procede con andamento ciclico, e niente muta mai davvero e per sempre.<\/p>\n<p>In fondo, soltanto da pochi anni mio padre era riuscito ad accumulare un piccolo capitale di terre, e solo a prezzo di grandi sacrifici. Fossi nato dieci anni prima, come il maggiore dei miei fratelli, non avrei certo potuto fare la bella vita dello studente a Bologna.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, agli incitamenti di Andrea, che dovevamo essere pronti a tutto, anche a morire, anche a dare la morte, rispondevo recitando ad alta voce i versi di Fedor Tjutcev:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vittime della follia di un\u2019idea!<\/p>\n<p>Avete voi forse sperato<\/p>\n<p>che il vostro sangue misero<\/p>\n<p>accendesse il polo eterno?<\/p>\n<p>Gli bast\u00f2 brillare, fumando appena<\/p>\n<p>sulla distesa eterna dei ghiacci,<\/p>\n<p>che l\u2019inverno di piombo diede un respiro<\/p>\n<p>e cancell\u00f2 ogni sua traccia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Chi si ricorder\u00e0, tra cento anni, di quel fratello anarchico, macchinista delle ferrovie che sganci\u00f2 la locomotiva del suo treno, nel folle tentativo di lanciarsi contro un altro treno, pieno di signori?<\/p>\n<p>Siccome mi vantavo di essere un letterato, mi chiesero di scrivere un pamphlet celebrativo sullo sfortunato protagonista di quella vicenda.\u00a0 Seduto allo scrittoio, ho cercato per notti intere di infervorarmi all\u2019idea dell\u2019atto eroico, riuscendo soltanto ad evocare lo sbigottimento di quell\u2019uomo nell\u2019accorgersi che la locomotiva era stata deviata; solo immagini del suo corpo straziato tra le lamiere, dei suoi orfani affamati.<\/p>\n<p>Fu una fortuna che non riuscissi a scrivere quel libello, anche se il mio nome, Guccini Francesco fu Ferruccio, non entrer\u00e0 nei libri di storia.\u00a0 Ed anche se Andrea, per anni, mi ha tolto il saluto.<\/p>\n<p>A causa di quell\u2019opera mancata, fui tenuto fuori dalla cospirazione dell\u2019anno successivo.\u00a0 Mi risparmiai la galera, e forse il sangue, e regalai a mio padre la soddisfazione di avere un figlio dottore.<\/p>\n<p>Subito dopo, letterato laureato, gli diedi anche l\u2019ultima soddisfazione di tornare con lui nella grande villa in campagna, di vedermi oziare, trattato con tutti i riguardi dai maggiorenti del paese; io, il figlio dottore, mentre i miei fratelli amministravano le terre e le loro mogli mandavano avanti la casa. Oramai a Bologna sarei stato da solo, i vecchi amici in carcere, o scappati in Svizzera, nessuna donna a trattenermi.<\/p>\n<p>Alla morte di mio padre, dopo anni senza una parola, Andrea mi sped\u00ec un\u2019affettuosissima lettera di condoglianze. Si trovava a Parigi, scriveva, insieme a una donna meravigliosa che avrebbe voluto farmi conoscere, bella come una dea e intelligente come un uomo.\u00a0 Parigi, se avessi voluto raggiungerli, sarebbe stata il luogo ideale per trovare consolazione al mio lutto.<\/p>\n<p>Pensai che davvero avevo bisogno di aria nuova, e che sarebbe stato meraviglioso rivedere l\u2019appassionato amico di universit\u00e0, e cos\u00ec preparai il mio viaggio.<\/p>\n<p>Non sono pi\u00f9 tornato. Parigi mi ha catturato, in un primo momento attraverso la calda ospitalit\u00e0 di Andrea e della sua Anna; in seguito, anche dopo la loro forzata partenza, con i suoi circoli artistici e letterari, con le dame spregiudicate e la promessa costante di divertimenti sempre pi\u00f9 brillanti, di esperienze sempre diverse.<\/p>\n<p>Ora, Andrea \u00e8 tornato nella sua Imola, a far grandi cose. E\u2019anche un padre felice, sempre innamorato, mi scrive, della sua preziosa Anna.<\/p>\n<p>Invece io, che pure ho ormai superato i trent\u2019anni, vivo ancora senza decidere come. Senza una patria, senza un amore, senza una vera occupazione, cullando in cuor mio il progetto di un grande romanzo, ancora informe, appena abbozzato.<\/p>\n<p>Questo caleidoscopio di pensieri, chimere del passato, dur\u00f2 il tempo di un sospiro.<\/p>\n<p>Le acrobate volteggiavano ancora nel riflesso dello specchio, la ragazza ancora sorrideva, persa anche lei nei propri malinconici pensieri.<\/p>\n<p>Immaginai di prendere la sua mano sopra il banco, di dirle \u201cSenti, io ti vorrei parlare\u2026Non so come cominciare, ma so che questa malinconia la senti anche tu, la tocchi come me. Non lasciamo che trabocchi: vieni, andiamo via\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019avrei portata con me sul mio appennino. Avremmo vissuto nella grande casa che era stata di mio padre.<\/p>\n<p>Io avrei passato le serate chino allo scrittoio, scrivendo finalmente il mio romanzo.\u00a0 Lei sarebbe entrata silenziosamente, ma avrei comunque intuito il fruscio delle sue gonne.\u00a0 Avrei fatto finta di niente, per\u00f2, per godermi la gioia di sentirla arrivare da dietro, di sentire le sue mani delicate poggiarsi sulle spalle.<\/p>\n<p>Di l\u00e0 avrebbero risuonato le voci dei bambini, e uno scampanellio festoso avrebbe annunciato cari amici alla porta\u2026<\/p>\n<p>Ma il numero acrobatico era terminato. La musica si era interrotta, sostituita dall\u2019applauso del pubblico, e infine da un silenzio che sembr\u00f2 innaturale e pesante.<\/p>\n<p>\u201cIo\u2026\u201d avevo cominciato a dire. Ma poi arriv\u00f2 una coppia di sorpresa.<\/p>\n<p>In un attimo, come accade spesso, cambi\u00f2 il volto di ogni cosa.<\/p>\n<p>Ordinai una coppa di champagne e la bevvi d\u2019un fiato.<\/p>\n<p>\u201cQuant\u2019\u00e8?\u201d chiesi, e la pagai, lasciandole una buona mancia.<\/p>\n<p>Lasciai le Folies-Berg\u00e8re, incamminandomi lungo rue Richer, nella notte di Parigi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Liberamente tratto dalla canzone \u201cAutogrill\u201d di Francesco Guccini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nell\u2019Ottocento le guarnigioni inglesi ai tropici bevevano un\u2019acqua frizzante con aggiunta di zucchero, limone e chinino, per dissetarsi e come profilassi per la malaria. Da questa consuetudine \u00e8 nata l\u2019acqua tonica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Contemporaneamente, un oste di Budrio inventava la gazosa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Andrea \u00e8 Andrea Costa (1851-1910). Dapprima anarchico, divenne socialista grazie a Anna Kulisioff, sua compagna per alcuni anni. Fondatore dell\u2019\u201dAvanti!\u201d nel 1881, fu il primo deputato socialista della storia d\u2019Italia (1882).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anna, ovviamente, \u00e8 Anna Kuliscioff.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fedor Ivanovic Tjutcev (1803-1873) fu un poeta e diplomatico russo.\u00a0 Le sue poesie sono state tradotte in Italia da Tommaso Landolfi.<\/p>\n<p>La sua lirica pi\u00f9 famosa \u00e8 \u201cSilentium!\u201d, un amaro invito al silenzio, perch\u00e9 \u201cPensiero una volta pronunciato \u00e8 menzogna\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0 <\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35658\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35658\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path 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