{"id":35444,"date":"2018-05-23T16:30:00","date_gmt":"2018-05-23T15:30:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35444"},"modified":"2018-05-23T16:30:01","modified_gmt":"2018-05-23T15:30:01","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-ofelia-muore-di-leonardo-niglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35444","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Ofelia muore&#8221; di Leonardo Niglia"},"content":{"rendered":"<p>Cos\u00ec che quando lei disse che era stanca, anche del camerino e dei vestiti che aveva addosso, a lui venne in mente il gusto dolciastro dello sciroppo che sua madre gli faceva bere quando, da bambino, era malato.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 allora scuoteva la testa e i riccioli gli cadevano sugli occhi, a dargli fastidio. \u00a0Il sapore delle mandorle. Gli veniva sempre da vomitare.<\/p>\n<p>\u00abSono stanca,\u00bb aveva detto. Con la mano, la sinistra, si toglieva il trucco da sotto gli occhi. Era pallida sotto il cerone.<\/p>\n<p>\u00abStanca di questo costume, di questo camerino. Sono stanca di morire tutte le sere, solo perch\u00e9 tu non sei in grado di amarmi quel tanto che basta da salvarmi.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9? Tu pensi che un amore possa salvarti?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNella stessa misura in cui pu\u00f2 perdermi.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abD\u2019accordo, ma non \u00e8 stato scritto cos\u00ec. C\u2019\u00e8 un testo, una commedia,\u00a0 un autore. E tu devi morire ogni sera e io ogni sera disperarmi e perderti e soffrire. Non c\u2019\u00e8 alcuna via di fuga, non c\u2019\u00e8 nessuna te che si alza dal pavimento, \u00a0si alza e sputa il veleno e mi corre incontro.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPotessi almeno smettere di bere il veleno.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPreferisci annegare, di nuovo? Come facevi una volta? Non \u00e8 molto meglio il veleno?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNo, ti prego. Non voglio pi\u00f9 annegare. Sono contenta che anche il pubblico lo abbia capito. Non riuscivo pi\u00f9 a sopportare quella sensazione di soffocamento.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abLo vedi? Non c\u2019\u00e8 alternativa. E io poi cosa dovrei fare? Se tu non morissi, cosa potrei fare? Niente. Cosa pensi\u2026che mi metta a improvvisare? E poi non potrei disperarmi e soffrire, come se fossi pazzo. E sai che quella parte mi viene davvero bene.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSai che gusto ha quel veleno? Sa di mandorle, assomiglia a uno sciroppo per la tosse.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abE poi ogni sera, da quindici anni, vengono da ogni parte, persino da altre citt\u00e0, per vedere te che muori e io che impazzisco. Abbiamo anche delle responsabilit\u00e0, per tutto quello che gli altri si aspettano da noi. Non credi?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPotresti morire tu, una sera, e io impazzire. Cos\u00ec capiresti cosa vuol dire prendere tutte le sere, e due volte al giorno, nei fine settimana, un veleno che ti fa venire in bocca il gusto dolciastro delle mandorle, e cadere sul palcoscenico e poi smettere all&#8217;improvviso di muoverti, di respirare, di avere un pensiero. Sentire solo il freddo e duro legno e capire quanto il tuo vestito \u00e8 sottile e quanto diventa sottile, anno dopo anno, <em>dopo quindici anni<\/em>, e come alla fine non c\u2019\u00e8 nessuna differenza tra te e il pavimento, che \u00e8 poi questo legno che calpesti anche tu, che anneghi con le tue lacrime inutili. (<em>Se avessi pianto un po\u2019 quando ero in vita, quando avevo quindici anni di meno, avessi pianto un poco, almeno un poco<\/em>, ma questo ovviamente non glielo disse). E ogni sera \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile farsi trascinare fuori quando spengono le luci e tu avanzi sul proscenio. Alzarsi, smettere di essere pavimento, ricominciare a muoversi, respirare, avere un pensiero, eccetera eccetera. Insomma quello che ogni sera da quindici anni perdo per colpa del tuo amore imperfetto, e cio\u00e8 vivere.\u00bb<\/p>\n<p>E allora, come se vivere stesse a significare qualcosa di pi\u00f9 di quel che era, e cio\u00e8 solo un segno grafico, o un fonema, in quel particolare caso, lei si alz\u00f2 di scatto, respingendo la sedia alle sue spalle e lui pens\u00f2, <em>Come \u00e8 teatrale<\/em>.<\/p>\n<p>Aveva il volto ancora per met\u00e0 truccato, il mascara secco sembrava un fiume seccatole sulla guancia. La luce le tagliava perfettamente il viso, lasciandone una met\u00e0 in ombra.<\/p>\n<p>\u00abSpostati da l\u00ec,\u00bb le disse.<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abVoglio vederti intera.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSono quindici anni che mi vedi.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNon \u00e8 la stessa cosa, \u00bb disse lui \u00abAllora non sei tu quella che vedo.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abCome fai a esserne sicuro? Da quando sai dividere vita e finzione?\u00bb Gli si era avvicinata e aveva tra le labbra carminio una sigaretta. Le pendeva come un ramo di salice, un salice che scivolava velocemente e senza ritorno nel fiume di fiamme che scorreva attraverso gli occhi di lui e le labbra rosso carminio di lei.<\/p>\n<p>\u00abNon \u00e8 la stessa cosa\u00bb ripet\u00e9 lui, indietreggiando.<\/p>\n<p>\u00abSempre che si possa davvero fare una divisione, una divisione <em>vera<\/em>, tra vita e finzione.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abAdesso non sto recitando.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSei sicuro? Sei sicuro che per la prima volta in quindici anni non sia davvero solo questa l\u2019unica volta in cui reciti, e la tua vita, la tua vera, sola, unica vita non sia quella che ogni sera impazzisce e mi priva della mia, <em>l\u00e0 fuori<\/em>?\u00bb e indic\u00f2 con la mano il corridoio, buio in quel momento, che portava alle quinte.<\/p>\n<p>\u00abNon c\u2019\u00e8 nulla l\u00e0 fuori, smettila.\u00bb<\/p>\n<p>Adesso erano entrambi seduti, ma molto distanti. Lui era davanti allo specchio. Non sapeva nemmeno come ci era arrivato. Per darsi un contegno si mise a ordinare le matite che lei usava per delinearsi il contorno degli occhi, dalla pi\u00f9 lunga alla pi\u00f9 corta, partendo da destra. La pi\u00f9 lunga era un\u2019ocra scuro, la pi\u00f9 corta un blu notte.<\/p>\n<p>\u00abNon mi ero mai accorto che avessi gli occhi con dei colori cos\u00ec belli. Mai una volta in quindici anni.\u00bb<\/p>\n<p>Lo disse cercando di dare alla sua voce un timbro ben preciso, come di uno a cui interessi veramente dei suoi occhi dipinti di notte, e si rammarichi per non averli mai visti davvero in tutto quel tempo.<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8\u00a0 perch\u00e9 sei un bravo attore. Non mi hai mai guardato negli occhi. Pensi che se mi avessi guardato, anche solo una volta, in questi quindici anni, avrei deciso di uccidermi?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNon sei tu che decidi, te l\u2019ho gi\u00e0 detto.\u00bb Torn\u00f2 a contemplare i suoi accessori per il trucco, le rose appassite nel vaso.<\/p>\n<p>\u00abDovresti buttare via queste rose o dare loro un po\u2019 d\u2019acqua.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abStanno bene dove stanno, a segnare il tempo di questo posto. Il tempo. Un lento appassire di fiori in un vaso.\u00bb<\/p>\n<p>Rabbrivid\u00ec.<\/p>\n<p>\u00abPuoi piangere se vuoi. O toccare le matite o qualsiasi altra cosa vuoi. O entrambe le cose. Ti vedo nello specchio.\u00bb<\/p>\n<p>Lei sorrise e lui cap\u00ec di avere la febbre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando il temporale se ne andava lasciava sempre nell&#8217;aria della sua citt\u00e0 un profumo di rose selvatiche e more. Si aggrappava alle finestre e cercava di penetrare attraverso le imposte, chiuse perch\u00e9 non sbattessero. I raggi del sole lasciavano striature di luce, sornione come gli occhi socchiusi dei gatti, sul pavimento lucido della stanza e sul cuscino sgualcito del suo letto, sul suo viso malato.<\/p>\n<p>Poi arrivava sua madre, cantando dall&#8217;altra stanza, in uno svolazzare di profumo, e spalancava le imposte e la luce entrava prepotentemente, svegliando i gatti e facendo ruzzolare il cielo, adesso sgombro, di nuovo luminoso, assolutamente dimentico, nella stanza e nei suoi occhi, e sua madre diceva, <em>\u00c8 \u00a0finito di piovere, mio caro, \u00e8 l\u2019ora della medicina<\/em>.<\/p>\n<p>Salutava con la mano la giovane sposa che stendeva i panni sul filo che univa i loro due balconi e lui diceva tra s\u00e9 e s\u00e9 che un giorno si sarebbe aggrappato con entrambe le mani al filo e poi al cornicione della casa dirimpetto e sarebbe penetrato con una rosa in bocca nella camera da letto della giovane sposa e nella giovane sposa anche. L\u2019avrebbe amata senza gentilezza, consapevole che non era nulla per lui, e poi l\u2019avrebbe pugnalata con la rosa. Gliel\u2019avrebbe piantata direttamente nei denti, perch\u00e9 ogni giovinezza deve morire, ma con dolcezza.<\/p>\n<p>Ma poi sua madre gli porgeva il cucchiaio colmo di sciroppo e gli diceva di bere e lui beveva, e prima che potesse pensare altro la nausea lo inchiodava al letto, i gatti rientravano silenziosi nella stanza, accucciandoglisi sulle tempie, e qualcuno prendeva a cantare da nessundove.<\/p>\n<p>Quando si svegli\u00f2, un mattino, gli dissero che aveva dormito a lungo, dal momento in cui lo avevano raccolto dal ciglio della strada. Era caduto da pi\u00f9 di dieci metri d\u2019altezza e sua madre gli disse, piangendo, che era felice, e che non avrebbe pi\u00f9 dovuto prendere la medicina, e allora lui stesso fu felice. Per molto tempo.<\/p>\n<p>E pens\u00f2 che in quel momento, in cui lui stava davanti a uno specchio, con le mani tremanti e gli occhi vacillanti, con il sapore delle mandorle invischiato al palato, la febbre che gli strisciava nel corpo, in quel momento, da qualche parte, un temporale doveva aver lasciato odore di rose selvatiche e more, rampicante sui cornicioni di una citt\u00e0, e si stava dirigendo verso un\u2019altra citt\u00e0, forse stava per precipitarsi sul loro teatro. Sarebbe entrato, con le sue dita tamburellanti di pioggia dal soffitto, dalla porta, senza pagare il biglietto, avrebbe tuonato dal loggione, gettando sprezzante foglie marce sul palcoscenico, avrebbe strappato un applauso frusciante alle tende del sipario, avrebbe cercato e trovato la via dei camerini, divelto in un soffio impetuoso la moquette consunta e mangiucchiata dai topi, si sarebbe raccolto in un vortice dietro la porta, a\u00a0 cui la donna era appoggiata, e l\u2019avrebbe scardinata, facendola volare in mille pezzi sul suo viso riflesso nello specchio.<\/p>\n<p>\u00abLevati di l\u00ec.\u00bb \u00a0le disse, passandosi una mano sulla fronte sudata.<\/p>\n<p>Lei ubbid\u00ec meccanicamente e and\u00f2 a finire la sua sigaretta nel bagno, una luce giallastra, che si<\/p>\n<p>apriva alle spalle dell\u2019uomo. Ma lui poteva vederla capovolta nello specchio. La sua vestaglia verde scintillava.<\/p>\n<p>Regnava, profondo, lontano, il silenzio.<\/p>\n<p>Cominci\u00f2 a truccarsi. Lei lo guardava assorta, dalla porta del bagno, pensando alle cattive parole, a tutte le cattive parole, che aveva detto a sua sorella, che vedeva abbastanza raramente. Gli chiese distrattamente cosa faceva. Le rispose, <em>Non lo vedi<\/em>?<\/p>\n<p>E lei allora sorrise e cominci\u00f2 a sfiorire, per la prima volta in quindici anni, ai suoi occhi.<\/p>\n<p>Cominci\u00f2 dai capelli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lui entrava in scena quando lei era morta da poco. Aveva un bellissimo cappello di piume e uno spadino legato al fianco che pareva vero, era vestito di nero, come un lutto previsto e anticipato.<\/p>\n<p>Era stesa sul palcoscenico \u2013 morta ovviamente \u2013 ma di lei si vedeva solamente l\u2019orlo verde del vestito, impolverato come tutti se lo immaginavano, e il polso, bianco, dove un tempo scorreva a pieno ritmo la vita, mentre adesso, che pena, sono solo venature celesti che attraversano, incidentalmente come nuvole estive, il marmo.<\/p>\n<p>Poi, da dietro, con una calma precisa e sudata, la tiravano via dal palco e la luce era tutta per lui che all\u2019improvviso si rendeva perfettamente conto di molte cose, come ad esempio che le lacrime non scendevano pi\u00f9 come una volta a rigargli il volto, come la prima volta che aveva recitato quella scena, quindici anni prima, <em>ah ma allora erano gli anni Settanta<\/em>, diceva a mo\u2019 di giustificazione, <em>quando piangevo perch\u00e9 ti perdevo<\/em>, e che il riflettore centrale si stava istericamente spegnendo e non poteva farlo un\u2019altra sera, non quella che era venuto il Ministro, e che doveva essere stato davvero stupido per permettere che lei ogni sera si uccidesse per causa sua e che il suo polso strisciasse bianco sulle assi del palcoscenico, privo di vita. Stupido, davvero stupido.<\/p>\n<p>Cap\u00ec che lei doveva essere stanca di quella non vita.<\/p>\n<p>Si gir\u00f2 nella direzione in cui pensava di trovarla ma non la vide ferma al suo posto.<\/p>\n<p>Era di nuovo con le spalle alla porta, ed era nuda.<\/p>\n<p>Si accorse di stare guardandola per la prima volta, per la prima volta in quindici anni.<\/p>\n<p>Cap\u00ec che lei non poteva saperlo. Ma faceva lo stesso.<\/p>\n<p>Erano due sconosciuti che si vedevano per la prima volta e parlavano come se si conoscessero da sempre.<\/p>\n<p>I seni erano diversi da come li ricordava ed erano certo pi\u00f9 cadenti, ma comunque erano una buona imitazione della vita e del tempo trascorso.<\/p>\n<p>\u00abVorrei toccarti.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abRovineresti tutto.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abVorrei poterti salvare, domani.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNon ci sar\u00e0 nessun domani in cui potrai salvarmi. Domani non sar\u00f2 pi\u00f9 qui\u00bb<\/p>\n<p><em>\u00abTu <\/em>sei pazza.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abHo un aereo da prendere, tra un\u2019ora circa. Devo prendere un taxi. E un mazzo di violaciocche per mia sorella.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abTu non hai sorelle.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abQuesto lo dici tu, perch\u00e9 non le hai mai viste. Ho una sorella a cui ho detto cattive parole, tempo fa, non ricordo.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abDimmi il nome di tua sorella.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abIl nome?Ho un aereo da prendere.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNon ci sono aerei nella commedia. Non li hanno ancora inventati.\u00bb<\/p>\n<p>Le sue mani avevano preso a stringere la maniglia della porta in modo spasmodico.<\/p>\n<p>\u00abE non ci sono battute che potranno aiutarti ad aprire quella porta, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 niente dietro.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abCome niente?\u00bb, rise. \u00abC\u2019\u00e8 un lungo corridoio, con la moquette mangiata dalla muffa e dai topi. Al fondo ci sono due porte: quella di destra porta al palcoscenico, l\u2019altra porta a un ingresso di servizio, che d\u00e0 in strada. Lo sai meglio di me.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abLo so, dici? E tu come lo sai, se non l\u2019hai mai visto?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abCome non l\u2019ho mai <em>visto<\/em>?\u00bb<\/p>\n<p>Allora l\u2019uomo dal viso truccato per met\u00e0 si alz\u00f2 dalla sedia e diede le spalle allo specchio e avanz\u00f2 verso la donna che si appiatt\u00ec ancora di pi\u00f9, se questo fosse possibile, contro la porta. Sentiva la maniglia fredda, contro la schiena nuda.<\/p>\n<p>\u00abLascia che ti tocchi.\u00bb disse<\/p>\n<p>\u00abNo, te l\u2019ho gi\u00e0 detto.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abVorrei <em>poterti<\/em> salvare domani, davvero. Lo sai, ma non posso.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abDi\u2019 il mio nome.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 voglio sentire la tua voce.\u00bb<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 un\u2019eternit\u00e0 che parliamo.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abVoglio sentire la tua voce che dice il mio nome.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abCome <em>sai<\/em> che l\u00ec, dietro quella porta, non c\u2019\u00e8 nulla?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abAscolta. A volte mi addormento dalla parte sbagliata del letto e sogno sempre questa scena, di te che ti alzi, ti togli il trucco e mi dici che sei stanca.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abE allora?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abE allora niente. Il sogno finisce sempre che tu non puoi passare quella porta e mi dici che hai freddo alla schiena, un freddo mortale, e non trovi pi\u00f9 i vestiti e piangi perch\u00e9 sei nuda e tutti ti possono vedere, ma qui ci sono solo io.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abIo non ho freddo. Io dico solo che sono stanca e che vorrei andarmene, prendere un taxi e andare all\u2019aeroporto, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 mia sorella, che non vedo da molto tempo.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 non lo fai allora?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abLo far\u00f2,\u00bb disse lei, in tono di sfida, ma non si mosse.<\/p>\n<p>L\u2019uomo la guard\u00f2. Una pena sconosciuta, una pena profondissima nei suoi occhi.<\/p>\n<p>\u00abHo paura del buio. Da bambina non potevo addormentarmi se era buio. L\u00ec fuori \u00e8 tutto buio, non ho fiammiferi.\u00bb<\/p>\n<p>Allora l\u2019uomo torn\u00f2 stancamente allo specchio e si mise ad alitare sul vetro, come se fosse la cosa pi\u00f9 importante del mondo. Poi, quando fu un po\u2019 appannato, prese a disegnare col dito dei piccoli cerchi concentrici.<\/p>\n<p>\u00abForse se provassi a sognare qualcosa di diverso\u00bb, sugger\u00ec lei.<\/p>\n<p>\u00abDiverso come?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abForse se sognassi,\u00bb disse lei, prendendo coraggio, \u00abforse se sognassi che riesco ad aprire la porta e andarmene, potrei farlo, potrei essere libera. Forse ci sarebbe luce anche, invece del buio, se provassi a cambiare lato del letto.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abMa ora non sto sognando.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abBeh ma <em>potresti<\/em>.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNon ho sonno.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPotresti poggiare la testa qui\u00bb e indic\u00f2 il suo ventre \u00abe dormire un poco. Non credi che meriti di andarmene, dopo quindici anni? Non posso essere stanca?\u00bb<\/p>\n<p>Lui continuava a scrivere sul vetro appannato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Maledetto<\/em>, pens\u00f2, <em>mi avr\u00e0 gi\u00e0 fatto perdere una buona mezza dozzina di taxi. <\/em>Come<em> ho potuto morire per lui, <\/em>come<em> ho potuto fingere (<\/em>se mai ho finto<em>) di provare amore per lui<\/em>?<\/p>\n<p>Per <em>lui<\/em> che \u00e8 grasso adesso, ma un tempo non lo era, quando erano entrambi giovani e avevano messo su la commedia. Allora sua madre si era arrabbiata ed era pi\u00f9 o meno a quell&#8217;epoca che aveva detto a sua sorella delle parole molto cattive, che l\u2019avevano ferita, ma non ricordava <em>quali<\/em>; e lui passava ogni sera sotto casa sua a prenderla con la sua decappottabile verde (che aveva comprato a rate) e ogni sera aveva un fiore diverso, poi, quando aveva finito i fiori (ed era passato un bel po\u2019 di tempo), le aveva chiesto se voleva andare a vivere con lui e lei era arrossita tutta e aveva detto che le sembrava una buona idea (<em>S\u00ec, certo, verr\u00f2 a vivere nella tua casa<\/em>) dopo tutti quei fiori (l\u2019ultimo era stato un giglio), e lui ai giornalisti che venivano ogni sera, dopo lo spettacolo, rispondeva sempre quando gli chiedevano per quanto avrebbero continuato, <em>Tutta la vita<\/em>, (<em>Per tutta la vita<\/em>), e che commenti meravigliosi che ne erano venuti, la sua foto e la foto di loro due abbracciati sommersi dai fiori le sorrideva da tutte le pagine dei giornali, ed era stato pi\u00f9 o meno in quel periodo, pi\u00f9 o meno quando si era rotta la maniglia della porta, che aveva troncato tutti i rapporti con la sua famiglia e si era illusa che avrebbero potuto continuare cos\u00ec davvero per sempre, fino a quando lui non aveva preso a mettere su pancia e a dimenticarsi le battute e lei aveva preso a sfiorire lentamente, la tappezzeria aveva preso a scollarsi, l\u2019intonaco a crollare e la gente a smettere di pagare il biglietto per vederli perdersi entrambi in quell&#8217;agghiacciante parodia che erano diventati, sera dopo sera, nel buio insonne del teatro.<\/p>\n<p>E che sciocchezza era mai quella di lui che sognava quella scena quando si addormentava dalla parte sbagliata del letto. Che assurdit\u00e0. Adesso se ne sarebbe andata per sempre.<\/p>\n<p>Sent\u00ec contro la pelle il freddo luccicante della maniglia. Con la mano libera \u2013 l\u2019altra teneva stretto qualcosa che al momento non riusciva a riconoscere \u2013 risal\u00ec lungo il legno piatto e crepato della porta fino ad arrivare alla maniglia. La abbass\u00f2. Inutilmente. Il buio la inond\u00f2.<\/p>\n<p>Sent\u00ec qualcuno da molto lontano ridere fragorosamente e molti altri ridere, come una folata di vento attraverso mille vasi di cristallo in frantumi.<\/p>\n<p>Distintamente dall&#8217;altra parte della porta sentiva odore di terra bagnata e una donna piangere da spezzarle il cuore e lamentarsi per qualcosa che aveva perduto. E poi anche la sua bellezza and\u00f2 bruscamente in frantumi e qualcosa dentro di lei si ruppe e flu\u00ec, come l\u2019acqua che esce da un vaso di fiori rovesciato, gi\u00f9 da lei, sul pavimento, filtrando attraverso la fessura della porta chiusa.<\/p>\n<p>E non c\u2019era nessuna via d\u2019uscita da quel sogno che qualcun altro stava facendo, e nessuna scorciatoia che buttasse fuori alla luce, e nessun modo di scappare, di imbrogliare, di vivere.<\/p>\n<p>\u00abQualcuno sta sognando <em>questa<\/em> stanza! Ora! In <em>questo<\/em> momento!\u00bb disse allarmata, ma l\u2019uomo si gir\u00f2 con un viso da ragazzino (<em>non pensava che lui potesse ritrovare quel viso, dopo quindici anni, il viso delle prime rappresentazioni, il viso che aspettava sempre, sotto la finestra, che lei si calasse furtiva e lo raggiungesse<\/em>) e le sorrise, abbagliandola, mentre il perimetro dello specchio prendeva fuoco e qualcuno le chiedeva ridendo se per caso non avesse voluto saltarci dentro.<\/p>\n<p>Mentre la sua bellezza si aggirava smarrita nella memoria di cristallo del loro amore, cos\u00ec assurdo, cos\u00ec tremendamente eterno, aspettando di risorgere ancora una volta, chi sa per chi poi.<\/p>\n<p>\u00abHo freddo. Ho un freddo terribile\u00bb singhiozz\u00f2, \u00abHo perso i miei vestiti, mi sembrava di averli con me. Ho perduto i miei vestiti. Adesso come posso, come posso <em>uscire<\/em>?\u00bb<\/p>\n<p>L\u2019uomo allora, che ora era vicino a lei, le porgeva il suo abito verde, scintillante, il suo abito liso, come a dire va tutto bene, e la aiutava a indossarlo, con mani sapienti, con mani educate a farlo, con mani vecchie di quindici anni, con mani stanche.<\/p>\n<p>\u00abCoraggio, piccola Ofelia, non c\u2019\u00e8 tempo che per un breve bacio, prima che lo spettacolo inizi.\u00bb<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35444\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35444\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cos\u00ec che quando lei disse che era stanca, anche del camerino e dei vestiti che aveva addosso, a lui venne in mente il gusto dolciastro dello sciroppo che sua madre gli faceva bere quando, da bambino, era malato. Gi\u00e0 allora scuoteva la testa e i riccioli gli cadevano sugli occhi, a dargli fastidio. \u00a0Il sapore [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35444\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35444\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":16154,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[483],"tags":[],"class_list":["post-35444","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2018"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35444"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/16154"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=35444"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35444\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":35544,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35444\/revisions\/35544"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=35444"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=35444"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=35444"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}