{"id":35407,"date":"2018-05-22T16:57:13","date_gmt":"2018-05-22T15:57:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35407"},"modified":"2018-05-22T16:57:13","modified_gmt":"2018-05-22T15:57:13","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-caterina-e-gli-angeli-di-pasquale-gallicchio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35407","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Caterina e gli angeli&#8221; di Pasquale Gallicchio"},"content":{"rendered":"<p>Caterina crede agli angeli. Ogni stanza del suo appartamento milanese ne ospita una riproduzione. Sposata da oltre quattro anni non riesce a rimanere incinta. Spera. Eppure, nonostante quel peso sul cuore aumenti, non smette di pensare ad un miracolo. E&#8217; un modo per sentirsi meno sola e scacciare lo sconforto che si deposita come tanti strati di ruggine sulla maschera della felicit\u00e0, indossata ogni mattina con sempre meno convinzione. Vuole ancora fidarsi delle parole di nonna Giuseppina. Le ripete con insistenza, che ognuno si porta a fianco una presenza soprannaturale. Un sostegno nelle belle e nelle brutte occasioni. Caterina adora la nonna come il paese dove vive. L\u00ec, gi\u00f9 al Sud come si dice al Nord ha trascorso la sua infanzia. Non ha mai dimenticato le sere d&#8217;inverno in Alta Irpinia, quando la neve tappava i vicoli, trascinata da un vento scultore, capace di creare forme levigate, originali e depositando all&#8217;uscio di ogni abitazione voci, rumori che sembravano provenire da luoghi lontani dove nulla assomigliava all&#8217;umano. Era l&#8217;occasione per ascoltare antiche storie, sapienti alchimie tra religione e superstizione, nell&#8217;attesa che la minestra maritata cuocesse nel tegame di creta posto ai bordi dei tizzoni che bruciavano nel camino. Per molte sere d&#8217;inverno, quando la luce mancava per giorni, erano la sola luce ad illuminare l&#8217;enorme stanza imbiancata a calce. Su quelle pareti le fiamme erano le impalpabili illustratrici di quelle parole che la nonna a volte scandiva, altre volte sussurrava. Giuseppina ha novantacinque anni. La vista ormai \u00e9 andata e l&#8217;artrosi alle mani le impedisce di reggere qualsiasi cosa. La voce, per\u00f2, \u00e9 dolce un tantino rauca. Quando l&#8217;ascolta ne resta affascinata, soprattutto quando le parla dei personaggi della tradizione popolare. Lupi mannari, janare, fattucchiere di paese che a sentire la nonna, attendono riti e formule magiche per essere richiamate in vita. Un posto d&#8217;onore nei suoi racconti \u00e9 riservato all&#8217;angelo che secondo l&#8217;anziana donna quando si ha paura basta invocarlo dal profondo dell&#8217;anima per poterlo scorgere a fianco. E&#8217; un giorno di novembre e Caterina esce con le buste della spesa dal solito supermercato. Avverte prima come uno strappo e poi un dolore intenso che dalla spalla finisce dritto sotto il seno destro. Resta senza fiato. Si appoggia al cofano della macchina pensando ad un infarto. Un pensiero le attraversa la mente. Proprio non si aspetta di finire i suoi giorni in uno squallido parcheggio. Odora i profumi portati dalla pioggia, prossima ad arrivare, mischiati alle esalazioni dell&#8217;asfalto. Il vento le ha trascinato i capelli sul volto. Con un movimento rapido ha liberato gli occhi grandi, profondi e verdi dall&#8217;enorme manto di ricci castani. Vuole infilare nella serratura la chiave della centralizzata. Ci riesce. Si stende sul sedile posteriore. Trascorsi pochi minuti si sente meglio. Impreca contro se stessa. Del resto le buste sono pesanti. Crede di aver esagerato nel caricarsi come un mulo. Rimpiange di non aver portato fuori il carrello fino alla macchina. La temperatura \u00e9 glaciale, nonostante sia autunno. La stagione si \u00e9 presentata proprio male. Ricorda la telefonata della mattinata con la sorella. Nel paesino dell&#8217;Alta Irpinia una rigidit\u00e0 anticipata ha costretto a mettere fuori dagli armadi i giacconi imbottiti. Tornata a casa lascia le borse della spesa all&#8217;ingresso e si abbandona sul divano. Una sudata fredda le attraversa tutto il corpo come una lama di coltello. E&#8217; sola in casa. Antonio, il marito, \u00e9 di turno alla casa per anziani dove lavora come infermiere. Si alza con difficolt\u00e0. Le gambe sembrano piombo. Dopo il secondo bicchiere d&#8217;acqua e zucchero riprende colorito. L&#8217;orologio del soggiorno segna le diciassette e dieci. Decide di fare una doccia. E&#8217; sicura che l&#8217;acqua caldissima e il bagnoschiuma preferito le porteranno via la stanchezza. Chiuso il miscelatore della doccia, infila le ciabatte e prende l&#8217;accappatoio che ha poggiato sul mobile di fronte. Si sente molto meglio. Strofina con energia le gambe quasi voglia scuotersi dal torpore. Continua con il resto del corpo in maniera pi\u00f9 delicata. Dopo qualche decina di minuti lascia che l&#8217;accappatoio cada a terra sul tappeto. Resta nuda. Ammira il suo corpo e pensa che per una donna di quarant&#8217;anni si pu\u00f2 ritenere soddisfatta. Apre un&#8217;anta del mobiletto posto a sinistra dell&#8217;enorme specchio che ha di fronte e prende la crema allo zenzero e orchidea. Inizia a spalmarsi dalle spalle per poi passare ai seni. Quando massaggia quello destro avverte come un grumo sotto le dita. Pensa a qualcosa nella crema. Forse ne ha messa troppa. Forse qualcosa all&#8217;interno. Forse si \u00e9 solidificata. Pulisce le mani e rimette la dita dove ha avvertito una cosa grande come un cece. Lo sente, quasi le sfugge. Si guarda allo specchio e nota la zona del seno dove l&#8217;ha individuato. In testa \u00e9 un groviglio di paure. E&#8217; di nuovo un bagno di sudore. L&#8217;attesa di Antonio \u00e9 interminabile. Continua a contare i minuti. Le lancette sono troppo lente. Prova a telefonare ma per la terza volta risponde la segreteria telefonica. Tiene a freno una crisi d&#8217;ansia. Guarda l&#8217;angelo in bronzo sul mobile antico del soggiorno. Tira un profondo sospiro. Poi, sente un rumore di chiavi all&#8217;ingresso. Antonio \u00e9 rientrato. Si sente pi\u00f9 sicura. Caterina in accappatoio suscita la meraviglia del marito. Lo abbraccia e si scioglie in un pianto liberatorio. Restano stretti fino a quando lei non gli confessa la scoperta che ha fatto uscendo dalla doccia. Lui la stringe ancora pi\u00f9 forte. Antonio cerca di rassicurare Caterina. E&#8217; tardi per mettersi al telefono e prenotare la mammografia. Comunque non c&#8217;\u00e9 tempo da perdere. Durante la cena le voci vibrano di una palpabile malinconia. Gli sguardi bassi di lei non feriscono l&#8217;intimit\u00e0 dei due, vera forza della coppia. Il marito ammira la moglie lavare i piatti. Arriva alle sue spalle l&#8217;avvolge e la bacia sulla nuca, facendo riposare il volto su una spalla di lei. Caterina arrossisce, come le prime volte che si incontravano da fidanzati sotto le chiome fitte del tiglio secolare, guardiano di piazza Convento in paese. Quando vanno a letto Antonio spegne la luce e cerca il corpo di Caterina che si abbandona tra le sue braccia. Il nuovo giorno si annuncia con un caff\u00e8 fumante ma il sapore \u00e9 diverso. Il marito esce presto. E&#8217; in ritardo al lavoro. Caterina vorrebbe chiamare la sorella al paese per comunicarle la sua angoscia. Desiste al solo pensiero che sarebbe scattato il passaparola in famiglia. Intanto, Antonio al centro unico di prenotazione aspetta il turno. Dopo un&#8217;ora \u00e9 davanti alla dipendente. Il tempo di digitare le undici lettere e la risposta lo gela. Sei mesi di attesa. L&#8217;uomo vorrebbe sbottare ma si trattiene. Ricambia con una smorfia di rabbia e torna al lavoro. Nervoso, attende lo smonto. Quando timbra il cartellino, rientra e si dirige verso l&#8217;ufficio del primario. Bussa e ad aprire \u00e9 proprio lui. Dopo una breve conversazione il medico gli scrive su un post-it un numero di cellulare. Giunto nell&#8217;atrio lo compone. Una signorina con garbo e speditezza gli comunica la data. Gioved\u00ec della settimana successiva. Costo, trecento euro. Il pomeriggio dell&#8217;esame Caterina \u00e9 agitata. Prima di uscire mette qualcosa in borsa. E&#8217; un angelo di peluche. La sala d&#8217;aspetto \u00e9 strapiena. Non c&#8217;\u00e8 il display con i numeri delle prenotazioni. C&#8217;\u00e8, invece, un&#8217;infermiera che chiama il cognome e accompagna all&#8217;interno dell&#8217;ambulatorio. Antonio guarda nervoso l&#8217;orologio e fa cenno a Caterina che con quel ritmo lento di visite, arrivati ad una certa ora, il medico di sicuro sospender\u00e0. Si sono fatte le ventidue e restano ancora dieci persone. I due iniziano a prepararsi per quando l&#8217;infermiera avviser\u00e0 che non tutti saranno visitati. Proprio in quell&#8217;istante la porta si apre. Esce il medico. Tutti si aspettano un rinvio, invece, si scusa per il ritardo e avverte che tutte le donne saranno visitate. Alle ventitr\u00e9 Caterina inizia la mammografia. Subito dopo \u00e9 di fronte al medico. Ha il cuore in gola. Antonio ha un viso tirato. Il silenzio \u00e9 rotto soltanto dal rumore dalla ventola del computer. Poi, tolti gli occhiali il medico inizia a scrivere su un foglio di carta intestata. La firma in fondo \u00e9 per Caterina la percezione di una condanna. Guarda Antonio che non riesce a sostenere quello sguardo. Si gira dalla parte del medico che inizia a parlare. Spiega che c&#8217;\u00e8 un piccolo nodulo ma non lo preoccupa. Le ha prescritto una cura e il controllo tra sei mesi. Escono dalla clinica baciati da una luna piena che a loro appare sorridente. Caterina stringe tra le mani l&#8217;angelo di peluche e si avvia verso la macchina. Dopo una settimana dall&#8217;esame Antonio fa una sorpresa alla moglie. Cumula tutte le ferie arretrate e organizza un viaggio al paese. E&#8217; per Caterina pi\u00f9 di una cosa inaspettata. Arrivano di sera. Nonna Giuseppina ha gi\u00e0 preparato la stanza e una cena con pasta fatta in casa e dell&#8217;ottimo formaggio di capra accompagnato da asparagi e melanzane sott&#8217;olio. Quando vanno a letto Caterina scorge l&#8217;angelo in ceramica che da piccola metteva sull&#8217;albero di Natale. E&#8217; sulla mensola ad aspettarla ogni volta che torna in paese. Lo prende tra le mani ed \u00e9 una successione di ricordi. Si prende cura della memoria, come una lampada magica. Basta prenderlo tra le mani per leggere nella tenerezza di certi momenti trascorsi. Quando Antonio fa cenno di andare a letto, \u00e9 felice. I due si cercano e fanno l&#8217;amore. Rientrati dal paese, il tempo trascorre seguendo la solita routine. Una sera, per\u00f2, Caterina aspetta con ansia l&#8217;arrivo del marito. La notizia \u00e9 troppo importante. Finalmente \u00e9 incinta.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35407\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35407\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caterina crede agli angeli. 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