{"id":35400,"date":"2018-05-22T10:32:35","date_gmt":"2018-05-22T09:32:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35400"},"modified":"2018-05-22T10:32:35","modified_gmt":"2018-05-22T09:32:35","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-il-giorno-del-mio-fidanzamento-di-martina-palandrani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35400","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Il giorno del mio fidanzamento&#8221; di Martina Palandrani"},"content":{"rendered":"<p>Luned\u00ec 13 Novembre, la solita giornata nebbiosa che rattrista le persone, tranne me. Mi sono svegliato prima del solito, fuori era ancora notte. \u201cSe uno gi\u00e0 sa che \u00e8 il giorno pi\u00f9 bello della sua vita deve farlo durare il pi\u00f9 possibile cos\u00ec ne sembrano quasi due!\u201d, mi sono detto ieri sera mentre mettevo la sveglia alle 5.00.<\/p>\n<p>Ho aperto la finestra, l\u2019aria fredda \u00e8 venuta a farmi compagnia; \u00e8 da tre anni, da quando Lucia si \u00e8 sposata, che vivo solo in questa casa; anzi no, per fortuna c\u2019\u00e8 Faustino che, almeno lui, non mi ha ancora abbandonato. Mi sono rifatto il letto, ho sistemato nell\u2019armadio i vestiti sparsi per la camera. Da quando la mamma se n\u2019\u00e8 andata ho dovuto imparare a pulire, cucinare, lavare i panni: cose da donne perch\u00e9 mia sorella non si \u00e8 mai interessata di me; due vite parallele le nostre: lei sempre con le amiche, i fidanzati, e su Facebook; io: lavoro e visite alla mamma. Lucia non mi manca per niente e, da quando si \u00e8 sposata, ci siamo visti sei volte, a Natale e Pasqua.<\/p>\n<p>Ho cambiato la lampadina dell\u2019ingresso, qualcuno, che non c\u2019\u00e8 mai stato qui, potrebbe inciampare nel tappeto o sbattere contro il mobile del telefono; non voglio che pensino di me che sono una persona trasandata. Ho fatto colazione, orzo e fette biscottate, mi sono vestito con i panni da lavoro e sono andato in fabbrica.<\/p>\n<p>Sono sceso dall\u2019autobus alla fermata pi\u00f9 vicina. Con l\u2019ombrello chiuso, puntato a terra, mi sono aiutato nei cento metri che devo fare a piedi fino al salumificio. Lo porto sempre con me l\u2019ombrello: in inverno perch\u00e9 sono pi\u00f9 le volte in cui piove che quelle con bel tempo e in estate perch\u00e9 pu\u00f2 piovere da un momento all\u2019altro. Ho timbrato alle 6.55 e sono andato nello spogliatoio a mettermi la divisa. Alle 7.00 ero pronto, al mio posto, per rivestire di retine, anche oggi, qualche migliaia di salamini e lonze con Fernando a destra e Marcello a sinistra. Per quanto ero di buon umore stamattina, per la prima volta, non mi ha dato fastidio l\u2019odore delle carni macellate, macchiate di sangue e trattate con coloranti e conservanti.<\/p>\n<p>I miei compagni di sventura si raccontano il fine settimana spostandosi con le teste in avanti per non farsi ostacolare dalla mia. Hanno fatto pi\u00f9 o meno tutti e due le stesse cose: Fernando sabato pomeriggio era stato costretto dalla moglie ad andare a comprare dei vestiti nuovi per loro figlio che cresce mese per mese, domenica era stato a pranzo dai suoceri che detesta, perch\u00e9 avrebbero voluto che la figlia sposasse un impiegato di banca e non un operaio. Nel pomeriggio era andato a vedere la partita della squadra locale, che ha perso, e per questo, ogni tanto nel discorso, gli se ne esce qualche bestemmia e la sera era rimasto a casa a guardare in tv i risultati della Serie A. Anche Marcello il pomeriggio di sabato l\u2019aveva trascorso a fare compere ma non per il figlio, perch\u00e9 non ne ha, e credo che la sua espressione, sempre tra il triste e l\u2019arrabbiato, pu\u00f2 dipendere soprattutto da questo. A pranzo di domenica per\u00f2 era stato dai genitori suoi perch\u00e9 lui gliel\u2019aveva detto chiaro e tondo alla moglie che i suoceri non li sopportava e non li voleva sentire all\u2019infuori delle feste comandate; la sera rigorosamente a seguire la sua squadra del cuore che giocava nel posticipo. E io sto l\u00ec in mezzo che ascolto facendo finta di non ascoltare e intanto penso che quando sar\u00f2 sposato con Emilia per me sar\u00e0 un piacere accompagnarla nei negozi, stare a pranzo dai suoi, che ancora non ho conosciuto ma sono sicuro saranno persone gentili e affettuose.\u201d Chiss\u00e0 se quella donna vestita di scuro, che ho visto andar via da casa di Emilia, sar\u00e0 sua madre?\u201d, e poi io non seguo il calcio, n\u00e9 altri sport, e la domenica la dedicherei tutta a lei.<\/p>\n<p>All\u2019inizio, diciassette anni fa, quando cominciai a lavorare qui, il luned\u00ec Fernando e Marcello chiedevano anche a me cosa avevo fatto nel fine settimana ma quando capirono che il sabato, tutti i sabati, andavo a trovare mia mamma, che la domenica, tutte le domeniche, andavo a messa e a pranzo stavo a casa con mia sorella e il gatto, e che la sera, tutte le sere, andavo a dormire alle 21.30; cominciarono a non chiedermelo pi\u00f9 e a non chiedermi neanche altre cose.<\/p>\n<p>Nella pausa, quando ho visto Antonio, il ragazzo del reparto delle impastatrici, andare alla macchinetta del caff\u00e8, sono andato al suo posto e, sopra ad una mensola, dentro ad un barattolo bianco, ho trovato quello che cercavo. Ho preso dalla tasca del grembiule una bustina da congelatore e c\u2019ho versato un misurino di quella polverina, giusto 5 grammi, ho chiuso il barattolo e l\u2019ho rimesso al suo posto, ho chiuso bene anche la bustina e l\u2019ho fatta scendere piano nella tasca del grembiule, assicurandomi che nessuno mi vedesse. Tornato al mio posto, ho fatto un sospiro di sollievo, non posso dire di essere un ladro ma di certo ho fatto una cosa che non si fa. Nelle altre ore mi sar\u00f2 toccato la tasca circa venticinque volte per essere sicuro che la bustina stesse ancora l\u00ec. L\u2019urlo della sirena \u00e8 stato una liberazione. Sono andato velocemente allo spogliatoio, mi sono cambiato e in cinque minuti ero gi\u00e0 alla fermata.<\/p>\n<p>\u201cNiente pi\u00f9 lavoro per oggi!\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Arrivato a casa, ho aperto l\u2019armadio, quello in camera della mamma dove ci sono i vestiti da cerimonia; prima ce n\u2019erano tanti, ora ce n\u2019\u00e8 solo uno, il mio; lo guardo. Pantaloni blu gessati uguali alla giacca, camicia celeste a quadri bianchi e gialli e la cravatta pressappoco dello stesso colore del vestito. Tutto nuovo di zecca! L\u2019ho messo solo al matrimonio di Lucia. Non \u00e8 tarlato, lo metto sul balcone cos\u00ec perde un po\u2019 l\u2019odore di naftalina. Apro la scarpiera, cigola, prendo le scarpe che sembrano pi\u00f9 nuove di come sono veramente; in questi casi \u00e8 una fortuna non poter guidare cos\u00ec le scarpe, soprattutto la destra, non si riempiono di righe sul davanti per via della pressione esercitata sui pedali. Intanto che cerco l\u2019intimo nel comodino, faccio uscire l\u2019acqua calda dalla doccia, la caldaia non \u00e8 pi\u00f9 nuovissima e ci mette un po\u2019 a scaldare. Mi spoglio velocemente, fa freddo, i termosifoni non li accendo mai, consumano troppo. Entro nella cabina, il getto d\u2019acqua \u00e8 violento sulla testa, i capelli mi scendono sulla fronte e sgocciolano sul viso, i peli si distendono in ordine sulla pelle e la fanno sembrare pi\u00f9 scura, mi insapono il corpo con la saponetta che, con quella superficie liscia, mi fa pensare al palmo vellutato di una donna innamorata.<\/p>\n<p>Sogno Emilia, la mia amata Emilia, che oggi chieder\u00f2 in sposa.<\/p>\n<p>Sono agitatissimo, come si fa a chiedere ad una donna di sposarti? A me non \u00e8 mai capitato: mai ho pensato di sposare un\u2019altra ragazza prima di Emilia anche perch\u00e9 le ragazze di oggi sono tutte strane. Tutte truccate, coi capelli sempre aggiustati, mo\u2019 di un colore mo\u2019 di un altro, con le unghie colorate, le gonne corte e le maglie scollate. Mi sembra di rivedere quell\u2019amica di mia sorella, com\u2019\u00e8 che si chiama? Simona o Sonia. Me la ritrovai una sera con Lucia a cena a casa nostra; io avevo gi\u00e0 mangiato, stavo leggendo le prime pagine di \u201cConversazione in Sicilia\u201d e non posso negare che qualche lacrima mi era caduta sulla lettera del padre. Mia sorella mi chiam\u00f2 e mi costrinse a stare a tavola con loro. L\u2019amica era una mitragliatrice: sparava parole su parole, velocemente, facevo pure fatica a capirla, parlava di s\u00e9, del suo lavoro di commessa che la entusiasmava perch\u00e9 poteva stare sempre al passo con la moda e comprare tanti bei vestiti con lo sconto del 20%. E mentre lei parlava e rideva e si toccava i capelli in continuazione, girandoli da un lato e poi da un altro, io mi chiedevo cosa ci trovasse di tanto entusiasmante nel vendere dei vestiti che non erano neanche suoi, e mi chiedevo pure se per quella ragazza non esistesse un fermaglio per capelli cos\u00ec la smetteva di sventolarmeli addosso. Ad un certo punto mise una mano sotto al tavolo e cominci\u00f2 a chiedere di me: \u201cQuanti anni hai? Che lavoro fai? C\u2019hai Facebook?\u201d ed io sentivo qualcosa che si arrampicava sulla mia gamba, passando per il ginocchio fino alla coscia, nella parte interna, e, quando capii che era la sua mano che stava andando ad azzannare i miei testicoli, dissi:\u201d Ho trentasette anni, odio Facebook perch\u00e9 \u00e8 una collezione di persone che neanche si conoscono ma che si chiamano amici, lavoro in un salumificio e domattina devo alzarmi presto\u201d. Tirai indietro la sedia, mi alzai \u201cBuonanotte\u201d e andai in camera. Lungo il corridoio continuavo a chiedermi se fosse normale quello che mi era appena successo: una ragazza che t\u2019infila la mano in mezzo alle gambe! Roba da matti! E poi io voglio arrivare vergine al matrimonio. Per fortuna che ho incontrato Emilia, lei non ha niente a che vedere con quella pazza. E\u2019 dolce nei modi, negli sguardi, ha un viso delicato, la pelle liscia e pallida, gli occhi scuri e i capelli raccolti, semplice nell\u2019abbigliamento, non le piace la confusione e non faremo mai l\u2019amore senza essere prima marito e moglie.<\/p>\n<p>Chiudo l\u2019acqua, indosso l\u2019accappatoio con le mie iniziali \u201cG.C\u201d, un regalo per i miei trent\u2019anni. Mi avvicino allo specchio sul lavandino, la barba \u00e8 di qualche giorno, devo raderla, non voglio pungerla nel baciarla. In realt\u00e0 non l\u2019ho baciata ancora mai in bocca, solo sulla guancia; il fatto \u00e8 che ci vediamo sempre e solo a casa sua, lei non me l\u2019ha mai detto, per non farmi dispiacere, ma io l\u2019ho capito che i suoi genitori non vogliono che esca con un ragazzo pi\u00f9 grande di lei, almeno fino a quando non diventa il suo fidanzato ed io oggi lo diventer\u00f2!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Andr\u00f2 da lei, la saluter\u00f2 con un bacio ed una carezza, le chieder\u00f2 come sta, poi le dir\u00f2 che ho una cosa per lei, prender\u00f2 dalla tasca della giacca l\u2019anello e glielo infiler\u00f2 all\u2019anulare sinistro, la guarder\u00f2 negli occhi e le dir\u00f2:\u201d Emilia, mi vuoi sposare?\u201d e lei dir\u00e0, senza nemmeno pensarci: \u201cS\u00ec\u201d. Lo so, dir\u00e0 cos\u00ec, l\u2019ho sempre saputo, dalla prima volta che l\u2019ho vista. Lo ricordo ancora come fosse ieri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ero andato a trovare la mamma, ci vado un giorno s\u00ec e uno no, lei \u00e8 sempre stata la mia unica confidente. Non ho mai avuto amici: quand\u2019ero piccolo i miei compagni di classe mi prendevano in giro perch\u00e9 non avevo un pap\u00e0 n\u00e9 i soldi per uscire con loro e vestire come loro. Poi, dopo l\u2019incidente durante la leva militare in cui mi scoppi\u00f2 una mina sotto al piede destro, ritrovandomi con due dita in meno, senza sensibilit\u00e0 fino al tallone e zoppo, mi prendevano in giro dicendo: \u201cChi va con lo zoppo impara a zoppicare!\u201d, ridevano e si allontanavano. Solo lei riusciva a consolarmi quando tornavo da scuola piangendo.<\/p>\n<p>Ero l\u00ec in giardino con la mamma che le raccontavo com\u2019era andato il lavoro, quando sentii dalla casa accanto, che dista due metri da quella della mamma, dei singhiozzi, forse un pianto. Allora mi avvicinai pensando che qualcuno non stesse bene e avesse bisogno di aiuto, vidi una donna vestita di scuro, chiudere il cancello alle sue spalle ed allontanarsi nella direzione opposta alla mia con la testa abbassata ed un gatto attorno ai piedi. Guardai oltre il cancello da cui quella signora era appena uscita, non l\u2019avevo mai fatto le altre volte, so che non \u00e8 corretto curiosare tra le cose degli altri, ma quel giorno fu diverso, sembrava come se una corda mi tirasse verso quella casa e mi avvicinai.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 della recinzione c\u2019era un piccolo cortile pavimentato di cemento con tanti vasi di fiori e, pi\u00f9 in l\u00e0, una casa alta e stretta con tante finestre disposte su due colonne e, ad una di queste, era affacciata una ragazza che non sembrava affatto preoccupata per quella signora che era appena andata via piangendo e continuava a guardare fuori, tranquilla. Dopo un po\u2019 si accorse di me ma non sembrava infastidita dalla mia presenza estranea, anzi, nel suo sguardo c\u2019era un velo di sorriso che sembrava dire:\u201d Avvicinati!\u201d, incuriosita. Lo feci: appoggiai la mano sulla maniglia del cancello, la spinsi verso il basso e l\u2019aprii, due passi ed ero nel cortile, altri due ed ero sotto alla finestra della ragazza. Da quella distanza potei rendermi conto di quanto fosse giovane e bella, talmente tanto che mi sentii in soggezione. \u201cSalve, perdoni l\u2019intrusione, sono Giuseppe Conti, stavo nella casa accanto, ho sentito dei lamenti e mi sono preoccupato. Tutto bene?\u201d. Avevo cercato di utilizzare un italiano che fosse il pi\u00f9 corretto possibile, rimpiangendo di non aver potuto continuare gli studi. Il viso bello e delicato di quella ragazza mi faceva pensare che appartenesse ad una famiglia d\u2019alto rango. Lei annu\u00ec, andava tutto bene e si chiamava Emilia Passamonti. Mi sembr\u00f2 da subito timida, parlava poco e a bassa voce, non volli metterla a disagio e la salutai con un \u201cA presto\u201d. Tornato a casa quella sera, non riuscivo che a pensare a lei. Rivedevo i suoi occhi luminosi e scuri, la fronte spaziosa da cui i capelli neri formavano una treccia lunga e ben fatta. Senza un filo di trucco, la pelle liscia e chiara, le labbra morbide, socchiuse, da cui si intravedeva la schiera bianca dei denti, il collo fino che portava ad un busto esile rivestito da un golfino di lana e le gambe, nascoste dietro al muro, le immaginavo gi\u00e0, lunghe e snelle. Intanto pregavo di rivederla la volta successiva e di trovare una scusa credibile per fermarmi a salutarla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cMannaggia, un altro taglio! Non comprer\u00f2 mai pi\u00f9 queste lamette!\u201d. Tampono la ferita con un po\u2019 di cotone imbevuto d\u2019alcol; brucia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando andai a trovare la mamma, la volta successiva, davanti casa di Emilia, finsi di inciampare con i sassolini che stavano sulla strada e, mentre, chino, massaggiavo la caviglia mimando smorfie di dolore; girai lo sguardo in direzione della sua abitazione e lei era l\u00ec, di nuovo. In un attimo mi dimenticai della slogatura e del mio nuovo mestiere di attore e andai spedito verso di lei per salutarla. Fu fin troppo cortese con me, dato che era solo la seconda volta che ci vedevamo: mi fece accomodare nel suo giardino colorato di gerani e viole. Tutti quei fiori mi fecero pensare che ne fosse appassionata, finsi allora d\u2019esserlo anch\u2019io e, giacch\u00e9 c\u2019ero, inventai d\u2019aver fatto, qualche anno prima, un corso di botanica che mi aveva poi permesso di lavorare parecchio tempo in una serra grandissima con fiori e piante provenienti da tutto il mondo. Allora i miei complimenti sulla qualit\u00e0 del suo giardino assunsero un tono autorevole e lei sembr\u00f2 molto compiaciuta dei miei apprezzamenti. Credo per\u00f2 che quando saremo sposati dovr\u00f2 dirle che era tutta una finzione e che non ho mai innaffiato una pianta in vita mia!<\/p>\n<p>Da quel pomeriggio di fine aprile le visite a mia mamma si fecero pi\u00f9 brevi, pi\u00f9 lunghe invece le chiacchierate con Emilia e pi\u00f9 intenso il nostro affetto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mi vesto velocemente, la sveglia segna le ore 16.00. Apro lo zaino da lavoro, dentro c\u2019\u00e8 ancora il panino di stamattina, ci metto una bottiglietta d\u2019acqua, un bicchiere e un cucchiaino, controllo che ci sia la scatoletta con l\u2019anello e la bustina. C\u2019\u00e8 tutto; me lo metto sulle spalle e vado a salutare Faustino. Gli riempio due ciotole col suo mangiare per gatti ed altre due d\u2019acqua: gli basteranno almeno per tre giorni. Gli accarezzo il muso, lui appoggia la sua testina sulla mia mano, per un secondo chiude gli occhi poi li riapre, si gira verso la ciotola e si allontana leccandosi i baffi. Chiudo a chiave la porta e vado alla fermata.<\/p>\n<p>L\u2019autobus arriva dopo due minuti, salgo, posto finestrino; i campi di grano provano ad inseguirci ma l\u2019autista va pi\u00f9 veloce, li seminiamo!<\/p>\n<p>Intanto io continuo a ripetere le parole che tra un po\u2019 dir\u00f2 a Emilia. Arrivo alla mia fermata, scendo, sono in perfetto orario. Saluto Gino, il fioraio che ha un negozio un po\u2019 arrangiato proprio l\u00ec vicino; lui mi guarda perplesso, \u00e8 abituato a vedermi vestito con i panni da lavoro e non da cerimonia. Compro due rose rosse e vado via. Con l\u2019ombrello puntato a terra, percorro il viale che porta a casa di Emilia, si sta facendo buio, gli alberi ai lati della strada sono scuri e le loro punte si muovono spinte dal vento. Non si sente nessun rumore, sembra che stiano dormendo tutti qui ma la maggior parte delle case \u00e8 illuminata da tante piccole luci calde.<\/p>\n<p>Arrivo da mia mamma, una rosa \u00e8 per lei; le sono sempre piaciuti i fiori. Le dico che sono agitato, i sospiri mi escono dalla bocca pi\u00f9 delle parole, invece lei, come sempre, ne ha tante di parole per rassicurarmi e darmi forza. Mi sento gi\u00e0 pi\u00f9 tranquillo, le do un bacio e le dico che dopo le racconter\u00f2 com\u2019\u00e8 andata.<\/p>\n<p>Entro nell\u2019atrio di casa di Emilia, lei mi sta gi\u00e0 aspettando, affacciata alla finestra. In questi mesi ho capito che i suoi genitori sono molto all\u2019antica e non vogliono che la figlia si esponga troppo ad un ragazzo di cui non sono certe le intenzioni. Io li capisco e con questo anello anche loro capiranno me.<\/p>\n<p>La saluto, il mio bacio sulla sua fronte fresca \u00e8 pi\u00f9 intenso del solito, le porgo la rosa, lei mi ringrazia con un sorriso; c\u2019\u00e8 una sedia tra i vasi, l\u2019avvicino a me, mi siedo davanti a lei e allontano il mio sguardo dai suoi occhi solo per prendere lo zaino. Lo appoggio sulle gambe che un po\u2019 tremano, apro la cerniera, prendo la custodia dell\u2019anello, la nascondo nel palmo sudato della mano e la infilo nella tasca della giacca; voglio che sar\u00e0 la sorpresa pi\u00f9 bella che abbia mai ricevuto e il regalo di compleanno pi\u00f9 gradito.<\/p>\n<p>Oggi Emilia compie gli anni ed io voglio festeggiare con lei tutti i compleanni che verranno.<\/p>\n<p>Tiro fuori dallo zaino il bicchiere, lo riempio d\u2019acqua, poi apro la bustina da congelatore e verso nel bicchiere la polverina che ho preso stamattina in fabbrica. Mi \u00e8 venuta sete. Giro il tutto col cucchiaino, l\u2019acqua si fa bianca e densa. Speriamo sia dissetante. Porto il bicchiere alla bocca, anche la mano ora trema e sento la canottiera appiccicata col sudore sulla schiena, Emilia mi guarda confusa, non sa ancora che vivremo insieme per l\u2019eternit\u00e0. Bevo con un unico sorso, \u00e8 insapore, inodore e indolore, \u00e8 una dose di nitrito di sodio: la chiave d\u2019accesso al mondo di Emilia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35400\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35400\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luned\u00ec 13 Novembre, la solita giornata nebbiosa che rattrista le persone, tranne me. Mi sono svegliato prima del solito, fuori era ancora notte. \u201cSe uno gi\u00e0 sa che \u00e8 il giorno pi\u00f9 bello della sua vita deve farlo durare il pi\u00f9 possibile cos\u00ec ne sembrano quasi due!\u201d, mi sono detto ieri sera mentre mettevo la [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35400\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35400\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":16141,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[483],"tags":[],"class_list":["post-35400","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2018"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35400"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/16141"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=35400"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35400\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":35435,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35400\/revisions\/35435"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=35400"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=35400"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=35400"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}