{"id":35393,"date":"2018-05-21T16:17:45","date_gmt":"2018-05-21T15:17:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35393"},"modified":"2018-05-21T16:17:45","modified_gmt":"2018-05-21T15:17:45","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-la-profezia-di-marilena-tritto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35393","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;La profezia&#8221; di Marilena Tritto"},"content":{"rendered":"<p>&lt;&lt;Farai molti viaggi\u2026\u2026viaggerai continuamente\u2026\u2026.Sarai molto preoccupata per la salute di un tuo familiare stretto\u2026\u2026..La lettera \u201cA\u201d avr\u00e0 un ruolo importante nel tuo prossimo futuro&gt;&gt;.<\/p>\n<p>Silvia si svegli\u00f2 di soprassalto, si mise a sedere sul letto in preda all\u2019angoscia, il corpo completamente impregnato di sudore e la bocca arsa. Fuori c\u2019era un caldo torrido di pieno luglio e lei con la sua pressione bassa doveva prendere il treno per raggiungere quel posto maledetto.<br \/>\nSi vest\u00ec di corsa, prese la crema idratante che aveva comprato la sera prima e se la ficc\u00f2 in borsa. I figli dormivano ancora, la scuola era finita da un pezzo e giustamente la mattina si attardavano nel letto. Diede un bacio sulla fronte al piccolino, sal\u00ec sulla macchina e guid\u00f2 a gran velocit\u00e0 verso il paese da cui avrebbe preso il treno per raggiungere quell\u2019enorme ospedale a dieci piani. Alla stazione parcheggi\u00f2 l\u2019auto come sempre e attese quel regionale sporco e lento, senz\u2019aria condizionata in cui, se ci fosse riuscita, si sarebbe addormentata per un\u2019oretta per recuperare un po\u2019 di sonno che negli ultimi tempi scarseggiava. Spesso si svegliava in preda agli incubi e non riusciva pi\u00f9 a dormire. Aveva delle brutte occhiaie nere e un viso pallidissimo. Spesso si doveva fermare perch\u00e9 aveva giramenti di testa dovuti alla sua costante pressione bassa che, con quel caldo torrido di quell\u2019estate, si era abbassata ancora di pi\u00f9. Arrivata alla stazione, l\u2019odissea non sarebbe finita, l\u00ec avrebbe atteso almeno una buona mezz\u2019ora il bus cittadino che l\u2019avrebbe lasciata davanti l\u2019ospedale, dopo aver attraversato tutta la citt\u00e0 per circa un\u2019ora. Prima di entrare in reparto, aspettando l\u2019orario consentito, si sarebbe intrattenuta al bar per una veloce colazione e poi nella cappella dell\u2019ospedale, a godere del fresco dell\u2019aria condizionata, o a pregare, non aveva ancora deciso con se stessa la priorit\u00e0 che la spingeva ad andare in quel luogo.<br \/>\nIl treno regionale correva pi\u00f9 lento del solito e al suo interno si sentiva un fetore inimmaginabile. Ogni volta lei metteva un fazzoletto bianco sul sedile prima di sedersi perch\u00e9 non sopportava di toccare col suo corpo qualcosa che fosse sporco; aveva necessit\u00e0 che fosse tutto pulito e asettico e lontano da infezioni. Avrebbe lavato e disinfettato il mondo intero se avesse potuto. In quell\u2019ambiente in cui la polvere si odorava non riusciva a rilassarsi, a concedersi un po\u2019 di riposo per prepararsi all\u2019incontro, per essere positiva e al meglio di se, prima di entrare in quella stanza.<br \/>\nAveva ripensato molto, negli ultimi tempi a quella serata incredibile e a tutto quello che era successo dopo. Quella sera erano particolarmente allegre. Era l\u2019ultima sera che sarebbero state insieme , prima di rivedersi per la seconda sessione del corso. La mattina dopo, ognuna avrebbe intrapreso il proprio viaggio di ritorno per giungere alla propria destinazione, si sarebbero disperse e sarebbero tornate quelle di sempre. Erano in cinque. Era la mezzanotte. Avevano bevuto parecchio prosecco ad accompagnare un pasto a base di pesce in un ottimo ristorante dove si erano incontrate fugacemente per la pausa pranzo nei giorni precedenti; quella sera avevano deciso di dare lustro al commiato.<br \/>\nDavanti a un buon caff\u00e8, una di loro, propose un gioco: la lettura dei fondi del caff\u00e8. Naeda viveva in Italia da molti anni ma era di origine araba e conosceva bene l\u2019arte della preveggenza. Di fronte alla proposta, tutte risero di gusto ma, subito dopo, si ammutolirono, quando capirono che Naeda diceva sul serio. A dispetto delle apparenze, si resero conto che in ognuna di loro vi era una radicata tendenza alla superstizione. Quella sera tutte avevano paura di sapere il loro eventuale, prossimo futuro, ma tutte avevano un tale curiosit\u00e0, enfatizzata anche dall\u2019 ebbrezza del vino bevuto. Quel gioco divenne in quel momento una necessit\u00e0 trasgressiva. Solo una di loro si rifiut\u00f2 di sottoporsi alla lettura dei fondi, aveva gi\u00e0 avuto una esperienza del genere e la profezia si era poi tristemente avverata; da allora aveva giurato che non avrebbe pi\u00f9 permesso a nessuno di farlo ancora.<br \/>\nErano appena le dieci del mattino. Dovevano passare ancora pi\u00f9 di due ore prima che le avessero consentito di entrare nella stanza. Doveva trovare qualche modo per stemperare la noia e l\u2019ansia che iniziava ad affacciarsi. Si ricord\u00f2 del prete della cappella dell\u2019ospedale, del numero che le aveva dato per trovare qualche alloggio a buon mercato, per tutto il tempo che sarebbe stato necessario. Era stanca, voleva evitare di fare avanti e indietro tutti i giorni. Erano settimane che faceva viaggi estenuanti, ora avvertiva il bisogno di conservare il pi\u00f9 possibile le energie fisiche ma soprattutto emotive.<br \/>\n&lt;&lt;Non so di soluzioni economiche in appartamenti, in questo momento per\u00f2 posso darle il numero di telefono della Caritas. E\u2019 un cellulare che corrisponde al numero personale della responsabile della struttura. La chiami quanto prima perch\u00e9 so che le stanze a disposizione sono poche&gt;&gt;.<br \/>\nRimase un po\u2019 scettica, si era figurata la necessit\u00e0 della Caritas per i senza tetto e i bisognosi, non c\u2019entrava nulla lei in quel contesto. Mise il numero in tasca, avrebbe chiamato il pomeriggio; non voleva affrontare quel problema prima dell\u2019incontro, avrebbe passato il resto del tempo a coccolarsi, decise di ritornare nel bar, se era fortunata avrebbe incontrato quella simpatica signora che fumava molto e rideva spesso a squarciagola, prima di farsi seria per entrare. Come due studentesse liceali in cerca di emozioni, avrebbero bevuto tremila caff\u00e8, prima di appartarsi sulla scalinata di qualche anfratto dell\u2019ospedale, a condividere qualche sigaretta e a raccontarsi aneddoti e barzellette per ridere a crepapelle, per esagerare un divertimento che moriva dentro. Dopo un\u2019attesa silenziosa, ad occhi bassi, a respiro corto, nel corridoio del reparto, nello spazio antistante le stanze, insieme ad altri automi silenziosi come loro, sarebbero entrate, avrebbero indossato il copricapo, il copri scarpe, i guanti e quell\u2019inquietante camice verde. Si sarebbero aiutate ad abbottonarselo dietro, con quei muti e teneri gesti, unico calore in quella dimensione; avrebbero indossato il mascherino, chiuso gli occhi, inspirato ed aperta la porta col gomito. Gli odori pungenti dei medicinali e i suoni asettici e cadenzati delle macchine le avrebbero raggiunte come un ciclone a togliere loro l\u2019anima, a farle diventare automi per non soffrire.<br \/>\nOre 16.00. Il bus 19 non si vedeva ancora. Nella telefonata la responsabile della Caritas le era sembrata gentile ma abbastanza sbrigativa. Chiss\u00e0 se era stata una buona idea o una perdita di tempo tentare quella strada. Si aspettava una laica simile ad una suora, a capo di un ente del genere, insomma, qualcuno che avesse a che fare con l\u2019aspetto di un religioso. La struttura sembrava deserta, come se non fosse abitata da nessuno. Sotto, a piano terra, vi era una grande cucina e un grande refettorio. La scalinata che portava su alle stanze era buia e dava un non so che di inquietante. Si poteva prendere un piccolo elevatore che portava su ai piani delle stanze, ma lei temeva attacchi di panico quando l\u2019ansia saliva un po\u2019, prefer\u00ec salire a piedi e visitare qualche stanzetta libera che l\u2019uomo che l\u2019accompagnava le mostr\u00f2.<br \/>\nImprovvisamente apparve lei. Semplice, col vestiario dimesso, di mezza et\u00e0, uno splendido sorriso accogliente. Il suo nome era Adele. Da quell\u2019istante trascorsero insieme due lunghi mesi della loro esistenza.<br \/>\n&lt;&lt;Stai attenta \u2026. Non ti avvicinare troppo \u2026.. perch\u00e9 non sappiamo come reagiscono. Parla prima da lontano, chiedi se vogliono del latte caldo \u2026..una coperta \u2026\u2026. avvisali che sei della Caritas e se ti danno il consenso avvicinati&gt;&gt;<br \/>\n&lt;&lt;Perch\u00e9\u2026. pu\u00f2 essere pericoloso?&gt;&gt;<br \/>\n&lt;&lt; Beh molti sono arrabbiati\u2026..non sono abituati\u2026\u2026possono pensare che gli vuoi fare del male\u2026\u2026possono spaventarsi. Sai, le deprivazioni ti induriscono, non sei pi\u00f9 abituato agli avvicinamenti, al calore umano. Molti sono preda di bande di delinquenti. Oppure possono pensare che gli vuoi soffiare il posto letto che si sono fatti col cartone. E\u2019 meglio essere prudenti. Se ti cacciano non ti spaventare, lasciali stare oppure chiama me&gt;&gt;<br \/>\nLa prima sera che and\u00f2 con lei, dopo le 23.00, a distribuire coperte e latte caldo ai clochard che numerosi avevano trovato un posto sul vialone principale della citt\u00e0 per passarci la notte, l\u2019adrenalina le sal\u00ec alle stelle. Temeva le reazioni e la violenza fisica di qualcuno che poteva essere alcolizzato, e si sentiva inadeguata per via della scarsa conoscenza delle lingue straniere. In una citt\u00e0 di mare, al confine con i paesi del Sud, vi approdavano molti senza tetto stranieri, le cui tracce si erano perse da chiss\u00e0 quanto tempo. Non avrebbe mai immaginato, prima di conoscerla, che era andata per chiedere aiuto e che le sarebbe stato offerto chiedendone a sua volta a lei. Adele era una donna straordinaria, era difficile essere sua amica, dava tanto ma chiedeva anche tanto. Si poteva essere solo esseri coraggiosi al suo fianco. Con lei non era possibile piangersi addosso; le faceva toccare con mano che c\u2019erano situazioni peggiori della sua, che forse potevano risolversi e, senza fare una scaletta di gravit\u00e0, si doveva portare aiuto dove c\u2019era bisogno senza fermarsi, dimenticando il dolore che si aveva dentro. Per starle accanto, era necessario chiedere a se stesso una coerenza ad oltranza, un rigore morale e una generosit\u00e0 senza limiti, diventava rigoroso stare costantemente in prima linea, proprio come lei. Era difficile, ma bello innamorarsi di un\u2019amica esigente come lei, e Silvia si adoper\u00f2 anima e corpo per aiutarla nel suo lavoro sociale.<br \/>\nOgni sera sul vialone, fino alla mezzanotte e oltre, a distribuire coperte e latte, la mattinata a sbucciare e affettare centinaia di patate, a pulire e lavare verdure, a riordinare la cucina e a servire nel refettorio l\u2019unico pasto del giorno a chiunque ne avesse bisogno. Cos\u00ec trascorsero quei due mesi, intervallati dalle due visite giornaliere di mezz\u2019ora nel reparto della speranza, dove Silvia, insieme ad altri prestavano le cure a quei corpi addormentati che nessuno sapeva se si sarebbero mai svegliati.<br \/>\nNel refettorio, in quella stagione calda, si sentiva sempre un gran tanfo all\u2019ora di pranzo. Molti non avevano neanche pochi spiccioli per usufruire delle docce pubbliche che il comune metteva a disposizione, non avevano posti dove potersi lavare gli indumenti, ne altri di ricambio. La stagione era calda, per questo molti uomini puzzavano. Erano persone ai margini che gioivano gi\u00e0 se trovavano un pasto al giorno.<br \/>\nDecine di extracomunitari , fra i quali donne e bambini, e senza tetto affollavano quella enorme sala in due turni: alle 12.30 e alle 14.00. Per la cena, durante il pranzo, si distribuivano panini imbottiti.<br \/>\nIn cucina, erano tutti volontari, alcuni saltuari, altri, come Silvia, abituali.<br \/>\n&lt;&lt;Non ti sei fatto vivo per un po\u2019 di giorni\u2026 mi hai fatto preoccupare\u2026\u2026anche perch\u00e9 ci sono state nottate molto fredde\u2026\u2026 stai bene?&gt;&gt;<br \/>\nBazir era keniano. Era laureato in ingegneria meccanica e da circa due anni si era introdotto in Italia. Era stato a Firenze per molto tempo, dove si era sistemato bene con un gruppo di suoi connazionali per la vendita di soprammobili di legno ai mercatini. Poi, ci aveva litigato per la spartizione dei guadagni e aveva perso lavoro. Era sceso gi\u00f9, trovando prima lavoro stagionale per la raccolta dei pomodori, poi, era finito anche quello, aveva cambiato di nuovo citt\u00e0. Aveva 38 anni, era partito con la promessa alla moglie e alla figlia che un giorno si sarebbe sistemato e le avrebbe fatte venire per vivere tutti insieme in Italia. Ultimamente si era ammalato, aveva preso una brutta infezione che lo faceva dimagrire a vista d\u2019occhio. Silvia lo aveva notato un giorno, a mensa, lui abitualmente veniva al secondo turno delle 14.00. Soffiava un vento proveniente dal mare, particolarmente forte, e lui, altissimo e magrissimo cercava di ripararsi l\u2019orecchio col bavero della giacchetta esigua che aveva addosso, con le maniche che gli arrivavano a tre quarti delle braccia. Lui si accorse che Silvia lo fissava, ma non osava alzare lo sguardo. Nonostante la sua condizione, conservava sempre la sua dignit\u00e0 e faceva fatica a farsi aiutare per pena. Silvia prese il suo foulard grande, che portava sempre con se in borsa per ripararsi dalla brezza marina quando ce n\u2019era bisogno, e glielo port\u00f2 :&lt;&lt;Tieni\u2026. a me non serve\u2026. ho la giacca\u2026\u2026 prendilo tu\u2026\u2026 riparati la faccia \u2026\u2026 hai mal di denti?&gt;&gt;<br \/>\n&lt;&lt;No, grazie non c\u2019\u00e8 bisogno&gt;&gt; con un gesto della mano rifiut\u00f2. Silvia si accorse che usciva sangue dall\u2019orecchio che si copriva. Avvis\u00f2 Adele. Lo convinsero a farsi accompagnare in ospedale. Prima che andasse via, Silvia gli poggi\u00f2 sulle spalle il foulard senza dir niente, e lui non protest\u00f2. Aveva una brutta otite perforante che i volontari della Caritas si occuparono di curargli. Fino a quando guar\u00ec riuscirono a trovargli un posto letto nel dormitorio pubblico, dove di solito davano la precedenza a donne e bambini. Appena guar\u00ec dovette lasciarlo, ritornando a dormire sui cartoni in qualche anfratto della citt\u00e0. Silvia non lo aveva visto per un po\u2019 e si era preoccupata. La sua vita, nel giro di poco tempo, era cambiata, e con lei anche il suo atteggiamento alla vita. Da quando aveva conosciuto Adele aveva bisogno di aggrapparsi a qualcosa, di dare un senso a quello stare tanto tempo fuori casa, lontana dai suoi figli e dai loro bisogni. Era come se, a differenza del passato, non vi era pi\u00f9 una scaletta di priorit\u00e0 nel servire gli altri, che tenesse conto degli affetti, era come stare in guerra, corri dove c\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno, ormai era entrata in quell\u2019ottica da cui non riusciva pi\u00f9 ad uscire. La vita, l\u2019esistenza avevano assunto un sapore instabile, dove bisogna aggrapparsi fortemente al presente, al qui ed ora, in ogni momento.<br \/>\nA volte, a sera, quando tutto era finito, non c\u2019era da fare pi\u00f9 nulla e poteva rilassarsi le prendeva la disperazione, anche in quell\u2019istante Adele era pronta ad aprire le braccia per accoglierla con un sorriso sempre stampato sulla bocca. Aveva pensato tante volte a Naeda, al giorno dopo la lettura dei fondi di caff\u00e8; ci tenne ad accompagnarla in treno fino a Milano per non lasciarla sola. Naeda scelse volontariamente di perdere il treno del mattino per Roma, per poi prenotarsi quello della sera, per non lasciarla da sola fino al pomeriggio, quando Silvia sarebbe salita sul treno per scendere gi\u00f9. Sembrava sentirsi stranamente responsabile della premonizione della tragedia. Silvia non cap\u00ec quell\u2019interesse gratuito di Naeda nei suoi confronti, all\u2019epoca non se lo spiegava. Gli occidentali sono abituati ad elargire premure e gentilezze in base al grado di appartenenza o vicinanza dell\u2019essere umano; chi, invece, conosce gli stenti e la guerra, per istino fornisce cure e premure a qualsiasi essere umano in bisogno. Anche se viveva da anni in Italia, era scritto nel DNA di Naeda. Nel Lungo viaggio di ritorno col treno, Silvia aveva fatto cos\u00ec tante telefonate ai familiari che volevano tacitarle la dura realt\u00e0 della tragedia, fino a quando era riuscita a farsela dire. Da quel momento in poi, non aveva avuto pi\u00f9 il coraggio di chiamare Naeda. Pensava, di tanto in tanto, al suo viso preoccupato di quella mattina, quando Silvia non conosceva ancora tutta la dura verit\u00e0, e al suo starle a fianco tutto quel tempo, abbracciandola ogni tanto. E pensava alla felicit\u00e0 che lei provava al ristorante quella sera, a mezzanotte, in compagnia di belle persone che aveva conosciuto in un momento bello della sua vita, di apertura di prospettive verso il mondo, e a come poteva cambiare la prospettiva di vita e la propria esistenza in dodici ore.<br \/>\nStava fumando seduta a una panchina nel giardino sotto l\u2019ospedale, in attesa dell\u2019orario per entrare. Bazir la sorprese alle spalle. Le aveva riportato il foulard.<br \/>\n&lt;&lt; Sono venuto a salutarti\u2026.. ritorno nel mio paese. Sono stanco di non trovare niente. Mia figlia sta crescendo e io non la conoscer\u00f2 se non torno. Volevo ringraziarti per\u2026\u2026 tutto\u2026..&gt;&gt;<br \/>\nSilvia diede un ultimo tiro alla sigaretta e la butt\u00f2 per terra. Senza dire nulla si alz\u00f2 di scatto e butt\u00f2 le braccia al collo di Bazir. Stettero cos\u00ec per qualche secondo, dondolandosi dolcemente, senza riuscire a dire una parola. Poi Bazir si stacc\u00f2 bruscamente e corse via.<br \/>\nSilvia sal\u00ec al bar per l\u2019ennesima volta. Prese un caff\u00e8 e il barista con un sorriso le mise nel piattino un cioccolatino di quelli che hanno il bigliettino all\u2019interno. Lei sorrise, da bambina aveva dato sempre tanta importanza a quei messaggini dei cioccolatini come segnali premonitori. Lesse:<br \/>\n\u201c Nulla impedir\u00e0 al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte pi\u00f9 buia. Perch\u00e9 oltre la nera cortina della notte c\u2019\u00e8 un\u2019alba che ci aspetta.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35393\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35393\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&lt;&lt;Farai molti viaggi\u2026\u2026viaggerai continuamente\u2026\u2026.Sarai molto preoccupata per la salute di un tuo familiare stretto\u2026\u2026..La lettera \u201cA\u201d avr\u00e0 un ruolo importante nel tuo prossimo futuro&gt;&gt;. Silvia si svegli\u00f2 di soprassalto, si mise a sedere sul letto in preda all\u2019angoscia, il corpo completamente impregnato di sudore e la bocca arsa. Fuori c\u2019era un caldo torrido di pieno [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35393\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35393\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":15988,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[483],"tags":[],"class_list":["post-35393","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2018"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35393"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/15988"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=35393"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35393\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":35402,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35393\/revisions\/35402"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=35393"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=35393"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=35393"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}