{"id":35362,"date":"2018-05-21T12:11:24","date_gmt":"2018-05-21T11:11:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35362"},"modified":"2018-05-22T10:07:26","modified_gmt":"2018-05-22T09:07:26","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-lomino-di-bronzo-di-paolo-quilichini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35362","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;L&#8217;omino di bronzo&#8221; di Paolo Quilichini"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Page 1\"><\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 3\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>La sua memoria si perde lontano, oltre l\u2019immagine nebulosa che ho di lui.<br \/>\nEd \u00e8 proprio una sagoma indistinta che ricordo appena in quel triste, terribile pomeriggio di troppi anni fa. Potevo avere cinque, forse sei anni. Il ricordo confuso ma indelebile del mio povero cugino, in fondo a una rampa di scale, il sangue che sgorgava copioso dalla sua testa e bagnava i vestiti e il pavimento. Sangue ovunque. Ricordo le grida di mia madre e il terrore nei suoi occhi. Era un giorno di festa ma non per lui.<br \/>\nO, per lo meno, non lo era pi\u00f9.<br \/>\nEra li. Lo so. Per un attimo indefinibile ho avvertito la sua terribile presenza.<br \/>\nSolo per un attimo, alle mie spalle, ho intravisto la sua figura. Piccola. Nera. Deforme e crudele. Come solo il male antico pu\u00f2 essere. Era scivolata velocemente alle mie spalle ed era sparita oltre la porta, verso il giardino, per perdersi nell\u2019ombra.<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 stato un incidente, un terribile, sconcertante, ineluttabile incidente\u201d, gridavano i parenti riuniti per quella che doveva essere una giornata di festa. No, pensavo io\u2026 non era stato un incidente.<br \/>\nIo avevo visto. Lo sapevo. Ma ancora non potevo capire. Non potevo rendermi conto. Come la volta seguente. Sei anni dopo, forse sette. Era il matrimonio di mia sorella. Anche quella volta doveva, poteva essere un giorno felice. Ma ancora una volta lui era la. Nascosto nell\u2019ombra. Ma pronto a colpire. Solo un attimo. Un fruscio e un\u2019ombra veloce.\u00a0 \u201cNon sapeva nuotare\u201d. Dicevano. Trovarono il corpo dello sposo, gonfio di morte, nella piscina della nostra casa di campagna. Scelta per i festeggiamenti dopo il matrimonio. Forse aveva bevuto troppo. Forse, scivolando sull\u2019erba umida, era caduto nell\u2019acqua e i suoi polmoni velocemente si erano riempiti. Troppo tardi per la respirazione bocca a bocca. Troppo tardi per un massaggio cardiaco. \u201cUn tragico incidente\u201d urlavano angosciati i parenti e gli amici riuniti intorno al cadavere. Ma io sapevo. Questa volta avevo visto. Avevo visto la sua sagoma. Minuscola. Terribile e crudele. E, soprattutto, avevo visto i suoi occhi. Neri come il male, neri come il buio della morte. E il suo sogghigno indescrivibile.<\/p>\n<p>Per una frazione di secondo il suo sguardo aveva incrociato il mio. E il freddo delle tenebre pi\u00f9 profonde aveva gelato il mio sangue e velato il mio spirito per l\u2019eternit\u00e0.<br \/>\nMa come potevo avvertire gli altri? Come potevo metterli al sicuro da una minaccia e da un essere che avrebbe sicuramente colpito ancora? Mi odiava, e odiava la mia felicit\u00e0. Ma ero solo. E solo ero destinato a rimanere. Come la terza volta. Quando incontrai Laura. Lei era tutto per me. O forse dovrei dire, sarebbe stato tutto per me. Ma un futuro sognato non \u00e8 un futuro. E\u2019 solo ombra e rimpianto. Ricordo il suo sorriso. Ricordo la sua dolcezza dipinta di rosso sulle sue labbra. \u201cTorner\u00f2. Torner\u00f2 e ci sposeremo. Dovr\u00f2 stare via solo pochi mesi. Forse un anno. Ma questo non mi impedir\u00e0 di continuare ad amarti\u201d. Ed era vero. Mi amava come io amavo lei con tutte le mie forze e con tutto il mio ardente desiderio di una vita senza ombre, al sicuro tra le braccia di un amore eterno e rassicurante. Ricordo ancora il suo sguardo mentre il treno lentamente si avvicinava. Ricordo il gelo improvviso che aveva riempito la mia mente e il mio sangue. Ricordo che, velocemente voltandomi indietro, avendo percepito il demonio che si avvicinava alle mie spalle, con un gesto improvviso, inclinando il corpo all\u2019indietro e ruotando velocemente il busto, avevo provato a trattenere l\u2019uno e a spingere l\u2019altra perch\u00e9 non potesse essere toccata dalle sue orrende mani. Ma era troppo tardi. Insinuandosi velocemente tra me e lei, e con un odio che solo il peggiore dei demoni potrebbe incarnare, velocemente la spinse verso i binari. Ricordo il rumore devastante dei freni del treno e gli schizzi di sangue caldo che velarono i miei occhi. Poi pi\u00f9 nulla.<\/p>\n<p>\u201cUn incidente, un terribile incidente\u201d, commentavano gli infermieri del reparto di pronto soccorso dove prontamente ero stato ricoverato per il forte trauma subito. Ma io sapevo. Sapevo e non potevo parlare. Per paura. Paura di non essere creduto, ma soprattutto paura di lui. Paura di questo essere osceno, minuscolo ma profondamente perfido e vendicativo. Paura che potesse vendicarsi su di me. Che potesse fare a me quello che aveva fatto alle persone a me care. O forse, ormai, alla paura si sostituiva, gradualmente, la certezza che le oscenit\u00e0 alle quali avevo assistito potessero essere soltanto una prova generale. Un\u2019anteprima di quanto il suo odio, alla fine, avrebbe potuto scatenare sul vero e unico oggetto della sua furia demoniaca. Cio\u00e8 io. Testimone inconsapevole o ultimo di una lista orribile e inarrestabile. Questo terribile pensiero, ormai aveva riempito il mio corpo e affogato i mei pensieri in una oscura palude di disperazione. Vagavo ormai solitario, alla ricerca di una luce benevola di speranza. Mi rifugiavo nelle chiese ma era inutile: lo vedevo nascondersi velocemente nei confessionali, dietro gli altari e vedevo il suo ghigno osceno apparire sui visi beati delle statue di gesso dei santi ai quali mi rivolgevo per cercare conforto e una via d\u2019uscita. Una via di uscita che non esisteva. Ormai ero consapevole.<br \/>\nIl mio destino era scritto da tempo. E il mio destino era lui. Quel piccolo. orribile, deforme, maligno e antico essere minuscolo dal color del bronzo. Una creatura antica. Subdola e invincibile. Contro la quale, inutilmente da millenni, lottava l\u2019umanit\u00e0 intera. A niente erano serviti i lunghi viaggi, il nascondersi dietro false identit\u00e0, tra un albergo e un altro, all\u2019ombra di chiese e nella solitudine di grigi treni. Percepivo la sua presenza. Potevo sentire il suo odore di morte e intravvedere l\u2019ombra ogni volta mi girassi per cercare di incrociare il suo sguardo. Ma, come sempre, era pi\u00f9 veloce. Era pi\u00f9 furbo. Era consapevole che, prima o poi, avrebbe vinto ancora. E mi avrebbe portato via ci\u00f2 che avevo di pi\u00f9 caro al mondo. Come fece quel terribile inverno di due anni fa, con i miei genitori. Devastati dalle fiamme. Anche allora, dissero, si tratt\u00f2 di un terribile incidente.<\/p>\n<p>Ma sapevo che potevo combattere. Sapevo che potevo vincere.<br \/>\nQuesta volta sarebbe stata l\u2019ultima e sapevo quale arma usare.<br \/>\nIl treno, l\u2019ultimo della notte, partiva poco prima della mezzanotte. Appena prima dell\u2019alba mi sarei ritrovato per l\u2019ultima volta in quella che era una casa felice. La casa che aveva sentito per la prima volte il mio pianto di neonato. Accarezzai per l\u2019ultima volta le pareti della camera dove mia madre mi partor\u00ec troppi anni addietro. Oltrepassai il lungo corridoio verso la cucina e, dalla porta di servizio, raggiunsi velocemente il giardino. Il cuore mi sobbalzo nel petto rivedendo la piscina e alla memoria velocemente mi tornarono ricordi confusi di gioia e di orrore. Sangue. Morte.<br \/>\nMa ora ero solo. Non poteva avermi seguito e non poteva certo immaginare cosa avevo riservato per lui.<br \/>\nQuesta volta l\u2019avrei sconfitto e l\u2019incubo sarebbe finito. Per sempre.<br \/>\nRespirando affannosamente mi avviai velocemente oltre il bordo della piscina la, dove un maestoso albero di quercia, che mi aveva visto fanciullo felice ed amato, mi aspettava con i suoi rami che sembravano volermi abbracciare. E cos\u00ec sarebbe stato. Per sempre. Velocemente tirai fuori dalla mia borsa una lunga corda, lunga abbastanza, e resistente abbastanza. Annodai senza troppi tentennamenti un cappio e lanciai la corda in alto oltre un robusto ramo. Legai frettolosamente una cima al tronco e con una sedia mi portai abbastanza in alto da poter portare il cappio intorno al collo. Mi guardai attorno prima a destra lentamente e poi a sinistra. Niente. Nessuno. Avevo vinto. Questa volta l\u2019omino di bronzo aveva perso. Mai pi\u00f9 avrebbe potuto fare del male a me o alle persone a me care. E fu un attimo infinito. La sedia ondeggi\u00f2 bruscamente e il mio corpo cadde velocemente verso il basso, fermato violentemente dal cappio che si serrava intorno alla mia gola. E finalmente, per l\u2019ultima volta, fui veramente felice. Non cercai nemmeno di fare resistenza n\u00e8 cercai di divincolarmi. Mi abbandonai a quella sensazione indescrivibile di pace che stava prendendo il sopravvento. E la lasciai fare.<br \/>\nFino alla fine.<br \/>\nFino a quell\u2019ultimo, terribile, abominevole, istante.<br \/>\nQuello in cui, in un ultimo, disperato alito di vita, alzai gli occhi verso il ramo\u2026<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35362\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35362\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sua memoria si perde lontano, oltre l\u2019immagine nebulosa che ho di lui. 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