{"id":35336,"date":"2018-05-20T18:28:38","date_gmt":"2018-05-20T17:28:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35336"},"modified":"2018-05-20T18:28:38","modified_gmt":"2018-05-20T17:28:38","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-del-viaggiare-di-valentina-capaldo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35336","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Del viaggiare&#8221; di Valentina Capaldo"},"content":{"rendered":"<p>Ecco, ormai c\u2019\u00e8 dentro. Il suo primo viaggio all\u2019estero. Anzi, il suo primo viaggio da un sacco di anni. Preferisce non ricordare per quanto la sua vita \u00e8 stata solo studio, risparmio, lavoro, in proporzione variabile. Nel frattempo le sue amiche si sono sposate, hanno avuto figli, si sono trasformate. Tutte tranne lei.<br \/>\nMentre intrattiene bambini non suoi, Irene parla animatamente con le amiche di ci\u00f2 di cui chiacchieravano una volta. Alza gli occhi e incontra occhi spaesati. Sara, Francesca, Margherita. Sono sempre loro eppure no. Le loro esistenze si sono sfasate, i loro ritmi disancorati. Non hanno pi\u00f9 lo stesso tempo a disposizione da dedicare a loro stesse. Le priorit\u00e0 sono cambiate e non \u00e8 possibile fare previsioni per il futuro. Per un po\u2019 le amiche cercano di coinvolgere anche lei nella mutazione. Con la convivenza o il matrimonio hanno acquisito nuove parentele, nuove conoscenze e le presentano dei possibili candidati per una vita a due. Ogni tentativo va a vuoto, per cattiva volont\u00e0 da entrambe le parti.<br \/>\nIrene ascolta le sue colleghe giocare, in una pausa dal lavoro, con Google Earth. Si avvicina e loro la coinvolgono nel gioco. \u201cDai, dove vuoi andare?\u201d \u201cParigi\u201d. Scontato. A colpo sicuro. \u201cParigi? Anch\u2019io non ci sono mai stata\u2026\u201d. Da ragazza Irene aveva mitizzato certi luoghi della Terra. Li immaginava cos\u00ec densi di vita, di presente, passato e germogli di futuro, di arte e letteratura, da presagire un vero e proprio shock nel caso in cui avesse avuto la fortuna di poggiare il piede su una di quelle pietre lucide di passi e custodi di storie. Era sicura che le si sarebbe mozzato il fiato e scombinato il cuore. Da ragazza aveva spasmodicamente desiderato di andare. Di viaggiare. Poi il desiderio insoddisfatto si era stancato ed era stato dimenticato. Nel mezzo del cammino della sua vita, Irene ora pensa a quanto poco ha visto, quanto poco ha fatto. \u201cIl mondo \u00e8 un libro e chi non viaggia ne legge una pagina sola\u201d. Questa frase continua a frullarle nella testa. E proprio a lei che di libri ne ha letti tanti, che grazie a loro in un certo senso \u00e8 stata dappertutto stando ferma, improvvisamente sembra non sia abbastanza.<br \/>\nA casa Irene spalanca davanti a s\u00e9 un atlante: Europa. Guarda Parigi, guarda dove abita lei e la distanza, l\u2019ignoto, l\u2019imprevisto le mettono paura. Chiude gli occhi e visto che \u00e8 mancina il dito le si ferma a sinistra, un po\u2019 in basso.<br \/>\nLa mano si aggrappa con le nocche bianche alla maniglia del trolley mentre fissa il tabellone dei voli. Quando vede il suo bagaglio sparire sul nastro trasportatore si sente un po\u2019 orfana. Qualcosa del suo smarrimento di novizia le si deve leggere in faccia perch\u00e9 quasi tutto il personale che incontra \u00e8 particolarmente solerte. Una volta collocata nel suo sedile armeggia brevemente con la cintura prima di rendersi conto che allacciarla \u00e8 semplicissimo. Forse anche il volo sar\u00e0 cos\u00ec: semplicissimo. L\u2019accelerazione del decollo la fa sentire per un istante come sulle montagne russe e le strappa una risatina divertita coperta dal rumore dei motori. Quando vede dal finestrino la terra come non l\u2019ha mai vista non le importa pi\u00f9 di niente e sta l\u00ec a guardare. Una mappa reale, vivente, proprio l\u00ec, sotto di lei. La prospettiva degli uccelli e degli dei. Magnifico.<br \/>\nLa Spagna \u00e8 bruna.<br \/>\nAveva dimenticato, nella sua opaca, torbida citt\u00e0, la qualit\u00e0 della luce del Sud: liquida, dorata, trasparente. In perfetto accordo con gli aranci, sorprendentemente usati a profusione come pianta da arredo urbano. Filtrata dai teli tesi tra i palazzi per fare ombra. Incanalata lungo i muri delle corti interne maiolicate. Rimbalzata dalle pareti di calce bianca. Scacciata dalla penombra dei vecchi caff\u00e8. Invadente nella sala da pranzo aperta solo per lei, con incredibile generosit\u00e0, in un piccolo ristorante dove mangiare, fino a scoppiare, la paella pi\u00f9 buona che avesse mai assaggiato. Incerta, ad accarezzare una tela di Zurbar\u00e0n in un museo quasi deserto. Spietata, nel centro del giorno, tanto da non avere il coraggio di attraversare un\u2019immensa piazza senza riparo, con i piedi gi\u00e0 dolenti e i muscoli delle gambe irrigiditi.<br \/>\nNella gigantesca cattedrale di Siviglia, Irene respira pianissimo mentre gira lentamente attorno alla tomba monumentale di Cristoforo Colombo. In quel momento non pensa ai resti mortali dell\u2019uomo che ha cambiato il corso della Storia. Ammira le quattro grandi figure che in un eterno passo fermo sostengono il catafalco. C\u2019\u00e8 qualcosa, nelle statue, che intimidisce sempre, che fa quasi paura. Irene guarda un bambino che si accosta titubante al mausoleo, con la bocca aperta, ma che poi si allontana a cercare la mano rassicurante del padre. Il tempo delle sculture non \u00e8 il nostro. \u00c8 virtualmente infinito. Hanno le nostre sembianze ma elevate a indifferente perfezione. Lo sguardo delle sculture allegoriche che simboleggiano i quattro antichi regni di Spagna trapassa il mondo fisico, per fissarsi verso un orizzonte lontano a noi invisibile, per noi irraggiungibile. Irene si lascia immalinconire da tanta altera bellezza e per la prima volta le si vela lo sguardo di lacrime perch\u00e9 si sente sopraffatta dalla gratitudine. Per la prima volta \u00e8 grata di essere viva e di essere l\u00ec e non altrove.<br \/>\nChiss\u00e0 se gli alpinisti in cordata si scambiano le stesse occhiate di comprensione. Sulla salita che porta in cima alla Giralda, quelli che scendono e hanno gi\u00e0 conquistato la vetta incoraggiano brevemente con un sorriso quelli che salgono e che di rimando fanno un mezzo sorrisetto tirato dalla fatica. Irene ha il fiato corto e ancora non sa che quello \u00e8 il primo di numerosi campanili che avrebbe amato nonostante alcuni le spaccassero il petto. Li avrebbe amati per la ricompensa che davano in cima: una veduta unica sulle citt\u00e0, i prodotti della civilt\u00e0 umana da lei preferiti. Siviglia bianca nel giorno che declina.<br \/>\nCordoba \u00e8 ancora pi\u00f9 bianca, quasi abbagliante. La Mezquita \u00e8 una foresta di pilastri e archi moreschi, con improvvisi bagliori dorati di mosaici usciti dall\u2019oscurit\u00e0. Poi di colpo, a met\u00e0, diventa barocca e cattolica. Le due fedi, con i loro differenti concetti di spazio, stanno gomito a gomito sotto uno stesso tetto da secoli.<br \/>\nGradatamente Irene si sente diventare tutta occhi, tutta sguardo. Il tempo gustato fino all\u2019ultima goccia e lei, proiettata verso l\u2019esterno, sollevata dal peso di s\u00e9 stessa.<br \/>\nPi\u00f9 a Sud si scende, pi\u00f9 la luce si purifica. Granada ha un\u2019identit\u00e0 ancora pi\u00f9 ibrida. Irene ci sta un po\u2019 pi\u00f9 a lungo e scopre che basta poco, pochissimo, per cominciare a sentire un luogo familiare, per scavarsi un inizio di nido, per orientarsi in uno spazio prima estraneo e scoprire gli angoli preferiti. Fa visita a Isabella e Ferdinando, congelati nel marmo con le loro virt\u00f9 e i loro peccati. Sale verso l\u2019Alhambra che la coglie totalmente impreparata. La bellezza le si presenta sotto nuove e sconosciute forme: \u00e8 sottile e delicata, astratta ed eterea come il verso delle rondini che sfrecciano a stormi nei cortili, come gli archetti a stalattite, le colonne slanciate, i merletti di marmo traforato, le vasche, le fontane e i canali per portare il fresco dell\u2019acqua. \u00c8 nella profusione di fiori e piante dei giardini. \u00c8 riflessa sui volti che portano il segno della comune esperienza di essa.<br \/>\nInfine, sulla Costa del Sol, il vecchio amico che non vedeva da tanto: il mare.<br \/>\nIrene sta andando al lavoro in autobus, come tutte le mattine. Un giovane indiano si curva sulla sua compagna che legge da un libricino coperto da una scrittura tutta riccioli. Una donna dagli zigomi alti parla in una lingua slava al cellulare. Un uomo dalla pelle scura fissa serissimo gli occhi arrossati fuori dal finestrino, con gi\u00e0 indosso gli abiti da operaio. Il Mondo, sospinto dalle necessit\u00e0 e dalle circostanze l\u00ec, su un autobus.<br \/>\nAl ritorno, sul pullman ci si muove a fatica. Ci sono i turisti che vengono a visitare la provinciale ma graziosa cittadina di Irene. Fra zaini e valigie lo spazio \u00e8 poco. L\u2019aria si riempie di lingue europee e orientali. Il Mondo di nuovo l\u00ec, su un autobus, sospinto dalla curiosit\u00e0 e dal piacere di viaggiare.<br \/>\nA casa Irene spalanca davanti a s\u00e9 l\u2019atlante: Mondo. Sospira soddisfatta e non chiude gli occhi. Sceglie con cura dove andare l\u2019estate successiva. E quella dopo. E quella dopo ancora\u2026<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35336\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35336\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecco, ormai c\u2019\u00e8 dentro. 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