{"id":35334,"date":"2018-05-20T21:43:34","date_gmt":"2018-05-20T20:43:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35334"},"modified":"2018-05-20T21:43:34","modified_gmt":"2018-05-20T20:43:34","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-amnesie-di-maurizio-camerini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35334","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Amnesie&#8221; di Maurizio Camerini"},"content":{"rendered":"<p>Chiedo aiuto. Entro in una struttura asettica e ovattata. Qualcuno con ciabatte verdi mi conduce in una stanza dove anche le pareti e gli arredi si tingono di verde pisello. Sono nel Centro di Neuropsicologia Sperimentale, a due passi dal mar Jonio.<\/p>\n<p>Ho perso la memoria, un sussurro, uno sputo, una condensazione di inenarrabile verit\u00e0. Una catastrofe. E poi il vuoto. Asintomatica verit\u00e0. Attraverso il tempo: il vero ultimatum. Le nuvole adesso formano costellazioni sconosciute: il vecchio me stesso. Le radici bruciano come una pianta informe e spinosa che rotola sulla savana di roccia. Il vento spunta all\u2019improvviso e spinge verso il trascolorare del sole. Vuoto. Non ci sono appigli. La trasformazione brillante. Un calcio nel deserto di me, della mia maschera. Vedr\u00f2 tutto sotto una nuova luce, il silenzio. Io cieco nel cammino di tutti i tempi. Sono il figlio della rivolta dentro un presente eterno. Girano gli astri all\u2019interno del mio corpo. Corpo immobile, eterno. Sono la roccia, il caos. Non ricordare il proprio nome, un breve spunto di rabbia. Un incanto di purezza, vecchie scorie nella discarica. Sono qui piantato come un germoglio di frottole. Frottole cangianti. Vuoto, ho perso la memoria, eppure sono qui. Una immemore violenza. L\u2019artiglio del diavolo dentro la coscienza. Ho perso la memoria, come uno dei tanti.<\/p>\n<p>Il dottor camice verde mi spiega che c\u2019\u00e8 un problema con l\u2019Ippocampo. Perch\u00e9 mi viene subito in mente l\u2019immagine del mare? La memoria del mare negli interstizi di roccia, le onde calcaree, i flutti di spicchi di pietra, le profondit\u00e0 acquose pennellate dai grigi e dai verdi.<\/p>\n<p>\u201cDa ci\u00f2 che lei esprime sulle sensazioni di scomparsa del tempo e quindi della sua ricostruzione attraverso la memoria, ne deduco una mancanza di ossigenazione alla struttura dell\u2019ippocampo. Ma non una sua completa perdita funzionale\u201d. Osservai il verde intorno a me. \u201cMa io, dottore, mi sento vivo, sento di abitare uno spazio, mi sento a mio agio sulle rocce\u201d.<\/p>\n<p>\u201cInfatti, \u00e8 ancora attiva la parte arcaica di funzionamento della memoria. Per gli organismi semplici la memoria non \u00e8 altro che una mappatura spaziale\u201d.<\/p>\n<p>\u201cVede,\u201d prosegu\u00ec con un pizzico di enfasi, poggiando le mani sul senso delle parole \u201cla nostra identit\u00e0 \u00e8 frutto solo dell\u2019organizzazione del tempo trascorso\u201d. Fece una breve sospensione inspirando profondamente. \u201cNoi uomini metaforizziamo il concetto temporale su quello spaziale. Una struttura antica come l\u2019ippocampo funziona allo stesso modo degli organismi pi\u00f9 semplici. La sua memoria \u00e8 ferma ad una mappatura spaziale\u201d.<\/p>\n<p>Dopo un lungo silenzio, composito come una sinfonia assoluta, mi ritrovai a farfugliare. \u201cQuindi continuo a spostarmi solo all\u2019interno di mappe contenute nel mio cervello?\u201d.<\/p>\n<p>Ora mi trovo qui, in un verde accecante che mi avvolge stretto, che deturpa le mie rughe, mi ringhia un silenzio fragoroso e muto. Mi spengo. Si accendono bip, chip, tac, risonanze. Un oggetto indeterminato, puntiforme. Un papavero secco schiacciato in un libro ottocentesco di botanica.<\/p>\n<p>E\u2019 un papavero dai violacei petali sfrangiati, un verde bulbo centrale come un\u2019oliva rugosa. E li ho trovati quei papaveri, i semi sono germogliati dopo anni di assenza, addormentati nel grembo duro di argilla. I loro semi e la loro resina mi accompagnano nel viaggio della memoria smarrita. Ritorno bambino. Quelle lunghe ore di sonno o di sonnolenza erano gi\u00e0 i segni della mia vaga smemoratezza senile. Quali alchimie si nascondono nella relazione tra il mio cervello e questa pianta, fiore, frutto? Onde cerebrali che si muovono come gli steli dei papaveri al vento? E come il vento i miei pensieri si spostano al centro di una testa immobile, il movimento nella stasi, l\u2019essere parmenideo e il fluire eracliteo. C\u2019\u00e8 pace con la <em>papagna<\/em>. Come l\u2019oblio che la pianta induce cos\u00ec in pochi anni \u00e8 caduto l\u2019oblio sulla pianta stessa. Il papavero \u00e8 l\u2019emblema psichico e sociale della mia smemoratezza individuale.<\/p>\n<p>In questa landa solitaria la mia mente\/corpo sosta su esitanti steli. Cos\u2019\u00e8 la memoria? Ricordo la <em>papagna<\/em> che i miei nonni mi concedevano cos\u00ec come a loro nei corso dei tempi era stato concesso. Il dolore del mondo e l\u2019infelicit\u00e0 giocate con un semplice, tenero, fragilissimo papavero. O la memoria \u00e8 questo vento che gira in tondo come la mente, i pensieri, le amiche filosofie? Percepisco la polvere e l\u2019infinito di Anassimandro cos\u00ec vicino a me da sentirne il dolore, l\u2019incerto, l\u2019infinito di mondi contemporanei. Il fluire delle cose che \u00e8 dentro la materia e le storie delle nostre menti che cercano di penetrarla. O di esserne compresi.\u00a0 Tra i millenni e questo papavero non ci sono cesure. Solo la mia vita \u00e8 per me cesura, distacco, vuoto, sospensione.<\/p>\n<p>\u201cLa memoria ritorner\u00e0 a germogliare, come i semi di papavero\u201d mi ritrovai ad ascoltare la mia voce come un\u2019eco tra i muri verdi. \u201cCosa \u00e8 successo, hanno estirpato l\u2019uso millenario della <em>papagna<\/em> per sostituirlo con tonnellate di psicofarmaci?\u201d.<\/p>\n<p>Ho perso la memoria. E cos\u00ec mi affido al \u00a0dottor camice bianco che ricostruisce gli schemi di attivazione delle aree cerebrali che entrano in connessione.\u00a0 \u201cProbabilmente \u00e8 il circuito che fa capo all\u2019amigdala. Lei non riesce a collegare le emozioni ai volti e ai nomi delle persone. Forse non \u00e8 errato il suo tentativo di ricercare il colore dei ricordi e l\u2019odore dei concetti\u201d.<\/p>\n<p>\u201cTi prego portami nel luogo che amo e che non ricordo,\u201d dissi alla donna camicia a fiori che gentilmente mi accompagnava alla macchina. \u201cHa odore di verde secco, di giallo tiepido e di viola\u201d. Se ogni fiore ha un colore che corrisponde al proprio odore, quale sar\u00e0 il colore che ha odore di paura, della paura di non essere?<\/p>\n<p>Camicia a fiori mi ha condotto nel Luogo. Collirio dei miei occhi incantati sui profili, venature del mio sangue arcano e bluastro, dipinte l\u00ec, appena oltre il mio corpo stanco. L\u2019equazione del tempo perduto \u00e8 scritta sulla roccia calcarea, ricalcata dai millenni di aria, ricamata nelle orlate cavit\u00e0 di acqua, sfrangiata nella curve di grotte.<\/p>\n<p>Mi distendo nella curva dell\u2019arcosolio. All\u2019interno della grotta, nel ventre della terra sento l\u2019odore del sacro. Guardo il volto di San Nicola, il suo sguardo ieratico unito ad un gesto assertivo, un dipinto nei colori di fiori di Murgia, una roccia affrescata che diventa spiegazione del mondo che non vediamo.<\/p>\n<p>Uno sguardo che va oltre, le dita come un sigillo: \u00e9 cos\u00ec che mi viene confermata la via, la risposta\u00a0 al dubbio, l\u2019\u00e0ncora al mio respiro affannoso. Quel gesto delle mani \u00e8 un\u2019indicazione chiara, una conferma per la mente che solitamente vaga, \u00e8 il giusto passaggio che conduce dall\u2019incertezza alla conferma, dall\u2019errore alla chiarezza. Questa roccia affrescata \u00e8 l\u2019indizio del cammino, la preghiera, una mappa per guidarmi nel mondo, un a-priori su cui poggiare la mia identit\u00e0 precaria.<\/p>\n<p>\u201cLa posizione del corpo e il gesto delle mani rappresentano la correzione dell\u2019errore e ci\u00f2 rinforza gli a-priori di una mente predittiva\u201d disse camicia verde.<\/p>\n<p>L\u2019occhio si pos\u00f2 sulla pianta di fava, baccelli appesi a testa in gi\u00f9. Lo sguardo rimase l\u00ec, non c\u2019era altro luogo su cui cadere. E con l\u2019occhio nella fava ricordai l\u2019antico detto popolare. \u201cTempo mi dovrai dare ma ti rosicher\u00f2\u201d.<\/p>\n<p>Il tempo me lo deve concedere la fava e cos\u00ec aprendosi alla relazione con me pu\u00f2 nascere l\u2019atto di essere mangiata e di mangiare. \u201cOggetto e soggetto scompaiono l\u2019uno nell\u2019altro all\u2019interno della relazione, e questo non \u00e8 altro che il tempo\u201d tent\u00f2 di rassicurarmi camicia verde. Ma la mia mente era gi\u00e0 altrove, in un altro tempo. Sorrisi al medico, vidi il suo sguardo poggiarsi sull\u2019immagine di un uomo senza memoria e con una fava in mano.<\/p>\n<p>\u201cLa relazione tra lei e la fava mi ricorda i quattro pilastri della consapevolezza buddista,\u201d continu\u00f2 il dottor camicia verde, con un sorriso spirituale. \u201cIl <em>corpo nel corpo<\/em> \u00e8 la sua materia costituente, le <em>sensazioni nelle sensazioni<\/em> sono il suo masticare, deglutire e digerire la fava, gli <em>stati mentali negli stati mentali<\/em> non sono altro che i suoi pensieri sulla relazione con l\u2019oggetto e il tempo, i <em>fenomeni nei fenomeni<\/em>, infine, rappresentano il suo comprendere l\u2019intera complessit\u00e0 del mangiare una fava, il superamento della morte\u201d.<\/p>\n<p>Ogni volta che torno dalla clinica a questo altopiano mi accorgo che la mia capacit\u00e0 di vedere diminuisce. E cos\u00ec ho cominciato a osservare le sfumature, i giochi di luce nelle fessure della roccia, le gocce di umidit\u00e0 nascoste tra strati di pietra, le orme del cinghiale bruno, le ali sfrangiate del nibbio reale. La ghiandaia marina, turchese sul petto e sul ventre, tutte le tonalit\u00e0 di castano sul dorso, il verde smeraldo delle estremit\u00e0. La sua danza nel sole che esalta i colori del piumaggio, la coda viola e grigia sullo sfondo della trama dei grigi e dei verdi della landa delle Gravine. Sono i colori delle migrazioni, le trame dei passaggi nell\u2019aria, nel mare, sulle terre. Sono colori senza confini.<\/p>\n<p>Tornai a camminare sulle asperit\u00e0 delle rocce, questa volta ad occhi chiusi. Lasciai che la mia conoscenza si rinnovasse ad ogni passo,\u00a0 ad ogni inciampo, ad ogni caduta. Stavo riscoprendo il senso profondo del movimento, valutando i miei errori. E pian piano, errore dopo errore, arrivai a comprendere la stabilit\u00e0. Fermo, i piedi nudi sulla terra, compresi l\u2019oscuro Eraclito : la strada in gi\u00f9 e in su \u00e8 una sola, ed \u00e8 sempre la stessa.<\/p>\n<p>\u201cSiamo giunti alla fine della nostra indagine\u201d dissero in coro le camicie colorate.<\/p>\n<p>\u201cAbbiamo ricostruito la sua biografia,\u201d disse camicia verde. \u201cLei ha vissuto per anni sulla spiaggia Jonica di fronte al nostro Centro Sperimentale. Si dedicava allo studio dei presocratici nei musei del litorale e passava le sue giornate andando a pesca\u201d.<\/p>\n<p>\u201cDalle testimonianze da noi raccolte,\u201d continu\u00f2 camicia rossa. \u201cPare che lei preferisse sostare su un tratto di spiaggia vicino ad un tubo di ferro che sfociava in mare, era per lei una spiaggia isolata e tranquilla con alle spalle una foresta pluviale\u201d.<\/p>\n<p>Le conclusioni furono affidate a camicia bianca. \u201cLei \u00e8 stato esposto alle continue emissioni di radiazioni nucleari del Centro di riprocessamento del ciclo uranio-torio della centrale alle spalle del Centro Sperimentale. Questo ha provocato delle variazioni nella struttura e nella chimica del suo cervello. Una mutazione genica con trasformazione non tumorale delle associazioni neurali della zona limbica e dell\u2019ippocampo. Ma non esistono studi scientifici a riprova di queste correlazioni. Lei \u00e8 al momento l\u2019unico caso studiato\u201d.<\/p>\n<p>Compresi che la conversazione era giunta alla fine. Non c\u2019erano domande giuste, n\u00e9 sull\u2019inizio n\u00e9 sulla fine. Ritornavo alla mia catastrofe quotidiana, il rovesciamento della mia identit\u00e0 individuale si confondeva con la catastrofe che il tempo aveva determinato in questi luoghi.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35334\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35334\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiedo aiuto. 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