{"id":35306,"date":"2018-05-19T23:31:11","date_gmt":"2018-05-19T22:31:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35306"},"modified":"2018-05-19T23:31:11","modified_gmt":"2018-05-19T22:31:11","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-streghe-e-toghe-di-roberta-pizzoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35306","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Streghe e Toghe&#8221; di Roberta Pizzoli"},"content":{"rendered":"<p>Anni fa accompagnai mia madre a un funerale in un lontano paesino dell\u2019entroterra abruzzese. Un funerale come quelli di una volta con il carro nero, adorno di pennacchi, tirato da due cavalli, il feretro portato a braccia dai parenti maschi dell\u2019estinta e il corteo lento, a piedi, fino al piccolo cimitero dove tutti sarebbero sfilati davanti ai parenti pi\u00f9 prossimi per baci, abbracci e condoglianze.<br \/>\nL\u2019atmosfera era solenne.<br \/>\nSul finire della messa una donna di mezz&#8217;et\u00e0, con i capelli scarmigliati e le mani alzate, entr\u00f2 dalla porta principale correndo verso il feretro, davanti all&#8217;altare. Gridava frasi sconnesse e poco comprensibili ma alcune persone, che le erano pi\u00f9 vicine, la sentirono dire \u201c\u00c9 mia, \u00e8 mia, me l\u2019avevi promessa!\u201d oltre a vari epiteti poco raffinati, e per niente affettuosi, nei confronti della defunta signora Elvira.<br \/>\nNoi avevamo occupato un banco a destra della navata centrale della chiesa, insieme a quasi tutte le altre donne presenti, mentre la maggior parte degli uomini si era accomodata sui banchi a sinistra, come ancora oggi \u00e8 tradizione nei piccoli borghi del centro sud.<br \/>\nMentre prendevamo posto avevo buttato un\u2019occhiata verso l\u2019altare, dove officiava un giovane prete molto avvenente, atletico, con la pelle olivastra e gli occhi intensi.<br \/>\n\u201cPer\u00f2!\u201d mi era scappato detto.<br \/>\n\u201cEh! Don Gonzalo \u00e8 proprio bello!\u201d sospir\u00f2 un\u2019anziana popolana vicino a me, dandomi del tu e prendendomi il braccio con la mano. \u201cUn bravo giovane, un conforto per le persone anziane di tutto il paese. Pensa che le signore se lo litigano!\u201d<br \/>\nAnnuii e approfittai per chiederle notizie sulla donna che continuava a sbracciarsi e urlare:<br \/>\n\u201cMa chi \u00e8? Che cosa dice?\u201d<br \/>\n\u201c\u00c8, anzi era, la nuora della povera Elvira, la moglie del primo figlio, l\u2019ingegnere, quello morto circa dieci anni fa. Non era mai stata una donna seria, anzi molto, molto chiacchierata, una nevrastenica &#8211; in paese la chiamano la strega &#8211; ma riusc\u00ec a farsi sposare e divent\u00f2 una signora. Che ci vuoi fare, cos\u00ec \u00e8 la vita! Comunque con la povera Elvira non si erano mai prese\u201d.<br \/>\nA fianco di mia madre intervenne una matura signorina di mezz\u2019et\u00e0, afona, con una bella mantiglia di pizzo nero in testa e l\u2019atteggiamento di quella che la sa lunga. Parlava un italiano forbito, senza accento. Era la capocorista, momentaneamente fuori servizio perch\u00e9 aveva un abbassamento di voce:<br \/>\n\u201cElvira era rimasta vedova molti anni fa. Era molto abbiente, una vera signora, proprietaria, oltre che di molti terreni e tenute agricole, di quel bel palazzo nel centro del paese, il pi\u00f9 signorile. Dopo la morte del marito fu diviso in tre appartamenti molto lussuosi\u201d.<br \/>\nCos\u00ec seppi che, a seguito delle volont\u00e0 testamentarie del capofamiglia, l\u2019appartamento al primo piano era stato lasciato al figlio maggiore, ingegnere, marito della strega, ormai morto. L\u2019appartamento del terzo, e ultimo piano, era entrato in possesso del figlio pi\u00f9 giovane che vi abitava solo per le vacanze perch\u00e9 viveva a Roma, dove aveva uno studio di avvocato. L\u2019appartamento del secondo piano, il piano nobile, con il balconcino che si affacciava sul corso principale, era rimasto nella piena disponibilit\u00e0 della signora Elvira, fuori da qualunque asse ereditario, al fine di garantirle una completa indipendenza.<br \/>\nIntanto la strega continuava ad agitarsi in mezzo alla navata a dispetto di tutti gli sforzi di don Gonzalo che cercava, stoicamente, di portare avanti le esequie, ignorandola, e dei fedeli che, dai primi banchi della zona maschile, cercavano di richiamarla alla calma.<br \/>\n\u201cMi hai fregato vecchiaccia della malora, falsa e spergiura!\u201d ringhiava con astio.<br \/>\n\u201cQuella strega ha fatto diventare matta la povera Elvira! Le faceva i dispetti: faceva cigolare le porte in casa e le raccontava che c\u2019erano i fantasmi, lasciava delle bestie morte fuori dalla sua porta, la spiava dalla finestra, friggeva la cipolla alle due di notte \u2026\u201d si gir\u00f2 a sussurrare, dal banco davanti, una signora col velo sopra a una testa colma di piccoli ricci bianchi fatti con la permanente, schermandosi il viso con una mano per attutire il rumore della voce, come farebbe una damina del Settecento col ventaglio.<br \/>\nCi raccontarono, intrecciando bisbigli, sussurri e segni della croce, con la collaborazione di tutte le vicine di banco, anche quelle del banco davanti e del banco dietro, che la strega, dopo la morte del marito, si era messa con un pensionato. Lui, ex camionista, ex bellimbusto, ex giocatore d\u2019azzardo, aveva tre figli nullafacenti e sanguisughe. La strega aveva dilapidato il cospicuo patrimonio lasciatole dall&#8217;ingegnere per sostenere i capricci del camionista e dei suoi ragazzi davvero insaziabili.<br \/>\n\u201cPovera donna Elvira che tormento! Se non fosse arrivato don Gonzalo dalla Bolivia a darle almeno un po\u2019 di conforto!\u201d disse la popolana con gli occhi verso il cielo.<br \/>\n\u201cPoi un bel giorno la strega si calm\u00f2, all\u2019improvviso. Smise la sua guerra assurda. Tutti si chiedevano come mai\u2026\u201d la riccia con il velo ci guard\u00f2 di sbieco.<br \/>\n\u201cCome mai? Elvira si era fatta furba, beh!\u201d intervenne da dietro una signora anziana, molto elegante e ingioiellata, col naso puntato per aria, come per superbia, ma molto attenta. \u201cDisse a quella strega che, alla sua morte, le avrebbe lasciato la casa. Capirete, a quella la casa serve per sistemare la famiglia del camionista!\u201d<br \/>\n\u201cMa il figlio avvocato non interveniva mai?\u201d azzardai timidamente.<br \/>\n\u201cOh, ma lui ha la sua vita, la moglie di famiglia bene, la casa in Sardegna, le bambine alle scuole private. Vedeva la mamma solo d\u2019estate, non voleva impicciarsi \u2026\u201d mi rispose la superba, a voce bassa. \u201cVede, \u00e8 l\u00e0 con la moglie nel primo posto, a testa bassa, fa il signore lui, l\u2019indifferente, anzich\u00e9 difendere la memoria di sua madre!\u201d<br \/>\n\u201cNon ci si pu\u00f2 aspettare niente da certi figli ingrati\u201d blater\u00f2 stizzita mia madre, come se la cosa riguardasse lei o come se, per una sorta di transfer, avesse delle rivendicazioni analoghe nei miei confronti.<br \/>\n\u201cMa insomma, perch\u00e9 urla? \u00c8 proprio pazza, ormai sa di aver ereditato!\u201d esclamai infastidita.<br \/>\n\u201cEcco, ecco, zitta che m\u00f2 sentiamo da Carmelina\u201d bisbigli\u00f2 la popolana aggiustandosi il fazzoletto in testa.<br \/>\nIn quel momento entrava in chiesa, infatti, una donnetta, conosciuta in paese col nome di Carmelina. Era stata la domestica, badante, fiduciaria della povera Elvira. Sua madre prima di lei, e prima ancora sua nonna, avevano lavorato in casa della famiglia della defunta, da generazioni. Carmelina, ansimante, si fece il segno della croce dopo aver bagnato le punte delle dita nell&#8217;acqua santa. S\u2019inginocchi\u00f2 e poi si diresse verso di noi mostrando una certa agitazione. Ci stringemmo sulla panca per farle posto.<br \/>\n\u201c\u00c8 gi\u00e0 arrivata quella squinternata! L\u2019ho seguita ma non sono riuscita a mantenere il suo passo. Correva!\u201d Tutto il gruppetto la guardava in attesa di qualche rivelazione.<br \/>\n\u201c\u00c8 andata a bussare a casa del notaio per chiedergli quando aprir\u00e0 il testamento. Bussava, bussava, finch\u00e9 lui \u00e8 stato costretto ad aprire. Le ha detto, dallo spiraglio della porta, che all\u2019apertura del testamento la sua presenza non sar\u00e0 richiesta!\u201d<br \/>\n\u201cCio\u00e8 non le ha lasciato niente? Ecco perch\u00e9 \u00e8 andata fuori di testa!\u201d mormor\u00f2 la riccia col velo.<br \/>\n\u201cOh Ges\u00f9, Ges\u00f9! Ma allora a chi ha lasciato la sua casa donna Elvira?\u201d aggiunse la corista afona facendo il segno della croce.<br \/>\n\u201cForse all\u2019altro figlio!\u201d osai.<br \/>\n\u201cNo, no, di questo sono sicura\u201d tagli\u00f2 corto Carmelina usando la mano come un fendente.<br \/>\nA quel punto prese la parola l\u2019unico uomo del gruppo, tale Venanzio, impiegato alle Poste, che era rimasto nel banco dietro, un po\u2019 verso l\u2019esterno, a fianco della moglie. Con l\u2019aria di chi rimette insieme il bandolo della matassa esclam\u00f2 \u201cAdesso capisco!\u201d<br \/>\nNoi, intriganti pettegole, lo guardammo con manifesto interesse e, per un attimo di sospensione, tutto quel bisbiglio cess\u00f2 facendo risuonare l\u2019eco degli ora pro nobis pronunciati in coro durante la cerimonia.<br \/>\n\u201cQuesta mattina, di fronte all\u2019ufficio postale, \u00e8 sfrecciata una splendida auto rossa decapottabile, una Ferrari, credo. Non si era mai vista un\u2019auto cos\u00ec da queste parti. Rombava come un tuono prima del temporale. Al volante mi sembrava di aver visto qualcuno che conoscevo, ma l\u00ec per l\u00ec ho pensato di essermi sbagliato. Invece, m\u00f2 capisco che era proprio quello l\u00e0!\u201d<br \/>\n\u201cChi?\u201d chiedemmo in coro spudoratamente.<br \/>\n\u201cSSSsss!\u201d ammonirono dagli altri banchi.<br \/>\n\u201cEra don-Gon-za-lo!\u201d scand\u00ec le sillabe lentamente.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35306\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35306\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anni fa accompagnai mia madre a un funerale in un lontano paesino dell\u2019entroterra abruzzese. 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