{"id":35228,"date":"2018-05-17T11:17:16","date_gmt":"2018-05-17T10:17:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35228"},"modified":"2018-05-17T11:17:16","modified_gmt":"2018-05-17T10:17:16","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-gionata-di-gianni-contarino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35228","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Gionata&#8221; di Gianni Contarino"},"content":{"rendered":"<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Il corridoio del reparto di ostetricia era vuoto. Fuori era buio e la luna tirava di fioretto con una nuvola. Le panche verdi, fredde nella luce del neon, raccontavano di un&#8217;altra giornata piena di nuovi cittadini nel mondo.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Un mazzo di fiori riposava dimenticato sul davanzale di una finestra e alcune decine di riviste, a casaccio su un tavolo, mostravano dalle loro copertine sgualcite facce della TV e disastri delle borse europee.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Un&#8217;infermiera passava ogni tanto con un carrello o con un farmaco in mano e il rumore dei suoi passi di gomma era la colonna sonora dei pensieri di Paolo e Oreste.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Stavano seduti uno accanto all&#8217;altro sull&#8217;ultima panca in fondo a destra, la pi\u00f9 vicina alla sala parto. I loro sguardi si davano il cambio: quando uno guardava le venature del marmo del pavimento l&#8217;altro si occupava del soffitto e del suo intonaco a tratti scrostato.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Le mani giocavano con mazzi di chiavi, fodere delle giacche, occhiali e in certi momenti sembravano quasi sentirsi in pi\u00f9, come accessori, come strumenti inutili in un&#8217;attesa in cui non c&#8217;era niente da fare.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Il prato di casa De Nittis era pieno di viole e, quando la luce del sole faceva riflettere l&#8217;immagine delle montagne sullo stagno vicino, le dita di Paolo cercavano quelle di Vera e, tirandola lentamente, la conducevano sulla riva di quello specchio a far parte di quel quadro riflesso.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Non c&#8217;era rumore a casa De Nittis, soltanto il cigolio di un piccolo segnavento sul tetto, la cui elica girava mentre un gallo di rame assecondava il volere del vento.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Le giornate passavano fra tele colorate di acrilico e pagine sfiorate. A volte Paolo si metteva al piano e per almeno un&#8217;ora volava tenuto per mano da Mozart o Beethoven, per poi atterrare fra le braccia di Chet Baker su ordine di Vera, la torre di controllo.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">La casa si trovava su una collina alle porte di un antico borgo dell&#8217;alto Monferrato. A volte i turisti passavano attirati dal profumo proveniente dalla vicina trattoria dell&#8217;Orco, dove cervi e cinghiali incontravano il loro destino fra le fiamme di un inferno di alloro e rosmarino.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Vera adorava le viole, il verde del prato, il gallo di rame e l&#8217;odore di cinghiale. Erano i veri motivi per cui aveva convinto Paolo a vivere l\u00ec.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Lui aveva accettato questa scelta, desideroso com&#8217;era di fuggire dalla citt\u00e0 e dal teatrino di plastica dell&#8217;azienda in cui lavorava. Voleva che tutto lo aiutasse ad uscire da quel s\u00e9 e a salire su un altro palcoscenico di vita, fatto di gesti nuovi e nuove parti da recitare.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Dopo quattro anni per\u00f2 non si era ancora abituato al frinire dei grilli di notte e aveva concesso a un pezzo della sua vecchia vita in fabbrica di accompagnarlo in questa nuova: i tappi per le orecchie che nascondeva sotto i capelli biondi.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Vera, dal canto suo, vedeva arte in ogni cosa che le passava davanti agli occhi e musica e parole nelle nuvole sulla sua testa. Inseguiva ora un passero ora un coniglio e subito dopo si sdraiava sull&#8217;erba a guardare il volo del primo o i saltelli lontani del secondo.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Erano i giorni della vita sognata, di uno scenario disegnato al tecnigrafo della notte in quell&#8217;appartamento al quinto piano di uno stabile della periferia di Milano che avevano svenduto pur di lasciarselo alle spalle.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Fu nel Maggio del duemilaquattro che fra i turisti attirati dall&#8217;Orco ce ne fu uno che fu attratto pure dal gallo di rame, Oreste.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Venne verso la loro casa vestito come uno di quei turisti tedeschi che si vedono in certi posti di mare del Veneto. Aveva per\u00f2 occhi e capelli neri come il fondo del mare di notte.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">&#8211; Salve signora, \u00e8 vostra questa casa?<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">&#8211; Salve, s\u00ec. Viviamo qui da qualche anno.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">&#8211; Vivete?<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">&#8211; S\u00ec, io e mio marito.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">&#8211; Ah. Certo che \u00e8 un posto magnifico. Chiedo scusa se mi sono permesso di avvicinarmi, ma questo gallo mi ha ricordato mio padre. Era un artigiano e, quando ero piccolo, lo vedevo spesso impegnato a fabbricare questi cosi che girano.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">&#8211; Davvero? Chiss\u00e0 che questo non l&#8217;abbia fatto lui.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">&#8211; Non credo. Vivevamo in Puglia all&#8217;epoca e lui non vendeva un pezzo a una distanza maggiore di dieci chilometri da casa.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">&#8211; Certo che deve essere interessante avere un artigiano in famiglia. Prego, si sieda pure, vuole qualcosa da bere? Oggi fa un caldo.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Furono queste le parole con cui tutto inizi\u00f2.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">L&#8217;autunno del borgo era pieno di umida solitudine, di nebbia evanescente e di rami spogli, esposti al freddo della pianura. Casa De Nittis, sospesa sopra quella coltre grigia, pareva in certe mattine un&#8217;astronave ferma l\u00ec solo per un rifornimento, in un&#8217;infinita sosta temporanea.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Gi\u00e0 mille volte le mani di Oreste avevano registrato il profilo del seno di Vera e le sua labbra avevano codificato il sapore della sua pelle.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Erano giorni in cui Paolo era lontano, in quelle trasferte di lavoro che il suo nuovo mestiere di consulente informatico gli imponeva. Parigi, Budapest, Pechino. E poi ancora Bruxelles, Catania, Lisbona. Il mondo gli parlava degli stessi problemi ovunque lui andasse, ma li colorava in maniera diversa, quasi a farlo illudere del fatto che si trattasse veramente di avventure nuove e misteriose. Lui e la sua valigetta, in cui un computer conviveva con qualche paio di mutande, qualche pantalone di ricambio e un piccolo blocco note, in cui annotare appunti di viaggio e pensieri da spargere poi sul prato di casa nella bella stagione.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Un giorno un volo cancellato fece s\u00ec che la passione di Oreste e Vera smettesse di vivere nell&#8217;ombra.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Furono lacrime amare e notti di lontananza, schiaffi e parole in cancrena. Furono borse sotto gli occhi, recriminazioni e cose rinfacciate. Furono pane e veleno, dischi di vinile graffiati, vasi cinesi frantumati e odore di ricordi da cancellare.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Era Novembre quando Vera scopr\u00ec di essere incinta.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Vera, terza di quattro figli, era nata in una famiglia cattolica della provincia astigiana. Aveva ricevuto rigorosi insegnamenti sul significato della vita e del rispetto, entrambi conditi dalla paura del giudizio degli altri. Aveva studiato a Milano all&#8217;istituto europeo di design e aveva presentato una tesi sull&#8217;utilizzabilit\u00e0 delle forme naturali della pietra nell&#8217;arredamento.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Aveva conosciuto Paolo a una festa e gli aveva subito detto che la forma dei computer era solo una sintesi di forme gi\u00e0 presenti in natura. Specialmente la sagoma piatta dei portatili le ricordava certe stratificazioni visibili in certe gole sulle Alpi.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Lui, tecnico, tanto tecnico, l&#8217;aveva ascoltata guardando i suoi occhi e le sue labbra e tutti i rami del diagramma del flusso logico dei suoi pensieri convergevano verso un&#8217;unica casistica finale, chiamata \u201ccotta\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Ci avevano messo poche cene a fare l&#8217;amore. La prima volta fu dietro un albero al Parco Sempione, una sera fatta di parole, vino, nebbia e sciarpe attorno al collo.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Poi era arrivata la convivenza, prima nella casa di lei, insieme ad altre tre studentesse, poi in un monolocale vicino San Siro.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Lui aveva iniziato a lavorare come sistemista in una fabbrica di macchine da imbottigliamento, mentre lei alternava serate da cameriera nei locali di San Lorenzo e collaborazioni con qualche studio di design e qualche arredatore.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Il matrimonio li aveva visti pronti a cambiare vita nel giro di pochi mesi e li aveva visti trascorrere notti a consultare annunci immobiliari della provincia di Asti, tra baci, risate e sogni che galleggiavano a met\u00e0 altezza fra il monitor e il soffitto.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Casa De Nittis si era fatta trovare come un bambino che gioca a nascondino, ma che non sa ancora che bisogna nascondersi completamente; non basta non vedere chi ti sta cercando.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Il vecchio proprietario aveva messo su un giornale un microscopico annuncio controvoglia, costretto dalla moglie e dalla loro et\u00e0 avanzata. Era arrivato il tempo di affidare le proprie sere a un piccolo monolocale, magari vicino alla casa di uno dei figli, e iniziare quel viaggio che porta a familiarizzare con sensi di colpa e di invadenza, vuoti di memoria e pitali vuotati da altri.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">La casa era piaciuta loro immediatamente quel pomeriggio in cui l&#8217;avevano vista. Vera aveva cominciato a saltellare sul prato dalla gioia e per poco non era caduta nello stagno. Paolo aveva fatto lo scettico, subissando il proprietario di domande sullo stato del tetto e degli impianti, alle quali il vecchio aveva risposto con i versi e i mugugni di uno scolaro a cui chiedano di ripetere una poesia che non ha studiato.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Era arrivato anche un mutuo. Avevano deciso di chiamarlo \u201cVincenzo\u201d perch\u00e9, visto che lo avrebbero alimentato per trent&#8217;anni, era un po&#8217; come se lo avessero adottato.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Poi era arrivato Oreste.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">La porta della sala parto si apr\u00ec e la prima cosa che Paolo e Oreste videro uscire fu la scarpa azzurra dell&#8217;infermiera, la prima cosa che sentirono fu la sua voce. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">&#8211; Chi \u00e8 il padre?<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">La prima cosa che fecero fu alzare entrambi la mano e vederla ridere.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Gionata pesava tre chili e settanta, aveva capelli neri e occhi neri, un sorriso luminoso e sfottente e nei suoi occhi si riflettevano le lacrime di Paolo.<\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35228\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35228\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il corridoio del reparto di ostetricia era vuoto. 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