{"id":35143,"date":"2018-05-15T17:31:52","date_gmt":"2018-05-15T16:31:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35143"},"modified":"2018-05-15T17:31:52","modified_gmt":"2018-05-15T16:31:52","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-la-voglia-di-gandolfo-conte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35143","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;La voglia&#8221; di Gandolfo Conte"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 stato, una volta\u2026<\/p>\n<p><em>Un re? Una regina? <\/em>Direbbero i pi\u00f9.<\/p>\n<p>Invece, no, niente affatto, sbagliato. Solo un bambino n\u00e9 alto n\u00e9 basso e n\u00e9 grasso n\u00e9 magro. Che non era un genio ma neppure un cretino. In poche parole, un bambino qualunque, per\u00f2, strano a dirsi, \u00a0felice. Magari \u2013 azzardiamo &#8211; perch\u00e9 non aveva paura dell\u2019uomo nero che viene di notte, dei mastini assassini, dei gatti del Chechire, dei topi in soffitta, e delle tante altre cose che spaventano tutti. Viveva in una casa n\u00e9 grande, n\u00e9 piccola e n\u00e9 povera e n\u00e9 ricca, al civico 6 di una strada scordata, in una citt\u00e0 lazzarona e vorace. Quella via, come tutte, aveva anche un \u00a0nome, tanto ostico e strano che il bambino non lo sapeva pronunciare.<\/p>\n<p>Anagoor si chiamava, come l\u2019antica citt\u00e0 sigillata da porte turrite, alle quali la gente bussava per anni, se non per tutta la vita. Nel suo condominio stava gente normale, per\u00f2, come cozze, attaccata a una vita che pensavano cos\u00ec originale da meritare un racconto. Che, purtroppo per noi, riusciva ogni volta di una noia mortale.<\/p>\n<p>Aveva due sorelle pi\u00f9 grandi che, altezzose e distanti, non volevano giocare con lui. Passavano il tempo fra balocchi e profumi, impegnate ogni istante a sognare. Di cantare a San Remo o ballare in TV. Se proprio doveva, poteva giocare con gli altri maschietti; vestiti, tombolo e maglia non erano cose per lui, gli dissero un giorno chiudendo la porta e lasciandolo fuori. \u00a0Ci rimase male il bambino a sentirsi scacciato da quelle due streghe montate. Magari, pens\u00f2, ho sbagliato a cercarle. I maschi e le femmine sono troppo diversi. Certo che \u00e8 giusto doversi sposare, ma per quello era presto e si poteva aspettare. Aveva, intanto, la mamma e, a donne, poteva bastare.<\/p>\n<p>La sua, per di pi\u00f9, \u00a0era davvero speciale. Conosceva tutto \u00a0&#8211; ma tutto tutto &#8211; quello che c\u2019\u00e9 da sapere, cos\u00ec da potergli svelare qualunque mistero. Sulla quarantina, era bella, ma un poco scontrosa. Forse \u2013 arrischiamo &#8211; a motivo del marito, un uomo piacente, per\u00f2, rammollito a suon di cinghiate dal padre tiranno, iracondo e panzuto. Maritato a una arpia, secca come la sarda salata e spiona. Tuttavia, di lingua cos\u00ec tanto forbita da infinocchiare la madre di lei per un matrimonio combinato, come si usava all\u2019antica.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 piccola di quattro sorelle che vestivano sempre di nero per rispetto a lontani parenti che nessuno sentiva neppure a Natale e che, a quanto pareva, sapevano solo morire. Casalinghe \u2013 all\u2019anagrafe &#8211; non facevano nulla. Dalla mattina alla sera, passavano il tempo a sparlare i mariti che erano s\u00ec rammolliti, ma ricchi abbastanza da potergli pagare la serva, che \u2013 come tutte le serve, s\u2019intende &#8211; fannullona e sgarbata, strofinava ogni giorno la casa.<\/p>\n<p>In un posto in collina, immerso fra i pini, lavorava, invece, la mamma.\u00a0 Un bell\u2019ospedale dove andavano solo i malati bisognosi d\u2019aria buona e pulita.<\/p>\n<p>Dal giorno ch\u2019era nato &#8211; una notte di fulmini e tuoni \u00a0che non s\u2019era mai vista prima &#8211; il bambino aveva una voglia. Un lembo di pelle pi\u00f9 rosea e pi\u00f9 chiara che rivel\u00f2 aprendo la mano. Con grande sconcerto di tutti i presenti che lo piangevano solo e svilito, dimenticandolo in culla. A tale accoglienza il bimbo reag\u00ec con strepiti e urla, intuendo di gi\u00e0 che il mondo di fuori\u00a0 non era poi cos\u00ec bello. E pi\u00f9 la schiudeva e pi\u00f9 spiattellava la sua forma di triangolo rosa che, lui &#8211; ch\u2019era ingenuo &#8211; considerava speciale. Almeno cos\u00ec, si dice, pensava finch\u00e9 a sei anni, finito l\u2019asilo, non and\u00f2 alle elementari. L\u00ec, di nascosto, la fece vedere al compagno che pi\u00f9 gli piaceva. Quello, invece di essergli amico &#8211; come lui si aspettava &#8211; gli sput\u00f2 in faccia e gli diede un pugno sul naso. A tale reazione cos\u00ec inusitata il bambino rest\u00f2 sconcertato.<\/p>\n<p>A schiarirgli le idee ovvi\u00f2 con solerzia la suora maestra vestita di nero. Spartendo i rivali con fare deciso, gli disse schifata che porcherie come quelle non andavano mostrate. La mamma lo consol\u00f2, tamponandogli il naso, ma severa gli pose il divieto di non mostrarla mai pi\u00f9. Che stesse tranquillo; avrebbe risolto ogni cosa con un po\u2019 di liscivia. Parlava per dire, perch\u00e9, in verit\u00e0, non sapeva cos\u2019altro pensare, e, ancora di pi\u00f9, cosa ci fosse davvero da fare.\u00a0 Una voglia cos\u00ec non l\u2019aveva mai vista prima. Ricordava certe storielle, fra ragazze, dette per burla, additando ora tizio, ora caio. Ma al solo pensare che il figlio fosse fra quelli, nel fondo del cuore tremava e penava. Intanto, forn\u00ec prontamente dei guanti coi buchi per le dita; li doveva, assolutamente, indossare appena fuori di casa. Erano magici, disse; rendevano invisibili chi li portava, cos\u00ec nessuno, mai pi\u00f9, l\u2019avrebbe pestato.<\/p>\n<p>Il bambino, guardandosi i guanti rest\u00f2 contrariato; non capiva il motivo di tenere nascosta la voglia perfetta che faceva pi\u00f9 bella la mano. Si consol\u00f2 lestamente, riprendendo i suoi giochi. C\u2019era poco da fare: la sua natura lo portava ad essere gaio.<\/p>\n<p>Per poco doveva ancora durare la sua felicit\u00e0 ingannatrice. Bastava solo crescere un poco e sarebbe presto svanita. Se ne and\u00f2 in paradiso, infatti, la mamma una sera d\u2019estate. Cos\u00ec, d\u2019improvviso.<\/p>\n<p>Pianse il bambino; gli mancava, ovviamente, la mamma. Ma \u2013 noi lo sappiamo &#8211; si doleva di pi\u00f9 per le parole che avrebbero svelato il mistero della voglia che non si decideva a passare.<\/p>\n<p>D\u2019inverno col buio e col freddo funzionavano bene i magici guanti. Gi\u00e0 a primavera, per\u00f2, perdevano colpi e d\u2019estate si potevano solo buttare. Nelle giornate d\u2019agosto, con gli amici al mare a sguazzare, il bambino non usciva di casa. Di riffa e di raffa, l\u2019avevano convinto che si doveva vergognare.<\/p>\n<p>In quelle lunghe giornate, il sole, ormai nemico, pareva non dovere mai tramontare e, chiuso il libro in grembo, passava il tempo a vederlo giocare, intrufolandosi allegro attraverso le persiane. Nel suo giro frugava fra i muri, lasciando nell\u2019ombra \u00a0porzioni di stanza man mano pi\u00f9 scure. A lui, tuttavia, pareva fissarsi ostinato sull\u2019oleografia appesa su un muro. Impolverata e scordata rinasceva magnifica nella luce solare. Coloratissima, mostrava, in basso, a sinistra, un bimbo coi boccoli biondi che lieto giocava. Scalando gattoni un arcobaleno di mille colori, si faceva ben presto giovanotto aitante, poi uomo, vecchio con pipa e \u00a0bastone e infine moriva. Gi\u00f9 a destra, in una cassa da morto coperta di fiori.<\/p>\n<p>Che gran guazzabuglio la vita, pensava il bambino per non pi\u00f9 di un battito d\u2019ali. Bisogna capirlo. Aveva la voglia che urgeva. Come un buco nero sperduto nel cosmo, pareva inghiottire ogni cosa. Ma, da bravo bambino, aspettava. Dal paradiso la mamma avrebbe ben presto chiarito e risolto ogni cosa. Non sapeva che l\u2019attesa pu\u00f2 sempre celare inganni, azzardi e misteri.<\/p>\n<p>Intanto, il tempo passava e passava.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35143\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35143\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; C\u2019\u00e8 stato, una volta\u2026 Un re? 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