{"id":35136,"date":"2018-05-15T16:59:30","date_gmt":"2018-05-15T15:59:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35136"},"modified":"2018-05-15T16:59:30","modified_gmt":"2018-05-15T15:59:30","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-suicidio-di-adriano-pistolese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35136","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Suicidio&#8221; di Adriano Pistolese"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Stamattina lo faccio. Cos\u00ec ho stabilito, \u00e8 mercoled\u00ec 9 maggio 2018, sono le sei e quaranta del mattino, e io ho deciso che oggi lo faccio, non domani, non dopodomani, non fra un mese o un anno, oggi, cos\u00ec non ci penso pi\u00f9.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sto fissando il soffitto sopra al mio letto, in un angolo ci sta uno di quei ragni con le zampacce lunghe, \u00e8 immobile e credo stia ricambiando il mio sguardo, pare quasi che mi giudichi, divertito, perch\u00e9 sono brutto solo e disperato, ma non me ne frega un granch\u00e9 dato che in ogni caso lui \u00e8 pi\u00f9 brutto pi\u00f9 solo e probabilmente pi\u00f9 disperato di me.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sar\u00e0 da circa mezz\u2019ora che sono sveglio, non riesco pi\u00f9 a dormire ultimamente, mi faccio al massimo un paio di ore di sonno, mi sto lentamente trasformando in uno zombie. Passa qualcosa come un\u2019ora, poi mi levo le coperte di dosso e vado in bagno a pisciare.<\/p>\n<p align=\"justify\">C\u2019\u00e8 ancora la lettiera del mio gatto sotto al lavandino, il mio povero Attila che \u00e8 morto qualche settimana fa per un problema ai reni\u2026 ma \u00e8 stato meglio cos\u00ec, aveva undici anni e io non riuscivo pi\u00f9 a stargli appresso mentre invecchiava. Dovrei levarla quella lettiera, buttare via tutto, ma tanto ormai lo lascer\u00f2 fare a qualcun altro, probabilmente a mio fratello quando verr\u00e0 in questo buco che \u00e8 casa mia, come un avvoltoio, per svuotarla delle mie cose e farci quello che vuole. Finisco in bagno e torno in camera a cambiarmi, mi sfilo il pigiama sudicio e indosso il completo da ufficio, lo faccio con lentezza, tanto di fretta non ne ho.<\/p>\n<p align=\"justify\">Poco prima di uscire mi domando se non sia il caso di scrivere una lettera, magari da lasciare sul tavolo in cucina o sulla mia scrivania in ufficio. A chi la dovrei rivolgere, per\u00f2? A mio fratello? A quella serpe di sua moglie? Ai loro figlioletti? Ai miei colleghi? A chi? L\u2019avrei volentieri lasciata ad Attila, ma lui mi ha preceduto, pace all\u2019anima sua. No, niente lettera, che senso avrebbe? Il mio gesto parler\u00e0 da solo, eccome, non avr\u00f2 bisogno di usare le parole. Cos\u00ec lascio il mio appartamento, senza starci troppo a pensare; nemmeno prendo le chiavi della macchina, ho voglia di camminare fino all\u2019ufficio, a piedi ci vuole una ventina di minuti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Fuori pioviccica, \u00e8 una di quelle classiche giornate di merda, tutto grigio, triste, le nuvole, lo smog, le macchine, i clacson, la gente che fuma alla fermata dell\u2019autobus, i bambini spaesati che danno la mano agli adulti, odori nauseanti che fuoriescono dai bar appena aperti\u2026 non vorrei vedere, non vorrei sentire, non vorrei respirare. Non ho portato l\u2019ombrello, sento le gocce fredde cadermi sul punto calvo al centro della testa, anche la giacca mi si sta bagnando, e non voglio fare il mio ultimo ingresso a lavoro zuppo d\u2019acqua. Accelero il passo, in un quarto d\u2019ora arrivo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Lavoro in una filiale Telecom, reparto Controllo di Gestione, c\u2019ho messo piede a ventitr\u00e9 anni e ci sono rimasto incastrato per altri dodici, fino a oggi. Mi sono guadagnato una buona posizione perch\u00e9 sono un ottimo lavoratore, perch\u00e9 ho vinto i concorsi, ho fatto le cose come si devono fare. Arrivo che sono le otto e quarantadue, un po&#8217; bagnato ma nulla di grave.<\/p>\n<p align=\"justify\">Incontro all\u2019ingresso un paio di colleghi, do loro il buongiorno, ricambiano, poi tiro dritto fino alla mia stanza. Mi chiudo la porta alle spalle, poso la valigia, mi tolgo la giacca, siedo alla scrivania e mi prendo qualche minuto per pensare. Mi chiamano: devo stare in sala riunioni fra venti minuti, dico va bene. A questo punto ho un momento di crisi, perch\u00e9 la mia mente si \u00e8 subito attivata per rispondere alla richiesta che mi \u00e8 stata fatta: direzione sala riunioni, portarmi appresso i documenti che ho stampato ieri, fermarmi dal capo reparto per consegnarglieli, chiedergli anche un paio di cose su un problema sorto l\u2019altro giorno, poi riunione. Ho gi\u00e0 elaborato la sequenza di azioni che dovr\u00f2 compiere nei prossimi minuti, in automatico, perch\u00e9 s\u00ec, funziono come uno stupido automa, digiti un codice e io subito rispondo, faccio, vado, dico, ed \u00e8 cos\u00ec che mi porto avanti, che mi trascino ogni giorno, ma non sono io a volerlo, o meglio, io non ci sono pi\u00f9, \u00e8 il mio ruolo che continua ad andare avanti, a funzionare senza di me, \u00e8 un po&#8217; come se mi avessero mozzato la testa e il mio corpo ancora si muovesse.<\/p>\n<p align=\"justify\">Allora mi fermo, con un enorme sforzo, stringo i denti e sopprimo il pattern di azioni che il mio corpo \u00e8 pronto ad eseguire. Stavolta non esco dal mio studio, non ci passo dal capo reparto e non vado alla riunione, oggi ho intenzione di comunicare davvero, per la prima volta, con tutte le persone di merda che stanno in questo ufficio; oggi vedranno me, il tizio suicida, quello che non dorme da settimane e che non riesce nemmeno a disfarsi della lettiera del suo gatto morto, ruber\u00f2 la preziosissima attenzione di tutti, per la prima e ultima volta nella mia esistenza, mander\u00f2 in tilt il sistema, come un blackout.<\/p>\n<p align=\"justify\">Mi sciolgo la cravatta, la lascio cadere per terra, poi mi alzo e mi dirigo verso la finestra: la apro, ha appena smesso di piovere e l\u2019aria \u00e8 ancora densa di umidit\u00e0, mi aggrappo alle ante e salgo con entrambi i piedi sul cornicione; chiudo gli occhi per un istante, prendo un respiro, poi mi calo sulla sottile striscia di marmo che mi separa da un vuoto di ventuno metri.<\/p>\n<p align=\"justify\">Insomma, lo sto facendo, sto vincendo io, mi guardo intorno e vedo gli altri palazzi grigi, il cielo pesante, le macchine per strada, le persone che camminano o che sostano, presto qualcuno mi noter\u00e0. Ho immaginato questo momento un\u2019infinit\u00e0 di volte, e quasi sempre la scena si conclude con qualcuno da dentro l\u2019ufficio che sta per agguantarmi e trascinarmi di nuovo nel sistema, ma un attimo prima che mi possano sfiorare io mi lancio, e mando tutti a fanculo. Immagino andr\u00e0 pi\u00f9 o meno cos\u00ec ora che mi trovo nella realt\u00e0, ma sicuramente c\u2019\u00e8 qualcosa che manca rispetto al sogno, non c\u2019\u00e8 quella solennit\u00e0, quella gravezza che attribuivo ai miei ultimi istanti: \u00e8 tutto come al solito, non ci sono luci, suoni o altri effetti speciali, anzi la situazione \u00e8 piuttosto squallida, io l\u00ec fuori con le mani che si aggrappano alla finestra, provo un qualcosa di vagamente simile alla delusione. Poi per\u00f2 succede qualcosa, sento un grido lontano: una donna ai piedi del palazzo con il muso all\u2019ins\u00f9 guarda nella mia direzione, non posso vedere la sua espressione ma immagino sia spaventata. Inizio ad eccitarmi, di pi\u00f9, voglio di pi\u00f9, altre persone imitano la donna e si mettono a guardare verso l\u2019alto, a puntare il dito, ad agitarsi, ma c\u2019\u00e8 qualcosa di sbagliato, sembra che non stiano indicando proprio me, guardano un po&#8217; pi\u00f9 a destra\u2026 e allora mi giro verso destra e vedo anche io.<\/p>\n<p align=\"justify\">C\u2019\u00e8 un tizio in bilico sulla mia stessa lastra di marmo, a una quindicina di metri da me, ma non \u00e8 in piedi, non ha i palmi delle mani stretti attorno al cornicione della finestra, no, quest\u2019uomo \u00e8 seduto con le gambe a penzoloni, il busto proteso in avanti, sul punto di cadere di sotto.<\/p>\n<p align=\"justify\">Non capisco, la mia mente prova per un attimo a processare l\u2019immagine che ho di fianco, ma vado in tilt: cosa sta succedendo? Chi \u00e8 lui? Che ci fa l\u00ec, come me? Sento di star sudando, il mio corpo \u00e8 improvvisamente diventato una stufa, e a vedere quel personaggio cos\u00ec in bilico mi viene anche un fortissimo senso di vertigini. Provo a dire qualcosa, apro la bocca, ne esce fuori un verso confuso, ma \u00e8 sufficiente per catturare l\u2019attenzione di quello: si gira a sua volta verso di me, e lo riconosco, \u00e8 entrato nel mio reparto un paio di anni fa, non ho mai avuto molte interazioni con lui, so soltanto che \u00e8 divorziato\u2026 ha gli occhi rossi, gonfi, mi sta guardando e dice \u201c<i>no, no, no&#8230;<\/i>\u201d, ma no cosa? Vorrei chiederglielo, se solo ne fossi in grado in questo momento, ma lui mi precede, mugugnando un \u201c<i>non ti avvicinare<\/i>\u201d, e a quel punto capisco tutto.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo stronzo si vuole suicidare, proprio oggi, proprio qui, a qualche finestra dalla mia, \u00e8 un altro suicida, anzi, sono io l\u2019altro suicida, perch\u00e9 lui si \u00e8 chiaramente piazzato qui prima di me, forse mentre me ne stavo alla mia scrivania a rispondere al telefono. Sento un grido alle mie spalle, anche le persone dentro all\u2019ufficio si sono accorte della situazione, e non so cosa pensare, non so cosa fare. Si affaccia una signora dalla finestra accanto alla mia, mi guarda sconvolta, poi guarda l\u2019altro uomo, torna a me e mi strilla di \u201c<i>fare qualcosa<\/i>\u201d. A quel punto mi viene quasi da ridere, o forse da gridare, perch\u00e9 intuisco al volo che non sono nemmeno pi\u00f9 <i>l\u2019altro <\/i>suicida, sono solo un deficiente che sarebbe uscito l\u00ec fuori per \u201c<i>fare qualcosa<\/i>\u201d, per salvare quell\u2019uomo in procinto di buttarsi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il mio piede muove un passo verso destra, istintivamente, sento le gambe tremarmi. Vorrei provare a spiegare la situazione, dire che \u00e8 tutto un errore, che quello che si deve suicidare sono io, non quello stronzo, ma non ci riesco, la mia gola \u00e8 chiusa, serrata. La donna che si \u00e8 affacciata \u00e8 ancora l\u00ec, e io muovo un altro passo verso il suicida, perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 che sono un fallito, un automa, mi \u00e8 stato dato un altro compito e io non riesco a non eseguirlo. Sto provando a fare qualcosa, qualcosa per gli altri, non per me.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019uomo emette un verso strozzato e torna a guardare verso il basso, ormai si \u00e8 formata una piccola folla, e da lontano si sente la sirena di un\u2019ambulanza. Mi separano pochi metri da lui, ma intuisco che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 molto da fare.Di colpo si butta, si lascia andare, in un istante non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, precipita verso il basso, accompagnato da un orribile grido collettivo. Finisce contro il tendone di un bar ai piedi dell\u2019ufficio, lo sfonda e cadefra i tavolini. Io a quel punto serro gli occhi e mi schiaccio contro la parete alle mie spalle. Ho una paura assurda, potrei stare per svenire, ma muovo due passi indietro e sento di nuovo la finestra del mio studio, cos\u00ec mi ci fiondo letteralmente dentro, atterrando sul pavimento. Sento un gran baccano nel corridoio, mentre fuori l\u2019ambulanza \u00e8 arrivata, il suo strillo adesso \u00e8 forte e chiaro. Mi sollevo a fatica e do un\u2019occhiata al di l\u00e0 della finestra: posso vedere il buco nella tenda, e persone che corrono per entrare o uscire dal bar, poi sento una voce urlare: \u201c<i>E\u2019 vivo!<\/i>\u201d e questo mi sconvolge ancora di pi\u00f9.<\/p>\n<p align=\"justify\">La tenda deve avere attutito il colpo, o forse ventuno metri non sono abbastanza, sta di fatto che quell\u2019idiota \u00e8 ancora in vita, il suo suicidio \u00e8 fallito, e anche il mio. Provo a ricompormi, mi passo una mano sulla fronte sudata, raccolgo la cravatta e la riallaccio attorno al collo. Mi adagio sulla scrivania e ascolto l\u2019agitarsi dell\u2019ufficio, i passi dietro la mia porta, le voci, qualche lamento, mi sento in trappola.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sono le nove e venti di mattina, sono vivo e vegeto, il mio cuore batte a mille, la mia pelle suda, e io non ho pi\u00f9 intenzione di buttarmi gi\u00f9 da un palazzo, non da ventuno metri e con un tendone sotto, per lo meno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35136\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35136\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stamattina lo faccio. 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