{"id":35118,"date":"2018-05-14T23:20:26","date_gmt":"2018-05-14T22:20:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35118"},"modified":"2018-05-14T23:20:26","modified_gmt":"2018-05-14T22:20:26","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-il-pozzo-di-roxana-sagrera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=35118","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Il pozzo&#8221; di Roxana Sagrera"},"content":{"rendered":"<p>Cammino tra le piante di caff\u00e9 che ancora sono senza frutto, fermandomi solo a staccare le parti dei vestiti che si agganciano ai rami.\u00a0 Le grosse foglie di banano\u00a0 sopra la mia testa fanno si che la piantagione di caff\u00e9 mantenga una temperatura stabile.\u00a0 La terra rilascia l&#8217; umidit\u00e0 della pioggia torrenziale che \u00e8 venuta gi\u00f9 la sera scorsa, creando un tipo di vapore invisibile, la cui presenza pesa, ti fa rallentare il passo.\u00a0 Le mani mi tremano un po\u2019. Sono cosi scure. Preferisco non guardarle. A casa mi prendono in giro per questo. Mi giro per vedere dove \u00e8 Atilio.\u00a0 Lui si \u00e8 appena levato i suoi vecchi sandali (quelli che portano solo gli indios).\u00a0 Io invece fatico ad andare avanti con i miei stivaletti.\u00a0 La suola di cuoio duro e liscia fa si che io scivoli ogni tanto sulla terra bagnata. Sono nuovi.\u00a0 L\u2019unico modo di sopportare di portarli \u00e8 di riempirli con la carta di giornale bagnata e lasciarli stare cosi tutta la notte.\u00a0 Questo va ripetuto diverse volte finch\u00e9 non diventano pi\u00f9 molli, pi\u00f9 flessibili. \u00a0Atilio non aveva questi problemi.\u00a0 Ne quelli di dove mettere i calzini una volta levatoli.\u00a0 Nel frattempo, mi sono levato tutto anche io.<\/p>\n<p>-Ati, che fine hai fatto?\u00a0 Dai che ancora ci manca tanto.<\/p>\n<p>-Eccomi qui. Quanto manca? Sai che ci puniranno se lo vengono a sapere. Quante volte ci hanno detto di non superare la recinzione? Ed \u00e8 gi\u00e0 tanto che l&#8217; abbiamo superata.\u00a0 Giriamo e torniamo indietro prima che sia troppo tardi.<\/p>\n<p>-Devo vedere che c\u2019\u00e8, ti ho detto.<\/p>\n<p>-E che ci dovrebbe essere?\u00a0 Che pensi che ci sia?<\/p>\n<p>-E tu che ne sai, se non ci sei mai stato? E mentre gli rispondevo, sentii che la rabbia mi saliva sul corpo.\u00a0 Il ronzio delle mosche si mescolava al cicalio delle cicale che cantavano disperate, senza sosta.\u00a0 Sentivo che il fazzoletto intorno al collo era zuppo.\u00a0 Lo stesso valeva per i capelli.\u00a0 Il caldo mi fa venire un po\u2019 di nausea, offusca ogni mio pensiero. Ti svuota dentro.\u00a0 Pensavo soltanto a dove avrei dovuto mettere i piedi scalzi. E anche se non mi sto sentendo bene, cerco di camminare pi\u00f9 velocemente.\u00a0\u00a0 .<\/p>\n<p>-Guarda che non si distinguono pi\u00f9 i tetti delle case, se non ci vedono per l\u2019 ora di pranzo, sono io che becco le botte. Mi hanno detto prima di uscire dalla cucina che non dovevamo allontanarci.<\/p>\n<p>-Non manca molto.<\/p>\n<p>Il sentiero si fa pi\u00f9 largo.\u00a0 Si vede una tetto di paglia di una piccola capanna.\u00a0 Un cane incomincia ad abbaiare appena sente la nostra presenza e una bambina ci viene incontro.\u00a0 E\u2019 pi\u00f9 piccola di noi.\u00a0 Ha gli occhi leggermente a mandorla, i suoi piedi mi sembrano sproporzionatamente larghi e sporchi e il tutto stona col suo corpo minuto. Ha in braccio un bambino piccolo completamente nudo che una bella pancia gonfia e che non la smette di piangere.\u00a0 Il bimbo ha i capelli ricci e gli occhi del colore del miele chiaro. Stremata dal peso che porta, ogni tanto lo appoggia\u00a0 su un catino di zinco che si \u00e8 riscaldato sotto il sole e fa si che il sedere del bimbo sia molto rosso.\u00a0\u00a0 La bambina mastica un pezzetto di erba e ci guarda come se volesse venire insieme a noi, ma sa bene che non pu\u00f2.\u00a0 Atilio le passa accanto senza smettere di battere gli arbusti che ci stano intorno con un piccolo ramo che porta in mano.<\/p>\n<p>Un po\u2019 mi gira la testa.<\/p>\n<p>-Dai Ati, sbrigati.<\/p>\n<p>Il burrone che ho in mente si trova prima della terra dei &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.\u00a0 Giusto prima di esso, \u00a0c\u2019\u00e9 il pozzo della finca.\u00a0 Un vecchio pozzo abbandonato che prima serviva per raccogliere le acque piovane con cui prima si lavava l&#8217;indaco. Il cuore mi batte forte, le mani mi sudano.\u00a0 Il terreno inizia a cambiare, \u00e8 pi\u00f9 irregolare.\u00a0 Il sentiero su cui ci troviamo finisce in un campo abbandonato, dove si vedono dei vecchi tronchi d\u2019alberi che sono stati tagliati chiss\u00e0 quando.\u00a0 In mezzo ad essi, si vede qualche giovane albero di mango o di jocote.\u00a0 A sinistra invece, intravedo il parapetto di pietra vulcanica della cisterna gigante.\u00a0 Mi avvicino ad esso.\u00a0 Ma \u00e8 troppo alta per guardarci dentro.<\/p>\n<p>-Ati, cerca di far rotolare un grosso sasso fino a qui.<\/p>\n<p>-Ma Emilio, non c\u2019\u00e8 tempo.\u00a0 Guarda che ci staranno gi\u00e0 cercando.\u00a0 Sai la paura che avranno se non ci trovano?<\/p>\n<p>-Veloce! Prima fai, prima ce ne andiamo da qui. Devo solo vedere che c&#8217;\u00e8 dentro.<\/p>\n<p>-E che ci devi vedere l\u00e0 dentro? Sar\u00e0\u00a0 pieno di piante e rane. Cos&#8217; altro?<\/p>\n<p>Appena salgo sul muro ho la sensazione che io stia per entrare in un altro mondo.\u00a0 Dalla cisterna si solleva una aria umidiccia che mi raggiunge la faccia. E\u2019 una sensazione gradevole.\u00a0 Ci sono delle piante arrampicatrici che coprono il parapetto.\u00a0 Molto sotto, in profondit\u00e0 invece, distinguo l\u2019acqua scura.\u00a0 Sembra una grossa tovaglia nero azzurra con sopra delle foglie secche, piante acquatiche e chi sa cosa altro che non riesco a distinguere.<\/p>\n<p>-Sali anche tu, Ati<\/p>\n<p>-Ho paura, Emilio. Tu non vieni quasi mai punito.\u00a0 E guarda che la nuova ragazza che lavora in cucina perde la pazienza facilmente.<\/p>\n<p>Mi sento invaso dalla rabbia. Mi sale verso la gola attraversandomi la pancia.\u00a0 E\u2019 la stessa sensazione che sento quando mi sveglio e vedo che fuori piove e so che non mi faranno uscire. Quella frustrazione al fatto che non potr\u00f2 allontanarmi.<\/p>\n<p>Intanto caccio fuori la corda che ho preso dalla stalla.<\/p>\n<p>-Legalo ad uno di quei tronchi. Cercane uno.<\/p>\n<p>Sento ad Atilio muoversi intorno al parapetto.\u00a0 Io non levo lo sguardo dal acqua.\u00a0 Un lieve odore di piante, si alza dal basso.\u00a0 E tutto cosi tranquillo qui.<\/p>\n<p>Ati torna.<\/p>\n<p>-Non ci sono tronchi cos\u00ec vicini, ho trovato solo un sasso che spero regger\u00e0.<\/p>\n<p>-Sali allora, dico dandogli la mano.<\/p>\n<p>Ati \u00e8 pi\u00f9 leggero di me, pi\u00f9\u00a0 agile, pi\u00f9 abituato all&#8217; attivit\u00e0 fisica. Questo mi ha sempre causato un po\u2019 di invidia.\u00a0 Mi lego la corda intorno alla vita e gli dico di prendere l&#8217;altra estremit\u00e0.\u00a0 Inizio a scendere lentamente. Cerco di appoggiare i piedi nelle pietre all\u2019interno del pozzo mentre con le mani mi acchiappo alle arrampicatrici del parapetto.\u00a0 L\u2019interno \u00e8 patinato di un vellutino verde scuro che rilascia un odore di fresco.\u00a0 Mi faccio forza ed inizio a scendere. Voglio solo mettere una mano dentro l\u2019acqua.\u00a0 In quel momento, sono felice. Ma tutto cambia poco dopo quando mi\u00a0 accorgo che sono ad un punto in cui non c\u2019\u00e8 modo di continuare a scendere.\u00a0 Non trovo un punto di appoggio in nessuna direzione. Inizio a scivolare.\u00a0\u00a0 Dico ad Ati di darmi un po\u2019 pi\u00f9 di corda, di darmi una mano a scendere, ma lui e\u2019 pi\u00f9 piccolo di me, pi\u00f9 mingherlino. Faccio di tutto, ma niente.\u00a0 La rabbia mi invade.<\/p>\n<p>Inizio a scervellarmi per cercare una soluzione, sapendo bene che non ce ne sono.\u00a0 E\u2019 un impasse.\u00a0 Mi rifiuto di credere che non ci sia una risposta.<\/p>\n<p>-Non ce la faccio.\u00a0 Non posso farcela cosi.\u00a0 Risalgo, gli dico a Ati.<\/p>\n<p>Lentamente inizio a risalire, a malincuore mi lascio dietro quella oscurit\u00e0 umidiccia che mi conforta. Di sopra, mi raggiunge subito la luminosit\u00e0 accecante e il caldo insopportabile del sole. Quando finalmente raggiungo il parapetto, Ati mi prende per un braccio e mi d\u00e0 una mano a risalire.<\/p>\n<p>-Ati, provaci te, sei pi\u00f9 piccolo.\u00a0 Tu si che ce la faresti a raggiungere l\u2019acqua.<\/p>\n<p>Vi risparmio i dettagli nel cercare di convincerlo, alla fine sono io che comando.<\/p>\n<p>Lui si mette al posto mio, le lego la corda intorno al petto e vedo come inizia a calarsi dentro.\u00a0 Ma la corda ruvida\u00a0 mi sbuccia le dita.\u00a0 Mi fa male.\u00a0 Mancano soltanto pochi metri. Il cuore mi batte all\u2019impazzata.\u00a0 Non so come ma in un attimo, Ati finisce dentro. Ho sentito il tonfo. Mi chino per vedere.\u00a0 Le piante che ricoprono la superficie si sono mosse a malapena.\u00a0 Le vedo che tornano subito a galleggiare tranquillamente sopra la superficie come se non fosse successo niente.\u00a0 \u00a0\u00a0Non riesco a parlare ne a chiamarlo. Mi immagino che tra poco lo rivedr\u00f2 che risale in superficie tossendo ed invece i secondi si allargano.\u00a0 Mi sembra che si sia fermato il tempo.<\/p>\n<p>Sono passati tanti anni da allora. Adesso vivo in Europa e\u00a0 l\u2019America Latina con tutto i suoi ricordi, quelli della mia infanzia, mi sembra parte di un altro universo.<\/p>\n<p>Cammino ancora spesso in natura qui. Mi piace farlo in pieno inverno, quando il vento freddo mi costringe a guardare in basso.\u00a0 I sentieri hanno tutte le sfumature del marrone, tra le foglie cadute e la terra bagnata. C\u2019\u00e8 tanto spazio tra gli alberi di faggio e le querce.\u00a0 Sono rimasti senza foglie, allargando dei lunghissime rami che sembrano che aspettino pazientemente. In questa terra, tutto mantiene una distanza come se fosse arrivata una direttiva del tempo, prima dei tempi che e\u2019 ancora in vigenza.<\/p>\n<p>La sua mente registrava tutto mentre camminava tra gli alberi quasi come in sogno, quelli in cui si accetta di trovarsi in un posto completamente alieno a te, ma che allo stesso tempo ti appartiene. E tra il grigio del cielo e ed il marrone della terra risaltava quel corpo estraneo, che era il suo,\u00a0 che trasudava calore nel mezzo delle temperature sotto zero.\u00a0 Era ben consapevole che questa fosse una terra con altri dei, dove non c\u2019era posto per quelli che aveva conosciuto.\u00a0 Quetzalcoatl qui, non era nessuno.\u00a0 Lo stesso suono era troppo diverso per poter essere pronunciato da queste parti. Aveva, a suo malgrado, imparato che c\u2019era una gerarchia persino dei suoni.\u00a0 Una vasta piramide la cui struttura era consacrata.\u00a0 E pure cosi, era in questo continente che aveva imparato a raschiare gli angoli degli spazi che componevano la sua coscienza per vedere cosa ci fosse li, fin dove si poteva scrutare.\u00a0 La solitudine glielo aveva permesso.\u00a0 La solitudine dello spirito era una religione qui. Questo aveva imparato. E\u2019 anche se aveva la possibilit\u00e0 di andare via, eccolo qui, anni dopo, a girovagare in libert\u00e0 e in solitudine.<\/p>\n<p>Qualcuno ancora mi domanda ogni tanto, sentendo la mia pronuncia, del mio paese di provenienza.<\/p>\n<p>-E\u2019 bello? Fa caldo? Ti piace la salsa?<\/p>\n<p>Dico di si, anche se non \u00e8 cos\u00ec.\u00a0 Troppo complicato spiegare che gli schiavi africani non sono arrivati dalle mie parti, che quei suoni di rabbia e di voglia di libert\u00e0 non mi appartengono.<\/p>\n<p>Non mi chiedo mai cosa sarebbe diventato Atilio negli anni o se la guerra civile che poi ha devastato la mia terra l\u2019ho avrebbe risparmiato.\u00a0 Ma mi tengo stretto il ricordo di quel bambino nel centro del mio centro.\u00a0 Questo insieme al mio segreto, \u00a0e tutti e tre camminiamo insieme.<\/p>\n<p>E quando mia moglie mi trova che guardo fuori dalla finestra e mi chiede se sto bene, le rispondo<\/p>\n<p>-Si, si, sto bene.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_35118\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"35118\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cammino tra le piante di caff\u00e9 che ancora sono senza frutto, fermandomi solo a staccare le parti dei vestiti che si agganciano ai rami.\u00a0 Le grosse foglie di banano\u00a0 sopra la mia testa fanno si che la piantagione di caff\u00e9 mantenga una temperatura stabile.\u00a0 La terra rilascia l&#8217; 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