{"id":34939,"date":"2018-05-07T22:46:26","date_gmt":"2018-05-07T21:46:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34939"},"modified":"2018-05-07T22:46:26","modified_gmt":"2018-05-07T21:46:26","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-il-libro-della-mia-vita-di-nadia-felicetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34939","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Il libro della mia vita&#8221; di Nadia Felicetti"},"content":{"rendered":"<p>Era diventata masochista, in cerca di qualcuno che la facesse sentire sbagliata. Che la punisse, che la rimproverasse o la ignorasse. Soprattutto che la desse per scontata. E lo trovava. Cos\u00ec la sua maturata idea di non valere niente veniva puntualmente confermata. Quella era diventata la sua zona di comfort, l&#8217;unica in cui si sentiva davvero protagonista. Ma tutto cambi\u00f2 quando, per puro caso, si trov\u00f2 in mezzo all&#8217;evento pi\u00f9 sconvolgente della sua vita.<br \/>\nClarissa Fascetti, Clari, per chi la conosceva, abitava con gli anziani e burberi genitori in un piccolo borgo di provincia. Non particolarmente bella, n\u00e9 giovanissima, tanto meno appariscente, lavorava come receptionist da qualche tempo, pi\u00f9 o meno stabilmente, presso la biblioteca comunale di Cacena, una cittadina poco distante. Fare la receptionist in biblioteca \u00e8 un lavoro sicuramente anomalo. Questo pens\u00f2 al momento dell&#8217;assunzione. Ma tale fu la proposta. All&#8217;agenzia interinale, dove ebbe il colloquio di lavoro, le dissero che la figura professionale che loro stavano cercando doveva rispondere al telefono e occuparsi della corrispondenza, tutto qua. Per il resto c&#8217;erano le archiviste laureate. E lei, che non era andata all&#8217;universit\u00e0 e che non possedeva la memoria dell&#8217;elefante, accett\u00f2 subito con piacere. Sapeva di poter contare sul suo sorriso e la sua gentilezza, le uniche doti che fin da bambina le erano state riconosciute e che tutti ormai davano per scontato. E poi aveva bisogno di soldi per capire davvero cosa significasse essere indipendente.<br \/>\nClarissa aveva molte amiche che la chiamavano quasi ogni giorno. Malgrado l&#8217;apparente riservatezza la ragazza godeva in qualche modo di una certa popolarit\u00e0. C&#8217;era Vanessa, una biondina tutto pepe amante della bella vita, che la invitava per uscite mondane dove Clarissa fungeva pi\u00f9 che altro da tappezzeria. Poi Lucia, pi\u00f9 posata, che le telefonava quando era in crisi con il fidanzato a cui lei elargiva consigli appassionati dopo un&#8217;accurata analisi psicologica. C&#8217;era Carla, di qualche anno pi\u00f9 grande, che le raccontava di essere in contatto con gli spiriti, fatto a cui Clarissa credeva ciecamente. E Lorella, la classica donna in carriera che sembrava sempre in procinto di mollare tutto e partire per le Bahamas, che ammirava incondizionatamente. Amiche che la donna sentiva al telefono almeno una volta a settimana. S\u00ec, Clarissa negli anni si era creata uno zoccolo duro di conoscenze grazie alle quali riusciva ad alleviare il suo innato senso di inadeguatezza. E sentimentalmente? Ecco, dobbiamo ammettere, che anche in quel campo si era arrabattata. Nel corso della vita di corteggiatori ne aveva avuti pochi e per la maggior parte improbabili. Ma lei, cos\u00ec bramosa d&#8217;affetto, trascurava ogni evidente segnale negativo e, contro ogni pronostico, si infilava in storie sbagliate e chiaramente dannose. Possiamo dire che nel tempo si era cos\u00ec ben allenata a rivestire il ruolo di geisha che le risultava quasi naturale, spontaneo. E quando non faceva la geisha, era una piacevole dama di compagnia, una consigliera saggia, una persona rassicurante. Tanto che quelli che la conoscevano, sia uomini che donne, non le chiedevano mai se stesse bene, se fosse soddisfatta, se avesse qualche desiderio. La sua presenza era trasparente agli occhi altrui, eppure tutti la cercavano. E Clarissa taceva convinta che, se avesse manifestato le sue idee ambiziose e non sempre concilianti, il fantastico paese fatto di amici e amori che era riuscita con fatica a edificare sarebbe crollato sotto il terremoto delle sue esigenze. Perci\u00f2 aveva imparato a farsi scivolare la vita addosso senza troppi interrogativi.<br \/>\nIl lavoro di receptionist in biblioteca le piaceva, le dava la possibilit\u00e0, nei tempi morti, di sfogare la sua vera passione: la lettura. Leggeva di ogni argomento. Qualsiasi libro trovasse sulla sua scrivania, per caso appoggiato dalle archiviste, lo faceva suo. Da un po&#8217; sembrava in preda a una forma bulimica incontrollabile, una fame incessante di storie. Il poter ritrovarsi per ore sola e in silenzio immersa nella lettura, la ricaricava, le dava una sicurezza nuova. Uno spazio diventato ormai necessario. Tanto che arriv\u00f2 addirittura a pensare lei stessa di scrivere un libro e realizzare il sogno nascosto della sua vita. A casa aveva decine di quaderni di raccontini che nel corso degli anni aveva riempito. Tutti celati in una scatola di scarpe in fondo all&#8217;armadio di camera. Nessuno lo sapeva, nessuno conosceva il suo segreto. Era un sogno talmente grande che solo il pensiero la faceva vergognare a morte.<br \/>\nSi fece coraggio e decise, in un impeto d&#8217;orgoglio improvviso, di condividere la sopraggiunta idea. In fondo era adulta da un pezzo, non aveva pi\u00f9 senso tenersi dentro i progetti. Ne parl\u00f2 timida prima con colui che rappresentava per lei una sorta di fidanzato storico. Una persona che si era tranquillamente autoproclamata compagno part time, condizione alla quale lei si era con gli anni sottomessa. Poi con la migliore amica. Ma l&#8217;espressione di derisione che vide chiaramente negli occhi sia dell&#8217;amato che dell&#8217;amica fu sufficiente a sfracellare ogni sua nostalgica fantasia. Attraverso il loro sguardo cap\u00ec che non era in grado, che la sua era un&#8217;idea malsana, che non doveva montarsi la testa. L&#8217;uomo le disse che doveva pensare a stare bene e accontentarsi di ci\u00f2 che aveva, l&#8217;amica d&#8217;infanzia l&#8217;avvis\u00f2 che la scrittura era inutile, non serviva a dimostrare nulla. Raggelata nel cuore dalla loro reazione, si arrese senza replica. Ma inizi\u00f2 a stare male, a respirare con affanno, fino a quando non accadde l&#8217;impensabile.<br \/>\nCacena era una localit\u00e0 modesta e non troppo mondana. Di avvenimenti importanti ne avvenivano raramente, ma il 15 del mese seguente il comune aveva in programma un evento a caratura nazionale. La biblioteca dove lavorava fu deputata dall&#8217;Assessore alla Cultura luogo adatto per la presentazione dell&#8217;ultimo libro del famoso giallista italiano Manrico Bellofiglio. Clarissa fu informata della notizia soltanto una settimana prima e, anche se Bellofiglio era uno scrittore rinomato, dover rinunciare alle sue letture solitarie in biblioteca nei giorni a venire la rattrist\u00f2. Fu incaricata dell&#8217;allestimento della sala principale, della spedizione degli inviti e dell&#8217;organizzazione di un piccolo buffet. Mansioni che svolse senza entusiasmo, per il solo spirito di dovere. Il 15 maggio cadeva di venerd\u00ec. Menomale che poi c&#8217;era sabato e il suo ragazzo forse le avrebbe proposto, dopo tanto, un&#8217;uscita insieme. Ma, nonostante la poca voglia, riusc\u00ec a portare a termine in tempo i suoi compiti.<br \/>\nIl giorno della presentazione del libro tutto sembrava impeccabile. La biblioteca aveva un aspetto accogliente e niente era fuori posto. Le sedie nel salone principale erano state allineate in file di 20 fino a un massimo di 5 file. E in fondo c&#8217;era la postazione adibita alla receptionist. Il celebre scrittore arriv\u00f2 in anticipo rispetto all&#8217;orario stabilito. Clarissa ebbe anche occasione di presentarsi. Era affascinante Bellofiglio, non si poteva negare, e poi aveva una parlantina brillante e dei modi simpatici. Ma la donna dopo poche parole da lui si conged\u00f2. Sapeva che il suo posto era in fondo alla platea a sistemare la pila di libri e l\u00e0 si piazz\u00f2. Le persone, invitate e non, non tardarono a comparire. D&#8217;altronde Bellofiglio era un giallista molto conosciuto e l&#8217;evento era stato ben pubblicizzato. Alle 15.00 l&#8217;Assessore alla Cultura inizi\u00f2 a intervistare l&#8217;ospite. La sala era piena. Quasi due ore pi\u00f9 tardi e dopo una quindicina di domanda formulate il Comunale si rivolse agli astanti. &#8211; Chiunque voglia fare domande a questo punto \u00e8 autorizzato. Disse con tono secco. E allora accadde. Dalla terza fila un giovane con barba lunga e vestito con un completo nero si alz\u00f2 di scatto. Clarissa not\u00f2 subito che teneva una pistola nella mano destra. &#8211; Non \u00e8 giusto! \u00c8 tutto sbagliato! Sei uno scrittore di merda! Grid\u00f2. Bellofiglio sbianc\u00f2 in un secondo. Il barbone quindi gli punt\u00f2 contro l&#8217;arma mirando alla testa. Clarissa senza ragionare prese un libro adagiato sul banco a fianco e lo lanci\u00f2 con una forza bestiale. La copertina dura colp\u00ec la tempia del contestatore che si accasci\u00f2. Le persone intorno restarono immobili. In un attimo Bellofiglio si butt\u00f2 verso il suo aggressore e lo disarm\u00f2. Tutto avvenne in un tempo indefinito. Dopo di che l&#8217;Assessore usc\u00ec e chiam\u00f2 la polizia. La folla a quel punto era ormai gi\u00e0 tutta fuori dalla stanza. Erano le 17.15 e la biblioteca era vuota. C&#8217;erano sono soltanto Clarissa, Bellofiglio e il malintenzionato ormai inerme. Lo scrittore e la donna si guardarono con intensa complicit\u00e0.<br \/>\nIl giorno dopo, sabato, Clarissa a casa aspettava l&#8217;agognata telefonata. Magari il suo amore l&#8217;avrebbe portata in giro stavolta. Il display del cellulare finalmente si illumin\u00f2. Numero anonimo. &#8211; Salve Clarissa, sono Manrico Bellofiglio, ieri lei mi ha salvato la vita! Disse la voce che usc\u00ec dal telefono. Clarissa sent\u00ec una vampata al viso. Si ricord\u00f2 immediatamente gli occhi dello scrittore e di come l&#8217;avevano guardata. Mai nessuno l&#8217;aveva fatto in quel modo. In un attimo la donna vide come in un film tutta la sua esistenza davanti a s\u00e9. E sorrise. &#8211; Lei ha salvato la mia! Gli rispose. &#8211; Come posso sdebitarmi? Replic\u00f2 l&#8217;uomo. &#8211; Oggi sono libera, se vuole ci possiamo incontrare. Vorrei parlarle del libro che ho intenzione di scrivere, disse Clarissa ad alta voce. E il suo affanno scomparve in quel preciso istante.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_34939\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"34939\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era diventata masochista, in cerca di qualcuno che la facesse sentire sbagliata. 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