{"id":34936,"date":"2018-05-07T22:39:16","date_gmt":"2018-05-07T21:39:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34936"},"modified":"2018-05-07T22:39:16","modified_gmt":"2018-05-07T21:39:16","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-ritorno-a-casa-di-giada-tommei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34936","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Ritorno a casa&#8221; di Giada Tommei"},"content":{"rendered":"<p>La macchina faceva il solito strano rumore allo sterzo. Una specie di <em>crack<\/em> quando prendeva le curve troppo strette che le faceva pensare: \u201cCi siamo, adesso si rompe qualcosa e mi schianto in qualche muro\u201d. Scendendo dall\u2019auto, camminando a passo svelto verso il grande portone di casa, Fedora sent\u00ec dentro lo stesso insolito mix: da un lato la fretta di entrare nel rassicurante atrio del palazzo, dall\u2019altro l\u2019irrefrenabile voglia di camminare lenta gustandosi l\u2019aria fredda delle tre di notte respirando il silenzio ovattato di un marmoreo, spaventoso ed accogliente centro storico. Poteva scegliere una via di mezzo, ma non lo fece: non lo faceva mai, nella vita. I suoi gesti erano sempre netti, impulsivi e radicali: virate decise a destra o a sinistra che producevano nel suo cervello lo stesso identico <em>crack<\/em> dello sterzo della macchina. L\u2019umidit\u00e0 della notte aveva creato una leggera guazza sui sampietrini : per fortuna che non portava mai i tacchi, dato che i giudizi ricevuti da piccola per il suo metro e ottanta di altezza le erano bastati. Apr\u00ec la porta con un po\u2019 di fatica, guardandola con ammirazione ed intensa devozione: era cos\u00ec bella, con il suo legno antico e la maniglia di ferro battuto. Era come l\u2019ingresso ad un mondo sicuro: un universo caldo che la vita le aveva donato e che con tanta fatica si sforzava di mantenere. Si avvi\u00f2 verso il lavabo e riemp\u00ec un pentolino di acqua corrente: poi lo mise sui fornelli e accese il fuoco. Era un rito che aveva inconsapevolmente preso da sua madre: scaldava dell\u2019acqua e la usava per riempire l\u2019apposita borsa. Poi la metteva sotto il piumone e andava a prepararsi per la notte. Grazie a questo espediente, non solo le coperte erano gi\u00e0 calde ma poteva godere per tutta la notte di un dolce e rincuorante tepore. Molto spesso , in realt\u00e0, il rito si presentava anche quando non era poi cos\u00ec freddo: chiss\u00e0, forse era cos\u00ec che riusciva a sentire sua madre vicina. \u201cNon voglio nemmeno pensarla!\u201d, si ripeteva sbuffando. Eppure, la sua mancanza era cos\u00ec forte che di frequente si ritrovava a compiere gesti che erano un palese calco delle sue abitudini: il modo in cui passava il cencio sul pavimento, la modalit\u00e0 con cui teneva le gambe sul divano, il fastidioso suono dello starnuto. A volte, quando guidava, le sue mani le sembravano davvero quelle di sua madre: mani vive e vegete si, perch\u00e9 sua madre non era morta e nemmeno ne voleva sapere di morire per finta, dentro Fedora, nonostante gli screzi. \u201cNon abbiamo pi\u00f9 niente da condividere, io e te\u201d. Mentre squarci di frasi le scoppiettavano tra una vena e l\u2019altra strozzandole di tanto in tanto lo stomaco, si tolse velocemente il trucco passando dell\u2019acqua sul viso con una casuale quantit\u00e0 di sapone: il risultato di tanta svogliatezza era una pastosa linea sull\u2019occhio destro che, non sparendo mai completamente, finiva puntualmente per macchiare il cuscino. Le orecchie ancora le fischiavano dalla musica di quella sera: troppo alta, troppo techno, troppo tutto. Fedora non amava la bolgia, cos\u00ec come non amava uscire spesso: non era mai stata la regina della festa, ne a 16 ne a 30 anni. Di locali ne amava davvero pochi ed erano per di pi\u00f9 luoghi molto tranquilli dove il <em>sound<\/em> circostante permetteva una qualche conversazione: tutti gli altri, erano vere e proprie fonti di ansia. Luoghi dove l\u2019unica cosa da fare, per evitare di riconoscersi passando davanti gli specchi, \u00e8 bere un poco. Quella sera, in uno degli sporadici tentativi di sentirsi \u201cnormale\u201d, era andata in discoteca. La sua amica si dimenava sotto cassa, muovendo le anche ora verso questo ora verso questa: Fedora aveva deciso di entrare nella mischia e provare a scatenarsi. Eppure, dopo poco tempo qualcosa l\u2019aveva puntualmente frenata; come una giraffa invitata al ballo degli Elfi, si ferm\u00f2 improvvisamente in mezzo alla pista. Intorno a lei, gente scalciava e si dimenava: ridevano, ballavano, cantavano e si stringevano. Sembravano tutti cos\u00ec smaccatamente felici: era decisamente troppo per lei. \u201cVado in fila per la toilette!\u201d, esclam\u00f2. L\u2019amica le mostr\u00f2 il pollice ed ecco che la festa, da quel momento in poi, fu costituita dal semplice <em>count down<\/em> delle mezzore che la separavano dalla fila verso l\u2019uscita. In bagno, sospesa sopra il water reggendo con una mano la borsa con l\u2019altra se stessa al muro, Fedora si sofferm\u00f2 a leggere le scritte sulle pareti scrostate: \u201cMauro, torna da me\u201d, \u201cChiamami per notti indimenticabili\u201d , \u201cScusa sono uno stronzo\u201d. Quale disperazione aveva spinto un qualche sconosciuto a scrivere quelle parole cos\u00ec apparentemente insignificanti, sul muro di uno squallido locale di citt\u00e0 con le mani ancora umide di urina? Forse anche quel qualcuno, muto come lei dentro quel cesso, si sentiva sbagliato: quella parete , alla fine, andava solo ringraziata. Anche Fedora , nella sua casa, scriveva casualmente frasi su di una lavagnetta appesa in cucina: l\u2019ultima che aveva scritto era \u201cViviti\u201d. Era il solito senso di incomprensibile dualit\u00e0: da un lato la voglia di sigillare parole dentro una busta ed inviarle ad un certo indirizzo, dall\u2019altro la voglia di ricevere quelle stesse parole in quella stessa busta da quello stesso indirizzo. La soluzione, come sempre, sarebbe stata la famosa via di mezzo: tipo scambiarsi le buste insieme e nello stesso tempo, come quando in una battaglia si abbassano le armi contemporaneamente.\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Prima di coricarsi, una calda doccia fu d\u2019obbligo per lavar via i fiati degli altri e gli eventuali schizzi di saliva volati nell\u2019aria. Poi crema profumata e pigiama di pile: Fedora non era credente, ma certo se ci fosse stato un santo protettore dei pigiami lo avrebbe pregato e avrebbe dato regolari offerte. I capelli le puzzavano ancora di fumo. La sala fumatori della discoteca era ancora pi\u00f9 gremita del locale stesso. Quando vi era all\u2019interno, Fedora restava semplicemente a guardare: era anche lei una fumatrice, ma il senso della sigaretta era per lei libert\u00e0 dunque preferiva aspettare il momento dell\u2019uscita. In quel momento, la Marlboro era come un premio per le fatiche appena impiegate: il primo anelito di fumo che entrava nella sua gola era l\u2019inizio della strada di ritorno, verso la vera se stessa. Guardandosi allo specchio, non si piacque: si sentiva profondamente sbagliata, diversa. Ai margini della pista, dentro il locale, si era sentita un\u2019aliena: perch\u00e9 non riusciva anche lei a lasciarsi andare? Eppure, non era affatto vero che non sapeva divertirsi. La risposta, infatti, era semplice: accettarsi per ci\u00f2 che era. Fedora, d\u2019altronde, era cos\u00ec: magari alle feste era rigida come un frustino di pelle e poi magari accompagnando un amico a far spesa, trangugiava due Spritz di fila alle 5 del pomeriggio finendo per ridere come una matta fino a sera nel parcheggio del centro commerciale. Era per questo che, i pochi che imparavano ad amarla, poi l\u2019amavano per sempre.\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Una volta a letto, inizi\u00f2 lentamente a rilassarsi ascoltando la sua buona musica e rimproverandosi allo stesso tempo di essere la solita guastafeste. \u201cPerch\u00e9 non creare un locale apposito per quelli che si sorridono in pista mentre gli altri si sballano?\u201d, pens\u00f2 scarabocchiando frasi nel suo quaderno. \u201cSi, quelli che si sentono in profondo disagio e allora fiutano i propri simili lanciandosi occhiate di solidariet\u00e0 semza per\u00f2 avere il coraggio di ammettere che di quell\u2019entusiasmo l\u00ec, non ne hanno proprio voglia\u201d. Alzando le coperte, improvvisamente, si accorse che mancava qualcosa: la borsa dell\u2019acqua calda! L\u2019acqua era ormai quasi totalmente evaporata col risultato che non era pi\u00f9 sufficiente a riempire la borsa. Ecco cosa accade quando perdi tempo dietro a folli domande sul perch\u00e9 non riesci ad essere diversa da come sei: dimentichi ci\u00f2 che davvero ti rende felice fino a che per essere felice, diventa ormai troppo tardi. Notevolmente intristita, Fedora spense la luce. Sparso sotto le coperte, un calzino solitario che sua sorella, la notte prima, aveva perso mentre dormivano insieme: un senso di tenerezza le trapass\u00f2 le braccia e le diede benessere. Poi, improvvisamente, il telefono produsse un beep: \u201cSono felice che tu sia a casa. A domani\u201d. Fedora pens\u00f2 a quante persone avrebbero voluto che quel domani non esistesse: poi pens\u00f2 a quanto era bello avere sempre qualcuno che si preoccupasse di ritrovarti viva all\u2019alba e sent\u00ec il suo cuore scaldarsi. Ecco cosa accade quando dimentichi ci\u00f2 che per te \u00e8 importante , ma sei cos\u00ec fortunata da avere qualcuno pronto a ricordartelo. E Buonanotte anche a te, mamma.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_34936\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"34936\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La macchina faceva il solito strano rumore allo sterzo. Una specie di crack quando prendeva le curve troppo strette che le faceva pensare: \u201cCi siamo, adesso si rompe qualcosa e mi schianto in qualche muro\u201d. Scendendo dall\u2019auto, camminando a passo svelto verso il grande portone di casa, Fedora sent\u00ec dentro lo stesso insolito mix: da [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_34936\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"34936\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":13267,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[483],"tags":[],"class_list":["post-34936","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2018"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34936"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/13267"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=34936"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34936\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34983,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34936\/revisions\/34983"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=34936"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=34936"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=34936"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}