{"id":34878,"date":"2018-05-04T16:44:19","date_gmt":"2018-05-04T15:44:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34878"},"modified":"2018-05-04T16:44:19","modified_gmt":"2018-05-04T15:44:19","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-camogli-di-giorgio-leone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34878","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Camogli&#8221; di Giorgio Leone"},"content":{"rendered":"<p>Sulla tela dei pittori e nelle foto dei cellulari le immagini sono tutte eguali, ma nulla mai cambia neppure per chi ci vive dentro. Il porticciolo \u00e8 sempre lo stesso, caldo e assolato o grondante di pioggia e spazzato dai venti, accarezzato dai riflessi dell\u2019acqua immota e oleosa dei mezzogiorni d\u2019agosto o minacciato dalle onde invernali che sventagliano spuma ribollente sul molo.<\/p>\n<p>Colline verdi incombono alle spalle, ansiose di mantenere le loro promesse, ma il destino e la pagnotta sono sempre stati e sempre saranno sul mare. Rimangono sogni da gita familiare i funghi, le castagne e le noci, i campi da bocce sotto i pergolati, le osterie tra gli olivi, i terrazzamenti coltivati con sapienza, il profumo leggero delle erbe aromatiche e quello acre delle fascine che ardono.<\/p>\n<p>Ruscin era stravaccato sulla sedia con i piedi allungati su una bitta. Il volto butterato mostrava, a fianco degli occhi e sulla fronte, profonde rughe dovute al sole. Sui sessanta, aveva ancora folti capelli bianchi che facevano risaltare l\u2019abbronzatura. Visto davanti e di spalle sembrava solo un po\u2019 sovrappeso, ma la prospettiva laterale rivelava il ventre gonfio che debordava al di sopra della cintura.<\/p>\n<p>Le barche gli dondolavano davanti pigre, muovendosi sotto la spinta continua delle onde, sciabordando e scricchiolando tra cigolii di bozzelli e catene. Nell\u2019aria, un miscuglio assurdo di odori. Cime marce di sale, reti da pesca stese ad asciugare, alghe strappate agli scogli che seccavano al sole, pip\u00ec di gatto, diesel, focaccia con le cipolle, e verso mezzogiorno arrivarono dai ristoranti zaffate di frittelle di gianchetti e acciughe impanate. Non restava che capitolare e si drizz\u00f2 sulla sedia, provvedendo a calmare fame e sete.<\/p>\n<p>Fece un cenno a Pinin, perch\u00e9 lo sostituisse, e and\u00f2 a prendersi un caff\u00e8 da Batti. Dentro il bar fu aggredito dall\u2019olezzo di olio solare del quale i turisti si ungevano senza risparmio, quasi in attesa di finire fritti, insieme al pesce azzurro, nella padella gigante di Largo Simonetti. Trovavano sempre il modo di rompere il belino sia quand\u2019erano in pochi, e le palanche mancavano all\u2019appello, sia quando, come quel giorno, a migliaia si impossessavano del paese con l\u2019arroganza dei conquistatori.<\/p>\n<p>Batti, impegnato a fronteggiarne alcuni mentre spremeva un\u2019arancia sino all\u2019ultima goccia, gli lanci\u00f2 uno sguardo rassegnato. Tutti e due avevano navigato, un paio di volte anche insieme, ma Ruscin era di macchina e Batti di coperta, quindi superiore nella gerarchia marinara non scritta. A suo tempo non aveva mancato di farlo pesare, ma adesso era lui che serviva il caff\u00e8 all\u2019altro, che ne ritraeva un sottile piacere quotidiano che sapeva di rivincita.<\/p>\n<p>Dopo essere andato al cesso, usc\u00ec dalla penombra del bar restando stordito nella luce abbacinante che faceva risaltare, contro il cielo e le nubi, la sorprendente tavolozza delle case sul porto. D\u2019abitudine, il suo sguardo corse alla facciata rosso carminio, che usava insieme ad altri due punti per trovare, quand\u2019era al largo, la secca dove calare i palamiti.<\/p>\n<p>Vivevano immersi nei colori, ma per una maledizione secolare le anime degli abitanti di quella striscia di terra, stretta fra monti e mare, venivano al mondo in bianco e nero come i monumenti funebri al cimitero della Cala dei Genovesi, senza speranze e senza futuro. Quanto al passato, solo occasioni perse, rimpianti e sfortuna. Una misteriosa e micidiale combinazione di negativit\u00e0, depressione, invidia e rassegnazione che i turisti non potevano comprendere, e la loro allegria chiassosa costituiva quasi un affronto.<\/p>\n<p>Uno dei suoi compiti era quello di andare a prendere gli occupanti delle barche per portarli a terra con la sua a remi, mentre ore prima aveva fatto il contrario accompagnandoli a bordo. Solo poche di esse, infatti, potevano attraccare alla banchina, il posto pi\u00f9 ambito perch\u00e9 permetteva di uscire in autonomia a qualunque ora, mentre le altre dovevano ormeggiarsi ai gavitelli sparsi in porto. Quel giorno faceva molto caldo e si respirava l\u2019alito osceno della <em>macaia<\/em>, il soffio umido, afoso e soffocante della bonaccia pesante. Per pi\u00f9 di un\u2019ora non fece altro che andare avanti e indietro sudando, sbuffando e mugugnando, ricompensato solo in parte dai soldi che si metteva in tasca.<\/p>\n<p>Se ogni barca incarnava le possibilit\u00e0 economiche, i gusti, le aspirazioni o la vanagloria del loro proprietario, le mance dipendevano invece dalla sua provenienza territoriale. Quindi poco da sperare da parte dei liguri, genovesi in testa, mentre piemontesi e lombardi erano pi\u00f9 prodighi. Giustamente, perch\u00e9 erano quasi tutti antipatici, sbruffoni, supponenti e, tranne qualche eccezione, negati per la navigazione e le manovre in porto.<\/p>\n<p>A proposito di eccezioni, ecco arrivare l\u2019avvocato. Quando l\u2019aveva conosciuto, ne aveva avuto un\u2019ottima impressione ed era rimasto incredulo apprendendo che fosse milanese. Eppure sembrava una cos\u00ec una brava persona, aveva detto a Batti. E infatti lo era. Amabile e educato, innamorato del mare e sempre alla mano, non certo uno <em>sborone<\/em>, un <em>bauscia<\/em>. Lo stesso si poteva dire di moglie e figlia, e nel tempo era nato un bel rapporto basato sulla stima e simpatia reciproche. Qualcosa che assomigliava molto a un\u2019amicizia, pur fra persone cos\u00ec diverse.<\/p>\n<p>La barca rispecchiava il suo carattere. Non un volgare e inutile motoscafo veloce, ma una paraggina costruita negli anni settanta in legno fasciame dai Cantieri di Chiavari, perfettamente tenuta. Un capolavoro di eleganza ed equilibrio, che Ruscin venerava e trattava come fosse sua.<\/p>\n<p>Da un momento all\u2019altro il tempo inizi\u00f2 a peggiorare, le nuvole si addensarono all\u2019orizzonte e le poche barche ancora in mare rientrarono di corsa, molte gi\u00e0 con i parabordi calati. Adesso quelle in porto caracollavano stizzite, sollecitate dal vento di scirocco che rinforzava. Le copr\u00ec coi teli, cercando di fare in fretta prima che il mostro si scatenasse.<\/p>\n<p>Tornato a terra, alz\u00f2 gli occhi e, oltre il molo, vide una tromba marina. Sembrava andare verso Genova, ma si stava anche avvicinando a terra. All\u2019improvviso il porto fu schiaffeggiato da vento e acqua e le barche iniziarono a muoversi in modo isterico, come galline in un pollaio quando riesce a entrare la faina.<\/p>\n<p>Rimasto ormai solo in porto si rivest\u00ec, pronto per correre in casa al coperto. Ma ud\u00ec uno strano rumore e vide che il battello del Golfo Paradiso, il servizio per San Fruttuoso, in qualche modo si era liberato e ora la sua prua si muoveva, in un raggio ancora limitato, come fosse un martello. Cap\u00ec subito che quella che rischiava di pi\u00f9 era proprio la <em>sua <\/em>paraggina e, senza pensarci su, salt\u00f2 di nuovo dentro la barca a remi. Era quasi arrivato sotto bordo, tenendo gli occhi aperti con difficolt\u00e0 e governando a stento, quando fu preso dall\u2019impulso violento di tornare a riva. Pensando per\u00f2 al fasciame violato e distrutto, si fece forza e scivol\u00f2 dentro il pozzetto in tempo per vedere qualcosa di terribile. La tromba marina aveva cambiato direzione e, dopo aver doppiato il molo, stava entrando in porto.<\/p>\n<p>Una raffica lo strapp\u00f2 via, sbatt\u00e9 la testa contro il bordo e cadde in acqua risucchiato verso il fondo. Rimase intontito come in un sogno mentre intorno a lui un mondo confuso ribolliva e si muoveva. Contro le orecchie premevano suoni ovattati sconosciuti, e idee sconnesse gli giravano nella testa. Privo di forze e di volont\u00e0, si trov\u00f2 assurdamente a pensare che, pur essendo vissuto sempre a contatto del mare e di uomini di mare, non sapeva come si annega. Dibattendosi disperato come un pesce o affondando lentamente, con poche bollicine che uscivano dalla bocca, come nel finale di <em>Titanic<\/em>?<\/p>\n<p>Invece si ritrov\u00f2 fuori nella violenza dell\u2019acqua, con i polmoni che gli facevano male. Il vortice era ormai a poche centinaia di metri e le barche si stavano distruggendo fra loro, come magari avevano sempre desiderato fare. Era girato verso terra e, quando si volt\u00f2 e guard\u00f2 il molo, vide che un\u2019ondata gigantesca stava per abbattersi su di lui. L\u2019avrebbe scagliato contro la fiancata di una barca o il suo corpo si sarebbe fracassato contro la banchina.<\/p>\n<p>Dicevano che in quell\u2019attimo tutta la vita ti passa davanti, ma non era vero. Mentre chiudeva gli occhi aspettando la valanga liquida, pens\u00f2 solo che sarebbe morto in acqua senza neppure sapere come si annega.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_34878\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"34878\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulla tela dei pittori e nelle foto dei cellulari le immagini sono tutte eguali, ma nulla mai cambia neppure per chi ci vive dentro. 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