{"id":34739,"date":"2018-05-01T17:54:43","date_gmt":"2018-05-01T16:54:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34739"},"modified":"2018-05-01T17:54:43","modified_gmt":"2018-05-01T16:54:43","slug":"premio-racconti-per-corti-2018-ai-due-lati-del-muro-di-federica-baggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34739","title":{"rendered":"Premio Racconti per Corti 2018 &#8220;Ai due lati del muro&#8221; di Federica Baggio"},"content":{"rendered":"<p>Quel giorno inizi\u00f2 come ogni altro giorno da quando si erano trasferiti in quella citt\u00e0. Il cielo grigio d&#8217;inverno, la fatica immensa per alzare la testa dal cuscino. <em>Ma poi a che scopo?<\/em> Il fastidioso ritornello che scandisce il principio di ogni giornata, come strofe di una canzone triste. Giulia agita una mano a mezz&#8217;aria per cacciarlo via. <em>Ora lasciami, ci rivediamo domani.<\/em><\/p>\n<p>&#8220;A stasera amore,&#8221; Marco saluta prima di uscire. Poi la sua testa rasata rispunta oltre il profilo della porta: &#8220;Ho messo su il caff\u00e8.&#8221; Le sorride prima di sparire. Giulia resta sola nella penombra della piccola stanza da letto ancora ingombra dei cartoni del trasloco. Sola, avvinghiata in una ragnatela di lenzuola e pensieri, nel letto che da mesi pare essere l&#8217;unico posto caldo al mondo. Da mesi, il suo rifugio e la sua prigione. Il gorgogliare insistente del caff\u00e8 la costringe a srotolarsi dalle coperte e abbandonare la nave. Sul tavolo della cucina c&#8217;\u00e8 un CD. Marco l&#8217;ha portato a casa la sera prima. \u00c9 sicuramente un album di musica rap, che lui adora e che a Giulia non piace per niente. Per\u00f2 le piace guardare lui che la balla e la canta aggirandosi per casa, concedendosi di stonare e scomporre la propria figura altrimenti cos\u00ec ordinata. Giulia libera il disco dalla plastica e si trascina in salotto sbadigliando. Lo infila nel lettore. Riconosce il primo pezzo, l&#8217;ha sentito alla radio. \u00c9 un giovane rapper italiano, che canta dei propri problemi con il padre.<\/p>\n<p>Dopo aver pulito casa, strofinando via uno sporco inesistente, Giulia si siede sul davanzale della finestra. Di fianco a lei, un&#8217;orchidea bianca \u00e8 l&#8217;unico adorno nel salotto ancora spoglio. Giulia guarda la strada fuori, il cielo grigio d&#8217;inverno. Apre un diario dalla copertina spessa. Ci scrive dentro: <em>Giorno 83. <\/em>Quando sfumano le note dell&#8217;ultima canzone, l&#8217;appartamento torna a sprofondare nel silenzio, lo stesso che avvolge l&#8217;edificio e la periferia. <em>Con chi condivido questo angolo di cemento?<\/em> Giulia appoggia un orecchio alla parete fredda del salotto. <em>Chi c&#8217;\u00e8 al di l\u00e0 del muro?<\/em> Non un rumore. Come sempre. Eppure c&#8217;\u00e8 qualcuno dentro quell&#8217;appartamento. Qualcuno che come lei rimane a casa, quando tutti escono. Ogni mattina la finestra vicina viene socchiusa per un&#8217;ora o due, per far entrare un po&#8217; d&#8217;aria. Anche ora. Giulia la vede riflessa sui vetri del palazzo di fronte.<\/p>\n<p><em>Forse ci abitano dei muti.<\/em> Con un piccolo tonfo, un fiore d&#8217;orchidea cade sul pavimento. In quel silenzio, il rumore \u00e8 cos\u00ec forte da farla sussultare. Giulia preme il tasto play sul telecomando. Il CD ricomincia dalla prima canzone. Improvvisamente, una voce di donna si unisce a quella che esce dalle casse. Giulia la sente chiaramente: alterna parole a strani mugolii, cercando di seguire il ritmo della canzone. Giulia abbassa il volume e bussa due volte contro la parete. Silenzio. Ma appena alza il volume, la voce di donna riprende a cantare dall&#8217;appartamento adiacente.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8211;<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il giorno dopo, Giulia esce sul pianerottolo, in mano una custodia di plastica con dentro un CD masterizzato. Non ci sono etichette sulla porta dei vicini. Giulia pigia il dito sul campanello, ma quello non emette alcun suono. S&#8217;inginocchia sullo zerbino ispido e infila il disco sotto la porta. Lo spiraglio \u00e8 grande abbastanza da farlo scivolare dentro senza difficolt\u00e0. Lo sente sbattere contro qualcosa dall&#8217;altro lato, forse la gamba di un mobile. Per un momento resta in ginocchio, col fiato sospeso e le rotule dolenti. Poi percepisce un respiro leggero aldil\u00e0 del legno verniciato di verde. Un&#8217;ombra immobile a un paio centimetri da lei, eppure cos\u00ec lontana.<\/p>\n<p>&#8220;Buongiorno&#8230;&#8221; mormora Giulia senza troppa convinzione. Silenzio. L&#8217;ombra si scosta dall&#8217;uscio.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8211;<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La sera, rientrando, Marco le porge una busta di carta marrone. &#8220;Era davanti alla porta&#8221;. Giulia l&#8217;afferra e ne tira fuori un CD dalla copertina colorata. <em>Shadia Mansour<\/em>. Sul fondo della busta trova un biglietto: &#8220;<em>Play for me? Please. I have no play.<\/em>&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Cos&#8217;\u00e8?&#8221; domanda Marco distratto. Nell&#8217;ultimo periodo si \u00e8 abituato alle consegne a domicilio.<\/p>\n<p>&#8220;Oh, niente, amore. Una roba che ho ordinato online.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8211;<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Rimasta sola, come ogni mattina, Giulia infila il CD colorato nel lettore in salotto. Una voce femminile parte a cantare in arabo su una base rap. Giulia alza il volume. Dall&#8217;altra parte del muro, la vicina comincia a intonare. Questa volta sembra conoscere alla perfezione tutte le parole. Giulia si siede sul davanzale, e lascia i pensieri correre insieme al disco.<\/p>\n<p>Per giorni, la vicina le passa album di musica rap in arabo. Ogni mattina, Giulia trova la busta di carta marrone davanti alla porta con dentro un nuovo disco. Dopo averlo ascoltato e riascoltato, lo restituisce alla vicina, riponendo la busta davanti alla porta verde. <em>Da una porta all&#8217;altra, da uno zerbino spelacchiato all&#8217;altro, la busta fa da Caronte tra le nostre due solitudini<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8211;<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8220;Da quanto tempo non esci, Giulia?&#8221; Marco la guarda serio. Non ha ancora toccato cibo quella sera.<\/p>\n<p>&#8220;Lo sai da quanto, perch\u00e9 me lo chiedi.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Amore,&#8221; Marco sospira. &#8220;Non ti voglio mettere pressione. Per\u00f2 credo dobbiamo fare qualcosa. Non puoi andare avanti cos\u00ec.&#8221; Giulia fissa il piatto. Le carote bollite le ricordano i pasti dell&#8217;ospedale. Con una mano si sfiora il ventre ancora gonfio. Tre mesi prima aveva mangiato proprio carote bollite, il giorno in cui aveva perso tutto. Giulia si alza e lascia la cucina.<\/p>\n<p>&#8220;Non sono pronta.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8211;<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La mattina seguente, Giulia tira fuori dalla busta di carta un nuovo CD. Questa volta non sembra rap. Al centro della copertina c&#8217;\u00e8 la foto di una bella signora dai capelli color dell&#8217;ebano raccolti in un elegante chignon. <em>Umm Kulthum<\/em>. Giulia ne cerca il nome su Google. &#8220;<em>Umm Kulthum <\/em><em>\u00e8 stata una cantante e una musicista egiziana, tra le pi\u00f9 celebri e amate in tutto il mondo arabo&#8230;&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Una melodia di liuti riempie l&#8217;appartamento. Giulia si perde nella voce piena e graffiante della cantante. Chiude gli occhi e per un momento immagina di essere al Cairo, anche lei tra la folla a uno dei plateali concerti di Umm Kulthum. D&#8217;improvviso Giulia nota che manca una voce al coro. Appoggia l&#8217;orecchio alla parete e resta in ascolto, cercando il canto della vicina attraverso il calcestruzzo. Nulla. Cambia la canzone con il telecomando e attende che la vicina reagisca, ma non un suono emerge dall&#8217;appartamento accanto. Giulia esce sul pianerottolo e bussa alla porta verde.<\/p>\n<p>&#8220;Signora, tutto bene?&#8221; Bussa una seconda volta. Nessuna risposta.<\/p>\n<p>Torna in salotto, apre la finestra e si arrampica sul davanzale. Tenendosi stretta al profilo della finestra si sporge fino a poter guardare attraverso quella della vicina. Le tende sono chiuse. Solo uno spiraglio di un paio di centimetri le permette d&#8217;intravedere la donna. \u00c9 sdraiata per terra, i lunghi capelli neri sciolti e sparsi sul pavimento. Il ventre rotondo come se fosse&#8230;<\/p>\n<p>&#8220;Ehi! Ehi!&#8221; Giulia grida. ln bilico sul davanzale a cinque piani da terra, vorrebbe bussare sul vetro della vicina, ma a ogni tentativo di raggiungerlo rischia di mollare la presa. Giulia rientra in casa e afferra il telefono.<\/p>\n<p>&#8220;Mi serve un&#8217;ambulanza, subito. La mia vicina \u00e8 svenuta. \u00c9 incinta. L&#8217;indirizzo&#8230; S\u00ec, s\u00ec un attimo.&#8221; Giulia cerca freneticamente tra le carte impilate disordinatamente su un mobiletto all&#8217;ingresso. Trova la busta di una bolletta.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8211;<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ferma sulla porta, Giulia non ha il coraggio di entrare in casa della donna. I paramedici hanno fatto irruzione.<\/p>\n<p>&#8220;Non c&#8217;\u00e8 elettricit\u00e0.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Che disastro&#8230;&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Signora, sarebbe meglio che qualcuno accompagnasse questa donna in ospedale.&#8221; Un giovane paramedico \u00e8 in piedi di fronte a lei, mentre il resto della squadra si affretta a trasportare la barella su cui \u00e8 sdraiata la vicina gi\u00f9 per le scale. &#8220;Non abbiamo trovato un telefono o un documento. Non sappiamo chi contattare.&#8221;<\/p>\n<p>Immobile sull&#8217;uscio, Giulia lo guarda, ma \u00e8 come se gli vedesse attraverso. Non riesce nemmeno a sbattere le palpebre. Gli occhi le fanno male. &#8220;Signora?&#8221; la chiama l&#8217;uomo alzando leggermente la voce. Giulia sussulta, si gira a prendere la borsa e un mazzo di chiavi e segue l&#8217;uomo gi\u00f9 per le scale, sbattendosi la porta dietro.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8211;<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8220;Marco?&#8221; Giulia sussurra al telefono. &#8220;Ho bisogno che tu venga all&#8217;ospedale. No, non preoccuparti. Non \u00e8 per me. Io sto bene.&#8221; Giulia allunga la mano verso l&#8217;incubatrice in cui giace un minuscolo esserino violaceo e rugoso. Le ultime parole di sua madre sono state per lei: <em>&#8220;Shukran. Thank you<\/em>.&#8221;<\/p>\n<p>L&#8217;assistente sociale sarebbe arrivata a momenti per discutere del futuro del bambino. Giulia appoggia il cellulare al vetro dell&#8217;incubatrice.<\/p>\n<p>&#8220;Ascolta piccolino.&#8221; La voce di Umm Kulthum risuona nel reparto. &#8220;Non avere paura.&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_34739\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"34739\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quel giorno inizi\u00f2 come ogni altro giorno da quando si erano trasferiti in quella citt\u00e0. 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