{"id":34700,"date":"2018-04-23T16:31:54","date_gmt":"2018-04-23T15:31:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34700"},"modified":"2018-05-10T16:57:38","modified_gmt":"2018-05-10T15:57:38","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-un-biglietto-per-due-di-vincenzo-ierro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34700","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Un biglietto per due&#8221; di Vincenzo Lerro"},"content":{"rendered":"<p>Camminavano spediti, mano nella mano, con passo diseguale.<br \/>\nIl Piccolo uomo faceva un po&#8217; fatica, sembrava arrancare per tener dietro a quelle\u00a0scarpe nere che tante volte aveva calzato solo per gioco, e di nascosto.<br \/>\nIl Grande uomo sembrava non curarsi di quell&#8217;esile ritardo, di quella lieve\u00a0dissonanza: era abituato a condurre per mano, con presa salda e sicura, il Piccolo\u00a0uomo. Una presa come una promessa, quella di arrivare a destinazione senza incidenti, senza errori. Sani e salvi. E soprattutto in fretta.<br \/>\nLa destinazione, quella volta, era una novit\u00e0, una vera primizia.<br \/>\nQualche giorno prima, durante la sosta davanti all&#8217;occhio rosso di un semaforo, in una\u00a0via laterale rispetto alla grossa arteria principale che vomitava fiotti di lamiere\u00a0finemente cesellate, un ometto piccolo piccolo, magrolino e con un collo sottile<br \/>\nsormontato da una testa sproporzionata al resto del corpo, ma con un sorriso\u00a0simpatico e radioso, aveva donato ai due, il Grande uomo (che guidava) e il Piccolo\u00a0(che stava comodamente seduto sul sedile di destra) un biglietto omaggio per\u00a0assistere allo spettacolo del circo appena giunto in citt\u00e0.<br \/>\nUn foglietto giallo e rosso, di carta patinata, pubblicizzava le fatidiche virt\u00f9 di\u00a0quell&#8217;evento. Al centro del biglietto, a caratteri decisamente cubitali, campeggiava\u00a0una scritta che avvisava l&#8217;ignaro lettore sgombrando il campo da qualsiasi dubbio o<br \/>\nfraintendimento. Quello non era un circo qualunque, era L&#8217;UNICO CIRCO\u00a0SPAZIALE. Una scritta obliqua tranquillizzava, opportunamente, l&#8217;occhio e la tasca:\u00a0OMAGGIO, c&#8217;era scritto.<br \/>\nL&#8217;ultima riga in basso, stampata con grafia assai minuta recitava ammiccante: Valido per Un Adulto e Un Bambino. Ma era scritto proprio piccolo, tanto che il Grande\u00a0uomo dovette avvicinare il biglietto ai suoi occhi tanto azzurri quanto pigri.<br \/>\nNel frattempo una luce verde, occhieggiando meccanicamente dal semaforo, scaten\u00f2\u00a0una babele di clacson spazientiti. La vettura, dopo meno di un istante, cominci\u00f2 a<br \/>\nmuoversi tossendo e sbuffando. Ma solo un po&#8217;.<br \/>\n\u00abVi aspettiamo!\u00bb, ebbe il tempo di gridare con ardore l&#8217;inserviente del circo.<br \/>\nQuestione di un attimo, poi quella figura cominci\u00f2 a rimpicciolire nello specchietto\u00a0retrovisore. Dapprima scomparvero le braccia e le gambe, rimase solo una specie di\u00a0rettangolino variopinto, la sgargiante pettorina che l&#8217;omino indossava. Poi solo un<br \/>\npuntino lontano. Poi pi\u00f9 nulla, se non un ricordo dai contorni appena sbiaditi.<br \/>\nA casa parlarono tanto, di quel biglietto omaggio. Si scambiarono le pi\u00f9 varie\u00a0congetture sul conto di chi gliene aveva fatto omaggio e sul perch\u00e9. Poteva essere\u00a0tutto e il suo contrario&#8230; Un tranello, un&#8217;imboscata, oppure&#8230; un semplicissimo invito\u00a0al circo, nulla di strano.<br \/>\nNon erano pi\u00f9 abituati il Grande e il Piccolo ad essere invitati da chicchessia. Men\u00a0che meno, GRATIS. Non si fidavano pi\u00f9 di nessuno, non avevano rapporti con\u00a0nessuno. Niente parenti, niente amicizie. Solo loro due, binomio indissolubile.<br \/>\nSu una cosa, per\u00f2, erano d&#8217;accordo. Entrambi. L&#8217;uomo Grande e quello Piccolo\u00a0concordavano sul fatto che l&#8217;avvento di quel circo, del CIRCO SPAZIALE, fosse cosa\u00a0davvero eccezionale. Non servivano altre parole: avevano deciso. Entrambi. Per il circo. Nemmeno di un circo qualsiasi, di quelli&#8230; non spaziali.<br \/>\nUna folla d&#8217;immagini strampalate popolava la sua testolina. Pensieri, forme e colori\u00a0che si rincorrevano come nubi sospinte dal vento in un cielo di primavera. Personaggi\u00a0reali e fantastici si azzuffavano e ruzzolavano per poi rialzarsi e cominciare daccapo<br \/>\nsotto un tendone che al Piccolo uomo sembrava pi\u00f9 grande dell&#8217;universo intero.<br \/>\nAnimali mai visti obbedivano mansueti e disinvolti allo schiocco secco di una frusta\u00a0maneggiata con incredibile perizia da domatori che di umano non avevano nemmeno\u00a0le sembianze&#8230;<br \/>\nFu cos\u00ec che gi\u00e0 l&#8217;indomani, quando il giorno iniziava ad arrendersi alla notte e il sole\u00a0era da poco inciampato dietro le cime pi\u00f9 alte dei monti, i due uscirono di casa con la\u00a0ferma intenzione di andare al circo.<br \/>\nNessuno avrebbe potuto fermarli.<br \/>\nCamminavano spediti, mano nella mano, con passo diseguale.<br \/>\nQuesta volta il Piccolo uomo, ebbro d&#8217;eccitazione, riusciva quasi a tener dietro al\u00a0passo del Grande, tanta era la fretta di arrivare. Il secondo, a sua volta, nella solita\u00a0falcata dissimulava la stessa agitazione del primo.<br \/>\nVoltato un angolo, superato un quartiere fitto fitto di palazzi e opifici, saracinesche\u00a0abbassate, luci accese nelle case e tramestio di stoviglie, i due si avvicinavano lesti ad\u00a0un grande spiazzo e man mano che i loro quattro piedi lasciavano alle spalle cemento,<br \/>\npolvere e mattoni, iniziarono ad intravedere, prima in modo acquoso, poi sempre pi\u00f9\u00a0nitido e definito, i contorni di un immenso tendone da circo. Non c&#8217;\u00e8 che dire:\u00a0l&#8217;immensa struttura dominava la scena. La riempiva, addirittura.<br \/>\nEra rosso e giallo, alto come quattro piani di un condominio. Il diametro simile a\u00a0quello di un campo da calcio. L&#8217;abbinamento di quei due colori, giallo come il sole e\u00a0rosso come il sangue, non erano passati inosservati: senza rallentare, era bastato un<br \/>\nsemplice sguardo d&#8217;intesa per sollevare l&#8217;animo turbato dei due uomini. La strada era\u00a0giusta.<br \/>\nAncora pochi minuti e sarebbero arrivati in prossimit\u00e0 dello spiazzo.<br \/>\nIntanto, proprio in quel momento, indovinarono l&#8217;ombra scura e persistente di una\u00a0lunga teoria di gabbie, quasi tutte delle stesse dimensioni. Dietro alle sbarre si\u00a0potevano intuire sagome indistinte di animali che di spaziale non sembravano avere\u00a0proprio nulla.<br \/>\nA pochi passi dalla biglietteria, un casotto basso e tozzo, di un azzurro un po&#8217; stinto\u00a0dall&#8217;usura e consunto dalle intemperie, i due si accorsero, non senza un minimo\u00a0d&#8217;imbarazzo, di essere gli unici spettatori seriamente intenzionati ad entrare. Non<br \/>\nc&#8217;era coda al botteghino, anzi, non c&#8217;era proprio nessuno&#8230; Stramaledetta crisi, pens\u00f2\u00a0corrucciato il Grande.<br \/>\nQuasi increduli, si affacciarono per mostrare alla cassiera il prezioso biglietto\u00a0omaggio.<br \/>\nLa donna, il volto incorniciato da una capigliatura rossa, troppo rossa per non essere\u00a0posticcia, non rivolse loro nemmeno una parola, di cortesia o di circostanza: solo una\u00a0leggera increspatura delle labbra, pesantemente pittate anch&#8217;esse di rosso, e un lieve<br \/>\nsobbalzo degli zigomi imbellettati per nascondere l&#8217;insolenza del tempo che passa,\u00a0diedero ad intendere il via libera.<br \/>\nGli occhi non si erano mossi, fissi verso una dimensione non meglio precisata. Fu\u00a0quel particolare ad incuriosire e forse a spaventare i due uomini. La donna, non pi\u00f9\u00a0giovane, ma di un&#8217;et\u00e0 indefinibile, aveva le sembianze di un manichino senza vita. Un<br \/>\nautoma. Ecco, quella era la rappresentazione pi\u00f9 corretta: un automa&#8230; da circo.<br \/>\nQuestione di poche frazioni di secondo e con un altro sguardo d&#8217;intesa il Piccolo e il\u00a0Grande consolidarono il loro coraggio, seppellirono ogni dubbio e senza ostacoli\u00a0mossero sicuri verso tendone.<br \/>\nNei pressi dell&#8217;ingresso riconobbero lo strano omino, s\u00ec proprio lui!, quello che aveva\u00a0donato loro il famoso biglietto variopinto: confabulando con altri due inservienti,\u00a0teneva svogliatamente tra le dita una sigaretta ridotta a mozzicone.<br \/>\nL&#8217;espressione cupa dei tre poteva, forse, essere collegata all&#8217;indicibile penuria di\u00a0spettatori, oppure a chiss\u00e0 che.<br \/>\nLa maschera, con un sorriso stirato, prese il tagliando dalle mani dell&#8217;uomo Grande,\u00a0lo strapp\u00f2 esattamente nel mezzo e glielo restitu\u00ec. A qual punto, con un plateale\u00a0movimento del braccio destro, spalanc\u00f2 il tendone in dicando ai due la direzione da<br \/>\nprendere per andare ad accomodarsi sulle gradinate desolatamente vuote e, con un\u00a0inchino poco convinto, li invit\u00f2 ad entrare.<br \/>\nL&#8217;interno del circo contrastava con l&#8217;esterno come il giorno dalla notte: un&#8217;incredibile\u00a0opulenza di luci e colori colp\u00ec a tradimento le pupille dei nuovi arrivati.<br \/>\nL&#8217;impressione fu quella di aver appena sbattuto contro un muro sfavillante. Ma si\u00a0riebbero in fretta. Allora il Grande fece strada, inoltrandosi in un dedalo di plastica e\u00a0metallo per raggiungere i seggiolini delle primissime file. Il Piccolo lo seguiva da<br \/>\npresso con il cuore in tumulto.<br \/>\nGuadagnarono la prima fila e si sedettero, trepidanti.<br \/>\nBast\u00f2 pazientare una manciata di secondi poi, nel loro campo visivo, a partire dal lato\u00a0sinistro, entr\u00f2 di corsa, con incedere plastico ma con un bizzarro zig zag, quello che\u00a0ad ogni buon conto doveva essere il direttore del circo. Arrivato a pochi metri da loro,<br \/>\nsi piant\u00f2 l\u00ec davanti, dritto come un fuso, elegantissimo, proprio come ogni direttore di\u00a0circo terrestre, e dopo aver salutato il pubblico, cio\u00e8 il Grande e il Piccolo, inizi\u00f2 a\u00a0snocciolare un programma che sembrava lungo come la Quaresima: animali,<br \/>\ndomatori, funamboli, clown e prestigiatori si sarebbero alternati ad un ritmo\u00a0forsennato per fare in modo che il pubblico, sbalordito e ammirato da quel\u00a0caleidoscopio di numeri e attrazioni \u201csi dimenticher\u00e0 persino di respirare!\u201d<br \/>\nCos\u00ec promise il direttore! E al Grande quelle parole sembrarono pi\u00f9 una minaccia che\u00a0una promessa&#8230; Gli parve quasi di essere un ostaggio, invece che un semplice\u00a0spettatore. Nella sua mente, foschi presagi iniziarono a farsi largo. Titoli di giornali a<br \/>\ntutta pagina avrebbero strillato il loro rapimento e poi, magari!, benedetto la\u00a0liberazione.<br \/>\nPrigionieri del Circo Spaziale<\/p>\n<p>Vengono liberati dopo ore di sequestro grazie all&#8217;intervento delle forze dell&#8217;ordine.<br \/>\nOdissea al Circo Spaziale<br \/>\nDue nostri concittadini tenuti per ore in ostaggio all&#8217;interno del tendone<br \/>\nE via di questo passo&#8230;<br \/>\nFino a quando i primi artisti, accompagnati dal baccano di un&#8217;incalzante marcetta,\u00a0raggiunsero il centro della pista. Salutarono, si inchinarono, si disposero lungo il\u00a0perimetro e iniziarono a volteggiare scambiandosi di posizione.<br \/>\nLo show era iniziato. E il Piccolo, in effetti, si era gi\u00e0 dimenticato di respirare. Con\u00a0le braccia lungo i fianchi, protendeva il collo come un cucciolo in attesa di un\u00a0prelibato bocconcino.<br \/>\nDi tanto in tanto, il Grande lo osservava incuriosito, senza avere cuore di distrarlo.<br \/>\nQuindi tornava anche lui a farsi ipnotizzare dall&#8217;abbacinante luccichio dello\u00a0spettacolo.<br \/>\nDi numero in numero, di attrazione in attrazione, in un tempo senza tempo, un clown\u00a0che ricordava Charlot annunci\u00f2 con consumata mestizia la fine della serata. Si\u00a0accost\u00f2 al pubblico con passo sbilenco e chiese al Piccolo di allungare le sue piccole<br \/>\nbraccia, di tenere le mani aperte come per ricevere un dono e, soprattutto, di serrare le\u00a0palpebre. Il Grande osservava la scena pieno di orgoglio, un sorriso garbato\u00a0percorreva i tratti del suo viso.<br \/>\nQuando il Piccolo pot\u00e9 finalmente aprire gli occhi, osserv\u00f2 incredulo, con mani\u00a0tremanti, una grossa ma leggerissima sfera di cristallo. La avvicin\u00f2 a s\u00e9 e la guard\u00f2\u00a0con espressione interrogativa. Charlot mim\u00f2 di agitarla. Il Piccolo obbed\u00ec, ma\u00a0continuava a non capire. Gli sembrava di avere tra le mani uno di quei souvenir che<br \/>\ngirati sottosopra simulano mille fiocchi di neve a ricoprire monumenti e citt\u00e0. Ma in\u00a0quella stravagante palla di vetro la neve era solo una possibilit\u00e0&#8230;<br \/>\nAncora una volta fu il clown a dare istruzioni, facendo capire che occorreva\u00a0avvicinare il viso alla sfera.<br \/>\nFu proprio in quel momento che il Piccolo vide distintamente una cosa incredibile:<br \/>\nall&#8217;interno della palla si scorgeva un circo in miniatura, proprio come quello in cui si\u00a0trovavamo loro. Anzi, era proprio il loro.<br \/>\nSpaventato, alz\u00f2 immediatamente lo sguardo verso il Grande, che a propria volta si\u00a0avvicin\u00f2 alla sfera. Aguzzarono la vista. Entrambi.<br \/>\nInsieme videro e si videro all&#8217;interno di quella palla con la stessa prospettiva di\u00a0un&#8217;aquila che volteggia nel cielo. Smarriti, cercarono uno gli occhi dell&#8217;altro, e vi si\u00a0persero dentro.<br \/>\nUn attimo dopo non videro pi\u00f9 nulla.<br \/>\nCamminavano tranquilli, mano nella mano, con passo diseguale.<br \/>\nIntorno a loro solo una luce bassa, soffusa, come di una nuova alba o di un ultimo\u00a0tramonto. Davanti, una lunga strada dritta, pianeggiante. Senza curve n\u00e9 mezzeria.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_34700\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"34700\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Camminavano spediti, mano nella mano, con passo diseguale. 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