{"id":34558,"date":"2018-04-15T15:43:19","date_gmt":"2018-04-15T14:43:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34558"},"modified":"2018-04-15T15:43:19","modified_gmt":"2018-04-15T14:43:19","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-sul-terrazzo-di-luciano-prosperi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34558","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Sul terrazzo&#8221; di Luciano Prosperi"},"content":{"rendered":"<p>Guard\u00f2 gi\u00f9.<\/p>\n<p>Trenta metri pi\u00f9 in basso le luci dei lampioni chiazzavano l\u2019asfalto.<\/p>\n<p>Un\u2019altra folata di vento, che spazz\u00f2 il terrazzo, lo fece rabbrividire. Da quando era salito, il vento si era andato infittendo: prima un refolo, quasi una bava leggera che lambiva le cose, poi, quatto quatto, aveva acquistato coscienza. Ora soffiava infiltrandosi mellifluo negli anfratti sottili, spostandosi flessuoso fra filari di antenne TV. Roberto poteva sentire, nel silenzio, il suo sussiegoso sussurro dominare la notte.<\/p>\n<p>Per un istante, non pi\u00f9 di un attimo, si pent\u00ec di non aver indossato almeno un golf.<\/p>\n<p>Poi, su un lato del palazzo, due fari saettarono nel buio, seguiti da un\u2019auto che, girando a destra, imbocc\u00f2 la via sottostante.<\/p>\n<p>L\u2019auto super\u00f2 il primo lampione, decelerando. Poi super\u00f2 il secondo ed il terzo, rallentando ancora.<\/p>\n<p>Il lampeggiare rossastro della freccia segnal\u00f2 l\u2019intenzione di parcheggiare. Una retromarcia veloce, da scuola guida, e la vettura si ferm\u00f2 rasente il marciapiede.<\/p>\n<p>Nessuno ne scese.<\/p>\n<p>Inquadrata fra le punte delle sue scarpe, l\u2019auto, un maggiolone giallo taxi, sembrava un giocattolo. Immagin\u00f2 di incastrarla con le suole, spiccare un saltello ed adagiarla sul cornicione.<\/p>\n<p>Le labbra di Roberto si incresparono in un sorriso mesto che il vento pungente gli raggel\u00f2 sulla faccia.<\/p>\n<p>\u201cNon c\u2019\u00e8 niente di reale a questo mondo,\u201d pens\u00f2. \u201cLa macchina potrebbe essere un modellino da collezione, questo cornicione il bordo di una piscina e il terrazzo alle mie spalle una pista da ballo.\u201d<\/p>\n<p>Alz\u00f2 gli occhi, sperando di cogliere qualche stella, ma l&#8217;alone luminoso emanato dalla citt\u00e0 si riverberava in alto, mascherando la volta del cielo.<\/p>\n<p>9,8 metri al secondo, ricord\u00f2, \u00e8 questa l\u2019accelerazione di gravit\u00e0. Dalle nebbie della sua memoria di matematico riemerse uno sprazzo dell\u2019antica capacit\u00e0 di risolvere problemi.<\/p>\n<p>\u201cPer fare i trenta metri impiegherei 3,1 secondi. Neanche il tempo di intonare un\u2019Ave Maria.\u201d<\/p>\n<p>Si morsic\u00f2 le labbra.<\/p>\n<p>\u201cEcco! Ancora queste incrostazioni da cattolico. Un ateo convinto che si impastoia in paragoni da parrocchia.\u201d<\/p>\n<p>Eppure, eppure, forse era proprio questa l\u2019ultima barriera fra lui ed il grande salto: una remora clericale sulla condannabilit\u00e0 del suicidio.<\/p>\n<p>Non gli era rimasto pi\u00f9 nulla. A parte la scelta di buttarsi o restare, di vivere o morire. A parte questo gioco crudele (un gioco al massacro?) a cui si assoggettava ogni sera, ormai da trenta\u00a0 giorni: saliva le scale, percorreva il terrazzo e si issava sul cornicione.<\/p>\n<p>Da un mese, tutte le sere.<\/p>\n<p>Libero arbitrio, libero arbitrio, libero arbitrio, libero arbitrio. La litania gli si incastr\u00f2 nel cervello, un refrain fastidioso che non se ne voleva andare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il maggiolone riprese vita.<\/p>\n<p>Il suono del clacson, improvviso inaspettato, perfor\u00f2 il silenzio, rimbalzando sulle pareti dei palazzi, arrampicandosi, su, per la facciata verticale.<\/p>\n<p>Quel rumore penetrante lo colse di sorpresa.<\/p>\n<p>Perse l\u2019equilibrio.<\/p>\n<p>Il corpo gli pencol\u00f2 in avanti, mentre i tacchi delle scarpe si staccavano lentamente dal cornicione.<\/p>\n<p>In un soprassalto di autoconservazione, inarc\u00f2 la schiena, spostando il peso della testa all\u2019interno del terrazzo.<\/p>\n<p>\u201cNo, cazzo! Sono io a dover decidere. Non uno stupido clacson!\u201d<\/p>\n<p>Allarg\u00f2 le braccia, sfarfallando con le mani, piegando le ginocchia per abbassare il baricentro al livello del cornicione.<\/p>\n<p>Le suole delle scarpe sfregarono il cemento, cercando di far presa. Inspir\u00f2 violentemente, in un soprassalto di paura. Non voleva cadere, non adesso, non cos\u00ec, non contro la sua volont\u00e0, non in questo modo. Aveva controllato tutta la sua vita (almeno fino ad un anno prima) ed ora non poteva derogare alle sue regole.<\/p>\n<p>Oscill\u00f2 in avanti, poi indietro, poi di nuovo in avanti.<\/p>\n<p>Una, due, tre volte, una pantomima da ubriaco che tenta di conservare la posizione verticale\u00a0 ad onta dell\u2019alcol che gli ottunde l\u2019equilibrio.<\/p>\n<p>Alla fine, disperato, dette un colpo di reni.<\/p>\n<p>Un dolore lancinante gli sal\u00ec su per le spalle, saett\u00f2 per la spina dorsale, travers\u00f2 la cervicale e si schiant\u00f2 sulla nuca.<\/p>\n<p>Le suole si arresero e mollarono la presa dal cornicione.<\/p>\n<p>Cadde.<\/p>\n<p>L\u00ec per l\u00ec, annichilito dalle fitte alla testa, non cap\u00ec da che parte stava cadendo. Il suo apparato vestibolare aveva perso la cognizione del sopra, del sotto, del fianco e del traverso.<\/p>\n<p>\u201cOk, ragazzi, \u00e8 finita\u201d, concluse, iniziando a contare automaticamente fino a tre. \u201cAppena un attimo, e il mio cervello si spappoler\u00e0 a terra.\u201d<\/p>\n<p>Avrebbe sentito lo schianto del cranio sul selciato? Lo spezzarsi dell\u2019osso frontale, quel crack penetrante che si avverte quando il dentista ti strappa un molare? Oppure sarebbe caduto di piedi, con le gambe che si insaccano nel bacino e il bacino nel torace e il torace inghiotte la testa e la testa esplode all\u2019impatto? Avrebbe provato dolore? Oppure non ne avrebbe avuto il tempo?<\/p>\n<p>Fra la luce e il buio ci sarebbe stato un attimo di coscienza del passaggio? Un\u2019illuminazione di qualche verit\u00e0, una qualsiasi?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non fece in tempo a finire il pensiero che il suo didietro atterr\u00f2 pesantemente sulle mattonelle del terrazzo.<\/p>\n<p>Il cuore inizi\u00f2 a martellargli nel petto, il sangue romb\u00f2 nelle orecchie, le gambe infiacchite si rifiutarono di muoversi.<\/p>\n<p>Riprese fiato, lasciandosi andare a respiri profondi, affamati.<\/p>\n<p>Si massaggi\u00f2 il sedere che, ad onta del vento, sembrava essersi appena scollato da una stufa.<\/p>\n<p>Si rialz\u00f2, saggiando la forza delle gambe.<\/p>\n<p>Raddrizz\u00f2 le spalle, gonfi\u00f2 il torace, scosse la testa.<\/p>\n<p>Stavolta ci era andato proprio vicino. Troppo vicino. Il gioco stava prendendogli la mano. C\u2019era voluto un clacson, uno stupido clacson per fargli capire che non voleva veramente esercitare la scelta definitiva. La sua era solo una macabra forma di autocommiserazione. Quell\u2019onanismo mentale nel quale si era crogiolato tutta la vita. E masturbarsi, si sa, fa diventare ciechi.<\/p>\n<p>Si rialz\u00f2, saggiando la forza delle gambe.<\/p>\n<p>Raddrizz\u00f2 le spalle, gonfi\u00f2 il torace, scosse la testa.<\/p>\n<p>Qualcosa gli gorgogli\u00f2 nello stomaco, gli risal\u00ec su per la gola. Roberto inizi\u00f2 a ridere. Una risata liberatoria, a pieni polmoni che lo scosse dalla testa ai piedi, facendolo tossire e tossire e tossire.<\/p>\n<p>Fino alle lacrime.<\/p>\n<p>\u201cDevo smettere assolutamente di fumare. Fa male alla salute\u201d, mormor\u00f2 in mezzo alle lacrime.<\/p>\n<p>Quando gli ultimi singulti si furono placati, Roberto fece spallucce e a passi misurati, lasci\u00f2 il terrazzo senza neanche guardare in alto dove una stella, una sola, ammiccava felice di aver ingannato le luci della citt\u00e0.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_34558\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"34558\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Guard\u00f2 gi\u00f9. 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