{"id":34536,"date":"2018-04-10T18:17:30","date_gmt":"2018-04-10T17:17:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34536"},"modified":"2018-04-10T18:17:30","modified_gmt":"2018-04-10T17:17:30","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-storia-di-ti-di-sonia-manfrini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34536","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 \u201cStoria di Ti\u201d di Sonia Manfrini"},"content":{"rendered":"<p>Correvo a pi\u00f9 non posso, avevo la smania di raggiungere la parete verde che per uno strano effetto ottico cambiava forma. Quando stavo per raggiungerla, si spianava sotto di me e il cuore quasi mi scoppiava; eppure, il dondolio del fantastico gioco dato dal cambio del piano d\u2019inclinazione e lo spostamento del baricentro, faceva s\u00ec che aumentassi sempre pi\u00f9 la velocit\u00e0 della corsa, drogava lo stimolo fisico annullando il balenio del piccolo cervello cha ho in dote.\u00a0La galvanizzazione di quella volata a perdifiato mi donava il giusto riposo; la vita, per quasi tutto il tempo dei miei ricordi, era fatta di questo.\u00a0Ero certa che non avrei mai raggiunto la parete verde che si stagliava davanti a me: non che me ne importasse.<\/p>\n<p>Accadeva spesso che mi nascondessi in ogni angolo della tana; un giorno, mi strizzai cos\u00ec forte tra una sbarra e l\u2019altra che fuoriuscii trovandomi in uno spazio tanto grande da non distinguerne i contorni.\u00a0Lanciata in una folle corsa mi arrampicai su un cilindro metallico e al termine della scalata, raggiunta una superficie scura e morbida mi accoccolai. Stremata e in un certo senso soddisfatta, feci pip\u00ec: intuii che si trattava della mia prima vittoria.<\/p>\n<p>Fu la sensazione di un lampo e dopo la dormita che segu\u00ec cercai rifugio in un pertugio per nascondermi ma fui catturata e rinchiusa in una teca di plastica trasparente, piccola perfino se rapportata alle mie ridotte dimensioni.\u00a0Neppure in quello spazio cos\u00ec limitato si esaur\u00ec lo spasmodico istinto alla frenesia vitale. Le mie quattro zampe balzellavano rapidamente alternate, susseguendosi in rapidissimi passi, incapaci di condurmi in altro luogo se non quello che si presentava ciclicamente uguale a se stesso.<\/p>\n<p>Seppi poi che la minuscola prigione fu l\u2019acquario di un pesce combattente, di quelli che vanno lasciati soli per tutta la vita, a causa del loro carattere bellicoso. Questa storia la intesi pi\u00f9 avanti quando conobbi il pesce in questione, ormai vecchio e trasferito in un altro acquario di medie dimensioni; raramente facevamo viaggi con le nostre gabbie accostate.<\/p>\n<p>La punizione mi collocava nell\u2019angusta cella ma la visione tradiva le mie pupille conformi a capocchie di spillo allargando l\u2019orizzonte sull\u2019ambiente luminoso circostante, al di fuori della scatola che mi conteneva.\u00a0Non posso riferire del tempo che rimasi contenuta nella teca ma quando ne uscii feci ritorno nella gabbia che conoscevo, gi\u00e0 casa nei miei pensieri.<\/p>\n<p>Una graticola di fitti fili sottili, calava la luminosit\u00e0 che filtrava dall\u2019esterno; provai un immediato piacere nello spalancare gli occhi chiarissimi di cavia albina. La rete metallica avvolgeva come ghirlanda medioevale la mia gabbia e non mi permise pi\u00f9 di fuoriuscirne.<\/p>\n<p>La liberazione dalla teca determin\u00f2 l\u2019inizio della mia esistenza nel macrocosmo che stava all\u2019esterno della gabbia.<\/p>\n<p>Presenze gi\u00e0 note di un passato che ritenni atavico entrarono in contatto con me, riempivano la ciotola con variopinti semini secchi e foglioline fresche; mangiavo con avidit\u00e0, affidandomi alla sorte e sopraffatta ancora una volta dalla mia natura. Vicino alla ciotola comparve una sorta di tana con diverse aperture laterali che resi pi\u00f9 accogliente portando all\u2019interno pezzi di morbida carta che strappavo e riducevo in striscioline con lavoro certosino; la rinnovavo di tanto in tanto con scorte che mi fornivano dall\u2019esterno.<\/p>\n<p>Fu sempre l\u2019istinto a governare il mio modo d\u2019essere ma in un momento di luce bassa, dopo che fui sazia della razione di cibo, mi fecero uscire dalla gabbia; ben inteso, lo feci di mia spontanea volont\u00e0 e una mano autorevole prese a strofinarmi la radice del naso e le tempie: fu l\u2019estasi.<\/p>\n<p>Durante quelle serate afose cominciai a piegare l\u2019istinto fatto di paura placando l\u2019accelerazione del battito del cuore con le carezze calde. Presi a partecipare a rappresentazioni ignote, persuasa al comportamento innaturale da strofinamenti ipnotici, ben presto mi accorsi che il bollore dei giorni diminuiva ma i contatti mi scaldavano altrettanto, i gridolini dei miei accarezzatori mi divennero consueti e provai una specie di condiscendenza nei loro confronti.<\/p>\n<p>Era chiara l\u2019inadeguatezza di quegli scambi ma l\u2019esistenza solitaria di unico esemplare della mia specie dava adito a qualsiasi forzatura.\u00a0Non ho mai saputo chi fossero i miei genitori e neppure di me stessa avevo una chiara percezione identitaria ma adattavo, con un minimo discernimento, il mio comportamento.\u00a0Mi espressi con la facolt\u00e0 dell\u2019immaginazione di un pensiero; fu allora che il germe del cambiamento decise per me.<\/p>\n<p>Le scorribande sulla ruota e le passeggiate fuori dalla gabbia si susseguivano nel tempo ma a un tratto cominciai a avvertire un fastidioso prurito sotto le orecchie, in breve il pelo raso e bianco latte che mi ricopriva, cadde. Si form\u00f2 un collarino rosa carne e il prurito mi fece impazzire, conobbi l\u2019istinto suicida di grattarmi fino a sanguinare.\u00a0Avevo abbandonato gi\u00e0 da un po\u2019 le corse a perdifiato, mi sentivo fiacca e rintanarmi nella casetta che mi accoglieva con l\u2019imbottitura di striscioline di carta divenne insopportabile.<\/p>\n<p>Avevo bisogno del calore che mi passavano nel corpo quando mi toccavano, sarei rimasta per sempre immobile nel nido tiepido delle loro mani.\u00a0Feci diversi viaggi dentro scatole scure con piccoli buchi che mi permettevano di guardare attraverso e scoprire scenari sconosciuti; mi fecero alcuni trattamenti al collo che causarono anche maggiore prurito. Mi grattavo senza sosta procurandomi piaghe profonde.\u00a0Provai sollievo momentaneo quando dopo un dolore acuto di pungiglione, mi abbandonai all\u2019oblio; il risveglio rinvigor\u00ec l\u2019istinto suicida e mi conficcai le unghie nelle ferite.<\/p>\n<p>Tornavo alla gabbia, dove mi riposavo accoccolandomi nella ciotola dalla quale spazzavo fuori semi e foglioline, lo spazio tondeggiante mi conteneva in misura e il calore del corpo si dissipava meno rapidamente; quando mi facevano uscire, stavo raggomitolata nelle loro mani assorbendo calore e l\u2019innaturale affidamento mi parve l\u2019unica verit\u00e0 che imparai nella mia vita di relazione.<\/p>\n<p>La ciotola fu l\u2019ultimo giaciglio che ricordo, ci stavo dentro con l\u2019intenzione di non uscirne mai pi\u00f9: unico riparo. Ottundevo ogni stimolo, abbandonavo la frenesia del movimento e le caratteristiche della mia specie.\u00a0Assimilavo me stessa a compagnie di razze ignote e a tratti appartenevo gi\u00e0 a un progetto senza definizioni, se non quella della commistione tra regno animale e vegetale e sintomi di vita aleggianti. Imparavo la resa mentre la tachicardia del cuore diminuiva concedendomi il tempo dilatato del respiro senza affanno.\u00a0Forse furono solo pensieri che sognai durante l\u2019anestesia e con quelli mi feci coraggio. \u00a0La parete verde che mi fu di fronte per l\u2019intera vita non si deformava pi\u00f9, immobile ne osservavo ogni sezione con fine attenzione: non rivelava segreti.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo viaggio nella scatola con i buchi fu affollato di tutti quelli conosciuti; passai di mano in mano scaldata per benino, del dopo non ricordo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_34536\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"34536\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Correvo a pi\u00f9 non posso, avevo la smania di raggiungere la parete verde che per uno strano effetto ottico cambiava forma. 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