{"id":34523,"date":"2018-04-09T16:36:45","date_gmt":"2018-04-09T15:36:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34523"},"modified":"2018-04-09T16:36:45","modified_gmt":"2018-04-09T15:36:45","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-un-caffe-allangolo-di-michele-capece","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34523","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Un caff\u00e8 all&#8217;angolo&#8221; di Michele Capece"},"content":{"rendered":"<p>Luiz Mendoza Mendez Aguilera era un pugile statunitense di origine messicana. Ormai quarantenne e a tutti noto semplicemente come Luiz Men, da vent\u2019anni aveva abbandonato il paese natio e il vecchio impiego nella infernale e malpagata raccolta del prestigioso caff\u00e8 d\u2019 Altura Messicano, per dedicarsi alla ben pi\u00f9 fruttuosa mietitura di campioni e campionati in giro per gli States. Il buffo soprannome se l\u2019era involontariamente procurato proprio in quel periodo del suo trascorso. E pi\u00f9 precisamente nel momento in cui, firmando il suo primo contratto da professionista, aveva fatto sfoggio di una grafia talmente disarmonica e grossolana che s\u2019era ritrovato a riempire un intero foglio con la sola parola \u201cLuizMen\u201d; finendo col non lasciare alcuno spazio al resto del nome e nessun motivo, nella mente dei pochi presenti che avevano assistito a quello spettacolo, di dubitare anche solo per un istante del suo analfabetismo.<\/p>\n<p>La sera di quel dieci maggio, il vecchio campione si lasci\u00f2 dietro le possenti spalle la porta lignea e scolorita del suo camerino e si avvi\u00f2 verso la costellazione di luce artificiale che splendeva sul ring del suo ultimo match. Quando finalmente mise piede sul quadrato e raggiunse il suo angolo, le voci festanti del suo affettuosissimo pubblico lo avvolsero con un calore ineguagliabile. Non ebbe per\u00f2 molto tempo per godersi la festa dei suoi sostenitori che in un attimo i suoi secondi gi\u00e0 gli avevano infilato i guantoni, e dopo il rapido saluto col pugile avversario, eccolo che gli si precipitava contro per raggiungere il centro del ring, quando la campanella era gi\u00e0 suonata, ma l\u2019ultimo tintinnio ancora riecheggiava flebile in quell\u2019aere che ruggiva cori in suo favore. Immediatamente, come un meccanismo di acciaio e molle in equilibrio su un sensibile grilletto, pronto a sparare alla minima pressione, Luiz Men si fece sotto due volte piazzando un sinistro agli occhi, un destro alle costole, schivando un colpo d\u2019incontro, spostandosi saltellando agilmente e tornando all\u2019attacco con passi di danza. Era bravo e veloce. L\u2019esibizione era brillante. La platea si sgolava inebriata. Ma lo sfidante australiano, un certo Paul Ross di vent\u2019anni pi\u00f9 giovane del campione, non si lasci\u00f2 impressionare e non fu da meno. Aveva capito subito che Luiz Men avrebbe cercato di affrettare i tempi dall\u2019inizio e consapevole di trovarsi difronte un vecchio logorato dai troppi match disputati, aveva deciso di adottare la stessa tecnica e di giocarsi il tutto per tutto a testa alta.<\/p>\n<p>A met\u00e0 della prima ripresa il vecchio campione inizi\u00f2 gi\u00e0 a dare non pochi segni di cedimento. Il giovane Ross gli si avvent\u00f2 contro con una scarica di pugni che se pure non riuscirono mai a fare breccia all\u2019interno dell\u2019impenetrabile difesa di Luiz Men, ebbero certamente il merito di aver abbondantemente dimostrato quale sarebbe stato d\u2019ora in poi il ritmo e la direzione dell\u2019incontro: lui, l\u2019australiano, nei panni del giovane leone alle prese col suo primo giorno di caccia e quell\u2019altro, nelle vesti del vecchio gnu, intento ad attuare l\u2019ultima e pi\u00f9 rocambolesca fuga. Al suono della campanella i due pugili ritornarono ciascuno al proprio angolo. Paul Ross attravers\u00f2 il quadrato come un proiettile, ansioso di riprendere il prima possibile, nonch\u00e9 convinto di aver gi\u00e0 dato una notevole dimostrazione di s\u00e9 e di aver sufficientemente intimidito l\u2019avversario. Luiz Men invece torn\u00f2 con maggiore calma e non poche preoccupazioni. Quando si sedette, lo sgabello sgangherato inizi\u00f2 a gemere sotto il suo peso e, istintivamente, mise il beccuccio della borraccia tra le labbra e con ancora il paradenti in bocca tir\u00f2 gi\u00f9 una buona sorsata. L\u2019acqua fresca lo riport\u00f2 alla realt\u00e0. I suoi movimenti erano lenti, quasi impacciati, malgrado tutti i suoi sforzi il suo corpo non poteva reggere i ritmi impostigli da quel ragazzino. La mascella pesante e aggressiva gli si chiuse in un ghigno brutale. Gli occhi rapidi, fremevano turbati sotto le sopracciglia folte e nere. La fronte stempiata lasciava intravedere i bozzi collezionati in una vita consumata sul quadrato e parimenti faceva il grosso naso, rotto un paio di volte, variamente rimodellato da un numero imprecisato di colpi ricevuti. Durante quel minuto di pausa Luiz Men se ne rimase zitto in un silenzio cupo a fissarsi le mani. Non le vedeva a causa dei guantoni ben stretti, ma le avvertiva con l\u2019occhio della mente nella loro interezza e pi\u00f9 intima essenza: erano mani grosse, grosse e gonfie, ormai ridotte ad un intreccio di vene voluminose e ossa frantumate. Quelle mani mostravano inequivocabilmente quale fosse stato il trattamento cui erano state sottoposte negli anni. Il suo cuore aveva pompano dentro a quelle arterie troppo sangue per troppo tempo e cos\u00ec ora ecco che ogni vena si ritrovava turgida e sporgente, decisamente malfunzionante e a monte dei suoi problemi di resistenza. I suoi pugni s\u2019erano infranti troppe volte contro i resti dei suoi avversari, le sua ossa, piene di microfratture invisibili, erano ad un passo dallo sfarinarsi al prossimo colpo. In quella pausa, dopo quella tremenda cantonata appena rimediata, Luiz Men cap\u00ec che non era pi\u00f9 nelle condizioni di affrontare dieci round veloci, violenti e serrati, di quelli fatti di lotta, corpo a corpo subiti, pugni micidiali incassati di round in round fino alla vittoria, passando per una rimonta disperata e premeditata, cos\u00ec si guard\u00f2 ancora una volta le mani strette dentro ai guantoni e si decise al cambio di rotta.<\/p>\n<p>Al tintinnio saett\u00f2 in piedi e raggiunse l\u2019avversario con la guardia chiusa e alta. Se prima aveva combattuto come una furia, adesso s\u2019era cucito addosso il camice del chimico, freddo e calcolatore: soppesava ogni dato, ogni pugno, ogni passo, ogni schivata, ogni secondo. Fino all\u2019ultimo respiro e per ciascun singolo battito cardiaco Luiz Men elabor\u00f2, decise, ag\u00ec di conseguenza; con rigorosissima pianificazione. Risparmiare le forze e aspettare i sintomi d\u2019inevitabile stanchezza avversaria per poi colpire con pochi colpi fatali, questo il suo imperativo categorico, questo il mantra che inizi\u00f2 a ripetersi incessantemente nella mente. Per cinque intere riprese il vecchio campione non fece altro che schivare tutti i colpi che riusciva a vedere partire, cercando di attutire l\u2019impatto di quell\u2019altra ben nutrita e assestata minoranza che invece andava a segno, facendo leva sulle corde in pieno stile Cassius Marcellus Clay, quando il suo nome era gi\u00e0 Muhammad Al\u00ec e il suo avversario si chiamava Big George.<\/p>\n<p>Seduto al suo angolo, ad ogni minuto d\u2019intervallo, Luiz Men distendeva le gambe, appoggiava le braccia alle corde e gonfiava ritmicamente il torace e l\u2019addome per inspirare profondamente l\u2019aria smossa dagli asciugamani dei suoi secondi. Il pubblico che sempre gli era stato fedele nei giorni migliori e fino alla met\u00e0 di quell\u2019ultimo primo round, adesso lo insultava con ferocia inaudita. &lt;&lt;Luiz Men sei un rammollito!&gt;&gt;, gridava qualcuno. &lt;&lt;Colpiscilo, codardo!&gt;&gt;, subito accompagnava qualcun altro. &lt;&lt;Il grande campione \u00e8 finito!&gt;&gt; intonavano tutti. Ma il vecchio Luiz non sembrava farci troppo caso, ormai non dava ascolto a nessuno all\u2019infuori che a s\u00e9 stesso e continuava a ripetersi quel suo imperativo a mo\u2019 di mantra: ridurre i danni al minimo, massimizzare il recupero delle forze, aspettare, aspettare\u2026colpire!<\/p>\n<p>All\u2019inizio della sesta ripresa il giovane australiano, che aveva acquisito fin troppa sicurezza, fin\u00ec con lo scoprirsi e offr\u00ec al vecchio gnu la possibilit\u00e0 di infilzare il ventre del leone. Un colpo secco. Un gancio assestato con l\u2019arco del braccio piegato, in modo da trasformare tutto il peso in forza, and\u00f2 a sbattere nella tempia di Paul che piroett\u00f2 su se stesso e fin\u00ec dritto al tappeto. L\u2019arbitro intervenne per allontanare il campione e subito diede inizio al conteggio. Il ragazzo si era gi\u00e0 bello che ripreso al sette, ma attese fino al nove prima di rialzarsi. Il colpo era stato cos\u00ec improvviso e inaspettato che oltre al suo corpo aveva finito per atterrare anche tutte le sue spavalde sicurezze. La sesta ripresa si concluse allo scadere dei tre minuti, ma Ross questa volta torn\u00f2 al suo angolo accompagnato dall\u2019eco di quel missile che gli era esploso in piena tempia, seguito da un sentimento di rinnovato rispetto e ferrea ammirazione nei confronti di quell\u2019irriducibile vecchio. Intanto Luiz Men era corso a riposare al suo angolo.<\/p>\n<p>Sedeva pensieroso il campione. Ripensava a tutti i suoi successi, a tutti gli avversari vinti, alle cinture perse e riconquistate, ai pugili letteralmente rovinati per sempre dai suoi pugni, a quelli costretti a rinunciare definitivamente al ring, a causa di quell\u2019unico involontario ma capitale peccato commesso: incrociare i guantoni con lui, il campione. Per quell\u2019incontro s\u2019era allenato bene, aveva mangiato bene, eppure\u2026 eccolo in difficolt\u00e0. Dopo tante battaglie eccolo arrancare, incapace di rovesciare l\u2019andamento del combattimento, impossibilitato a risalire la china ancora una volta. <em>Cosa sta accadendo?<\/em> \u2013 si disse tra s\u00e9. Poi subito sovvenne la risposta. <em>A quei tempi ero io la reincarnazione della giovinezza<\/em>, <em>ma adesso\u2026 adesso io sono l\u2019Et\u00e0 adulta in declino e\u2026 eccola l\u00ec, eccola l\u00ec Giovinezza<\/em> \u2013 disse a se stesso mentre incrociava a distanza lo sguardo dell\u2019australiano. <em>Io combatto per sopravvivere, questo \u00e8 il mio ultimo incontro. Lui invece\u2026 lui combatte per il denaro, per la gloria, lui combatte per vivere e vive per combattere! Io sono stato, lui invece \u00e8. Io sono stato il giovane promettente che ha mandato a tappeto la vecchia classe di pugili, lui \u00e8 colui che mander\u00e0 a casa me, il primo della sua vecchia classe di campioni. Io la vecchiaia, lui la giovent\u00f9. Non posso farci niente questa volta. Cos\u00ec come il caff\u00e8 una volta freddatosi perde aroma e sapore, allo stesso modo la forza svilisce man a mano che il calore della giovinezza si raffredda nella vecchiaia. Il caff\u00e8 lo si pu\u00f2 pure tornare a riscaldare, ma il suo spirito \u00e8 comunque perso per sempre. L\u2019essermi allenato e nutrito al meglio non mi ha ridato l\u2019antico vigore, ormai eternamente sciupato\u2026<\/em><\/p>\n<p>Al suono della campanella Luiz Men si rialz\u00f2 cupo in volto, punt\u00f2 Paul Ross, poi riprese meccanicamente e disperatamente ad eseguire il suo imperativo. Quella ripresa, la settima, gli si mostr\u00f2 particolarmente favorevole. Per ben tre volte l\u2019australiano abbass\u00f2 la guardia e per ben tre volte i pugni micidiali di Luiz, capaci di sganciarsi sia da destra che da sinistra, misero con le orecchie a terra l\u2019avversario. Adesso l\u2019ago della bilancia pendeva finalmente a favore del campione, ma a quale prezzo? Ross aveva finalmente capito che quel suo avversario era s\u00ec una vecchia guardia, ma anche il miglior pugile che gli fosse mai capitato di incontrare. Alla met\u00e0 della nona ripresa la giovane promessa che fino a quel momento non aveva avuto senso del limite, incominci\u00f2 ad arrancare, aumentava le distanze, cercava anche lui il clinch per rifiatare. Luiz Men da parte sua era praticamente un morto inconsapevole che continuava a rifuggire il pensiero della resa. In balia del giovane leone, il vecchio gnu puntava a prolungare i tempi e a ferire. L\u00ec per l\u00ec le sue incornate non avrebbero fatto molto male al felino, ma con l\u2019avanzare dell\u2019et\u00e0, con l\u2019avanzare dell\u2019et\u00e0 gli squarci, le contusioni, le piccole e microscopiche fratture, con l\u2019et\u00e0 avanzata tutto questo sarebbe esploso in maniera funesta e fatale, come le ossa e le vene di Men.<\/p>\n<p>Ross possedeva la forza dirompente della giovinezza, l\u2019energia illimitata sprigionata da un corpo scolpito, perfetto, pulito e fresco fino all\u2019ultima cellula; ma Men poteva contare sulla saggia esperienza conquistata negli anni. Fino al quinto round il campione si era mosso con lentezza, aveva aspettato con pazienza che l\u2019energia dell\u2019avversario svaporasse, in seguito, dalla sesta ripresa in poi, aveva cominciato anche a colpirlo con bastonate improvvise. L\u2019australiano messo sull\u2019attenti e pi\u00f9 volte castigato per i pochi e inevitabili cali di concentrazione, era ora pi\u00f9 stanco e decisamente snervato.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo round inizi\u00f2 ancora una volta con quel leone di Ross che rifilava poderose zampate al corpo ben difeso del vecchio campione. Questi per\u00f2 sostava pronto ad agganciare l\u2019altro, gli teneva il pugno ben premuto sulla bocca per non farlo respirare, lo colpiva ripetutamente con la spalla in ogni clinch. Poi a trenta secondi dalla fine, mentre lo stanco gnu se ne stava meditativo in attesa dell\u2019attimo fuggente necessario a lasciar partire l\u2019ultima carcassa, quella decisiva e fatale, accade l\u2019inaspettato. Ancora una volta l\u2019australiano si espose al pugno, Luiz Men lasci\u00f2 allora partire il destro, ma il missile sfior\u00f2 soltanto l\u2019orecchio di Ross. Il corpo del pugile avversario si pieg\u00f2 sulle ginocchia, un jab devastante s\u2019avvicinava ora pericolosamente verso il mento del campione.<\/p>\n<p>D\u2019improvviso fu il buio.<\/p>\n<p>Emma, occhi grandi come soli. Viso liscio e gote rosse. Sedeva al tavolo di un piccolo bar della sconfinata periferia di Citt\u00e0 del Messico. Le mani esili, gentili, affusolate, imperlate di bigiotteria ricercatissima, stringevano con eleganza una bianca tazza di caff\u00e8. Le sue labbra rosse e carnose facevano vibrare l\u2019aria con voce incantevole che Luiz Mendoza Mendez Aguilera ascoltava stregato, malgrado la gravezza dei concetti veicolati. &lt;&lt; Sai, non vedo cosa ci trovi di bello&gt;&gt;, disse sommessamente, con un tono che tradiva una discussione precedente, pi\u00f9 e pi\u00f9 volte affrontata e sempre con esito insoddisfacente. &lt;&lt;Possibile che tu non ti senta mai solo? I ragazzi della tua et\u00e0 scorrazzano per i locali, vanno al mare, salgono in montagna, ballano, si divertono insomma. Tu no. Tu te ne stai sempre l\u00ec a prendere a pugni un sacco, chiuso tra quattro mura, che quando vedi un po\u2019 di luce non \u00e8 mai quella del sole, ma sempre quella artificiale dei riflettori. Passi la vita a batterti contro i tuoi avversari come se foste cani da combattimento e come se non bastasse fai degli enormi sacrifici per mantenere il tuo peso-forma: non mangi, non bevi. Possibile che sia davvero questa la vita che vuoi? E cosa guardi con quella faccia da tonto! Dannazione rispondimi!&gt;&gt;.<\/p>\n<p>Ma Luiz Mendoza Mendez Aguilera non era mai stato un tipo loquace e questo anche perch\u00e9 non conosceva molte parole. Alcuni dicono che per esprimersi basta essere dotati della capacit\u00e0 di pensare, ma il nostro campione sapeva bene che non era cos\u00ec. Lo aveva sempre saputo, bench\u00e9 non fosse mai stato capace di dirlo. Se non conosci le parole \u00e8 difficile che tu possa pensare al loro contenuto. Le parole non servono solo per esprimersi, ma soprattutto per pensare.<\/p>\n<p>Quella volta per\u00f2 Luiz si sent\u00ec come ispirato, e preso come da una mania apollinea disse: &lt;&lt;potrei dirti che combatto e amo il pugilato per i soldi. Potrei dirti che l\u2019incontro con O\u2019 Weil ha saldato l\u2019ultima rata della casa dei miei genitori, potrei dirtelo e non sarebbe falso. Ma se lo facessi ometterei la cosa pi\u00f9 importante: non combatto solamente per denaro&gt;&gt;. Stupito di s\u00e9 stesso, lui che balbettava e non riusciva a mettere in fila pi\u00f9 di pochi periodi, che era abituato a esprimersi solo con il corpo e con i muscoli sulla pedana quadrata, adesso non riusciva pi\u00f9 a rientrare nel suo silenzio abituale e verbosamente riprese a favellare quasi con la stessa leggiadria con la quale atterrava i suoi avversari. &lt;&lt;Tutto ci\u00f2 che so, dolce Emma, \u00e8 che ci sto bene sul ring. Quando riesco a portare l\u2019avversario al centro della pedana, quando \u00e8 da un pezzo che lui si riserba di colpirmi ma non ci riesce, perch\u00e9 non gli ho mai dato spazio di portare il pugno aldil\u00e0 del mio orizzonte di difesa, quando crede di essermi superiore e rimane frastornato da un pugno micidiale, un pugno fulmineo che si fa breccia nel buio della sua avanzata, che per un attimo tutto illumina e a cui seguita l\u2019esplosione del tuono\u2026 Vivo la vita al cento per cento e non a met\u00e0 come fanno tutti quanti gli altri. Non bevo, non fumo, non faccio la vita del maiale, e guarda qui \u2013 disse mostrando l\u2019ampio torace pronto a squarciare la logora magliettina bianca \u2013 senti che roccia! Ogni muscolo, ogni singolo nervo, fino all\u2019ultima cellula, tutto \u00e8 tenuto alla perfezione. E questo corpo d\u2019acciaio, questo sguardo d\u2019acciaio, quest\u2019anima d\u2019acciaio\u2026 ogni volta che supero le corde e metto piede sul tappeto tutto questo acciaio giubila di gioia!&gt;&gt;.<\/p>\n<p>A quelle parole il viso di Emma era stato letteralmente inondato dalla paura. Mentre il suo amato gli descriveva la sua visione interiore e anteponeva al sogno di lei, al sogno di una vita tranquilla e borghese tra le forti braccia di lui, l\u2019immagine di un uomo tumefatto e barcollante, le luci della ribalta e lui trasportato sempre pi\u00f9 lontano da lei, imbarcato su quella marea di vita che superava le capacit\u00e0 di comprensione di lei, tutto questo port\u00f2 la donna al deliquio. Emma svenne per il dolore del suo cuore spezzato.<\/p>\n<p>In quel preciso istante l\u2019aroma del caff\u00e8 di un signore seduto in terza fila si fece largo tra la puzza di tabacco bruciato, attravers\u00f2 i fumi rilucenti per via della luce elettrica e penetr\u00f2 dirompente le nari del vecchio campione, risal\u00ec nelle vicinanze del cervello e prese a fargli un po\u2019 di sano solletico. Questi si risvegli\u00f2 frastornato. Era a vent\u2019anni e a chiss\u00e0 quanti chilometri di distanza dalla sua Emma quando finalmente realizz\u00f2: l\u2019incontro era perso. La sua carriera terminava cos\u00ec, con una dolorosissima sconfitta, nella folla assordante della sua solitudine al crepuscolo. \u00a0Le mani erano gi\u00e0 state spogliate dai guantoni e ora gli penzolavano dolenti lungo i fianchi lividi. Il giovane Ross and\u00f2 a congratularsi con quel vecchio gnu che per poco non gli era sfuggito portandosi dietro i brandelli della sua giovane pelliccia. I suoi secondi ancora preoccupati, continuavano a sussurrargli incoraggiamenti per rincuorarlo, ma quello che Luiz Men sent\u00ec dentro il suo cuore in quel momento non \u00e8 traducibile con parole umane. Rispondendo a quella sensazione, inutile da spiegare a chi l\u2019ha sperimentata, perch\u00e9 gi\u00e0 sa, impossibile da enunciare a chi non ne ha invece fatto mai esperienza, perch\u00e9 indicibile, Luiz Mendoza Mendez Aguilera inizi\u00f2 a piangere. Pianse per il cuore spezzato di Emma, pianse per tutti i pugili che aveva sconfitto, pianse anche per Paul Ross, che adesso era giovane e forte, ma che un giorno avrebbe pianto a sua volta, sconfitto all\u2019angolo del suo ultimo round. Pianse forte. Pianse e disse: &lt;&lt;portatemi un caff\u00e8. E che sia senza zucchero&gt;&gt;. Quando il bicchierino gli arriv\u00f2 tra le mani, Ross stava ancora festeggiando. Il vecchio pugile lev\u00f2 il bicchiere al cielo come a voler brindare, poi ingoi\u00f2 con un solo sorso. Quel caff\u00e8 era esattamente come doveva essere: puro come l\u2019amata perduta, caldo come l\u2019inferno del quadrato e nero come l\u2019impiego nella raccolta dei grani che ora avrebbe per forza di cose dovuto tornare a svolgere per sopravvivere, ripigliare a campare.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_34523\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"34523\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luiz Mendoza Mendez Aguilera era un pugile statunitense di origine messicana. Ormai quarantenne e a tutti noto semplicemente come Luiz Men, da vent\u2019anni aveva abbandonato il paese natio e il vecchio impiego nella infernale e malpagata raccolta del prestigioso caff\u00e8 d\u2019 Altura Messicano, per dedicarsi alla ben pi\u00f9 fruttuosa mietitura di campioni e campionati in [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_34523\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"34523\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":15259,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[483],"tags":[520,518,519,515,45,47,347],"class_list":["post-34523","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2018","tag-boxe","tag-messico","tag-pugilato","tag-racconti-nella-rete-2018","tag-racconto","tag-racconto-breve","tag-sport"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34523"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/15259"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=34523"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34523\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34530,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34523\/revisions\/34530"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=34523"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=34523"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=34523"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}