{"id":34489,"date":"2018-04-06T12:05:59","date_gmt":"2018-04-06T11:05:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34489"},"modified":"2018-04-06T12:05:59","modified_gmt":"2018-04-06T11:05:59","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-provvisorio-di-raffaele-montesano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34489","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Provvisorio&#8221; di Raffaele Montesano"},"content":{"rendered":"<p>Avrebbe sicuramente fatto l&#8217;insegnante di matematica, se le cose fossero andate diversamente.<br \/>\nNon era soltanto la materia in cui aveva ottenuto i voti migliori, non poteva essere quello l&#8217;aspetto rilevante. Apparteneva ad una generazione obbligata a saper far bene i conti, la prima in grado di poter generare figli ingegneri, mantenerli agli studi in citt\u00e0 con quello che la terra dava e la bocca centellinava. Avere un figlio all&#8217;universit\u00e0 significava dover togliere ancora qualcosa al dominio del necessario per inserirlo nel superfluo. Dall&#8217;altro lato, dal punto di vista del figlio, non si poteva far altro che dedicarsi ai buoni voti per non sentire il magone mangiarsi lo stomaco.<br \/>\nEbbe la fortuna di vivere la matematica come una passione, non esattamente una ragione di vita, ma sicuramente qualcosa che gli impedisse di sentire eccessiva fatica agli occhi nelle lunghe ore di studio.<br \/>\nS\u00ec, avrebbe fatto l&#8217;insegnante e accontentato comunque i suoi genitori che, pi\u00f9 che una mansione specifica, desideravano per lui la possibilit\u00e0 di lavorare in giacca, seduto dietro una scrivania, a riparo dal sole.<br \/>\nLi avrebbe accontentati.<br \/>\nRipensava spesso all&#8217;ultimo anno di liceo, agli amici che presto avrebbe dovuto lasciare, probabilmente per sempre, e all&#8217;unico vero amore della sua vita, Erica Giurizzani, sua compagna di classe che aveva velatamente corteggiato per quattro anni senza mai decidersi a dichiararsi apertamente.<br \/>\nRimuginava ancora su quella storia, nonostante fossero passati quasi quarant&#8217;anni e i suoi genitori erano morti col sorriso sulle labbra sapendo il figlio collocato esattamente dove lo avevano sempre sognato; anche se non era mai stato perfettamente chiaro a nessuno dei due in cosa consisteva precisamente il suo lavoro. Lui gliel&#8217;aveva spiegato molte volte, durante i pranzi a casa loro, quando veniva ricevuto quasi con la deferenza di un ospite piuttosto che come un figlio, ma il padre aveva rinunciato a capirci qualcosa fin dall&#8217;inizio e alla chiarezza della dinamica preferiva la concretezza degli effetti. Al figlio non mancavano i soldi, questo contava.<br \/>\nLa madre si adeguava alle opinioni del marito, affidandosi alla sua visione delle cose del mondo; era sempre stato cos\u00ec per lei. Ma alla fine di ogni discorso, quando ormai ogni parola era stata detta e i pensieri si appesantivano per il cibo e il vino, lavando i piatti sotto l&#8217;acqua tiepida, con l&#8217;espressione del tutto personale che riusciva ad assumere \u2013 una sorta di tristezza serena, l&#8217;avrebbe descritta il figlio \u2013 diceva quello che veramente pensava, e cio\u00e8 che s\u00ec, i soldi andavano bene, ma lei avrebbe preferito per lui un matrimonio diverso e una nuora meno distante, per nascita e per carattere. Si consolava con i due nipoti maschi di cui parlava come se fossero un buon ricavo da un pessimo affare.<br \/>\nLui si era immaginato molte volte Erica Giurizzani alle prese con sua madre, mentre con discrezione si allontanava dalla tavola per rassettare la cucina e si aspettava che la nuora la seguisse per dimostrarle quanto bene avesse fatto il figlio a sceglierla come compagna.<br \/>\nErano questi pensieri ad avergli ribadito, nel corso degli anni, che l&#8217;amore per lei si stava mantenendo vivo, anche se lasciato in disparte, anestetizzato dai mille avvenimenti piccoli e grandi della vita.<br \/>\nIn quel momento, a quarant&#8217;anni dalla nascita di quell&#8217;amore e a quasi sessant&#8217;anni di vita, erano rimasti gli unici pensieri che lui faceva a proposito di Erica. Da circa quindici anni non pensava a lei in termini erotici. Il motivo era che la incontrava raramente e sempre in situazioni cos\u00ec fugaci da non permettergli di fare una seria analisi del cambiamenti del suo fisico. Nella sua immaginazione non era riuscito a sostituire il corpo della ragazza con quello della donna, di conseguenza non era pi\u00f9 in grado di desiderarla carnalmente perch\u00e9 gli ricordava troppo una volta che suo figlio port\u00f2 la fidanzata a cena e lui not\u00f2 pi\u00f9 di una somiglianza con il suo antico amore.<br \/>\nOgni tanto, in un passaggio di qualche romanzo, \u2013 il suo lavoro, che non riusciva a spiegare bene ai genitori, era quello di romanziere; scrittore di gialli, per la precisione \u2013 inseriva un personaggio che vagamente gli ricordava lei.<br \/>\nEra questo un aspetto fatto notare anche da qualche suo lettore. Una volta, alla presentazione di un suo libro, vide tra il pubblico un braccio alzarsi vigoroso, not\u00f2 le unghie dallo smalto rosso, gli sembrarono enormi. Pensava di dover rispondere ad una delle solite domande sulla scrittura, sull&#8217;ispirazione o cose simili. Invece la proprietaria del braccio, un donnone proporzionato alle unghie che portava, gli par\u00f2 davanti alcuni suoi volumi sottolineati in pi\u00f9 punti. Glieli mostr\u00f2 come fossero prove ad un processo e gli chiese conto di quelle descrizioni ricorrenti che, a suo dire, erano riferite tutte alla medesima donna.<br \/>\nLui si sforz\u00f2 di rispondere con tono allegro, cercando sul viso un sorriso un po&#8217; imbarazzato. Fece in modo da lasciar intendere che l&#8217;osservazione della lettrice era del tutto casuale, superflua, puerile. Applicava la sua capacit\u00e0 di apparire snob solo di fronte a domande che in qualche modo lo avrebbero costretto a mettersi a nudo.<br \/>\nEra quello il motivo principale per cui scriveva esclusivamente gialli: gli consentivano di non scoprirsi, di non mettere in gioco altro che la sua abilit\u00e0 di tessere trame avvincenti, mai i suoi sentimenti.<br \/>\nEcco perch\u00e9 era convinto che, se la sua vita avesse preso un&#8217;altra strada, sarebbe stato un buon insegnante di matematica. Quello che scriveva c&#8217;entrava con l&#8217;arte allo stesso modo che il risolvere una complicata equazione a pi\u00f9 incognite. Era una questione di ragionamento, pi\u00f9 che di sensibilit\u00e0 artistica.<br \/>\nAl suo agente letterario tutto questo andava pi\u00f9 che bene. Considerava come maggior aspirazione della vita il poter gestire un&#8217;artista che non ragionava con i criteri dell&#8217;arte ma con quelli della matematica. Da lui non ci si potevano aspettare colpi di testa, crisi creative. Era costantemente una questione di fare due pi\u00f9 due.<br \/>\nScrivere e riscrivere forsennatamente sempre lo stesso romanzo con parole diverse, questo il giudizio di qualche critico.<br \/>\nChiss\u00e0 che cosa pensava Erica Giurizzani dei suoi romanzi, chiss\u00e0 se ne aveva mai letto uno. Non l&#8217;aveva mai vista a nessuna delle sue presentazioni e in quei quattro o cinque incontri in dieci anni non c&#8217;era stato che il tempo di un ciao detto al volo, in preda ad una frenesia che forse non era del tutto reale bens\u00ec voluta, per evitare l&#8217;imbarazzo del dover rivangare i tempi andati.<br \/>\nGli piaceva dire che per lei aveva consumato il cuore, che le aveva dedicato tante energie, troppe, e poi non gli era rimasto molto se non un pacato affetto che, in qualche modo, era riuscito a distribuire tutto sommato bene in trent&#8217;anni di matrimonio con sua moglie.<\/p>\n<p>Aveva bisogno di consegnare qualcosa entro aprile. &lt;&gt; gli aveva detto il suo agente, dando alla parola \u201ccazzo\u201d un tono di incoraggiamento.<br \/>\nLui aveva fatto come sempre: aveva comprato per una settimana i principali quotidiani e si era dedicato alla lettura della cronaca nera, selezionato quattro o cinque articoli che riportavano una storia interessante e su quella aveva iniziato a lavorare.<br \/>\nSi era soffermato sulla vicenda di una ragazza poco pi\u00f9 che diciottenne, uccisa, forse per gelosia, dal suo fidanzato.<br \/>\nAppunt\u00f2 sul suo taccuino \u201cLei \u2013 Erica\u201d.<br \/>\nAveva bisogno di qualcosa, una scintilla per trovare la voglia di scrivere quel romanzo che \u2013 questo lo avrebbe presto annunciato in pubblico \u2013 sarebbe stato l&#8217;ultimo della sua carriera. Decise di dare il nome del suo vecchio amore alla vittima del suo giallo.<br \/>\nSulla riga appena sotto scrisse \u201cLui \u2013 Paolo\u201d.<br \/>\nEra il nome che usava quando voleva inserire un suo alter ego all&#8217;interno della storia. Dunque, sarebbe stato lui ad uccidere Erica. L&#8217;ingenua perversione di questo pensiero lo fece sorridere.<br \/>\nCerc\u00f2 ancora tra le disgrazie altrui e si accorse che Lui \u2013 Paolo era morto a sua volta. Suicidio o, forse, omicidio. Su quel \u201cforse\u201d avrebbe costruito la sua nuova ed ultima fatica letteraria.<br \/>\nAggiunse al taccuino \u201cChi ha ucciso Lui \u2013 Paolo?\u201d, incornici\u00f2 la domanda in un rettangolo, su uno dei lati disegn\u00f2 una freccia alla fine della quale scrisse: \u201cTerzo \u2013 Assassino\u201d.<br \/>\nTerzo poteva essere in stretti rapporti con la prima vittima, Lei \u2013 Erica. Questi rapporti non dovevano per forza essere usuali, si rischiava di cadere nel banale.<br \/>\nC&#8217;erano migliaia di storie fatte di padri che ammazzavano gli assassini delle figlie. Terzo non doveva essere un familiare, magari un amante oppure un corteggiatore. Se lo immaginava come un&#8217;ombra dietro i vetri di un&#8217;automobile che spiava Lei e Lui passeggiare per strada. Lui forse intuisce qualcosa, indaga, s&#8217;ingelosisce e perde la testa. Uccide Lei e Terzo si vendica. Semplice e abbastanza d&#8217;effetto.<br \/>\nQualcosa in questa trama per\u00f2 non lo convinceva. Fosse stata un&#8217;equazione, pensava, sarebbe di semplice risoluzione. Una pagina di calcoli al massimo. Bisognava inserire una nuova incognita per rendere il gioco pi\u00f9 articolato.<br \/>\nFece partire un&#8217;altra freccia dal rettangolo con la domanda che culminava nella parola \u201cQuarto\u201d. Era lui il vero assassino da svelare solo nelle ultime pagine.<br \/>\nImprovvisamente ebbe l&#8217;esatta percezione di cosa quel libro sarebbe stato: un ottimo esercizio di stile, ordinario pi\u00f9 che banale, senza particolari novit\u00e0 se non la forte personalizzazione degli stereotipi di genere. Non gli rimaneva che scriverlo.<br \/>\nAccese il vecchio Acer che aveva nello studio, comprato dieci anni prima e mai pi\u00f9 cambiato nonostante il figlio gli avesse pi\u00f9 volte spiegato che dieci anni in campo informatico erano come cinquant&#8217;anni nel mondo reale. Stava scrivendo su una macchina del secolo precedente.<br \/>\nNon gli importava. A lui interessava che nello schermo comparissero esattamente le stesse lettere digitate sulla tastiera, che quanto scritto rimanesse al sicuro senza cancellarsi per tutte le settimane che gli occorrevano per completare il lavoro e mandarlo via mail al suo agente che lo avrebbe letto e, se giudicato buono, venduto al miglior offerente. Al rango di buono, ovviamente, si accedeva tramite l&#8217;ostica qualit\u00e0 dell&#8217;essere vendibile.<br \/>\nApr\u00ec una pagina del suo programma di scrittura, centr\u00f2 il cursore sulla prima riga e scrisse \u201cProvvisorio\u201d.<br \/>\nI titoli non erano il suo forte.<br \/>\nEra molto pi\u00f9 bravo con gli incipit, alcuni erano diventati pi\u00f9 famosi del libro stesso e gli erano valsi qualche premio. Quella volta per\u00f2 non aveva buone idee, si sentiva come svuotato.<br \/>\nQuando si trovava in questo stato d&#8217;animo evitava accuratamente di scrivere, in genere passeggiava per la stanza parlottando tra s\u00e9 e s\u00e9, discutendo della trama fino a che non fosse arrivata una sensazione pi\u00f9 propizia.<br \/>\nConcep\u00ec particolari inutili, riempitivi: la marca di sigarette che Terzo fumava, il colore preferito di Lei, il film che Lui guardava almeno una volta ogni sei mesi, quello che Quarto era solito mangiare prima di andare a dormire ogni sera. Erano quel genere di dettagli che appassionavano il lettore, lo facevano sentire all&#8217;interno della storia, vicinissimo ai personaggi.<br \/>\nSi dedic\u00f2 poi alla descrizione di Lei \u2013 Erica. Spense allora l&#8217;emisfero destro, quello della fantasia, per raccogliere tutte le energie nella zona dei ricordi.<br \/>\nLei era bassa, o almeno parlava di s\u00e9 in questi termini. Non aveva mai avuto un&#8217;opinione precisa sulla questione. Semplicemente, non ci aveva mai fatto caso. Gli piaceva per\u00f2 quando lei si lamentava dichiarando di invidiare la sua altezza. Era una delle cose che lo facevano stare bene.<br \/>\nAveva capelli rosso scuro. Fosse dipeso da lui, sarebbero stati neri. Ma Lei \u2013 Erica si arrabbiava quando qualcuno definiva i suoi capelli come neri.<br \/>\n&lt;&gt; protestava mettendone una ciocca in controluce, ed effettivamente un qualche riflesso rossastro s&#8217;intravvedeva dal nero generale.<br \/>\nDescrisse il colore degli occhi con le stesse parole che lei, un numero indefinito di molti-anni prima, aveva usato per definirli: \u201ccolor ciliegia molto matura\u201d.<br \/>\nIl seno ampio, abbondante, che nelle sue fantasie di ragazzo doveva essere infinito e morbido come la trapunta in cui si appallottolava nei pomeriggi d&#8217;inverno passati a masturbarsi e morire di spasimi d&#8217;amore per lei.<br \/>\nMentre rievoc\u00f2 quel ricordo, a quasi sessant&#8217;anni e un giusto numero di donne avute per le mani, pot\u00e9 finalmente fare una valutazione esatta di quanto concretamente fosse grande il seno di Lei \u2013 Erica. Torn\u00f2 per un momento a desiderarla, poi si ricord\u00f2 della donna, dei saluti fugaci e tutto torn\u00f2 come prima. Inser\u00ec tra i suoi propositi per il futuro quello di far caso senza andar troppo per il sottile, al prossimo incontro, a come si fossero conservate le sue tette. Si sarebbe dimenticato di quell&#8217;idea, non perch\u00e9 puerile ma perch\u00e9 sarebbero potuti passare anche anni fino ad un nuovo incontro con Lei.<br \/>\nRivangare per l&#8217;ennesima volta quel passato gli regal\u00f2 mezza pagina che ad una prima rilettura giudic\u00f2 come buona, l&#8217;avrebbe poi forse limata un po&#8217;, senza rimuginarci troppo sopra. Aveva passato gi\u00e0 da tempo la fase in cui l&#8217;editore esigeva da lui testi perfetti, curati nella forma. Ora richiedeva solo testi, senza aggettivi. Il resto era lavoro da stagista.<br \/>\nSi dedic\u00f2 poi alla descrizione di Lui \u2013 Paolo. Quando ripensava al se stesso di quegli anni, la prima cosa che gli veniva in mente era la lotta continua contro il suo stesso corpo, contro i muscoli che non riuscivano per qualche motivo a coordinarsi bene con il cervello. Cerc\u00f2 allora una bella frase per descrivere la sua goffaggine.<br \/>\nScrisse: \u201cEra come un ballerino con in testa una musica diversa rispetto a quella suonata dall&#8217;orchestra.\u201d<br \/>\nDecise che sarebbe diventata l&#8217;incipit del libro.<br \/>\nEra riuscito a trovare una buona entrata ad effetto, di quelle che, insieme al titolo e alla copertina, facevano vendere i libri.<br \/>\nRitenne che con quella prima frase fosse possibile \u201ccampare di rendita\u201d per almeno cinque o sei periodi. Complet\u00f2 dunque la descrizione di Lui \u2013 Paolo senza altri virtuosismi, di mestiere. Ne venne fuori un quasi-post-adolescente del tutto ordinario, senza particolari caratteristiche che lo differenziassero dagli altri.<br \/>\nQuando vide la prima pagina quasi completa, pens\u00f2 che sarebbe stata pressappoco la stessa della bozza di stampa, quella che avrebbero poi letto tutti.<br \/>\nSi chiese se anche Erica Giurizzani l&#8217;avrebbe letta, ma era una domanda che si poneva spesso. Quella volta per\u00f2 riusc\u00ec ad essere pi\u00f9 preciso, si domand\u00f2 cosa ne avrebbe pensato lei del ragazzo descritto nell&#8217;incipit, se le avesse ricordato qualcuno \u2013 magari lui \u2013 oppure lo avrebbe ignorato, come spesso si fa con le descrizioni, per concentrarsi sullo sviluppo della trama.<br \/>\nAnche lui era uno che, da lettore, non dava importanza alle descrizioni. Le leggeva mangiandosi le parole, solo ogni tanto notando qua e l\u00e0 qualche idea da poter personalizzare. Eppure da scrittore erano diventate una sua caratteristica. Metaforicamente assomigliavano a molte cose della sua vita, diceva, erano dei semplici riempitivi ma esteticamente ben fatti.<br \/>\nOgni volta che faceva questa considerazione non poteva far a meno di perdersi in pensieri ingarbugliati che riguardavano la sua famiglia. I suoi due figli, di cui parlava con espressioni del tipo \u201cil nostro \u00e8 un rapporto abbastanza originale per via di&#8230;\u201d, diventavano man mano che gli anni passavano sempre pi\u00f9 sconosciuti. Riusci a tener sotto controllo ogni minimo aspetto del loro carattere soltanto nei primissimi anni d&#8217;et\u00e0, quando ancora la loro vita era totalmente domestica e dipendente dai genitori. Inizi\u00f2 a perderli di vista gi\u00e0 ai tempi della scuola. Vedeva i loro compagni come microbi corruttori, come piccoli demoni che con la loro compagnia a poco a poco glieli stavano portando via.<br \/>\nIn verit\u00e0 era stato lui a lasciarli andare, a permettere che il loro carattere sviluppasse aspetti che avrebbe poi per sempre ignorato. Scusava se stesso per questo, considerando che due possono essere i traumi infantili: la troppa oppressione dei genitori o il totale abbandono. Riteneva di essersi barcamenato abbastanza bene, lasciandogli \u201ccorda lunga\u201d, come diceva spesso suo padre, per intervenire solo quando strettamente necessario. Era pi\u00f9 una scusa che una reale situazione, lo sapeva bene. Si era rassegnato da tempo nell&#8217;apprendere di essere pervaso da una sorta di egoismo gentile, che qualcuno chiamava disinteresse nei confronti di qualsiasi cosa, ma in realt\u00e0 era solo voglia di curare quelle migliaia di micro-ferite all&#8217;anima che negli anni si era procurato nei modi pi\u00f9 disparati, curarle con altrettante parole da impacchettare in romanzi, qualcuno buono altri molto meno. Coltivare un semi-assopito amore per Erica Giurizzani, ma pi\u00f9 come fosse un hobby piuttosto che un sentimento.<\/p>\n<p>Lavorava ai suoi libri per otto ore al giorno, come fosse un impiegato. Scriveva in camicia, pantaloni di velluto e mocassini. Sopperiva cos\u00ec alla sua esigenza di sentirsi addosso una divisa.<br \/>\nDopo i tre mesi bastevoli per finire un romanzo, per\u00f2, smetteva completamente di pensarci e si dedicava ad altro. In genere faceva un piccolo viaggio con la moglie. Nel salotto avevano foto di loro due ad Atene, con alle spalle l&#8217;acropoli, a Londra e a Parigi. Erano quelli i momenti in cui il loro matrimonio si mostrava per quello che era, pacato ed incrollabile.<br \/>\nSi erano conosciuti alla Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia che lei aveva portato a termine con il massimo dei voti e lui aveva \u201cbrillantemente lasciato a met\u00e0\u201d, come spesso ripeteva, per via di quel suo primo romanzo pubblicato dalla Mondadori al numero 4273 della collana dei gialli.<br \/>\nGli era costato pi\u00f9 fatica il dover combattere con il padre per scegliere un indirizzo di studi che differiva dalle aspettative familiari che riuscire a farsi leggere e pubblicare da un grande editore.<br \/>\nEra successo tutto quindici giorni prima degli esami di maturit\u00e0. Aveva gi\u00e0 da tempo deciso che il suo avvenire sarebbe stato tra i numeri, a cancellare e riscrivere formule su una lavagna. Una sera, per\u00f2, per riposarsi dallo studio si era messo a scrivere.<br \/>\nNon riusc\u00ec mai a spiegarsi da dove veniva quell&#8217;ispirazione che lo portava a compiere un&#8217;attivit\u00e0 per lui del tutto inusuale come scrivere una storia di fantasia. Compil\u00f2 tre fogli protocollo da quattro facciate. Dodici pagine fitte di scrittura sottile non per timidezza ma per paura che la carta finisse prima della storia. Trascrisse in bella con una vecchia Olivetti comprata pi\u00f9 per questioni estetiche che funzionali. Quando vide il suo lavoro terminato, immortalato con l&#8217;inchiostro tipografico sul foglio bianco e i margini perfettamente allineati proprio come quelli di un libro, prov\u00f2 una gioia pari solo a quella di una volta in cui Erica Giurizzani gli diede la mano una notte di Natale, a messa durante il Padre Nostro, e lui ne sent\u00ec la temperatura tiepida e l&#8217;immensa delicatezza.<br \/>\nCambi\u00f2 il suo futuro in una notte, fu la prima ed unica volta della sua vita.<br \/>\nL&#8217;universit\u00e0 fu un episodio breve, fatto di corsi seguiti male ed esami dati controvoglia. Fu la sua futura moglie a consigliargli di lasciar perdere per dedicarsi alla scrittura.<br \/>\n&lt;&gt; gli disse, &lt;&gt;.<br \/>\nLui segu\u00ec il consiglio dedicando un semestre ad una scrittura forsennata che alternava alla compagnia di lei. A met\u00e0 dell&#8217;opera inizi\u00f2 a crederci davvero, fino al punto da negarsi l&#8217;amore fisico per non togliere energie utili al lavoro. In quel periodo non era un ragazzo ma una specie di pila a carica temporanea, da saper amministrare per completare l&#8217;impresa.<br \/>\nLei lo assecond\u00f2, credeva in lui pur non avendo mai letto una riga della sua scrittura. Era quella una forma di devozione ereditata da qualche membro femminile della sua famiglia che in passato aveva eccelso nell&#8217;essere donna-moglie-madre-del-sud.<br \/>\nQuesta suo modo di essere si abbinava bene all&#8217;egoismo gentile di lui. Erano perfettamente complementari, con qualche perdita da parte di lei sul fronte dell&#8217;assolutezza dell&#8217;amore reciproco. Lacuna qualche volta contemplata da entrambe ma mai affrontata apertamente. Lei la annoverava tra le cose non perfette della vita e che tutto sommato poteva anche farsi andare bene. Lui voleva\\doveva solo scrivere. Tutto il resto era accessorio.<br \/>\nQuella del romanzo pubblicato a soli ventitr\u00e9 anni da un grande editore non fu l&#8217;unica cosa eclatante di quel periodo. Gli riusc\u00ec anche di mettere incinta la fidanzata in tempo utile per farle discutere la tesi con un inizio-di-pancione notato da pochi.<br \/>\nSe ne andarono a vivere in un bilocale non lontano dalla casa dei suoceri, preso in affitto e non acquistato per una nevrosi di lui che improvvisamente aveva preso a considerare quello dello scrittore come un mestiere altamente precario e assolutamente incompatibile con un mutuo. Vane furono le offerte d&#8217;aiuto da parte dei suoceri.<br \/>\nAcquist\u00f2 la villetta dove avrebbero passato il resto dei propri giorni, pagandola quasi in contanti, quando sette anni dopo uno dei suoi libri fu preso in considerazione per lo Strega. Non vinse ma vendette quattro volte la tiratura dei precedenti. Da quel momento in poi ebbe la percezione netta che le cose non sarebbero cambiate pi\u00f9 di molto, ed effettivamente cos\u00ec fu.<\/p>\n<p>Dopo tre giorni di lavoro, Provvisorio stava per essere dotato di un primo capitolo completo. Lui \u2013 Paolo e Lei \u2013 Erica occupavano gran parte delle pagine. Si amavano con un amore giovane, un po&#8217; morboso, fatto di litigate che si potevano tranquillamente evitare e una sintonia sessuale altalenante; i regalini di Natale e San Valentino, le feste a\\(di) (finta) sorpresa per il compleanno e pranzi un po&#8217; imbarazzati la domenica a casa dei genitori di lei.<br \/>\nIl padre di Lei \u2013 Erica era ammiraglio dell&#8217;esercito. C&#8217;era la forte possibilit\u00e0 che fosse lui Terzo, ma la questione rimaneva ancora aperta. Era troppo presto. Fu preventivamente descritto in maniera spigolosa, con parole tali da metterlo in cattiva luce agli occhi del lettore.<br \/>\n\u201cEra costantemente di umore acre, ricordava un signore obeso che ad agosto se ne stava a sudare in maglia della salute sotto un ombrellone un po&#8217; arrugginito, con una peroni calda appoggiata al tavolo in plastica dell&#8217;Algida, con ai piedi zoccoli di sughero e le unghie vistosamente lerce.\u201d<br \/>\nAveva utilizzato molte volte quel trucco per orientare il lettore verso sensazioni sgradevoli ancor prima che la trama avesse smascherato, tramite l&#8217;azione, la reale essenza del personaggio.<br \/>\nChiuse il capitolo con la frase: \u201cla vita scorreva ordinaria come tutte le altre, nell&#8217;attesa che arrivasse qualcosa di eclatante a renderla speciale.\u201d<br \/>\nA quel punto ogni lettore avrebbe potuto avere un&#8217;immagine abbastanza nitida di Lei \u2013 Erica. Questo dato di fatto lo indispett\u00ec non poco. Sulle prime poteva sembrare una di quelle malattie da scrittore che diventa geloso dei propri personaggi dopo averli resi vivi sul foglio. In realt\u00e0 era geloso di Erica Giurizzani, quella vera, perch\u00e9 era chiaro che di lei si trattava e non di una mera ispirazione. Si chiese se avesse preso la giusta decisione inserendo un riferimento preciso all&#8217;amore della sua giovent\u00f9 nell&#8217;ultimo romanzo della sua vita. La risposta era s\u00ec, ma qualcosa continuava a non andare. Si torment\u00f2 un intero pomeriggio in cerca della soluzione e alla fine la trov\u00f2: non poteva essere un giallo.<br \/>\nStava davvero dando fondo ad ogni suo ricordo su Erica Giurizzani per un libro da ombrellone? S\u00ec, ma cosa poteva fare di diverso? Per tutta la sua vita non aveva fatto altro che raccontare di omicidi e di assassini, di equazioni a pi\u00f9 incognite che dopo un tot numero di passaggi\\pagine si risolvono nello smascheramento del colpevole.<br \/>\nQuesto era stato un cruccio che aveva avuto gi\u00e0 in passato. Non aveva mai tentato di scrivere altro. Aveva la certezza di non esserne in grado. Perch\u00e9 non provarci comunque?<br \/>\nNon aveva mai seguito il consiglio di leggere Sciascia, di non dare l&#8217;esclusiva ad un unico agente ma concedersi pi\u00f9 strade, di non pensare alla scrittura esclusivamente in termini di libro-pubblicazione. Non era mai riuscito a cedere al piacere dell&#8217;esperimento.<br \/>\nGli venne in mente una poesia di Edgar Lee Masters:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Soltanto un chimico pu\u00f2 dire, e non sempre ,<\/em><br \/>\n<em> che cosa uscir\u00e0 dalla combinazione<\/em><br \/>\n<em> di fluidi o di solidi.<\/em><br \/>\n<em> E chi pu\u00f2 dire<\/em><br \/>\n<em> come uomini e donne reagiranno<\/em><br \/>\n<em> fra loro, e quali bambini nasceranno?<\/em><br \/>\n<em> C&#8217;erano Benjamin Pantier e sua moglie ,<\/em><br \/>\n<em> buoni in se stessi, ma cattivi l&#8217;un l&#8217;altro:<\/em><br \/>\n<em> ossigeno lui, lei idrogeno,<\/em><br \/>\n<em> il figlio un fuoco devastatore.<\/em><br \/>\n<em> Io, Trainor, il farmacista, mescolatore di elementi chimici,<\/em><br \/>\n<em> morto mentre facevo un esperimento,<\/em><br \/>\n<em> vissi senza sposarmi.<\/em><\/p>\n<p>Si sentiva anche lui come Trainor il farmacista che preferiva la certezza matematica del risultato al rischio del caso. Il problema per\u00f2 era che stava considerando la questione da un unico punto di vista, quello di lui che non faceva cose lontane dalla sua indole e dalla ripetitivit\u00e0 del gi\u00e0 conosciuto. Eppure tutto era nato dal caso, da un esperimento, da quella volta che per distrarsi riemp\u00ec qualche foglio con quello che poi divenne il suo primo racconto. Era una cosa di quarant&#8217;anni fa, pensava. Era stata una scintilla irripetibile, alimentata quel tanto che basta per non farla morire e per costruirci intorno una vita dignitosa, vissuta come la posizione della sua casa: appena un po&#8217; discosta da quella degli altri.<br \/>\nAccese la radio in cerca di un&#8217;atmosfera che calmasse i suoi pensieri, dalle casse uscivano le note ti Toots Thielemans che interpretava Blue in green con Bill Evans. Dalla qualit\u00e0 del brano si accorse che era molto tardi, quasi l&#8217;una di notte. Da quanto tempo non scriveva di notte? Da una vita. L&#8217;ultima volta era sulla quarantina e portava la barba lunga quel tanto in pi\u00f9 che basta per considerarla esagerata, scriveva libri in cui credeva profondamente e gli piaceva che sulla quarta di copertina ci fosse una sua foto in giacca e dolcevita affianco alla biografia.<br \/>\nFu l&#8217;unico periodo in cui rischi\u00f2 seriamente di montarsi la testa con le vendite che andavano pi\u00f9 che bene e le studentesse del suo corso di scrittura creativa che teneva all&#8217;universit\u00e0 \u2013 non era riuscito a non vantarsi con la moglie per essere divenuto \u201caccademico\u201d senza uno straccio di laurea \u2013 che lo corteggiavano con le loro gambette sottili e i capelli caldi di piastra.<br \/>\nNon ebbe mai la minima voglia di tradire la moglie, di conoscere altri corpi oltre al suo. Pi\u00f9 che una consapevolezza fu una cosa di cui si rese conto una volta che una di quelle ragazze prov\u00f2 a sederglisi in braccio dopo che lui l&#8217;ebbe ricevuta nello studio che l&#8217;ateneo gli aveva assegnato. La scacci\u00f2 con ferma dolcezza, sul viso un&#8217;espressione di meraviglia al massimo grado come se si fosse trattato di un&#8217;animale di razza diversa dalla sua che per qualche strano motivo tentava un impossibile approccio. Forse era davvero cos\u00ec. Erano appartenenti a due specie diverse, lui e il resto del mondo femminile che non fosse sua moglie. Doveva essere quello il suo modo di amarla.<br \/>\nMa allora Erica Giurizzani? Bel guaio, quello. A se stesso aveva dato una spiegazione pi\u00f9 che articolata e chiara, era per\u00f2 fatta di intuizioni non traducibili in parole; impossibile quindi esternarla. Erica Giurizzani era nella sua vita come una specie di divinit\u00e0, come una religione in cui credere senza approfondire troppo. Si pu\u00f2 dire che il rapporto con lei era lo stesso di un cristiano non praticante con Dio. Poteva essere amore come poteva non essere assolutamente niente.<br \/>\nE se quella mancanza di coraggio nel tentare un genere letterario diverso fosse in realt\u00e0 la stessa forma di vigliaccheria che per tutti gli anni del liceo gli aveva impedito di dichiarare il proprio amore? Anche a questo pensava spesso. Ora la radio passava The way you look tonight suonata dal pianoforte di Keith Jarrett. Altro pezzo buono segno della notte che avanzava. Erica Giurizzani occupava nella sua vita lo stesso posto di un genere letterario mai tentato. Questa era la sostanza dei fatti.<br \/>\nL&#8217;avesse avuta in quel momento davanti, non in un attimo fugace ma per tutto il tempo del mondo, per tutte le epoche ancora da venire, non ci avrebbe comunque provato. Ne era sicuro. Amava la ragazza di quarant&#8217;anni prima, non la donna sconosciuta di adesso. Ma anche se per qualche prodigio magico la diciottenne Erica si fosse materializzata nella sua stanza, sarebbe stato lo stesso. Gli avrebbe ricordato ancora una volta la ragazza che suo figlio gli presento qualche anno prima a cena e lui aveva notato pi\u00f9 di una somiglianza con il suo antico amore.<br \/>\nNo, non era pi\u00f9 amore il suo ma solo l&#8217;immagine di un sentimento. \u201cCome una fotografia di noi stessi vista a distanza di molti anni dallo scatto\u201d scrisse sul suo taccuino, con il proposito di utilizzarla come frase ad effetto in uno dei capitoli.<br \/>\nCome per Erica Giurizzani cos\u00ec per la letteratura era ormai troppo tardi per tentare e, anche se per caso o per magia l&#8217;occasione si fosse presentata, non l&#8217;avrebbe comunque colta. Doveva essere quello il modo, del tutto personale, in cui capiva cosa realmente voleva dalla vita.<br \/>\nNon voleva coronare il suo sogno d&#8217;amore antico e non desiderava chiudere la carriera con un libro inusuale che non fosse un giallo-matematico-coerente-con-gli-altri.<br \/>\nSpense la radio e il silenzio torn\u00f2 nella stanza. And\u00f2 a coricarsi affianco a sua moglie e sent\u00ec il tepore del suo corpo.<br \/>\n&lt;&gt; gli chiese lei.<br \/>\n&lt;&lt;S\u00ec, ma non succeder\u00e0 pi\u00f9&gt;&gt; rispose lui.<br \/>\n&lt;&lt;Gi\u00e0. Non \u00e8 nelle tue abitudini&gt;&gt;.<br \/>\nNo, non lo era.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_34489\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"34489\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avrebbe sicuramente fatto l&#8217;insegnante di matematica, se le cose fossero andate diversamente. 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Apparteneva ad una generazione obbligata a saper far bene i conti, la prima in grado di poter generare figli ingegneri, mantenerli agli studi in citt\u00e0 [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_34489\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"34489\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":15765,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[483],"tags":[],"class_list":["post-34489","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2018"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34489"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/15765"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=34489"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34489\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34505,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34489\/revisions\/34505"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=34489"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=34489"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=34489"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}