{"id":34434,"date":"2018-03-29T16:17:07","date_gmt":"2018-03-29T15:17:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34434"},"modified":"2018-03-29T16:17:07","modified_gmt":"2018-03-29T15:17:07","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-restane-kebap-di-crescenzo-zito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34434","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Restane Kebap&#8221; di Crescenzo Zito"},"content":{"rendered":"<p>Camminando in via del Corso, in questo tardo pomeriggio di met\u00e0 gennaio, mi sono ritrovato a sentire i commenti razzisti di cinque ciociari che mi precedono sul marciapiede affollato.<\/p>\n<ul>\n<li><em>Guarda st\u00f2 neeegro! Ma vedi d\u2019annattene a casa tua.<\/em><\/li>\n<li><em>Puzza da pauura\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026e venne pure da magn\u00e0<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>Mi sono voltato per guardare il soggetto delle loro parole.<\/p>\n<p>I tratti somatici del giovane mi riportano non ai cittadini dell\u2019Africa ma a quelli del Bangladesh o dello Sri Lanka.<\/p>\n<p>\u00c8 seduto su un treppiede accanto al carrettino fumante da dove si innalza l\u2019odore dei frutti che si cuociono sulla brace. Questo profumo mi riporta in Turchia, anche allora camminavo per il centro della citt\u00e0 che \u00e8 diventata un punto fisso nei miei viaggi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><em>Buyrun<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><strong>[1]<\/strong><\/a>\u2026buyrun\u2026 kestane kebap<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><strong>[2]<\/strong><\/a>\u2026<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le quattro parole, precedentemente gridate a intervalli regolari, erano per me prive di significato; la prima cui dieti un senso, una forma e un odore fu <em>Murat.<\/em><\/p>\n<p>Uscivano tutte, armoniosamente ripetute, dalla sua bocca sorridente.<\/p>\n<p><em>&#8211; T\u00fcrk\u00e7e konu?uyor musun?<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><strong>[3]<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0 &#8211; Non parlo la tua lingua.<\/em><\/p>\n<p>Scossi la testa per rafforzare la mia negazione, ma al tempo stesso mi chiesi se il mio gesto, nella sua cultura, avesse l\u2019identico significato.<\/p>\n<p>Con gentile consenso il ragazzo si fece fotografare accanto al suo carrettino fumante, rosso come le sue dita con le quali muoveva, nel gelo di un tardo pomeriggio di gennaio, i frutti che fuoriuscivano dalla buccia dura. Di tanto in tanto spostava quelle cotte dalla griglia e prendeva, dal sacco appeso a un gancio, altre castagne per intaccarle abilmente con un particolare coltellino a serramanico.<\/p>\n<p>Dopo averlo fotografato gli porsi cinque lire turche, ma il giovane rifiut\u00f2 di prenderle.<\/p>\n<p><em>Birka\u00e7 k<\/em><em>estane ister misin?<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><strong>[4]<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p>&#8211;\u00a0 S<em>peak English?<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; <\/em><em>????????<\/em> <em>??<\/em> <em>???????<\/em><em>?<\/em><a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><em><strong>[5]<\/strong><\/em><\/a><\/p>\n<p><em>&#8211; No, non capisco, \u00e8 russo?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0&#8211;\u00a0 ??\u2026yes.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Parli italiano?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0&#8211; hay?r<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><strong>[6]<\/strong><\/a>\u2026 sono ittaliano, uno ittaliano vero\u2026 <\/em><\/p>\n<p>Queste ultime parole le aveva pronunciate canticchiando.<\/p>\n<p><em>\u00a0 &#8211; Perlusconi ricco\u2026eh eh eh\u00a0 perlusconi\u2026Ruby\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em>Si port\u00f2 le mani al petto e disegn\u00f2 un paio di grosse tette poi, dicendo qualcosa nella sua lingua, rise forte scuotendo la testa.<\/p>\n<p>Sorrisi ma con un pizzico d\u2019amarezza, perch\u00e9 mi accorsi che, per un motivo a me ignoto, certuni atteggiamenti, si spargono oltre i confini italici e, come un riversamento di petrolio, inquinano la dignit\u00e0 di un popolo.<\/p>\n<p><em>\u00a0 &#8211; L\u2019Italia \u00e8 ben altro.<\/em><\/p>\n<p>Bloccai subito la frase perch\u00e9 altrimenti sarei caduto in una voragine di frustrazione. Qualsiasi cosa affermassi era fuori luogo per tanti motivi. Innanzitutto ero in vacanza e non volevo rovinarla ricordandomi di che cosa \u00e8 la politica in Italia; inoltre quel ragazzo non capiva l\u2019italiano e, battute a parte, aveva il suo bel da fare per sopravvivere e non credo proprio che gli interessassero dettagli sulla decadenza di una societ\u00e0 straniera.<\/p>\n<p>Ambedue cercavamo un dialogo e la sete di conoscenza che avevo, si scontrava con la mia pigrizia nell\u2019apprendere le altre lingue ma, nonostante ci\u00f2, ci prodigavamo in gesti e parole: ognuno nella propria lingua, sconosciuta all\u2019altro.<\/p>\n<p>In meno di un\u2019ora Murat da sconosciuto era diventato un conoscente e da l\u00ec a poco sarebbe diventato un simpatico compagno di viaggio.<\/p>\n<p><em>\u00a0 &#8211; Chiss\u00e0 da dove vieni\u2026 sarai turco? Quanto guadagnerai? <\/em><\/p>\n<p>Avevo pensato ad alta voce poi, quasi per scusarmi, gli sorrisi scuotendo la testa per comunicargli che non era importante che capisse, invece, ricambiando il sorriso e il mio gesto, mi fece capire che aveva compreso l\u2019essenza di ci\u00f2 che avevo appena pronunciato e replic\u00f2, sempre nella lingua del corpo, che non era importante.<\/p>\n<p>Subito dopo si rivolse ai passanti.<\/p>\n<p><em>&#8211; Buyrun\u2026buyrun\u2026 kestane kebap\u2026<\/em><\/p>\n<p>Un tono deciso, ma non autoritario, sicuro e gentile nella modulazione di quelle tre parole. A volte, a bassa voce, intercalava qualche espressione in russo e tutte prendevano forma nel vapore del respiro caldo, che fuoriusciva dalle labbra spaccate dal gelo dell\u2019inverno.<\/p>\n<p>Si rivolgeva con simpatia ai passanti e, ogni tanto, si voltava verso di me per strizzare l\u2019occhio destro, come se fossi un suo vecchio compaesano; subito dopo nuovamente alla gente per attirarne l\u2019attenzione.<\/p>\n<p>Nessuno prestava ascolto al suo tono di voce che si modulava su quelle dei compratori e neppure si accorgevano delle lievi increspature dei muscoli facciali che si univano al leggero arricciarsi degli angoli della bocca, lasciando scoperti i denti perfetti ma colorati dal fumo delle sigarette.<\/p>\n<p>In quel bailamme di sconosciuti ero l\u2019unico ad ascoltarlo e, tra i deperibili frutti e l\u2019eterno sorriso, io non avevo avuto dubbi.<\/p>\n<p><em>\u00a0 \u00a0\u00a0&#8211; Kestane yemek ister misin?<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><strong>[7]<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p>Illustr\u00f2 questa frase col gesto di portarsi alla bocca, pi\u00f9 di una volta, la mano chiusa a conchiglia Non aspett\u00f2 che io rispondessi e mi porse alcune castagne. Feci per prendere il portafoglio ma blocc\u00f2 il gesto col braccio. Non voleva che le pagassi mentre io avrei speso qualsiasi somma per averle.<\/p>\n<p>Ringraziai e iniziai a mangiare i grossi frutti e, assieme alla sua spensieratezza, ingoiai anche quelle semicrude. \u00a0Al suo farmi capire se fossero di mio gradimento, gli risposi con cenni eloquenti del capo.<\/p>\n<p>Ero fermo accanto a lui, quando mi fece cenno di sedermi su uno sgabello poco distante dal muro. Al mio diniego, lo prese e lo accost\u00f2 alla mia persona invitandomi risolutamente, ma con cordialit\u00e0, a sedermi. Assecondai la sua fermezza e lui mi ringrazi\u00f2 con quel sorriso caldo e con un cenno della testa, quasi un inchino.<\/p>\n<p>Seduto al suo fianco, iniziai a scrutare le persone che passeggiavano lungo l\u2019ampia strada, la splendida e sfavillante <em>Istiklal Caddesi<\/em>, a pochi passi da piazza <em>Taksim<\/em>.<\/p>\n<p>Da questa piazza la massa avanzava tenendo la destra mentre, per ridiscendere, usava la sinistra; come se ci fosse un codice prestabilito. Tutto con molta regolarit\u00e0, quasi fossero veicoli e non persone. A quell\u2019ora della sera la strada era piena di gente che passeggiava e tutti, ma proprio tutti, si muovevano in gruppo, tre, cinque, sette individui. Gli unici solitari erano i turisti, soprattutto europei, e si capiva dal loro abbigliamento che si completava nell\u2019irrinunciabile zainetto.<\/p>\n<p>Respirai il profumo delle caldarroste mentre mi soffermai su alcuni passanti che erano fermi a chiedere il prezzo dei sacchetti di varia capienza, qualcun altro chiedeva un\u2018informazione mentre una ragazza, staccandosi da altre quattro, ne rub\u00f2 una, provocando i commenti in russo, sicuramente osceni, del mio amico; infatti, subito dopo si rivolse a me con un\u2019espressione tra il malizioso e il lussurioso, facendomi intendere subito in che modo avrebbe punito quella giovane donna.<\/p>\n<p>Questo giovanile atteggiamento mi fece pensare che non avesse una ragazza e, mi ricordai di un episodio a cui avevo assistito in un viottolo dell\u2019ex cittadella genovese di Galata, oggi parte del quartiere <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Beyo%C4%9Flu\">Beyoglu<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Ero capitato in quella stradina per caso, alcune centinaia di metri dopo la torre dei coloni genovesi, costruita intorno al 1384, in una stradina in discesa incrociai una lunga fila, da tre, di soli maschi. I giovani chiacchieravano tra loro, qualcuno aveva la testa china, chiuso in un silenzioso imbarazzo; i pi\u00f9 grandi, invece, fumavano una sigaretta dopo l\u2019altra nell\u2019attesa di oltrepassare la soglia dell\u2019edificio. Poche macchie di colore nel loro abbigliamento. Predominavano i colori scuri, i grigi e il nero, come le loro scarpe a punta, quasi tutte deformate dall\u2019usura del tempo. Solo ai piedi di qualche giovane c\u2019erano delle scarpe da ginnastica, modello americano e dai colori sbiaditi ed erano soprattutto questi ultimi a interrompere, con un vociare piano e qualche risatina denti stretti, il silenzio che regnava.<\/p>\n<p>Tutti si spostavano di pochi metri per volta, con un portamento di resa ai propri pensieri. Lentamente, ma costantemente, il cordone d\u2019uomini avanzava rasente il muro delle case fatiscenti per entrare in un cancello che dava su una piccola corte.<\/p>\n<p>Dal cancello accanto, invece, altri uomini, uno a uno e in tutta fretta, si allontanavano quasi a volersi distaccare il pi\u00f9 presto possibile da quel luogo. Tutti gli uscenti erano intenti a sistemarsi qualche orpello del vestiario o a cercare di dare una parvenza d\u2019ordine ai capelli crespi o ricci, mentre il volto dei giovani maschi, privi di barba, erano pitturati di un roseo primaverile.<\/p>\n<p>Questa scambio, anche di temperatura, tra chi entrava e chi usciva avveniva con molto ordine e nessuno schiamazzo, sotto gli occhi attenti di tre poliziotti fermi accanto alla propria vettura di servizio.<\/p>\n<p>Davvero insolito l\u2019affollamento, scrutai il tetto della struttura per capire se fosse una moschea, non lo era e neppure mi sembrava un cinema, n\u00e9 un teatro. Quell\u2019edificio era piuttosto anonimo e malandato dal peso degli anni. Per quanti sforzi facessi, non riuscivo a capire il motivo di quella silenziosa processione.<\/p>\n<p>Sicuramente era legata al fine del<em> Ramadan<\/em>, infatti, in tutta la citt\u00e0 c\u2019era un\u2019energia esplosiva, fatta anche di numerosi banchi per la vendita di cibi e oggetti tra i pi\u00f9 vari; nell\u2019aria si percepiva la festa per la fine del digiuno. Il centro della citt\u00e0 era piena di gente vestita a festa proveniente dal circondario e dalle campagne. Per l\u2019occasione tantissimi giovani in giacca e cravatta, chiusi in vestiti da pochi soldi indossati con la fierezza, la spavalderia e la bellezza dei pochi anni.<\/p>\n<p>Mi allontanai percorrendo la stradina fino a incrociare un gruppo isolato d\u2019uomini, da cui se ne distacc\u00f2 uno. Con fare circospetto avvicin\u00f2 e, a bassa voce per non farsi sentire dai poliziotti, in un inglese non proprio perfetto mi fece capire che mercificava donne, e ne esalt\u00f2 le straordinarie abilit\u00e0 e la loro incredibile bellezza.<\/p>\n<p>Fu questo suo parlare a farmi capire che quel caseggiato era un bordello.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Cos\u00ec come ci ero uscito, rientrai nel presente e salutai Murat per andare a cena.<\/p>\n<p>Mi allontanai anche se avevo una smisurata voglia di restare a parlare in turco, meglio in russo. Mi distanziai da lui con questo desiderio irrealizzabile, ma mi rincuorava il pensiero della sua generosit\u00e0.<\/p>\n<p>Mi voltai e ricambiai il cenno di mano all\u2019unica e reale risposta che mi sorrideva da dietro il fumo che si disperdeva nell\u2019aria insieme all\u2019odore, un profumo tiepido e antico.<\/p>\n<p>Mi rincuorai nella consapevolezza che soltanto coloro che non posseggono nulla, a volte neppure una casa, ci parlano con un sorriso, che deforma il nostro pessimismo.<\/p>\n<p>Murat era un giovane gentile, nonostante il lavoro umile e sottopagato. Dispensava serenit\u00e0 e calma, anche dopo sedici\/diciotto ore di lavoro, infatti, riconsegnava il carrettino non prima delle due di mattina e a volte anche pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p>Fermo e infreddolito nel punto assegnatogli dal padrone, tra l\u2019umido e il bagnato di una pioggia sottile, costante e fastidiosissima; spesso in piedi, nonostante quel treppiede che mi aveva cos\u00ec calorosamente concesso.<\/p>\n<p>Questo disagio, ai miei occhi cos\u00ec palese, per lui sembrava non esistere e il suo volto non trasmetteva rabbia o rassegnazione ma amore per il compito che svolgeva. Piccoli gesti che cambiava di continuo, quasi per rendere meno monotona la sua occupazione.<\/p>\n<p>Con un paio di lunghe pinzette allontanava dalla griglia le castagne cotte e spostava quelle calde per avvicinare al calore quelle fredde. Era molto attento e lento quando le raggruppava; faceva gruppi di sei per lato, poi riempiva lo spazio vuoto con nuove castagne e, su queste, appoggiava altre quattro per lato e, ancora una volta, colmava lo spazio vuoto con ulteriori frutti cotti. Alla fine, come un compiaciuto architetto, ammirava le sue commestibili piramidi turche.<\/p>\n<p>Quei minuscoli monumenti di castagne, nella scelta precisa delle dimensioni del frutto da collocare, erano delle raffinatissime combinazioni.<\/p>\n<p>Con quella continua ricerca d\u2019armonia, generata da un impeto inconscio, Murat, forse, cercava soltanto di allietare le lunghe giornate inermi. Improvvisamente alzava gli occhi dalle costruzioni per gridare con quel tono tanto piacevole ai miei sensi.<\/p>\n<p><em>&#8211; -Buyrun\u2026buyrun\u2026 kestane kebap\u2026<\/em><\/p>\n<p>Tra piazza Taksim e lungo la via Istiklal molti carretti fumanti, simili a quelli che nei mesi successivi avrebbero accolto i frutti tipici della stagione in divenire. C\u2019erano anche quelli della vendita del <em>Simit<\/em>, il tipico pane al sesamo a forma circolare. Sparsi lungo tutta la strada, i giovani venditori stagionali; per lo pi\u00f9 stranieri assoggettati a un unico padrone.<\/p>\n<p>La mattinata successiva, nonostante la pioggia, passeggiai per <em>Sultanahmet <\/em>e fotografai, come tutti i turisti, i vari scorci e diverse moschee.<\/p>\n<p>Quel pomeriggio stesso, prima del ritorno in albergo, cercai un negozio di foto e feci stampare quelle del giovane.<\/p>\n<p>A sera ritornai dal mio amico, quando mi scorse tra la folla, mi salut\u00f2 con il solito sorriso e agitando vistosamente le braccia. Mi si avvicin\u00f2 e gli strinsi la mano che lui tir\u00f2 a s\u00e9 per baciarmi sulle guance, prima di abbracciarmi calorosamente.<\/p>\n<p><em>&#8211; Arkada?\u2026 benim ?talyan arkada?\u2026<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><strong>[8]<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p><em>&#8211;\u00a0 My friend!\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Hey, nas?ls?n?<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><strong>[9]<\/strong><\/a>\u00a0 Ok\u2026 ok?<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Tutto ok\u2026 very well&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211;\u00a0 Kestane kebap?<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; No, grazie\u2026 guarda\u2026<\/em><\/p>\n<p>Dallo zaino presi le foto e gliele porsi, il suo viso s\u2019illumin\u00f2 di contentezza, forse di gioia, e mi afferr\u00f2 nuovamente a s\u00e9. Il suo abbraccio era carico di energia, aveva gli occhi lucidi e faceva fatica a staccarsi.<\/p>\n<p>&#8211; Te?ekk\u00fcrler<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>\u2026(grazie) thenkhiu.<\/p>\n<p><em>&#8211; Grazie\u2026 in italiano.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Crasie\u2026<\/em><\/p>\n<p>Da alcuni giorni cercavamo di comunicare in almeno quattro lingue differenti: turco, russo, inglese e italiano; invece pi\u00f9 che la sintassi, che in quel frangente c\u2019era ostile, fu la fisica volont\u00e0 a funzionare.<\/p>\n<p>La mimica facciale innanzitutto e, poi, i gesti del corpo che divennero pi\u00f9 eloquenti della lingua dei segni. Una cascata di cenni, movimenti del capo e degli arti, pacche sulle spalle, occhiatine maliziose, e non.<\/p>\n<p>L\u2019unica realt\u00e0 oggettiva, per ambedue, era la gioia che provavamo nel ritrovarci ogni giorno alla stessa ora.<\/p>\n<p>Rimasi ancora un po\u2019 di tempo accanto al mio amico come se fossi un suo coetaneo, invece c\u2019era un\u2019enorme differenza d\u2019anni tra noi eppure c\u2019eravamo scelti come interlocutori, come messaggeri di due pianeti diversi.<\/p>\n<p>Allietato, m\u2019invit\u00f2 a urlare con lui ai passanti, e subito dopo, divertito, rideva vistosamente della mia strana pronuncia, ma continuava a insistere che gridassi con lui.<\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><em>&#8211;\u00a0 Byrun\u2026byrun\u2026 kastagne chebab\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8211; BUYRUN\u2026BUYRUN\u2026\u00a0 <\/em><em>KESTANE KEBAP\u2026<\/em><\/p>\n<p>Queste grida in compagnia del ragazzo alleggerirono il peso delle mie problematiche e mi accorsi di gioire per quel niente, che proprio nulla non era.<\/p>\n<p>Era tanto ed io mi sentii veramente appagato come poche altre volte ed ero felice di rivolgermi, con lui, a sconosciuti in una lingua completamente inesatta.<\/p>\n<p>&#8211; <em>Byrun, byrun, chestane chebab\u2026<\/em><\/p>\n<p>Senza rendermene conto erano trascorse pi\u00f9 di tre ore, avevo saltato la cena senza che il mio stomaco risentisse la mancanza di un cibo solido.<\/p>\n<p>Mi congedai e lo salutai abbracciandolo mentre riflettevo che sarei stato davvero felice di cenare con lui ma, per intimo imbarazzo, mi arresi, relegando il desiderio al solo pensiero.<\/p>\n<p>Al quarto giorno mi accorsi che comprendevamo quasi tutto quello che dicevamo.<\/p>\n<p>Ancora una volta, ebbi la conferma che la predisposizione verso l\u2019altro annienta qualsiasi barriera, linguistica, culturale e religiosa. Dal primo giorno avevamo percepito un\u2019affinit\u00e0 d\u2019animo e ora, magicamente, iniziai ad accostare i frammenti della sua vita e a ricostruirne l\u2019esistenza.<\/p>\n<p>Non era turco, per questo parlava il russo, era del Turkmenistan. Aveva ventuno anni, anche se ne dimostrava di pi\u00f9, mentre il padre ne aveva quarantanove e la madre quarantuno. La sua famiglia era lontana e composta di due fratelli e una sorella, tutti pi\u00f9 piccoli. Viveva con altri tre turkmeni, ma da quanti anni era ad Istanbul, non mi fu possibile capirlo.<\/p>\n<p>Io lo avevo incontrato il giorno dopo l\u2019arrivo a Istanbul,<\/p>\n<p>Ero, appunto, in giro con la macchina fotografica, quando attratto dalle sue grida, notai il suo modo di porsi diverso dagli altri ambulanti. Man mano che mi avvicinavo gli scattavo delle foto poi, quando lo ebbi di fronte, gli chiesi il permesso per scattarne altre.<\/p>\n<p>Mi soffermai subito sul suo volto arrossato, lo stesso che ora mi sorride riconoscente d\u2019essergli stato amico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>? notte e gli ho appena donato una felpa, la mattina dopo sarei ritornato in Italia.<\/p>\n<p>&#8211; I\u00e7ten te?ekk\u00fcrler. (Grazie di cuore?<\/p>\n<p>Il suo abbraccio \u00e8 carico di energia, ci stiamo salutando ambedue commossi. Ha gli occhi lucidi ed io il cuore in lacrime e facciamo fatica a distaccarci.<\/p>\n<p>Ripercorro i miei passi e faccio ritorno in albergo stringendo in mano il suo regalo per il mio viaggio di ritorno: due sacchetti ricolmi di caldarroste da cui esala un intenso profumo caldo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ed \u00e8 stato questo stesso profumo a riportarmi nel presente e ricerco con gli occhi quel gruppo razzista, pronto ad intervenire per controbattere e demolire il loro punto di vista, ma mi accorgo che questo ricordo li ha cancellati completamente dal mio orizzonte.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Prego<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Caldarroste<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Parli turco?<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Vuoi qualche castagna?<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Parli russo?<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> No.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Vuoi mangiare una castagna?<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Il mio amico, il mio amico italiano.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Ehi, come stai?<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Grazie<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_34434\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"34434\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Camminando in via del Corso, in questo tardo pomeriggio di met\u00e0 gennaio, mi sono ritrovato a sentire i commenti razzisti di cinque ciociari che mi precedono sul marciapiede affollato. Guarda st\u00f2 neeegro! Ma vedi d\u2019annattene a casa tua. Puzza da pauura\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026e venne pure da magn\u00e0 Mi sono voltato per guardare il soggetto delle loro parole. [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_34434\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"34434\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":13360,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[483],"tags":[],"class_list":["post-34434","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2018"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34434"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/13360"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=34434"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34434\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34438,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34434\/revisions\/34438"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=34434"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=34434"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=34434"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}