{"id":3433,"date":"2010-05-03T17:14:06","date_gmt":"2010-05-03T16:14:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3433"},"modified":"2010-05-03T17:40:20","modified_gmt":"2010-05-03T16:40:20","slug":"sommossa-popolare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3433","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Sommossa popolare&#8221; di Vincenzo Melino"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\">Sobborgo senza luce\u00a0\u00a0<\/span><\/span><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"yes;\">\u00a0\u00a0 <\/span>\u00abSangue di un tramonto sopra i colli,\u00a0<\/span><\/span><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"yes;\"> <\/span>sangue sopra le strade e le piazze,\u00a0<\/span><\/span><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"yes;\"> <\/span>dolore di cuori spezzati,\u00a0<\/span><\/span><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>putridume di tedio e di lacrime.\u00a0<\/span><\/span><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"yes;\"> <\/span>Un fiume abbraccia il sobborgo come una\u00a0\u00a0m<\/span><\/span><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\">ano gelida che palpi nelle tenebre:\u00a0<\/span><\/span><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"yes;\"> <\/span>sulle sue sponde le stelle\u00a0\u00a0<\/span><\/span><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\">si vergognano di vedersi.\u00a0<\/span><\/span><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\">Le case nascondono i desideri\u00a0<\/span><\/span><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"yes;\"> <\/span>dietro le finestre luminose,\u00a0<\/span><\/span><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\">mentre fuori il vento\u00a0 <\/span><\/span><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\">porta un po\u2019 di fango a ogni rosa\u00bb.<\/span><\/span><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"yes;\">\u00a0\u00a0\u00a0<\/span>Pablo Neruda<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"center;\" align=\"center\"><span style=\"10pt;\"><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il dieci maggio 1961 nel borgo collinare accaddero molte cose. In quella giornata, quasi inaspettatamente, capit\u00f2 che una certa condizione di vita aveva trovato, tra mille entusiasmi, l\u2019opportunit\u00e0 e il coraggioso anelito di opporsi alle numerose ingiustizie, ai soprusi, alle deprimenti e fredde umiliazioni, a quella formula<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>greve e cavillosa che aveva saputo piegare per lungo tempo i poveri, i deboli, gli oppressi alle pi\u00f9 aberranti mortificazioni.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>L\u2019aria era zuppa di acquerugiola violetta come una prugna. Sembrava che anche l\u2019erba avesse odori e colori d\u2019acquazzone: era di un verde carico che lo scirocco pettinava a ondate, scovando l\u2019ombra.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>I confini blu, ritagliati in cielo dai monti lontani della Maiella, soffocavano nella caligine grigia; le narici dei cafoni annusavano, nel fresco, ricordi di infanzie trascorse; e i loro occhi arrossati baluginavano nei solchi lievi lasciati da una vela sul lago d\u2019Occhito.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Nella luce vaga e caliginosa del mattino, le ombre delle case erano nere e ferme; il vento tiepido che saliva dal vallone sollevava nuvole di polvere: nella polvere si spidocchiavano pigramente alcuni cani.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>La piazza grande, all\u2019improvviso, in un breve lasso di tempo, prese un aspetto insolito; gruppi di persone che si erano radunati quasi per caso, cominciarono ad assumere l\u2019aria guardinga di chi stesse tramando qualcosa, un qualcosa che per la verit\u00e0 iniziava a delinearsi chiaramente attraverso l\u2019espressione dei visi che divenivano sempre pi\u00f9 foschi e grifagni.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Al centro del crocchio pi\u00f9 numeroso c\u2019erano Erminio Tornesi e Duruc Iacovone. Erminio, eternamente abbronzato, era un giovane di media statura, dai capelli castano-scuri, il cui piglio vagava sovente oltre le colline. La felice natura fisica, la sicurezza con cui riteneva le nozioni apprese, quel lento ma sicuro formarsi, nella mente, di concetti limpidi, gli avevano dato la vaga convinzione che la sua vita avrebbe avuto lieto svolgimento. Duruc, contadino arcigno, aveva un aspetto insolito anche per un cafone; di et\u00e0 indefinibile, basso, tarchiato, forte. Il suo viso aveva spesso un\u2019espressione torva, preoccupante. Lo sguardo fisso a immaginare o ipotecare una felicit\u00e0 impossibile. Di tempra asciutta, a volte umbratile, \u2018dentro la bocca stringeva parole troppo gelate per sciogliersi al sole\u2019. Il suo teschione nodoso inceppito, sormontato da una boscaglia di capelli arruffati, era nascosto da una coppola consunta e nauseabonda. Quello strano copricapo gli dava carisma da lupo marsicano e sintomatico mistero. Nella piazza stracolma, tra una battuta burlesca e inopinati discorsi che straripavano dagli animi accesi, s\u2019intuivano<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>i ripetuti richiami alla calma che Erminio e Duruc rivolgevano, con vigorosa autorevolezza, a Peppino, Riccardo, Giovanni, Tonino, Gaetano, ad altri poco discosti, nonch\u00e9 ad una<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>furente torma di contadini laboriosi, dalla<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>schiena indolenzita dal rude lavoro ma mai piegata, dall\u2019eterno aspetto di persone semplici ed affrante, ma garbate e fiere nel gesto disinteressato di offrire il poco di cui disponevano, senza chiedere alcuna gratifica; villani che faticavano aspramente senza ostentazione, in una terra difficile ma mai avara di sentimenti nobili.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Quell\u2019 anno il raccolto del grano si preannunciava scarso; una lunga siccit\u00e0 non aveva riempito le spighe e i contadini avrebbero mietuto solo paglia; il prezzo del frumento rispetto all\u2019ultima messe si era dimezzato, mentre il costo dei generi alimentari<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>&#8211;<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>di cui anche i contadini non potevano fare a meno per sopravvivere &#8211;<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>era salito alle stelle.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>E nell\u2019aria si percepiva, tangibilmente,<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>il sentore<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>gagliardo e nauseabondo di ulteriori gabelle. L\u2019amministrazione comunale, infatti, maldestramente ispirata da qualche prode galantuomo, al fine esplicito di migliorare<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>il servizio di nettezza urbana con specifico riferimento alla rimozione delle sporcizie lasciate sulle pubbliche strade da alcuni animali domestici, stava programmando una nuova tassa locale su ogni bestia posseduta, fosse essa una mucca, una capra, una pecora, un asino, un cane, un\u2019oca<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>o una gallina. Nella realt\u00e0 s\u2019intendeva risanare le dissestate finanze comunali; dissesti causati da dissennate politiche sprecone, volte alla realizzazione di inutili opere pubbliche, oppure al finanziamento di progetti che andavano a soddisfare le esclusive esigenze private di qualche notabile.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>La misura, a quel punto, ai pi\u00f9 era parsa colma e non pi\u00f9 tollerabile. I poveri contadini, da sempre arcigni, taciturni ed indulgenti, erano arrivati al limite della sopportazione; non vedevano pi\u00f9 alcuna alternativa e l\u2019orizzonte che si poneva dinanzi ai loro occhi era rappresentato da un vicolo buio, con un gorgo pecioso<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>e cieco al suo fondo. Le fredde mura in pietra grigia di quel vicolo erano costellate da egri bozzetti raffiguranti<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>rassegnate penurie di cibi,<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>stenti esasperanti,<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>pretestuosi balzelli,<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>farraginose e insidiose procedure burocratiche .<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>In quella piazza per la prima volta si cominci\u00f2 a fare considerazioni alternative, ad esprimere laconiche opinioni, a parlare di sommossa popolare. Fino ad allora nessuno si era mai sognato di manifestare idee, o dare giudizi, specie in pubblica piazza; ognuno si era espresso quasi sempre silenziosamente e nel proprio intimo, ma ora qualcosa stava per cambiare; anche quelle scelte che prima erano considerate giuste si componevano per essere definitivamente contrariate.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Il nemico non era pi\u00f9 una realt\u00e0 astratta, lontana, irraggiungibile, ma i \u2018galantuomini\u2019, a volte vicini di casa, ben inseriti nel tessuto sociale ed istituzionale del paese, i quali si erano arricchiti, con spregiudicato ardore, alle spalle degli altri.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Nel borgo di Erminio, come in altri piccoli paesi, c\u2019erano i soliti personaggi di \u2018rango eccelso\u2019, i soliti esponenti dell\u2019oligarchia locale che rappresentavano le istituzioni o il \u2018potere indiscutibile ed inattaccabile\u2019: Sindaco, medico condotto, farmacista, notaio, maresciallo dei carabinieri, parroco e qualche grosso proprietario terriero.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Avevano i volti farisaici del potere e il colorito della ricchezza, quel colorito bianco che risaltava nel pallore delle porcellane, il lucido cangiante delle sete, la patina dei bei nobili, il colore che veniva conservato in buona salute da un discreto regime di cibi squisiti. Il loro collo girava comodamente in basse cravatte; i lunghi favoriti si adagiavano sui colletti rovesciati; si asciugavano le labbra a fazzoletti con orli ricamati, che mandavano un odore soave.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Quelli che gi\u00e0 cominciavano ad invecchiare avevano ancora l\u2019aria giovanile, mentre una certa maturit\u00e0 era diffusa sul volto dei pi\u00f9 giovani. Nei loro sguardi indifferenti e profanatori vagava la calma delle passioni quotidianamente soddisfatte; e dalle loro maniere gentili trapelava quella particolare brutalit\u00e0 che derivava dal dominio delle cose non troppo difficili, nelle quali si esercitava la forza e si compiaceva la vanit\u00e0, come nel maneggio dei cavalli di razza e nella compagnia delle donne perdute.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Tutti quegli uomini si assomigliavano. I loro scialbi visi diafani, un po\u2019 bruciati dal sole avevano il colore del rosolio dolce, e le loro guance abbondanti venivano fuori da grandi colletti duri, sostenuti dalle cravatte bianche con le trine ben stirate.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Tutti i panciotti erano di velluto con larghi risvolti; tutti gli orologi portavano in capo a un lungo nastrino sigilli ovali di corniola; tutti, d\u2019ordinario, quando sedevano ai tavoli del Bar Centrale, tenevano le mani posate sulle cosce, badando ad allargare l\u2019inforcatura dei pantaloni, il cui panno lucido brillava pi\u00f9 del cuoio delle grosse scarpe.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Don Pasqualino Franceschini era al suo terzo mandato da Sindaco. Ricopriva oramai l\u2019incarico pubblico da quattordici anni.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>La gente, da sempre, affermava, con ripetere quotidiano, di essersi stancata delle malefatte, delle angherie e del malgoverno di quell\u2019 uomo;<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>poi per\u00f2,<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>puntualmente, dal segreto dell\u2019urna, ad ogni votazione, risultava eletto don Pasqualino a larghissima maggioranza. Era un omaccione di mezza et\u00e0, sulla cinquantina, alto, magro, vigoroso, con una testa rotonda dai capelli sempre tagliati corti, con un viso di falchetto, il naso aquilino, gli occhi mobili e furbi, una barbetta nera ben curata, la pelle scura come un siciliano o un nordafricano. Il viso picaresco di don Pasqualino si faceva grigio quando parlava e gli occhi sfuggenti gli si sbiancavano di un impotente furore, disperati e cattivi. Alternava, a volte, dosi di effimera allegria alla sua perenne iracondia. Scaltro, svelto, sempre in movimento, in faccende o in grida arroganti e superbe. Spesso vestiva di nero, e in testa portava un panama a larghe tese. D\u2019oro non aveva soltanto i tre denti rimessi, ma la spilla della cravatta, i bottoni dei polsini, la catena dell\u2019orologio, i ciondoli, i corni portafortuna, gli anelli, il portasigarette. Era abituato a comandare e guardava con distacco e disprezzo i suoi compaesani, anche se, qualche volta, poco prima delle elezioni, forzando la sua natura, si dimostrava magnanimo, cerimonioso e cordiale con tutti. Solo con le donne aveva un buon rapporto. Le riceveva, una alla volta, la sera tardi in Comune. Con una giovane ostetrica, in particolare, aveva passato anche qualche nottata ad esaminare importanti bozze di delibere in materia di limitazione delle nascite per combattere la fame in paese. Ma l\u2019ostetrica, senza marito, aveva dato alla luce<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>due bei bambini e in molti mormoravano che non potevano che essere figli del Sindaco. E la somiglianza era tale che l\u2019autorevole fautore delle due gravidanze non riusciva a trovare valide ed opportune argomentazioni<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>da contrapporre alle maldicenti dicerie del popolo e di sua moglie Concetta Tebiani.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>La moglie, infatti, gli rinfacciava ogni giorno, fra le pareti domestiche, le sue colpe; lo accusava di adulterio e gli vietava l\u2019accesso al letto coniugale. L\u2019autoritario e temuto Sindaco perdeva, entrando a casa, ogni baldanza: sotto gli occhi neri e fiammanti della consorte egli era l\u2019ultimo dei reprobi, un peccatore senza possibilit\u00e0 di perdono; e doveva acconciarsi a dormire solo, su un sof\u00e0 nel salotto.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Concetta era una donna quarantenne, piccola e grassoccia, ma ancora piacente. Sovente atteggiava il viso come l\u2019aquila quando scende in picchiata sulla preda, ma con un aspetto pi\u00f9 volontario e appassionato. Gli occhi queruli erano nerissimi, come i capelli; la pelle lucida e giallastra e i denti sottili ed aguzzi le davano un aspetto felino. Pareva una matrona antichissima, come se avesse avuto centinaia d\u2019anni, e nulla perci\u00f2 le potesse esser celato; la sua sapienza non era quella bonaria e proverbiale delle vecchie, legata a una tradizione impersonale, n\u00e9 quella pettegola di una faccendiera; ma una specie di fredda consapevolezza passiva, dove la vita si specchiava senza piet\u00e0 e senza giudizio morale: n\u00e9 compatimento n\u00e9 biasimo apparivano mai nel suo ambiguo sorriso.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Era, come le bestie, uno spirito della terra; non aveva paura del tempo, n\u00e9 della fatica, n\u00e9 degli uomini. Anche lei, come tutte le donne del paese, sapeva portare senza sforzo i pi\u00f9 gravi pesi. Andava spesso pure lei, insieme alla serva Enrichetta Sacchetta, alla fontana con la tina da venti litri, e la riportava piena sul capo, senza reggerla con le mani, occupate a tenere Santino il suo bambino di tre anni, inerpicandosi per la ripida scalinata in pietra con l\u2019equilibrio diabolico di una capra.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Faceva il fuoco alla maniera paesana, adoperando poca legna, con i ceppi accesi da un capo, e avvicinati a mano a mano che si consumavano. Su quel fuoco cuoceva, con consumata e consapevole esperienza, dei piatti saporiti. Le teste dei capretti le preparava \u2018a reganate\u2019, in una pentola di coccio, con le braci sotto e sopra il coperchio, dopo aver intriso il cervello di prezzemolo, rosmarino ed aglio. Con le budella faceva i \u2018torcinelli\u2019, arrotolandole come gomitoli di filo attorno a gambi di origano, contornati di uova sode e salsiccia spezzettata, e mettendole ad abbrustolire sulla fiamma, infilate a uno spiedo: l\u2019odore di carne bruciata e il fumo grigio, annunciatori di una barbara delizia, la domenica mattina, si spandevano per la casa, nei vicoli retrostanti, nella piazza grande, e nelle narici dei fedeli che all\u2019uscita dalla messa cantata si dedicavano all\u2019usuale \u2018struscio\u2019.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Quel giorno Concetta era vestita da donna di casa in faccende, con gli abiti in disordine per il lavoro e per il caldo. Parlava con voce alta, stridula, tesa ed esagerata, mentre sul fuoco della cucina preparava le appetitose \u2018scarpelle\u2019 da offrire<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>ai tre ospiti che discorrevano pigramente con don Pasqualino, stravaccati sulle poltrone dell\u2019aristocratico salone, posto al primo piano di quella sontuosa abitazione.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>I quattro uomini, tra una scarpella e un pasticcino, tra una battuta sconcia e un sorriso ipocrita, mandavano gi\u00f9, con libidinosa avidit\u00e0, copiose dosi di un aromatico liquore francese al gusto di agrumi, cercando di dissimulare con ingannevole<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>disinvoltura la malcelata apprensione che iniziava ad attanagliare i loro animi, alla vista soffusa, dietro le tende del balcone, della moltitudine di persone rancorose che gremivano ormai da ore, cupe e minacciose, la grande piazza.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Quel mattino erano ospiti del Sindaco, don Peppe Tramontana, medico condotto del paese, don Arturo Trebisonda, il farmacista, e don Gigino Artegni, notaio del distretto notarile di Larino.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Don Arturo Trebisonda, farmacista, aveva poco meno di cinquant\u2019anni ed un fisico atletico. Nel suo viso di gaudente cicisbeo si stagliavano gli occhi chiari, lontani, quasi sulle tempie, come negli uccelli. Era una persona mite e simpatica. Aveva un\u2019arte particolare nel raccontare storie stravagantissime, accompagnandole con la mimica pi\u00f9 espressiva. Le sue novelle erano salaci, pornografiche e fratesche.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Don Gigino Artegni, il notaio, era un uomo anziano, grosso, panciuto, impettito, con una barba grigia a punta e dei baffi che piovevano su una bocca larghissima, piena zeppa di denti gialli e irregolari. Pesante e un po\u2019 sordo, goloso e avidissimo come un enorme baco da seta, passeggiava nel salone del Sindaco con passi cortissimi, lenti e impacciati, avvolto in una leggera palandrana antica, la pipa fumante tra le labbra carnose. Timorosamente riverito da molti, dopo il suo pensionamento, stava in casa gran parte del giorno mangiando o dormendo, o si sedeva sul muretto della piazza a fumare. L\u2019espressione del suo viso era quella di una diffidenza astiosa, e di un\u2019ira continua e mal repressa. Portava gli occhiali, una specie di cilindro nero in capo, una redingote nera spelacchiata, e dei vecchi pantaloni neri, lisi e consumati.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Era l\u2019uomo pi\u00f9 ricco del paese: oltre che notaio era anche un influente proprietario terriero. Gli si vedeva spesso un viso triste, pieno di sfiducia e di disprezzo per il mondo dove gli toccava vivere. Da tutto il suo aspetto spirava un\u2019aria stanca e circospetta, di scoramento mal sopportato; come le rovine di una catapecchia incendiata, nera e piena di erbacce.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Era malato. Aveva un restringimento uretrale e un po\u2019 di diabete. Questo non gli imped\u00ec di buttarsi, appena arrivato, a divorare con straordinaria voracit\u00e0 le frittelle di Concetta. Si stravacc\u00f2 poi, con dei grugniti di soddisfazione su una poltrona, fece mostra di conversazione, di cui non sentiva quasi nulla per la sordit\u00e0; con qualche borbottio, <span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>bofonchiando e soffiando a tratti, non tard\u00f2 ad assopirsi in un soave dormiveglia, straziato di tanto in tanto, dalle urla indemoniate ed insolenti che giungevano dalla piazza.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Don Peppe Tramontana era il medico condotto del paese. Un uomo enorme, grassissimo e grossissimo, con una faccia da orco, con un gran naso, grandi occhi, grandi orecchie, grandi labbra, e grandi guance che muoveva con molto fracasso mentre divorava le scarpelle preparate dalla moglie del Sindaco. Mangiava almeno come quattro cristiani messi insieme, anche perch\u00e9 si limitava al solo pasto serale, dopo aver passato tutto il giorno a visitare pazienti, nelle masserie dislocate nelle campagne pi\u00f9 remote. Malgrado le sue terribili ganasce da orso bruno<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>e il sudore che gli rigava il volto, e quel suo orrendo aspetto di gigante difforme, era un uomo gentile e spiritoso.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Portava degli occhiali di ferro a stanghetta su un naso affilato, all\u2019ombra di un pendaglio rosso che gli scendeva dal cappello; <span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>dietro agli occhiali degli occhietti pungenti, che passavano rapidamente da una fissit\u00e0 ossessionata ad un brillare brusco di arguzia. La bocca cavernosa gli cascava in una piega di ordinaria amarezza. Sotto all\u2019abito sporco e sdrucito, che usava per le visite domiciliari in campagna, spuntavano gli stivali scalcagnati e pieni di polvere.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Era curiosissimo, ma, nelle parole, riservato: le sue frasi si fermavano a mezzo, a lasciare intendere che egli sapeva molto pi\u00f9 che non dicesse; <span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>sempre con un che di solenne e dignitoso e terribilmente serio.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Esercitava la professione di medico con impegno ed umanit\u00e0, facendo appello alla sua lunga esperienza e al senso pratico di cui non difettava, ma i gloriosi insegnamenti scientifici si erano oramai dileguati dalla sua mente e si confondevano nella monotonia di una lunga, quotidiana indifferenza. I rottami delle perdute conoscenze galleggiavano senza pi\u00f9 senso, in un naufragio di noia, su un mare di cultura obliata.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Don Carlo Laudisio, detto \u2018u patanaru\u2019, invece, altro personaggio di \u2018notevole spessore\u2019, era il parroco del paese da circa dieci lustri. Anch\u2019egli<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>era un frequentatore abituale del salotto del Sindaco, ma quel mattino stava disertando<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>la colazione<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>semplicemente perch\u00e9, essendo<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>domenica, non poteva trascurare l\u2019esercizio del suo ministero sacerdotale che, come d\u2019ordinario, svolgeva con prodigiosa passione. Era un uomo alto e un po\u2019 curvo, grosso e grasso, con un ciuffo<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>di capelli grigi ed unti che gli piovevano in disordine sulla fronte, un viso giallo e imberbe da luna piena e degli occhietti maligni pieni di falsit\u00e0, a volte anche di soddisfazione. L\u2019anziano prete aveva oramai pi\u00f9 di settant\u2019anni. Nel suo viso da galletto decrepito risaltavano le guance cascanti e gli occhi luminosi e bonari di un vecchio cane da caccia. Era imbarazzato e lento nei movimenti, pi\u00f9 per natura che per l\u2019et\u00e0. Le mani gli tremavano, le parole gli uscivano balbettanti, tra un labbro superiore enormemente lungo, e uno inferiore cadente. La prima impressione che dava era di un buon uomo; completamente rimbecillito, per\u00f2, negli ultimi tempi.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Parlava attraverso le sue gengive sdentate. Aveva delle lunghissime braccia magre, come le ali di un mulino. Il suo viso era fuori del tempo, rugoso e sformato come una mela vizza: tra le pieghe della carne rinsecchita e le sopracciglia folte brillavano le sue pupille scure e magnetiche. Non un pelo di barba n\u00e9 di baffi gli cresceva, n\u00e9 gli era mai cresciuto, sul mento, e questo dava alla sua vecchia pelle un carattere bizzarro.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>A casa, nell\u2019ambiente familiare, don Carlo girava sovente con la sottana sbottonata, ondeggiante sul ventre grasso, che traboccava dalla cintura. Nei pochi colloqui che aveva con le persone modulava la sua voce grave, lenta, leggermente ansimando e socchiudendo i grandi occhi inquieti che nuotavano in una specie di umore gialliccio. Si raccontava che mangiasse placidamente quantit\u00e0 enormi di cibo e che molti anni prima, quando quella sua carne flaccida era ancora lustra e compatta, inseguisse di stanza in stanza, dopo il pasto troppo abbondante, la serva-perpetua Gemma Gaudenzi. Sbuffava come un toro infuriato e gridava: \u00abNon scappare, Gemma; toglimi questa angustia del demonio\u00bb. Qualcuno affermava che la serva lo aiutasse validamente a scacciare Satana.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Per il prete, comunque, la donna, in quanto tale, non era un mezzo della seduzione diabolica, ma era lo stesso demonio. Il demoniaco in lei risiedeva nella sua angustia, nel legame troppo stretto con la carne, nella sua grande difficolt\u00e0 a fare omaggio alla ragione. Derivavano da questo fatto i suoi terrori, le sue superstizioni, le sue debolezze. Derivava anche da ci\u00f2 la sua maggiore piet\u00e0 religiosa.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>La domenica mattina, alla messa cantata, nella chiesa del monastero, il prete incominciava lentamente a litaniare con una vocetta acuta di testa a cui rispondeva il mareggiare folto delle voci che veniva dalla folla sprofondata nell\u2019ombra delle piccole navate. Una lunga lama di sole filtrava dalla grande finestra posta sull\u2019ingresso e attraversava la parte centrale della chiesa, rendendo ancora pi\u00f9 cupi i passaggi laterali e gli angoli.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>La luce mattutina, battendo in pieno sulla faccia del prete e sulla sua figura, delineava la stoffa scolorita della sottana, lucida ai gomiti e sfilacciata in fondo. Macchie di grasso e di tabacco seguivano sul suo largo petto la riga dei bottoncini, diventando pi\u00f9 fitte a mano a mano che si allontanavano dal collarino, su cui poggiavano le pieghe abbondanti della pelle rosa. L\u2019altare, in fondo al transetto, sorgeva a tratti dalle tenebre, illuminato da una lampada di rame piena di olio<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>d\u2019oliva su cui navigava un lumino che naufragava di tanto in tanto e riaffiorava, come per sortilegio, con appena un sospiro di luce.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>A detta di don Carlo, durante il cerimoniale liturgico, Satana passeggiava per le vie del mondo, abitava in tutte le case, si era annidato come un predace avvoltoio in tutti i cuori. Il mondo si ricaricava di peccati lussuriosi, di pensieri lubrichi, di immagini spudorate, di desideri sfrenati ed inverecondi. Il demonio soffiava nelle menti i suoi perversi disegni e le donne, le fanciulle, le spose, le vedove avevano le carni infuocate dalle fiamme fervide dell\u2019inferno.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Al termine del rito religioso la voce del prete diventava via via accasciata, cavernosa, si spegneva, tra nuvole d\u2019incenso, in una specie di borbottio doloroso. I corpi dei fedeli, stretti l\u2019uno all\u2019altro, fermentavano nel calore dei fiati roventi; le donne si sentivano tutte invase da un feculento turgore demoniaco. Le mani di don Carlo, che prima si agitavano violentemente e indicavano il cielo tenebroso dell\u2019abside, al postutto, si stendevano affrante sui fianchi. Quell\u2019atteggiamento comportamentale preannunciava, con sintomatologia consolidata, la frase rituale: \u00abLa messa \u00e8 finita\u00bb; i fedeli e le \u2018vizzoche\u2019 potevano andare in pace.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>In posizione intermedia,<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>tra i pochi galantuomini e i tanti contadini del borgo, si collocava una specie di classe mezzana, fatta di artigiani, soprattutto falegnami.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Erminio si chiedeva spesso per chi mai lavorassero tutte le botteghe di falegname che c\u2019erano in paese; e, in verit\u00e0, avevano tutte poco lavoro e stentavano, pure loro, a tirare avanti. L\u2019esistenza di quella classe media dava un colore particolare alla vita paesana: gli artigiani stavano tutto il giorno sull\u2019uscio delle botteghe, quasi tutte inoperose, ma ben fornite di splendidi attrezzi da lavoro. I contadini, invece, non si vedevano<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>che all\u2019alba e al tramonto, e parevano cos\u00ec ancora pi\u00f9 lontani, e relegati nel loro mondo remoto.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>C\u2019era poi un\u2019altra categoria di individui appartenenti, solo in apparenza, al \u2018genere umano\u2019: in tutto il paese circa una dozzina. Avevano anch\u2019essi l\u2019aspetto dei cafoni, ma di quelli senza terra, che andavano a servizio dei padroni, guadagnavano poco e vivevano per lo pi\u00f9 di furto e di galera. C\u2019erano tra essi pure sensali, di quelli che si vedevano sui mercati, e anche lavapiatti di taverne, cocchieri, suonatori ambulanti ed avvezzi<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>\u2018scarcatagliole\u2019, refrattari ad ogni lavoro. Gente fiacca e, d\u2019ordinario, vile. Gente servizievole verso i proprietari, ma a patto di avere l\u2019immunit\u00e0 nelle cattiverie contro i poveri. Gente senza scrupoli. Gente senza famiglia, senza onore, senza fede; gente infida, poveri ma nemici dei poveri. Per farsi coraggio essi avevano bisogno di stare tutti insieme e fare gruppo, branco, come un gregge. La maggior parte puzzavano di vino, gi\u00e0 al mattino, eppure a guardarli da vicino, negli occhi, non osavano sostenere lo sguardo. Anche loro erano povera gente, senza terra, senza mestieri, o con molti mestieri, che \u00e8 lo stesso, ribelli alle attivit\u00e0 pesanti; troppo deboli e meschini per ribellarsi ai ricchi e alle autorit\u00e0; essi preferivano servirli per ottenere il permesso di rubare e opprimere gli altri poveri, i cafoni \u2018veri\u2019, i villani, i fittavoli, i braccianti, i piccoli proprietari. Incontrandoli per strada essi erano, abitualmente, umili e ossequiosi; a stuolo o in piccoli crocchi, cattivi, malvagi, traditori e bastardi. Sempre essi erano stati al servizio di chi comandava e sempre lo sarebbero stati.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Quella domenica di maggio, dopo la consueta messa cantata, i fedeli e altra gente, tutti attratti dal<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>fragoroso ed inquietante cicalio, discesero rapidamente la maestosa scalinata in pietra, alternata a<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>mattoncini rossicci, e si riversarono a vivere direttamente gli eventi storici che stavano maturando nella piazza grande. Sembrava un\u2019alluvione di gente insofferente, una torma di randagi, uno stormo di cavallette.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Dopo anni di pacata rassegnazione, i cafoni \u2018veri\u2019, i contadini, quel popolo, taciturno e lapidario, che era vissuto sempre immerso nella miseria, eternamente prevaricato e sopraffatto, lontanissimo dal Paradiso, emarginato anche dalle anticamere del Purgatorio, finalmente pareva aver acquistato la consapevolezza delle proprie azioni e del proprio destino, con l\u2019identificazione del nemico da combattere ed annichilire. Il nemico era stato individuato nella borghesia locale, nei galantuomini, \u2018ingordi e rapaci\u2019, del paese; nei loro tremendi soprusi, nei loro atteggiamenti umilianti, nelle loro quotidiane angherie.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Era questa una considerazione, assolutamente nuova, che cominciava a far bollire la piazza, ormai affollatissima anche di donne e di bambini. I volti pi\u00f9 scuri e le braccia pi\u00f9 robuste iniziarono ad agitarsi e tra un nome e l\u2019altro la folla divent\u00f2 incontrollabile. La piazza si color\u00f2 di bandiere, qualcuno della folla si arm\u00f2 di mazze, e qualche altro si apprest\u00f2 a lanciare i primi sassi contro il portone dell\u2019abitazione del Sindaco.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Poi, d\u2019improvviso, tutta quella moltitudine di gente, nel tiepido crogiolo meridiano, si trasfer\u00ec sotto il palazzo marchesale, sede del municipio. Il \u2018quarto stato\u2019 del borgo, intarsiato di autentico dolore<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>e di rosolanti ipocondrie, incedeva sicuro come i cirri nel cielo alto e terso, quasi a voler assecondare il tratteggio delle chimere<span style=\"yes;\">\u00a0\u00a0 <\/span>immaginate dal mitico Pellizza da Volpedo.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Chimere che si stagliavano nei volti icastici dei contadini, intrisi di sfuggente e ruvida elegia. Anche le donne avevano slegato il fazzoletto dal loro capo e principiavano ad esporre boriose i lunghi segni della sopportazione.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Verso le quattro del pomeriggio, quando le abitazioni si erano quasi tutte svuotate, cominciarono a suonare le campane a distesa e il tumulto si trasform\u00f2 subito in rivolta.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Al suono delle campane, anche quelli che abitavano in campagna, nelle masserie, iniziarono a correre verso il paese.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Tutti avevano intuito che qualcosa di grave ed importante stava per accadere. Infatti la folla, trasportata dalla rabbia, continu\u00f2 a riversarsi verso il municipio.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Il Sindaco, le guardie municipali e gli impiegati, gi\u00e0 da alcune ore, si erano rintanati in casa.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Quella volta non avrebbero potuto far cambiare idea a nessuno, anzi era meglio per loro<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>non presentarsi affatto davanti a chi li aveva proprio come bersaglio.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>I rivoltosi si avventarono contro il municipio, spaccarono la porta e salirono negli uffici per mettere a soqquadro ogni cosa.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Cominciarono a rompere tutto, aprirono le finestre e buttarono via sedie, scaffali, faldoni; tutto ci\u00f2 che vi era tra quelle pareti.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>\u00abBruciate tutto! bruciate tutto!\u00bb<span style=\"yes;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Queste erano le parole che la folla adoperava, come incitazione alla rivolta, tra imprecazioni e frasi irriverenti.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Infatti si diede fuoco a tutto, proprio a tutto.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Alle diciotto ogni cosa si era trasformata in cenere.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>I fumi di quella rivolta non accennavano a placarsi, anzi la frotta non si sparpagli\u00f2<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>ma inizi\u00f2 ad organizzare un nuovo assalto, e come accade spesso in simili circostanze l\u2019annunzio di una cosa la fa subito essere.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Poi il nugolo sempre pi\u00f9 fitto scivol\u00f2 come un torrente in piena verso l\u2019esattoria comunale, la farmacia e la Sezione della Coldiretti. All\u2019estremit\u00e0 c\u2019era un gruppetto che, preso dal gusto del soqquadro,<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>cominci\u00f2 a spingere le cose al peggio. I sobillatori, quelli pi\u00f9 appassionati, incitavano a gridare sempre pi\u00f9 violentemente:<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>\u00abA morte i padroni! a morte i galantuomini!\u00bb<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Giunti all\u2019esattoria comunale, qualcuno, preso dall\u2019ira, spar\u00f2 in aria con il fucile da caccia.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Tra la folla che avanzava concitata un contadino inciamp\u00f2 nel cordolo del marciapiede, cadde in malo modo e fu travolto.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Sul suo corpo inciamparono altri e furono calpestati anche loro dalla moltitudine di gente che correva e spingeva, invasata, come se avesse il diavolo in corpo.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Ad un certo punto comparvero in piazza il farmacista don Arturo Trebisonda ed il proprietario terriero don Salvatore Tat\u00f2, Presidente della Coldiretti locale. Credendo di poter fermare, con le solite chiacchiere dilatorie ed illusorie, l\u2019onda anomala e bestiale dei rivoltosi, si pararono, incautamente, davanti alla congerie tumultuosa.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Don Arturo, pentitosi quasi subito, di quel tentativo di pacificazione degli animi, dirigeva inquieto gli occhi a destra e a sinistra, come se cercasse una via di scampo. Ma quando si accorse che erano circondati da una turba di giovani urlanti e assatanati,<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>seguiti da alcuni contadini facinorosi, i quali brandivano minacciosamente spranghe di ferro, bastoni e forconi di legno, si ferm\u00f2 di scatto e si volse a guardare l\u2019amico.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Don Salvatore aveva le pupille brillanti e i pomelli accesi; le vene del collo gli erano diventate turgide come se stessero per esplodere.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Chiuse i pugni e li tese, con atto furente, sulla schiera che gli stava dintorno.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>\u00abVia di qui, farabutti\u00bb<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>disse.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Ma un colpo di bastone gli cadde sulla testa, violentissimo. Don Salvatore diede un urlo e si port\u00f2 le mani alla nuca.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Poi ruzzol\u00f2, di schianto, a terra.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Don Arturo, udendo il grido dell\u2019amico, fece un balzo fulmineo, abbranc\u00f2 stretto l\u2019uomo che gli era pi\u00f9 vicino e gli affond\u00f2 crudelmente i denti nella mano che reggeva il bastone.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Se ne impadron\u00ec, resistette ai primi colpi che gli caddero sulle spalle, si volse di slancio e avvent\u00f2 botte all\u2019impazzata a destra e a manca. Nel trambusto gli erano scivolati gli occhiali, aveva perduto il cappello, la folta zazzera grigia gli velava gli occhi miopi. Vedeva agitarsi intorno a lui corpi di uomini frenetici che tentavano di raggiungerlo con le loro percosse.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Don Arturo, facendo cieca assegnazione sul suo fisico atletico, schivava i colpi con un\u2019agilit\u00e0 di gatto impermalito. Urlava, bestemmiava, insultava.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Poi una gragnuola di pugni, di colpi di forcone, lo raggiunse sulla testa, sulle spalle e lo fece cadere tramortito accanto a don Salvatore.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Sui due caduti ci fu un groviglio di teste, di braccia. Ai margini dell\u2019assembramento la gente spingeva urlando furibonda, impaziente di partecipare alla mischia.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Frasi ingiuriose navigavano e si perdevano in un rumor\u00eco<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>confuso; facevano il cammino a ritroso e s\u2019incrociavano con altre parole. Ogni tanto una voce dal fondo della piazza raccoglieva il mormorio delle donne che erano rimaste sul marciapiede, e il pensiero comune diventava una frase chiara che arrivava alle prime file degli uomini.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Le ore passavano, il sole calava, tutte le cose prendevano l\u2019incanto del vespro; fasci di chiarore evanescente si avvicinavano alla terra, la carezzavano, e la terra sembrava gioire di quella benevolenza, porporina, come un finimento prezioso; i comignoli e le pietre risplendevano di luce propria, interna, non comunicata. Una grande luna esile, trasparente, irreale, s\u2019affacciava dai colli dauni, sopra gli ulivi grigi e le case, nell\u2019aria rosata, come un osso di seppia corroso dal sale sulla riva del mare.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Era il crepuscolo, nel cielo volavano i corvi e nella piazza il tumulto stava sfociando in guerriglia.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>La Capitanata era piena d\u2019ombre, e le ombre<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>avvolgevano<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>i monti viola e neri che serravano<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>intorno l\u2019orizzonte.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Brillavano, oltre le colline, le prime stelle; scintillavano di l\u00e0 dal Fortore le luci di Serracapriola, e pi\u00f9 lontano, appena visibili, quelle di San Paolo Civitate e San Severo.<span style=\"yes;\">\u00a0\u00a0 <\/span>Il corso d\u2019acqua, i monti e le colline avevano un\u2019aria cupa e cattiva, che faceva stringere il cuore.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Poi tra il parapiglia si elevarono delle grida pi\u00f9 acute e si udirono sibili di fischietti metallici.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Una voce disse: \u00abI carabinieri!\u00bb<span style=\"yes;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Una mezza dozzina di giovani carabinieri, guidati dal maresciallo Giorgio De Pisis, erano improvvisamente arrivati nella piazza, decisi a ristabilire l\u2019ordine.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Il maresciallo era un bel giovane bruno, un pugliese, dai capelli impomatati, con un viso cattivo; stretto in un elegante uniforme attillata, dalla vita sottile, con stivali lucenti, profumato, frettoloso e sprezzante.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Un brigadiere<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>fece un passo avanti e tent\u00f2 di mettere le mani addosso ad Erminio. Ma qualcuno doveva avergli dato un colpo nella piegatura delle ginocchia perch\u00e9 il milite traball\u00f2; una mano a tenaglia gli abbranc\u00f2 la caviglia e il brigadiere cadde con la faccia a terra.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Gli altri carabinieri fecero per imbracciare le armi, ma furono avvinghiati alle spalle.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Nella penombra della sera, che scendeva a passi lesti dalla collina, i corpi dei carabinieri furono come succhiati dalla folla. Si ud\u00ec un respirare roco, affannato, qualche grido soffocato, e dopo alcuni minuti, i sei uomini dell\u2019arma furono scaraventati da molte braccia, in un angolo del marciapiede. Erano disarmati, con le divise a brani, scarruffati e pesti.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>D\u2019un tratto la gente, come in preda a un panico repentino per la piega eccessiva che stava assumendo la protesta, cerc\u00f2 di uscire dalla piazza gremitissima, gridando, sospingendosi, accavallandosi, componendosi in gruppi frenetici e poi spargendosi ancora.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Le donne si erano mescolate agli uomini nel tentativo di sgattaiolare presto.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Accanto ad Erminio c\u2019erano<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Giovanni, Peppino e una decina di contadini anziani pronti a sbarrare la strada<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>ad altri carabinieri che erano appena giunti da Larino, per rinforzare la guarnigione del paese.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Dall\u2019altro lato del piazzale si vedevano gruppetti sparsi di carabinieri e di donne e di contadini che si azzuffavano.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Le donne indietreggiavano, lentamente, difendendosi, come iene, a colpi di zappa. Un crocchio di uomini, a destra, e un altro a sinistra, si erano appiattati dietro un muretto e facevano piovere una grandinata di sassi sui carabinieri.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Nella piazza ancora stracolma<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>la parola d\u2019ordine veniva rimormorata da mille voci, sostava per qualche attimo nelle schiere di uomini e donne, e ritornava, da dove era partita, gravida di tutti i consensi. Erminio si chin\u00f2, raccolse un sasso e lo lanci\u00f2. Si sent\u00ec un urlo di dolore. Un plotoncino di carabinieri spunt\u00f2 a destra ma fu costretto a ritirarsi da una gragnuola di pietre<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>che partiva da dietro uno spigolo di case, oltre il quale si erano appostati alcuni contadini, accorsi dagli angusti vicoletti adiacenti il centro storico di \u2018Campo dei fiori\u2019.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Erminio si chinava rapido, raccoglieva le sue pietre, mirava calmo, le scagliava sottomano e le mandava sibilando contro il bersaglio. A destra, ad un tratto, carponi, con il respiro corto, si vide arrivare Riccardo; aveva una ferita sulla testa e il viso imbrattato di sangue. Giunto dietro il muretto si rialz\u00f2 sulle ginocchia malferme.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>\u00abVolevano picchiare le donne\u00bb<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>disse ad Erminio<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>\u00abe mi sono difeso con una spranga\u00bb.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>\u00abHai sangue sulla faccia\u00bb osserv\u00f2 Erminio.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>\u00abCredevano di avermi ammazzato, ma \u00e8 duro Riccardo\u00bb<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span><span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>rispose il giovane con voce flebile.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>All\u2019improvviso si apr\u00ec un varco nella frotta e un piccolo crocchio di carabinieri scomparve ancora una volta nel gorgo, sospinto da cento mani.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Da tutte le parti dello spiazzo venivano le donne e alcuni ragazzi, con in testa Oreste, figlio di Duruc, e si raccoglievano intorno al muretto.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Poi la parola circol\u00f2 nuovamente sulle teste degli uomini, delle donne e dei ragazzi.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>I nugoli che prima premevano, adesso indietreggiavano, le grida delle donne si spensero e i contadini, piano piano, si<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>sparsero nelle case, nelle campagne e nelle masserie.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Il groviglio si sciolse, la folla dirad\u00f2 ai margini.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Alcuni giovani che erano ancora al centro della piazza scantonarono a passo veloce nei vicoli e si affrettarono a dileguarsi.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Qualcuno lo fece con disinvoltura, come se niente fosse accaduto, e torn\u00f2 nella propria abitazione; qualche altro, pi\u00f9 furbo o pi\u00f9 responsabile, si avventur\u00f2 nella campagna.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>In qualche attimo il teatro degli scontri fu deserto.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>In paese era gi\u00e0 calata da un pezzo la sera, e con essa tutto era diventato silenzio. I carabinieri si avvicinarono ai feriti per sollevarli.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Alcune donne, dalle finestre che davano sul piazzale, videro la scena ed accorsero affannate, lacrimanti.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Tra i feriti c\u2019erano don Salvatore Tat\u00f2, don Arturo Trebisonda, il giovane Riccardo Molteni,<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>due carabinieri, tre contadini, di cui uno molto anziano, ed Oreste Iacovone, il figlio minorenne di Duruc.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Dopo qualche istante arriv\u00f2 il medico, don Peppe Tramontana, il quale disse:<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>\u00abCon cautela, mi raccomando. Portateli nel mio ambulatorio\u00bb.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Nel suo studio don Peppe si chin\u00f2 prima sul petto di don Salvatore, poi su quello di don Arturo ed infine esamin\u00f2 le ferite degli altri contusi.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Si rivolse, quindi, alla domestica che, in alcune circostanze, gli faceva anche da infermiera, e chiese bende, canfora, forbici, ago e punti di sutura.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Nel frattempo in paese erano arrivati altri carabinieri del comando provinciale di Campobasso ed anche Sua Eccellenza il Prefetto.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Nell\u2019apprendere quest\u2019ultima notizia la popolazione che quasi tutta aveva partecipato alla rivolta<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>&#8211;<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>tranne quella dozzina di cafoni che \u2018appartenevano solo in apparenza al genere umano\u2019 e che ora s\u2019inchinavano e si scappellavano, da consumati \u2018gattopardi\u2019, innanzi alla prestigiosa autorit\u00e0 governativa<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>&#8211;<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>fu percorsa da un fremito convulsivo irrefrenabile e, come morsa dalla tarantola, invase nuovamente le strade, saltando dalle finestre, per il panico, e correndo indiavolata;<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>e mentre correva gridava, piangeva, si sfregiava per la disperazione e cercava di nascondersi nei vicoli bui; insomma tutti sembravano impazziti, terrorizzati dalla paura di essere arrestati.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Verso mezzanotte, infatti, furono fermate e, successivamente condotte nel carcere di Larino,<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>otto persone, tra cui Duruc, Erminio e Riccardo, al quale don Peppe aveva fasciato la testa, due contadini e tre donne;<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>queste ultime con l\u2019accusa di \u2018eccesso di difesa\u2019 mediante \u2018uso improprio di zappa\u2019.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Arrestare delle donne in un piccolo paese, dove la reputazione e il ritegno valevano senza dubbio pi\u00f9 di ogni altra cosa, significava per quelle malcapitate avere seri problemi in futuro; infatti ne ebbero e di ogni genere.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Tra il gruppo dei detenuti alcuni passarono solo qualche settimana in galera, qualche altro pi\u00f9 sfortunato fu condannato a tre mesi, e Duruc, che veniva accusato, non solo di partecipazione armata alla rivolta, ma anche di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, fu punito con un anno di reclusione.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Dopo quelle condanne in paese, lentamente, sembr\u00f2 tornare la normalit\u00e0; ognuno riprese il suo ruolo e il ritmo di vita di sempre.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>A distanza di qualche settimana, dopo le prime scarcerazioni, tra cui quelle di Erminio e Riccardo, ci si domandava ancora a cosa fosse servita la sommossa e se aveva, in concreto, cambiato qualcosa: si valutarono gli effetti e qualcuno stupidamente ne cercava le cause.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Per la prima volta qualcosa pareva proprio mutato; il popolo aveva espresso, sia pure violentemente, la propria disapprovazione per tutto ci\u00f2 che gli accadeva intorno. Disapprovazione per i lunghi tempi di lavoro malpagato, per la miseria, per l\u2019arretratezza sociale,<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>per una condizione di vita crescente di stanchezza<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>e di scontento.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Il peso delle tasse e l\u2019approfittarsi dei proprietari terrieri, insieme ai loro comportamenti infingardi ed all\u2019arguzia malvagia, avevano contribuito all\u2019eterno malessere quotidiano, quel malessere che rendeva scarni e sparuti i volti inconfondibili della gente di quel borgo profanato.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Sulla \u2018nuova\u2019 scrivania del Sindaco, nella residenza municipale appena riattata, faceva bella mostra \u2018Il Gattopardo\u2019, noto romanzo di Tomasi di Lampedusa, sempre aperto nella stessa pagina, &#8211; affinch\u00e8 tutti potessero prenderne adeguata ed opportuna conoscenza &#8211;<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>con la sottolineatura in rosso del seguente panegirico: \u00abSe vogliamo che tutto resti com\u2019\u00e8, bisogna che tutto cambi\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Quel libro, garbatamente ironico verso l\u2019aristocrazia meridionale e la conservazione stantia dei suoi principi liberistici, era stato regalato a don Pasqualino Franceschini,<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>venti giorni dopo la rivolta, dal Prefetto, in occasione della riapertura<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>ufficiale e pomposa della casa comunale, subito dopo il completamento del suo necessario restauro.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>I dodici cafoni che \u2018appartenevano solo in apparenza al genere umano\u2019 si precipitarono a leggere quella sintomatica frase<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>enfatizzata, complimentandosi devotamente con don Pasqualino, e provvedendo subito a diffondere, capillarmente, l\u2019impavido inno<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>della \u2018nuova ideologia\u2019.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Nei giorni che seguirono il tempo divenne ferrigno ed uggioso, e soffiava il vento che alzava la polvere.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Nella luce diffusa e fredda dei cirri, le case apparivano pi\u00f9 rilevate e forse meno tristi nella loro selvaggia e grezza uniformit\u00e0, che sotto la vampa rovente dell\u2019imminente sole estivo.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>In quell\u2019ozio del sentimento, carico di parole senza risposte, in quella solitaria noia zodiacale, il paese riprese, stancamente, il suo \u2018naturale\u2019 ritmo assonnato.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Tutti tornarono a svolgere i lavori che avevano sempre fatto, agli stessi patti, alle stesse condizioni, e i giorni continuarono a passare nella pi\u00f9 squallida monotonia, in quel mondo disagiato, senza tempo, n\u00e9 amore, n\u00e9 libert\u00e0.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Il lavoro dei campi riprese alacremente ed avvolse i contadini, come l\u2019acqua verde di un pantano raccoglieva le rane, indugiatesi sulla proda ad asciugarsi al sole. E ricominci\u00f2, come prima, la serie dei giorni uguali, grigi e tediosi, cupi per l\u2019aspra fatica, avari di soddisfazioni, di felicit\u00e0 e di libert\u00e0 tangibili.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Al crepuscolo, nel cielo volavano le rondini, e nella piazza arrivavano per la conversazione serale, come d\u2019abitudine, i signori, i professionisti e le autorit\u00e0 istituzionali del borgo.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Essi passeggiavano l\u00ec ogni sera; al primo brunire<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>si fermavano a sedere sul muretto o ai tavoli del Bar Centrale, e, voltando la schiena all\u2019ultimo sole, aspettavano il fresco, accendendo le loro griffate sigarette allogene.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Dall\u2019altra parte, addossati alle case, stavano i contadini, tornati dai campi, e non si sentivano le loro voci.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Al centro della piazza, in posizione equidistante, la solita dozzina di \u2018cafoni inumani\u2019, indolenti \u2018scarcatagliole\u2019, propagandava con enfasi il<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>\u2018nuovo<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>credo politico\u2019,<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>mentre nei vicoli adiacenti, gli artigiani riponevano gli usuali attrezzi, prima di chiudere, con la consueta flemma, le loro polverose botteghe.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Su tutti loro e sui tetti delle case, scendeva dalla cima del colle \u2018Crocella\u2019, l\u2019ultima luce vespertina, prima che l\u2019ombra della sera soffocasse ogni lusinga e qualche residuo ardore. Sullo sfondo la mole imponente e grigiastra della torre angioina navigava nella profondit\u00e0 del cielo; vene d\u2019aria fresca nello scirocco caldo punzecchiavano le schiene dei villani con brividi improvvisi. Il campanile era una spada che trafiggeva il firmamento; un pugnale infisso nel tramonto che sanguinava nembi accesi; il mastio di una nave di pietra che navigava nel tempo.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Poi arrivava la notte buia e anche l\u2019estremo anelito si spegneva negli angoli tenebrosi del piazzale desolato, oltre il circolo di luce che faceva la luna piena, alta e gagliarda nel cielo.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Laddove, pochi giorni prima, si apriva una primaverile foresta sotto un sole chiaro e meridiano, ora in un\u2019oscurit\u00e0 fosca, il mare scatenato nella tempesta non consentiva di pensare che la vita, la felicit\u00e0, la speranza, la luce, potessero mai splendere nuovamente sulla sinistra devastazione di quella piazza.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Erminio, nella solitudine della sua stanza, assaporava l\u2019aria ilare della libert\u00e0, respirava con voracit\u00e0 il profumo intenso del glicine, sperimentava<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>la quieta<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>malinconia della notte agiata;<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>e l\u2019agrezza nottivaga dell\u2019impeto percettivo entrava nel nido iridescente del suo cuore, attraverso un\u2019indefinibile breccia dell\u2019anima.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Era lui stesso la notte.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10pt;\"><span style=\"Calibri;\"><span style=\"1;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>I mutamenti accaduti a seguito della sommossa popolare portarono anche<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>in quel remoto paese sorprese ed illusioni; ma, per finire, pure quell\u2019anno arriv\u00f2 il caldo estivo, mutarono ciclicamente le stagioni, piovve e nevic\u00f2 come tutti gli altri anni, e i poveri rimasero poveri.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 10pt;\"><span style=\"Calibri;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3433\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3433\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 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