{"id":34313,"date":"2018-03-17T17:25:24","date_gmt":"2018-03-17T16:25:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34313"},"modified":"2018-03-19T19:22:21","modified_gmt":"2018-03-19T18:22:21","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-verme-di-ester-arena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34313","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Verme&#8221; di Ester Arena"},"content":{"rendered":"<p>\u201cSei un verme\u201d<\/p>\n<p>Luisa me lo ripeteva da un tempo che ormai mi sembrava un sempre.<\/p>\n<p>Ok, d\u2019accordo, le mie scappatelle si erano ripetute nel corso degli anni del nostro matrimonio, ma che ci potevo fare? Gli occhi delle ragazze erano un oceano che mi attraeva e io ci dovevo fare almeno un tuffo.<\/p>\n<p>Era un tuffo e basta, per\u00f2, mica altro. Tornavo sempre a casa e questo era il segno che, nonostante tutto e nonostante le apparenze, Luisa era la mia scelta. E poi, non fosse altro che per la mia coda di paglia, non le facevo mancare nulla. I fiori la domenica mattina, i regalini al mio rientro dai viaggi, le cene nel nostro ristorante per gli anniversari e nessuna restrizione sul conto corrente. Avevo anche trovato la tattica giusta per farmi perdonare quelle volte che Luisa era proprio arrabbiata e non voleva sentire le mie stronzissime scuse da verme, quale diceva che fossi. Mi riempivo gli occhi di lacrime e scivolavo lentamente a terra fino ad allungarmi completamente prono. Allora cominciavo ad accarezzarle la caviglia, la destra preferibilmente, il dorso del piede e poi l\u2019alluce. Dopo averlo solleticato, lo prendevo tra le labbra e cominciavo a succhiarlo, finch\u00e9 non scivolava a terra anche lei e, quel che succedeva dopo, ci riappacificava almeno sul momento. Era strano, perch\u00e9 anche in quei momenti continuava a dirmi \u201cSei un verme\u201d, ma dall\u2019intonazione della voce capivo che l\u2019intenzione stava cambiando. Le piaceva il mio strisciare ai suoi piedi perch\u00e9 poi diventava uno strisciarle addosso.<\/p>\n<p>Luisa avrebbe dovuto essere felice, gi\u00e0, proprio cos\u00ec, invece, da un anno, sembrava che in questo meccanismo si fosse inceppato qualcosa.<\/p>\n<p>Mi sentivo i suoi occhi addosso anche quando mi chiudevo in bagno per inviare qualche messaggio col telefonino, ma senza usare le chat cos\u00ec non rischiavo che mi chiedesse perch\u00e9 mi fossi connesso di nascosto.<\/p>\n<p>Attuava un controllo serrato sui miei tempi, sulla mia posta e su tutta la mia vita. Non avevo pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di inventare riunioni in ufficio che mi consentissero di rendermi irraggiungibile almeno per qualche ora e tutti i miei viaggi di lavoro diventavano la scusa per un deciso, ma acido, \u201cVengo anch\u2019io, AMOREEE\u201d.<\/p>\n<p>La sera, a letto, mi prendeva la mano e metteva la sua gamba, sempre preferibilmente la destra, sulle mie come volesse essere certa che io non potessi allontanarmi da lei e, anche se nei suoi \u201cBuonanotte Verme\u201d c\u2019era, alle volte, un senso di tenerezza, sentivo che il cappio al collo era sempre pi\u00f9 serrato. Mi sembrava che mi mancasse il fiato tanto da farmi pensare che, prima o poi, sarei morto soffocato.<\/p>\n<p>Sudavo freddo, mi irrigidivo e lei subito diceva \u201cChe hai, Verme, la coscienza sporca che non riesci a dormire?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNiente, niente, Luisa. Che vai a pensare? E\u2019 solo un po\u2019 di bruciore di stomaco. Ora passa, dormiamo\u2026\u201d, le rispondevo cercando di rallentare il mio respiro.<\/p>\n<p>La necessit\u00e0 di sfuggire alla sua presa e al suo controllo in quei momenti diventava una questione di sopravvivenza, che cercavo di mascherare per non farla insospettire di pi\u00f9, ma avevo cominciato a preoccuparmi, non posso negarlo, per una serie di fatti strani che non riuscivo a capire.<\/p>\n<p>Quando mi chiamava col mio nome, Valerio, non le davo retta, non la sentivo nemmeno, come se quel nome non mi appartenesse in pi\u00f9. \u201cVerme\u201d, invece, le assicurava la mia risposta immediata.<\/p>\n<p>Altre volte mi coglieva un senso di spossatezza infinita. Sentivo la necessit\u00e0 impellente di stendermi a terra e strisciare per raggiungere il divano, ma giuro, non avevo nulla da farmi perdonare. Luisa sembrava contenta di quei fuoriprogramma. Ogni volta allungava il suo piede, il destro ovviamente, pensando che volessi succhiarle l\u2019alluce e io la accontentavo, ma era solo per evitare la discussione di una sua eventuale delusione.<\/p>\n<p>Preoccupato, ero andato anche dal medico.<\/p>\n<p>\u201cHa mangiato qualcosa di diverso? Che so, del pesce o della carne crudi, verdure lavate di fretta? Di corpo come va? Ha prurito? Dalle analisi risulta solo una lieve ipereosinofilia, ma non \u00e8 indicativa di nulla. Del resto conosciamo bene le sue allergie, in assenza di altri fattori causali, direi che non dobbiamo meravigliarci.\u201d<\/p>\n<p>Dovevo riprendere ad andare in palestra, perch\u00e9, secondo lui, la vita sedentaria d\u2019ufficio mi stava facendo rammollire (\u201cGrazie dottore, sono commosso per la sua delicata espressione\u201d, avevo pensato) e poi ero sicuramente anche un po\u2019 stressato.<\/p>\n<p>\u201cUna cosa normale, stia tranquillo, chi di noi non lo \u00e8?\u201d<\/p>\n<p>Diceva tutto questo, mentre misurava col plicometro i rotolini addominali che avevano cominciato a disegnare il mio profilo e che non scomparivano nemmeno ai miei tentativi di stare con la pancia in dentro e il petto in fuori, come quando ero andato alla visita di leva. Andava tutto bene, ripeteva. Il rilassamento tessutale era dovuto all\u2019et\u00e0, a qualche stravizio culinario di troppo e alla scarsa voglia di muovermi.<\/p>\n<p>Tutto quello che diceva rispondeva al vero e io non avevo, ovviamente, argomenti per contraddirlo, per\u00f2 avevo tentato ugualmente di fargli notare, da malato immaginario come mi aveva definito, che la mia pelle olivastra stava virando lentamente verso un colorito grigio-rosa pallido, quasi trasparente, e i miei peli di petto e pube si stavano rarefacendo, mentre sulle gambe e sulle braccia erano lunghi, lisci e ordinati, come se avessi fatto un trapianto di bulbi.<\/p>\n<p>\u201cLa smetta di guardarsi e di esaminarsi in continuazione, o finir\u00e0 per ammalarsi sul serio. Piuttosto, vada anche al mare e vedr\u00e0 che riacquister\u00e0 un po\u2019 di colore.\u201d<\/p>\n<p>Mi aveva congedato cos\u00ec, con un rimprovero ma senza nessuna prescrizione di altri esami o un nuovo appuntamento per un controllo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 che fossi proprio soddisfatto della visita, perci\u00f2, anche se a detta del dottore non avrei dovuto, mi guardavo allo specchio per cercare di tranquillizzarmi ripetendo alla mia immagine riflessa che non avevo nulla di serio. Valerio, per\u00f2, era l\u00ec che mi guardava anche lui e mi faceva l\u2019occhiolino.<\/p>\n<p>\u201cTi piace quella, eh? La ragazza del bar, dico. Non ti senti un po\u2019 verme?\u201d<\/p>\n<p>Cavolo, ci mancava pure che il mio io riflesso invece di aiutarmi facesse l\u2019eco delle parole di Luisa, che poi, in quel periodo, non prendevo pi\u00f9 nemmeno il caff\u00e8 per via dello stress e la ragazza del bar la guardavo solo attraverso la vetrina, mentre passavo velocemente per non indurmi in tentazione.<\/p>\n<p>I giorni passavano cos\u00ec e il mio sentirmi strano diventava sempre pi\u00f9 incomprensibile e fastidioso, tranne la notte quando riuscivo a sgusciare dalla presa della gamba di Luisa e arricciarmi a ciambella nel triangolo di letto tra il cuscino e il suo corpo. Era una sensazione di ritrovata libert\u00e0 che mi consentiva di dormire almeno un po\u2019.<\/p>\n<p>Una mattina, scendendo dal letto, avevo faticato a mettermi in piedi e a restarci. Mi faceva male tutto.<\/p>\n<p>\u201cAiuto! Luisa corri!\u201d avevo urlato.<\/p>\n<p>\u201cMannaggia a te, che mi farai venire un infarto. Sei proprio un Verme. Che ti urli che la bambina dorme. Non c\u2019hai niente, l\u2019ha detto pure il dottore. Con la pioggia di questi giorni, al massimo ti si saranno svegliati i reumi, no?\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019avevo guardata come mi avesse fatto la grazia, la sua risposta era quello che ci voleva. Ma certo, i miei reumi! Non poteva essere altro, visto che, oltre alla palestra, avevo trascurato anche i cicli di fisioterapia.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, avevo ricontattato il centro di riabilitazione, dove facevo anche le sabbiature, e avevo fissato gli orari per le sedute.<\/p>\n<p>Ci andavo con regolarit\u00e0. Alle volte veniva anche Luisa, per i fanghi diceva lei, io direi pi\u00f9 per verificare che la mia assiduit\u00e0 non fosse legata alla presenza di qualche fisioterapista di bella presenza, ma non mi importava. Mi immergevo nella vasca di sabbia e mi lasciavo ricoprire tutto il corpo. Poi dicevo al personale \u201cTranquilli, potete andare, tanto io schiaccio un sonnellino. Se ho bisogno, chiamo.\u201d<\/p>\n<p>Stavo bene in quel tepore, chiudevo gli occhi e sognavo il mare, il sole, la spiaggia e tutto quello per me era sinonimo di benessere e libert\u00e0. Mi sentivo cos\u00ec rilassato che, senza rendermene conto, alle volte scivolavo anche con la testa dentro la sabbia, risvegliandomi poi pi\u00f9 per il senso di prurito che mi davano i granellini nel naso, piuttosto che per la difficolt\u00e0 di respirare.<\/p>\n<p>Anzi devo dire che la difficolt\u00e0 di respirare non la avvertivo proprio.<\/p>\n<p>L\u2019ultima volta, prima della chiusura estiva, la fisioterapista mi aveva trovato con i piedi che fuoriuscivano dalla vasca, mentre il mio corpo e la mia testa erano completamente infossati. Mi ero addormentato profondamente e lei, trovandomi cos\u00ec sommerso, si era allarmata e aveva gridato aiuto ancora prima di sapere se fossi vivo o morto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E\u2019 agosto e siamo venuti al mare, perch\u00e9 ci piace e perch\u00e9 ci fa bene. Il sole serve per le ossa, lo iodio per la tiroide. Insomma serve per tutte quelle cose che dicono i dottori. Io direi che fa bene anche agli occhi e allo spirito, perch\u00e9 le ragazze in costume sono uno spettacolo ricreativo incluso nell\u2019abbonamento per ombrellone e lettini. Luisa per\u00f2 mi placca stretto, sorveglia la direzione del mio sguardo, cos\u00ec non la posso tanto fregare, anche se provo a dirle che guardo solo Lena, nostra figlia che ha cinque anni, mentre gioca con gli altri bambini.<\/p>\n<p>Per convincerla che \u00e8 cos\u00ec, le dico \u201cVado a vedere che combinano. Vieni con me?\u201d<\/p>\n<p>Luisa, che si \u00e8 appena seduta, mi risponde \u201cNo, tanto vi guardo da qui\u201d.<\/p>\n<p>Il tono \u00e8 tale che mi sento veramente i suoi occhi appiccicati addosso.<\/p>\n<p>Mi alzo a fatica dal lettino, le articolazioni mi dolgono di nuovo tutte, raggiungo i bambini un po\u2019 incuriosito. Stanno scavando una buca.<\/p>\n<p>\u201cChe fate di bello, tesoro di pap\u00e0?\u201d<\/p>\n<p>\u201cVogliamo trovare l\u2019acqua.\u201d<\/p>\n<p>\u201cDietro di voi c\u2019\u00e8 il mare, a che vi serve fare tanta fatica?\u201d<\/p>\n<p>\u201cCos\u00ec, per giocare.\u201d<\/p>\n<p>Resto l\u00ec, vicino a loro, in silenzio ancora per un po\u2019. Tra una fitta e l\u2019altra ripenso alle sabbiature come liberazione dal dolore. Mi viene un\u2019idea\u2026<\/p>\n<p>\u201cVolete fare un gioco con me?\u201d<\/p>\n<p>\u201cQuale, pap\u00e0?\u201d<\/p>\n<p>\u201cScavate una buca grande grande. Io mi ci metto dentro, voi mi coprite e sar\u00f2 il vostro prigioniero.\u201d<\/p>\n<p>Geniale! Senza farselo ripetere, cominciano a scavare eccitatissimi. Ogni tanto mi chiedono di fare la prova. Mi sembra di essere dal sarto: no, un po\u2019 pi\u00f9 lunga di qua, un po\u2019 pi\u00f9 profonda di l\u00e0\u2026 finch\u00e9 non sembra perfetta.<\/p>\n<p>Mi stendo, mi ricoprono e poi mi girano in torno fingendo di essere indiani. \u201cWawHuuWawHuuWawHuu!\u201d<\/p>\n<p>Cazzo che casino che fanno!, ma il gioco l\u2019ho proposto io, devo avere pazienza.<\/p>\n<p>Il tepore della sabbia \u00e8 come un abbraccio. Sto gi\u00e0 decisamente meglio.<\/p>\n<p>Ora che i bambini si sono stancati di ululare, chiamo Lena e le dico: \u201cTesoro di pap\u00e0, siete stati bravissimi. Ora perch\u00e9 non chiamate la mamma, che cos\u00ec vi porta a fare il bagno? Io tanto non mi muovo. Poi quando tornate mi dissotterrate.\u201d<\/p>\n<p>Lena e gli altri bimbi si allontanano correndo verso il mare. Luisa li segue, ma ogni tanto si gira dalla mia parte. Chiss\u00e0 se lo fa per assicurarsi che io stia bene o semplicemente che non mi muova.<\/p>\n<p>Loro sono in acqua e io sono rimasto finalmente solo. Questo attimo di beatitudine vorrei durasse a lungo, ma cos\u00ec interrato comincio a sentire un po\u2019 troppo caldo, sto sudando e ho sicuramente un calo di pressione. Ho le vertigini, mi sembra di scivolare nella buca, sempre pi\u00f9 gi\u00f9, sempre pi\u00f9 gi\u00f9\u2026<\/p>\n<p>Provo a gridare. Dalla mia bocca non esce nessun suono. Sto avendo un attacco di panico? No, pure questo, no!<\/p>\n<p>Mentre scivolo, sento la sabbia che massaggia il mio corpo, mi sembra che lo stringa compattandolo. Posso solo ancheggiare, ammesso che questo sia il termine corretto, perch\u00e9 non riesco a muovere e piegare le gambe. Anche le braccia le sento incollate al tronco, cerco di muoverle, ma non posso, mentre penso che, invece, dovrei togliermi la sabbia dal viso per tornare a respirare. Respirare? In realt\u00e0 non mi sembra che mi manchi l\u2019aria, anche se ormai sono diversi minuti che sono qui sotto.<\/p>\n<p>\u201cPap\u00e0, dove sei?\u201d<\/p>\n<p>Sento Lena che mi chiama. Il suo tono di voce \u00e8 tra il deluso e il disperato.<\/p>\n<p>\u201cDov\u2019\u00e8 quel verme? Verme, dove sei andato? Solo un verme poteva fare questo a sua figlia.\u201d<\/p>\n<p>Luisa urla come una gallina, chiaramente pensa che io abbia approfittato del suo momento di distrazione per farmi i fatti miei. Come faccio a spiegarle che non \u00e8 cos\u00ec? Come le spiego tutto questo, che non capisco nemmeno io?<\/p>\n<p>Mi do una spinta verticale. Faccio capolino tra i granelli umidi e vedo Lena, tesoro di pap\u00e0, che ha i lucciconi negli occhi.<\/p>\n<p>Resto a guardarla per un po\u2019, mentre piange. Ci rimango male a sentire che mi chiama Verme anche lei, come la madre, girando intorno e dando calci con i suoi piedini alla sabbia smossa dove c\u2019eravamo la buca e io.<\/p>\n<p>Sarei tentato di attirare la sua attenzione, ma la voce imbestialita di Luisa mi fa desistere. E\u2019 meglio se ci provo in un altro momento, quando gioca da sola. Sono sicuro che lei e io ci intenderemo di nuovo. Col pensiero le mando un bacio, mentre scompaio nella sabbia per schivare l\u2019affondo del tallone di Luisa.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_34313\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"34313\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSei un verme\u201d Luisa me lo ripeteva da un tempo che ormai mi sembrava un sempre. 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