{"id":34256,"date":"2018-03-14T19:50:34","date_gmt":"2018-03-14T18:50:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34256"},"modified":"2018-03-14T19:50:34","modified_gmt":"2018-03-14T18:50:34","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-notturno-di-carola-maselli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=34256","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Notturno&#8221; di Carola Maselli"},"content":{"rendered":"<p>Bruno ha tradito sua moglie due ore e undici minuti fa. Le lancette dell\u2019orologio ticchettano violente contro il suo polso, le sente rimbombare sottopelle e attirano costantemente il suo sguardo. Butta gi\u00f9 l\u2019ultimo sorso di whisky. La mano gli pesa, le dita gli formicolano, la testa inizia a ciondolare verso il basso.<\/p>\n<p>&#8211; Un altro.<\/p>\n<p>La porta del pub si apre, Bruno sente la campanella sospeso sulla soglia tintinnare, poi il pavimento di legno vibrare sotto colpi regolari, lenti e precisi. Tacchi. Sullo sgabello accanto a lui una donna prende posto. Ha i capelli rossi e due gambe lunghe e sode escono da un tubino rosso, accarezzate da una pelliccia nera.<\/p>\n<p>Aveva calze simili lei, forse un po\u2019 pi\u00f9 spesse, ma in macchina, seduta accanto a lui, le sue ginocchia sembravano nude. Se le accarezz\u00f2 mentre gli diceva che casa sua era a due isolati da l\u00ec. Era rimasta solo lei in macchina. Bruno aveva calcolato tutto, aveva accompagnato prima Anita, poi Domenico, ma ora che sentiva la voce di lei coprire interamente l\u2019abitacolo era stupito. Da cosa non aveva saputo spiegarselo. Forse ripensava a come era ricomparsa nella sua vita cos\u00ec, improvvisamente, dopo 13 anni, da compagna di banco a collega di lavoro, da alunna strafottente ad avvocato preciso, puntiglioso, con la scrivania sempre in ordine.<\/p>\n<p>&#8211; Hai messo la testa a posto.<\/p>\n<p>&#8211; Anche tu.<\/p>\n<p>Quando sorrideva l\u2019angolo destro della bocca si piegava verso l\u2019alto e gli occhi le brillavano mentre fissavano la vera al suo dito.<\/p>\n<p>Quella sera alla cena di lavoro sedette di fronte a lui. Ad ogni suo movimento sentiva le perle appoggiate sulla pelle del suo collo picchiettare le une contro le altre. Non si parlarono. Si passarono spesso la bottiglia di vino e le loro dita si sfiorarono quattro volte. Bruno le cont\u00f2, e cont\u00f2 anche le volte in cui la punta delle scarpe di lei tocc\u00f2 quella delle proprie. Tre.<\/p>\n<p>La prima cosa che gli disse quella sera fu l\u2019indirizzo di casa, la seconda che aveva dello spumante nel suo appartamento e che avrebbe voluto farglielo assaggiare. Lui rispose ok, poi la segu\u00ec docile fuori dalla macchina, e mentre lei apriva la porta la sua borsetta si impigli\u00f2 nel bottone della giacca di lui.<\/p>\n<p>&#8211; Scusa. &#8211; sussurr\u00f2, ma lei liber\u00f2 la tracolla soltanto quando gli ebbe fatto strada fino al salotto.<\/p>\n<p>&#8211; Vado a prendere la bottiglia.<\/p>\n<p>Brindarono alle cene di lavoro, poi al caso, infine alle sorprese del tempo. Quando lo baci\u00f2, erano entrambi a met\u00e0 del quinto bicchiere. Lei gli tolse il suo dalle mani, si pieg\u00f2 di lato per appoggiarlo sul tavolino accanto a loro, poi allarg\u00f2 il nodo della cravatta. Lui, invece, le lasci\u00f2 addosso la collana di perle.<\/p>\n<p>Si addorment\u00f2. Con la testa di lei sul petto, Bruno dorm\u00ec per una mezz\u2019ora, poi apr\u00ec gli occhi. L\u2019orologio aveva gi\u00e0 iniziato a ticchettare contro il suo polso. Con un polpastrello le solletic\u00f2 distratto la nuca coperta dai capelli neri, mentre gli occhi guardavano le due fedi sul tavolino. Una era la propria.<\/p>\n<p>L\u2019altra non l\u2019aveva notata.<\/p>\n<p>Non gli era stata nemmeno raccontata.<\/p>\n<p>Si alz\u00f2. Lei si svegli\u00f2, gli chiese qualcosa, ma lui non rispose, le sue orecchie erano sorde, le sue mascelle rigide, le vene del suo collo pi\u00f9 spesse. Si rivest\u00ec rapido e mentre lo faceva le lancette dell\u2019orologio rimbombavano nella sua testa e gli occhi continuavano a fissare i due anelli. Lasci\u00f2 la cravatta lenta intorno al colletto sgualcito della camicia e si appoggi\u00f2 la giacca sulle spalle. Solo dopo essersi allacciato le scarpe riprese la fede, ma intanto continuava a guardare quella di lei.<\/p>\n<p>Se ne and\u00f2 senza dire niente, spalanc\u00f2 la porta, corse gi\u00f9 per le scale e neanche chiese scusa all\u2019uomo contro cui and\u00f2 a sbattere ad un certo punto.<\/p>\n<p>Era notte fonda quando si ritrov\u00f2 per la strada. I lampioni erano spenti, solo uno emanava una fioca e sporca luce arancione. In fondo all\u2019angolo un pub era ancora aperto. Bruno vi si trascin\u00f2, e quando apr\u00ec la porta la campanella suon\u00f2 sulla sua rabbia. Il barman non lo degn\u00f2 nemmeno di uno sguardo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per Catia gli occhi degli uomini possono spostare l\u2019aria. Sanno comprimerla, farla vorticare, indurla a fare quello che vogliono loro. Sul suo corpo li sente tutti, percepisce come una carezza nel vento e su quella mano fatta di pulviscolo lei ci posa la propria, aiutandola. Gli occhi dell\u2019uomo seduto al bancone accanto a lei, per\u00f2, quasi non li sente, \u00e8 come se guardassero ma non vedessero le sue gambe sulle quali continua comunque ad indugiare. Catia non capisce, chiede due shottini al barman. Lui non la guarda, \u00e8 tutto preso dal bicchiere che sta asciugando e che luccica colpito dai neon. Un uomo seduto pi\u00f9 lontano lo fissa mentre continua a girare un caff\u00e8. Catia si sente ignorata.<\/p>\n<p><em>E te lo meriti.<\/em><\/p>\n<p>Chiede altri due shottini. La voce nella testa parla troppo.<\/p>\n<p><em>Stai zitta!<\/em><\/p>\n<p>&#8211; C\u2019\u00e8 un collega&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; Ah! Lo sapevo!<\/p>\n<p>&#8211; Stai zitta, c\u2019\u00e8 mio marito in camera.<\/p>\n<p>La sua migliore amica aveva sposato l\u2019unico uomo che Catia avesse mai amato. Con lui aveva deciso di andare piano, di godersela, di assaporare ogni momento. Quello che provava era straordinario, insolito per lei, prezioso, e voleva osservarlo quieta mentre lentamente cresceva. Poi lui conobbe la sua migliore amica e tra loro due inizi\u00f2 una frequentazione lunga e intensa. Catia si rese conto che con lei lui non si era comportato cos\u00ec.<\/p>\n<p>&#8211; A lui piacciono le ragazze per bene, Catia.<\/p>\n<p>&#8211; E credi che non potrei diventarlo?<\/p>\n<p>Non lo era diventato. Si era incattivita, aveva perso fiducia in tutto, aveva proseguito con la sua vita, se possibile si era accanita sempre di pi\u00f9 sugli uomini. Le piaceva piacere, e le piaceva farli soffrire. Ma la sua amica e il suo uomo non li aveva mai persi d\u2019occhio, era rimasta sempre accanto a loro, ad aspettarli all\u2019angolo. Tanto lo sa come va l\u2019amore. L\u2019amore muore con l\u2019abitudine, basta far passare il tempo, basta lasciar fare alla quotidianit\u00e0, alla banalit\u00e0. Basta ritrovare le attenzioni che non hai pi\u00f9 in un vecchio compagno di classe, un collega che ti guarda, che ti fa sentire il suo sguardo accarezzarti mentre sei seduta di fronte a lui durante una cena di lavoro.<\/p>\n<p>Quella sera la sua amica le aveva mandato diversi messaggi, la teneva aggiornata.<\/p>\n<p><em>\u00c8 seduto di fronte a me.<\/em><\/p>\n<p><em>Continua a guardarmi.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci siamo sfiorati.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi sta accompagnando a casa.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 di sopra.<\/em><\/p>\n<p>Catia sorrise. Inoltr\u00f2 tutti i messaggi al marito di lei, poi gli scrisse: <em>Era giusto che sapessi<\/em>.<\/p>\n<p>La sua risposta arriv\u00f2 dopo diversi minuti.<\/p>\n<p><em>Ci penso io.<\/em><\/p>\n<p>Nella sua mente quelle parole le lesse la voce di lui. Era arrabbiata, fremente, nera. Le fece paura. Poi non seppe perch\u00e9, semplicemente and\u00f2 a vestirsi, indoss\u00f2 il suo tubino preferito e usc\u00ec. Cammin\u00f2 a lungo prima di trovare un pub aperto, all\u2019angolo di una strada deserta e silenziosa. Aveva bisogno di bere, aveva bisogno di essere guardata. Aveva bisogno di ricordare chi non meritava di essere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quel caff\u00e8 fa schifo. Dalla tazzina emana un odore orribile, nauseante, di vecchio, di stantio. Nicola ne ha bevuto solo un sorso. Sulla lingua gli ha lasciato un sapore metallico, che neanche con lo zucchero riesce a mandare via. Lo gira e rigira da molto tempo ormai e il cucchiaino cozza contro la tazzina e contro la sua testa. Intanto osserva il barman. Gli d\u00e0 le spalle.<\/p>\n<p><em>Le spalle dell\u2019uomo erano grandi, pesanti. Fremevano e sotto di lui anche la donna tremava. Era seminuda. Nicola non doveva essere l\u00ec, non avrebbe dovuto entrare, ma la porta era aperta e in quel paese si fa cos\u00ec, ci si appropria delle vite degli altri, si spiano le storie dei vicini di casa per poterne parlare, forse semplicemente perch\u00e9 la propria non \u00e8 altrettanto interessante. Si \u00e8 intrufolato, \u00e8 arrivato fino al salotto, attirato dalle voci. Litigavano sempre, marito e moglie, litigavano anche in quel momento. <\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Sei una puttana!<\/em><\/p>\n<p>La donna seduta di fronte a lui ha lo sguardo fiero e le labbra strette. Hanno tinto di rosso il bordo dei dieci bicchierini che le stanno davanti in fila sul bancone. Accanto a lei un uomo con abiti sgualciti cerca di resistere al sonno indotto dall\u2019alcol. La testa dondola verso il bancone, dalle labbra socchiuse cade un rivoletto di saliva. Si ridesta solo quando il barman gli versa altro whisky dalla bottiglia.<\/p>\n<p><em>La bottiglia era quella di uno spumante costoso. Nicola lo aveva riconosciuto, i figli glielo avevano regalato per Natale e lui ancora non si decideva a stapparlo. L\u2019uomo di fronte a lui la afferr\u00f2 e la abbatt\u00e9 contro il tavolino. In mano gli rimase soltanto il collo.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Che stai facendo?- esclam\u00f2 la donna. <\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Mi fai impazzire. &#8211; disse lui con i denti digrignati.<\/em><\/p>\n<p><em>La colp\u00ec. Le punte aguzze del vetro rotto le martoriarono il bellissimo corpo, lo strapparono, lo artigliarono, lo deturparono. Nicola non riusciva a muoversi, non aveva pi\u00f9 voce in gola, non aveva pi\u00f9 forza nelle gambe. Vide tutto, vide il braccio dell\u2019uomo abbassarsi pi\u00f9 volte sulla moglie, vide il sangue di lei impregnare il tappeto, vide il vetro incidere ancora e ancora la pelle della donna, sempre pi\u00f9 veloce, sempre pi\u00f9 violento. Soltanto quando la collana di perle che lei indossava si ruppe Nicola scapp\u00f2. Gli venne da piangere una volta uscito all\u2019aria aperta.<\/em><\/p>\n<p>Piange. Per lo schifo di caff\u00e8 che sta bevendo, per la moglie che di certo lo sta aspettando con ansia a casa, per aver vomitato sul tappetino all\u2019ingresso del pub e per la donna straziata sotto i suoi occhi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I clienti migliori sono quelli che restano fino a notte inoltrata. Sono quelli che il trapasso da un giorno ad un altro lo vivono al rallentatore, da svegli, perch\u00e9 mentre si dorme il tempo scorre pi\u00f9 veloce. Il barman del <em>Proph\u00e9 <\/em>ne ha visti tanti. Gli tengono compagnia mentre ripulisce il locale di tutte le storie che sono finite nei bicchieri. Lui le raccoglie tutte, una per una, goccia a goccia con uno strofinaccio bianco. Sono finite l\u00ec sul fondo, e solo lui sa come recuperarle. \u00c8 la moneta di scambio che adopera ogni sera. Simpatia, discrezione, perfino qualche sconto in cambio delle loro storie.<\/p>\n<p>La donna con i capelli rossi si alza, si sistema il vestito, si infila la pelliccia. L\u2019uomo accanto a lei si sveglia, quello sul lato opposto del bancone lascia il cucchiaino. Il barman prende i bicchieri e la tazzina e inizia a lavarli. Lentamente, con cautela, con precisione. Non gli sfugge niente, mentre asciuga strofina via anche i momenti pi\u00f9 reticenti di quelle tre storie, quelli pi\u00f9 bui, quelli pi\u00f9 brutti. Quelli che gli lasciano sulle mani un senso di ribrezzo. Allora si ferma, posa lo strofinaccio e guarda i tre. Ricambiano il suo sguardo. L\u2019uomo con la cravatta ha la bocca socchiusa, l\u2019altro ogni tanto abbassa gli occhi e la donna continua a non sentirsi toccare.<\/p>\n<p>&#8211; Il conto. &#8211; dice.<\/p>\n<p>Pagano, in fila alla casa. Quando vanno via la campanella sulla porta suona sul loro silenzio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_34256\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"34256\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bruno ha tradito sua moglie due ore e undici minuti fa. 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