{"id":33989,"date":"2018-02-06T18:18:03","date_gmt":"2018-02-06T17:18:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33989"},"modified":"2018-02-06T18:18:03","modified_gmt":"2018-02-06T17:18:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-prima-di-evaporare-completamente-di-sauro-venturini-degli-esposti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33989","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Prima di evaporare completamente&#8221; di Sauro Venturini Degli Esposti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">\n<p>Credo sia stata paura. Il motivo per cui sono arrivato in questo posto troppo presto, quasi un\u2019ora prima, \u00e8 stato il timore che si ha di fare tardi quando ci si sente deboli, inferiori, ridotti a stare in basso, chiss\u00e0 poi per quale motivo.<br \/>\nSono seduto ormai da pi\u00f9 di mezz&#8217;ora, la schiena si \u00e8 fatta dura e legnosa, nelle orecchie un ronzio monotono si sovrappone alle voci e ai rumori. Fuori sta piovendo, tra poco sar\u00e0 buio, la gente che vedo in giro corre verso casa. Guardo l\u2019orologio, poi la tazzina di caff\u00e8 sul mio tavolo, \u00e8 ancora presto, mi sposto sulla sedia, cerco di cambiare posizione per dare sollievo ai muscoli della schiena. Tolgo le mani dalle tasche, non sono sudate ma neppure asciutte, sembrano scivolose, avvolte in un vapore caldo.<br \/>\nE&#8217; difficile risolvere in anticipo cose come questa, evitare quello che seguir\u00e0, cerco di pensare ad altro, Giuliano mi diceva di fare cos\u00ec in questi momenti.<br \/>\nIl dottor Giuliano Valsecchi \u00e8 stato il mio terapeuta per quasi due anni, lo vedevo ogni due settimane, di gioved\u00ec, nel suo studio in una vecchia palazzina del centro, non lontano da qui. Aveva un viso pallido e i lineamenti solo accennati, il naso era esile, appuntito, i suoi occhi scuri erano gentili ma freddi, come fissi, il dottor Valsecchi non offriva mai niente a cui provare ad aggrapparsi, un sorriso, un gesto pi\u00f9 marcato. Vestiva sempre con un girocollo scuro, i capelli biondi che ormai sbiadivano nel grigio pettinati indietro, pi\u00f9 lunghi sul collo. Le sue frasi erano sempre cos\u00ec brevi, sembravano avare, calibrate per durare non pi\u00f9 di trenta secondi. Del resto, l\u2019argomento dei miei monologhi era sempre lo stesso, le ansie e i pensieri ricorrenti che non davano tregua. Lo scopo dei nostri incontri era trovare insieme una <em>abitudine ragionata di comportamento<\/em> per distogliere l\u2019attenzione dall\u2019ansia, per occupare la mente con pensieri diversi.<br \/>\nHo ascoltato il dottor Giuliano Valsecchi per quasi due anni, mentre mi chiedeva di creare insieme un percorso per uscire dai momenti difficili e ho cercato di usare i metodi che mi suggeriva, anche se spesso pensavo che fossero tutte stupidaggini, un giro in cerchio che non portava da nessuna parte.<br \/>\nI momenti difficili. Erano praticamente continui e duravano giornate e nottate intere, il tempo restava fermo, il respiro diventava intermittente mentre grondavo sudore e il corpo rimaneva freddo. Un cubetto di ghiaccio sudato in preda al panico. La cosa pi\u00f9 brutta erano i tremori alle mani, le dita sussultavano e sbattevano tra loro, le nascondevo in tasca aspettando che il fremito e il sudore passassero, quando cercavo di spostare i pensieri ansiosi su altro, come mi chiedeva di fare Giuliano, costruendo immagini impossibili, scale che non portano da nessuna parte, oppure cercando di risolvere problemi assurdi, non succedeva proprio niente. Nulla.<br \/>\nPensavo che avrei visto il dottor Valsecchi in eterno, per tutto il resto della mia vita, ma sei mesi fa, alla fine della solita seduta del gioved\u00ec pomeriggio, mi ha detto che quella sarebbe stata l\u2019ultima.<br \/>\n<em>Non possiamo continuare questo percorso, non sarebbe pi\u00f9 di alcuna utilit\u00e0, deve rivolgersi ad una struttura pi\u00f9 attrezzata per le sue necessit\u00e0 terapeutiche.<\/em><br \/>\nE&#8217; stato come se qualcuno mi avesse appeso per il bavero della giacca a un gancio, senza alcuna possibilit\u00e0 di fuga. Giuliano mi fissava con le labbra tirate, il pallore del viso attenuato in un leggero rossore sulle guance, mi ha dato una busta e un biglietto da visita senza dire altro, lasciando che le sue parole si spiegassero da sole. Sulla porta mi ha salutato augurandomi qualcosa, non gli ho risposto e non ho chiesto niente, me ne sono andato stringendo in mano la lettera per il nuovo terapeuta e il biglietto con le indicazioni di una clinica. L\u2019ultimo suggerimento di Giuliano.<br \/>\nMentre ti aspetto, vedo entrare un signore di mezza et\u00e0, il suo impermeabile bagnato gocciola sulle mattonelle di graniglia del pavimento, lui lo appende ad una testa di leone in metallo dorato che sporge dal muro e che non avevo notato. Bevo il caff\u00e8 ormai tiepido dalla tazzina bianca, mi \u00e8 sempre piaciuta la ceramica sotto le labbra.<br \/>\nResto seduto e non mi muovo, voglio convincermi di essere calmo e in pace col mondo. La schiena fa male, tutto sta diventando un momento difficile, nelle orecchie il ronzo \u00e8 pi\u00f9 alto, vorrei costruire un&#8217;immagine contro questi fastidi, ma sono in bilico, sento i piedi sul bordo di una giostra che gira e traballa.<br \/>\nCi siamo, lo so.<br \/>\nTi vedo che arrivi, una folata di vento mi attraversa ed esce subito, l\u2019aria del bar si fa meno fumosa e il chiacchericcio diminuisce, tutte le cose sembrano pi\u00f9 piccole e si ritirano, per farti spazio.<br \/>\nEntri e sei la dimostrazione del divino in terra, una teofania che tramortisce.<br \/>\nIl tuo ingresso rende dignit\u00e0 alla miseria di tutti noi, dopo un solo passo sei gi\u00e0 la regina che governa i cuori miserabili che si trovano gettati in questo posto. Porti i capelli sciolti, pi\u00f9 lunghi di come ricordavo, il soprabito blu \u00e8 aperto sopra un vestito leggero, troppo fresco per questa stagione, ondeggi mentre ti muovi e i tuoi occhi chiari non guardano nessuno, ma tutti ora sanno che sei monumento sacro, fatta di musica, un sole di gennaio che rende luce al mattino, la penombra che chiama la sera, ogni imbecille che sta in questo bar adesso lo sa, questo \u00e8 certo.<br \/>\nSfiori appena i tavoli e ti fermi davanti a me, ti saluto senza espressione, con la faccia ferma di un aborigeno di fronte a un\u2019equazione di secondo grado.<br \/>\nTrovo il tuo sorriso tirato, inopportuno.<br \/>\nSotto l&#8217;impermeabile appeso al muro vedo una piccola pozza d\u2019acqua che si allarga e per un attimo mi immagino chino mentre asciugo quella chiazza di umido con uno straccio, un ginocchio poggiato a terra.<br \/>\nTi siedi come se non toccassi davvero niente di quello che ti circonda e dici qualcosa su questo posto, definirei le tue parole sprezzanti e ingenerose, ma resto in silenzio e faccio caso al fatto che non mi hai neppure salutato.<br \/>\nStai gi\u00e0 parlando del tempo speso male, del dovere di entrambi di fare qualcosa per rimediare.<br \/>\nDalla cresta del loro significato le tue parole schiumano come onde e spargono intorno spruzzi di veleno.<br \/>\nCon gli occhi aperti sogno di chiuderti la bocca con del nastro adesivo, lo giro un paio di volte intorno alla tua testa, con un gesto risoluto, elegante, anche se il momento non lo richiede.<br \/>\nQueste immagini finiranno per distrarmi, decido che devo starti a sentire e ti ascolto, cercando di non pensare al ronzio cupo che ho in testa. Adesso che lo faccio mi accorgo che le tue parole hanno lo stesso passo di sempre, la solita cantilena storta che ci ha rinchiuso insieme per anni, che avevo dimenticato, frenetica, cattiva, piena di un buon senso apparente, del tutto inutile.<br \/>\nArrivi al punto e mi dici che dovrai passare da casa, domani, per prendere non ho capito cosa. Scopro il motivo rancido e pulsante che ti ha portata qui, il motore che ha spinto le tue parole, sillabate senza preamboli, pronunciate per ricordarmi che non vale la pena cercare un modo o una misura per uno come me.<br \/>\nHo un desiderio preciso, motivato e del tutto logico, penso che sarebbe giusto mettersi a urlare, ma riesco a trattenermi. La nausea mi sale dallo stomaco e si ferma a met\u00e0 del petto, sto per vomitare il pranzo e gli ultimi anni su questo tavolo, mi dico di non farlo, sarebbe un altro dei motivi che mi rendono \u2013 come dicevi sempre? \u2013 <em>una persona contorta e sgradevole<\/em>. Voglio arrivare presto alla fine e dico in fretta che va bene e che puoi passare domani a prendere tutto quello che ti serve. Lo hai gi\u00e0 chiesto e richiesto mille volte, lo so, sarebbe pi\u00f9 facile se tu avessi ancora la chiave, lo so, di cosa dovrei aver paura, ma ormai \u00e8 andata cos\u00ec, e cosa puoi farci tu. Lo so. Quanto sarebbe stato diverso se anch\u2019io avessi avuto un lavoro stabile, se avessi voluto un figlio. So gi\u00e0 anche questo. Se ti avessi davvero amata, se mi fossi curato dalle mie <em>dipendenze<\/em>.<br \/>\nUna vita passata a fare centinaia, migliaia di cose e quello che conta alla fine sono soltanto quel paio che non hai fatto, quello che non sei stato. Una vera ingiustizia senza rimedio, questo \u00e8 certo.<br \/>\nMi sento spento come una candela in mezzo a una chiesa buia, ho ancora dolore alla schiena e un rumore cupo e meccanico in testa. Mi immagino in piedi mentre ti carezzo gli occhi e poi spingo dentro le dita nel molle delle orbite, tu resti in silenzio e il sangue gocciola caldo dalle tue guance sul pavimento di graniglia, scuro come le cose che non ho mai fatto.<br \/>\nFuori la pioggia \u00e8 diventata un vapore stento e nero, la cameriera porta un altro caff\u00e8, il tuo lato del tavolo \u00e8 vuoto. Deve aver capito qualcosa, anche se io non ho detto niente, mi spiega che l\u2019ho ordinato poco fa e poggia lo scontrino sul tavolo. Avr\u00e0 forse vent\u2019anni, \u00e8 bionda e molto magra, le braccia scoperte e un grembiule nero con la scritta del locale ricamata in giallo, su una targhetta appuntata sul petto leggo il suo nome scritto col pennarello, Elsa o forse Elisa, non vedo bene. I suoi occhi grigi sembrano allargarsi mentre mi guardano, sta aspettando, prendo il portafoglio dal cappotto ma non riesco a pagare la cifra giusta. Elsa, forse Elisa, si offre di aiutarmi e prende lentamente i soldi, con un sorriso che imbarazza tutti e due, li conta davanti a me, come farebbe con un vecchio spaesato e malato.<br \/>\nLe dico con una voce che esce come un filo che ho trentadue anni e la ringrazio.<br \/>\nLa pioggia mi batte sulle spalle, mi accorgo di essere uscito in camicia, devo aver dimenticato il cappotto nel bar. Salgo le scale di casa tenendomi sulla destra, aggrappato al corrimano di legno, non accendo la luce, mi tolgo le scarpe e le poggio a tentoni sul ripiano pi\u00f9 alto del ripostiglio. Trovo il divano col chiarore delle luci di fuori, mi distendo e chiudo gli occhi, inizia un\u2019immagine, la luna esce dalle nuvole e cade di schianto sulla terra.<br \/>\nPrima di evaporare completamente, penso al cappotto. Domani torner\u00f2 a riprenderlo, si deve sempre rimediare, in qualche modo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_33989\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"33989\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Credo sia stata paura. Il motivo per cui sono arrivato in questo posto troppo presto, quasi un\u2019ora prima, \u00e8 stato il timore che si ha di fare tardi quando ci si sente deboli, inferiori, ridotti a stare in basso, chiss\u00e0 poi per quale motivo. Sono seduto ormai da pi\u00f9 di mezz&#8217;ora, la schiena si \u00e8 [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_33989\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"33989\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":15288,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[483],"tags":[],"class_list":["post-33989","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2018"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33989"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/15288"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=33989"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33989\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34001,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33989\/revisions\/34001"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=33989"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=33989"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=33989"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}