{"id":33956,"date":"2018-01-28T19:24:40","date_gmt":"2018-01-28T18:24:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33956"},"modified":"2018-01-28T19:24:40","modified_gmt":"2018-01-28T18:24:40","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-la-ragazza-che-profumava-di-tiglio-di-colombo-cafarotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33956","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;La ragazza che profumava di tiglio&#8221; di Colombo Cafarotti"},"content":{"rendered":"<p>Quando nacque, la levatrice la infuse ripetutamente in una bacinella di acqua tiepida, lavandole il viso, le braccine e il resto del corpo; la deterse ripetutamente e, sollevandola per deporla e involgerla nel candido asciugamano di spugna che l\u2019infermiera teneva tra le mani, la tenne sospesa per un attimo, trattenendo il fiato nel naso: un profumo delicato e misterioso \u2013 aromi di bosco, si sarebbe detto \u2013 si diffuse impregnando cos\u00ec intensamente l\u2019aria che era impossibile non respirarlo.<\/p>\n<p>\u201cCosa avete messo nell\u2019acqua?\u201d chiese. \u201cHa una fragranza incredibile.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNulla\u201d rispose l\u2019infermiera con espressione stupita.<\/p>\n<p>\u201cLe assistenti al parto, prendendo la bambina tra le braccia, assunsero la stessa espressione di trattenere il profumo nel naso, mostrando stupore. Solo la mamma rest\u00f2 inespressiva, in estasi, ma senza sorpresa. D&#8217;altronde il lungo travaglio e le sofferenze per l\u2019espulsione della neonata forse l\u2019avevano talmente svuotata di energia che non era in grado neanche di percepire quella sottile ma intensa ondata di fragranza che la sua bambina emanava.<\/p>\n<p>Lo percepiva eccome, invece, e mentre continuava ad ammirare la sua bambina, incapace di staccare gli occhi da lei, la sua mente, su quell\u2019onda di fragranza, cominci\u00f2 a vagare per valli e colli, fino ai piedi del monte, e li si ferm\u00f2\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tutti, quando per la prima volta si trovavano di fronte a quel paesaggio, selvaggio, misterioso e dolce, pensavano che se il paradiso esistesse, dovrebbe avere angoli come quello. Cime di rocce al sole, nude, aguzze, che talvolta bucavano bianchi cumuli di nebbie; imponenti speroni sospesi in un baratro, piccole aree di bosco, erte isolate, con il fascino dei luoghi inesplorati; querce enormi le cui radici erano penetrate nelle viscere della pietra e consentivano all\u2019albero di protendere dalla parete i suoi rami fronzuti nel vuoto, sfidando le leggi della natura. A mezza costa, e fino a qualche sommit\u00e0 meno elevata, lunghe pezzature di faggi che, all\u2019arrivo dell\u2019autunno mutavano il colore delle loro foglie in un giallo-arancio, come in un\u2019apoteosi finale di bellezza e di struggente malinconia prima di abbandonarsi al grande sonno invernale.<\/p>\n<p>Era cos\u00ec grande la suggestione di quel panorama che, visto dal basso, sembrava appartenere pi\u00f9 al cielo che alla terra e aveva un mistico respiro di eternit\u00e0.<\/p>\n<p>In basso, lungo la linea degradante pedemontana, si estendeva una ininterrotta striscia di bosco di lecci, querce, abeti e alberi di altre specie. Da quella cornice boschiva, ormai in una pianura appena ondulata, la visione fresca e riposante di ricche superfici erbose per animali da pascolo.<\/p>\n<p>La sua famiglia viveva ai piedi del monte, in una casa brutta e bella come tutte le case di campagna, scolorita e rappezzata, con tante storie da raccontare, di generazioni che si erano succedute, famiglie che avevano vissuto, lavorato, sofferto, sognato. Riso e pianto. Che poi si erano invecchiate, disgregate, estinte per lasciare il posto ad altre famiglie, che avrebbero lavorato, sofferto, riso e pianto, in altre vicende, altri amori. In una catena umana che \u00e8 la nostra immortalit\u00e0.<\/p>\n<p>Una casa di campagna con stalle, ovili, abbeveratoi, pagliai\u00a0 e corte. Con pecore, mucche, galline, cani e gatti. S\u00ec perch\u00e9 la sua era una famiglia di pastori: pastore il padre, pastora la madre, pastori i suoi fratelli. Pastora lei stessa.<\/p>\n<p>Era bella, lei, Carla, cos\u00ec si chiamava. Era bionda, con occhi celesti, miti, che sognavano e facevano sognare, e un corpo di belle fattezze.<\/p>\n<p>Aveva conosciuto un ragazzo, pastore anche lui, con capelli ricci, fitti, cos\u00ec fitti che si ammatassavano, su una pelle coriacea. Le sorrideva di timidezza quando la incontrava, o rideva sempre con\u00a0 timidezza, quando parlavano. A lui era piaciuta subito, a lei era piaciuto subito.<\/p>\n<p>Sua madre le aveva spesso detto una cosa, con l\u2019aria di chi rivela un segreto molto importante, da custodire e magari mettere in pratica al momento opportuno. \u201cSe un giorno conoscerai un uomo e vorrai \u00a0che si innamori di te, conducilo nel giardino dei tigli, che sta sulla montagna, come sai, \u00a0e siedi sotto un albero, accanto a lui. Ma, attenzione! Non in qualsiasi momento della stagione, bens\u00ec quando il tiglio \u00e8 in fiore e profuma come nessuna pianta al mondo. Quando quel profumo lo avr\u00e0 riempito di ebbrezza, lasciati baciare, lasciati amare. Quel profumo creer\u00e0 un incanto nel suo cuore ed egli non potr\u00e0 pi\u00f9 dimenticarti. E se un giorno dovessi accorgerti che il suo amore per te sta per finire, torna subito sotto quell\u2019albero di tiglio, insieme a lui, e abbandonati tra le sue braccia. Ma sempre nel periodo della fioritura, bada, e profuma come nessun\u2019altra pianta al mondo, e pu\u00f2 seminare sui vostri capelli la pioggia di petali e di polline.\u201d Le era rimasta molto impressa questa fantastica rivelazione.<\/p>\n<p>Un giorno, incontrandosi con il ragazzo timido e riccio, mentre conducevano al pascolo le loro\u00a0 mandrie, lo invit\u00f2 a fare una passeggiata nel giardino dei tigli, e l\u00ec, sotto il manto fitto delle loro chiome, parlarono a lungo, a lungo risero, si amarono a lungo, appassionatamente. Da quell\u2019amore era nata lei, la bambina che profumava di tiglio, alla quale diedero il nome di Ginevra.<\/p>\n<p>Questo misterioso fenomeno di fragranza si manifest\u00f2 sovente durante la fanciullezza di Ginevra, nelle circostanze pi\u00f9 impensate e con diversa intensit\u00e0. Talvolta, quando la mamma le faceva il bagno in una catinella, era come se l\u2019acqua saponata disostruisse i pori della sua pelle e il suo corpo liberasse nell\u2019aria\u00a0 la soave intensit\u00e0 di quell\u2019effluvio che saturava l\u2019ambiente e l\u2019olfatto dei presenti. Tal\u2019altra l\u2019emanazione era un singolo olezzo, intensissimo, che cessava all\u2019istante, come quando apri e immediatamente richiudi un flacone di preziosa essenza; o come quando un profumo improvviso, proveniente da chiss\u00e0 quale fiore, pianta o altra fonte, penetri in una stanza, saturi deliziosamente l\u2019ambiente per poi dissolversi nel nulla.<\/p>\n<p>Durante la sua adolescenza anche. Improvvisamente da un banco di scuola auliva, con i compagni \u00a0che arricciavano il naso e si voltavano; o mentre giocava spensieratamente con un gruppo di coetanei o mentre parlava con qualche ragazzo, che, conturbato, le chiedeva: \u201cMa che profumo hai messo, oggi?\u201d O all\u2019improvviso in strada, che sembrava una fanciulla in fiore, un albero in florescenza lungo il marciapiede; \u00a0in piazza, in mezzo alla gente. Il pi\u00f9 delle volte le persone neanche riuscivano a individuare la provenienza di quelle arcane fragranze: fiutavano l\u2019aria, socchiudevano gli occhi, e inspiravano profondamente.<\/p>\n<p>Spesso Ginevra si compiaceva di quell\u2019attrazione, pi\u00f9 spesso avrebbe preferito non emanare\u00a0 perch\u00e9 era molto timida e l\u2019attenzione che si concentrava su di lei la metteva in imbarazzo. Quando ormai era una ragazza e aveva stupendamente riempito camicetta e gonna, al suo passaggio gli occhi degli uomini cadevano su di lei come percorsi da un magnetismo irresistibile. Allora, se passava accanto ad un gruppo di ragazzi e il suo corpo si metteva ad aulire, i giovani non solo si voltavano, la guardavano, ma, come attratti in una scia di fascinazione, cominciavano a seguirla, totalmente rapiti dalla sua psichedelica fragranza. Quando i suoi seni in libert\u00e0 sotto il vestito cominciavano a ritmare ai suoi movimenti e i suoi fianchi a ondulare con grazia, allora l\u2019estasi era completa: il profumo e il piacere dei sensi si fondevano, diventavano musica, un solo fremito nei giovani della sua scia.<\/p>\n<p>Quando lei si accorgeva di quel delirio in cui cadevano i ragazzi, si sentiva invadere da un senso di sgomento e di paura che le faceva venire il desiderio di fuggire, di eclissarsi per sottrarsi a quell\u2019eccitazione collettiva. Per fortuna quando subentrava questo stato d\u2019animo, le sue emanazioni afrodisiache cessavano e l\u2019eccitazione dei ragazzi diventava un\u2019attrazione gestibile della sua femminilit\u00e0.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 detto che Ginevra era una ragazza timida, in realt\u00e0 la parola \u00e8 solo un attributo mentre in lei era la veste della sua personalit\u00e0. Ginevra era una ragazza tutta riversa e chiusa nella sua intimit\u00e0. Non aveva un ragazzo, non aveva amiche particolari. Ne conosceva tante di ragazze, \u00a0per\u00f2 si limitava ad un rapporto esteriore, affettuoso, sincero, ma non condivideva nulla con le altre. Poche frasi quando le incontrava, un saluto, un sorriso e ognuno per la propria strada. Amava sua madre, moltissimo. Amava le sue pecore, quelle s\u00ec, erano sue amiche, docili, obbedienti, gradivano la sua voce, le sue mani.<\/p>\n<p>Non aveva un ragazzo e forse non lo desiderava perch\u00e9 pensava che in paese non ci fosse un ragazzo adatto a lei. Pensava che un giorno anche lei si sarebbe innamorata, si sarebbe sposata, questo s\u00ec; ma con chi? L\u2019uomo della sua vita era un\u2019idea confusa, un uomo che forse non esisteva, che sarebbe arrivato, chiss\u00e0 da dove, chiss\u00e0 quando. Un ragazzo che sarebbe entrato in quel cerchio di intimit\u00e0 in cui lei era chiusa e che avesse condiviso tutto di lei. Com\u2019era fisicamente? Non lo sapeva, non riusciva a immaginarlo. Per\u00f2 lo attendeva, attendeva il giorno in cui lo avrebbe incontrato. Il cuore glielo\u00a0 avrebbe detto subito: \u201cE\u2019 lui!\u201d, di questo ne era certa.<\/p>\n<p>Arriv\u00f2 all\u2019improvviso, invece, su un cavallo bianco maculato di nero, con la criniera al vento, cos\u00ec veloce che non si capiva se le gambe galoppavano al suolo o gi\u00e0 nell\u2019aria. Spunt\u00f2 da una strada del bosco, le travers\u00f2 proprio davanti, curvo e teso sul dorso del cavallo, con le redini in mano, anche lui con i capelli al vento. Bellissimo! Passando not\u00f2 la sua presenza, si volt\u00f2 a lei solo qualche secondo, eppure i suoi occhi sembrarono sgranarsi dallo stupore.<\/p>\n<p>Anche lei in quei brevi attimi riusc\u00ec a cogliere tutti i particolari del suo volto: s\u00ec, era quello che sognava, ma mai aveva incontrato, mai era riuscita a immaginare; lo scopriva ora, come un volto celato che il vento liberava da un velo che lo copriva.<\/p>\n<p>Il cavallo continu\u00f2 la sua corsa alata, diventando sempre pi\u00f9 piccolo, sempre pi\u00f9 lontano, finch\u00e9 lo vide arrestarsi a fatica, invertire la direzione di marcia e riprendere il suo poderoso galoppo, farsi sempre pi\u00f9 grande, pi\u00f9 vicino, fino a pochi metri da lei; arrestarsi quasi a fatica, nitrendo, agitando la testa. Il cavaliere scese, fece una carezza appagante sulla fronte del cavallo e si diresse proprio nella sua direzione, sorridendo gi\u00e0.<\/p>\n<p>Mio dio quant\u2019era alto! Aveva gambe lunghe, eleganti, che i pantaloni da cavallerizzo esaltavano ancora di pi\u00f9. Ecco, la snellezza era la caratteristica, la bellezza, il fascino di quella figura. Le sue spalle non erano poderose, erano agili, slanciate. Anche lei lo guardava, con timidezza, come chi\u00a0 vorrebbe ma non riesce a distogliere lo sguardo. Poi ci riusc\u00ec, fissandolo altrove, ma gi\u00e0 sorrideva anche lei. Tutto il suo volto sorrideva, la bocca, gli occhi, le guance, che erano come due petali di rosa.<\/p>\n<p>Il giovane le fu accanto, con il cavallo che lo seguiva docilmente alle spalle.<\/p>\n<p>\u201cCiao\u201d la salut\u00f2, e i suoi occhi si riempirono di lei.<\/p>\n<p>\u201cCiao\u201d rispose la ragazza.<\/p>\n<p>Sembrava che si conoscessero da sempre.<\/p>\n<p>\u201cSei cos\u00ec sola! Non hai paura? Hai bisogno di me?\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, ho bisogno di te. Ti stavo aspettando\u201d rispose, ridendo divertita, sicch\u00e9 lui non pot\u00e9 comprendere il senso di quella frase. \u201cNo\u201d aggiunse tornando seria \u201cio abito qui. La mia casa \u00e8 laggi\u00f9, vedi, dietro quegli alberi di quercia. In giro c\u2019\u00e8 mio padre, ci sono i miei fratelli. E poi c\u2019\u00e8 lui a difendermi.\u201d Si gir\u00f2, emise un \u00a0sibilo atteggiando le labbra in un vezzo irresistibile. Un enorme pastore bianco sbuc\u00f2 improvvisamente da chiss\u00e0 dove e accorse a lei, dimenando lentamente la coda, come \u00e8 nella natura della sua razza. \u201cQuesto \u00e8 mio amico\u201d disse al cane \u2013 che agit\u00f2 \u00a0ancora la coda \u2013 certa che quelle parole sarebbero bastate a garantirgli il suo rispetto. Il cane si avvicin\u00f2 al cavallo, il cavallo abbass\u00f2 la testa: i due animali si fiutarono e il pastore diede due colpi di coda amichevolmente. \u201cMa tu, da dove vieni e che ci fai qui? Non ti ho mai visto prima.\u201d<\/p>\n<p>\u201cIo abito in citt\u00e0. Qualche anno fa ho comperato il mio bellissimo Pegaso: avere un cavallo era il mio sogno pi\u00f9 grande. Non lontano da qui un mio amico possiede una piccola fattoria. Anche lui ha un cavallo e cos\u00ec veniamo spesso da queste parti e facciamo delle galoppate fantastiche.\u201d<\/p>\n<p>Ora i due ragazzi si sorrisero per il piacere di sorridersi. Si guardavano anzi si scoprivano fisicamente, con volutt\u00e0.<\/p>\n<p>Lei aveva occhi grandi, di un verde vivo che aveva tutte le gradazioni di verde del bosco, la bocca accesa come un grappoletto di ciliege corniole, i suoi capelli erano nerissimi, aggrovigliati sulle spalle come i rovi di una siepe. Indossava un vestito usuale, ma la bellezza di un corpo, si sa, si rivela e si esalta dalle forme che affiorano sotto un vestito sciatto.<\/p>\n<p>Anche lei guardava il giovane, irresistibilmente attratta dalla sua diversit\u00e0. Aveva un volto fine,\u00a0 levigato e duro come il marmo, occhi marroni, intensi e luminosi, una bocca che sembrava, appunto, abbozzata da uno scultore; capelli di un marrone brillante, voluminosi, indocili, che ai minimi movimenti del capo si riversavano da un lato o sulla fronte. Mani con dita ossute e lunghe.<\/p>\n<p>Mentre si guardavano, ecco all\u2019improvviso il delicato profumo\u2026<\/p>\n<p>\u201cCome sei alto!\u201d esclam\u00f2 Ginevra, quasi intimidita. \u201cMi fai sentire piccola piccola.\u201d<\/p>\n<p>\u201cPiccola mi piaci\u201d rispose lui.<\/p>\n<p>Ginevra emise un sospiro. Disse:<\/p>\n<p>\u201cMio padre mi ha dato l\u2019incarico di recuperare il gregge oltre il bosco; debbo andare purtroppo.\u201d<\/p>\n<p>\u201cPosso aiutarti?\u201d si offr\u00ec lui immediatamente.<\/p>\n<p>\u201cAiutarmi, no; farmi compagnia\u2026 se ti fa piacere.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon voglio perderti proprio ora che ti ho incontrato\u201d disse lui. \u201cSai, quando sono passato davanti a te, poco fa, credevo di aver avuto una visione; per questo sono tornato indietro,\u00a0 per vedere se eri vera.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE sono vera?\u201d chiese lei, quasi ridendo.<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, ma temo che tu possa essere una creatura del bosco e scomparire da un momento all\u2019altro.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSe anche \u00a0lo fossi, non lo farei.\u201d<\/p>\n<p>Si erano incamminati lentamente lungo il bordo del bosco, tutti e quattro: il cane pastore zigzagava tra le piante in cerca di chiss\u00e0 cosa; il cavallo li seguiva, strappando ogni tanto qualche boccata d\u2019erba fresca dal ciglio. Quando giunsero al \u00a0limitare del bosco, si fermarono. Il gregge era placidamente sparso nella leggera depressione che seguiva, rigogliosa di erba tenera. Il giovane chiam\u00f2 il suo cavallo e propose:<\/p>\n<p>\u201cAndr\u00f2 io ad aggirare il gregge e condurlo indietro.\u201d<\/p>\n<p>\u201cOh, no\u201d lo dissuase la ragazza \u201cnon faresti altro che spaventare le pecore e sparpagliarle. Ci penser\u00e0 il mio cane.\u201d Emise il solito sibilo con il vezzo delle labbra e, con un cenno della mano, ordin\u00f2 al cane che era prontamente accorso: \u201cVai, Belzeb\u00f9, conducile qui.\u201d<\/p>\n<p>Il cane si lanci\u00f2 con furia verso la punta del lontano gregge, compattandolo rapidamente con manovre aggiranti, costringendolo a tornare precipitosamente indietro. Giunto alla loro altezza, smise di latrare e inseguire gli animali che si sparsero tranquillamente, come\u00a0 se nulla fosse stato e ripresero a brucare l\u2019erba con avidit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cIncredibile!\u201d comment\u00f2 il giovane. \u201cMa come ha potuto capire le tue intenzioni?\u201d<\/p>\n<p>\u201cC\u2019\u00e8 abituato!\u201d rispose lei con semplicit\u00e0, e notando che il cavallo, il cane e le pecore avevano fatto famiglia, aggiunse: \u201cOra possiamo parlare tranquillamente. Io sono Ginevra\u201d disse. Qual \u00e8 il tuo nome?\u201d<\/p>\n<p>\u201cSimeone\u201d rispose lui.<\/p>\n<p>Si sorrisero con dolcezza.<\/p>\n<p>Ginevra ormai era entrata in effluvio: il profumo permeava tutta l\u2019aria intorno ed era diventato un profumo d\u2019ambiente che respiravano a pieni polmoni, tanto che il giovane esclam\u00f2:<\/p>\n<p>\u201cChe profumo delizioso! Ma dove sono i fiori?\u201d<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 profumo di tiglio\u201d rispose Ginevra.<\/p>\n<p>Il giovane si avvicin\u00f2 a lei, socchiudendo gli occhi, quasi volesse respirarla. Disse:<\/p>\n<p>\u201cA me sembra che questo profumo emani dal tuo corpo.\u201d<\/p>\n<p>Ginevra, lievemente imbarazzata, spieg\u00f2:<\/p>\n<p>\u201cViene dal giardino dei tigli.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE dov\u2019\u00e8 il giardino dei tigli?\u201d chiese il giovane.<\/p>\n<p>La ragazza si ferm\u00f2, lo guard\u00f2 negli occhi con un sorriso enigmatico, disse:<\/p>\n<p>\u201cIl giardino dei tigli \u00e8 dentro di noi. Basta cercarlo.\u201d Poi, come tornando alla realt\u00e0, precis\u00f2: \u201cSta l\u00ec, in alto\u201d e indic\u00f2 con un gesto della mano. \u201cSiamo nel mese di giugno, le piante sono in fiore e il loro profumo \u00e8 cos\u00ec intenso che si espande per tutto il bosco.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMi piacerebbe andarci\u201d disse lui con interesse.<\/p>\n<p>\u201cTi ci condurr\u00f2, se vorrai. \u201c<\/p>\n<p>\u201cNon chiedo di meglio.\u201d<\/p>\n<p>\u201cPer\u00f2 stai attento\u201d lo ammon\u00ec lei con aria misteriosa \u201cpotresti innamorarti di me. Perdutamente!\u201d<\/p>\n<p>\u201cForse lo sono gi\u00e0!\u201d esclam\u00f2 il giovane. \u201cMa andiamo, ti prego!\u201d insist\u00e9 con impazienza. \u201cE\u2019 lontano?\u201d si inform\u00f2.<\/p>\n<p>\u201cNon molto: bisogna percorrere un sentiero nascosto tra le rocce,\u00a0 un po\u2019 ripido e faticoso, questo s\u00ec; ma il giardino dei tigli \u00e8 cos\u00ec gradevole e bello in questo periodo che vale la pena di soffrire un poco.\u201d<\/p>\n<p>Iniziarono a salire. Effettivamente il percorso non era agevole: erto, sassoso, sdrucciolevole, tanto che la ragazza ben presto ritenne opportuno fermarsi per riprendere fiato. Sedettero su un grosso masso di pietra sul ciglio del viottolo.<\/p>\n<p>\u201cSai\u201d prese a dire la ragazza con l\u2019aria di mistero di poco prima \u201cmia madre mi ha rivelato un segreto bellissimo: se conduci la persona che ami nel giardino dei tigli, durante il periodo della fioritura, il suo amore per te diventer\u00e0\u00a0 eterno.\u201d<\/p>\n<p>Le parole di Ginevra crearono nel giovane uno stato di suggestione e di una dolce, indefinibile attesa.<\/p>\n<p>Via via che salivano, la vicinanza dei tigli si rivelava dal loro odore che si faceva reale, intenso, costante. Ed eccolo infine il giardino dei tigli, un boschetto fitto di quelle sole piante, di forma quasi circolare, attraversato da due lunghe file di alberi poderosi, dalle chiome impenetrabili per la massa di foglie grandi e rotonde che frinivano a leggeri aliti di vento. Chiss\u00e0 se quelle piante erano nate spontaneamente o se qualcuno \u2013\u00a0 chiss\u00e0 chi, chiss\u00e0 quando \u2013 le aveva piantate ordinatamente per formare quel \u00a0maestoso viale?<\/p>\n<p>Fitti racemi di minuscole bacche e campanule bianche, che lasciavano fluire i loro aromi, pendevano dai rami, mentre una moltitudine di api ronzanti si caricavano del loro nettare da trasformare in miele.<\/p>\n<p>L\u2019effluvio dei tigli era totale, era l\u2019aria che respiravi, e ti chiedevi come avresti potuto, poi, tornare a respirare l\u2019aria abituale.<\/p>\n<p>Mentre passeggiavano fianco a fianco, i loro corpi si sfioravano producendo sottili brividi di piacere. Il giovane chiese:<\/p>\n<p>\u201cHai gi\u00e0 un uomo, voglio dire un uomo che ti ami, che tu ami?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNo\u201d rispose lei.<\/p>\n<p>\u201cCome \u00e8 possibile? Una ragazza della tua bellezza, che potrebbe avere tutti gli uomini che desidera, come \u00e8 possibile che sia sola?\u201d<\/p>\n<p>\u201cEcco\u201d disse lei \u201c\u00e8 tutto qui: io non voglio\u00a0 mille amori, ne voglio uno solo, ma che sia grande, senza tramonto. Perch\u00e9 per una pastorella l\u2019amore \u00e8 eterno. \u00a0Le altre ragazze cercano tante avventure, ma mille amoruncoli non valgono un amore vero; niente pu\u00f2 essere pi\u00f9 bello di un amore unico. Io vorrei un uomo al quale \u00a0aprire la porta del mio piccolo \u00a0<em>eden<\/em> e vivere con lui tutte le emozioni della vita. Lo so, sono stupida, ma credo che, in origine l\u2019amore, la felicit\u00e0 fossero questi.\u201d<\/p>\n<p>Il giovane l\u2019ascoltava, in silenzio; ora le loro mani si cercarono, s\u2019incontrarono, si avvinsero. In silenzio. Il giovane le disse:<\/p>\n<p>\u201cTu sei la ragazza pi\u00f9 bella della terra. E non solo, sei unica. Anzi io non sono ancora certo se tu sia una donna vera o piuttosto una dea del bosco e se io stia vivendo una realt\u00e0 o un mito. Di una sola cosa sono certo: \u00a0io ti vorrei!\u201d<\/p>\n<p>Adesso le loro mani si sciolsero, si allacciarono ai loro corpi. L\u2019emozione era traboccante. Erano arrivati in fondo al viale. Sotto il manto dell\u2019ultimo tiglio emergeva dal terreno un\u2019ampia pietra giallastra, con venature rosa, levigata dalla pioggia. Oltre incominciava il terreno brullo e sassoso. Quasi istintivamente sedettero su quella pietra. I loro corpi aderivano, persino nei movimenti continuavano ad aderire, come se non volessero pi\u00f9 staccarsi. Disse Ginevra spalancando i suoi grandi occhi verdi nei quali il giovane precipit\u00f2 come in un abisso.<\/p>\n<p>\u201cIo non so se sono bella come tu dici; io sono una pastorella e vorrei la cosa pi\u00f9 semplice: l\u2019amore dell\u2019uomo che mi piace, solo il suo amore, tutto per me, per sempre. Capisci come sono fatta, io? Poco fa, quando sei arrivato quasi dal bosco, ho pensato che fossi tu l\u2019uomo che aspettavo. Io non sapevo come dovesse essere l\u2019uomo per me, \u00a0poi quando ti ho visto, quando ti ho sentito parlare, quando ho ascoltato le tue parole, non ho avuto pi\u00f9 dubbi. Anch\u2019io ti vorrei!\u201d<\/p>\n<p>Il giovane era in estasi.<\/p>\n<p>\u201cAspettami!\u201d esclam\u00f2 come proponendo un patto solenne. \u201cTorner\u00f2. Anche se non subito, ma torner\u00f2.\u201d \u00a0Ginevra non lo guardava. Guardava lontano lasciandosi accarezzare da quelle parole. Purtroppo non pot\u00e9 cogliere in quegli occhi un improvviso turbamento, un\u2019angoscia, che li avevano attraversati come un\u2019ombra fugace.<\/p>\n<p>\u201cTi aspetter\u00f2!\u201d promise con la stessa solennit\u00e0.<\/p>\n<p>Il profumo dei tigli era ormai una fragranza soave che aveva riempito tutto di loro, anche l\u2019anima.<\/p>\n<p>I due giovani continuavano a parlare, gli occhi negli occhi, le labbra a fior di pelle: le parole si mescolavano, gli sguardi s\u2019intrecciavano, s\u2019incatenavano, le loro labbra si sfioravano come se assaporare a lungo l\u2019ansia, l\u2019attesa di avvincersi fosse l\u2019emozione pi\u00f9 bella.<\/p>\n<p>Il profumo dei tigli era dolce come il profumo dell\u2019amore\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come tornava volentieri nei campi di pascolo, Ginevra! Ogni volta sperava di veder arrivare il suo cavaliere, galoppando sul suo cavallo bianco, con le chiome al vento. Quanta emozione le procurava tornare a passeggiare nel giardino dei tigli, riassaporare le sue parole, sentire il proprio corpo aderire al suo, bruciare di baci su quella pietra gialla venata di rosa!<\/p>\n<p>\u201cAspettami!\u201c \u201cTorner\u00f2, anche se non subito.\u201d Queste parole le tornavano in mente in continuazione. Sarebbe tornato, questo lo credeva ciecamente; ma perch\u00e9 non subito? Forse doveva assentarsi per la sua attivit\u00e0 o aveva qualche problema importante da sistemare prima di poter disporre della propria libert\u00e0. Ma sarebbe tornato da lei, ne era certa.<\/p>\n<p>Il tempo passava inesorabilmente finch\u00e9 una domenica\u2026<\/p>\n<p>Una domenica mattina si rec\u00f2 in citt\u00e0 per andare ad ascoltare la messa nella\u00a0 bellissima basilica settecentesca dell\u2019Immacolata, come faceva spesso. Traboccava di gente, la chiesa, perch\u00e9 era giorno di festa e, un po\u2019 per consuetudine, un po\u2019 perch\u00e9 la messa delle dieci era la pi\u00f9 comoda, la maggior parte dei fedeli vi si recava di preferenza. S\u2019introdusse in un banco centrale dove, serrando un po\u2019 la fila, ci fu posto anche per lei.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019<em>Ite, missa est, <\/em>la massa dei fedeli si rivers\u00f2 con ordine verso l\u2019uscita. La ragazza attendeva lo sciamare con aria distratta, ma all\u2019improvviso fu come colpita da una scarica elettrica, scorgendo al centro di quello che sembrava un gruppo di famiglia l\u2019inconfondibile figura\u2026 S\u00ec, era proprio lui, il cavaliere che aveva conosciuto nei prati del pascolo, il volto che era diventato l\u2019uomo dei suoi sogni. La sua esplosione di gioia e d\u2019amore, per\u00f2, fu subito sostituita da una fitta dolorosa, come se un spada le avesse squassato il petto e la punta avesse toccato il suo cuore.<\/p>\n<p>Accanto a lui una donna bellissima, elegante, altera, sicuramente di famiglia altolocata.<\/p>\n<p>Con il suo intuito di donna aveva subito compreso che non si trattava di una ragazza qualunque. Il resto lo apprese dalle due ragazze che erano accanto a lei e che per un po\u2019 parlottarono coprendosi la bocca con la mano. Diceva l\u2019una: \u201cQuanto \u00e8 bello! Ti fa sognare ad occhi aperti.\u201d \u201cAnche lei \u00e8 bella\u201d ribatt\u00e9 l\u2019altra \u201cma \u00e8 odiosa. Guarda quante arie si d\u00e0! I suoi genitori sono pieni di soldi\u2026\u201d \u201cSi sposeranno tra una decina di giorni, hanno gi\u00e0 affisso le pubblicazioni.\u201d<\/p>\n<p>Ginevra si sent\u00ec mancare e dovette sostenersi con forza all\u2019inginocchiatoio. Il gruppetto di persone dei due giovani aveva percorso la navata della chiesa, scomparendo dalla porta di uscita. Forse si erano recati a parlare con il parroco per perfezionare accordi, dare istruzioni, fissare dettagli per la cerimonia.<\/p>\n<p>Il ragazzo non si era mai voltato dalla parte di Ginevra, quindi non aveva potuto notare la sua presenza. A lei tuttavia non era parso felice, anzi le era sembrato che avesse un\u2019aria triste.<\/p>\n<p>Ginevra non si mosse dal banco, attendendo che la chiesa si svuotasse e la gente si disperdesse anche all\u2019esterno per evitare di imbattersi in lui: non voleva incontrarlo, non avrebbe retto. Prima di uscire, tuttavia, si ferm\u00f2 davanti alla grossa teca sulla parete ad angolo ov\u2019erano affissi fogli, immagini sacre, avvisi per i fedeli e, in primo piano, l\u2019annuncio di nozze. Con una stretta al cuore lesse: non conosceva nomi e cognomi, soltanto il nome di lui, e questo bast\u00f2 per confermarle la cruda realt\u00e0.<\/p>\n<p>Usc\u00ec all\u2019aperto infine. Sola come sempre, triste, amara, dolorosa. Camminando come un essere senza anima, si diresse lentamente verso il capolinea degli autobus per fare ritorno a casa. Il mondo era cambiato: il cielo\u00a0 aveva perso l\u2019azzurro, gli alberi il verde, i fiori il loro colore, le rondini il canto gioioso. Quella luce splendente che aveva acceso la sua vita si era spenta totalmente.<\/p>\n<p>Per tutto il tragitto del ritorno rest\u00f2 chiusa in quel pensiero straziante che non lasciava spazio a speranza, illusioni, penosi inganni. A casa si svest\u00ec, indoss\u00f2 i suoi umili abiti di pastora, che lei rendeva belli con il suo incantevole corpo. Senza dare ascolto alle insistenze di sua madre, che la invitava a fare colazione prima di andar via, s\u2019incammin\u00f2 verso i prati del pascolo. Era mesta, silente, le guance accese dalla febbre interiore della sofferenza. Assente, rapita in un mondo che non aveva pi\u00f9 contatti con la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Arrivata nei pressi del bosco si ferm\u00f2. Guard\u00f2 la strada da dove quel giorno era sbucato sulle ali del vento quel meraviglioso cavaliere che l\u2019aveva incantata. Lo rivide allontanarsi rapidamente, impicciolirsi, quasi scomparire, fermarsi; per\u00f2 non lo vide tornare indietro.<\/p>\n<p>Prosegu\u00ec il suo cammino verso il giardino dei tigli. Ora lo rivedeva camminare accanto a s\u00e9, con le sue gambe lunghe, le spalle snelle, il volto di marmo levigato: diverso da tutti, bello come nessun altro. Riascoltava la sua voce, le sue parole, ad una ad una\u2026 Perch\u00e9 le aveva mentito? Forse la suggestione di un incontro inatteso aveva creato un momento di poesia, l\u2019illusione di un giorno di felicit\u00e0 fuori del tempo e della realt\u00e0. E tutto era stato bello e sincero. E meravigliosamente romantico. S\u00ec, perch\u00e9 malgrado la realt\u00e0 dei fatti, era certa che quel giovane non le aveva mentito. Era certa che ci\u00f2 che le aveva detto gli veniva dal cuore. Era certa che l\u2019attrazione che provava per lei era vera. \u201cTemo che tu possa essere una creatura del bosco e scomparire da un momento all\u2019altro\u2026\u201d<\/p>\n<p>Forse, come poi si era rivelato, aveva gi\u00e0 una donna della quale ormai non poteva pi\u00f9 liberarsi, un rapporto che non poteva pi\u00f9 spezzare. Ricordava il suo volto lungo la navata della chiesa: era malinconico, indifferente, come se quanto stavano facendo non lo riguardasse. Sicuramente non era felice, anche di questo era certa. Per\u00f2 per lei era perduto, irrimediabilmente perduto. Vivere senza di lui, senza la speranza di essere tra le sue braccia, non era possibile; ma la sua vita non sarebbe stata possibile neanche sapendolo tra le braccia di un\u2019altra.<\/p>\n<p>Era entrata ormai nel giardino dei tigli. Neanche i tigli profumavano pi\u00f9. Era finito il periodo della fioritura e la loro fragranza inebriante era cessata. Continu\u00f2 a percorrerlo tutto fino in fondo, fino all\u2019ultimo tiglio oltre il quale l\u2019enorme pietra giallastra, venata di rosa, l\u2019attendeva, desolatamente vuota. Vi si distese, socchiuse gli occhi, sperando che al buio dell\u2019immaginazione fosse pi\u00f9 facile evocare l\u2019uomo del sogno. Eccolo tra le sue braccia, su quel duro giaciglio dove avevano consumato attimi di amore eterno, baci, carezze, parole. Quel duro giaciglio sul quale lei si era donata!<\/p>\n<p>I ricordi si facevano vivi, dolci, laceranti come spine di rovo sulla pelle. Il suo cuore ora le doleva, di un dolore fisico, acuto, insopportabile\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mentre si avvicinava alla stalla della piccola fattoria del suo amico di campagna, il bianco cavallo maculato di nero gi\u00e0 scalpitava per il gradimento e l\u2019impazienza.<\/p>\n<p>\u201cVai dalla tua pastorella\u201d gli disse l\u2019amico, sorridendo \u201cfalla salire sul tuo cavallo e portala via.\u201d<\/p>\n<p>Il giovane, con un agile balzo, si port\u00f2 sul dorso del cavallo: le sue gambe erano cos\u00ec lunghe che sembrava potesse scavalcarlo dalla parte opposta. E incominci\u00f2 a volare verso i pascoli non lontani. Finalmente libero! Niente poteva rappresentare meglio le condizioni del suo spirito di quella galoppata sfrenata, senza tempo e senza ostacoli. Libero finalmente di volare dalla sua pastorella, dalla creatura di bosco di natura semivegetale la cui pelle infatti profumava di tiglio.<\/p>\n<p>Quando l\u2019aveva lasciata le aveva detto: \u201cAspettami!\u201d \u201cTorner\u00f2, anche se non subito\u201d aveva aggiunto, e lui sapeva il perch\u00e9. Doveva trovare la forza di interrompere il suo fidanzamento con Giulia che lo stava trascinando inesorabilmente verso un matrimonio del quale non era felice. Erano piuttosto le loro famiglie che lo volevano, che lo avevano programmato, con uno scopo ben preciso: consolidare il loro potere economico.<\/p>\n<p>Quando aveva conosciuto Ginevra, l\u2019amore era esploso come l\u2019incendio di un bosco nel mese di luglio.\u00a0 I grandi incontri, gli amori fatali non hanno bisogno di tempo, sono immediati, irrefrenabili. \u00a0Allora aveva riflettuto: aveva prima affrontato Giulia, le aveva spiegato che non sarebbe stata felice con lui perch\u00e9 forse non l\u2019amava a sufficienza, le aveva chiesto perdono, ma fermamente aveva interrotto la relazione; poi aveva affrontato suo padre, le sue resistenze, le sue insistenze, la sua ira, le sue grida, le sue minacce, ma non aveva receduto di un passo. Aveva fatto annullare le pubblicazioni di matrimonio e successivamente \u00a0aveva chiesto ospitalit\u00e0 al suo amico di campagna che lo aveva accolto con entusiasmo.<\/p>\n<p>Ora stava volando da Ginevra. Le avrebbe detto: \u201cEccomi, sono tornato da te, come ti avevo promesso.\u201d<\/p>\n<p>Il vento fresco, penetrando dalla camicia aperta, carezzava la sua pelle facendolo sentire nudo sul suo cavallo alato, con i capelli che fluivano nell\u2019aria come se fossero una scia del suo corpo.<\/p>\n<p>Ecco il bosco che si avvicinava rapidamente, con le sue querce che diventavano sempre pi\u00f9 nodose e possenti, i faggi, i lecci, gli abeti sempre pi\u00f9 alti; ecco l\u2019ombrosa strada che lo penetrava, attraversandolo da un lato all\u2019altro. Oltre, i prati dall\u2019erba sempre verde, Ginevra, la pastorella che aveva negli occhi e nella pelle un incanto silvano.<\/p>\n<p>Non c\u2019era! Non apparve con il suo vestito ondulante, con i suoi capelli aggrovigliati come un cespuglio di rovi, con il suo cane bianco che obbediva a qualsiasi suo ordine e la proteggeva. Ecco, per\u00f2, in lontananza una figura rannicchiata su una roccia, come appare di solito quella di un guardiano di mandrie, che sembra piuttosto un dettaglio della natura.<\/p>\n<p>Mentre si avvicinava in quella direzione, la speranza che fosse lei svan\u00ec del tutto; non era neanche \u00a0una donna, era un pastore, un ragazzo. Magari un suo fratello o un cugino, sicuramente qualcuno che la conosceva, che avrebbe potuto dirgli qualcosa di lei.<\/p>\n<p>Il giovane rest\u00f2 immobile, una figura fissa sullo sfondo di cielo, con prati, chiome di alberi e qualche lontano, scolorito tetto di casa. Solo quando gli si ferm\u00f2 davanti, egli alz\u00f2 gli occhi, lo fiss\u00f2, attese.<\/p>\n<p>\u201cConosci una pastorella che pascola il gregge da queste parti? Si chiama Ginevra.\u201d<\/p>\n<p>\u201cCerto\u201d rispose il ragazzo animandosi di improvviso interesse. \u201cPerch\u00e9 mi chiedi questo, hai notizie di lei?\u201d<\/p>\n<p>Il giovane lo guard\u00f2 un po\u2019 stupito, ripetendo le sue parole.<\/p>\n<p>\u201cNotizie di lei?&#8230;\u201d<\/p>\n<p>Ora stupito appariva il ragazzo.<\/p>\n<p>\u201cMa allora non sai. Ginevra \u00e8 scomparsa. Forse \u00e8 morta.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMorta!&#8230;\u201dripet\u00e9 il giovane nei cui occhi si era aperto un baratro di incredulit\u00e0 e di sgomento.<\/p>\n<p>\u201cMolti dicono che \u00e8 fuggita, altri che \u00e8 stata rapita da un giovane del quale si era follemente innamorata. Io credo che sia morta, non so in che modo, forse \u00e8 precipitata in un burrone durante qualche passeggiata in montagna che a lei piaceva fare, anche se dalle ricerche il suo corpo non \u00e8 stato ritrovato.<\/p>\n<p>Il giovane taceva, incapace di approdare ad una realt\u00e0 di disperazione o di speranza e solo il dubbio tratteneva il dolore come una diga il flusso d\u2019acqua dirompente. Il ragazzo lo scrutava attentamente.<\/p>\n<p>\u201cSei forse tu l\u2019uomo del quale Ginevra si era innamorata?\u201d<\/p>\n<p>Il giovane non rispose, disse semplicemente: \u201cGrazie!\u201d e si diresse verso il suo cavallo. Sal\u00ec e si allontan\u00f2 lentamente cercando di accettare quell\u2019incredibile realt\u00e0, di darsi una spiegazione. Che Ginevra fosse fuggita, non v\u2019era ragione. Che l\u2019avesse rapita l\u2019uomo di cui si era innamorata, non era neanche pensabile, visto che quell\u2019uomo era certo di essere lui. Che le fosse successa una disgrazia, era possibile; ma come, dove? Possibile che nessuno sapesse nulla, che nessuno avesse scoperto nulla, che non si fosse trovato nulla?<\/p>\n<p>Da quel momento avrebbe iniziato a cercare, a indagare, a chiedere a chiunque; avrebbe setacciato la montagna, burroni, recessi, torrenti. Avrebbe cercato in ogni angolo, in ogni luogo, avesse dovuto girare il mondo intero.<\/p>\n<p>Prov\u00f2 a immaginarlo, il mondo, senza di lei: era vuoto, non aveva pi\u00f9 senso. Non c\u2019era pi\u00f9 niente che lo attraeva.<\/p>\n<p>Era ritornato all\u2019altezza del bosco di querce e abeti: il ricordo di lei si fece acuto, struggente. Il loro incontro, quella passeggiata nel giardino dei tigli era la cosa pi\u00f9 bella della sua vita. \u201cAspettami!\u201d le aveva chiesto. \u201cTorner\u00f2, anche se non subito.\u201d \u201cTi aspetter\u00f2!\u201d aveva promesso lei con forza. C\u2019era troppa passione, troppa solennit\u00e0 nella loro promessa per pensare che lei avesse dimenticato quelle parole, che avesse tradito quell\u2019attesa. D\u2019altronde era trascorso del tempo, ma non troppo perch\u00e9 avesse potuto perdere la speranza che egli sarebbe tornato e si fosse abbandonata alla disperazione o che, in preda allo sconforto, avesse maturato qualche insano proposito. Ma allora che cosa era accaduto? O qualcuno le aveva fatto del male o era davvero accaduta una tremenda sciagura.<\/p>\n<p>Il giardino dei tigli! Come andar via senza tornare in quell\u2019angolo di Eden, senza ripercorrere quel viale, passo passo, senza rivivere ogni attimo, ogni parola di quel meraviglioso incontro. Scese da cavallo, prendendolo per la cavezza, perch\u00e9 gli sembrava di mancare di rispetto<\/p>\n<p>a lei se vi fosse andato in sella.<\/p>\n<p>La doppia fila di tigli era avvolta in un silenzio assorto, sacrale; mancava per\u00f2 qualcosa di importante nell\u2019aria: il loro soave profumo. La fioritura era finita, finita la loro fragranza. Percorse il viale fino in fondo: ecco la grande roccia sulla quale si erano seduti, sulla quale si erano baciati, sulla quale lei si era donata&#8230; Ma qualcosa gli sembrava cambiato da allora: l\u2019ultimo tiglio si ergeva prima della grande pietra. Prima, ne era certo. Ora l\u2019ultimo tiglio sorgeva dopo. Ed era pi\u00f9 grande, pi\u00f9 fronzuto.<\/p>\n<p>Quando usc\u00ec dalla zona d\u2019ombra e si trov\u00f2 allo scoperto davanti a quell\u2019ultimo tiglio, accadde qualcosa che gli procur\u00f2 brividi in tutta la persona. Non tirava un alito di vento: le chiome degli alberi erano compatte, immobili, in una quiete assoluta. Un vento improvviso, invece, invase la chioma dell\u2019ultimo tiglio e i suoi rami incominciarono a fremere con veemenza come se fossero braccia che si agitavano. Ancor pi\u00f9 grande si fece il suo incredulo stupore quando nell\u2019aria si diffuse, irresistibile, il profumo inebriante\u00a0 del tiglio. Si ferm\u00f2 sotto la chioma dell\u2019albero, sedette sul bordo del lastrone di pietra proprio dove l\u2019altra volta si era seduta lei e l\u2019albero continuava a fremere. Un ramo che calava verso il basso fu scosso da un refolo e le sue foglie frementi si agitarono sul suo viso, accarezzandolo. Il giovane taceva, in preda ad una dolcezza infinita, al delirio della pianta, all\u2019estasi del suo profumo. A lungo rest\u00f2 seduto su quella roccia, rapito in una sorta di incantesimo. Il vento cess\u00f2 alla fine, lentamente l\u2019albero si plac\u00f2, le foglie vibravano appena, emettendo un lieve brusio.<\/p>\n<p>Il giovane si alz\u00f2, afferr\u00f2 la cavezza del cavallo e con tanta tristezza nel cuore prese la via del ritorno. Gli alberi del viale erano sempre immersi in quel silenzio di mistero, in quella calma imperturbabile.<\/p>\n<p>Una voce lamentosa alle sue spalle lo fece voltare, procurandogli, come quando era arrivato, profondi brividi sulla pelle. Il vento aveva ripreso ad agitare l\u2019albero, i suoi rami si dimenavano con violenza e forse, strusciandosi fra loro, a causa del vento che li scuoteva, avevano emesso quella sorta di gemito come spesso fanno gli alberi.<\/p>\n<p>Il giovane riprese il suo cammino, con la mente avvolta in quel mistero doloroso e dolce. Forse una verit\u00e0 oscura o luminosa si era affacciata nel suo cuore; ma egli non sapeva e mai avrebbe saputo\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ginevra era distesa sulla roccia grigia venata di rosa, nei suoi occhi spalancati, che ardevano del verde dei boschi, scorrevano i ricordi.\u00a0 Il suo cuore, nel quale non c\u2019era pi\u00f9 speranza, gli doleva ora di un dolore fisico, acuto, insopportabile. Tutto le appariva inutile: vivere o non vivere era la stessa cosa. Ma il suo cuore fece tutto da solo: decise di non battere pi\u00f9 e si ferm\u00f2. E lei, forse senza neanche accorgersene, era morta. Morta d\u2019amore! E l\u2019indomani, dal suo corpo senza vita, era fiorito un tiglio, l\u2019ultimo tiglio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_33956\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"33956\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando nacque, la levatrice la infuse ripetutamente in una bacinella di acqua tiepida, lavandole il viso, le braccine e il resto del corpo; la deterse ripetutamente e, sollevandola per deporla e involgerla nel candido asciugamano di spugna che l\u2019infermiera teneva tra le mani, la tenne sospesa per un attimo, trattenendo il fiato nel naso: un [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_33956\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"33956\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":15187,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[483],"tags":[],"class_list":["post-33956","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2018"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33956"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/15187"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=33956"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33956\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":33960,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33956\/revisions\/33960"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=33956"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=33956"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=33956"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}