{"id":33934,"date":"2018-01-26T19:15:26","date_gmt":"2018-01-26T18:15:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33934"},"modified":"2018-01-26T19:15:26","modified_gmt":"2018-01-26T18:15:26","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-e-castegne-di-colombo-cafarotti-sezione-racconti-per-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33934","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;E castegne&#8221; di Colombo Cafarotti (sezione racconti per bambini)"},"content":{"rendered":"<p><em>Ricordi di vita contadina<\/em><\/p>\n<p>Malgrado abitasse in una\u00a0 piccola casa di campagna, povera casa di campagna, insieme a suo padre, Paolo non frequentava la scuola elementare rurale, che pure era\u00a0 situata abbastanza vicino alla sua abitazione, bens\u00ec un istituto scolastico del paese in cui si recava tutte le mattine, in compagnia di suo padre Vincenzo.<\/p>\n<p>Come mai questo strano stato di cose?<\/p>\n<p>Sua madre era morta da parecchi anni ormai, Paolo era figlio unico, suo padre non aveva\u00a0 voluto saperne di risposarsi, cos\u00ec erano rimasti soli. Naturalmente avrebbe potuto frequentare la\u00a0 scuola\u00a0 della contrada, insieme a tutti gli altri ragazzi della zona, ma\u00a0 quando tornava a casa non c\u2019era nessuno ad aspettarlo, a preparargli da mangiare, ad occuparsi di lui perch\u00e9 suo padre, che prima lavorava a giornata in campagna, da chi e quando capitava, adesso lavorava in paese come manovale, in una ditta edile che gli garantiva un lavoro continuativo, una giornata sufficiente a vivere, e quindi un po\u2019 pi\u00f9 di tranquillit\u00e0 economica che rendeva un po\u2019 meno difficili quei sofferti anni del secondo dopoguerra mondiale. Per\u00f2 non aveva nessuno, Vincenzo, cui affidare suo figlio, nessuno che potesse prendersi cura di lui durante il giorno. Oddio, c\u2019era\u00a0 suo fratello che abitava vicino a loro e che per la verit\u00e0\u00a0 aveva anche offerto la sua disponibilit\u00e0 a tenerlo a casa e badargli durante il giorno\u2026 ma aveva gi\u00e0 una famiglia numerosa e tanti problemi; sua moglie, quando capitava, strappava la giornata anche lei per tirare avanti la baracca, e quindi aveva rinunciato.<\/p>\n<p>Avevano invece una sorella, Clelia, sposata, con due figli, che viveva in paese, e prefer\u00ec mettersi d\u2019accordo con lei. La mattina, dovendo recarsi in paese per il lavoro, conduceva con s\u00e9 suo figlio e lo affidava a sua sorella, la quale non aveva problemi perch\u00e9 avevano iscritto Paolino allo stesso istituto che frequentava Carlo, il pi\u00f9 grande dei suoi bambini, anche se in una classe diversa. Andavano insieme, tornavano insieme, mangiavano insieme, studiavano insieme, anche se, per la verit\u00e0, le ore di gioco erano molte di pi\u00f9 di quelle dei compiti, soprattutto per Paolo. Il padre, quando terminava il lavoro, passava da sua sorella, prelevava \u00a0Paolo, riprendevano il pullman o, talvolta, facevano a piedi quei cinque, sei chilometri di strada per tornare a casa. A Vincenzo piaceva persino di pi\u00f9 quella situazione perch\u00e9 gli sembrava di vivere pi\u00f9 vicino a suo figlio, e anche a Paolo non dispiaceva affatto; oltretutto, andare a scuola insieme a quei rammolliti di paese lo divertiva moltissimo, ma questo lo vedremo meglio in seguito.<\/p>\n<p>Naturalmente Vincenzo dava un contributo generoso a sua sorella Clelia ben sapendo quello che era capace di divorare Paolo ogni qual volta si sedeva a tavola, o anche quando faceva tutt\u2019altre cose poich\u00e9 ruminava in continuazione: era una vera macina!\u00a0 Che fosse di buon appetito, si vedeva, per\u00f2 non era grasso; era robusto e solido come un piccolo di bufalo, con una carnagione fiorita e dura al pari del cuoio. Per questo quasi tutti lo chiamavano Paolotto, talvolta Paoletto, ma il pi\u00f9 delle volte in senso ironico.<\/p>\n<p>Quando si era presentato a scuola il primo giorno, con quel suo facciotto campagnolo e un po\u2019 incivile, ma pieno di benessere e dirompente vitalit\u00e0, tutti quei ragazzini di paese, delicati e bianchicci, erano tentati di prenderlo un po\u2019 in giro, ma guardando quelle mani che sembravano ciocchetti e minacciavano di serrarsi\u00a0 come morse e stritolare, avevano preferito astenersi. Anche se alla fine aveva un\u2019espressione di bonaccione che difficilmente si arrabbia. Infatti Paolo era proprio un bonaccione che rideva sempre, si divertiva e se ne infischiava di tutto. Fino a un certo punto.<\/p>\n<p>C\u2019era nella scolaresca di ragazzini bianchicci un tipo un po\u2019 pi\u00f9 alto del normale, ben piantato, che tutti ritenevano il pi\u00f9 forte, con un carattere rissoso e prepotente, che aveva messo sotto l\u2019intera classe: tutti lo chiamavano Berto. Tutti facevano ci\u00f2 che lui diceva, si piegavano ai suoi capricci senza ribellarsi.<\/p>\n<p>C\u2019era anche nella scolaresca un bambino gracile, un po\u2019 pi\u00f9 bianchiccio degli altri, timido\u00a0 e debole, si vedeva. Si chiamava Enzo, Enzuccio. Con lui Bero tiranneggiava pi\u00f9 che con gli altri, talvolta fino ad un\u2019odiosa cattiveria, perch\u00e9 con lui si divertiva. Ci prendeva gusto perch\u00e9 Enzuccio non voleva cedere alle sue continue prepotenze, si ribellava, ma poi finiva sempre che, piagnucolando, doveva sottomettersi ai suoi voleri. Certo, se avesse potuto, Enzuccio avrebbe voluto dargli un pugno in faccia e spaccargli un labbro. Ah, che soddisfazione! Ma quello poi lo avrebbe pestato senza compassione perch\u00e9 era pi\u00f9 forte di lui, non c\u2019era dubbio.<\/p>\n<p>Un giorno, durante una ricreazione che il maestro aveva concesso per recarsi dal Direttore che l\u2019aveva fatta chiamare, la scolaresca rest\u00f2 sola, abbandonandosi a un\u2019assordante caciara. Berto e Enzo facevano discussione, ovvero Enzuccio piagnucolava istericamente e Berto infieriva, con irrisoria indifferenza. Era accaduto che il giorno avanti avevano giocato con le palline di vetro al giro d\u2019Italia \u2013 che consisteva nel far percorrere un tracciato\u00a0 sul terreno a una biglia di vetro, sospinta in avanti con colpi dosati di un&#8217;altra biglia di vetro, scoccati con l\u2019indice e il pollice della mano destra, poggiata su quella sinistra \u2013 senza far uscire la pallina fuori dal circuito. Naturalmente vinceva il giro d\u2019Italia il campione rappresentato dal ragazzo che per primo riusciva a terminare il percorso.<\/p>\n<p>Aveva vinto Enzo, ma Berto lo aveva accusato di aver imbrogliato e per punirlo gli aveva sequestrato non solo le figurine che si erano giocati, ma tutte le biglie di vetro colorate che aveva. Enzo adesso si lagnava di fronte a tutti, e ne pretendeva la restituzione con petulante insistenza. Ad un certo punto Berto si era scocciato, aveva alzato la voce e siccome quello non desisteva, la sua mano si era alzata per colpire. A quel punto si era visto un ragazzino volare per terra e rotolare sul pavimento come una palla di stracci, ma non era Enzo, bens\u00ec Berto. Nel sollevarsi, Berto, un po\u2019 intontito, alz\u00f2 lo sguardo per vedere chi aveva osato tanto e aveva avuto la forza di sbatacchiarlo sul pavimento, e si trov\u00f2 davanti Paolotto, con le gambe divaricate, le mani sui fianchi e un\u2019espressione nello sguardo tutt\u2019altro che\u00a0 pacioccona.<\/p>\n<p>\u201cSe lo tocchi, <em>t\u2019accrocco<\/em>!\u201d gli disse. Quando Paolotto cominciava a usare uno dei suoi verbi preferiti, era meglio non farselo ripetere, e Berto non lo fece: guard\u00f2, infuriato e incredulo, valut\u00f2, abbass\u00f2 la testa e torn\u00f2 a sedersi al suo tavolo; e siccome Paolotto era ancora al centro dell\u2019aula con le mani ai fianchi, apr\u00ec la borsa, tir\u00f2 fuori una manciata di palline di vetro e le mise in mano a Enzuccio che volse la faccia trionfante e grata verso il suo imprevisto protettore.<\/p>\n<p>Abbiamo detto \u201cus\u00f2 uno dei suoi verbi preferiti\u201d perch\u00e9 nel linguaggio di Paolotto i verbi erano molto pochi: quattro o cinque quelli essenziali, con i quali riusciva ad esprimere quasi tutte le sue esigenze e i suoi stati d\u2019animo: <em>accroccare, scroccare, accriccare, scriccare<\/em>, <em>ingrippare<\/em>, nei quali la prima forma doveva avere un significato e la seconda esattamente il contrario; in realt\u00e0 non era cos\u00ec perch\u00e9 li usava tutti pi\u00f9 o meno nello stesso senso. <em>Accroccare<\/em> comunque era il pi\u00f9 espressivo e quello che usava di pi\u00f9 perch\u00e9 con esso sostituiva qualsiasi altro verbo, anche quello che avrebbe preferito dire, ma in quel momento non riusciva a trovare. Talvolta lo usava come una perifrasi. Se diceva a qualcuno: <em>Nun me fa\u2019 ingripp\u00e0!,<\/em> c\u2019era di che preoccuparsi; ma se, a brutto grugno, diceva: <em>Mo\u2019 t\u2019accrocco!<\/em>, la cosa pi\u00f9 prudente era girare sui tacchi e dileguarsi perch\u00e9 altrimenti Paolotto avrebbe applicato la perifrasi, pi\u00f9 o meno come era accaduto con Berto, anche se in quel caso aveva prima applicato la perifrasi e poi detto la parola.<\/p>\n<p>\u201cPaolo, vieni a giocare?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNo, non posso.\u201d<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9?\u201d<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9\u2026 perch\u00e9 sto <em>accriccato<\/em> con mio padre.\u201d<\/p>\n<p>\u201cPaolo, come mai questa carriola non funziona pi\u00f9?\u201d<\/p>\n<p>\u201cPap\u00e0\u2026 <em>\u00a0s\u2019\u00e8 accriccata<\/em>, ma non ti preoccupare che mo\u2019 la <em>scricco<\/em> io.\u201d Il che naturalmente non significava che potevi stare tranquillo: poteva darsi che l\u2019aggiustava, ma poteva anche darsi che la trovavi gettata da una parte, tutta a pezzi. Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un\u2019altra cosa che bisogna sapere di Paolo: l\u2019ottanta per cento delle cose che capitavano nelle sue delicate manine, avevano la fine segnata: la brocca si scocciava, il manico della zappa o della vanga si spezzava, si rompeva la lama dei coltelli e talvolta si piegavano persino i manici delle forchette o dei cucchiai.<\/p>\n<p>\u201cMa come hai fatto a ridurre cos\u00ec questa forchetta?\u201d<\/p>\n<p>Paolotto si stringeva nelle spalle con l\u2019aria pi\u00f9 innocente:<\/p>\n<p>\u201c<em>C\u2019ho<\/em> mangiato\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cMa il manico di una forchetta non si piega soltanto perch\u00e9 ci mangi la pastasciutta.\u201d<\/p>\n<p>\u201cEh\u2026 che ne so io\u2026 <em>s\u2019\u00e8<\/em> <em>scriccata<\/em>.\u201d<\/p>\n<p>Comunque, dal giorno della lite tra Enzo e Berto i compagni di classe riservarono a Paolotto una \u00a0considerazione diversa. Lui continuava a fare il bonaccione, a ridere, scherzare e infischiarsene di tutto. Non si metteva mai in mezzo alle discussioni e alle piccole liti; se un giorno per\u00f2, sbucando dal silenzio e dal nulla, lo vedevi piantarsi al centro dell\u2019aula, con le gambe\u00a0 larghe e le mani ai fianchi, la classe ammutoliva: tutti ascoltavano quello che diceva e nessuno osava contraddirlo.<\/p>\n<p>Tra le femminucce della classe vi era una bella ragazzina con gli occhioni neri, due treccioni, neri anch\u2019essi, che scendevano sulle spalle o sul petto, verso la quale Paoletto aveva un atteggiamento particolare, come se ce l\u2019avesse con lei o gli fosse antipatica. Si chiamava Liliana. La prendeva sempre in giro, ora per come vestiva, ora per una frase detta, per un gesto, o solo per il gusto di stuzzicarla e di sfotterla, e quando poteva le tirava una treccia, o da dietro il banco o passandole vicino, godendo della sua irritazione, perch\u00e9 lei si arrabbiava sempre e gli gridava: \u201cStupido!\u201d Comunque, il pi\u00f9 delle volte anche lei gli rispondeva ostile, sgarbata, irrisoria. Tuttavia non c\u2019era cattiveria nel loro rapporto, spesso, anzi, veniva da chiedersi se quella reciproca insofferenza non fosse solo apparente o se addirittura non fosse una forma di simpatia camuffata: chi lo sa! Certo i due non si ignoravano affatto e continuavano a pizzicarsi come due vespe moleste.<\/p>\n<p>Intanto l\u2019anno scolastico si evolveva e in quei \u00a0giorni arriv\u00f2 la visita del Direttore della scuola, alla quale il maestro teneva tanto, e aveva preparato con grande impegno i suoi alunni per fare bella figura. Aveva raccomandato loro come comportarsi, cosa rispondere se il Direttore avesse chiesto questa o quella cosa, li aveva tenacemente esercitati sulle tabelline, sui verbi, sulle regole grammaticali perch\u00e9 sapeva che il Direttore li avrebbe interrogati per controllare il grado di preparazione.<\/p>\n<p>\u201cIn piedi!\u201d ordin\u00f2 all\u2019apparire del Direttore sulla soglia dell\u2019aula, e tutti scattarono sull\u2019attenti.<\/p>\n<p>\u201cBene, bene\u2026 \u201c\u00a0 fece il Direttore con un cenno positivo della testa, scorrendo le file dei banchi e, quasi singolarmente, le coppie di ragazzi che li occupavano. \u201cSedete, sedete pure.\u201d<\/p>\n<p>Tra lui e il maestro\u00a0 si apr\u00ec un dialogo di carattere didattico, sui problemi dell\u2019insegnamento, sulle esigenze specifiche della classe, che dur\u00f2 alcuni minuti. Poi il Direttore disse che voleva rendersi conto se gli alunni studiavano con profitto e incominci\u00f2 a interrogare questo o quello. I ragazzi risposero con sufficienza alle sue domande, persino ad alcune domande a tranello, con evidente soddisfazione del maestro.<\/p>\n<p>Il Direttore intanto continuava a passare in rassegna i ragazzi, fila per fila, finch\u00e9 il suo sguardo si ferm\u00f2 sull\u2019alunno dell\u2019ultimo banco, un ragazzo \u00a0robusto, un gigantello rispetto agli altri, con i capelli\u00a0 corti e pungenti come setole, dall\u2019aria sregolata e la faccia impunita. Aveva notato che lo scolaro sgranocchiava qualcosa, ed ogni qual volta il suo sguardo cadeva su di lui, smetteva repentinamente per riprendere a ruminare appena lo distoglieva. Anche il maestro, accortosi, ora lo guardava e cominciava a diventare nervoso. Lanciava occhiate fulminanti a lui e ai compagni vicini quasi sperando che le occhiate avessero il potere di colpire fisicamente, inducendo lui a mutare atteggiamento o gli altri a farglielo comprendere.\u00a0 Ma il gigantello non se ne dava per inteso e continuava a macinare segretamente e a infilare le mani in tasca per procurarsi il foraggio.<\/p>\n<p>\u201cTu\u201d disse il Direttore puntandolo con il dito \u201cdimmi il presente indicativo del verbo menare.\u201d<\/p>\n<p>Il ragazzo sembr\u00f2 bloccare le mascelle alla ruminazione e si guard\u00f2 intorno quasi smarrito.<\/p>\n<p>\u201cSu, Paolo: <em>Io\u2026<\/em> \u201c lo stimol\u00f2 il maestro, e siccome quello non si sbloccava, continu\u00f2. \u201cSe hai intenzione di menarmi, come dici?\u201d<\/p>\n<p>\u201c<em>Io t\u2019accroc\u2026<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Un\u2019occhiata del maestro gli bruci\u00f2 la parola sulle labbra sicch\u00e9 il direttore non la comprese.<\/p>\n<p>\u201c<em>Io ti meno, tu mi meni\u2026\u201d <\/em>si decise alla fine Paolo.<\/p>\n<p>\u201cBene!\u201d fece il maestro tirando un momentaneo sospiro di sollievo. \u201cPer\u00f2 non \u00e8 necessario mettere la particella <em>mi, ti. Io meno, tu meni\u2026\u201d<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0 \u201cEgli mena, noi meniamo, voi\u2026.\u201d <\/em>continu\u00f2 a declinare Paolo<em>.<\/em><\/p>\n<p>Vedendo che il Direttore accennava a dirigersi verso l\u2019alunno, il maestro si mosse accanto a lui.<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 ben nutrito\u201d comment\u00f2 il Direttore osservando quel volto florido, dalla pelle dura, che sprizzava salute e benessere.<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 un povero ragazzo\u201d cerc\u00f2 di giustificarlo il maestro \u201c figlio di contadini, senza madre; viene la mattina insieme a suo padre che lavora come manovale in un\u2019impresa di costruzioni.\u201d<\/p>\n<p>\u201cPer\u00f2!\u2026\u201d fece il Direttore, e, assumendo un\u2019aria un po\u2019 severa, ma non cattiva, gli domand\u00f2:<\/p>\n<p>\u201cCosa stavi mangiando?\u201d<\/p>\n<p>Il ragazzino si pul\u00ec la bocca con il dorso della mano e rispose:<\/p>\n<p><em>\u201c \u2019E castegne!\u201d<\/em><\/p>\n<p><em>\u201c \u2019E castegne<\/em>. E come mai mangi le castagne a scuola?\u201d<\/p>\n<p>\u201c<em>C\u2019avevo<\/em> fame.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMangia sempre castagne, tutto il giorno\u201d intervenne il maestro, scotendo la testa, desolato.<\/p>\n<p>\u201cIeri sera a cena che cosa hai mangiato?\u201d<\/p>\n<p>Il ragazzo lo guard\u00f2 con aria quasi sorpresa.<\/p>\n<p><em>\u201c \u2018E castegne\u201d<\/em> rispose con naturalezza. \u201cNe abbiamo fatto due <em>callaroste(1)<\/em> piene, io e mio padre. I marroni sono buoni a <em>callaroste(2),<\/em> le castagnole a <em>zuffi(3)\u201d <\/em>\u00a0specific\u00f2.<\/p>\n<p>\u201cE a pranzo che cosa mangi? Non mi dirai che mangi sempre castagne\u201d incalz\u00f2 il Direttore.<\/p>\n<p>Il ragazzo si mise a ridere.<\/p>\n<p>\u201cMangio minestra di pasta e fagioli, la pasta sfoglia col lardo che fa mia zia, il pane condito con l\u2019olio d\u2019oliva.\u201d Ci ripens\u00f2 e rise di nuovo. \u201cDirett\u00f2, mica mangio solo <em>castegne<\/em>\u2026 Mia zia fa anche la pizza col castagnaccio e l\u2019uva passa, e mio padre, la domenica, fa certe marmitte di marroni a lesso, co\u2019 la cicerchia e le foglie d\u2019alloro\u2026\u201d e nel dire ruotava la mano nell\u2019aria e deglutiva come se ce l\u2019avesse in gola.<\/p>\n<p>\u201cMa la carne\u201d lo interruppe il Direttore \u201cnon la mangi mai?\u201d<\/p>\n<p>\u201cIl pollo, in qualche festa importante. Pap\u00e0 dice che la carne costa troppo; ma fino a quando durano\u00a0 <em>\u2018e castegne<\/em>, io sto bene. \u201c<\/p>\n<p>\u201cE quanto durano queste castagne?\u201d chiese il Direttore.<\/p>\n<p>\u201cQuando sono cotte al forno, come le fa mio padre, le mette dentro a un sacco e si mantengono tutto l\u2019inverno.\u201d<\/p>\n<p>\u201cAh!\u201d fece il Direttore, come a dire che ne aveva di tempo per sgranocchiare. \u201cE come sono le castagne al forno?\u201d<\/p>\n<p>Quale migliore occasione, pensava Paoletto nella sua semplice generosit\u00e0; infil\u00f2 rapidamente una mano in tasca e la tir\u00f2 fuori, piena di castagne.<\/p>\n<p>\u201cSenti, Dirett\u00f2\u201d disse \u201csenti quanto sono buone!\u201d<\/p>\n<p>La scolaresca era rimasta in silenzio ed ora seguiva la scena con curiosit\u00e0; i pi\u00f9 ridevano. Il Direttore guard\u00f2 quel ragazzino, solido come un torello, che mangiava castagne tutto il giorno, raffrontandolo\u00a0 agli altri bambini della scolaresca. Era cos\u00ec semplice e sincero, che non pot\u00e9 fare a meno di accettarle. E forse quella manciata di castagne gli fornirono un\u2019immagine diversa di quell\u2019insolito scolaro.<\/p>\n<p>\u201cGrazie\u201d disse \u201c per\u00f2 le manger\u00f2 a casa. Non \u00e8 bello mangiarle a scuola, non ti pare? A scuola si va per ascoltare le lezioni, fare compiti, studiare.\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec\u201d acconsent\u00ec Paolo, ma non era certo che, magari di nascosto, non avrebbe continuato a sgranocchiare molte castagne.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>LA GITA SCOLASTICA<\/em><\/p>\n<p>L\u2019idea era piaciuta a tutti, agli insegnanti, al direttore, agli alunni che, per un giorno, anzich\u00e9 restare sui banchi di scuola a combattere con addizioni, sottrazioni, verbi e complementi, avrebbero potuto fare una bella scampagnata all\u2019aria aperta. Cos\u00ec una mattina i ragazzini di due o tre classi dell\u2019istituto erano saliti su due pullman, riempiendoli della loro festosit\u00e0, ed erano filati via verso le rampe del monte che giganteggiava dall\u2019alto.<\/p>\n<p>Tra grida, risa e canti la vetta si avvicinava sempre pi\u00f9, offrendo il contatto delle sue gobbe rampanti verso il cielo , i suoi alberi che sfilavano a destra e a sinistra, gigantesche querce, poderosi castagni e alti faggi, che, da un lato all\u2019altro della strada si univano con i rami sulle loro teste, formando, a tratti, degli splendidi tunnel di verde che si riaprivano sempre nell\u2019immenso spazio del cielo azzurro.<\/p>\n<p>L\u2019unica differenza rispetto all\u2019estate erano le abbondanti foglie secche sui marciapiedi mentre altre si staccavano dalle chiome degli alberi e ondeggiavano nell\u2019aria, planando al suolo per formare quel soffice tappeto che pian piano avrebbe ricoperto tutto, cancellando anche radure e sentieri.<\/p>\n<p>Eravamo tra la fine di ottobre e l\u2019inizio di novembre: il tempo non si era ancora guastato ed aveva mantenuto tutta la gradevolezza di ottobre, che \u00e8 il pi\u00f9 bello dei dodici mesi dell\u2019anno. Il pi\u00f9 limpido sicuramente. L\u2019estate ha spento le sue vampe roventi, la temperatura si \u00e8 fatta mite, le prime piogge hanno lavato l\u2019atmosfera liberandola dalla foschia. Ed ecco il nitore di ottobre che sembra racchiudere l\u2019universo in una teca di cristallo tenero. La luminosit\u00e0 dei giorni \u00e8 impareggiabile, e siccome il sole non abbaglia, si pu\u00f2 osservare il panorama, nitidamente, come in nessun periodo dell\u2019anno: le cime dei monti, le acque del mare che brulicano come argento o oro liquido e crespo, le citt\u00e0, i borghi con i loro campanili, i loro palazzi, nei loro dettagli.<\/p>\n<p>I pullman arrivarono al Fontanone, approdando in un enorme piazzale ghiaiato, ai piedi di un costone di roccia nuda e viva\u00a0 dalle cui viscere fluiva acqua cristallina, con un complesso di fontane, fontanili e vasconi, in cemento e mattoni, nei quali i mandriani abbeveravano gli animali o le donne dei dintorni si recavano a lavare i loro panni; la fontana per attingere acqua era praticata proprio sulla parete di roccia, con una vasca realizzata in pietra nella quale si riversava quel flusso perenne e gelido.<\/p>\n<p>Oltre le rocce iniziava il manto degli alberi che ricopriva tutto il monte, uniformemente, e che ora aveva assunto una variazione di sfumature che rendevano indefinibili i suoi colori. Dominavano il rosso languido degli aceri, chiazze di giallo dorato, il marrone bruciato, il verde in tutte le sue tonalit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cGuardate, ragazzi, quanto \u00e8 bello il bosco in autunno!\u201d prese a dire il maestro di Paolo dal gruppetto degli insegnanti, mentre i ragazzi si stringevano tutt\u2019intorno. \u201cOgni stagione ha il suo fascino: la primavera quello dei fiori, dei profumi; l\u2019estate quello dei sapori, della\u00a0 frutta deliziosa; l\u2019autunno quello dei colori.<\/p>\n<p>In estate il bosco, con la sua vegetazione fitta e impenetrabile, ha offerto il suo rifugio \u00a0e il suo fresco a uomini e animali. Ha fornito legna ai boscaioli, prodotto funghi squisiti per i cercatori, che li hanno raccolti, venduti e li abbiamo mangiati tutti. Poi ha scaricato la sua produzione di castagne, sfamando animali selvatici e domestici, e offrendo una preziosa raccolta alla gente di montagna, che le ha immagazzinate per mettere all\u2019ingrasso i maiali, ma anche per uso alimentare della famiglia.<\/p>\n<p>Adesso si spoglia, il bosco, perde i suoi colori, i suoi sapori, i suoi profumi. Per dare questo addio, in autunno si veste dell\u2019abito pi\u00f9 bello, policromo, come una persona che deve partire per un lungo viaggio. Il monte, tra poco, con i suoi alberi grigi e brulli, con i suoi costoni nudi e senza colori, si addormenter\u00e0 come un gigante stanco; in realt\u00e0 si rigenera, recupera energie durante l\u2019inverno per rifiorire a primavera e affrontare un nuovo ciclo di vita e di produzione.<\/p>\n<p>Tutti gli animali e gli esseri che lo popolano scompaiono misteriosamente: in realt\u00e0 gli animali selvatici si nascondono nelle loro tane, nei loro rifugi e difficilmente si lasciano sorprendere in giro; ma vi sono tanti altri esseri, a volte semplicemente fantasiosi, che popolano il bosco e che in autunno trasmigrano verso monti lontani dove inizia la bella stagione. O forse anche loro si rifugiano nelle caverne, in recessi inaccessibili. Sono i personaggi della mitologia, che sono entrati a far parte della tradizione e della fantasia popolare.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSignor maestro, che cos\u2019\u00e8 la mitologia?\u201d chiese una bambina con due occhi di un celeste slavato e una coda di cavallo lunga e sottile.<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 la narrazione di fatti o personaggi vissuti nella realt\u00e0 o semplicemente nella fantasia di un popolo e arrivati fino a noi, arricchiti, nel corso dei secoli, dall\u2019immaginazione di chi li racconta. D\u2019altra parte\u201d prosegu\u00ec il maestro \u201csiete mai stati nel bosco durante l\u2019estate?\u201d Quante voci, quanti rumori strani, quante cose misteriose accadono! Ci sono tutti i suoi abitanti nascosti nella sua vegetazione intrigata e talvolta inaccessibile. Sapete quanti strani personaggi si possono incontrare in un bosco?\u00a0 Chi sa dirmene qualcuno?\u201d<\/p>\n<p>\u201cGli gnomi\u201d rispose un bambino, basso e grassottello, che in effetti poteva lui stesso sembrare uno di loro, rompendo quel silenzio che indicava la curiosit\u00e0 e l\u2019interesse con cui i ragazzi seguivano le sue parole.<\/p>\n<p>\u201cCerto, gli gnomi\u201d conferm\u00f2 il maestro \u201ccome nelle favole di fate e orchi. Se voi vi nascondeste, quando tutto tace, senza fare un fiato, potreste vederli apparire e sgattaiolare tra i ciocchi, in cerca di castagne o di funghi da mangiare.<\/p>\n<p>Ci sono poi le ninfe, fanciulle leggiadre \u00a0che potrebbe capitarvi di vedere, nelle ore caldissime, dirigersi\u00a0 verso le fonti, nude, e tuffarsi nelle acque per rinfrescarsi e fare il bagno, ridendo e scherzando. Oppure potreste vederle, con vesti leggerissime e fluttuanti, o avvolte in semplici veli trasparenti, danzare volteggiando nell\u2019aria.<\/p>\n<p>Ci sono i satiri.\u201d<\/p>\n<p>La parola colp\u00ec l\u2019orecchio di Paolo.<\/p>\n<p>\u201cChi?!\u201d chiese con curiosit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cI satiri\u201d ripet\u00e9 il maestro.<\/p>\n<p>\u201cE chi sono questi <em>sapiri<\/em>?\u201d<\/p>\n<p>\u201c Satiri\u201d corresse il maestro alzando il tono della voce. \u201cSono esseri con corpo di uomo, ma con piedi, orecchie e code di caprone.\u201d<\/p>\n<p>Paolo ascoltava con molta attenzione e volle sapere:<\/p>\n<p>\u201cChe fanno questi <em>sapiri?<\/em>\u201d<\/p>\n<p>\u201cSatiri\u2026\u201d corresse ancora il maestro. \u201cVivono nei boschi e talvolta ghermiscono le ninfe\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cChe cosa fanno?\u201d<\/p>\n<p>\u201cInseguono le Ninfe o le fanciulle imprudenti che passeggiano da sole nel bosco e le aggrediscono per\u2026 \u201c<\/p>\n<p>Paolotto butt\u00f2 tutta la testa all\u2019indietro\u00a0 e scoppi\u00f2 a ridere con malizia.<\/p>\n<p>\u201cAh, ho capito!\u2026\u201d e risero tutti.<\/p>\n<p>\u201cUn giorno potrebbe anche capitarvi di sentire un rumore da brivido tra le frasche o un ululato \u00a0raccapricciante poco lontano da voi e intravedere nel fitto della boscaglia un lupo feroce o un orso, come dicono sia accaduto a qualche nostro boscaiolo\u2026 ma forse \u00e8 un\u2019invenzione; per\u00f2 vi sono realmente boschi nei quali vivono ancora orsi e lupi, e questo non fa parte della mitologia, bens\u00ec della flora e della fauna del nostro territorio. Bene!\u201c concluse l\u2019insegnante, molto soddisfatto di quella bella lezione dal vivo e soprattutto dell\u2019attenzione che i ragazzi avevano manifestato. \u201cAdesso tirate fuori i vostri panini e fate colazione.\u201d<\/p>\n<p>Subito il gruppo dei ragazzi si disciolse, sparpagliandosi qua e l\u00e0 sul grande piazzale, parte sedendosi o mettendosi a cavalcioni sul bordo dei vasconi, alcuni arrampicandosi sulle rocce e sedendosi al sole, altri trastullandosi alla fontana; tutti a svolgere gli involti della colazione e a divorare il loro panino.<\/p>\n<p>Gli insegnanti restarono in gruppo, conversando, commentando, ridendo.<\/p>\n<p>In quell\u2019atmosfera cos\u00ec serena, ricreativa il tempo correva veloce; nessuno avrebbe fatto caso\u00a0 a due o tre ragazzine che si staccarono dai gruppi, allontanandosi quasi furtivamente, magari per una pudica esigenza corporale. Nessuno ci fece caso infatti, ma quando arrivarono grida di aiuto, tutti i ragazzi balzarono in piedi e gli insegnanti si sentirono gelare. Subito si precipitarono in massa in direzione delle grida e videro immediatamente le tre ragazzine, anzi due,\u00a0 che si agitavano, si disperavano, indicando quello che sembrava il bordo di un precipizio, gridando.<\/p>\n<p>\u201cLiliana \u00e8 precipitata\u2026 correte!\u201d<\/p>\n<p>Accorsero tutti e non furono necessarie altre spiegazioni: vi era una grossa voragine davanti a loro, con il bordo ricoperto di rovi, nel quale Liliana era precipitata ed era rimasta sospesa nel vuoto, attaccata ad un arbusto abbarbicato alla parete del precipizio e i piedi poggiati su incerte sporgenze del terreno.<\/p>\n<p>\u201cAiutatemi!\u201d gridava. \u201cTiratemi su! Ho paura di precipitare!\u201d<\/p>\n<p>In effetti se avesse mollato la presa da quel piccolo fusto di arboscello, se i fragili sostegni sui quali poggiavano i suoi piedi avessero ceduto, sarebbe caduta nel vuoto di quel baratro del quale non si vedeva il fondo.<\/p>\n<p>Che fare!&#8230; Che fare!&#8230;<\/p>\n<p>Era sospesa ad oltre un metro dalla superficie, non vi era alcuna possibilit\u00e0 di protendersi, di afferrarla, di tirarla su, senza il rischio che fosse precipitato anche il soccorritore. Tutti si agitavano, ma nessuno sapeva che fare\u00a0 per salvare la povera Liliana che continuava a implorare di essere aiutata. Gli insegnanti erano come impietriti, incapaci di prendere un\u2019iniziativa.<\/p>\n<p>Spunt\u00f2 come sempre dal nulla, da dietro a tutti, e sembrava che lui sapesse cosa fare, lui, Paolo.<\/p>\n<p>\u201cTiratevi indietro\u201d grid\u00f2 con decisione; e tutti si ritrassero dall\u2019orlo del baratro perch\u00e9 sembrava che lui avesse le idee chiare e fosse pronto a metterle in pratica.<\/p>\n<p>Con un balzo si aggrapp\u00f2 ad un albero di castagno ancora giovane, con la rapidit\u00e0 di uno scoiattolo si port\u00f2 sulla punta, l\u2019afferr\u00f2 e senza esitazione si lanci\u00f2 nel vuoto. I compagni restarono col fiato sospeso; gli insegnanti si portarono una mano davanti alla bocca per non gridare dallo spavento e dalla paura, magari per rimproverarlo, per ordinargli di non farlo poich\u00e9 temevano che ad una disgrazia se ne stesse sovrapponendo un\u2019altra. Ma tant\u2019\u00e8!\u2026<\/p>\n<p>L\u2019albero non cedette, come tutti temevano, si flett\u00e9 elasticamente, ma il ragazzo pendeva sul vuoto della voragine; con un ultimo strappo fece piegare l\u2019albero verso il ciglio del cratere fino a depositarlo su un masso roccioso sporgente dalla parete: ora era al sicuro. Tutti tornarono a respirare. Paolotto non perse tempo, si posizion\u00f2 con sicurezza sulla sporgenza rocciosa, afferr\u00f2 un ramo della vegetazione bassa del cratere, ne saggi\u00f2 la consistenza. Si era portato a fianco della sua compagna, piuttosto alle spalle, data la rotondit\u00e0 del precipizio. Sempre tenendosi aggrappato al ramo come ad una corda, si protese verso la ragazzina, divaric\u00f2 le gambe appoggiando il piede destro su uno spuntone di roccia, finendo totalmente alle sue spalle. \u00a0Con la mano libera le cinse la vita e le disse, calmo e sicuro:<\/p>\n<p>\u201cNon aver paura e fai quello che ti dico.\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, s\u00ec\u201d rispose la ragazza, tremante, ma rinfrancandosi.<\/p>\n<p>\u201cPoggia il tuo piede sul mio e afferra il ramo\u00a0 al quale sono aggrappato io\u201d; \u00a0e intanto, sostenendola, la \u00a0sospingeva tenacemente verso la roccia sulla quale finalmente la ragazza approd\u00f2 al sicuro. Gli insegnanti e i ragazzi che avevano seguito con trepidazione le manovre dei loro due compagni, trassero un lungo sospiro di sollievo.<\/p>\n<p>L\u2019autista di un pullman, nel frattempo, avendo intuito l\u2019evolversi della vicenda, si era precipitato verso l\u2019autobus ed era tornato con una corda, che cal\u00f2 immediatamente ai due ragazzi, dicendo a Paolo: \u201cLegala alla vita della tua compagna\u201d, mentre egli assicurava l\u2019altro capo annodandolo al tronco di un albero.<\/p>\n<p>Terminata l\u2019operazione, Liliana, aggrappandosi alla vegetazione del cratere e, sostenuta dalla corda che l\u2019autista e gli insegnanti tiravano con forza, finalmente riemerse in superficie, sana e salva!<\/p>\n<p>Purtroppo era scritto nel destino che quel giorno dovesse accadere una sciagura! Mentre dalle bocche dei compagni stava per uscire il grido di gioia, si lev\u00f2 invece un urlo di raccapriccio: Paolotto, nel tentativo di sospingere Liliana verso \u00a0l\u2019alto, o forse per un eccesso di sicurezza, aveva perduto l\u2019equilibrio precipitando nel baratro! Si ud\u00ec un rovinoso fruscio, un rotolare di sassi, tonfi\u2026 e poi pi\u00f9 nulla.<\/p>\n<p>\u201cPaolo! Paolo!\u201d lo chiamarono i compagni disperatamente. Silenzio. I compagni erano sconvolti, gli insegnanti impietriti. Liliana era scoppiata in un pianto irrefrenabile, disperato, inconsolabile. Dopo il terribile momento di smarrimento, gli insegnanti stavano gi\u00e0 per dare disposizione agli autisti di caricare i ragazzi sul pullman e riportarli a scuola, informare la direzione, le autorit\u00e0, chiedendo l\u2019immediato intervento dei Carabinieri, dei Pompieri; gi\u00e0 stavano dando ordine ai ragazzi di salire sul pullman, senza perdere tempo, perch\u00e9 prima sarebbero arrivati i pompieri e prima avrebbero potuto tirare su e salvare Paolo. Perch\u00e9 lo avrebbero salvato non c\u2019erano dubbi. I vigili si sarebbero calati gi\u00f9 e lo avrebbero riportato in superficie.<\/p>\n<p>Mentre avveniva tutto questo, ecco un tramestio in fondo al burrone, i cespugli \u00a0di rovi, \u00a0le felci agitarsi, come se un animale, un cinghiale per esempio, si districasse per uscire fuori. Ed ecco spuntare la faccia di Paolotto, con i capelli irsuti come setole di cinghiale.<\/p>\n<p>\u201cPaolo!&#8230; Paolo!&#8230;\u201d gridarono i compagni. \u201cPaolo!&#8230;\u201d gridarono gli insegnanti. \u201cPaolo\u2026 Paolo!\u201d gridava, facendo salti di gioia, Liliana, che ora piangeva, rideva, in preda ad un\u2019emozione incontenibile.<\/p>\n<p>Paolo correva verso di loro, infuriato come un torello!<\/p>\n<p>\u201cAh fiji de \u2018na vacca!\u201d gridava in dialetto. \u201cVa cogliessivo, eh? Me lascessivo qua da solo, eh?(4)\u201d Ma poi, di fronte alla gioia, alle risa e alle grida dei suoi compagni, il suo volto bonaccione, da eroe inconsapevole, gi\u00e0 rideva.<\/p>\n<p>Gli insegnanti alzarono \u00a0al cielo gli occhi, che si illuminarono come il sole. Liliana gli and\u00f2 incontro di corsa; di corsa gli butt\u00f2 le braccia al collo, piangendo di contentezza, di riconoscenza; piangendo per lo scampato pericolo. Era semplicemente felice.<\/p>\n<p>\u201cGuarda!\u201d le disse Paolo mostrando una gamba dei pantaloncini tutta squarciata. Mi si sono strappati i<em> cazzonitti<\/em> <em>belli!(5)<\/em>: chi me li aggiusta adesso (lui non aveva la mamma)?\u201d<\/p>\n<p>\u201cTe li aggiusto io, stupido!\u201d gli grid\u00f2 Liliana dandogli una spinta.<\/p>\n<p>\u201cTu!?\u201d ribatt\u00e9 Paolo che non perdeva occasione.<\/p>\n<p>\u201cIo, s\u00ec. Sono bravissima, io, a cucire! I pantaloni e le camicie dei miei fratelli, li riparo tutti io. \u201c<\/p>\n<p>Paolotto fece lo scettico:<\/p>\n<p>\u201cSar\u00e0\u2026\u201d<\/p>\n<p>Ora si erano stretti tutti intorno a lui, compagni e insegnanti. Il suo maestro gli chiese:<\/p>\n<p>\u201cMa come hai fatto a uscire da quel precipizio?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 uno sprofondo, io lo conosco; l\u2019ho scoperto venendo qui al Fontanone a fare le castagne: \u00e8 una buca scavata dall\u2019acqua piovana tra le rocce. Sar\u00e0 alta tre-quattro metri e l\u2019acqua di scolo esce in fondo al burrone, perci\u00f2 si pu\u00f2 entrare e uscire.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE non ti sei fatto male?\u201d<\/p>\n<p>\u201cBeh, non \u00e8 a strapiombo: mi sono rotolato\u201d Si tast\u00f2 qua e l\u00e0, disse: \u201cMi sono un po\u2019\u2026<em> scriccato!\u201d<\/em><\/p>\n<p>Risero tutti.<\/p>\n<p>\u201cE come hai fatto a uscire da quel groviglio di rovi?\u201d<\/p>\n<p>\u201cC\u2019\u00e8 un passaggio sotto, dove forse ci passano gli animali che si nascondono l\u00ec.\u201d Si blocc\u00f2, ebbe un lampo negli occhi e domand\u00f2 al suo insegnante: \u201cSignor maestro, forse ci vanno a nascondersi i <em>sapiri<\/em>? \u201c<\/p>\n<p>\u201cPu\u00f2 darsi, Paolo, pu\u00f2 darsi\u201d rispose l\u2019insegnante, scotendo la testa con un sorriso abbozzato. Di nuovo risero tutti. Ma Paolo aveva ancora una domanda da fare al suo insegnante:<\/p>\n<p>\u201cMa i <em>sapiri<\/em>, se sono mezzi uomini e mezzi caproni, che mangiano, l\u2019erba?\u201d<\/p>\n<p>\u201cSe vivono nel bosco mangeranno castagne, funghi, bacche, frutti selvatici.\u201d<\/p>\n<p>\u201cAh!\u201d fece Paolo, soddisfatto.<\/p>\n<p>Poco dopo i pullman scendevano dai tornanti del monte, carichi di tutti quei ragazzi che gi\u00e0 erano tornati spensierati e caciaroni dopo aver vissuto in quei terribili momenti tanta paura, disperazione, gioia; adesso erano tutti sereni. Tuttavia non avrebbero dimenticato facilmente gli avvenimenti di quel giorno, di quella gita scolastica; anzi non li avrebbero dimenticati affatto e forse li avrebbero raccontati proprio come i fatti di quella cosa che il maestro aveva chiamato mitologia!<\/p>\n<p>Nei posti di coda di uno dei pullman c\u2019era Paolotto, sprofondato nel sedile, con una gamba accavallata sul bracciolo, che sgranocchiava di gusto. Il compagno che sedeva accanto a lui gli chiese:<\/p>\n<p>\u201cCosa stai mangiando?\u201d<\/p>\n<p>\u201c\u2019E castegne.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE dove le hai prese?\u201d<\/p>\n<p>\u201cQuando sono uscito dal burrone, c\u2019era un mucchietto di cardi aperti, ma che tenevano ancora <em>\u2018e castegne<\/em> dentro.\u201d<\/p>\n<p>\u201cDammene una!\u201d chiese il compagno.\u201d<\/p>\n<p>Paolotto si infil\u00f2 una mano in tasca e gliene diede due-tre. Cos\u00ec poco dopo rosicchiavano in due.<\/p>\n<p><em>Note:<\/em><\/p>\n<ul>\n<li><em>in questo caso, padella bucherellata per cuocere castagne al fuoco <\/em><\/li>\n<li><em>castagne abbrustolite <\/em><\/li>\n<li><em>caldallesse<\/em><\/li>\n<li><em>Ve ne andavate, eh? Mi lasciavate qua da solo, eh?<\/em><\/li>\n<li><em>Cazzonitti belli: quelli per la festa, per andare in paese; gli altri erano semplicemente cazzonitti, calzoncini corti di tutti i giorni<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_33934\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"33934\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricordi di vita contadina Malgrado abitasse in una\u00a0 piccola casa di campagna, povera casa di campagna, insieme a suo padre, Paolo non frequentava la scuola elementare rurale, che pure era\u00a0 situata abbastanza vicino alla sua abitazione, bens\u00ec un istituto scolastico del paese in cui si recava tutte le mattine, in compagnia di suo padre Vincenzo. [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_33934\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"33934\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":15187,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[483],"tags":[],"class_list":["post-33934","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2018"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33934"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/15187"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=33934"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33934\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":33949,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33934\/revisions\/33949"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=33934"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=33934"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=33934"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}