{"id":33925,"date":"2018-01-28T19:30:30","date_gmt":"2018-01-28T18:30:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33925"},"modified":"2018-01-28T19:31:26","modified_gmt":"2018-01-28T18:31:26","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-delitto-al-liceo-di-salvo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33925","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Delitto al liceo&#8221; di Salvo Barbaro"},"content":{"rendered":"<p>Marco guardava la professoressa in modo malizioso. Lei, Carla Anselmi, era bellissima, prosperosa, indossava sempre dei jeans stretti mettendo in mostra un sedere da paura. Camminava su e gi\u00f9 per l\u2019aula gesticolando in modo semplice, calmo, troppo perfetto. Appena Carla si voltava alla lavagna, Marco deglutiva toccandosi la patta dei pantaloni.<br \/>\n\u00abMmm\u2026 che voglia ho di te!\u00bb<br \/>\nFantasticava: la sua mente era proiettata verso una cena romantica, occhi negli occhi, con la professoressa pi\u00f9 ambita di tutto il liceo. Mano nella mano si trasmettevano amore, effusioni romantiche da innamorati felici. Poi il letto, il sesso da perfetto attore porno.<br \/>\n\u00abMarco, mi senti?\u00bb<br \/>\nIn sottofondo il brusio della classe, le voci e i ghigni dei compagni.<br \/>\n\u00abCome?\u00bb rispose Marco, paonazzo.<br \/>\n\u00abTi vedo distratto\u00bb comment\u00f2 la professoressa, che indossava degli occhialini con montatura nera.<br \/>\n\u00abNo, \u00e8 che\u2026\u00bb<br \/>\nBrusio e risatine.<br \/>\n\u00ab\u201cChe\u201d cosa?\u00bb Carla si tolse gli occhiali. Aveva degli occhi verdi che incantavano.<br \/>\nMarco sospir\u00f2, poi si alz\u00f2 di scatto dalla sedia.<br \/>\n\u00abPosso andare in bagno?\u00bb<br \/>\n\u00abNon mi hai risposto\u2026\u00bb fece la professoressa.<br \/>\n\u00abDeve andare in bagno a farsi una sega\u2026\u00bb<br \/>\nA dire quella frase fu Gioele Marini, anni diciannove, ragazzone grosso, rosso e con il viso pieno di lentiggini. Denti gialli, cispe agli occhi, conosciuto in tutto l\u2019istituto come quello che neanche al mare toccava l\u2019acqua: era il classico burlone della classe.<br \/>\n\u00abPosso andare in bagno?\u00bb ripet\u00e9 Marco, con le nocche che premevano sul banco per il nervosismo.<br \/>\nCarla, la professoressa, annu\u00ec. Marco, come un\u2019anguilla, sgusci\u00f2 tra i banchi, arriv\u00f2 alla porta della classe, l\u2019apr\u00ec e se la chiuse alle spalle sbattendola. Si ritrov\u00f2 in bagno solo, inebriato dall\u2019odore di erba e nauseato dal puzzo di piscio, quello tipico da sciacquone rotto. Bestemmi\u00f2 sotto voce e pens\u00f2 di dare un pugno al muro; non lo fece. Guard\u00f2 il soffitto, portandosi le mani al volto.<br \/>\n\u00abChe figura di merda\u2026 cazzo\u2026\u00bb imprec\u00f2.<br \/>\nMarco non era brutto, alto circa un metro e ottanta, occhi marroni, capelli neri e fisico snello. Taciturno, veniva preso in giro per le vistose occhiaie, a detta dei compagni di classe provocate dalle numerose \u201craspe\u201d. Aveva diciannove anni e non vedeva l\u2019ora di finire la scuola, trovarsi un lavoro, guadagnare bene e vivere da solo, senza il peso opprimente della mamma casalinga e del padre operaio, ubriacone e assente. Voleva diventare qualcuno: il mondo doveva parlare di lui. Fantasticava come al solito mentre si guardava nello specchio del bagno; un leggero sorriso gli apparve quasi per magia sul volto.<br \/>\n\u00abMarco, tutto bene?\u00bb<br \/>\nIl ragazzo si volt\u00f2 spaventato. Piero Rogi, suo compagno di banco, lo aveva raggiunto per assicurarsi che tutto procedesse per il meglio.<br \/>\n\u00abS\u00ec\u2026 \u00e8 che sono un po\u2019 stanco, Piero\u00bb rispose Marco mentre fece finta di lavarsi le mani.<br \/>\n\u00abTi capisco! Anch\u2019io stanotte non ho chiuso occhio! La carbonara che ha fatto tua mamma ieri m\u2019\u00e8 rimasta sullo stomaco!\u00bb disse sorridendo.<br \/>\nPiero era il ragazzo pi\u00f9 invidiato del liceo. Benestante, genitori ricchi, casa di propriet\u00e0 e indipendente, figlio unico, feste, alcol, bella macchina. Sballo e tantissimo divertimento.<br \/>\n\u00abS\u00ec, anche a me\u2026\u00bb disse Marco.<br \/>\nPiero sorrise. Guardava Marco fisso negli occhi, tremava leggermente con il labbro superiore. Tir\u00f2 fuori dalla tasca un pacchetto di Marlboro rosse, lo apr\u00ec ed estrasse uno spinello. Lo accese e lo pass\u00f2 a Marco. Tre tiri intensi, rapidi, rilassanti. Il ragazzo ringrazi\u00f2 e fece per ritornare in classe.<br \/>\n\u00abMarco, te la faresti la prof?\u00bb<br \/>\nMarco arross\u00ec.<br \/>\n\u00abDai, si vede lontano un miglio che ti arrapa.\u00bb<br \/>\n\u00abBe\u2019\u2026 s\u00ec\u2026 mi piace\u2026 su Facebook mi ha anche accettato l\u2019amicizia\u2026\u00bb<br \/>\nMarco si port\u00f2 la mano tra i capelli.<br \/>\n\u00abLa vidi una volta al Tenax! Che troia che \u00e8\u2026\u00bb fece Piero.<br \/>\n\u00abCome?\u00bb<br \/>\n\u00abS\u00ec, era con delle amiche\u2026 cazzo, la dovevi vedere\u2026 ci provava con tutti\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abVa be&#8217;, dai, ora vado, senn\u00f2 mi rompe.\u00bb<br \/>\nMarco interruppe il discorso per gelosia. Salut\u00f2 il compagno con un gesto della mano e ritorn\u00f2 in classe. Piero era opprimente, gli gironzolava sempre attorno come un cagnolino col suo padrone. Asilo, elementari, medie e ora il liceo: avevano attraversato insieme tutta la trafila scolastica. Senza neanche avvisare suonava il campanello di casa Gorini. La sera se lo ritrovava spesso a cena, seduto al tavolo in cucina. A Marco questo dava molto fastidio, una cosa che non sopportava.<\/p>\n<p>Sbuff\u00f2. Arriv\u00f2 in classe: Carla, la professoressa tutta curve, era ancora l\u00ec che spiegava Machiavelli, il suo pensiero, la sua filosofia. S\u2019interruppe guardando Marco da dietro gli occhialini.<br \/>\n\u00abTutto ok, Gorini?\u00bb fece lei.<br \/>\nMarco annu\u00ec e si rimise seduto al banco. Altri brusii, risatine antipatiche e ghigni accompagnarono la giornata scolastica che si concluse alle ore tredici e trenta. Marco non aveva nessuna voglia di rientrare a casa. Si ferm\u00f2 davanti a scuola, si sedette sulle scale e si accese una sigaretta. Osservava il mondo andare avanti incurante delle sue fatiche, i compagni in gruppo che ridevano, scherzavano, socializzavano; lui arrancava chiuso nella sua solitudine e in quella vita che gli stava troppo stretta.<br \/>\nErano usciti tutti da scuola; poi un urlo, intenso, vibrante, acuto.<br \/>\n\u00abAiuto, aiuto, aiuto!\u00bb<br \/>\nFilomena, la bidella, capelli neri come la pece, era rossa in volto, piangeva e gesticolava in modo ridicolo.<br \/>\n\u00abAiuto, aiuto, aiuto!\u00bb ripeteva mentre s\u2019accasciava a terra, svenuta.<br \/>\nAccorsero in tanti, troppi. Anche Marco scatt\u00f2 come un centometrista. Al piano terra dell\u2019Istituto Dante Alighieri, nel bagno dei professori, giaceva a terra, senza vita, il corpo di Carla Anselmi. Bianca in volto, con la testa sul water e gli occhi ancora aperti. Sul collo i segni evidenti di uno strangolamento.<br \/>\nMarco digrign\u00f2 i denti, strinse i pugni, s\u2019irrigid\u00ec come una statua di cera: era incredulo. Scapp\u00f2 via all\u2019arrivo dell\u2019autoambulanza. Corse lontano, senza meta, senza mai fermarsi: la sua testa ripeteva ossessivamente \u201c\u00e8 impossibile cazzo, ma come \u00e8 potuto succedere, \u00e8 impossibile, ma chi \u00e8 stato?\u201d.Arriv\u00f2 a casa sudato, trasandato, il padre russava sul divano del soggiorno; Marco attravers\u00f2 il corridoio in silenzio, si chiuse in camera, si spogli\u00f2 nudo come un verme e si masturb\u00f2 sulla professoressa che poche ore prima gli sorrideva. L\u2019arrapava anche da morta, distesa sul pavimento del bagno della scuola. \u201cHo dei seri problemi\u201d, pens\u00f2 appena finito il \u201csublime piacere\u201d. Si rivest\u00ec e si addorment\u00f2 sul letto.<\/p>\n<p>Erano quasi le sette di sera quando la signora Gemma, mamma di Marco, lo svegli\u00f2 in preda al panico.<br \/>\n\u00abMarco, c\u2019\u00e8 la polizia! Amore, svegliati! Piccolo mio, cosa \u00e8 successo?\u00bb<br \/>\nGemma era opprimente, la classica mamma che cerca sempre di sapere ogni cosa del proprio figlio.<br \/>\n\u00abCosa?\u00bb Marco aveva la bocca impastata, lo stomaco vuoto, la testa priva di pensieri.<br \/>\n\u00abDi sotto c\u2019\u00e8 la polizia! Ha chiesto di te!\u00bb ripeteva con ossessione la donna, gli occhi spiritati e il volto colorato della paura.<br \/>\nMarco si alz\u00f2 dal letto, spost\u00f2 con energia la madre e si diresse in salotto. Ad attenderlo c\u2019era il padre seduto su una sedia, le mani sul volto e l\u2019espressione tipica del dopo sbronza, incazzato come una iena e gli occhi rossi iniettati di sangue. In piedi, due poliziotti in divisa, uno alto e secco, l\u2019altro grasso e tarchiato. In mezzo a loro un uomo alto, robusto, vestito con una giacca di jeans, pantaloni di velluto e una maglia di cotone.<br \/>\n\u00ab\u00c8 lei Marco Gorini?\u00bb disse l\u2019uomo in mezzo.<br \/>\nMarco annu\u00ec. Dalla sua bocca non usc\u00ec un suono.<br \/>\n\u00abCi pu\u00f2 seguire, per favore?\u00bb<br \/>\n\u00abPerch\u00e9? Che ho fatto?\u00bb<br \/>\n\u00abCi segua, per favore\u2026 senza storie.\u00bb<br \/>\n\u00abDevo mettermi qualcosa addosso\u2026\u00bb esclam\u00f2 il ragazzo con voce rauca, stoppata dall\u2019emozione.<br \/>\n\u00abSi muova.\u00bb<br \/>\nMarco raggiunse la sua camera, prese solo la giacca che aveva lasciato sulla sedia della scrivania. \u201cPerch\u00e9 proprio me? Cosa vorranno? Dove mi portano?\u201d. Si fece queste domande mentre i due poliziotti lo caricavano sulla volante e, a sirene spiegate, come un vero film poliziesco, sgommavano verso la questura. Paolo Gorini e la moglie Gemma rimasero senza parole nel silenzio della casa. Lui scuoteva la testa, le mani a coprire il viso; lei faceva su e gi\u00f9 per la casa senza dire una parola.<\/p>\n<p>L\u2019ufficio del commissario Landolfi era piccolo; una piccola stanza stretta e soffocante, illuminata a stento da una lampada posta in bella mostra sulla scrivania. La cornice con la foto della sua famiglia dava un po\u2019 di brio a quell\u2019ambiente lugubre e saturo. Il puzzo di sigaretta e l\u2019aroma del caff\u00e8 inondavano l\u2019ambiente.<br \/>\n\u00abHa diritto a un avvocato, signor Gorini\u2026\u00bb<br \/>\nLandolfi era in piedi, teneva tra le labbra la sigaretta che faceva roteare in bocca quasi avesse un tic nervoso. Marco era seduto di fronte a lui, chiuso nel proprio guscio, rannicchiato, come a volersi nascondere da quella situazione.<br \/>\n\u00abHa capito, Gorini?\u00bb<br \/>\n\u00abS\u00ec, ho capito, ma io\u2026 l\u2019avvocato? Perch\u00e9 dovrei avere un avvocato? Poi, perch\u00e9 sono qui?\u00bb<br \/>\nLa voce di Marco era tremante.<br \/>\n\u00abLe domande le faccio io.\u00bb<br \/>\nIl commissario mise su un\u2019espressione da duro: cercava di incutere timore al ragazzo.<br \/>\nMarco annu\u00ec.<br \/>\n\u00abConosceva la professoressa Carla Anselmi?\u00bb<br \/>\n\u00abS\u00ec, la conoscevo perch\u00e9 era la mia insegnante di italiano.\u00bb<br \/>\n\u00abLo sa che fine ha fatto?\u00bb<br \/>\nLandolfi si avvicin\u00f2 alla finestra, l\u2019apr\u00ec e s\u2019accese la sigaretta. Aspir\u00f2 lungamente, butt\u00f2 fuori il fumo mentre Marco Gorini rispondeva un \u201cs\u00ec\u201d strozzato in gola. Gli occhi del ragazzo divennero lucidi.<br \/>\n\u00abLei a che ora \u00e8 uscito da scuola?\u00bb fece Landolfi, sedendosi.<br \/>\nNell\u2019ufficio del commissario c\u2019erano solamente loro due. Fuori dalla porta un leggero brusio, qualche risata e chiacchiera a voce alta.<br \/>\n\u00abNon ricordo\u2026 verso le tredici e trenta\u2026 a lezione conclusa.\u00bb<br \/>\n\u00abMmm\u2026 pu\u00f2 essere pi\u00f9 preciso?\u00bb<br \/>\n\u00abL\u2019orologio non l\u2019ho guardato\u2026 comunque tredici e trenta, pi\u00f9 o meno.\u00bb<br \/>\n\u00abLei ha visto la professoressa Carla fuori dall\u2019istituto?\u00bb<br \/>\n\u00abNo. L\u2019ho lasciata che era ancora in aula. Sono uscito dalla scuola e sono rimasto fuori per un po\u2019, seduto sulle scale.\u00bb<br \/>\n\u00abChe rapporti aveva con la professoressa?\u00bb<br \/>\n\u00abIn che senso\u2026 non capisco.\u00bb<br \/>\nMarco era teso, paonazzo. Muoveva nervosamente le gambe, rosicchiandosi le unghie.<br \/>\n\u00abCi \u00e8 giunta nel pomeriggio una telefonata anonima. Siamo riusciti a registrarla\u2026 senta\u2026\u00bb<br \/>\nLandolfi dal computer fece partire la registrazione: una voce camuffata diceva che a uccidere Carla Anselmi era stato lui, Marco Gorini. La voleva possedere nel bagno della scuola, lei aveva rifiutato le avance e di conseguenza il giovane studente l\u2019aveva strangolata.<br \/>\n\u00abCosa? Io\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abHa sentito?\u00bb fece Landolfi, spegnendo l\u2019ennesima cicca nel posacenere.<br \/>\n\u00abIo\u2026 io\u2026 io non so di cosa state parlando\u2026\u00bb<br \/>\nMarco s\u2019alz\u00f2 di scatto dalla sedia; voleva scappare, andare via, svegliarsi da quell\u2019incubo. Landolfi osservava attentamente il ragazzo; intanto nella stanza erano entrati i due poliziotti \u2013 il secco e il tozzo \u2013 avevano preso Marco per le braccia e lo avevano fatto risedere.<br \/>\n\u00abNon \u00e8 vero\u2026 \u00e8 tutto falso\u2026 non sono stato io\u2026 non credete a quella persona\u2026\u00bb<br \/>\nMarco piangeva, urlava, si dimenava, sbraitava. Guardava i due poliziotti e cercava aiuto, complicit\u00e0.<br \/>\n\u00abSi calmi, per Dio! Si calmi, senn\u00f2 la sbatto dentro, Gorini!\u00bb<br \/>\nFinalmente Marco si plac\u00f2; tir\u00f2 su col naso e si asciug\u00f2 le lacrime. I poliziotti allentarono per un attimo la presa, restando sempre accanto al giovane.<br \/>\n\u00abLe piaceva la professoressa?\u00bb<br \/>\n\u00abCome?\u00bb<br \/>\n\u00abLe piaceva Carla Anselmi?\u00bb<br \/>\n\u00abIn che senso?\u00bb Marco fece finta di non capire.<br \/>\n\u00abPer Dio, Gorini\u2026 se la sarebbe scopata, la professoressa?\u00bb url\u00f2 Landolfi.<br \/>\nMarco divenne rosso in volto. Annu\u00ec pian piano, come a nascondersi.<br \/>\n\u00abEra innamorato della signora Carla Anselmi?\u00bb<br \/>\n\u00abIo? Io\u2026 cio\u00e8\u2026 a me piaceva\u2026 come a tutti\u2026 ma innamorato\u2026 innamorato no\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abNon mi piace il suo atteggiamento\u00bb borbott\u00f2 il commissario.<br \/>\n\u00abVoglio tornare a casa\u00bb piagnucol\u00f2 Marco.<br \/>\n\u00abLo far\u00e0\u2026 se mi dice come sono andate le cose, andremo tutti a casa\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abLe ho detto la verit\u00e0\u2026 sono uscito alle tredici e trenta, sono rimasto a fumare una sigaretta sulle scale, poi ho sentito l\u2019urlo della bidella e dopo sono andato a casa\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abOk\u2026 e questa telefonata anonima?\u00bb<br \/>\nMarco fece spallucce.<br \/>\n\u00abBene\u2026 bene\u2026 bene.\u00bb<br \/>\nLandolfi si stiracchi\u00f2, si strofin\u00f2 il viso con le mani e si accese un\u2019altra sigaretta. Fuori ormai era calata la sera; l\u2019orologio alla parete dell\u2019ufficio segnava le nove in punto. Pap\u00e0 Gorini e sua moglie attendevano fuori dalla questura, in trepida attesa, nervosi, stanchi, incazzati.<br \/>\n\u00abIo ho molti dubbi, caro Gorini. Per il momento la lascio andare\u2026 si tenga a disposizione.\u00bb<br \/>\nMarco annu\u00ec. Era stanco, il volto segnato, la bocca asciutta.<br \/>\n\u00abOra pu\u00f2 andare\u2026 buona serata.\u00bb<br \/>\nLandolfi strinse la mano al ragazzo, che si alz\u00f2, ricambi\u00f2 il gesto e chiuse la porta dell\u2019ufficio alle proprie spalle. Pap\u00e0 e mamma lo videro arrivare e gli andarono incontro con le tipiche facce da funerale: per un attimo si ferm\u00f2 e deglut\u00ec, pens\u00f2 in quell\u2019istante che era quasi meglio farsi arrestare. Poi si fece accompagnare a casa. La sera era tiepida, piacevole, quasi silenziosa; ogni tanto il vibrare di un motore o di una sirena cercava di scuotere la citt\u00e0.<\/p>\n<p>Erano quasi le undici, Marco era sul letto della propria camera, gli occhi spalancati, le mani dietro la testa. Non aveva mangiato nulla di quello che le aveva preparato Gemma: il piatto con pollo e patate si raffredd\u00f2 sul comodino. Aveva lo stomaco in subbuglio, pensava e ripensava alle accuse che la telefonata anonima gli aveva inflitto.<br \/>\nBussarono alla porta.<br \/>\n\u00abChi \u00e8?\u00bb<br \/>\n\u00abSono mamma\u2026 amore, entro\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abChe vuoi?\u00bb sbuff\u00f2 Marco.<br \/>\n\u00abVoglio parlarti.\u00bb<br \/>\nLa donna, senza aspettare, apr\u00ec. Aveva i capelli leggermente scompigliati ed era vestita con il solito abbigliamento casalingo: tuta grigio-rosa con un orsetto stampato sul davanti. Marco rabbrivid\u00ec alla scena.<br \/>\n\u00abMamma, gi\u00e0 so cosa mi vuoi dire\u2026 non voglio\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abIo ti protegger\u00f2 sempre.\u00bb<br \/>\nLa donna aveva gli occhi lucidi.<br \/>\n\u00abProteggermi da cosa?\u00bb<br \/>\nMarco sembrava un cane rabbioso.<br \/>\n\u00abTi ricordi quando mi addormentavo accanto a te la notte?\u00bb<br \/>\n\u00abCosa c\u2019entra questo?\u00bb<br \/>\n\u00abIo ti proteggevo\u2026 e voglio farlo anche adesso.\u00bb<br \/>\n\u00abMi so proteggere da solo\u2026\u00bb Marco s\u2019alz\u00f2 dal letto. \u00abTogliti dalle palle mamma!\u00bb<br \/>\n\u00abAscoltami\u2026 un minuto\u2026 prima dell\u2019arrivo della polizia\u2026\u00bb la donna lentamente parl\u00f2, mentre Marco la guardava con infinito odio.<br \/>\n\u00abSi?\u00bb<br \/>\n\u00ab\u00c8 arrivata una telefonata qui a casa\u2026 diceva che tu\u2026\u00bb<br \/>\nGemma prese la mano del ragazzo mentre Marco si risedeva.<br \/>\n\u00abCosa? Cosa diceva?\u00bb url\u00f2 il ragazzo.<br \/>\nLa madre respir\u00f2 e riprese a parlare.<br \/>\n\u00abLa voce ha detto\u2026 che avevi ammazzato la professoressa\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abChe? Chi cazzo ti ha detto cosa?\u00bb<br \/>\nMarco s\u2019alz\u00f2 di nuovo: guardava Gemma dall\u2019alto verso il basso, le faceva rabbia, avrebbe voluto ammazzarla se solo avesse avuto il coraggio.<br \/>\n\u00abLa voce al telefono\u2026 mi ha detto che eri innamorato di quella tizia, la professoressa\u2026 la volevi, lei ti ha respinto e\u2026\u00bb disse la madre, singhiozzando.<br \/>\n\u00abEh? Che voce? Ancora questa voce che parla di me? Io sto impazzendo\u2026 chi cazzo \u00e8 che fa questo!?\u00bb<br \/>\n\u00abOra che lei non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 \u00e8 meglio\u2026 hai fatto bene, amore mio\u2026 io ti proteggo\u2026 tranquillo.\u00bb<br \/>\n\u00abMa cosa dici? Ma io\u2026 io non ho fatto niente\u2026\u00bb<br \/>\nMarco tremava: rabbia, stupore, dolore, un mix di emozioni si aggrappavano come un uncino al suo stomaco. Voleva andare via, uscire, dimenticare questa faccenda, mandare tutti a quel paese.<br \/>\n\u00abMarco, io ti protegger\u00f2.\u00bb<br \/>\nLa donna guardava il figlio con amore. Un mezzo sorriso comparve sul suo volto.<br \/>\n\u00abMa proteggermi da cosa? Di chi \u00e8 questa voce che mi perseguita? Io non ho fatto niente!\u00bb<br \/>\nIl ragazzo urlava.<br \/>\n\u00abMarco, hai fatto bene\u00bb ripeteva la donna strattonata dal figlio.<br \/>\nIl ragazzo l\u2019accompagn\u00f2 all\u2019uscio, chiudendole la porta sul viso.<br \/>\nMarco non si dava pace, si port\u00f2 le mani al volto. Imprec\u00f2, le mani raggiunsero i capelli e li tir\u00f2 dal nervosismo fin quasi a strapparli. Inizi\u00f2 a schiaffeggiarsi: era in preda a una crisi isterica. Respir\u00f2 profondamente, prese dal cassetto del comodino un pacchetto di sigarette gi\u00e0 aperto; dentro c\u2019erano delle canne gi\u00e0 preparate. Ne accese una, la fum\u00f2, e poi un\u2019altra ancora.<br \/>\n\u00abIo non ho fatto niente\u2026\u00bb ripeteva mentre si distese sul letto.<br \/>\nRespir\u00f2. L\u2019orologio segnava l&#8217;una meno cinque. Marco si addorment\u00f2 come un bambino.<\/p>\n<p>Sette e mezzo del mattino: la sveglia suon\u00f2 come una bomba che scoppia all\u2019improvviso. Marco si alz\u00f2 in un secondo. La testa gli girava come una trottola, respir\u00f2, si spogli\u00f2 e and\u00f2 in bagno per farsi una doccia. Solo in quel momento cap\u00ec che quello di ieri non era stato un incubo; l\u2019acqua calda inizi\u00f2 a bagnargli la testa, poi il corpo. Rest\u00f2 due minuti sotto il getto d\u2019acqua, con le mani poggiate al muro.<br \/>\n\u201cIo non ho fatto niente\u2026\u201d ripeteva con ossessione nella sua testa.<br \/>\nSi vest\u00ec rapidamente, and\u00f2 in cucina; il padre non c\u2019era, nella stanza solo Gemma, intenta come al solito a preparare il pranzo. Vedendola, un conato di vomito lo sorprese.<br \/>\n\u00abBuongiorno, amore\u00bb fece la mamma. \u00abDormito bene? Ti faccio il caff\u00e8? Vuoi che ti prepari qualcosa di buono?\u00bb<br \/>\nMarco non rispose. La donna era sorridente.<br \/>\n\u00abMamma, che ha detto di preciso quella voce ieri?\u00bb<br \/>\nLei si asciug\u00f2 le mani con un panno. Si avvicin\u00f2 lentamente a Marco.<br \/>\n\u00abTranquillo, Marco\u2026 io ti protegger\u00f2\u2026 tu sei il mio cucciolo\u2026 hai fatto bene\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abIo non ho fatto niente\u2026 ma vuoi capire che io non ho fatto un cazzo?\u00bb<br \/>\nMarco url\u00f2, prese lo zaino e fugg\u00ec via. L\u2019istituto distava a un chilometro da casa sua e in un attimo vi fu davanti. Una marea di ragazzi, tutti con delle candele in mano, era in silenzio in segno di rispetto per ricordare la professoressa scomparsa. Marco si ferm\u00f2 quasi fosse intimorito, inizi\u00f2 a tremare, si mise come suo solito in disparte: abbass\u00f2 la testa e pianse.<br \/>\n\u00abAmico mio\u2026 fatti abbracciare.\u00bb<br \/>\nPiero, il compagno di scuola, gli piomb\u00f2 alle spalle, lo abbracci\u00f2 forte e lo baci\u00f2 sulle guance.<br \/>\n\u00abIeri sono passato a casa tua\u2026 Gemma mi ha detto che dormivi\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abMancavi solo te, ieri\u2026\u00bb borbott\u00f2 Marco.<br \/>\n\u00abCome?\u00bb<br \/>\n\u00abNo, nulla\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abEra bella, vero? Mancher\u00e0\u2026\u00bb fece Piero.<br \/>\nI capelli biondi del ragazzo lo facevano assomigliare molto all\u2019attore americano Owen Wilson. Aveva una faccia da schiaffi.<br \/>\nMarco non rispose.<br \/>\n\u00abTieni, fuma che ti fa bene\u2026 lo so che sei sconvolto\u2026 lo siamo tutti\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abNon mi va, grazie.\u00bb<br \/>\nPiero fece spallucce e fin\u00ec la canna restando accanto a Marco, con la mano poggiata sulla sua spalla. Osservavano uno striscione dove giganteggiava una frase strappalacrime per l\u2019occasione. Marco odiava queste messinscena.<br \/>\n\u00abBuongiorno, Gorini\u2026\u00bb<br \/>\nUna voce rauca interruppe i pensieri del giovane. Landolfi teneva le mani in tasca, la solita sigaretta spenta in bocca e gli occhiali da sole poggiati sulla testa. La giornata era afosa, il cielo bigio, una cappa umida avvolgeva la citt\u00e0.<br \/>\n\u00abSalve\u2026\u00bb rispose Marco sorpreso, mentre Piero si allontan\u00f2 avvicinandosi a un gruppo di ragazzi.<br \/>\n\u00abDobbiamo parlare, Gorini\u2026 mi segua\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abIo ho scuola, oggi\u00bb fece Marco.<br \/>\n\u00abNon si preoccupi, oggi non ci saranno le lezioni, come ben pu\u00f2 vedere.\u00bb<br \/>\n\u00abCosa dobbiamo dirci, commissario? Le ho detto tutto ieri\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abMi segua, senza storie.\u00bb<br \/>\nLandolfi si volt\u00f2 di scatto, Marco lo segu\u00ec. Inizi\u00f2 a piovigginare.<br \/>\n\u00abAndiamo in questura\u2026 l\u00ec chiacchiereremo meglio.\u00bb<br \/>\n\u00abIo non ho nulla da dire\u2026\u00bb<br \/>\nLandolfi si blocc\u00f2 e si volt\u00f2 con aria incazzata. La sigaretta che aveva tra le labbra faceva da cornice al viso paonazzo. Prese l\u2019accendino e l\u2019attizz\u00f2.<br \/>\n\u00abDevo metterti le manette\u2026? Mi segua\u2026 subito.\u00bb<br \/>\nMarco s\u2019irrigid\u00ec.<br \/>\n\u00abOk, va bene\u00bb rispose il ragazzo.<br \/>\nL\u2019ufficio del commissario aveva sempre lo stesso odore del giorno prima. Landolfi prese posto alla scrivania e fiss\u00f2 per una decina di secondi Marco senza dire neanche una parola. Il ragazzo era sudato, immobile, non riusciva nemmeno a sedersi.<br \/>\n\u00abSi accomodi\u2026\u00bb<br \/>\nMarco obbed\u00ec.<br \/>\nLandolfi porse al ragazzo delle lettere.<br \/>\n\u00abCosa sono queste?\u00bb domand\u00f2 incuriosito il giovane.<br \/>\nMarco le osserv\u00f2 attentamente. Erano lettere indirizzate alla professoressa, dove c\u2019era scritto di tutto. Frasi d\u2019amore, minacce di morte, cuori, falli e labbra disegnati.<br \/>\n\u00abNon sono mie\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abMarco, \u00e8 lei ad averle scritte, si \u00e8 anche firmato, guardi\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abMi vogliono incastrare. Mi creda, commissario\u2026 io\u2026\u00bb Il ragazzo inizi\u00f2 a tremare.<br \/>\n\u00abChi la vorrebbe incastrare, mi scusi?\u00bb<br \/>\nPausa di cinque secondi. Landolfi si accese l\u2019ennesima sigaretta.<br \/>\n\u00abPerch\u00e9 ha ammazzato la professoressa?\u00bb<br \/>\n\u00abIo\u2026 lei crede che io\u2026 non sono mie queste lettere\u2026 io non ho ucciso nessuno\u2026 mi creda.\u00bb<br \/>\nMarco inizi\u00f2 a piangere come un bambino.<br \/>\n\u00abNon pianga.\u00bb<br \/>\nIl ragazzo cerc\u00f2 di calmarsi.<br \/>\n\u00abSenta, Gorini, gli indizi portano a lei\u2026 queste lettere sono state trovate nella borsa della professoressa\u2026 portano il suo nome\u2026 c\u2019\u00e8 la telefonata anonima, e quella \u00e8 un\u2019altra cosa molto rilevante\u2026 lei \u00e8 stato l\u2019ultimo ad abbandonare l\u2019istituto, notizia confermata anche dalla bidella\u2026 si chiama, aspetti che non ricordo\u2026 ah, ecco: Filomena Sossio\u2026 per favore, collabori, confessi e facciamola finita.\u00bb<br \/>\nMarco rest\u00f2 in silenzio. Lo sguardo perso nel vuoto.<br \/>\n\u00abGorini, per Dio\u2026 mi dice come sono andate realmente le cose?\u00bb<br \/>\nMarco non parlava.<br \/>\n\u00abAh, ho capito a che gioco sta giocando\u2026 vuole un avvocato?\u00bb<br \/>\nMarco ancora non parlava.<br \/>\nLandolfi sospir\u00f2. Altra sigaretta, le mascelle sembravano martelli pneumatici.<br \/>\n\u00abLei \u00e8 in arresto, Gorini. Pelvi, Tosi\u2026!\u00bb url\u00f2 il commissario.<br \/>\nLa porta dell\u2019ufficio s\u2019apr\u00ec: i poliziotti, il basso e l\u2019alto, entrarono ed eseguirono gli ordini. Marco Gorini fu portato nel vicino carcere della citt\u00e0. Non parlava, lo sguardo fisso nel vuoto, gli occhi spenti.<\/p>\n<p>La cella dove doveva \u201calloggiare\u201d Gorini era pulita, lucidata di tutto punto. Marco arriv\u00f2 portato sottobraccio da due secondini: avevano la faccia cattiva e annoiata.<br \/>\n\u00abDetenuto numero cinque sei sette, questa \u00e8 la tua cella\u2026\u00bb fece uno di loro, sghignazzando.<br \/>\nMarco era come se fosse divenuto muto, non rispondeva a nessuna domanda. Entr\u00f2 lentamente guardandosi attorno, con le mani occupate dalla propria biancheria, mentre le guardie chiusero la cella con quattro mandate. Un odore di caff\u00e8 e di candeggina lo accolse insieme a una voce profonda.<br \/>\n\u00abEhi\u2026 tu dormi sopra!\u00bb<br \/>\nMarco si volt\u00f2 di scatto e vide un uomo minuto, circa cinquant\u2019anni, inginocchiato sul pavimento che dava lo straccio tipo Cenerentola. Era buffo, occhiali da vista spessi, capelli brizzolati, e una camicia color caffellatte aperta sul petto, da dove fuoriusciva una copiosa peluria bianca e nera. Anche lui voleva fare il duro, ma negli occhi si leggeva lontano un miglio che non avrebbe fatto male ad anima viva.<br \/>\nIl ragazzo annu\u00ec, l\u2019uomo s\u2019alz\u00f2 a fatica, lamentandosi del dolore alla schiena. Si avvicin\u00f2 pian piano a Marco, scrutandolo.<br \/>\n\u00abVuoi un caff\u00e8?\u00bb domand\u00f2 mentre prendeva una Bialetti dal fornellino elettrico e si versava il contenuto in una tazzina.<br \/>\nGorini fece di no con la testa, subito dopo sal\u00ec sul proprio letto. Si volt\u00f2 da una parte con le mani sotto la guancia. Erano quasi le due di notte e nel carcere cal\u00f2 il silenzio.<\/p>\n<p>A casa Gorini la situazione era diventata surreale e pi\u00f9 squallida che mai: Paolo se ne stava tutto il giorno davanti al televisore, guardando \u201cosceni\u201d programmi televisivi pomeridiani e sorseggiando birra calda di sottomarca. S\u2019era messo in aspettativa perch\u00e9 di lavorare non aveva voglia. Gemma passava le giornate a rassettare casa, alternava sorrisi a lunghi pianti, passava ore e ore al cellulare. Rimproverava il marito di non fare nulla, di essere come al solito assente alla vita familiare. Passarono le settimane e ci fu il primo colloquio in carcere.<\/p>\n<p>Mamma Gorini aspettava scalpitante in quella stanza destinata alle visite, sorvegliata a vista da una guardia che camminava avanti e dietro e la fissava mettendola parecchio in soggezione. Gemma aveva lo sguardo rivolto all\u2019unica porta che dava alle celle, la quale dopo poco s\u2019apr\u00ec. La donna s\u2019alz\u00f2 di scatto: di fronte a lei Marco, pallido, secco pi\u00f9 del solito, il viso segnato da numerose rughe. Si vedeva lontano un miglio che non dormiva da giorni. Aveva diciannove anni ma ne dimostrava settanta. La guardia lo fece sedere di fronte alla madre.<br \/>\n\u00abCiao, amore!\u00bb esord\u00ec Gemma. Aveva gli occhi lucidi.<br \/>\nMarco non parlava, salut\u00f2 con un cenno degli occhi.<br \/>\n\u00abCome stai? Mi manchi\u2026\u00bb<br \/>\nIl ragazzo la guardava.<br \/>\n\u00abTi abbiamo nominato un avvocato\u2026 \u00e8 bravo, giovane, \u00e8 il cugino di Rosa, nostra cugina. Ti ricordi Rosa?\u00bb lei spar\u00f2 fuori tutto come una macchinetta.<br \/>\nMarco sospir\u00f2.<br \/>\n\u00abMa non mi dici nulla? Non parli, amore?\u00bb<br \/>\nMarco la guard\u00f2 fisso negli occhi. Appoggi\u00f2 i gomiti al tavolo e si port\u00f2 le mani al mento. Il suo volto inizi\u00f2 a diventare paonazzo e si vedeva che stava scoppiando.<br \/>\n\u00abIo non ho ammazzato nessuno\u2026 io sono innocente\u2026 voglio uscire di qui\u2026!\u00bb url\u00f2.<br \/>\nLa guardia minacci\u00f2 d\u2019interrompere il colloquio se gli animi non si fossero calmati.<br \/>\n\u00abAmore, ascoltami bene! Devi stare tranquillo, io come al solito sar\u00f2 al tuo fianco e ti protegger\u00f2! Questa tortura \u2013 per noi, per me \u2013 finir\u00e0 molto presto\u2026 e poi, \u00e8 per colpa di quella sguattera che sei arrivato a questo! Ti ha stregato, quella donna, con le sue curve, la sua bellezza\u2026 era il demonio per te, figlio mio\u2026 il demonio in carne e ossa\u2026\u00bb<br \/>\nMarco era incredulo, non riusciva a capire nulla.<br \/>\n\u00abDai\u2026 ora cerchiamo di farti avere almeno i domiciliari, cos\u00ec vieni a casa da me!\u00bb<br \/>\nGemma sorrideva. Aveva un viso angelico, rilassato, pacifico.<br \/>\n\u00abTi ricordi quella volta al mare quando avevi otto anni?\u00bb<br \/>\nMarco scosse le spalle e si appoggi\u00f2 allo schienale.<br \/>\n\u00abQuella volta che piangevi perch\u00e9 tuo cugino ti aveva fatto del male\u2026 venisti da me e io ti abbracciai forte, ti tenni stretta a me tutto il pomeriggio.\u00bb<br \/>\n\u00abNon mi ricordo\u00bb disse Marco, sbadigliando.<br \/>\nPausa. Dieci secondi di silenzio. Silenzio interminabile, assurdo, nevrotico.<br \/>\n\u00abVa bene, comunque ti riporter\u00f2 da me, amore mio\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abMamma\u2026\u00bb sospir\u00f2 Marco.<br \/>\n\u00abDimmi, piccolo mio\u2026\u00bb<br \/>\nIl giovane scosse la testa, senza dire nulla s\u2019alz\u00f2 e fece cenno alla guardia di aver finito. Gemma vide sparire suo figlio dietro una porta bianca. Scosse la testa anche lei, si sistem\u00f2 la capigliatura fatta per l\u2019occasione e abbandon\u00f2 la sala colloqui.<\/p>\n<p>\u00abChe ti ha detto Marco?\u00bb fece Paolo, appena la donna sal\u00ec sulla vettura.<br \/>\nL\u2019uomo aveva preferito non esserci: era rimasto in auto ad ascoltare la musica.<br \/>\nSilenzio. La donna si guard\u00f2 nelle specchietto e si controll\u00f2 il trucco.<br \/>\n\u00abCome sta?\u00bb incalz\u00f2 il marito.<br \/>\n\u00abCome vuoi che stia, Paolo? Gi\u00f9, gi\u00f9 di morale\u2026\u00bb<br \/>\nPap\u00e0 Gorini sospir\u00f2, mise in moto la macchina e ripart\u00ec sgommando.<\/p>\n<p>Marco intanto era rientrato in cella. Quel giorno era solo, il suo compagno di stanza era uscito per lavorare nella lavanderia del carcere. Camminava nervosamente per tutta la stanza, su e gi\u00f9, indemoniato, sbuffava e imprecava. Pensava alla professoressa, \u201cio non c&#8217;entro\u201d, ripeteva dentro di s\u00e9, \u201cio non c&#8217;entro un cazzo con questa storia\u201d. La testa gli scoppiava, le unghie delle dita ormai erano sparite a forza di rosicchiarle, la barba folta e gli occhi spiritati. Voleva giustizia, Marco: sembrava fosse piombato in un incubo senza fine.<\/p>\n<p>Il commissario Landolfi intanto proseguiva le sue indagini. Il colpevole era stato assicurato alla giustizia e i complimenti fioccavano da ogni testata giornalistica e televisiva. Il caso era chiuso.<br \/>\nRintanato nel suo ufficio, sigaretta consumata nelle dita della mano sinistra e tramezzino al tonno in quella destra, dava una boccata, un morso al panino e poi un\u2019altra boccata. Il telefono all\u2019improvviso squill\u00f2.<br \/>\n\u00abPronto\u2026\u00bb rispose, affannato.<br \/>\n\u00abCommissario Landolfi, Marco Gorini \u00e8 una vittima dell\u2019ingiustizia italiana, l\u2019ennesima vittima! Non avete capito niente, niente di niente!\u00bb<br \/>\nDall\u2019altro capo del telefono una voce maschile. Riattacc\u00f2 appena finita la frase.<br \/>\nLandolfi rest\u00f2 immobile con lo sguardo perso nel vuoto e il boccone ancora da finire. Ingoi\u00f2 il tutto, s\u2019accese un\u2019altra sigaretta e bevve un sorso d\u2019acqua gassata.<br \/>\n\u201cI soliti stronzi mitomani\u201d pens\u00f2.<br \/>\nIl caso era chiuso. Punto.<\/p>\n<p>Marco non scendeva da quel letto ormai da giorni. Stava rannicchiato sempre nella solita posizione: anche le lacrime s\u2019erano stancate d\u2019uscire.<br \/>\n\u00abDevi mangiare qualcosa, senn\u00f2 muori&#8230;\u00bb<br \/>\nSilenzio.<br \/>\n\u00abC\u2019\u00e8 della pastasciutta al pomodoro, qui\u2026 almeno una forchettata dalla\u2026!\u00bb<br \/>\nSilenzio.<br \/>\n\u00abVa be&#8217;\u2026 fai come ti pare!\u00bb<br \/>\nSergio Capuozzo mangiava seduto sul proprio letto, con il piatto di alluminio tra le mani, prendeva con la forchetta tre, quattro maccheroni e se l\u2019infilava tutti in bocca. Con le labbra sporche di sugo beveva acqua naturale da una bottiglia di plastica ormai logora.<br \/>\n\u00abPerch\u00e9 sei dentro?\u00bb<br \/>\nMarco parl\u00f2.<br \/>\n\u00abAllora parli\u2026 allora hai una voce\u2026 finalmente\u2026\u00bb<br \/>\nIl giovane riusc\u00ec a sorridere dopo settimane di pianti.<br \/>\n\u00abTruffa\u2026 ho truffato tanta povera gente\u2026 soldi, tanti soldi\u2026\u00bb<br \/>\nSergio smise di mangiare, si pul\u00ec la bocca con un tovagliolino di carta e s\u2019accese una sigaretta.<br \/>\n\u00abIl mio socio se l\u2019\u00e8 svignata all\u2019estero e io sconto la pena anche per lui\u2026 bell\u2019inculata, eh?\u00bb<br \/>\nMarco scese dal letto.<br \/>\n\u00abIo mi trovo qui perch\u00e9 non ho fatto niente. Mi hanno incolpato di omicidio\u2026 ti rendi conto? Un omicidio che non ho commesso\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abConosco bene la tua storia\u2026 non so che pensare, sinceramente\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abVisto? Anche tu non mi credi\u2026 anche tu hai dei dubbi\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abIo non penso nulla\u2026 dai, mangia qualcosa, cos\u00ec ti riprendi.\u00bb<br \/>\nMarco fece no con la testa, quindi si sedette su una sedia abbandonata nell\u2019angolo della stanza. Aveva perso una decina di chili in un mese.<br \/>\n\u00abIo sono innocente, innocente, innocente\u2026\u00bb<br \/>\nIl pianto lo cull\u00f2 di nuovo.<\/p>\n<p>Landolfi era accomodato dietro la scrivania del proprio ufficio; girava e rigirava tra le dita una sigaretta, guardandola in modo ossessivo. Pensava. Rifletteva su quella telefonata anonima, l\u2019ultima ricevuta. Era buio, l\u2019orologio segnava le dieci in punto e la questura, a quell\u2019ora della sera, era semivuota e silenziosa. Per il commissario la faccenda s\u2019era chiusa troppo in fretta. S\u2019affrett\u00f2 a chiamare il giudice che si occupava del caso.<br \/>\n\u00abPronto?\u00bb<br \/>\n\u00abDottore, sono Landolfi\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abBuonasera, mi dica pure, commissario.\u00bb<br \/>\n\u00abVolevo dirle che\u2026 non so\u2026 secondo me abbiamo chiuso il caso troppo in fretta&#8230; il tutto non mi convince. Il Gorini per me non nasconde nulla, dice la verit\u00e0. Lui non c&#8217;entra niente con l\u2019omicidio.\u00bb<br \/>\n\u00abMmm\u2026 ok commissario\u2026 vediamo un po\u2019\u2026 cosa le ha fatto cambiare idea? Eppure era convinto della colpevolezza del Gorini.\u00bb<br \/>\n\u00abHa ragione\u2026 ho avuto come un flash\u2026 un\u2019intuizione\u2026 chiamiamolo sesto senso. L\u2019ultimo interrogatorio che ho avuto con il ragazzo\u2026 be\u2019\u2026 aveva negli occhi disegnata la sincerit\u00e0\u2026 ecco.\u00bb<br \/>\n\u00abOk, dottor Landolfi, mi voglio fidare di lei\u2026 s\u2019\u00e8 gi\u00e0 fatto un\u2019idea sul colpevole?\u00bb<br \/>\n\u00abUna piccola, s\u00ec\u2026 mi serve altro tempo, per\u00f2.\u00bb<br \/>\n\u00abNon ne abbiamo molto\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abFar\u00f2 del mio meglio.\u00bb<br \/>\n\u00abFaccia una cosa\u2026 interroghi tutta la classe del Gorini\u2026 si faccia due chiacchiere con i ragazzi\u2026 e mi tenga aggiornato.\u00bb<br \/>\n\u00abPerfetto\u2026 le far\u00f2 sapere.\u00bb<br \/>\nClic. Landolfi riattacc\u00f2, si tocc\u00f2 la barba ispida di due giorni e s\u2019accese la sigaretta spenta che prima stringeva tra le dita. Il fumo entr\u00f2 nei polmoni come un cucchiaino in una coppa di gelato. Il commissario sospir\u00f2. Un ricordo lo colp\u00ec all\u2019istante.<br \/>\nLandolfi s\u2019accese un\u2019altra bionda, si strofin\u00f2 gli occhi e s\u2019alz\u00f2 dalla sedia con la voglia di mandare avanti il tempo. Usc\u00ec dalla questura che era quasi mezzanotte. Non vedeva l\u2019ora che arrivasse domani.<\/p>\n<p>\u00abMi hanno chiamato dalla questura\u2026 che cazzo vogliono da me?\u00bb<br \/>\n\u00abTranquillo\u2026 tranquillo\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abTranquillo un cazzo\u2026 io\u2026 io\u2026 ho paura\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abDevi stare tranquillo\u2026 te vai l\u00ec e con calma dici al commissario che quel giorno sei andato a casa\u2026 punto\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abOk\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abTranquillo che tutto andr\u00e0 come deve andare\u2026 aggiornami. Ciao.\u00bb<\/p>\n<p>Piero Rogi era nervoso. Aveva l\u2019alito che puzzava di fumo di sigaretta e muoveva nervosamente la gamba destra. Era seduto sulla sedia di fronte al commissario Landolfi, che lo scrutava con attenzione.<br \/>\n\u00abLei \u00e8 il compagno di banco di Marco Gorini\u2026 giusto?\u00bb<br \/>\n\u00abS\u00ec.\u00bb<br \/>\n\u00abChe tipo \u00e8 Marco?\u00bb<br \/>\n\u00abMah\u2026 un tipo normale\u00bb Piero sorrideva sottecchi.<br \/>\n\u00abIn che senso \u201cnormale\u201d\u2026 normale vuol dir tutto e nulla\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abNormale come pu\u00f2 essere un adolescente\u2026 oddio, ogni tanto mi faceva strane domande\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abTipo?\u00bb<br \/>\n\u00abMi chiedeva spesso cosa si prova ad ammazzare una persona\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abAh s\u00ec?\u00bb<br \/>\n\u00abE io gli rispondevo di non sapere nulla al riguardo.\u00bb<br \/>\n\u00abQuindi pensa che sia stato lui ad ammazzare la professoressa Anselmi\u2026\u00bb<br \/>\nSilenzio. Piero sospir\u00f2.<br \/>\n\u00abTu dov\u2019eri quando \u00e8 successo l\u2019omicidio?\u00bb<br \/>\n\u00abAlla fermata del bus.\u00bb<br \/>\n\u00abQualcuno pu\u00f2 confermare?\u00bb<br \/>\n\u00abIl Lotti, altro compagno di classe.\u00bb<br \/>\n\u00abIl Lotti? L\u2019ho interrogato giustappunto prima di pranzo e mi ha detto che era assente quel giorno! Infatti era malato\u2026 mi ha portato il certificato\u2026\u00bb<br \/>\nIl commissario guard\u00f2 fisso Piero Rogi che divenne impacciato e paonazzo.<br \/>\n\u00abNo, scusi, ho sbagliato\u2026 non il Lotti\u2026 il Dini, s\u00ec, il Dini era con me\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abForse si sbaglia di nuovo\u2026 il Dini mi ha confermato che era venuto a scuola in motorino\u2026 strano venire in motorino e ritornare a casa in autobus\u2026 non le pare?\u00bb<br \/>\nLandolfi controll\u00f2 le scartoffie che aveva davanti a s\u00e9 poggiate sulla scrivania.<br \/>\n\u00abLa vedo confuso, signor Rogi.\u00bb<br \/>\nPiero era agitato, si grattava la fronte e gli sudavano le mani.<br \/>\n\u00abDesidera un avvocato?\u00bb chiese il commissario.<br \/>\n\u00abAvvocato? E perch\u00e9? No\u2026 no\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abPerch\u00e9 lei mi sta dicendo un sacco di bugie\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abIo? E perch\u00e9 dovrei mentirle?\u00bb<br \/>\n\u00abA che ora ha preso il bus?\u00bb<br \/>\n\u00abNon ricordo\u2026 l\u2019una? Eh, no\u2026 volevo dire le due!\u00bb<br \/>\n\u00abAll\u2019una era in classe\u2026 lei \u00e8 un po\u2019 confuso\u2026 ha ragione\u2026 lei \u00e8 fidanzato?\u00bb<br \/>\n\u00abIo?\u00bb<br \/>\nLandolfi annu\u00ec.<br \/>\n\u00abNo\u2026 non lo sono\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abLe piacciono le ragazze?\u00bb<br \/>\nSilenzio.<br \/>\n\u00abPosso andare in bagno?\u00bb fece Piero con la voce tremante.<br \/>\nLandolfi annu\u00ec. Il ragazzo s\u2019alz\u00f2.<br \/>\n\u00abUsi questo del mio ufficio, \u00e8 meglio, senn\u00f2 le tocca attraversare tutto il corridoio.\u00bb<br \/>\nPier\u00f2 si chiuse in bagno e ne usc\u00ec dopo un paio di minuti, pallido e scosso.<br \/>\n\u00abGi\u00e0 fatto? La vedo strano\u2026\u00bb chiese il commissario.<br \/>\n\u00abTutto ok\u2026\u00bb<br \/>\nIl ragazzo era sudato.<br \/>\n\u00abPosso vedere il suo cellulare?\u00bb<br \/>\n\u00abPerch\u00e9, mi scusi?\u00bb<br \/>\n\u00abCuriosit\u00e0\u2026 pura e semplice curiosit\u00e0\u2026\u00bb<br \/>\nPiero deglut\u00ec con amarezza. Estrasse dalla tasca un palmare di nuova generazione e lo porse al commissario.<br \/>\n\u00abMa guarda il caso\u2026 uguale al mio\u2026 che coincidenza\u2026 questi aggeggi funzionano alla grande\u2026\u00bb<br \/>\nPiero aveva paura. Il commissario scrut\u00f2 attentamente il telefono, entr\u00f2 nella galleria delle foto. Sorrise.<br \/>\n\u00abMi toglie una curiosit\u00e0, signor Rogi?\u00bb<br \/>\nPiero annu\u00ec.<br \/>\n\u00abLe piace Marco Gorini?\u00bb<br \/>\n\u00abCome scusi?\u00bb<br \/>\n\u00abLe piace come ragazzo\u2026?\u00bb<br \/>\n\u00abNo\u2026 a me\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abGuardi che non c\u2019\u00e8 nulla di male a essere gay.\u00bb<br \/>\nPiero arross\u00ec e non disse nulla.<br \/>\n\u00abNoto che sul cellulare ha tante foto del suo amico Gorini\u2026 alcune anche riprese di nascosto\u2026 qui \u00e8 sotto la doccia\u2026 guardi\u2026\u00bb<br \/>\nSilenzio. Piero non riusc\u00ec a guardare il suo cellulare.<br \/>\n\u00abCome ha fatto a riprenderlo sotto la doccia, mi scusi?\u00bb<br \/>\n\u00abAvr\u00f2 sbagliato\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abHa sbagliato parecchie volte, vedo\u2026 uno, due, quattro, sei, dieci scatti\u2026\u00bb<br \/>\nLandolfi sospir\u00f2 poggiando il telefono alla scrivania.<br \/>\n\u00abChe mi deve dire, signor Rogi?\u00bb<br \/>\nSilenzio.<br \/>\nLandolfi si alz\u00f2, si port\u00f2 alla piccola finestra che dava sulla citt\u00e0. Il sole ormai iniziava a salutare il giorno per far spazio alla sera. Tante automobili, persone, motorini sembravano delle schegge frenetiche e impazzite, furiose di tornare a casa.<br \/>\n\u00abMi dice la verit\u00e0, signor Rogi?\u00bb<br \/>\nSilenzio. Piero abbass\u00f2 la testa come un cane bastonato.<br \/>\n\u00abGliela dico io, allora\u2026 lei \u00e8 innamorato del Gorini! Lo ha sempre amato. Lui la vede come un amico che frequenta casa da una vita e nulla pi\u00f9. Tutto a un tratto entra di scena lei, la professoressa Carla Anselmi, bellissima, attraente, stupenda. Marco le parla continuamente di lei durante il giorno, sempre. Lei \u00e8 geloso: Marco deve avere solo occhi per Piero Rogi. Aspetta la fine della lezione e con una scusa banale la trascina in bagno e l\u00ec la strangola! Poi mette in scena la telefonata anonima dando la colpa al Gorini, cos\u00ec in carcere non pu\u00f2 avere altri pensieri, altre donne. Vero, signor Rogi?\u00bb<br \/>\nPiero aveva sempre la testa bassa. Piangeva. Alz\u00f2 il capo all\u2019improvviso e incroci\u00f2 lo sguardo del commissario.<br \/>\n\u00abIo lo dicevo che ammazzandola non si risolveva un bel niente\u2026 si faceva solo un gran casino\u2026\u00bb<br \/>\nLandolfi si avvicin\u00f2 al ragazzo.<br \/>\n\u00abA chi lo diceva, scusi?\u00bb<br \/>\nSilenzio. Piero tir\u00f2 su col naso, Landolfi si accese una sigaretta, non curante, come sempre, del divieto.<br \/>\n\u00abA quella pazza\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abChi?\u00bb<br \/>\n\u00abGemma, la mamma di Marco.\u00bb<br \/>\n\u00abCosa? E che c&#8217;entra?\u00bb<br \/>\n\u00abLei mi ha aiutato. Quel giorno aveva fissato un colloquio con la prof. Ci siamo dati appuntamento in sala professori e l\u00ec abbiamo agito. Poi abbiamo trasportato il corpo nel bagno. Io mi pento di aver fatto tutto questo!\u00bb<br \/>\nSilenzio. Pianto di Piero e incredulit\u00e0 del commissario.<br \/>\n\u00abHai capito la signora\u2026 perch\u00e9 ha fatto tutto questo?\u00bb<br \/>\n\u00abAmava incondizionatamente il figlio\u2026 in modo morboso! Sotto effetto dell\u2019alcol una sera mi aveva confidato che se lo voleva anche scopare! Che pazza\u2026\u00bb<br \/>\nSilenzio.<br \/>\n\u00abCommissario\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abS\u00ec\u2026?\u00bb<br \/>\n\u00abMi porti via, per favore\u2026\u00bb<br \/>\nLandolfi guard\u00f2 Piero: gli faceva pena vederlo seduto l\u00ec su quella sedia, indifeso, tremante. Al commissario venne come una fitta al cuore. Fece un gesto involontario, improvviso: gli accarezz\u00f2 la testa come un figlio. Il giovane sorrise.<\/p>\n<p>La polizia arriv\u00f2 a casa Gorini che erano le due di notte; ad aprire alle guardie fu la stessa Gemma che alla vista degli agenti sorrise e mise immediatamente i polsi a pro d\u2019arresto. Paolo guardava la scena appoggiato al muro, con l\u2019aria stravolta e la faccia segnata da anni di sofferenze e silenzi.<br \/>\n\u00abCiao, Paolo: mi raccomando veglia su Marco!\u00bb disse la donna prima di lasciare l\u2019abitazione.<br \/>\nL\u2019uomo annu\u00ec. La donna lasci\u00f2 la casa ancora in vestaglia e pigiama.<\/p>\n<p>La sveglia suon\u00f2 alle nove precise di una bellissima domenica mattina. Marco si svegli\u00f2 che il sole voleva entrare a forza tra le persiane chiuse di camera sua. Il ragazzo s\u2019alzo e si stiracchi\u00f2. Si volt\u00f2 a guardare la foto di classe appesa alla parete: si vedevano tutti gli alunni sorridenti verso l\u2019obiettivo, mentre gli occhi di Piero erano puntati ossessivamente su Marco. Gorini scosse la testa e pens\u00f2 alla madre, alla sua pazzia, al suo modo di agire strano, pittoresco, a volte anche buffo.<br \/>\nBussarono alla porta.<br \/>\n\u00abChi \u00e8?\u00bb fece Marco.<br \/>\n\u00abSono pap\u00e0\u2026 posso entrare?\u00bb<br \/>\n\u00abVieni, vieni\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abBuongiorno, Marco\u2026 ti ho portato il caff\u00e8\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abGrazie.\u00bb<br \/>\nPaolo era sorridente, solare. Apr\u00ec le persiane.<br \/>\n\u00abTi va di andare insieme al lago? \u00c8 una giornata fantastica\u2026 io e te\u2026 padre e figlio.\u00bb<br \/>\nMarco rimase senza parole. Annu\u00ec.<br \/>\n\u00abPerfetto. Preparati con calma e si va.\u00bb<br \/>\n\u00abOk\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abAh\u2026 dimenticavo\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abDimmi\u2026\u00bb<br \/>\nPaolo si avvicin\u00f2 a Marco. Si sedette accanto a lui sul letto.<br \/>\n\u00abAlla fine ce la siamo levata dai coglioni, quella strega\u2026 ho fatto io la telefonata in questura, quella che ha scagionato te e inchiodato lei\u2026\u00bb<br \/>\nSi alz\u00f2 e con un sorriso cinico chiuse la porta.<br \/>\nMarco rest\u00f2 in silenzio, sospir\u00f2 profondamente. Aveva lo sguardo rivolto lontano, molto lontano.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_33925\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"33925\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marco guardava la professoressa in modo malizioso. 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