{"id":33832,"date":"2018-01-16T18:46:58","date_gmt":"2018-01-16T17:46:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33832"},"modified":"2018-01-16T18:46:58","modified_gmt":"2018-01-16T17:46:58","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-una-sana-pazzia-di-anna-rosa-perrone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33832","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Una sana pazzia&#8221; di Anna Rosa Perrone"},"content":{"rendered":"<p>Livia, alle 7, era sveglia da un pezzo.<\/p>\n<p>Aveva gi\u00e0 rassettato la cucina e preparato sul tavolo le tazze per la colazione dei ragazzi che si sarebbero alzati con \u201ccomodo\u201d alle nove.<\/p>\n<p>Non appena aveva sentito Michele uscire dalla camera da letto e la porta del bagno aprirsi con il solito cigolio, era scattata come una molla: subito in camera a disfare il letto e aprire la finestra per cambiare aria nella stanza.<\/p>\n<p>Dopo i suoi piedi, con passo veloce, l\u2019avevano nuovamente portata in cucina e le sue mani, con rapidi gesti, avevano \u201ccaricato\u201d la piccola moka che ora troneggiava sul fornello, aspettando di compiacersi nel sentire gli umori aromatici uscire dalla \u201cpancia\u201d sotto la pressione incalzante del fuoco.<\/p>\n<p>Il mattino registrava sempre quella sua \u201ccorsa\u201d da una stanza all\u2019altra della casa, il suo fiato, con ritmo accelerato, guidava cadenzando le braccia mentre tentava di sistemare pi\u00f9 cose possibili, senza ostacolare Michele che doveva lavarsi prima di tutti ed uscire velocemente, lui era l\u2019unico a non far colazione a casa il mattino.<\/p>\n<p>Michele aveva un capo ufficio un po\u2019, come dire per essere gentili, \u201csevero\u201d, per questo doveva essere puntuale, pena trovarsi una lettera di richiamo ai doveri contrattuali.<\/p>\n<p>Quando aveva sentito il solito ciao frettoloso di Michele sovrastare lo scatto del portone di ingresso e i passi veloci sulle scale, aveva per un momento abbandonato quello strano efficientismo che induriva l\u2019espressione del suo viso, si era seduta, quasi avesse finito di recitare una parte e sorridendo fra s\u00e9 aveva lentamente portato alle labbra la tazza ricolma di caff\u00e8 bollente.<\/p>\n<p>Mentre si vestiva, guardava la sua immagine riflessa sul grande specchio dell\u2019anta interna dell\u2019armadio: non dimostrava proprio 40 anni n\u00e9 le gravidanze avevano tolto armonia al suo corpo, a parte la pancetta che riusciva sempre a contenere, con qualche sforzo, dentro i blue Jeans pi\u00f9 piccoli di mezza taglia, eppure Michele\u2026<\/p>\n<p>Lo sguardo all\u2019orologio era giunto prontamente a dire che anche lei non poteva arrivare al lavoro troppo tardi e ancora non aveva deciso come vestirsi e la sacca per la palestra del pomeriggio non era pronta.<\/p>\n<p>La giornata di lavoro era trascorsa come sempre, fra pratiche d\u2019ufficio sempre uguali e qualche esclamazione di insofferenza\u2026finalmente le 16!<\/p>\n<p>Un saluto veloce alle colleghe e in dieci minuti gi\u00e0 dentro la tuta, sdraiata sul tappeto sintetico della palestra.<\/p>\n<p>Da un po\u2019 di tempo era quella l\u2019ora della giornata in cui stava meglio non solo per quel tempo dedicato a s\u00e9 stessa.<\/p>\n<p>L\u00ec avvertiva su di s\u00e9 occhiate curiose che la facevano sentire non pi\u00f9 trasparente ma nuovamente materia, l\u00ec abbandonava davvero all\u2019oblio \u201cl\u2019armadio\u201d dei suoi pensieri inconfessabili e trovava la voglia di fingere di non accorgersi di nulla mentre sentiva le sue labbra schiudersi in sorrisi improbabili.<\/p>\n<p>Per Dio, era nuovamente viva!<\/p>\n<p>Era piacevole seguire i ritmi frenetici, abbandonarsi ad altri cilici, soffrire per tentare di stare al passo con le pi\u00f9 giovani, costringere i propri muscoli ad impegnarsi negli attrezzi pi\u00f9 faticosi e Michele\u2026Michele finalmente fuori dalle sue ossessioni.<\/p>\n<p>Adesso era l\u00ec, in quella grande palestra fra corpi sudati, allineati di fronte agli attrezzi ginnici o stesi sul tappeto in mezzo a sguardi che fingevano di incrociarsi casualmente.<\/p>\n<p>Ogni tanto per\u00f2 aveva qualche \u201cricaduta\u201d, le veniva in mente Michele e lo vedeva sempre del solito cupo colore e provava angoscia pensando al \u201ccampo\u201d notturno e ai loro corpi che ormai non sapevano stringersi che in tiepidi e svogliati abbracci ma in fondo tutto era normale: doveva avere solo la solita pazienza, venticinque anni di vita comune non potevano passare senza mutare almeno l\u2019entusiasmo.<\/p>\n<p>Se lo diceva ripetutamente durante la giornata anche se la sua insoddisfazione assumeva di frequente il colore viola dell\u2019insofferenza e troppo spesso banalit\u00e0 divagavano in discussioni estenuanti e senza senso nelle quali era sempre lei, Livia, ad ammutolire Michele.<\/p>\n<p>Da qualche tempo a peggiorare l\u2019umore si era aggiunta una strana inquietudine, un sospetto che aveva messo radice fra i suoi pensieri, nato da un caso.<\/p>\n<p>Un sabato, mentre Michele era fuori di casa per la solita corsa di due ore, riponendo i pantaloni, lasciati sul letto frettolosamente, aveva sentito il peso del cellulare di Michele in una tasca e con stupore aveva notato che era ancora acceso.<\/p>\n<p>L\u2019idea di passare dalla schermata generale del telefono alla rubrica, sin dentro ogni minima opzione del men\u00f9, da prima l\u2019aveva lasciata indifferente: avrebbe trovato traccia di qualche stringata telefonata al suo cellulare o al suo ufficio, era cos\u00ec parco Michele.<\/p>\n<p>Subito dopo invece aveva iniziato a scorrere la rubrica ed aveva visto materializzarsi un elenco di nomi, molti dei quali di donne a lei sconosciute.<\/p>\n<p>Aveva provato vergogna per quella debolezza e quasi immediatamente aveva riposto dentro la tasca il telefono e chiuso l\u2019indumento dentro l\u2019armadio, fingendo a s\u00e9 stessa disinteresse.<\/p>\n<p>Dopo un attimo invece si era sorpresa nel vedere le mani cercare freneticamente ed estrarre nuovamente dalla tasca la piccola massa scura: il suo stomaco aveva provato un sussulto chiudendosi sotto il tambureggiare frenetico del suo cuore\u2026<\/p>\n<p>Oddio pensava \u00e8 gi\u00e0 passata pi\u00f9 di un\u2019ora e se Michele tornasse prima del solito?<\/p>\n<p>Ma gi\u00e0 le sue dita colpivano i tasti del cellulare cercando rapacemente nella cartella dei messaggi:<\/p>\n<p>Messaggi ricevuti, lista vuota, s\u00ec, Michele era proprio come lei lo pensava, senza alcuna fantasia per nessuno<\/p>\n<p>Messaggi inviati, a 333678900, Come Stai? Coraggio \u201cciccia\u201d la vita \u00e8 bella<\/p>\n<p>un abbraccio Michele<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per un attimo stupore, subito dopo la pressione di un macigno sul fondo della sua sacca gastrica e da quel giorno accese discussioni con Michele, discussioni che molto spesso avevano lasciato senza parole lui e i\u00a0 figli.<\/p>\n<p>Sandra e Marco non sapevano che il loro padre continuava ad addormentarsi accanto a lei mostrando la schiena quasi fosse in posizione di rifiuto, quasi nel loro letto ci fosse una linea di confine.<\/p>\n<p>Sandra e Marco non sapevano le notti insonni ad aspettare una mano sfiorare la sua pelle\u2026<\/p>\n<p>Alcune volte aveva pensato di stupire quell\u2019uomo sdraiato di schiena vicino a lei eppure cos\u00ec lontano, tutto vano non poteva essere lei a \u201ciniziare\u201d, era lei ad avere desiderio di essere \u201ccercata\u201d, anzi di mostrare pure ritrosia per palpare come nei tempi di giovent\u00f9 tangibilmente il suo desiderio e invece&#8230; \u201ccoraggio \u201cciccia\u201d!<\/p>\n<p>Ma a chi rivolgeva l\u2019invito, a chi l\u2019abbraccio, lui cos\u00ec laconico cos\u00ec \u201cpoco\u201d tutto.<\/p>\n<p>E da quel giorno aveva deciso di braccarlo, di tenerlo costantemente sotto controllo ed aveva iniziato ad andare spesso in ufficio.<\/p>\n<p>Michele non mostrava di essere proprio contento, per via del capo ufficio diceva lui.<\/p>\n<p>E pi\u00f9 i suoi tentativi di incastrarlo risultavano vani, pi\u00f9 sentiva la testa implodere e la rabbia farsi prima gatta furiosa e dopo tigre ed il desiderio del \u201csangue\u201d di Michele era ormai l\u2019unica cosa capace di\u00a0\u00a0 colorare le sue giornate.<\/p>\n<p>-Mamma ho preso un appuntamento con lo psicologo, ci vai da sola o vuoi che ti accompagni? Sandra di fronte a lei sosteneva il suo sguardo interrogativo fissandola negli occhi.<\/p>\n<p>&#8211; Ma Sandra, perch\u00e9?<\/p>\n<p>-Perch\u00e9? Hai il coraggio di chiedermi perch\u00e9? Non ti accorgi che la vita \u00e8 diventata un inferno in questa casa, che tu non fai altro che aggredire babbo senza nessun motivo?<\/p>\n<p>&#8211; Senza nessun motivo? In questa casa mi sembra di essere diventata solo la governante! E voi sempre dalla parte di vostro padre, ma s\u00ec, io sono aggressiva, io sono polemica e quel sant\u2019uomo a subire\u2026 E io?<\/p>\n<p>&#8211; Ecco, ho preso l\u2019appuntamento perch\u00e9 stai male e una bella chiaccherata con uno specialista ti potr\u00e0 aiutare a vedere le cose diversamente, da un\u2019altra luce!<\/p>\n<p>-Non ci vado, non sono io ad aver problemi! aveva risposto categorica ed invece dopo una settimana si era presentata all\u2019appuntamento.<\/p>\n<p>Il dottor Morelli, seduto dietro la scrivania l\u2019accolse con un tono rassicurante ma dalle prime battute cap\u00ec subito che Sandra doveva aver parlato dei suoi frequenti malumori, come si dice in questi casi per far rientrare tutto nella pseudo normalit\u00e0: depressione, stanchezza psicologica?<\/p>\n<p>Nonostante la sua iniziale diffidenza, i suoi silenzi, si trov\u00f2 con le mani sul viso nel tentativo di interrompere un irrefrenabile pianto e poi tutta d\u2019un fiato a parlare dei suoi dubbi e della sua infelicit\u00e0.<\/p>\n<p>Da quel giorno le sue visite al dottor Morelli diventarono una boccata di ossigeno settimanale a cui non avrebbe rinunciato per niente al mondo come del resto alla prescrizione delle preziose gocce per dormire.<\/p>\n<p>Il clima si era rasserenato anche se, quando era sola, continuava il controllo frenetico delle tasche di Michele fino a quando non ebbe la certezza che davvero esisteva qualcos\u2019altro oltre il vento tiepido della ventennale vita in comune, ma che fare? Sconvolgere la vita dei figli con i suoi problemi e magari essere presa per visionaria come il solito?<\/p>\n<p>E un giorno\u2026<\/p>\n<p>-Michele ti devo parlare, non possiamo pi\u00f9 fare finta di niente, non pensi sia meglio separare le nostre strade, ognuno vivere nuovamente la propria vita, io ti capisco sai, anch\u2019io non sono pi\u00f9 quella di un tempo\u2026quella mattina Livia era decisa ad affrontare i mille discorsi carcerati per mesi dentro le mandibole.<\/p>\n<p>Michele l\u2019aveva guardata e ancora una volta le aveva detto che no, tutto andava bene c\u2019era solo lei nella sua testa ma doveva capire: si invecchia e il corpo ha meno desideri\u2026E poi era stufo, era ora di finirla con le battute come se lui avesse un\u2019altra storia!<\/p>\n<p>Livia aveva iniziato a urlare, a prenderlo a schiaffi a graffiarlo, a buttargli in faccia il nome della \u201cciccia\u201d con cui aveva reso meno vecchia la sua vita, ma lui no ancora a negare a prenderla per pazza.<\/p>\n<p>Lei sapeva della sua relazione con una collega d\u2019ufficio, aveva scoperto le sue tresche e le aveva dato una ulteriore possibilit\u00e0, ma ora capiva, nulla di quello che c\u2019era stato fra loro era pi\u00f9 recuperabile.<\/p>\n<p>Michele dopo aver nuovamente negato, aveva aperto la porta lasciandola sola.<\/p>\n<p>Pazza! si Michele con i suoi dinieghi voleva farla diventare pazza con la complicit\u00e0 pure dei figli e anche del dottor Morelli che con mille discorsi e con gli antidepressivi era riuscito a farle ingoiare mille tensioni, forse sarebbe stato pi\u00f9 di sollievo lo sfogo con un prete che almeno loro un senso alla vita te lo danno, magari la santit\u00e0.<\/p>\n<p>Cosa doveva fare?<\/p>\n<p>La rabbia che aveva dentro la condusse di fronte allo specchio di camera: voleva guardarsi, vedere che faccia aveva.<\/p>\n<p>L\u2019immagine riflessa le diede una sensazione di nausea, improvvisamente le sue mani iniziarono a colpire quel viso e la sua gola a urlare, sempre pi\u00f9 forte, parole prive di senso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Livia alle 7 era gi\u00e0 sveglia da un pezzo.<\/p>\n<p>Aveva gi\u00e0 disfatto il letto buttando a terra coperte e lenzuola ed ora dopo aver aperto tutte le finestre della casa, respirando l\u2019aria fresca del mattino, sorseggiava un caff\u00e8 seduta nella piccola cucina.<\/p>\n<p>S\u00ec, in fondo, si sentiva soddisfatta e se pensava al \u201cbotto\u201d le veniva pure da ridere.<\/p>\n<p>La lettera del suo trasferimento in un Comune del Centro Italia era arrivata dopo circa un anno.<\/p>\n<p>In quel periodo di attesa pi\u00f9 e pi\u00f9 volte aveva tentato un appiglio per restare, un momento di vera comunione con Michele e di comprensione dei figli, ma tutto inutile e tutto sempre per lei pi\u00f9 chiaro.<\/p>\n<p>Era stata dura portare avanti la finzione, preparare la partenza senza che nessuno in famiglia avesse alcun sospetto, pretendere nel suo ufficio un cordone di riservatezza che la mettesse al riparo dall\u2019essere scoperta.<\/p>\n<p>Ora era l\u00ec in un altro paese: nuovo lavoro, nuovi colleghi di ufficio, nuove relazioni\u2026 era pazza ad aver abbandonato tutto? In molti la pensavano cos\u00ec, in primis Michele, chiuso nella sua torre di bugie. Anche Sandra e Marco non erano stati da meno: ci abbandoni, ne hai di coraggio!\u00a0 come se a 23 e 21 anni non fossero in grado di camminare da soli.<\/p>\n<p>Forse, forse era pazza, ma per una volta malata di una \u201csana pazzia\u201d da cui non voleva guarire.<\/p>\n<p>Ora prima di uscire per andare al lavoro, di fronte al suo specchio poteva finalmente guardarsi con un sorriso e magari dire rivolta a quell\u2019immagine riflessa: Livia, sei proprio \u201cganza\u201d!<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_33832\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"33832\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Livia, alle 7, era sveglia da un pezzo. 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