{"id":33778,"date":"2018-01-09T12:35:17","date_gmt":"2018-01-09T11:35:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33778"},"modified":"2018-01-09T12:35:17","modified_gmt":"2018-01-09T11:35:17","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-giorno-zero-di-marco-floridia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33778","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Giorno zero&#8221; di Marco Floridia"},"content":{"rendered":"<p>La stanza era bianca, abbagliante, infinita. Per quanto si sforzasse non riusciva ad incontrare con lo sguardo le linee, gli spigoli, i piani che da qualche parte dovevano delimitare il confine di quello spazio nuovo, enorme e inatteso. La luce era come un immenso foglio aperto privo di segni, un improvviso oceano diffuso che si riversava senza resistenze da una nuova apertura geografica, una inarrestabile massa liquida che andava a coprire e nascondere per sempre un continente precedente, trascinandolo verso un fondo oscuro e irraggiungibile.<\/p>\n<p>Era su una sedia, davanti alle linee squadrate di un tavolo altrettanto incongruente, un diverso corpo solido sospeso nello stesso territorio senza appigli. Cerc\u00f2 di capire se era un sogno, senza riuscirci. Si guard\u00f2 e riconobbe le sue mani, i piedi, il resto. Anche i vestiti, quei pochi stracci, erano i suoi. Ma quella continuit\u00e0 riusciva solo a rendere ancora pi\u00f9 erroneo e dislocato il presente. Chiuse gli occhi, e si ritrov\u00f2 facilmente nel buio, con il sudore, lo sporco e la paura che aveva avuto addosso per tutta la sua vita recente. Il riemergere dell&#8217;oscurit\u00e0 dietro le palpebre fu quasi un sollievo, e rest\u00f2 ad assaporare nella sua memoria per un lungo minuto quel mondo familiare fatto di dolore e ombre.<\/p>\n<p>Quando riapr\u00ec gli occhi, al posto del tavolo c&#8217;era una figura immobile in attesa. Sebbene avesse all&#8217;incirca la sua stessa altezza, lo stesso colore, e forse la stessa et\u00e0, era chiaro che apparteneva ad un posto dove il tempo e lo spazio utilizzavano regole diverse, a cui probabilmente bisognava adattarsi in fretta.<\/p>\n<p>La domanda usc\u00ec dalla sua bocca come un passero dalla finestra di una casa rotta.<\/p>\n<p>&#8211; Allora \u00e8 cos\u00ec?<\/p>\n<p>Forse non lo aveva neanche detto, e forse l&#8217;altra parte non aveva neanche risposto, ma solo accennato a una conferma con la testa.<\/p>\n<p>Rest\u00f2 a digerire il significato di quell&#8217;assenso, e cerc\u00f2 di ricordare il momento del passaggio, se fosse stato un ennesimo colpo o solo una lenta discesa della coscienza verso un fondo morbido dove finalmente abbandonarsi senza rumore.<\/p>\n<p>Sapeva bene che da qualche parte rimaneva ancora, oltre tutta quella luce silenziosa che si versava senza sosta, una terra buia e parallela. Dove la sua vita era stata portata via gi\u00e0 da tempo, quando ancora non era possibile capire, quando non era pensabile che si dovesse avere paura. In tanti posti era stato cos\u00ec. In un momento un arrivo di autocarri, le grida, la sua famiglia spazzata via insieme a tante altre, la sua corsa interrotta, il suo futuro tranciato come il filo di un aquilone. Il suo orizzonte era diventato prima il fondo di un autocarro, poi un vecchio magazzino, e infine una finestra che incorniciava solo un altro muro senza luce. E niente era stato pi\u00f9 come prima.<\/p>\n<p>Ripens\u00f2 a tutti i colpi, i tagli, le violenze, il buio e le catene, e si rivide nella stanza dove aveva vissuto tutto quel tempo senza pi\u00f9 sentire il calore del sole sulla pelle, la sua luce attraverso gli occhi chiusi, il vento che portava i profumi dei fiori sulla faccia, l&#8217;umido della terra sotto i piedi, la pioggia estiva che si fermava sulle mani aperte.<\/p>\n<p>Guard\u00f2 ancora la figura immobile in quella luce estranea. Ecco, allora ci siete, pens\u00f2. Quante volte li aveva chiamati, cercati, supplicati, aspettando una forza esterna o interna che arrivasse almeno a rendere sopportabile il ripetersi dell&#8217;umiliazione e del dolore. E poi aveva smesso di cercarli. Aveva finito per rinunciare all&#8217;idea che la vita potesse essere un terreno di felicit\u00e0 o di giustizia, qualcosa di diverso da un tempo sordo e fangoso diviso fra la sofferenza e la sua attesa. E aveva trovato nel suo universo una fuga ad occhi chiusi verso un mondo e un luogo che non c&#8217;erano pi\u00f9. Lentamente aveva riscritto tutti i confini della sua esistenza e della sua stessa coscienza entro quel tempo, entro quei giorni passati in cui era stato possibile giocare con le sorelle e i fratelli, rincorrendosi nella terra rossa, su cui volavano ridendo nella luce di giornate senza fine.<\/p>\n<p>Era l\u00ec che tornava, quando chiudeva gli occhi, per addormentarsi o solo per scappare altrove. Il seguito, quel sedimento sporco, lo aveva tagliato via, aveva impedito che si accumulasse, raschiandolo giorno per giorno dalla sua pelle, dalla sua memoria.<\/p>\n<p>La figura si spost\u00f2 leggermente di lato, e alle sue spalle si deline\u00f2 un sentiero di luce. La mano indic\u00f2 la direzione, suggerendo un invito a incamminarsi.<\/p>\n<p>Guard\u00f2 il sentiero, e poi ancora la figura davanti a s\u00e9. Fece un lungo respiro. Era come sempre: c&#8217;era qualcun altro che aveva gi\u00e0 deciso al suo posto cosa doveva fare, dove doveva andare. Un altro autocarro su cui salire. Non importava che adesso fosse una destinazione migliore, non pi\u00f9, dopo che era successo tutto quello che aveva dovuto sopportare, e dopo che quello che doveva impedirlo non era mai arrivato. Ricord\u00f2 i percorsi difficili del suo cuore, che cercando un nascondiglio in quei territori di paura aveva perso sia l&#8217;incredulit\u00e0 del male che la speranza del bene, rimanendo con l&#8217;unico bagaglio di una memoria fragile da custodire, in una testarda e forse inutile sopravvivenza.<\/p>\n<p>Riguard\u00f2 tutti quei segni che aveva addosso e che conosceva e ricordava uno per uno. La geografia delle ferite che si erano incise, impresse e poi asciugate come singoli torrenti, lasciando la traccia delle loro direzioni dopo la corsa delle piene di rabbia provocate dalle sue risposte e dalle sue resistenze.<\/p>\n<p>E cap\u00ec che anche allora, anche in quel luogo di luce senza pi\u00f9 dolore, avrebbe provato a opporsi e a contrastare una forza molto pi\u00f9 grande, come aveva imparato a fare. Avrebbe rifiutato di incamminarsi, come avrebbe dovuto fare la prima volta, come avrebbero dovuto fare tutti.<\/p>\n<p>Lasci\u00f2 passare del tempo finch\u00e9 fu chiaro che non avrebbe preso quel sentiero. La figura sembr\u00f2 sorpresa, o forse rassegnata all&#8217;accadere di ci\u00f2 che gi\u00e0 si aspettava, e dopo una nuova pausa pose un&#8217;altra domanda senza che si udissero parole.<\/p>\n<p>I suoi occhi limpidi si accesero della dignit\u00e0 che non aveva mai perso. La sua risposta alla luce fu chiara:<\/p>\n<p>&#8211; Quello che non ho mai avuto. Un&#8217;opportunit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_33778\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"33778\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La stanza era bianca, abbagliante, infinita. 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