{"id":33759,"date":"2018-01-08T19:19:48","date_gmt":"2018-01-08T18:19:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33759"},"modified":"2018-01-08T19:19:48","modified_gmt":"2018-01-08T18:19:48","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-polvere-di-stefania-maruelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33759","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Polvere&#8221; di Stefania Maruelli"},"content":{"rendered":"<p>Il primo giorno, quando lo vide rientrare, Romana si spavent\u00f2. Mario, che hai fatto. Poi gli sorrise e gli sfil\u00f2 piano la tuta. La fece scivolare fuori dalle braccia e lungo le gambe, gi\u00f9, fino alle caviglie. Mario rimase un attimo in piedi, poi si sedette, nudo, su uno spicchio bianco di materasso. Ai suoi piedi, il tessuto blu del mattino si era fatto grigio di polvere e a stento si leggeva la scritta rossa in caratteri corsivi. Romana si avvicin\u00f2 e gli sfil\u00f2 le scarpe, raccolse da terra un pezzo di carta che infil\u00f2 nel grembiule, poi prese la tuta, liberandola da un piede alla volta, e la batt\u00e9 pi\u00f9 volte col battipanni. Ad ogni colpo di paglia la polvere danzava in aria creando una nube inconsistente e deforme, a Romana sembr\u00f2 di vederci passare dentro dei corvi.<\/p>\n<p>Scacci\u00f2 quel pensiero, riemp\u00ec la vasca, ci mise a mollo la tuta e cominci\u00f2 a fregare il blu col sapone da bucato. Il profumo di pulito le arriv\u00f2 alle narici dolce come una promessa. Tutto sarebbe andato bene. Le mani affondavano, prendevano il blu che riemergeva a bolle, e lo respingevano sotto. Continuarono in questo modo finch\u00e9 i polpastrelli si striarono di righe gonfie e violacee. Quel lavoro era arrivato come una benedizione, e se avesse dovuto lavare la tuta del marito ogni sera, lo avrebbe fatto. Tolse la tuta bagnata dalla vasca, la strizz\u00f2 e la stese al sole delle quattro. Quando ebbe finito, si ricord\u00f2 del biglietto nel grembiule e lo apr\u00ec. Al centro c\u2019erano dei volti e sotto i volti dei nomi. Sotto i nomi due date. Romana fiss\u00f2 gli occhi in quelli del primo viso, Ernesto Coppo, detto il Palombaro, 1928-1972, poi nel secondo, Bernardo Zanella, prete operaio, 1931-1972, il terzo non lo guard\u00f2. D\u2019istinto, chiuse a pugno il biglietto nella mano e lo nascose nel grembiule. Gocce regolari cadevano dalle braccia e dalle gambe svuotate a formare una pozza di acqua biancastra. I corvi ci si specchiarono dentro.<\/p>\n<p>Mario si sollev\u00f2, lento, e si diresse verso la porta del bagno. Poco prima di entrare, torn\u00f2 indietro e sfior\u00f2 con la mano il viso di lei. La mano scivol\u00f2 lungo il seno e si insinu\u00f2 in quello spicchio di pelle tra i fiori azzurri e il bianco del reggiseno. Romana chiuse gli occhi. Mario si inginocchi\u00f2 e le baci\u00f2 il ventre. Alz\u00f2 lo testa e sorrise. Si disse, sar\u00e0 un maschio. Cacci\u00f2 la faccia nei fiori e respir\u00f2 a lungo. Si amarono cos\u00ec, in silenzio, davanti alla finestra. Quando Romana riapr\u00ec gli occhi, la tuta stava ancora gocciolando. Inermi, le gambe dondolavano con dolcezza. Per il turno del mattino sarebbero state asciutte.<\/p>\n<p>In bagno, Mario gratt\u00f2 sotto le unghie con la spazzola per i panni finch\u00e9 le setole non ebbero portato via anche l\u2019ultima traccia di polvere. Mise la testa sotto la doccia e fece scorrere l\u2019acqua a lungo. Acqua benedetta, acqua su polvere, acqua santa. Ripens\u00f2 alla giornata, alle voci che si rincorrevano in fabbrica. Qualcuno diceva che faceva male, qualcuno addirittura che uccideva. Mario era giovane e forte. Si insapon\u00f2 la testa pi\u00f9 volte con movimenti circolari e lenti. Quelle ventiquattro mila lire gli facevano comodo. Ripens\u00f2 al ragazzo dai riccioli neri, Nicola, al volantino che gli aveva messo in mano all\u2019ingresso e a quella domanda. Mario il biglietto non lo aveva nemmeno guardato, se l\u2019era infilato nella tasca della tuta e lo aveva dimenticato l\u00ec, ma la domanda la sentiva rimbombare nel silenzio della doccia, attutita solo dallo scroscio dell\u2019acqua sopra la testa, <em>cosa sei venuto a fare,<\/em> <em>sei venuto a morire anche tu?<\/em> Ad ogni giro completo della testa sotto l\u2019acqua si scioglieva un pensiero. Stava per diventare padre. Il sapone col\u00f2 negli occhi e bruci\u00f2. In fabbrica aveva sentito dire che la regalavano: ci avrebbe potuto pavimentare il cortile e isolare il sottotetto. Una volta asciutto, indoss\u00f2 i pantaloni buoni e la camicia che gli aveva confezionato Romana con gli scarti della sartoria. Chiss\u00e0 se c\u2019era un limite di un sacco a testa o te ne davano di pi\u00f9. L\u2019indomani lo avrebbe chiesto al capo reparto.<\/p>\n<p>Romana, in cucina, si accarezz\u00f2 il ventre e pens\u00f2 che se fosse stata femmina l\u2019avrebbe chiamata Maria Rosa. Guard\u00f2 il marito uscire dalla camera vestito di nuovo. Profumava come sempre aveva pensato profumasse l\u2019amore, di una cosa pulita e giusta. Lo guard\u00f2 allacciare i polsini della camicia malva e sent\u00ec di amarlo, sent\u00ec per la prima volta che nella sua vita tutto era al suo posto. La Slovenia, un lontano ricordo. Strinse forte la mano a pugno nel grembiule, poi ruppe il primo uovo in una ciotola, spaccando il guscio in due met\u00e0 esatte. Ci vers\u00f2 a neve lo zucchero e inizi\u00f2 a sbattere con la forchetta. I rebbi punsero il rosso che si apr\u00ec a macchia nel bianco, poi si sollevarono e lasciarono colare dalle fessure quel liquido denso e vischioso. Romana ruppe il secondo guscio con la stessa esattezza. Si perse ad osservare un puntino di nero che i rebbi non riuscivano a staccare. Un piccolo corvo attaccato all\u2019albume. Affond\u00f2 allora un dito nel rosso e prese il nero tra il pollice e l\u2019indice. Le dita si incollarono fra loro. Si port\u00f2 il nero agli occhi e lo osserv\u00f2. Niente, non era niente. Pul\u00ec in fretta la mano nel grembiule di fiori e ricominci\u00f2 a sbattere con pi\u00f9 energia, quel giorno andava festeggiato. Romana sbatt\u00e9 finch\u00e9 il rosso non divenne una spuma soffice e bianca. Un buon lavoro, una casa nuova e la bambina. Sarebbe stata una bambina. Con gli occhi blu come i suoi e la forza di Mario.<\/p>\n<p>Era assorta in questi pensieri, quando lo vide arrivare. Era un ragazzo alto, una testa di riccioli neri lunghi fino alle spalle, i lineamenti gentili. La guardava dalla finestra della cucina fumando una sigaretta lenta. Romana abbass\u00f2 lo sguardo e sistem\u00f2 dietro l&#8217;orecchio un ciuffo biondo che le copriva la fronte. Mario and\u00f2 ad aprire.<\/p>\n<p>\u201cNicola\u201d, disse al ragazzo.<\/p>\n<p>Il ragazzo fece l&#8217;ultimo tiro soffiando in aria una nuvola bianca di fumo. Romana lo osserv\u00f2 spegnere la sigaretta sotto la suola delle scarpe e lanciarla oltre il vialetto.<\/p>\n<p>\u201cPosso?\u201d, chiese il ragazzo.<\/p>\n<p>Mario guard\u00f2 Romana, che sfil\u00f2 in fretta il grembiule fiorito e con la mano stir\u00f2 una piega della gonna di panno. Nicola si fece avanti e le porse la mano. Era fredda. Da vicino il ragazzo sembrava pi\u00f9 giovane. Romana pens\u00f2 al fratello, ancora lontano.<\/p>\n<p>\u201cEntra\u201d, disse Mario.<\/p>\n<p>Mario appoggi\u00f2 due bicchieri sbeccati sui quadretti della tovaglia. Romana tagli\u00f2 del pane e ci vers\u00f2 sopra dell\u2019olio e del sale, lo mise a tavola in mezzo ai due uomini. Poi sedette in disparte, sotto la finestra, si chin\u00f2 e raccolse da terra il primo sacco. Strapp\u00f2 un filo di iuta e se lo infil\u00f2 tra le labbra, prese la punta bagnata e la fece passare nella cruna di un ago, sull\u2019indice destro un ditale di rame. Inizi\u00f2 a cucire lo strappo spingendo l\u2019ago col rame e riprendendolo svelta dall\u2019altro lato di iuta. Le dita si muovevano al ritmo delle loro parole.<\/p>\n<p>\u201cQuanto ti danno per quelli\u201d, era la voce del ragazzo.<\/p>\n<p>L\u2019ago passava esatto dentro la iuta, si trascinava dietro un granello di polvere che ripassava dall\u2019altro lato. Il granello finiva su un polpastrello di Romana, poi lento ricadeva a terra, dove altri sacchi aspettavano, ognuno col suo granello.<\/p>\n<p>\u201cQualcosa in pi\u00f9 in busta paga\u201d, disse Mario.<\/p>\n<p>Romana sorrise, ripieg\u00f2 il primo sacco cucito e raccolse da terra il secondo. Erano venti. Di nuovo strapp\u00f2 un filo di iuta, lo bagn\u00f2 con le labbra e lo infil\u00f2 nella cruna dell\u2019ago, questa volta si punse. Sbuff\u00f2, si port\u00f2 il dito alle labbra e guard\u00f2 fuori dalla finestra. Un sapore di ferro le invase la bocca.<\/p>\n<p>\u201cHai letto il mio volantino?\u201d, era di nuovo il ragazzo.<\/p>\n<p>Romana lasci\u00f2 cadere a terra la iuta. Migliaia di granelli danzarono in aria, lei non li vide.<\/p>\n<p>\u201cNicola, non sto cercando problemi, io\u201d, disse Mario.<\/p>\n<p>Romana and\u00f2 in cucina e afferr\u00f2 il grembiule, se lo allacci\u00f2 in vita e cerc\u00f2 con la mano il biglietto. Lo strinse a pugno nella tasca fiorita, al sicuro. Sentiva il cuore batterle in petto come il giorno che era partita. Prese la ciotola, vers\u00f2 la spuma bianca in una teglia di ghisa e la inforn\u00f2.<\/p>\n<p>\u201cDovevi cercarti un altro lavoro allora\u201d, disse il ragazzo.<\/p>\n<p>Mario bevve il suo bicchiere di vino e scans\u00f2 la sedia.<\/p>\n<p>\u201cStiamo per metterci a tavola\u201d, si alz\u00f2.<\/p>\n<p>\u201cQuesto mese ne sono morti tre\u201d, disse il ragazzo.<\/p>\n<p>\u201cSei troppo giovane per pensare a questo\u201d, e Mario and\u00f2 alla porta e la apr\u00ec.<\/p>\n<p>\u201cAnche loro lo erano\u201d, disse Nicola alzandosi.<\/p>\n<p>Il ragazzo si volt\u00f2 un istante verso Romana. Lei strinse forte il pugno e abbass\u00f2 la testa per salutarlo.<\/p>\n<p>\u201cGrazie del vino\u201d, e si volt\u00f2. Una zazzera di riccioli neri si avvi\u00f2 lungo il vialetto. Romana lo vide accendersi una sigaretta e soffiare una boccata bianca di fumo. Quando si chiuse la porta alle spalle, Mario le sorrise e le venne incontro. Quando le fu davanti, appoggi\u00f2 una mano sopra la sua, sul ventre azzurro di fiori. Romana allora apr\u00ec il pugno e tir\u00f2 fuori la mano, vuota. Gli sistem\u00f2 il collo della camicia e annu\u00ec con la testa. Sar\u00e0 una bambina. Nell&#8217;abbracciarlo, sent\u00ec il cuore pian piano calmarsi. Dalla finestra arriv\u00f2 acuto un gracchiare di corvi.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_33759\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"33759\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo giorno, quando lo vide rientrare, Romana si spavent\u00f2. 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