{"id":33727,"date":"2018-01-05T18:09:27","date_gmt":"2018-01-05T17:09:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33727"},"modified":"2018-01-05T18:09:27","modified_gmt":"2018-01-05T17:09:27","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-il-bosco-di-roberto-brescello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33727","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Il Bosco&#8221; di Roberto Brescello"},"content":{"rendered":"<p>Lo stormo di uccelli neri fuggiva verso est inseguito dalla burrasca che da ore strapazzava robinie e vigneti senza tregua. L&#8217;acqua saliva rapidamente nei fossi; l&#8217;erba medica e il trifoglio fluttuavano leggeri come alghe sotto l&#8217;acqua che trionfante sommergeva i campi fin quasi sotto il pollaio. Le galline fradicie e immobili aspettavano accovacciate sotto il l\u2019alloro che la tempesta passasse. Il ticchettio intermittente della pioggia sulle lamiere del granaio teneva compagnia al vecchio che preoccupato osservava il suo terreno scomparire. I chicchi bianchi delle pannocchie scivolavano via veloci dalle sue mani. Macchine e qualsiasi diavoleria tecnologica non gli erano mai piaciute e preferiva raccogliere il mais a mano. La D\u00e8gora, il fossato che delimitava il suo piccolo terreno, faceva sempre pi\u00f9 fatica a portar via l&#8217;acqua che tumultuosa continuava a scendere dal cielo e dai calti.<\/p>\n<p>L&#8217;acqua: l&#8217;unico valore di quel pezzo di terra che nessuno voleva. Lui l&#8217;aveva preso per pochi soldi appena tornato dalla guerra pur di fuggire da quel monte arido in cui era nato cos\u00ec scomodo e ingeneroso. Quanta fatica per un goccio di acqua fresca da portar su ogni giorno.\u00a0Dicevano che la canapa avrebbe fruttato bene e amava i terreni umidi, e quel piccolo pezzo di terra incastrato tra i colli e la D\u00e8gora sembrava fatto a posta per far dimenticare e porre rimedio a tanti anni di sforzi inutili.<\/p>\n<p>Il ticchettio della pioggia acceler\u00f2 improvvisamente e divenne un frastuono, le nubi sempre pi\u00f9 scure sembravano scese fin sopra l&#8217;acqua che nascondeva ormai quasi tutto attorno al granaio. I conigli nelle gabbie ebbero un sussulto e la Laika, spaventata, cominci\u00f2 ad abbaiare al vento.<\/p>\n<p>Ma la terra al di l\u00e0 della D\u00e8gora si dimostr\u00f2 tanto fangosa d&#8217;inverno quanto dura e secca d&#8217;estate. Neppure i possenti buoi pugliesi riuscivano a tirare il versoio in quell&#8217;acquitrino. Solo spaccandosi la schiena con la zappa si riusciva a scalfire il terreno, sempre che il Sole in primavera fosse stato in grado di asciugarlo.<\/p>\n<p>Il frastuono cess\u00f2 improvvisamente e le nubi esauste smisero di piangere. Il vecchio si alz\u00f2 facendosi largo tra i tutoli delle pannocchie che si erano ammucchiati attorno alla seggiola malandata. Gett\u00f2 un&#8217;occhiata verso i campi allagati e non pot\u00e9 non sorridere vedendo la fila di anatre che incredule sguazzavano felici in quell&#8217;inaspettato paradiso d&#8217;acqua.\u00a0Anche un\u2019oca bianca era li con loro e, come una sorella maggiore che porta i fratellini verso la scuola, rimaneva fiera sempre in testa al gruppo.<\/p>\n<p>Sarebbe meglio che rimanesse sempre sott&#8217;acqua questa maledetta terra. Dopo la canapa che non voleva saperne di crescere gli consigliarono le angurie. Dopo le angurie che rimanevano piccole come meloni, prov\u00f2 le bietole. E dopo le bietole che sembravano carote, piant\u00f2 l&#8217;erba medica. Niente, la sua terra, ostile a qualsiasi coltivazione, non gli restituiva niente.<\/p>\n<p>Le salamandre, incoraggiate dal placarsi della tempesta, uscirono dalle loro tane e scesero in perlustrazione dal bosco verso la stradina che delimitava i campi. Da uno squarcio tra le nuvole riapparve il monte che severo si ergeva sopra la pianura circostante. Un colpo di vento gli fece fare un passo indietro. Si accorse che c&#8217;erano ancora delle pannocchie da sgranare e si risistem\u00f2 lentamente sulla seggiola attento a non scivolare sui tutoli sparsi sul pavimento. Le farfalline bianche appoggiate sul mucchio di grano scapparono impaurite.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 chiedere inutilmente qualcosa a chi non vuole o non \u00e8 capace di darti niente. Un pomeriggio, forse pi\u00f9 stanco del solito, alz\u00f2 lo sguardo: il bosco era la che lo stava aspettando, custode silenzioso e ricolmo di tutte le ricchezze di cui aveva bisogno. Bastava solo imparare a riconoscerle e imparare la strada per andare a prenderle. Come le perle pi\u00f9 belle sono nascoste nelle conchiglie adagiate sui fondali meno accessibili, dietro i cespugli di rovi spinosi e intricati ci sono le more pi\u00f9 gustose.<\/p>\n<p>Un pallido sole cominci\u00f2 a farsi largo tra le nuvole. Il suono gioioso dell&#8217;acqua che saltellava gi\u00f9 dai calti inondava il bosco di allegria. Le chiocciole, nascoste tra le foglie fradice, lentamente allungavano le antennine sopra la testa attirate dall\u2019aria fresca. Le faraone cominciarono a sbattere le ali pronte a riprendere il volo alla prima occasione. Le galline timidamente iniziarono a rialzare la testa.<\/p>\n<p>Era un giorno di Maggio e le robinie in fiore avevano da poco dipinto di bianco i colli quando and\u00f2 a prendere T\u00e0fari, il mulo che lo accompagn\u00f2 per tanti anni nel suo lento girovagare tra le pianure e monti sempre pi\u00f9 lontani. Il cavallo era un lusso che non poteva permettersi, ma i muli come resistenza e intelligenza sono insuperabili. T\u00e0fari, meglio di un moderno navigatore, non sbagliava mai strada e sapeva sempre come tornare a casa.\u00a0 \u00a0Partiva di notte passando le ultime ore di sonno sul carretto trainato dal mulo fedele e instancabile. Alle prime luci dell\u2019alba era gi\u00e0 lungo i sentieri che lo portavano ai tesori nascosti nei forzieri del bosco. Felci, erica, pungitopo, ginestre e corbezzoli li raccoglieva per i fioristi di \u00a0citt\u00e0 che li usavano per adornare le loro composizioni. Olmo, nocciolo e salice gli ingredienti necessari a impagliatori e produttori di cesti. Rovere, castagno e robinia i carburanti di stufe e caminetti. E poi fragoline, raperonzoli, luppolo selvatico e germogli di rusco per raffinati contorni di tavole signorili. E poi ancora violette, funghi, grappoli di sambuco, ghiande, nocciole e chiss\u00e0 che cosa: il bosco generoso metteva a disposizione per ogni stagione tutto il necessario e senza volere niente in cambio. Il buon Dio, come unico e amorevole proprietario, aveva cura dei boschi; lui, come suo inconsapevole servitore, era la Befana che con il suo carretto portava i doni per negozi, case e botteghe.<\/p>\n<p>Il vento da ovest spingeva via le ultime nuvole che dispettose scaricavano gli ultimi deboli scrosci d\u2019acqua. Ramoscelli spezzati di robinia e ricci ancora acerbi di castagno, vittime dei capricci del vento, punteggiavano il fango nel sottobosco.<\/p>\n<p>Il bambino vide il vecchio scendere lentamente dallo scalone appoggiato al granaio. Osservava incuriosito la camicia a quadri e il gil\u00e8 grigio, come una divisa che non cambiava mai, che il vecchio indossava inverno ed estate. Con le sgalmare ai piedi andava dappertutto. Solo la Domenica e solo per poche ore, il tempo di andare a messa e fare quattro chiacchere con gli amici all\u2019osteria, si permetteva di cambiare d&#8217;abito e mettersi delle scarpe ai piedi. Il vecchio, come ai tempi di T\u00e0fari, il cappello di paglia non lo lasciava mai.<\/p>\n<p>Il monte era tornato libero dalle nuvole e l&#8217;acqua nei fossi gi\u00e0 iniziava a scendere. I campi riaffioravano e le anatre sconsolate battevano in ritirata. Le galline cominciarono a muoversi e a riprendere possesso dei loro prati. Le faraone spiccarono il volo verso i ciliegi lungo la D\u00e8gora. Il gallo, con un canto, avvis\u00f2 tutti della fine della burrasca e dello scampato pericolo.<\/p>\n<p>\u201cBerto, ciapa el sesto col formenton\u201d<sup>*<\/sup> grid\u00f2 verso il bambino che subito gli corse incontro per aiutarlo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*Roberto, prendi il cesto con il mais<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_33727\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"33727\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo stormo di uccelli neri fuggiva verso est inseguito dalla burrasca che da ore strapazzava robinie e vigneti senza tregua. 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