{"id":33708,"date":"2018-01-01T19:19:42","date_gmt":"2018-01-01T18:19:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33708"},"modified":"2018-01-01T19:22:14","modified_gmt":"2018-01-01T18:22:14","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-letizia-di-antonella-caputo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33708","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Letizia&#8221; di Antonella Caputo"},"content":{"rendered":"<p>Un rapido ritocco agli occhi sbavati di matita blu oltremare profondo, un ultimo sguardo allo specchio tre per tre del bagno pastellato di giallo e di arancio. Prende il rossetto color nero d\u2019avola e sull\u2019angolo destro in alto vi disegna un cuore e lo attraversa con una scritta obliqua:<em> le jeu est termin\u00e9. <\/em>Fa per andare, ma si volta, torna indietro, s\u2019accuccia sul wc. Poi schiaccia il pulsante dello sciacquone con gesto deciso, un sorriso &#8211; sardonico soddisfatto catartico o cosa \u00e8 cosa non \u00e8 &#8211; le curva le labbra. Getta via la cicca e la lascia l\u00ec, a galleggiare nell\u2019acqua che ancora vortica. Attraversa la camera avvolta nella penombra, avanzando come una gatta su zampe d\u2019ovatta. Si chiude la porta alle spalle e respira rapidamente come fosse in debito d\u2019ossigeno, poggiando le spalle al muro per un breve attimo, ma ecco che scende di corsa le scale saltando i gradini a due a due su ballerine di stoffa morbida, esce in strada l\u2019attraversa fino al parco lancia un urlo di giubilo nella notte muta e annebbiata, mette la sacca a tracolla inforca la bici e pedala a rotta di collo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*****<\/p>\n<p>Letizia a diciott\u2019anni giocava ancora con le bambole. Aspettava un bambino e intanto si spupazzava Cicciobello. Colmava l\u2019attesa provandogli i bavaglini che ricamava a punto croce e persino i pannolini, per far pratica su di lui e far passare prima il tempo. I pomeriggi erano lunghi da trascorrere. I compiti l\u2019annoiavano e a scuola la mattina ci andava malvolentieri. Tutti i suoi compagni la riempivano di premure e cioccolatini, e le portavano a turno il pane con la mortadella al pistacchio che lei, in quel periodo, sognava anche di notte. Ma Letizia coglieva la commiserazione negli sguardi fugaci che mentre lei addentava lo sfilatino voracemente loro si scambiavano. Erano duri di comprendonio. Aveva spiegato e rispiegato che avevano voluto quel figlio, lei e Dodi. Non le importava se i soldi erano pochi, se lui faceva l\u2019apprendista elettricista con scarsa voglia di lavorare, se vivevano in una stanza a casa dei suoi. Suo padre l\u2019aveva implorata di finire il liceo, avrebbe pensato dopo il diploma a dare una mano in negozio. Lei credeva all\u2019amore eterno sconfinato invulnerabile dirompente e spaccatutto e giocava alle bambole e impazziva per i cartoni di Candy Candy e parteggiava per Terence che era uguale uguale a Dodi e anche fra quei due l\u2019amore sarebbe trionfato.<\/p>\n<p>Il bambino nacque piccolissimo, ma si riprese in fretta. Succhiava latte a volont\u00e0 e lei lo accudiva rifiutando l\u2019aiuto di chiunque. Il tempo scorreva giocoso, il bambolotto cresceva e lei, finita la scuola, figlio sul seggiolino della bici, aveva cominciato a lavorare nel negozio dei suoi. Il pomeriggio arrotondava lavorando ai ferri tutine per neonati, le aveva esposte in vetrina e avevano riscosso un notevole successo.<\/p>\n<p>Domenico invece non accennava ad uscire dall\u2019impasse dell\u2019abulia. Anzi a giugno aveva anche smesso di lavorare con la scusa che aspettava la chiamata da Rimini per la stagione. Chiamata che non arriv\u00f2 mai, non si cap\u00ec il perch\u00e9. Lei lo guardava stranita, interrogativa, daltonica. Ma lo amava, era il suo <em>Dodi.<\/em><\/p>\n<p>Lui cominci\u00f2 a far viaggi, in Romania diceva: comprava e vendeva auto. Vivevano in un buco di casa che di notte pullulava di scarafaggi e non c\u2019era verso di farli fuori.<\/p>\n<p>L\u2019amore si diram\u00f2 in altri due figli. Avevano nove, quattro e due anni e mezzo quando in una notte senza stelle senza luna e senza mitezza qualcuno venne a bussare insistentemente alla porta. Si svegliarono tutti e cinque. Lui apr\u00ec ed usc\u00ec, chiudendosi la porta alle spalle. Lei port\u00f2 da bere ai figli, rimbocc\u00f2 loro le coperte, li plac\u00f2, pos\u00f2 un bacio su ciascuna guancia, spense le piccole abat-jour posate sui due comodini e sussurrando di fare silenzio si spost\u00f2 lentamente per il corridoio lungo e stretto. Batteva i denti. Si avvicin\u00f2, impiegando un tempo spropositatamente dilatato, alla finestra che dava sul giardinetto di fronte alla casa. Due ombre oblunghe, appena percettibili alla luce fioca di un lampione poco discosto, stavano come pioppi neri sul selciato ai lati di quella di Dodi, alle spalle della panchina di ferro che lei era solita occupare nei pomeriggi di domenica, quando era bel tempo, a leggere fiabe o lavorare a maglia mentre i piccoli giocavano. Sembr\u00f2 una folgore quella che lacer\u00f2 l\u2019immobilit\u00e0 e si butt\u00f2 sull\u2019ombra al centro, subito seguita dall\u2019altra. I pioppi parevano un abete sbattuto dal vento adesso.<\/p>\n<p>Lei si morse le labbra per non gridare. Lo lasciarono andare quasi subito. Torn\u00f2 a casa pesto e sanguinante. Letizia prese il ghiaccio uno straccio umido il citrosil dei cerotti e lo ripul\u00ec senza che un solo suono le uscisse dalla bocca, n\u00e9 le venne fuori una lacrima. Aveva solo il labbro inferiore tumefatto per i denti che vi aveva affondato prima. Quella notte Dodi <em>mor\u00ec<\/em>.<\/p>\n<p>L\u2019indomani mattina si svegli\u00f2 prima del sole. Fece tutto con estrema calma. La spremuta di agrumi. Il pane tostato. Il caff\u00e8. Tir\u00f2 fuori dal ripostiglio un borsone. Lo spolver\u00f2. Mise sulla tavola la tovaglietta per la colazione. Vers\u00f2 il caff\u00e8 nella tazza di Titti, nel piattino con Silvestro imburr\u00f2 il pane e ci pass\u00f2 un velo di marmellata di fichi. Impieg\u00f2 un quarto d\u2019ora per mangiarne tre fette. Un altro quarto d\u2019ora lo trascorse guardando il vuoto alla luce soffusa dell\u2019alba che addolciva la stanza. Si alz\u00f2 e macin\u00f2 i minuti di silenzio che le restavano in preda ad una sorta di frenesia e di tremore e di agitazione, che le fecero scorrere lo sportello dell\u2019armadio, prendere alla rinfusa indumenti mutande calzini, pigiarli nella sacca, una cintura dal cassetto del comodino, fumetti, il dvd preferito, fazzoletti e tutto quello che le venne in mente in preda ad un\u2019urgenza irrinunciabile.<\/p>\n<p>Poi svegli\u00f2 i bambini. Un sorriso le color\u00f2 il volto. Li accud\u00ec raccontando loro spiritosaggini e spizzicottandoli sul culetto i fianchi i piedi, colazione bagno vestizione, quindi prepar\u00f2 gli zainetti ed usc\u00ec di casa con il piccolo sulle spalle. Li sistem\u00f2 in macchina &#8211; cintura di sicurezza al grande, seggiolini per gli altri due &#8211; e disse loro di aspettare un attimo ch\u00e9 aveva dimenticato di prendere il portamonete. Rientr\u00f2 di corsa, afferr\u00f2 il borsone, lo pos\u00f2 sul tavolo, un foglio, una matita, scrisse in stampatello, a lettere sbilenche: <em>Non farti pi\u00f9 trovare al nostro rientro<\/em>. Sbatt\u00e9 la porta con fragore, apposta per svegliarlo.<\/p>\n<p>La casa, al tramonto, irradiava un colore che dava d\u2019oltretomba, ma Letizia sapeva che stava dentro di lei, l\u2019oltretomba. Le cose rimangono sempre uguali a se stesse: le sembr\u00f2 consolante questa certezza. Inventare una verit\u00e0 per i bambini fu pi\u00f9 difficile del piano che si era abbozzato nella sua mente per tutta la mattina, dall\u2019alba al crepuscolo, tra il dare ascolto ai clienti e il far capolino sul retro del negozio, dove i figli bivaccavano dopo il pranzo a casa dei nonni, in attesa di far ritorno a casa, prima dell\u2019orario di chiusura. Disse loro che il papi era dovuto partire improvvisamente per una proposta di lavoro in Australia, un posto lontano ma bellissimo dove, se si fosse impegnato tanto, avrebbe portato anche loro. Era partito di corsa, doveva battere gli altri sul tempo, non aveva salutato neanche lei, ma dovevano esser contenti, stasera avrebbero fatto festa, pizza coca cola e patatine a volont\u00e0.<\/p>\n<p>I pioppi neri, stavolta in tenuta vertiginosamente verticale, si presentarono due giorni dopo all\u2019ora di pranzo. Apr\u00ec l\u2019uscio e si raggel\u00f2, nonostante attendesse la loro visita.<\/p>\n<p>\u201cSuo marito, signora.\u201d<\/p>\n<p>\u201cDomenico non vive pi\u00f9 qui.\u201d<\/p>\n<p>\u201cCi dia un recapito, al telefono non risponde.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon so niente di lui. Non cercatelo pi\u00f9 qui. Ho paura. Ho tre figli. Ditemi cosa devo fare e lo far\u00f2, ma vi scongiuro non suonate a questa porta.\u201d<\/p>\n<p>Lo disse con voce trascinata, gutturale, impastata nella saliva, lo sguardo da lepre, ma fermo, diretto, i pugni serrati.<\/p>\n<p>I pioppi si scambiarono uno sguardo. Quello riccioluto parl\u00f2:<\/p>\n<p>\u201cTranquilla signora. Quindicimila sono. E non ci piove. Ci faccia sapere come e quando. Parola d\u2019onore che qua non ci vede pi\u00f9.\u201d, mise la mano nella tasca posteriore dei pantaloni da divisa militare, le porse un biglietto da visita, abbozz\u00f2 un inchino. Non attesero risposta, si dileguarono come saette.<\/p>\n<p>Il piano si stemper\u00f2. Si defin\u00ec. Fu farcito di tristezza, d\u2019ineluttabilit\u00e0, e via via forza determinazione risolutezza dignit\u00e0 ed un guizzo d\u2019orgoglio.<\/p>\n<p>Profilo facebook. Una foto del suo culo con una brasiliana molto succinta. Blu a retina e stringhe intrecciate. Un fake: Delizia. Richieste d\u2019amicizia a manetta. A soli uomini. Del circondario. Professionisti. Over quaranta. Con allegato ad ogni richiesta un messaggio in privato:<em> Non sono una puttana di professione. Valgo tutti i soldi che chiedo. Garantisco massima segretezza e seriet\u00e0. Prestazione a domicilio. Dalle venti alle ventidue. Only One Stand. <\/em><\/p>\n<p>Chiam\u00f2 Chiara, la ragazza che di tanto in tanto le dava una mano quando i bambini erano ammalati e lei non poteva assentarsi dal negozio. Si accert\u00f2 della sua disponibilit\u00e0 e si attacc\u00f2 al pc ogni sera, dopo aver messo a letto i bambini.<\/p>\n<p>Cancell\u00f2 immediatamente dai contatti chi tentava approcci via chat. Rispondeva a poche domande: et\u00e0, costo, profilattico s\u00ec. Chiedeva luogo e giorno. Il carnet fu presto pieno. Ad operazione avvenuta depennava l\u2019<em>amico<\/em> dalla smemo e lo eliminava in modo definitivo dal profilo.<\/p>\n<p>Arrivava in ballerine nere a fiorellini rosa, jeans skinny chiari strappati, maglia nera cappellino viola da baseball calato sugli occhi e una sacca rossa da palestra. Il pi\u00f9 delle volte le facevano trovare la porta aperta e luci smorzate da paralumi. Lei entrava, cercava l\u2019interruttore, illuminava a giorno la stanza, sorrideva e chiedeva di andare in bagno sotto sguardi spesso attoniti o sconcertati.<\/p>\n<p>Non usciva mai da l\u00ec prima di mezz\u2019ora. Qualcuno bussava alla porta. Rispondeva <em>One moment<\/em> a voce bassa e composta. Lo spaesamento di chi attendeva si trasformava in stupore e salivazione accelerata non appena varcava la soglia, dopo aver girato la chiave e abbassato la maniglia con estrema, studiata lentezza.<\/p>\n<p>Ne veniva fuori tutta nera. Tubino cortissimo e leggermente svasato sulla linea di demarcazione delle autoreggenti trenta denari setificate fascianti e non troppo velate, decolt\u00e9 di vernice a punta tonda modello dolly, tacco dodici sfilato ma non a spillo, cappellino di velluto con falda di dieci centimetri curvata a nascondere lo sguardo che divent\u00f2 il suo burqa affinch\u00e9 nessuno, mai, le traforasse l\u2019anima. Una volta uno prov\u00f2 a levarglielo. Salt\u00f2 gi\u00f9 dal letto, riprese i soldi dalla borsa, ne butt\u00f2 a terra una met\u00e0 e si chiuse in bagno intimando al tipo di lasciarla andare altrimenti avrebbe chiamato la polizia e avrebbe avuto da perdere pi\u00f9 lui che lei. La lasci\u00f2 passare, imprecando insolenze cui lei rispose solo mostrando il dito medio. Appena arriv\u00f2 a casa lo bann\u00f2.<\/p>\n<p>La prima sera aveva vomitato ulcere e succhi giallastri fetidi. Le volte successive le capitava solo di avere il respiro a singhiozzo per tutta la notte e di non riuscire a buttare gi\u00f9 neanche un bicchiere d\u2019acqua, figuriamoci la cena che Chiara le lasciava sulla tovaglietta all\u2019americana avvolta nella carta stagnola e poi in uno straccio affinch\u00e9 rimanesse tiepida. Si attaccava allo spazzolino da denti e li strofinava a sangue con bicarbonato e limone, compresi lingua gengive e palato. Non dormiva, quelle notti. Faceva proiezioni. Rivedeva il malloppo ammucchiato fra le foto del matrimonio formato cartolina sparse alla rinfusa in una scatola da scarpe e contava il tempo che ancora occorreva. Nelle altre studiava e si addormentava alle tre. Di l\u00ec a poco avrebbe sostenuto gli orali di un concorso in polizia urbana. A Belluno. Sulle asperit\u00e0. Lei che fino a prima di <em>quella <\/em>notte amava il sud e il sole e il mare. Non vedeva l\u2019ora di andare via con una valigia e i figli. Tutto il resto: lo odiava gi\u00e0 e per sempre.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo tizio aveva un aspetto raffinato, occhi vivaci e viso beffardo, alla Servillo. Sembrava gentile per\u00f2 e lo fu. Mentre raccoglieva il tubino da terra e il resto le disse:<\/p>\n<p>\u201cVoglio il culo.\u201d<\/p>\n<p>S\u2019immobilizz\u00f2 con i vestiti a mezz\u2019aria. \u201cOne stand, ricordi? E poi il culo non lo do.\u201d<\/p>\n<p>\u201cA me s\u00ec, lo darai.\u201d<\/p>\n<p>\u201cCosa te lo fa supporre?\u201d<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 te lo pagher\u00f2 il triplo, millecinquecento sonanti. Duemila senza preservativo.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon lo do.\u201d<\/p>\n<p>\u201cTi aspetto qui domani sera, stessa ora.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*****<\/p>\n<p>A casa il giubilo \u00e8 diventato un singulto. Ribolle e ha male dappertutto. S\u2019infila nella doccia, anche se l\u2019aveva gi\u00e0 fatta in<em> quel<\/em> bagno. Si striglia con foga, si tampona, si tocca, prova a guardarsi in uno specchio, piegata sul bidet.<\/p>\n<p>Piange per tutta la notte. Piange odio rabbia vendetta. Piange anche vittoria.<\/p>\n<p>La mattina seguente telefona alla madre e non va in negozio. Con il bigliettino da visita accartocciato su cui c\u2019\u00e8 l\u2019indirizzo che ha controllato su google map cento volte, suona il campanello. Consegna ci\u00f2 che deve consegnare. Respira forte, fortissimo. Le jeu est termin\u00e8.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_33708\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"33708\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un rapido ritocco agli occhi sbavati di matita blu oltremare profondo, un ultimo sguardo allo specchio tre per tre del bagno pastellato di giallo e di arancio. 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