{"id":33571,"date":"2017-12-03T19:28:44","date_gmt":"2017-12-03T18:28:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33571"},"modified":"2017-12-03T19:28:44","modified_gmt":"2017-12-03T18:28:44","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-ulisse-di-anna-sambo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33571","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Ulisse&#8221; di Anna Sambo"},"content":{"rendered":"<p>Arriv\u00f2 Natale, coi balocchi e tutto il resto.<br \/>\nSofia guard\u00f2 l\u2019albero e i regali senza meraviglia. Le lucine intermittenti accentuavano le occhiaie viola, inopportune sul viso di bambina turgido e roseo come si deve.<br \/>\nDalla sua solitudine, osservava la mamma distratta apparecchiare la tavola, odiando lo stupido grembiulino con la renna ammiccante.<br \/>\n\u00abSofia, vieni\u00bb, le disse la donna, indicando la sedia vicino al nonno.<br \/>\n\u00abOra i regali!\u00bb, cinguett\u00f2 ancora, dopo una cena troppo salata, e un panettone troppo pieno di canditi.<br \/>\n\u00abQuesto \u00e8 per il nonno, daglielo tu, Sofia\u00bb, e il nonno traffic\u00f2 con dita incerte prima di estrarre dal sacchetto blu la sciarpa di lana, quest\u2019anno marrone.<br \/>\nPap\u00e0 intanto leggeva le istruzioni del cellulare fiammante, gli serviva, aveva detto.<br \/>\nMamma scart\u00f2 il suo pacchettino con un largo sorriso, cantando \u201cJingle bells\u201d e si lanci\u00f2 ad abbracciare pap\u00e0 subito dopo aver aperto la scatola che conteneva l\u2019orologio dei suoi desideri.<br \/>\n\u00abTocca a te, Sofia\u00bb, le disse, \u00abapri i tuoi pacchi\u00bb.<br \/>\nOdiava quel momento, non c\u2019era mai quello che voleva davvero. Anche quest\u2019anno sarebbe stato cos\u00ec, ne era certa.<br \/>\nCosa voleva? Veramente non lo sapeva nemmeno lei. Le bambole la annoiavano quasi subito, i giochi da tavolo la costringevano a ricambiare l\u2019allegria della madre e a rimanere ferma mentre i piedi scalciavano da soli, e i vestiti erano belli solo per un po\u2019, finch\u00e8 qualcuno le chiedeva se erano nuovi, poi non lo erano pi\u00f9.<br \/>\nPoco prima delle vacanze aveva desiderato qualcosa, ma la mamma non le aveva dato retta: \u00abNo, Sofia\u00bb, aveva detto, \u00abtopi in casa mia non ne vengono!\u00bb, e l\u2019aveva lasciata davanti alla vetrina.<br \/>\nAveva salutato le bestioline facendo ciao con la manina.<br \/>\nEcco per\u00f2 la meraviglia! Un pacco inconfondibile stava arrivando tra le braccia di pap\u00e0, aveva dei buchini per l\u2019aria e Sofia si illumin\u00f2, per un breve momento.<br \/>\n\u00abLa mamma ha fatto tutto di nascosto, \u00e8 stata brava, vero?\u00bb, le disse l\u2019uomo avvicinandosi con passo leggero.<br \/>\nPi\u00f9 tardi si trov\u00f2 finalmente sola con i suoi nuovi amici. Appoggi\u00f2 la gabbia sulla scrivania, a fianco del letto, e sollev\u00f2 il panno scuro.<br \/>\nQuattro occhietti curiosi la fissarono per un attimo. Appartenevano a due criceti gemelli.<br \/>\n\u00abTi chiamer\u00f2 Penelope\u00bb, disse Sofia alla femmina beige, \u00abinvece tu sei Ulisse, ovviamente\u00bb, disse al maschio completamente bianco.<br \/>\nI due criceti non sembravano troppo interessati al suo naso n\u00e9 tantomeno alle sue ciglia lunghe che contornavano due occhi spaventosamente grandi. Ulisse, per\u00f2, non ebbe paura e si avvicin\u00f2 di pi\u00f9 alla bocca della bambina, e si lasci\u00f2 accarezzare dall\u2019alito caldo che accompagnava le parole.<br \/>\nUlisse non conosceva ancora il linguaggio degli umani, ma l\u2019avrebbe imparato, si ripromise, mentre Penelope, ignara, correva sulle zampette come una forsennata, alla ricerca di un riparo che non c\u2019era.<br \/>\n\u00abOra vi spiego\u00bb, disse Sofia, e solo il maschietto rimase fermo ad ascoltare.<br \/>\n\u00abIo vi addomesticher\u00f2\u00bb, afferm\u00f2 la bambina in tono solenne. \u00abCio\u00e8 creeremo dei legami\u00bb, aggiunse, \u00abcome insegn\u00f2 la volpe al piccolo principe\u00bb.<br \/>\nUlisse prov\u00f2 a capire ma non ci riusc\u00ec, per\u00f2 era bello lasciarsi soffiare addosso quel vento tiepido e la voce era melodiosa, perci\u00f2 si rilass\u00f2 e si addorment\u00f2.<br \/>\nSofia copr\u00ec la gabbia con il panno nero.<\/p>\n<p>Passarono giorni e altri giorni e Sofia prese l\u2019abitudine di trascorrere del tempo parlando con i suoi criceti, sempre alla stessa ora. Era importante per creare un rituale riconoscibile, per godere dell\u2019attesa.<br \/>\nIn quei giorni Ulisse aveva mangiato tanto, Penelope molto meno. E aveva giocato ancora di pi\u00f9, anche Penelope, ma si stancava subito. Lui proprio non la sopportava Penelope, non capiva come facesse a stare sempre a dormire, persino di notte, nonostante la meravigliosa ruota colorata che invitava a correre a perdifiato.<br \/>\nPoi, quando Sofia apriva la gabbia, lui si avvicinava alla mano della bambina e gli piaceva farsi accarezzare e raccontare cose che cominciava a capire. Penelope no: l\u2019antipatica si nascondeva dietro la ruota, dove la manina della bambina non poteva arrivare. \u201cPeggio per te\u201d, diceva a suo modo Ulisse, \u201cnon saprai mai quanto \u00e8 bello annusare il suo profumo e mangiucchiare i prelibati bocconcini che la mia amica mi offre!\u201d<\/p>\n<p>Arriv\u00f2 il giorno in cui Penelope non si mosse pi\u00f9. Ulisse la guardava con occhi improvvisamente grandi, prov\u00f2 a sospingere il corpicino con il musetto, ma lei rimase immobile. Ci riprov\u00f2 innumerevoli volte ma si stanc\u00f2 cos\u00ec tanto che dovette arrendersi: Penelope non si sarebbe svegliata mai pi\u00f9.<br \/>\nNon gli dispiaceva troppo, non era mai stata una grande compagnia. Ma nella sua testa di topolino non sapeva spiegare il motivo di tutto quel sonno.<br \/>\n\u00abPenelope \u00e8 morta\u00bb, disse Sofia alla sera, e arriv\u00f2 anche la mamma a vedere, e la port\u00f2 via.<br \/>\nLa bambina prese Ulisse, quella sera, e lo strofin\u00f2 con pi\u00f9 forza del solito contro la guancia morbida.<br \/>\n\u00abTu non devi morire, hai capito?\u00bb<br \/>\n\u201cS\u00ec\u201d, rispose Ulisse a suo modo.<br \/>\nQuella notte, per\u00f2, mentre correva sulla ruota, cominci\u00f2 a ripetere la parola \u201cmorire morire morire morire\u201d, e continu\u00f2 fino al mattino. Se morire significava dormire per sempre e non vedere pi\u00f9 Sofia, lui di certo non sarebbe morto.<br \/>\nCome poteva desiderare di \u201cmorire\u201d se stava cos\u00ec bene nella sua comoda gabbia? La sua bambina, poi, gli raccontava sempre di una volpe che voleva bene a un principe e di un principe che amava una rosa che lo faceva soffrire; prima o poi sarebbe riuscito a capire il senso di quei racconti, perci\u00f2 non poteva proprio \u201cmorire\u201d.<br \/>\nSofia continu\u00f2 a giocare con il criceto tutte le sere ed ogni volta che lo rimetteva nella gabbia ripeteva la stessa preghiera: \u00abNon morire, eh?\u00bb<br \/>\nFu proprio quella frase a causargli le prime ansie. Certo, non voleva morire, ma\u2026 Se fosse morto anche senza volerlo? Forse nemmeno Penelope aveva deciso di morire, ma era successo. E se fosse successo anche a lui?<br \/>\nVoleva scacciare quei brutti pensieri ma non ci riusciva. Durante le corse notturne si ritrovava puntualmente a ripetere il suo mantra: \u201cmorire morire morire morire\u201d, fino al mattino, quando cadeva esausto e si arrendeva al sonno.<br \/>\nSofia lo coccolava puntualmente, gli portava i suoi bocconcini preferiti e lo teneva per la coda, senza fargli male, mentre lui fingeva di voler scappare: era tutto cos\u00ec meraviglioso!<br \/>\nSe fosse morto la mamma lo avrebbe preso proprio per la coda e lo avrebbe fatto sparire, non sapeva dove, come aveva fatto con Penelope. E la sua bambina? Avrebbe pianto? Per Penelope non aveva pianto, ma forse per lui s\u00ec.<br \/>\nUlisse non trovava pi\u00f9 pace: beveva l\u2019acqua dalla vaschetta e ripeteva \u201cmorire\u201d, chiudeva gli occhi per addormentarsi ma sentiva \u201cmorire\u201d e li riapriva subito, si avvicinava alla pallina gialla che Sofia gli aveva regalato, ma \u201cmorire\u201d era l\u2019unica parola che oramai occupava il suo cervellino non pi\u00f9 spensierato. Non riusciva proprio a vivere cos\u00ec!<br \/>\nNonostante avesse un cervello piccolo, Ulisse cominci\u00f2 a riflettere. Cap\u00ec che pensare di non poter vivere in quel modo equivaleva ad ammettere di desiderare di morire. Si meravigli\u00f2 della sua stessa intelligenza, ma si arrese anche all\u2019assurdit\u00e0 di ci\u00f2 che gli stava passando per la testa.<br \/>\nSofia non si accorse mai di nulla. Il suo criceto era in buona salute, vivace, allegro, perci\u00f2, pur continuando a salutarlo tutte le sere con la stessa raccomandazione, non ci pensava pi\u00f9 veramente alla morte.<br \/>\nPer Ulisse, invece, era iniziato un calvario: l\u2019ossessione della morte si era trasformata in paura.<br \/>\nAveva paura di addormentarsi e di non svegliarsi pi\u00f9, aveva paura di correre perch\u00e9 si era accorto che il suo cuoricino batteva troppo forte, aveva paura anche di mangiare perch\u00e9 un bocconcino sarebbe potuto andargli di traverso facendolo soffocare. La sua piccola vita era fatta di poche cose ma tutte, pensava Ulisse, estremamente pericolose. Persino la mano della sua bambina era ormai diventata una minaccia perch\u00e9, si sa, i bambini sono distratti, e basta un niente per lasciarlo cadere e poi magari schiacciarlo sotto un piede.<br \/>\nFu cos\u00ec che, per paura di morire, Ulisse cominci\u00f2 una nuova vita. Mangiava poco, dormiva poco, si muoveva poco, giocava poco, e quando la sua bambina arrivava a prenderlo, si ritraeva come non aveva mai fatto.<br \/>\nUna sera parlarono.<br \/>\n\u00abSe vuoi morire, muori\u00bb, disse Sofia guardando il criceto ormai ridotto all\u2019osso, senza sorridere.<br \/>\n\u201cNon \u00e8 colpa mia\u201d, si difese Ulisse.<br \/>\n\u00abS\u00ec, che lo \u00e8. Sei tu che non vuoi mangiare, n\u00e9 giocare, n\u00e9 correre sulla tua ruota. Se non mangi muori\u00bb<br \/>\n\u201cTi giuro: non voglio morire, proprio no\u201d<br \/>\n\u00abNon \u00e8 vero, \u00e8 colpa tua\u00bb, insistette la bambina, \u00abil veterinario ha detto che non sei malato\u00bb<br \/>\n\u201cNon sono malato, infatti\u201d<br \/>\n\u00abE allora perch\u00e9 vuoi morire?\u00bb<br \/>\n\u201cTi ho detto che proprio non voglio morire!\u201d, continu\u00f2 Ulisse, \u201cHo paura di morire, invece. Per questo non mangio: per non soffocare. E non gioco, per non stancare il mio piccolo cuore. E non ti aspetto pi\u00f9 perch\u00e9 ho paura che mi faccia cadere\u201d<br \/>\n\u00abAllora non vuoi morire ma \u00e8 come se fossi gi\u00e0 morto\u00bb, sentenzi\u00f2 Sofia.<br \/>\nMa Ulisse ormai non l\u2019ascoltava pi\u00f9 perch\u00e9 era debole e non riusciva a sostenere una lunga conversazione.<br \/>\nSofia si asciug\u00f2 la lacrima con la mano e il criceto non la vide.<\/p>\n<p>Arriv\u00f2 il giorno in cui Ulisse non si mosse pi\u00f9 perch\u00e9 era morto.<br \/>\nNella camera di Sofia scesero nuvole nere che oscurarono ogni cosa, persino le stelle fosforescenti appese al soffitto che riuscivano a rischiarare le notti pi\u00f9 scure.<br \/>\nSofia rimase nel buio senza stelle, si crogiol\u00f2 nella mancanza di luce per molte ore, immobile sul suo lettino, a guardare il nero.<br \/>\nPoi, con movimenti lenti, si alz\u00f2 e chiam\u00f2 la mamma.<br \/>\nUlisse venne gettato chiss\u00e0 dove e Sofia prese la gabbia, apr\u00ec la finestra e la gett\u00f2 in giardino, in un punto lontano che non volle vedere.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_33571\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"33571\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arriv\u00f2 Natale, coi balocchi e tutto il resto. 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