{"id":33553,"date":"2017-11-28T18:17:00","date_gmt":"2017-11-28T17:17:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33553"},"modified":"2017-11-28T18:17:00","modified_gmt":"2017-11-28T17:17:00","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-quella-notte-proprio-davanti-alla-bussola-di-claudio-orsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33553","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Quella notte (proprio) davanti alla Bussola&#8221; di Claudio Orsi"},"content":{"rendered":"<p>Nel 1968 avevo 19 anni, non avevo la patente, con le ragazze combinavo poco, in compenso giocavo a pallone, avevo una bici gialla e una Vespa 50, portavo capelli lunghi e suonavo in uno di quelli che allora si chiamavano <em>complessi beat.<\/em> Suonavo il basso, il basso elettrico. La mia passione veramente sarebbe stata la batteria, ma per quella c&#8217;era gi\u00e0 <em>Ugo detto il Biondo<\/em> anche se era rosso dalla testa ai piedi, Ugo che a differenza di me di batterie ne aveva gi\u00e0 una, una batteria vera, con cassa, rullante, tom, timpano, charleston, piatti compresi. Mica fatta con i fustini Dixan su cui mi esercitavo io! In quei tempi di magra, per gli studentelli squattrinati tutto valeva come per il gioco del calcio, la stessa regola: chi porta il pallone, un pallone vero, da Serie A, se lo porta lui quel pallone, anche se gioca male, non puoi lasciarlo fuori squadra, magari lo fai pure capitano. Cos\u00ec fu per me la batteria. Quella vera non ce l&#8217;avevo e allora mi misero in mano un basso. In prestito. Il basso aveva quattro corde, come tutti i bassi, anzich\u00e9 sei come le chitarre. Anche oggi \u00e8 cos\u00ec. A quel tempo per\u00f2 era diffuso un luogo comune: chi non sa suonare la chitarra suona il basso. E chi non sa suonare il basso, canta. Allora era facile suonare il basso. Due colpi in battere per i quattro quarti, due accenti in levare per i tre quarti: <em>Ci\u00e0 tun tun<\/em> per i tempi pari. <em>Un ci\u00e0 ci\u00e0<\/em> per i tempi dispari. Semplice: non c&#8217;erano scale pentatoniche, giri armonici, riff da studiare. Non c&#8217;erano le dodici battute e le <em>blue note<\/em>. Cio\u00e8 c&#8217;erano ma noi non si sapeva. Suonare il basso era facile e io lo suonavo: mi chiamavano <em>Mandarino<\/em>, non per il noto agrume a spicchi, ma per una particina da solerte funzionario della Cina imperiale assegnatami in occasione di una recita parrocchiale. Da allora quel <em>Mandarino<\/em> me lo sono portato addosso fino a che non ho lasciato il paese. Lo suonavo, il basso elettrico, insieme a <em>Ugo il Biondo<\/em> che era tutto rosso, alla batteria, <em>Angelo il Ghiaccio<\/em> alla chitarra, <em>Roberto Bicch\u00e9<\/em> alla cornetta e <em>Marcello<\/em>, figlio di Pollo e Cesira, all&#8217;organo Farfisa. Tutti dello stesso paese e tutti bene affiatati: le canzoni erano semplici e orecchiabili, la <em>new wawe<\/em> del <em>beat<\/em> aveva aperto le porte ad una nuova epoca musicale diffusa e partecipata: la contestazione musicale, culturale e politica sarebbe passata anche da questi incontri, fusioni ed effusioni, ma anche questo noi non si sapeva. Quando ci chiamavano a suonare nelle sale da ballo facevamo la nostra figura. Per quello, per trovare i locali dove suonare, ci pensava il nostro impresario, un pisano di nome <em>Furio Abenaim<\/em>. Una sera, mentre si stava provando <em>Piccola Katy<\/em> con un falsetto niente male, il Furio entra in sala prove e ci fa: <em>&#8220;Bimbi, il 31 vi faccio guadagn\u00e0 un bel po&#8217; di soldini: vi faccio son\u00e0 in uno dei locali pi\u00f9 prestigiosi di tutta la Versilia&#8221;. &#8220;No! Alla Bussola?&#8221; &#8220;Ora un v&#8217;allargate, via. Alla Bussola per l&#8217;urtimodellanno c&#8217;\u00e8 nientepopodimenoch\u00e8 Fredde Bongusto con Scirli Bassi. Mica seghe o nini! Ma comunque \u00e8 come se ci foste anche voi perch\u00e9 vi faccio son\u00e0 proprio l\u00ec davanti: al Bisio. Proprio l\u00ec davanti che se alzate il volume magari vi sente anche Fredde e vi ingaggia come gruppo d&#8217;appoggio&#8221;.<\/em> Per noi andava bene anche il Bisio, l&#8217;importante era suonare e mettersi in tasca un po&#8217; di <em>soldini<\/em>. Cos\u00ec continuammo le prove e dopo prove su prove, con qualche scarto e qualche scazzo, alla fine il repertorio fu pronto, vasto e completo, compresi valzer di mezzanotte e trenini brasileiri.<\/p>\n<p>Si arriva cos\u00ec al Santo Silvestro: con gli strumenti caricati sul furgone della <em>Idraulica R.A.M.A.<\/em> guidato dal dipendente <em>Ghiaccio<\/em> e messo in moto necessariamente a spinta dagli altri quattro, ci si invola verso la Versilia. Ormai siamo in zona gi\u00e0 da un po&#8217;, ma questo <em>Bisio<\/em>, nonostante le indicazioni di Furio, proprio non si trova, finch\u00e9 <em>Bicch\u00e9<\/em>, gi\u00e0 in tremito d&#8217;ansia, legge con la sua esse sibilante per la tipica conformazione labiale del trombettista, un&#8217;insegna che in qualche modo pu\u00f2 foneticamente richiamarlo: <em>&#8220;Hotel Bixio&#8221;.<\/em> Ma non sar\u00e0 quello l\u00ec? Forse si, anzi certo che si: il locale dove suoneremo \u00e8 proprio quello. Proprio l\u00ec, proprio davanti alla Bussola.<\/p>\n<p>Manovra, parcheggio, scarico, trasporto strumenti e amplificatori, poco potenti, molto pesanti, ingresso. Ci siamo. Un portiere elegante, piuttosto indaffarato, ci riceve con fare sbrigativo ma cortese: <em>&#8220;Mettetevi l\u00ec. Alle otto deve essere tutto pronto per far partire la musica. Durante lo spettacolo non potete mangiare, bere o fumare&#8221;<\/em> e ci ammicca un palchetto ricoperto da un tappeto finto persiano. Montaggio, prova microfoni, s<em>ah sah si uno due tre prova sah!<\/em> Tutto bene, si pu\u00f2 iniziare. Alle venti si attacca puntuali e si fila lisci per un paio d&#8217;ore. I clienti si abbuffano sul <em>cenone terramare<\/em> mentre il barman mette in riga le bottiglie di spumante ghiacciato da servire ai tavoli qualche minuto prima della mezzanotte. Siamo digiuni da mezzogiorno. Seguiamo la raccomandazione del caposala: <em>pezzi calmi e volumi bassi almeno fino alle undici<\/em>. La serata procede bene: i camerieri sfrecciano davanti al palchetto con alzate di vassoi stracolmi di vitel tonn\u00e9 in salsa di capperi e acciughe, penne panna e funghi, verdurine al cartoccio, arrosti misti con patate al forno. Siamo digiuni da mezzogiorno. I bambini sono gi\u00e0 stufi di stare seduti e sguizzano tra i tavoli inseguiti dalle grida a bocca piena e unta dei genitori. Il pi\u00f9 piccino, scatenato, vuol suonare la batteria insieme a <em>Ugo il Biondo<\/em>. Vola anche un ceffone, ma l&#8217;atmosfera rimane festosa. Manca ancora pi\u00f9 di un&#8217;ora alla mezzanotte: una coppia in fregola chiede un liscio e si mette a ballare <em>cheek to cheek<\/em> proprio di fronte all&#8217;imbarazzo del <em>Ghiaccio&#8230; Han spento gi\u00e0 la lucee, son rimasto solo ioooo&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>All&#8217;improvviso la sala si ferma: un giovane entra correndo e corre, corre trafelato per tutta la sala e mentre corre si sbraccia e grida: <em>&#8220;Correte, correte&#8230; fuori succede il finimondo&#8230; ci sono i contestatori&#8230; una massa di scalmanati spacca le macchine&#8230; se avete la vostra parcheggiata lungo il viale venite con me&#8230; bisogna spostarla subito e metterla in salvo&#8230; presto, presto, venite con me!&#8221; <\/em>Porco cane! Una diecina di commensali si alza per seguire il capocordata, non prima di aver rassicurato la moglie e baciato i figli <em>&#8220;Tranquilli, penso a tutto io, non vi preoccupate, non succeder\u00e0 niente, la nostra macchina non la rompe nessuno! Continuate a mangiare, torno subito&#8221;.<\/em> Tra i componenti il gruppo <em>metti-la-tua-macchina-al-sicuro<\/em> c&#8217;\u00e8 anche il padrone dell&#8217;hotel che ha lo stesso nome dell&#8217;hotel: il signor Bixio. E&#8217; un sessantenne ancora in forma, nonno da pochi mesi (questo lo sapremo poi): ora lo vediamo uscire dalle cucine in maniche di camicia rimboccate, fisico atletico, sudato da strizzare, paonazzo. Forse ha qualche problema con la minima oppure ha esagerato con gli aperitivi, sicuramente \u00e8 di molto incazzato. <em>Qualcuno vuole rovinarci la festa, ma non ci riusciranno! Voi non interrompete. Continuate a suonare!<\/em> E noi continuiamo a suonare&#8230; <em>Batti in aria le mani&#8230; e poi lasciale andaaar&#8230; se fai come Simone&#8230; non puoi certo sbagliar&#8230;<\/em> <em>Fermi! Fermi! E&#8217; successo un casino! <\/em>I primi che rientrano dalla missione seminano voci drammatiche <em>C&#8217;\u00e8 stato un parapiglia&#8230; spaccano i marciapiedi&#8230; tirano i sassi ai carabinieri&#8230; s&#8217;\u00e8 sentito sparare&#8230; lui poi si \u00e8 sentito male&#8230; \u00e8 cascato per terra proprio davanti a me&#8230; \u00e8 arrivata l&#8217;ambulanza&#8230; ora \u00e8 all&#8217;ospedale!<\/em><\/p>\n<p><em>Qualcuno vuole rovinarci la festa, ma non ci riusciranno! Voi non interrompete. Continuate a suonare!<\/em> E noi continuiamo a suonare&#8230; <em>Pugniii chiusiii per tutto e per sempre&#8230; in me c&#8217;\u00e8 la notte pi\u00f9 neeraaa&#8230;<\/em> Lentamente torna una provvida calma che ci prepara al canonico brindisi della mezzanotte: botti dei tappi delle bottiglie, botti dei fulminanti, <em>auguriiii auguriii,<\/em> <em>cinciiin cinciiin<\/em>, cappellini, coriandoli, stelle filanti, baci con la lingua sotto il vischio, manate sul culo, trenini <em>lalalalalalalaaa<\/em>&#8230; <em>brigitti bard\u00f2 bard\u00f2&#8230; brigitti begi\u00f2 begi\u00f2&#8230;<\/em> E&#8217; la baldoria scomposta e liberatoria che ti aspetti e che rispetti, ma che osservi con distacco, come se non fossi tu con la tua musica a provocarla e ad incitarla. La baldoria per\u00f2 dura poco: a mezzanotte e venti la moglie del proprietario ci chiede un microfono. Deve fare un annuncio e lo fa, salendo sul palchetto, come una consumata presentatrice di festival. <em>&#8220;Signore e signori, ci dovete scusare, ma dobbiamo interrompere qui questa bellissima festa. Mio marito ha avuto un grave malore e stiamo pregando per lui. Uscite con calma vi prego. Il personale ha gi\u00e0 preparato i vostri cappotti e un piccolo presente per ciascuno di voi. Grazie a tutti. Buonanotte&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8220;E il dolce? Io ballavo e non l&#8217;ho mangiato! Cameriereee&#8221; &#8220;Via che figura mi fai fare, prendi il cappotto e andiamo, ma non hai sentito: un cameriere ha detto che quello \u00e8 gi\u00e0 bello che morto. Che impressione! E te pensi al dolce?&#8221;. &#8220;To&#8217; ma avevo pagato anche quello&#8230; o no?&#8221;<\/em><\/p>\n<p>In pochi minuti la sala si svuota. Tutto l&#8217;hotel si svuota. Restiamo solo noi cinque: <em>Ugo il Biondo, Angelo il Ghiaccio, Roberto Bicch\u00e9, Marcello, Mandarino.<\/em> Soli! L&#8217;Hotel Bixio \u00e8 nelle nostre mani. La prima cosa da fare che ci viene in mente \u00e8 trovare le cucine: siamo digiuni da mezzogiorno. Scendiamo una scala e&#8230; il Paese della Cuccagna si spalanca difronte a noi. Vassoi di antipasti misti e insalate di mare, pignatte di tortellini in brodo di cappone, tegami di lasagne ancora calde, teglie di arrosti con patate, carrelli di dolci al mascarpone, bottiglie di spumante ancora sigillate, assediate da cupole di panettone e piramidi di ananas: la nostra festa di capodanno comincia ora!<\/p>\n<p>Si mangia e si stappa, si ride e si gode, ci si riempie la bocca e la pancia di tutto e di pi\u00f9, contenti come primini in gita, ma con ordine, senza far casino, senza lasciare pattume in giro. I ragazzi di paese serbano ancora una certa timorata educazione e buone dosi di rispetto altrui. <em>&#8220;Vedi Ghiaccio per\u00f2, se nel nostro complesso ci s&#8217;aveva anche un bel corettino di bimbe, ora la festa sarebbe stata veramente perfetta!&#8221; &#8220;Ma che dici! Per la nostra musica le donne non sono adatte&#8221; &#8220;Per\u00f2 per tromballe si!&#8221;<\/em> replica gallaccio <em>il Biondo<\/em>. Si va avanti per un paio di ore, poi, finito il nostro cenone privato, e brindato a pi\u00f9 sorsate al nuovo anno millenovecentosessantanove, non avendo il coraggio di profanare il piano delle camere (sarebbe stato veramente troppo!) ognuno di noi si sistema alla belle e meglio sui divani e sulle comode poltrone del piano terra, in attesa che arrivi qualcuno che cacci i <em>soldini<\/em> e ci permetta cos\u00ec di rientrare a casa. Nessuno per\u00f2 arriva e tutti si dorme profondamente.<\/p>\n<p>Di prima mattina ci svegliamo uno ad uno per costatare che siamo ancora soli, ancora nessuno dell&#8217;albergo si \u00e8 fatto vivo. Che si fa? <em>Ugo il Biondo<\/em> deve assolutamente bere un caff\u00e8, ma le <em>Cimbali<\/em> dell&#8217;hotel sono spente. Lui si fa cos\u00ec insistente e insopportabile che per accontentarlo decidiamo di uscir fuori per cercare un bar. Poi rientreremo. Usciamo: ci accoglie un&#8217;aria fredda, gelida aria che penetra i pochi abiti che portiamo indosso: sono gli stessi che avevamo durante lo spettacolo e con i quali abbiamo sudato e dormito. Freddo cane. Allunghiamo il passo seguendo il lungo viale a mare in direzione <em>Forte<\/em>. Per scaldarci proviamo a correre: si gioca a chi fa uscire pi\u00f9 vapore dalla bocca. Nessuno di noi conosce la zona e nessuno pu\u00f2 sapere dove sia possibile trovare un bar aperto a quell&#8217;ora di primo mattino del primo giorno dell&#8217;anno. <em>&#8220;Attenti a chi vedete per primo. Se \u00e8 una donna sar\u00e0 un anno eccezionale!&#8221; &#8220;Veramente la prima che ho visto \u00e8 la tua faccia di culo&#8221; &#8220;Quella non vale, bischero!&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Camminiamo in fila indiana sul pav\u00e9 del marciapiede: all&#8217;altezza di un piccolo distributore della FINA ci accorgiamo come per un breve tratto alcuni sanpietrini sono mancanti, mentre altri sono ammonticchiati disordinatamente lungo strada. C&#8217;\u00e8 anche un grosso tondino di ferro, una specie di piede di porco: potrebbe essere servito come leva per scalzare i cubetti di porfido dal marciapiede. Quello che colpisce per\u00f2 \u00e8 il vetro di protezione del distributore di benzina: la vetrata in alto \u00e8 andata in frantumi: fatto recente visto che i vetri rotti sono ancora l\u00ec per terra al suo interno. Nella parte bassa invece sono ben visibili due fori che solo due proiettili possono aver provocato. <em>&#8220;Ma qui hanno sparato&#8221;<\/em> dico agli altri <em>&#8220;Guardate bene, questi sono fori di pallottole! E poi tutti questi sassi smossi. Qui c&#8217;\u00e8 stato davvero il casino che diceva quello ieri sera. Una vera battaglia!&#8221;.<\/em> Guardiamo, ma non troviamo altro da commentare. Il bar non si trova, il freddo \u00e8 sempre pi\u00f9 insopportabile: decidiamo di rientrare all&#8217;hotel. Qui un nuovo portiere, giunto nel frattempo, ci informa che il proprietario, il signor Bixio Donati, \u00e8 deceduto per infarto, mentre per i <em>soldini <\/em>che ci spettano si scusa ma ci chiede di ritornare <em>tra qualche giorno<\/em>, quando le cose si saranno sistemate. Smontaggio, carico, partenza. La festa \u00e8 finita. Si torna a casa, ognuno alla propria: la piccola comunit\u00e0 musicale si scioglie per darsi appuntamento alla prossima prova e al prossimo spettacolo.<\/p>\n<p>Una volta a casa ripenso alla scena del marciapiede e al distributore: da una parte qualcuno che lanciava sassi, dall&#8217;altra qualcuno che ha sparato. Ma ha sparato per uccidere, penso io! Perch\u00e9 l&#8217;altezza dei fori visti chiaramente su quella vetrata pu\u00f2 essere stata di un metro, un metro e mezzo da terra, non di pi\u00f9. Hanno sparato <em>&#8220;ad altezza d&#8217;uomo&#8221;<\/em> !<\/p>\n<p>E&#8217; mezzogiorno, mamma ha fatto le lasagne, ma non ho fame e allora esco: nel primo pomeriggio gli altri si ritroveranno in piazza per andare al <em>Naviglio<\/em>. Io resto in paese, quanto tanto mi piace fare musica quanto niente mi piace andare a ballare, anche se questo vorr\u00e0 dire che anche per oggi rimarr\u00f2 da solo. Al bar infatti non c&#8217;\u00e8 anima viva: tutti rintanati in casa a riprendersi dopo gli stravizi del cenone. Chiedo al <em>Gobbo<\/em> se pu\u00f2 accendere la televisione per il telegiornale delle tredici e trenta. In risposta mi tira un paio di moccoli sul muso perch\u00e9 in sala ci sono solo io che per di pi\u00f9 non consumo. Poi l&#8217;accende il televisore: il TG apre con un lungo servizio sui festeggiamenti di San Silvestro, ma dei fatti della Versilia non dice niente. Strano. Forse non \u00e8 successo niente di cos\u00ec grave e importante che meriti la notizia. Eppure continuo a pensarci.<\/p>\n<p>Come continuo a pensarci la mattina dopo, gioved\u00ec 2 gennaio. Biscotti e caffelatte e poi al bar per leggere LA NAZIONE. L&#8217;unica copia se la dividono in tre che sventolano la prima pagina commentando: <em>&#8220;Ma che ricconi e ricconi, ci volevo and\u00e0 anch&#8217;io a sent\u00ec Bongusto poi la mi&#8217; moglie un&#8217;ha voluto&#8230; O matto! E dove li trovavi tutti que&#8217; soldi, lo sai quanto ci voleva per entr\u00e0?&#8230; Per\u00f2 guarda qui, chi fa queste cose qui enno proprio teppisti criminali&#8230; ni darei io vai.. hanno sparato anche a uno di loro&#8230; legge qui! Legge, legge&#8230; Meglio and\u00e0 alla Casina Rossa, almeno l\u00ec non ti sparino!&#8221; <\/em>Si toccano, si spintonano e ridacchiano, da puri mangiatori di pane e volpe. Finalmente si spostano al banco per un altro quartino e lasciano libero il giornale: ora posso leggerlo io. Titolo a tutta pagina: &#8220;<em>Selvagge violenze alla \u00abBussola\u00bb. Qualcuno spara: un giovane ferito. I contestatori scatenati nella notte di fine d&#8217;anno contro uomini e donne inermi. Coppie di pacifici cittadini assalite, donne insultate e picchiate&#8221;. <\/em>E poi sotto: <em>&#8220;Escluso che il colpo di pistola sia partito dalle forze dell&#8217;ordine la cui azione molto cauta e circospetta non ha saputo garantire l&#8217;incolumit\u00e0 fisica dei passanti e di chi voleva entrare nel locale&#8221;. <\/em>C&#8217;\u00e8 una foto con <em>&#8220;I resti di un&#8217;ostruzione stradale rimossi da un carabiniere&#8221; <\/em>Pi\u00f9 sotto: &#8220;<em>Vergognose menzogne comuniste, indignazione in Versilia&#8221;. <\/em>Qualcuno spara, ma qualcuno chi? Chi ha sparato? E quali sarebbero le menzogne comuniste? Per saperlo bisognerebbe conoscere almeno un&#8217;altra versione, magari quella dei comunisti, ma l&#8217;unico giornale che la pu\u00f2 riportare \u00e8 <em>l&#8217;Unit\u00e0<\/em> e qui in paese quel giornale non arriva. Allora mi decido, prendo la Vespa e vado a Pisa. Nonostante il freddo che mi ingessa le orecchie e accartoccia le mani strette alle manopole, in meno di un&#8217;ora sono nell&#8217;atrio della Stazione ferroviaria: l\u00ec c&#8217;\u00e8 un&#8217;edicola dove sono esposti i quotidiani nazionali. Tutte le prime pagine parlano della notte della Bussola con titoli a caratteri cubitali. Compro l&#8217;Unit\u00e0, ma prima di uscire mi soffermo su un titolo de La Stampa <em>&#8220;Un albergatore colpito da sassi muore di infarto&#8221;<\/em>. Parla di noi! Prendo una copia e leggo: <em>&#8220;Durante uno degli attacchi dei contestatori usciva dal suo albergo, situato vicino alla \u00abBussola\u00bb. anche il signor Bizio Donati, di 60 anni. Colpito da sassi e da sabbia lanciati da un gruppo di giovani, rientrava barcollante in albergo. Ammalato di cuore decedeva poco dopo per infarto&#8221;.<\/em> Veramente non mi sembra che le cose siano andate cos\u00ec: mi dispiace per Bixio (e non Bizio come scrivono) ma chi era con lui ha detto che \u00e8 caduto da solo, lontano dagli scontri, poi in albergo non \u00e8 rientrato, di questo sono sicuro, l&#8217;avremmo visto. E&#8217; morto d&#8217;infarto mentre lo stavano portando in ospedale, l&#8217;ha detto anche la moglie: perch\u00e9 dare la colpa ai <em>contestatori<\/em> per una morte di cui non possono avere responsabilit\u00e0? Forse si vuole coprire qualcuno. Proseguo nella lettura: <em>&#8220;Barricate, auto in fiamme, cabine balneari distrutte. Il ragazzo in fin di vita (16 anni) \u00e8 stato colpito da un proiettile di rivoltella. Secondo il Questore di Lucca gli agenti non hanno usato armi. Gli spari sarebbero partiti dal gruppo di manifestanti o da persone che hanno reagito alla provocazione.&#8221; <\/em>Ma chi \u00e8 che va armato ad una contestazione? Io sapevo da Franco, che sicuramente quella notte ci sarebbe andato a contestare alla Bussola, che i ragazzi avrebbero solo lanciato uova e pomodori sulle pellicce delle signore e gli smoking dei signori. Giusto per <em>contestare il lusso e lo spreco che offende la povert\u00e0,<\/em> diceva lui. Poi quei fori che abbiamo visto sui vetri del distributore: chi ha sparato aveva la Bussola alle spalle, come se la dovesse difendere e non attaccare. Qualcosa ancora non mi torna.<\/p>\n<p>Lascio La Stampa e finalmente leggo su l&#8217;Unit\u00e0 una versione dei fatti che mi sembra assai pi\u00f9 convincente: <em>&#8220;LA POLIZIA SPARA A VIAREGGIO. Basta con la violenza di Stato! Disarmo della polizia! Un ragazzo di 16 anni gravemente ferito. L&#8217;aggressione armata nella notte di Capodanno per soffocare una forte manifestazione di operai e studenti che protestavano davanti a un locale di lusso della Versilia. In Parlamento la mozione per il disarmo della polizia&#8221;. <\/em>Nella colonna di fianco viene riportato il racconto di un testimone che non ha dubbi su come sono andate le cose: <em>&#8220;<\/em><em>Hanno smesso di sparare solo quando i giovani hanno cominciato a gridare AVOLA AVOLA. I poliziotti erano una sessantina: il primo a estrarre la pistola \u00e8 stato un ufficiale di Ps che ha sparato in aria un intero caricatore. Poi un ufficiale dei carabinieri che ha sparato cinque colpi. <\/em><em>Ma la pistola era abbassata e i colpi passavano sopra le nostre teste. <\/em><em>Avevamo fatto una barricata con un carro agricolo, barche, alberi, cartelli stradali, per evitare di essere assaliti dai poliziotti. <\/em><em>Mezz&#8217;ora dopo \u00e8 iniziata una seconda sparatoria e due giovani sono stati feriti: uno alla schiena e uno alla caviglia. <\/em><em>La polizia con le sue cariche arrivava a colpire operai e studenti anche con bastoni. <\/em><em>Uno \u00e8 stato trascinato per metri per un orecchio e i capelli. <\/em><em>Gli incidenti sono iniziati verso le 22,15 mentre i giovani lanciavano uova e ortaggi.&#8221;<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Nel centro pagina c&#8217;\u00e8 una foto: da un letto di ospedale spunta solo il viso di un ragazzo: <em>&#8220;Soriano Ceccanti ricoverato all&#8217;Ospedale Santa Chiara&#8221;.<\/em> Sotto si parla di lui: ha sedici anni, di Putignano, studente del Professionale, il padre \u00e8 un operaio della Piaggio e <em>&#8220;proviene da uno dei miseri comuni della Valdera&#8221;. <\/em>Dovr\u00e0 essere operato perch\u00e9 ha ancora il proiettile conficcato nella schiena, ma gi\u00e0 i medici hanno detto che non potr\u00e0 pi\u00f9 camminare. Lui questo ancora non lo sa. Ha rischiato di morire per sbeffeggiare i signori che volevano solo divertirsi. Allora penso: ma ne valeva la pena? Cosa lo ha spinto ad andare? Non poteva restare a casa a divertirsi con gli amici? Una dichiarazione dell&#8217;Ufficio Politico del PCI forse mi aiuta a darmi una prima risposta. <em>&#8220;Assistiamo a sempre pi\u00f9 frequenti forme di contestazione e protesta nei confronti di manifestazioni clamorose e intollerabili di sperpero, prodotto di un regime che genera sempre pi\u00f9 stridenti sperequazioni sociali, che condanna allo sfruttamento grandi masse di uomini e donne e consente alle classi dominanti l&#8217;ostentazione impudente della ricchezza&#8221;. <\/em>\u00a0Effettivamente ci dicono sempre che va tutto bene, che stiamo tutti bene, ma se guardi in giro c&#8217;\u00e8 tanta miseria e persone che si ammazzano di lavoro per poter apparire: lo Stato invece di aiutare la povera gente ti invita con la televisione a comprare e a spendere sempre di pi\u00f9. I giornali sono pieni di pubblicit\u00e0 e le case sono piene di cose inutili, \u00e8 una rincorsa continua all&#8217;avere, al consumismo. Almeno, cos\u00ec mi sembra, ma sono confuso e devo sapere. E allora basta con i giornali! Prima di rientrare a casa voglio parlare con Franco. Lui sicuramente c&#8217;era alla Bussola tra i contestatori e mi deve raccontare, deve spiegarmi perch\u00e9 era giusto esserci, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 bisogno di contestare e se davvero ne vale la pena.<\/p>\n<p>Arrivo davanti casa sua, alzo la Vespa sul cavalletto e busso alla porta. Mi accoglie la madre con cipiglio storto e muso lungo:<em> &#8220;Franco \u00e8 su che dorme, vallo a svegliare che tra un po&#8217; si mangia<\/em>&#8220;. Salgo le scale, entro in camera. Franco \u00e8 una massa informe sotto due strati di imbottito: di lui spunta solo la ciuccia andina che gli ha portato il Vecci dal Per\u00f9. Lo sveglio, si siede sul letto, cerca il pacchetto e si accende una <em>Gauloises,<\/em> poi mi guarda come dire: che vuoi? Gli dico e comincia a parlare:<em> &#8220;Lo so, \u00e8 successo un bel casino, ma non doveva mica finire cos\u00ec&#8230; Avevamo portato delle ceste piene di uova e pomodori poi invece dei soliti poliziotti con i manganelli ci siamo trovati di fronte cinquanta carabinieri con le pistole. Non si volevano provocare, ma quando hanno cominciato a prendere i compagni e le compagne, trascinarli per terra, riempirli di botte, chiuderli nei cellulari, la situazione \u00e8 degenerata.. abbiamo fatto una barricata per impedire che ci prendessero tutti&#8230; ma nessuno di noi aveva una pistola, nessuno di noi ha sparato. Intanto per\u00f2 una cinquantina li hanno presi e sono in carcere. Quelli rischiano grosso&#8230; e poi quel povero ragazzo, dicono che non camminer\u00e0 pi\u00f9. Io sono andato sulla spiaggia e ci inseguivano anche l\u00ec, ma ho fatto finta di passeggiare a braccetto con una e questo mi ha salvato&#8230;&#8221; <\/em> Franco comincia a parlarmi di <em>autoritarismo<\/em>, di <em>repressione, <\/em>di <em>lotta al sistema <\/em>e ancora di <em>societ\u00e0 dei consumi<\/em>, di <em>capitalismo<\/em>, di <em>imperialismo<\/em>, di <em>proletari, <\/em>di <em>sfruttamento <\/em>e di un tale <em>Marcuse<\/em> che non so chi sia e allora non lo seguo pi\u00f9 e mi sento sempre pi\u00f9 in confusione e cerco di interromperlo perch\u00e9 ora basta mi dico e voglio andare via. Poi una parola dentro una nuova dichiarazione programmatica mi accende la speranza di poter entrare in sintonia con lui, perch\u00e9 in fondo in fondo Franco mi piace e mi da fiducia. La parola \u00e8: Utopia! <em>&#8220;Lo sai cosa gridavano gli studenti francesi durante i cortei del maggio scorso? Gridavano: Siate realisti, chiedete l&#8217;impossibile! Ecco questa \u00e8 la nostra utopia, questa \u00e8 la sola via che ci potr\u00e0 portare ad una vera liberazione, ad un vero cambiamento della nostra vita. Nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, nelle istituzioni: pretendere l&#8217;impossibile, cambiare radicalmente il nostro stile di vita e lottare contro tutto quello che ce lo impedisce di fare, contro i professori, i genitori, i militari, i padroni, i capitalisti. Noi vogliamo vivere da uomini liberi, questa \u00e8 la nostra utopia che ci dar\u00e0 la forza di batterci fino alla distruzione di questo sistema ingiusto&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Ma \u00e8 cos\u00ec che vorrei vivere anch&#8217;io: libero e non soffocato da una scuola che stressa, con professori vecchi e inaciditi che non ti danno fiducia, che ti perseguitano sospettosi e parlano e parlano e parlano senza mai ascoltarti e non vogliono sapere come stai, come va la famiglia, cosa pensi della tua vita, dei tuoi amici, delle ragazze. Voglio vivere libero in un paese dove troppi ti guardano male perch\u00e9 porti i capelli lunghi e vesti strano. Libero da tutti quelli che fanno a gara per dimostrarti che nella vita quello che solo conta e ha valore \u00e8 il denaro. Da quell&#8217;istigazione al consumismo che passa ogni giorno dalle trasmissioni della TV. E poi dalla madre che urla in continuazione, la madre che urla in fondo alle scale <em>&#8220;E&#8217; in tavolaaaa!&#8221; <\/em> Questa per\u00f2 non \u00e8 la mia, \u00e8 quella di Franco, che allora decide di alzarsi. Prima di vestirsi allunga una mano sul comodino: prende e mi porge un piccolo libro con la copertina grigia. Penso ad un trattato marxista, a qualche scritto di un capo comunista, invece titola: Lettera a una Professoressa<em>.<\/em> <em>&#8220;Leggilo, <\/em>mi dice<em>, vedrai che tanta ingiustizia, tanti soprusi del potere costituito, tanti diritti negati, l&#8217;hai vissuti anche te, che sei figlio di famiglia proletaria. Leggi quello che c&#8217;\u00e8 scritto cos\u00ec capirai di non essere pi\u00f9 il solo a vivere male: allora sentirai crescere dentro una nuova forza, una nuova spinta a unirti agli altri che combattono per cambiare questa societ\u00e0. Avrai conquistato una nuova coscienza, una coscienza di classe. Marted\u00ec prossimo, il 7 gennaio, facciamo una manifestazione di protesta a Pisa per chiedere la scarcerazione dei compagni: caro Mandarino, te ci devi essere! E&#8217; arrivata l&#8217;ora che tu apra gli occhi e ti comporti di conseguenza, invece di continuare a strimpellare nelle sale da ballo. Passa all&#8217;impegno militante insieme a noi. Ti aspetto!&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Lo ringrazio e ci salutiamo: scendo gi\u00f9 ed esco con il libro in mano, sotto lo sguardo torvo di sua madre. Poi, carico a mille, rientro a casa, dove mi aspetta la mia: <em>&#8220;E&#8217; questa l&#8217;ora di torn\u00e0 a casa? In tavola \u00e8 tutto ghiaccio&#8221; &#8220;Mamma, da oggi io sono proletario in contestazione contro il potere e la repressione del sistema capitalista e consumista che vuole lo sfruttamento e l&#8217;oppressione totale della coscienza delle masse. Da oggi io sono con l&#8217;impegno militante di tutti i giovani che invece di strimpellare nelle sale da ballo vogliono la liberazione per chiedere l&#8217;impossibile&#8221;<\/em> <em>&#8220;Sar\u00e0 meglio se vai dal dottore? Oggi l&#8217;ambulatorio \u00e8 aperto&#8230;&#8221;<\/em> <em>&#8220;Ma che dottore e dottore! Sono proletario in contestazione t&#8217;ho detto! Devo leggere questo libro qui, vado su e non mi chiamare fino a stasera&#8230; e non urlare!&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Il 7 gennaio 1969, una settimana dopo i fatti della Bussola, mi tagliai i capelli dal Frizza, comprai un eskimo verde foderato di <em>similpelliccetta<\/em> bianca al banchetto di Piazza Grande e partecipai alla mia prima manifestazione politica di protesta: Franco, con la sua ciuccia andina in testa, una Gauloises puzzolente tra le labbra, e quel libro che conservo ancora, mi aveva fatto aprire gli occhi, mi aveva trascinato sulla strada da seguire per unirmi a tutti coloro che si battevano per mettere in pratica l&#8217;utopia di poter cambiare il mondo. Ancora oggi non so dire come sia andata, ma fu l\u00ec, a Pisa, in quel del sette di gennaio del &#8217;69, che prese le prime mosse il mio &#8217;68.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_33553\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"33553\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1968 avevo 19 anni, non avevo la patente, con le ragazze combinavo poco, in compenso giocavo a pallone, avevo una bici gialla e una Vespa 50, portavo capelli lunghi e suonavo in uno di quelli che allora si chiamavano complessi beat. 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