{"id":3353,"date":"2010-04-20T10:48:58","date_gmt":"2010-04-20T09:48:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3353"},"modified":"2010-04-20T10:48:58","modified_gmt":"2010-04-20T09:48:58","slug":"la-vipera-con-gli-occhiali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3353","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;La vipera con gli occhiali&#8221; di Nicola Testa"},"content":{"rendered":"<p>&#8211;<em> Crichichiiii!, Crichichiiii!<\/em><br \/>\nDelle atmosfere ruspanti di un&#8217;aia di cascina la suoneria non ha proprio nulla.<br \/>\nDomenico, con la testa affogata nel cuscino, solleva un braccio a cercare la sorgente del rumore molesto, un mini disco volante nero che sembra essergli atterrato sul comodino durante la notte.<br \/>\nAl terzo tentativo riesce a premere il pulsante di spegnimento. Ancora un po&#8217; sotto le coperte, pensa. Si pu\u00f2 concedere il lusso di un buon quarto d&#8217;ora a poltrire, in attesa che la vita riprenda a scorrergli nelle vene quel tanto che baster\u00e0 a riprenderne il filo.<br \/>\nSi sente come se avesse un tombino a opprimergli la parte inferiore del corpo, gli occhi che solo un attimo prima si muovevano freneticamente nella fase pi\u00f9 profonda del sonno gli fanno male, ha un principio di mal di testa, le palpebre bloccate dalle incrostazioni di cispa e un dolorino pulsante sul lato destro del collo.<br \/>\nPiega il capo dalla parte opposta tenendo occhi socchiusi per riprendere il sogno interrotto, di cui non ricorda nulla se non che ne aveva gi\u00e0 fatto uno simile recentemente, che si era fermato pi\u00f9 o meno nello stesso punto.<\/p>\n<p>Quando tira su la testa di soprassalto, tre quarti d&#8217;ora dopo, potrebbero essere trascorsi cinque minuti o una settimana, non ne ha la pi\u00f9 pallida idea.<br \/>\nPremendo l&#8217;altro pulsante della sveglia si fa dire l&#8217;ora dalla signorina che condivide il disco di plastica con il gallo.<br \/>\n&#8211; <em>Sono le ore&#8230; otto&#8230; e&#8230; diciassette&#8230; minuti.<\/em><br \/>\nAttraversato da una leggera sensazione di nausea, Domenico maledice il fatto che le giornate non possano mai cominciare con una buona notizia, tipo <em>la lezione \u00e8 stata spostata di un&#8217;ora avanti<\/em> o <em>viene il docente direttamente a casa a consegnare le dispense<\/em> o ancora <em>presentatevi nella segreteria del dipartimento per la firma dei libretti<\/em>.<br \/>\nMai.<br \/>\nMai un cestino di fragole o pesche profumate.<br \/>\nPiuttosto una bottiglietta spray con il tappo di plastica trasparente incrostato da accumuli di schiuma rappresa e una bolla di latte che sfrigolando si incolla al piano del gas.<br \/>\nAlza il coperchio del <em>cubo luce<\/em> e comincia lentamente a muoversi. Premendo la massa formicolante contro il materasso si sforza di concentrarsi su un&#8217;immagine.<br \/>\nQuanto sarebbe bello a questo punto ricordare la dolce incombenza per cui <em>\u00e8 necessario<\/em> precipitarsi fuori di casa!<br \/>\nAllora balzerebbe in piedi, con gesto coordinato libererebbe dai fermi gli scuri della porta a vetri che prenderebbero a divaricarsi lentamente, mentre lui con perfetto sincronismo spalancherebbe le tende giusto in tempo per lasciare libert\u00e0 alle ante.<br \/>\n<em>Tlatlatlac<\/em> farebbero gli anelli di legno del bastone sopra la sua testa, accatastandosi con un suono caldo di nacchere, mentre gli scuri, senza un lamento, si adagerebbero docili lungo le spallette della porta.<br \/>\nPoi si infilerebbe le pantofole con la stessa eleganza&#8230;<br \/>\nA questo punto Domenico si rende conto che le ciabatte per la manovra dovrebbero trovarsi di fronte alla porta e con la punta rivolta al letto, cosa impossibile a meno che uno le avesse messe in quella posizione la sera prima.<br \/>\nSi riserva di ritornare su questo punto pi\u00f9 tardi.<br \/>\nD\u00e0 per assodato di essersi infilato le ciabatte, tira a s\u00e9 la porta a vetri che separa la camera dal tinello e la blocca spostando con il piede il fermaporta.<br \/>\nPi\u00f9 che di un fermaporta si tratta in effetti di un parallelepipedo grande quanto uno di quei grossi mattoni grigi che al corso di architettura tecnica chiamano <em>blocchi traforati in calcestruzzo vibrocompresso<\/em> e i muratori maneggiano in cortile indicandoli come <em>mul\u00f9n<\/em>, ma leggero, fatto tipo di cartone all&#8217;interno (di <em>struttura alveolare<\/em> parlerebbero nel corso) e ricoperto da una pelliccia sintetica marrone, come di castorino morto di spavento.<br \/>\n\u00c8 lo stesso materiale che ricopre il comodino e il catafalco che occupa la parete opposta alla porta finestra, la cui funzione non gli \u00e8 mai stata chiara, a parte quella di formare un trio con il comodino e il fermaporta tale che la signorina dell&#8217;agenzia, presentando l&#8217;immobile, potesse parlare con soddisfazione di <em>arredamento coordinato<\/em> della stanza da letto. Al corso di scienza delle costruzioni, dopo averlo definito un <em>portale<\/em>, comincerebbero a gravarlo di <em>carichi concentrati e distribuiti<\/em> e a vestirlo di diagrammi di <em>sforzo normale, taglio e momento flettente<\/em>.<br \/>\nMa, tornando alla pelliccia, ora che Domenico ci pensa, anche la moquette \u00e8 pi\u00f9 o meno dello stesso materiale. Almeno il colore \u00e8 lo stesso, forse per\u00f2 i peli sono pi\u00f9 corti e cos\u00ec non prendono quel movimento a vortici che caratterizza il rivestimento degli elementi d&#8217;arredo.<br \/>\nO forse \u00e8 solo che la moquette, a forza di calpestarla, si \u00e8 consumata e i peli si sono accorciati.<br \/>\nDi sicuro non \u00e8 questione da dirimere a quest&#8217;ora del mattino con gli occhi appiccicati e un mal di testa che \u00e8 divenuto certezza.<\/p>\n<p>Domenico \u00e8 ora a distanza sufficiente dagli oggetti che lo circondano per poter mettere a fuoco il sogno interrotto che \u2013 ricorda &#8211; si stava svolgendo nella casa dei nonni in campagna, ma i nonni erano ancora vivi e la casa non era esattamente quella perch\u00e9 sul retro c&#8217;era un rudere di pietra, con una torre circolare da cui faceva capolino di tanto in tanto una vipera con la lingua biforcuta che spingeva avanti a saggiare l&#8217;aria.<br \/>\nUna vipera parlante con gli occhialini sul naso (se si pu\u00f2 parlare di naso per una vipera) come Paperon de&#8217; Paperoni (e se si pu\u00f2 dire <em>gli occhialini sul naso come Paperon de&#8217; Paperoni<\/em>, visto che nemmeno i paperi ce l&#8217;hanno, il naso).<br \/>\nUna vipera che, tutte le volte che sembra stia per dire qualcosa, spreme gli occhietti (ciechi? E se sono ciechi, perch\u00e9 fa cos\u00ec?), annaspa, sputa e poi vergognosa si infila in un varco nel muro e non la vedi pi\u00f9, ed \u00e8 inutile incalzarla e chiederle di ripetere, che non si mostrer\u00e0 pi\u00f9.<br \/>\nNon sentendo bene e chiedendo spiegazioni e non ottenendone e gi\u00e0 sapendo che anche la prossima volta sar\u00e0 probabilmente lo stesso, Domenico cade addormentato.<\/p>\n<p>Si ridesta dopo una buona mezz&#8217;ora.<br \/>\nDando uno sguardo sghembo al quadrato bianco dai contorni indefiniti al fondo del letto, valuta che l&#8217;intervallo di tempo trascorso (il <em>delta t<\/em>, si sarebbe detto a fisica1) non \u00e8 stato smisurato e ci\u00f2 gli basta. Salter\u00e0 l&#8217;esercitazione e seguir\u00e0 la lezione seguente.<br \/>\nSi infila le ciabatte e dirige verso il tinello, rischiando di battere una zuccata contro il vetro opaco della porta.<br \/>\nSi aspettava che fosse aperta, non l&#8217;aveva accostata al muro solo un&#8217;ora prima?<br \/>\nSpalancandola si convince di aver visto la scena in sogno.<br \/>\nNel momento in cui scavalca lo scalino per entrare in bagno si chiede come mai viceversa le ante della porta finestra siano aperte. In teoria aveva aperto in sogno anche quelle.<br \/>\nRichiudendo la porta del bagno dopo aver acceso la stufetta elettrica, cerca di ricordare da quale lato del letto sia sceso poco prima.<br \/>\nDestra, come sempre, e le ciabatte erano al loro posto.<br \/>\nTorna in camera, si siede sul letto e comincia a sfilarsi il pigiama.<br \/>\nChiude il cubo luce rimasto inutilmente acceso e trova finalmente il coraggio di leggere l&#8217;ora sul display del disco che gli fa da sveglia.<\/p>\n<p>A met\u00e0 mattinata, dopo un cappuccino e un cornetto al bar in facolt\u00e0, gli verr\u00e0 in mente che, rimanendo insoluto il mistero di chi abbia aperto le ante della porta a vetri (si ricorda con certezza di averle accostate la sera prima, mentre osservava la luna riflettersi sul tetto piano dell&#8217;hotel di fronte), alzandosi dal letto, prima di trasecolare per il fatto che la porta fosse chiusa, avrebbe dovuto stupirsi che le ciabatte fossero di fianco al letto, sul lato destro, perch\u00e9 anche quelle nel sogno erano in un&#8217;altra posizione.<\/p>\n<p>Spintonando nel marasma all&#8217;ingresso della lezione delle dieci e mezza, si chieder\u00e0 se non sia perch\u00e9, essendo sceso dal letto dal lato destro e non dal sinistro, il confronto tra sogno e realt\u00e0 \u00e8 cominciato dal primo punto di convergenza (o dal <em>punto di tangenza delle due traiettorie<\/em>, sempre se fosse fisica1).<\/p>\n<p>Quando il professore entrer\u00e0 nell&#8217;aula, scrivendo la data sul block notes torner\u00e0 a domandarsi chi cavolo abbia mai aperto le benedette ante, escludendo dalla lista i nonni redivivi e la vipera con gli occhiali, che ora lo fissa stranita. E se lo fissa allora gli occhietti non erano ciechi e per questo li strabuzzava e portava gli occhiali.<br \/>\nUna gomitata tra le costole menata dalla sua sinistra lo costringe a trattenere il respiro.<br \/>\nIl professore lo sta osservando con malevolenza da sopra gli occhialini. Un po&#8217; come faceva la vipera, ma senza strizzare gli occhi.<br \/>\nDomenico tira una doppia riga sotto la data e comincia a prendere appunti.<br \/>\nDavanti a lui due lavagne polverose sono gi\u00e0 state intasate di formule. Tutto intorno, un brusio avvolgente.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3353\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3353\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8211; Crichichiiii!, Crichichiiii! 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