{"id":33471,"date":"2017-11-16T19:29:17","date_gmt":"2017-11-16T18:29:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33471"},"modified":"2017-11-19T18:33:37","modified_gmt":"2017-11-19T17:33:37","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-il-viaggio-di-mariangela-casulli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33471","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Il viaggio&#8221; di Mariangela Casulli"},"content":{"rendered":"<p>Come sbarcare su Marte, proprio come sbarcare su Marte.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 ero solo tornata a Palermo ma, appena atterrata, la sensazione fu di trovarmi a calpestare il suolo inesplorato di Marte. \u00a0Sentii le gambe molli, muoverle mi costava fatica, proprio come un astronauta che deve abituarsi a una forza di gravit\u00e0 differente da quella terrestre. Galleggiavo. Intorno a me avevo un\u2019orda di vacanzieri pronti per il mare con borse, cappelli e persino un paio di ombrelloni. Ci accalcammo tutti verso l\u2019uscita.<\/p>\n<p>Era agosto, e io ero fuori dal mondo. Dal mio, per lo meno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Avevo rincontrato Max su Facebook.<\/p>\n<p>Prima di allora non conoscevo il significato di espressioni come mettere un like o taggare qualcuno, ma dal giorno in cui mi rintracci\u00f2, divenni un\u2019esperta. A differenza di altri miei contatti, Max non soffriva di sovraesposizione virtuale, ma io controllavo ugualmente ogni suo ingresso nella piattaforma social. Volevo sapere tutto di lui, volevo sapere cosa era diventato.<\/p>\n<p>Dato che le sue incursioni su Facebook erano rare, presi in esame le fotografie del profilo, che oltre a essere di scarsa qualit\u00e0 risultavano anche datate. In una Max era ripreso di tre quarti, appariva con un gruppo di amici che festeggiavano la laurea di chiss\u00e0 chi; un\u2019altra lo ritraeva da solo con indosso degli occhiali a specchio\u00a0 ma da lontano, da troppo lontano. Guardavo e riguardavo, per\u00f2 non riconoscevo il mio compagno di liceo. Della nostra classe conservavo una foto scattata durante il \u00a0primo anno delle superiori; anche quella era una immagine che non poteva dirsi proprio attendibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da poco io e Beppe avevamo cambiato casa ed eravamo ancora in fase di sistemazione. Era stato Beppe a convincermi della necessit\u00e0 di traslocare, era convinto che mi avrebbe fatto bene cambiare aria.<\/p>\n<p>Un pomeriggio mi ero inerpicata sulla scala a sistemare dei libri nello scaffale alto e me ne erano scivolati dalle mani un paio. Per non perdere l\u2019equilibrio li avevo lasciati cadere. L\u2019impatto con il pavimento aveva prodotto un suolo simile a uno sbuffo secco, capace per\u00f2 di fare espellere da uno dei libri la fotografia della nostra classe il primo anno delle superiori.<\/p>\n<p>Mi venne da ridere. Avevo riallacciato i contatti con Max soltanto da un mese e la coincidenza mi era sembrata divertente.<\/p>\n<p>Osservai uno a uno i volti dei miei compagni di allora, sforzandomi di ricordarne i nomi, infine arrivai a Max, il pi\u00f9 vecchio della classe, perch\u00e9 era stato bocciato due volte, e anche il pi\u00f9 alto. Se ne stava l\u00ec, in seconda fila, con un ghigno strano, come volesse fare un gestaccio in direzione del fotografo. Mi ritorn\u00f2 viva la sensazione di quegli anni, del tempo precedente al mio trasferimento a Bologna. Sedetti su uno degli scatoloni e iniziai ad andare indietro con la memoria.<\/p>\n<p>Erano gli anni delle lunghe lettere scritte a Francesca, la mia migliore amica di allora, nonch\u00e9 mia compagna di classe. Quelle lettere si chiudevano immancabilmente con una postilla su cosa faceva Max, sull\u2019ultima combinata da Max, sulla tipa di turno che Max si era fatto.<\/p>\n<p>Innamorate di lui? Eravamo tutte innamorate di lui, il ragazzo poco raccomandabile con il pallino della fantascienza. Perch\u00e9 se da un lato Max era il pi\u00f9 indisciplinato degli studenti della scuola, con il suo record di sospensioni ricevute, dall\u2019altro era un bulimico consumatore di storie che proponevano mondi paralleli e viaggi intergalattici alla volta di universi sconosciuti. I maschi della classe lo rispettavano. Un paio di loro sostenevano che la sua fosse una posa, una mossa astuta per sedurre le ragazze; ma ognuno di loro segretamente, lo invidiava. Le femmine della classe, invece, pendevano dalle sue labbra quando raccontava di questa o quella storia aliena. Durante le lezioni leggeva Asimov, fregandosene bellamente dei professori, o ascoltava il tema musicale di \u201cGuerre stellari\u201d sparandoselo nelle cuffie del walkman. Il suo essere continuamente distratto aveva qualcosa di misterioso e romantico, perch\u00e9 Max era, al tempo stesso, fisicamente presente in classe e lontano anni luce da quello spazio. Cos\u00ec, quando durante una lezione di matematica mi capit\u00f2 nelle mani un bigliettino con la frase \u201cSei pi\u00f9 affascinante della principessa Leila\u201d, non mi sembr\u00f2 vero. Riconobbi la grafia di Max e un tremito sconosciuto si impossess\u00f2 del mio stomaco. Mi voltai a incrociare i suoi occhi: due stelle nere che mi osservavano. Finito l\u2019orario di lezione Max mi ignor\u00f2. Questo suo atteggiamento era la prova matematica che un turbamento nuovo lo aveva colto nell\u2019attimo in cui ci eravamo guardati, un\u2019emozione cos\u00ec intensa da risultare ingestibile. Max cominci\u00f2 a flirtare con Giulia, la compagna seduta esattamente nel banco davanti al mio, la vera destinataria del bigliettino, secondo Francesca. A me non importava. Giulia poteva essere \u201cpi\u00f9 affascinante della principessa Leila\u201d, ma io e Max avevamo stabilito un contatto profondo con un semplice sguardo; questo andava al di l\u00e0 di ogni frase stucchevole. C\u2019eravamo visti e conosciuti; o forse \u00e8 meglio dire \u201criconosciuti\u201d. Da quel momento, le nostre anime avevano comunicato in un linguaggio tutto loro, fatto di silenzi da parte mia e di imbarazzi da parte sua; e anche se la lista delle conquiste femminili continuava ad allungarsi, Max non si innamorava mai, perch\u00e9, in fin dei conti, era me che voleva. Solo me. E dentro di s\u00e9 lo sapeva come lo sapevo io.<\/p>\n<p>Per questo motivo conservai quel fogliettino come una reliquia, per anni.<\/p>\n<p>Mi iscrissi all\u2019universit\u00e0 a Bologna e interruppi presto i contatti con Francesca. Diciamo appena dopo le morti di mio padre e di mia madre a\u00a0 sei mesi l&#8217;una dall&#8217;altra. A Palermo tornai per i due funerali, non volli vedere nessuno, chiusi ogni possibile via di accesso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mi ero laureata, avevo trovato quasi subito un lavoro e un fidanzato siciliano: Beppe. La mia vita era andata avanti. Tutto sommato, aveva mostrato clemenza nei miei confronti. Certo, avevo avuto alti e bassi, come tutti. Solo negli ultimi tempi una sensazione di angoscia e ribellione mi era montata dentro arrivando a devastarmi, oltretutto non volendone assolutamente sapere di lasciarmi stare. Decisi di entrare in analisi un anno prima che Max mi contattasse via Facebook. \u00a0Desideravo comprendere l\u2019origine della mia insoddisfazione esistenziale, peccato che quanto avevo immaginato essere un morbido tappeto di fiori \u2013il lettino sul quale la mia terapeuta mi faceva stendere \u2013 si fosse velocemente tramutato in un roseto di sole spine.<\/p>\n<p>Scoprii di voler vivere la vita di un\u2019altra donna, nonostante alla mia non mancasse nulla; di volere una seconda possibilit\u00e0, anche se non sapevo dire qual e perch\u00e9.<\/p>\n<p>E\u2019 stato questo a farmi chiamare Max, di punto in bianco, credo.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 stavo passeggiando, guardavo senza guardare quello che avevo intorno. Questo fino a quando mi si era parato davanti il cartellone pubblicitario di \u201cStar Wars\u201d, che annunciava il quarantesimo anniversario della saga ideata da George Lucas. Mi sembr\u00f2 un altro segno del destino. Recuperai il numero di Max da una chat di WhatsApp creata da compagni di classe nel tentativo di fissare una \u201creunion\u201d per festeggiare i venti anni dalla maturit\u00e0. Max non rispose. \u00a0Mi richiam\u00f2 invece dopo alcune ore, parlava con un tono di voce bassissimo, come fosse dentro un nascondiglio.<\/p>\n<p>\u201cNon potevo. C\u2019\u00e8 mia moglie che\u2026\u201d<\/p>\n<p>Lo seppi cos\u00ec, perch\u00e9 disse \u201cmoglie\u201d. Era sposato. \u00a0A distanza di anni voleva comunicarmi che c\u2019era una causa di forza maggiore, qualcosa che si metteva nuovamente di traverso al nostro viaggio. Ma questo, invece di bloccarmi, non fece che aumentare il desiderio di sentirlo nuovamente. Tutte le volte che lo chiamavo, lui si schermiva con un \u201cNon posso\u201d e io immaginavo scenari in cui lei, la moglie, scoprisse i nostri messaggi e le nostre telefonate. Il solo pensiero mi intrigava da morire. Trascorsi mesi interi cibandomi di questa fantasia. Un \u201cTi richiamo\u201d mi faceva presagire situazioni, spesso catastrofiche, in cui l\u2019ordine delle cose si frantumava in mille pezzi. Poi Max non richiamava e io sentivo, come una sorta di telepatia, la costrizione a cui era soggetto, la sofferenza di non potersi svelare.<\/p>\n<p>Lui mi pensava, mi cercava nelle sue cose di ogni giorno, si svegliava con me e andava a dormire con me. Io, da parte mia, sentivo l\u2019adrenalina scorrermi nelle vene.<\/p>\n<p>Se ne accorse persino Beppe nei nostri incontri sessuali: avevo rispolverato la vecchia passione. Stavo meglio adesso, lui era contento. Non che fossi mai stata di quelle donne che improvvisano un cerchio alla testa, ma da tempo il sesso si era ridotto a un mero dovere di coppia. Per\u00f2 da quando Max era rientrato nella mia vita, avevo avuto un ritorno di passione. Forse non ero mai stata cos\u00ec. Max non prendeva mai l\u2019iniziativa, non era lui a cercarmi. Mi ha fatto piacere sentirti\u201d scriveva, dopo due o tre battute di conversazione; chiudeva con un \u201cA presto\u201d.<\/p>\n<p>Lo capivo. Se solo fossi stata nella stessa citt\u00e0, tutto sarebbe stato pi\u00f9 facile, ma dovevo accontentarmi e andare avanti. Ecco, andare avanti. Per questo motivo sentirlo mi divent\u00f2 indispensabile come l\u2019aria che respiravo.<\/p>\n<p>Con Beppe le cose andavano paradossalmente meglio.<\/p>\n<p>Oltre al sesso, tra noi si era ripristinato il dialogo e, dopo un lungo periodo di stanchezze, era subentrato un nuovo entusiasmo di condivisione. Gli confidai che accarezzavo l\u2019idea di scrivermi a un corso di arrampicata su parete per principianti. Glielo dissi in cucina, mentre stava affettando il pane. Beppe per poco non ci rimise il dito. In casa io sono la pigra, lui \u00e8 lo sportivo.\u00a0 Pens\u00f2 di aver frainteso. Questo per far capire quanto stessi cambiando nella mia vita.<\/p>\n<p>Alternavo momenti di energia per nuove cose da sperimentare a pensieri su Max, nella sua vita quotidiana, a Palermo, di come si comportava, di cosa faceva con la moglie, con i figli, con gli amici.<\/p>\n<p>Una sera mi venne in mente il gelato e mi chiesi che gusto potesse piacergli. Lo annotai \u00a0mentalmente; \u00a0glielo avrei chiesto la volta successiva, quando ci saremmo risentiti. Poi, senza un perch\u00e9, scoppiai a piangere. Da sola, o meglio, mentre Beppe e io cenavamo.<\/p>\n<p>Beppe stava parlando di una cosa di lavoro, ma io correvo dietro le mie associazioni mentali sui gusti del gelato che \u00a0con lui non c\u2019entravano un bel niente. Di tanto in tanto mi arrivavano brandelli di informazioni a cui annuivo come se stessi veramente ascoltando, ma la mia mente era altrove. E\u2019 stato l\u00ec, seduta al tavolo da cucina, a cenare, che ho percepito netta e spietata la delusione di essere trattenuta lontana da Max.<\/p>\n<p>Mi venne un\u2019ansia terribile, come quando soffrivo di attacchi di panico; mi sentii in gabbia, il fiato farsi corto. Beppe, paziente, mi abbracci\u00f2.<\/p>\n<p>Alla mia terapeuta raccontai l&#8217;accaduto. Lei era a conoscenza del mio amore a distanza come di ogni altro aspetto della mia vita, per cui non fece altro che mettermi davanti ala bivio, andare fino in fondo in questa storia o lasciar perdere per sempre.<\/p>\n<p>Per me , disse, era arrivato il momento di conoscere, di vivere la realt\u00e0 e non la fantasia.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che mi venne mente la riunione dei compagni di classe. Quale occasione migliore per poterci vedere, io e Max? Beppe, dal canto suo, mi lasciava libera di scegliere. Dopo quella cena, aveva notato un peggioramento nella mia condizione psichica e non voleva forzarmi in scelte che non avrei approvato, quindi acconsent\u00ec. Rivedere la mia citt\u00e0 d\u2019origine e le vecchie amicizie, mi avrebbe fatto bene, disse. Cos\u00ec acquistai un biglietto aereo per Palermo e mi imbarcai.<\/p>\n<p>Appena atterrata, ebbi la sensazione di essere altrove, lontana dalle mie cose di sempre, proprio come su un altro pianeta. Mi sentii spaesata, in preda a capogiri inattesi.<\/p>\n<p>E chiamai Max. \u201cIl numero selezionato pu\u00f2 essere spento o non raggiungibile\u201d disse la voce metallica dall\u2019altro capo del telefono. Ma io non mi arresi. Riprovai, riprovai, riprovai. Riprovai ancora.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_33471\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"33471\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come sbarcare su Marte, proprio come sbarcare su Marte. 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