{"id":33457,"date":"2017-11-13T12:44:48","date_gmt":"2017-11-13T11:44:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33457"},"modified":"2017-11-14T17:09:31","modified_gmt":"2017-11-14T16:09:31","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-levoluzione-silenziosa-di-elena-miglioli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33457","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;L&#8217;evoluzione silenziosa&#8221; di Elena Miglioli"},"content":{"rendered":"<p>&#8211; Mamma, mi prude il collo con questi coralli appiccicati addosso. Ho sognato che mi ricoprivano tutto, intrecciandosi con le alghe. Ero un arcobaleno.<\/p>\n<p>&#8211; Amore, le statue non sentono prurito\u2026<\/p>\n<p>&#8211; Credimi, mamma! Sento anche questo pesce che mi sta solleticando il naso. Vorrei nuotare insieme a lui: giuro che un giorno diventer\u00f2 un bambino vero!<\/p>\n<p>&#8211; Siamo qui da anni, Luis. Non \u00e8 mai capitato che qualcuno della nostra comunit\u00e0 si tramutasse in essere umano. E poi chi li ha visti mai gli uomini, i pesci, le alghe, i cavallucci marini? Abbiamo sempre gli occhi chiusi. Possiamo solo percepire, immaginare, fantasticare. Ricordare. La nostra sorte \u00e8 di abitare i fondali del mare finch\u00e9 dureremo. Stare qui raccolti come una costellazione silenziosa che punteggia il buio. Per\u00f2 dentro il nostro involucro di calcestruzzo hanno messo un cuore, il pensiero e la memoria.<\/p>\n<p>&#8211; Memoria di cosa, mamma? A me ricordare costa fatica.<\/p>\n<p>&#8211; Di chi ci ha preceduto nella storia. Delle civilt\u00e0 sommerse. Soprattutto abbiamo memoria della vita dei nostri corrispondenti umani, quelli che si muovono lass\u00f9, oltre la superficie dell\u2019acqua. Viviamo nei loro sogni e loro nei nostri.<\/p>\n<p>&#8211; Chi sono i nostri corrispondenti umani?<\/p>\n<p>&#8211; I cittadini di Puerto Sue\u00f1os, un paese non distante da qui. Tra loro c\u2019\u00e8 un Luis in carne e ossa. Sua madre Lola, identica a me. Con Miguel, il piccolo che dorme qui, nel mio ventre, in attesa di venire al mondo. E centinaia di altre anime che si muovono, respirano, amano.<\/p>\n<p>&#8211; Adesso ho capito! Ecco chi \u00e8 quel bambino che vedo sempre correre sulla spiaggia: il mio gemello umano Luis. Ha una borsa che riempie di conchiglie. Le scambia con un amico invisibile. Parla con lui. Forse \u00e8 a me che si rivolge? Io provo a rispondergli, lo chiamo, ma la mia bocca non si muove\u2026il mio corpo immobile resta impalato nella sabbia.<\/p>\n<p>&#8211; I nostri desideri sono in gabbia, piccolo. Anch\u2019io volgo sempre lo sguardo verso l\u2019alto, a quella linea ondulata che ci separa dall\u2019altro mondo. Invece i miei occhi non si aprono. Come i tuoi, come quelli dei compaesani che si affollano in questo fazzoletto di fondale. Vorrei stare sdraiato sul ponte del peschereccio Santa Maria, lanciato a inseguire la luna che invita a bordo i pesci pi\u00f9 grossi con gridolini da sirena. Fumare un sigaro ascoltando il respiro dell\u2019alta marea. Quanti sogni sommersi! Allora non mi resta che suggerire all\u2019altro Gonzalo in quale direzione condurre la barca per concludere la battuta a reti piene.<\/p>\n<p>&#8211; E come ci riesci, Gonzalo?<\/p>\n<p>&#8211; Spingo il cuore e il pensiero pi\u00f9 che posso, come fossero timoni o remi. Questione di allenamento.<\/p>\n<p>&#8211; Potresti usare la stessa tecnica e iniziare a credere di essere il Gonzalo del Santa Maria: diventeresti un pescatore pure tu. Ce ne andremmo insieme su su su a incontrare il cielo, e il sole, e le stelle, e quella luna sirena che canta ai pesci. Porteremmo con noi anche mamma, che deve partorire.<\/p>\n<p>&#8211; Luis, smettila! Non disturbare Gonzalo, risparmiagli queste fantasie.<\/p>\n<p>&#8211; Lascialo fare, Lola. L\u2019hai detto tu stessa: ci \u00e8 dato solo di abitare i sogni. Le speranze dei bambini sono dirompenti. Possono aprire rotte impensabili.<\/p>\n<p>&#8211; Vedi, Gonzalo mi capisce. Un giorno sar\u00f2 io a farmi rincorrere dalle onde che bagnano Puerto Sue\u00f1os. Giocher\u00f2 con Luis. Sulla terra ferma. Conoscer\u00f2 anche quella bambina. Quella che ho intravisto\u2026dove? Quando? Non mi \u00e8 chiaro. Mi osservava impaurita. Sono riuscito appena a socchiudere gli occhi. I miei ricordi restano ingarbugliati. So solo che non c\u2019era acqua attorno a me.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Li aveva plasmati studiando di nascosto gli abitanti del borgo di pescatori schiaffeggiato dalle onde del Mar dei Caraibi. Una riproduzione meticolosa e fedele: donne, uomini, giovani, anziani, bambini. Il pescatore, l\u2019oste, la madre, la suora. Un popolo di sculture mute che sembravano possedere un\u2019anima. Daniel ne aveva scolpito ogni minimo particolare. La smorfia caratteristica, la ruga pi\u00f9 nascosta del volto. L\u2019emozione fissata in gesti o espressioni di mirabile realismo. Aveva modellato, tornito, inciso con le sue mani sicure l\u2019impasto nel laboratorio gi\u00f9 alla marina. Le finestre spalancate lasciavano entrare sputi di sabbia e salsedine che si mescolavano con il calcestruzzo. E gi\u00e0 segnavano il destino di quelle creature quasi umane. Pronte un giorno per essere sprofondate gi\u00f9, nel ventre gorgogliante delle acque. Secondo il progetto di Daniel quelle opere d\u2019arte ancorate sul fondale avrebbero generato una barriera corallina artificiale. Per mettere in salvo quella naturale, minacciata dall\u2019inquinamento. Nel tempo le sculture sarebbero state rivestite dagli organismi marini. Una straordinaria metamorfosi. Un\u2019evoluzione silenziosa.<\/p>\n<p>\u201cZio, guarda qui, mi hai fatto le guance troppo gonfie\u201d, osservava con finta stizza Camila, la nipote di Daniel, riconoscendosi nel volto di una coetanea del gruppo scultoreo. Lui rideva. Poi chiudeva gli occhi. E come un cieco, le accarezza tastoni il volto, passandoglielo con le dita bianche di malta e indugiando su certi punti per prendere coscienza di ogni dettaglio.<\/p>\n<p>&#8211; Insomma, cos\u00ec mi sporchi tutta! Perch\u00e9 chiudi gli occhi?<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9 la statua di Camila avr\u00e0 gli occhi chiusi. Cos\u00ec come le altre statue del Puerto Sue\u00f1os subacqueo. Mi sto immedesimando.<\/p>\n<p>&#8211; Zio, se le crei con tanta passione finiranno per diventare le persone che rappresentano.<\/p>\n<p>&#8211; Pu\u00f2 darsi. Gli artisti hanno poteri misteriosi.<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 vero. Pap\u00e0 dice sempre che sei magico\u2026deve avere ragione. Una sera io e lui siamo scesi qui al laboratorio. Avevi lasciato la porta aperta, ma non eri al lavoro. Cos\u00ec pap\u00e0 \u00e8 uscito a cercarti e io per un attimo ho assistito a una scena incredibile! Non so spiegare bene cosa sia accaduto. Alla fine ho preso paura e sono scappata.<\/p>\n<p>Era andata cos\u00ec. Una luna annoiata sbuffava allungando il suo fiato luminoso dentro la stanza. D\u2019un tratto colpiva un girotondo di sculture che sembravano ondeggiare, come mosse dalle correnti. Al centro un bambino in calcestruzzo con il viso rivolto in direzione di Camila, ferma sulla soglia, riusciva con uno sforzo inaudito ad aprire a malapena gli occhi. La bambina si dava alla fuga.<\/p>\n<p>&#8211; Camila, Camila\u2026anche i bambini hanno un potere misterioso: guardano la realt\u00e0 con il cuore. Io desidero che le mie statue facciano altrettanto. Vuoi aiutarmi in questo compito?<\/p>\n<p>&#8211; Ci prover\u00f2, anche se non sar\u00f2 brava come te.<\/p>\n<p>&#8211; Preparerai l\u2019impasto insieme a me.<\/p>\n<p>&#8211; E poi?<\/p>\n<p>&#8211; E poi\u2026vieni qui, te lo dico sottovoce. \u00c8 una confidenza.<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, s\u00ec\u2026d\u2019accordo. Ci sto. Ma quelle statue resteranno negli abissi per sempre?<\/p>\n<p>&#8211; Fino a quando la natura lo vorr\u00e0. Si stringeranno l\u2019una all\u2019altra per portare a termine la loro missione.<\/p>\n<p>&#8211; Sculture con una missione?&#8230; Affascinante: \u00e8 una favola? Quale missione?<\/p>\n<p>&#8211; Ospiteranno sui loro corpi coralli, alghe, spugne, anemoni per essere trasformati dal mare. Assumeranno mille colori. Piedi, gambe, braccia, capelli muteranno forma e sostanza.<\/p>\n<p>&#8211; Curioso. Per\u00f2 mi spiace un po\u2019. La povera Camila del mare, con la bocca cucita per l\u2019eternit\u00e0. Cos\u00ec taciturna non mi somiglier\u00e0 davvero. E quel bambino laggi\u00f9\u2026per un attimo mi ha vista, ne sono sicura. Voleva parlarmi. Io, da codarda, me ne sono andata. Sembrava vivo. \u00c8 la fotocopia di Luis. Non mi piace, Luis. Burbero, dispettoso, mi tira sempre la treccia. Ma con questa storia lo stupir\u00f2 e finalmente giocher\u00e0 con me.<\/p>\n<p>&#8211; Luis \u00e8 innamorato di te, per questo ti maltratta\u2026<\/p>\n<p>&#8211; Uffa, zio, non prendermi in giro!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pe il santo patrono, il mare ululava come un lupo affamato gonfiandosi a ridosso della costa di Puerto Sue\u00f1os. Luis, sfidando il pericolo, aveva raggiunto di nascosto il suo rifugio preferito, Cala delle Lampare. La sera non era pi\u00f9 rincasato. La madre Lola aveva iniziato a cercarlo ovunque, chiedendo aiuto ai compaesani e ai poliziotti. La giornata si era conclusa nella disperazione: nessuna traccia dello scomparso.<\/p>\n<p>L\u2019indomani, la bonaccia aveva permesso alle ricerche di proseguite a tappeto. Alle Lampare erano approdati tronchi d\u2019albero, cumuli di sargassum, oggetti trasportati dalla furia della burrasca. Lola camminava ossessivamente in mezzo a quel pandemonio. Non osava voltarsi verso la distesa d\u2019acqua che il giorno prima sembrava indiavolata.<\/p>\n<p>Di l\u00ec a poco ebbe un sussulto inciampando nella borsa di Luis con la collezione di conchiglie sparse per terra. Poi, a qualche metro di distanza scorse il bambino disteso sulla sabbia. Era fradicio, pallido come un cencio. Gli si chin\u00f2 sopra con l\u2019angoscia che le chiudeva la gola e lo prese fra le braccia, piangendo. Lui si risvegli\u00f2 lentamente da un sonno profondo, tremando come una foglia.<\/p>\n<p>&#8211; Luis, Luis, sei vivo! Parlami, ti scongiuro\u2026cosa ti \u00e8 successo? Dove eri finito? Avevamo temuto il peggio!<\/p>\n<p>&#8211; M-am-ma, per-do-nami\u2026non so\u2026non ri-cordo\u2026<\/p>\n<p>Luis balbett\u00f2 a stento qualche frase sconclusionata. La madre lo fece alzare con delicatezza e lo riaccompagn\u00f2 a casa. Evit\u00f2 di rimproverarlo per quella fuga dissennata, vedendolo troppo provato. Inoltre aveva assistito a un evento prodigioso. La donna pens\u00f2 che doveva essere stata la mano di Miguel, il santo protettore, a tenere il figlio al sicuro. Cos\u00ec, quando Luis riprese le forze, organizz\u00f2 una festa per il suo ritrovamento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quella mattina, nel giardino dell\u2019abitazione addobbato con l\u2019aiuto delle sorelle e delle vicine, si era radunato mezzo Puerto Sue\u00f1os. C\u2019era anche Camila, accompagnata dallo zio Daniel. Luis se ne stava solo in un cantuccio. Camila lo osserv\u00f2 a lungo prima di prendere coraggio e raggiungerlo.<\/p>\n<p>Not\u00f2 che il bambino si sentiva a disagio. Era ancora spaventato per la brutta avventura che gli era capitata? Poteva essere il momento giusto per offrirgli compagnia. Magari stavolta non l\u2019avrebbe respinta come suo solito. Il bambino per giunta, senza abbandonare il posto che aveva scelto per isolarsi dalla folla chiassosa, la stava invitando con certi sorrisi irresistibili.<\/p>\n<p>&#8211; Ciao, Luis, come stai?<\/p>\n<p>&#8211; Be-be-ne, grazie. Vuoi giocare con me?<\/p>\n<p>Camila non credeva alle sue orecchie. Luis non la canzonava. Gli era successo qualcosa. Sembrava diverso. Era schivo, parlava in modo strampalato. Eppure con un tono dolce come lo spicchio di cocco che lei gli aveva portato dalla tavola imbandita. Anzi, la sua voce faceva pensare al rumore rassicurante della risacca. Aveva perso l\u2019arroganza. E poi quegli occhi strani\u2026addormentati\u2026Camila stava diventando ansiosa.<\/p>\n<p>&#8211; Tu non sei Luis!<\/p>\n<p>&#8211; Cosa dici? Sssshttt, zitta!<\/p>\n<p>&#8211; Ci deve essere un errore.<\/p>\n<p>&#8211; Parla piano, ti scongiuro. Se mi giuri che lo tieni per te, ti racconto un segreto. Per\u00f2 non devi dirlo a Lola, mia madre. Ne soffrirebbe troppo.<\/p>\n<p>&#8211; Dov\u2019\u00e8 Luis?<\/p>\n<p>&#8211; Non lo so, non lo so davvero\u2026sognavo da tempo di incontrarlo, ma non ci sono riuscito. Immagino che la tempesta\u2026<\/p>\n<p>Camila, sconvolta, ebbe la tentazione di allontanarsi. Ma Luis la chiam\u00f2 di nuovo per nome con quella voce suadente. Lei si chin\u00f2, prese una conchiglia e la port\u00f2 all\u2019orecchio: ecco a cosa somigliava davvero la voce di Luis. Alla musica che proveniva dalla conchiglia. Una calamita. Tanto che la ragazzina fu costretta a tornare verso di lui. Trattenendo le lacrime lo strinse forte a s\u00e9 e gli chiese scusa.<\/p>\n<p>Quando si stacc\u00f2 dalla presa lo sguardo le cadde sul colletto della camicia del bambino. Da sotto la stoffa spuntava un rametto di corallo. Camila si sciolse allora in una risata fragorosa e fece per levarglielo. Ma il rametto restava attaccato al collo di Luis. Cresceva sulla sua pelle, come fosse peluria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTA DELL\u2019AUTORE <\/strong><\/p>\n<p><em>Il racconto \u00e8 liberamente ispirato all\u2019installazione dell\u2019artista britannico Jason de Caires Taylor La Evolucion Silenciosa (2009). L\u2019opera scultorea fa parte del Museo Subacu\u00e1tico de Arte (MUSA) ed \u00e8 sommersa nel mare dei Caraibi Messicani, Penisola dello Yucatan, Parco Marino Nazionale di Cancun. Oltre 450 tra figure umane a grandezza naturale e oggetti, realizzati in calcestruzzo. Al materiale con il quale sono realizzate le sculture, ecocompatibile, attecchiscono molluschi, invertebrati, spugne, alghe e anemoni creando suggestivi effetti scultorei e colori. L\u2019arte si coniuga cos\u00ec con i valori ambientali, nella misura in cui lo scultore si \u00e8 posto l\u2019obiettivo di creare una barriera corallina artificiale per contrastare l\u2019inesorabile sgretolamento di quella naturale.<\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_33457\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"33457\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8211; Mamma, mi prude il collo con questi coralli appiccicati addosso. 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