{"id":33370,"date":"2017-10-30T19:45:35","date_gmt":"2017-10-30T18:45:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33370"},"modified":"2017-10-30T22:23:42","modified_gmt":"2017-10-30T21:23:42","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-colpo-di-fulmine-di-luca-gorrone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33370","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Colpo di fulmine&#8221; di Luca Gorrone"},"content":{"rendered":"<p>Lo sguardo sulla tazzina di caff\u00e8 insegue ancora la coda del treno.<br \/>\nSeduto sul bordo della sedia nell\u2019angolo pi\u00f9 lontano del bar della stazione, sono talmente infuriato che non riesco a ricordare come e quando mi sono sistemato quaggi\u00f9: i <em>tipi da tavolino<\/em> mi sono sempre stati freddamente antipatici.<br \/>\nForse avevo deciso che mi meritavo un caff\u00e8 da seduto, perch\u00e9 Manit\u00f9, dio ripudiato e depresso delle rotaie e dei cavalli di ferro, non conosce piet\u00e0.<br \/>\nMi sa, per\u00f2, che \u00e8 pi\u00f9 probabile che sia stato l\u2019inverno, con i suoi tre gradi sopra lo zero, e il semplice fatto che il prossimo treno verso casa arriver\u00e0 tra quasi un\u2019ora.<br \/>\nSpengo il cellulare, prima che esali l\u2019ultimo residuo di carica, e assaggio un sorso del mio caff\u00e8.<br \/>\nSo per certo che me lo sono portato dal bancone e che non mi piacer\u00e0.<br \/>\nI caff\u00e8 delle stazioni hanno tutti lo stesso sapore di ferro e rabbia incrostata da pendolare, un miscuglio di inutili strepiti e suonerie assordanti, di duelli per la discesa e la salita, di invidie per un posto a sedere, di treni in ritardo, oppure in orario crudelmente perfetto, come oggi.<br \/>\nDal bordo della tazzina osservo gli altri viaggiatori che riempiono il mormorio e gli odori del locale, seduti da soli o a piccoli stormi.<br \/>\n\u00c8 facile notare tra loro i tipi da tavolino: li riconosci da come hanno distribuito valige e cappotti sulle sedie, in modo da formare una specie di palizzata, il limite dichiarato e invalicabile del proprio territorio e possesso.<br \/>\nSento premere sulle caviglie la vecchia borsa posata in terra e do un\u2019occhiataccia alle spalliere delle mie due uniche sedie, vuote, che si affacciano oltre il bordo del tavolo: il mio steccato fa veramente pena.<br \/>\nSto pensando di alzarmi e andare a finirmi il caff\u00e8 al banco, quando entra lei.<br \/>\nLei.<br \/>\nCi sono bellezze destinate a fermare l\u2019aria.<br \/>\nNon il tempo: l\u2019aria.<br \/>\nUn sospiro, e il vapore del caff\u00e8 mi appanna gli occhiali, facendomi accorgere che la sto fissando senza ritegno: non saprei nemmeno dire da quanto, forse qualche minuto o solo da un attimo.<br \/>\nDistolgo subito lo sguardo, imbarazzato, ma con gli occhi ancora pieni di quell\u2019immagine apparsa sulla porta del locale.<br \/>\nSe fossi un pittore, potrei gi\u00e0 disegnarla, con ogni dettaglio.<br \/>\nSfrutto la vista laterale per seguire i loro movimenti attraverso il bar.<br \/>\nSenza alcuna esitazione si sistemano a due tavolini di distanza dal mio, anche loro lontani dalla folla del bancone.<br \/>\nRegistro distrattamente l\u2019efficienza con cui qualcuno di loro recupera altre sedie dai tavoli vicini per costruire il proprio recinto, per poi andare alla cassa ad ordinare per tutti.<br \/>\nSono, inesorabilmente, tipi da tavolino e, da come sono vestiti, vengono dal nord Europa.<br \/>\nUna distanza incolmabile di spazio e stili di vita.<br \/>\nParlano sottovoce, coperti dal brusio incessante degli altri clienti, ma \u00e8 tutto evidente e intuibile.<br \/>\nMi rendo conto istintivamente che lei ha affascinato altri avventori del locale, che la guardano come me, di sottecchi, senza mai osservarla direttamente, ammirando clandestinamente qualcosa che pare troppo bella per essere autentica.<br \/>\nLa fauna da bar si nutre spesso del piccolo gossip del vicino, ma sempre con apparente e malcelato distacco.<br \/>\nLa maggior parte dei presenti \u00e8 rimasta comunque indifferente, e trovo questo fatto piacevole, ma anche incomprensibile.<br \/>\nLa bellezza \u00e8 negli occhi di chi guarda, ho letto da qualche parte, ed io li sento ancora pieni di una bellezza straordinaria, nordica e momentanea, forse persino irreale.<br \/>\nOgni tanto butto uno sguardo per carpire qualche altro dettaglio di lei, per scoprire ogni volta che in quella prima manciata di secondi avevo gi\u00e0 registrato tutto, perfettamente.<br \/>\n\u00c8 esattamente come l\u2019avrei immaginata ieri, se non l\u2019avessi vista adesso.<br \/>\n\u00c8 \u201c\u2013issima\u201d.<br \/>\nDappertutto.<br \/>\nHa occhi azzurr-issimi, chiar-issimi, luminos-issimi e grand-issimi, in continuo movimento, con uno sguardo curioso e troppo vivo per dedicarsi ad uno solo di noi nella sala mezzo gremita di viaggiatori infreddoliti.<br \/>\nInfatti, dedica fugaci occhiate a tutti, anche a me.<br \/>\nSono quasi deluso del fatto che finora mi ha lanciato nient\u2019altro che quello sguardo passeggero, persino un po&#8217; geloso: come se la bellezza, quando \u00e8 cos\u00ec dichiarata, debba per forza essere conquistata.<br \/>\nIl prossimo treno \u00e8 tra 44 minuti: l\u2019ho calcolato meccanicamente, per abitudine.<br \/>\nTroppo tempo da passare, mentre l\u2019orgoglio \u00e8 forte e la sfida allettante.<br \/>\nAvr\u00f2 la sua attenzione, a qualunque costo.<br \/>\nMagari anche qualcosa di pi\u00f9, chiss\u00e0&#8230;<br \/>\nLei intanto si \u00e8 messa a proprio agio, senza dare alcuna importanza allo stile.<br \/>\nNon accavalla le gambe n\u00e9 incrocia le braccia, ma si accomoda scompostamente sfruttando ogni appoggio, mentre il suo piccolo branco, ovviamente, la serve di tutto quello che pu\u00f2 desiderare, senza nemmeno che lei lo debba chiedere.<br \/>\nSa che il mondo, giustamente, gira intorno a lei e se ne approfitta con grande naturalezza.<br \/>\nEppure, anche in quella posizione stravaccata, inappropriata per chiunque altro, ha qualcosa di aggraziato che ne accentua il fascino, che ne esalta la naturale dissacrante e maliziosa bellezza.<br \/>\nMaledetta.<br \/>\nQualcuno le passa una bustina di zucchero; lei ci dedica giusto una frazione di secondo della propria attenzione, per poi giocherellarci con le dita, distrattamente, continuando ad osservare tutto e tutti attorno a lei.<br \/>\nI nostri sguardi si incrociano, di nuovo.<br \/>\nQuesta volta \u00e8 un lampo, un fulmine.<br \/>\nSi \u00e8 accorta che la spiavo.<br \/>\nBene.<br \/>\nComincia il gioco.<br \/>\nMio padre diceva che per affascinare bisogna agire in tre fasi: ignorare, incuriosire e farla ridere.<br \/>\nSoprattutto farla ridere, diceva.<br \/>\nVediamo se \u00e8 vero.<br \/>\nSud contro Nord.<br \/>\n41 minuti.<br \/>\nVediamo quali sono i miei pezzi sulla scacchiera.<br \/>\nFaccio finta di interessarmi allo schermo dei treni, che \u00e8 all\u2019angolo opposto dietro il loro steccato, continuando a seguirla con la coda dell\u2019occhio: mi sembra proprio che mi stia osservando, spudoratamente e senza distogliere lo sguardo.<br \/>\nAh, l\u2019insolenza nordica!<br \/>\nDevo verificarlo, naturalmente, ma senza scoprirmi, senza ricambiare lo sguardo direttamente, secondo le regole di gioco stabilite da mio padre.<br \/>\nIgnorare e incuriosire.<br \/>\nNon appena uno del suo stormo si alza e mi copre al suo sguardo, ne approfitto; lascio cadere il cucchiaino, cos\u00ec mi piego a raccoglierlo sotto il tavolino, rimanendo nascosto.<br \/>\nDa l\u00ec sotto osservo la sala attraverso le trame dello schienale delle due sedie, continuando a far finta di cercare un cucchiaino che ho gi\u00e0 trovato da un pezzo, ad uso degli eventuali amanti del gossip di sala.<br \/>\nMi sento un idiota, naturalmente, ma non me ne importa nulla.<br \/>\nAnzi: la cosa mi diverte, perch\u00e9 non mi succede spesso di sentirmi cos\u00ec ridicolo.<br \/>\nMentre penso che dovrei vergognarmi, godendomi comunque la bella sensazione di fugace follia, il mio tavolino, vuoto, torna visibile e lei sgrana, un poco, gli occhi.<br \/>\nIl suo stupore, anche se ben controllato, \u00e8 evidente: stava davvero guardando me e si aspettava di rivedermi.<br \/>\nBene.<br \/>\nOra so che ho qualche buona pedina in gioco e la sfida non sembra pi\u00f9 totalmente impari.<br \/>\nAdesso mi sta cercando attorno.<br \/>\nAspetto che controlli tutto il locale e quindi riemergo da sotto il tavolino, mostrandole il cucchiaino in mano e guardandola dritta negli occhi, sorridendo come solo \u201cun idiota che \u00e8 stato piegato sotto il tavolino di un bar della stazione facendo finta di cercare un cucchiaio\u201d pu\u00f2 fare.<br \/>\nLei capisce il gioco e scoppia a ridere.<br \/>\n\u00c8 una risata genuina, aperta, squillante, ammaliante.<br \/>\nAnche troppo.<br \/>\nSono suo.<br \/>\nOra siamo complici e anche io rido, silenziosamente.<br \/>\nI suoi del branco ovviamente reagiscono e si guardano intorno, ma ogni volta che scrutano nella mia direzione, divento immediatamente serissimo e distolgo lo sguardo, cos\u00ec non capiscono niente di quello che sta succedendo e tanto meno che io c\u2019entro in qualche modo.<br \/>\nLei osserva il mio repentino cambio di espressione e ride ancora di pi\u00f9.<br \/>\nAl loro terzo giro di radar, mi piego di nuovo sotto il tavolino, approfittando della ordinaria confusione del bar.<br \/>\n\u00c8 facile sfruttare questi momenti: noi <em>tipi da bancone<\/em>, abituati alla lotta feriale per la colazione mattutina, riusciamo a prevedere il movimento delle persone nello spazio davanti a noi molto meglio degli impacciati tipi da tavolino.<br \/>\nRiemergo solo quando rinunciano alle ricerche, e lei riesplode in quella risata sorprendente, fantastica.<br \/>\n\u00c8 mia.<br \/>\nAdesso ci guardiamo apertamente.<br \/>\n\u00c8 veramente uno splendore.<br \/>\nMi studia con lo sguardo divertito, per nulla intimidita.<br \/>\nI tratti del volto sono dolcissimi, si vede che \u00e8 felice di essere l\u00ec e che sa di piacermi.<br \/>\nAnche io le piaccio, questo \u00e8 sicuro.<br \/>\nHa uno sgraziato cappellino di lana, da cui fuggono, letteralmente, curat-issimi riccioloni biond-issimi, ma per me a lei sta benissimo, anche se so che addosso a chiunque altro sembrerebbe, come minimo, stravagante.<br \/>\nIndossa ancora un piumino con una fantasia floreale improponibile, ben oltre l\u2019eccentrico.<br \/>\nGiochiamo.<br \/>\nDa quel momento, ripete ogni mio piccolo gesto, espressione, movimento anche appena accennato, ed io i suoi.<br \/>\n\u00c8 nato un linguaggio nuovo e muto tra noi, che gli altri non comprendono, mentre diventiamo poco a poco del tutto incuranti di tutto ci\u00f2 che ci circonda.<br \/>\nAveva ragione mio padre.<br \/>\nOrmai al suo tavolo si sono accorti di tutto e mi osservano, stranamente divertiti della situazione.<br \/>\nMi sembra che anche qualche amante del gossip da tavolino abbia intuito.<br \/>\nEcchissene&#8230;<br \/>\nSullo schermo lontano una pallina blu pulsa nervosa vicino al mio treno, ricordandomi che non posso permettermi di vedere un\u2019altra coda in fondo al binario: la mia famiglia mi attende e il piccolo flirt deve finire, rimanere una fantasia nella memoria.<br \/>\n\u00c8 sempre stato quello il suo giusto posto.<br \/>\nPazienza.<br \/>\nRaccolgo le mie cose.<br \/>\nDa bravo tipo da bancone riporto la tazzina al barista, ma, prima di uscire, decido in un istante che non posso rinunciare a ritirare il mio premio, la mia personale vittoria.<br \/>\nLo devo a mio padre, al pittore che non sono diventato, al Sud.<br \/>\nMi avvicino al piccolo gruppo e mi presento nel mio inglese stentato: mi accolgono con ampi sorrisi e mi dicono che si erano accorti che ci facevamo la corte da lontano.<br \/>\nArrossisco un po\u2019, ma non recedo.<br \/>\nChiedo spudoratamente di poter avere un bacio da lei.<br \/>\nSono tutti immediatamente d\u2019accordo, la liberano dal passeggino e lei mi salta sorridente in braccio.<br \/>\nLa piccola, deliziosa Anna, quattro anni il prossimo aprile, mi stampa senza alcuna esitazione un bacio sulla guancia, assordandomi un orecchio con una risata, e regalandomi la bustina appiccicosa di zucchero che teneva ancora in mano.<br \/>\nQualche altro viaggiatore da tavolino sorride, complice.<br \/>\nQuando pochi minuti dopo salgo finalmente sul treno, giocherellando con la bustina di zucchero, penso che non tutti i tipi da tavolino sono poi cos\u00ec antipatici.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_33370\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"33370\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" 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